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Capitolo 8 - C'è una cosa che voglio chiederti.

La campanella suonò, come tutti i giorni, in perfetto orario, e Riku si incamminò spedito come sempre verso la propria classe, sedendosi come era solito fare, al penultimo banco vicino alla finestra, senza rivolgere la parola a nessuno.

Sembrava che la giornata stesse seguendo il suo normale corso, ma c'era qualcosa di diverso quel giorno.

-"Ehi, cosa farete questo Natale?"-

-"Io uscirò con la mia ragazza"-

-"Che ne dite se organizziamo un'uscita di gruppo per la sera del 24?"-

-"Oh, io sono già impegnata con i miei nonni."-

Esatto.

Di lì a poco ci sarebbero state le vacanze invernali, e quale modo migliore per avvicinarsi a Sora, se non passare il Natale con lui?

Era passata circa una settimana da quando Riku aveva ammesso i propri sentimenti nei confronti del castano a se stesso e adesso sembrava del tutto intenzionato a conquistarlo.

"Se non puoi combatterli, allora fatteli amici!" pensò pieno di speranze per quell'occasione che gli si era presentata proprio nel momento del bisogno.

Appena scattò la ricreazione, Riku si alzò velocemente, quasi saltando, e s'incamminò a passo svelto verso la porta. Si guardò intorno per riuscire a scorgere una chioma castana, ad un livello più basso degli altri, farsi spazio tra i gruppi di studenti che si erano riversati nei corridoi.

Fece posare il suo sguardo in direzione delle scale e vide il suo piccolo senpai percorrerle in compagnia di alcuni ragazzi, ridendo e scherzando. Appena lo vide, Sora agitò il suo sottile braccio in segno di saluto, finendo di scendere la rampa e separandosi dai suoi (molto probabilmente) amici. Si diresse allegro come sempre verso il corvino e Riku gli venne incontro sorridendo timidamente.

-"Ehi Riku!"- lo salutò –"Mi stavi aspettando da molto?"-

-"Ah, no. Comunque, ci avviamo?"-

-"Certo! E' da stamattina presto che non ci vado."-

Ok. Forse i bagni della scuola non erano proprio il miglior posto per invitare qualcuno ad uscire, ma Riku non ci diede troppo peso. Appena Sora ebbe finito di lavarsi le mani, il corvino si fece coraggio e parlò:

-"Uhm... S-Sora... Ecco, io...!"-

Biascicò qualche parola sconnessa mentre attirava l'attenzione del castano, che intanto aveva preso a guardarlo con curiosità, cercando di decifrare i segnali che, in qualche modo, stava cercando di mandargli.

-"Dimmi Riku, cosa c'è?"- provò ad aiutarlo il più basso.

-"Ecco...! Non è che... si, insomma..."-

"Merda." Pensò il corvino, ormai completamente rosso in viso e preso dal più totale imbarazzo. Non era possibile. Si era esercitato tantissime volte per chiederglielo, aveva preparato anche varie frasi da dire e atteggiamenti da assumere per assicurarsi una risposta positiva!

"Ma se non riesco nemmeno a domandarglielo, come posso sperare di ricevere una risposta!?" pensò esasperato.

Provò un'altra volta ad articolare una qualche frase sensata, ma rinunciò definitivamente dopo aver visto l'espressione confusa di Sora fissarlo intensamente, mettendolo piuttosto a disagio.

La campanella che segnava la fine della pausa suonò puntuale e i due ritornarono alle loro rispettive classi.

"Ahh, 'fanculo. Ci riproverò all'ora di pranzo!" si disse il corvino, cercando di incoraggiarsi e non dare troppo peso al suo misero tentativo fallito.

Anche la pausa pranzo iniziò e Riku prese il suo bento* fiducioso, affacciandosi di poco dalla porta della classe

"Stavolta è quella buona!" si cercò di convincere, andando incontro a Sora, avvicinandosi alle scale.

-"Sora"- disse con voce un po' troppo profonda per i suoi standard.

-"Si?"-

-"Oggi... andiamo a pranzare sul tetto? C'è una cosa che voglio chiederti."-

-"Oh, va bene."- rispose sorridendo.

Riku tirò un lungo e liberatorio sospiro, seguendo Sora farsi strada fra gli studenti, raggiungendo infine il posto designato.

Era una giornata un po' nuvolosa, per questo trovarono il tetto quasi completamente deserto, fatta eccezione per alcuni ragazzi che si erano fermati lì a fumare.

Si sistemarono in un angolo più o meno riparato dal vento e cominciarono a consumare il loro pasto in silenzio.

Nessuno dei due disse una parola, e il silenzio cominciò a farsi sempre più pesante. Sora, che era abituato a parlare tanto, in quel momento non disse una sola parola, aspettando con ansia di sapere il vero motivo per cui Riku lo aveva invitato a mangiare in un posto un po' più appartato rispetto al solito. Doveva essere qualcosa di importante, no?

Il castano, senza girarsi, posò il suo sguardo sulla figura di Riku, sorridendo alla sua buffa espressione. Stava rigido sulle ginocchia, mangiando il suo pranzo meccanicamente, facendo tremare di poco la mano ogni volta che le bacchette raggiungevano la sua bocca. Il suo sguardo era fisso sul suo bento, come se trovasse davvero interessante il riso bianco che vi era dentro.

Sora rise appena le guance del corvino si tinsero di rosa più scuro: si notava da lontano che l'ansia lo stava consumando.

Appena il corvino si accorse che l'altro lo stava fissando, arrossì ancor di più, mandando giù un boccone forse troppo grande, che in quel momento lo stava facendo tossire malamente.

Sora gli mise una mano sulla spalla, preoccupato, mentre gli domandava se andasse tutto bene.

Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Quel semplice contatto, anche se indiretto, lo aveva mandato letteralmente in tilt. Si era completamente bloccato, facendo attenuare poco a poco la tosse, per poi lanciare lontano il contenitore ormai quasi vuoto, con una rabbia e una frustrazione che nemmeno lui si sarebbe mai immaginato.

Sora lo guardò con gli occhi sgranati.

Fu questione di un secondo.

Riku lo afferrò saldamente per le spalle, tenendolo ancorato a lui, rendendolo incapace di muoversi.

I loro sguardi si incrociarono.

Quello serio di Riku si rifletté in quello sorpreso di Sora. Entrambi non parlavano, né riuscivano a smettere di guardarsi... osservarsi... studiarsi. Rimasero in quella posizione per una manciata di secondi, che a loro parve un tempo interminabile, fino a che il corvino non esplose in una frase, quella che si stava preparando da giorni, che aveva cambiato e ricambiato per riuscire a non farla sembrare troppo da sfigato. La disse nel modo più semplice e sincero che poté, nominando a gran voce i suoi desideri.

-"Sora...! Vorresti uscire con me!?"-



Postfazione:

*Bento: scatola del pranzo

Salve a tutti, come va?
Spero abbiate gradito questo capitolo (00_BlackCat_00 SICK!!)
Mi sono divertita a scriverlo.
E nient'altro da dire, Riku è il solito imbranato.

-Len

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