Capitolo 6 - Tutta colpa sua!
"Ok. Va bene, va benissimo. Ora, ricapitolando, cosa diamine è successo?"
Riku continuava a camminare avanti e indietro per il corridoio di casa dei suoi genitori da più di mezz'ora, senza un apparente motivo logico, e non dava l'impressione di voler smettere. Akira lo osservava stranito dalla propria camera, cercando di capire cosa non andasse nella testa bacata che aveva suo fratello maggiore e che, a parer suo, doveva aver ricevuto ancora più danni quando aveva sbattuto contro il palo della luce sulla strada di casa. Il quattordicenne rise ripensando alla scena che gli si era presentata più di un'ora fa, nel quale un povero ragazzo maldestro era scivolato in avanti, sbattendo in pieno volto su un lampione. Dopo il colpo, il corvino si era lasciato scivolare mollemente sull'asfalto, mormorando una lunga serie di "perché" rivolti a chi sa quale entità superiore.
Sussultò sentendo l'interessato sbattere i piedi contro il parquet e strofinarsi violentemente i capelli, urlando parole incomprensibili, rosso in viso e sull'orlo delle lacrime.
Akira sospirò rumorosamente: sapeva che suo fratello ogni tanto diventava un po' strano, ma così era decisamente troppo inquietante.
Diede un'ultima occhiata al ragazzo e si chiuse in camera fino all'ora di cena.
Riku cacciò un urletto molto poco virile maledicendosi mentalmente: si era morso la lingua durante il suo monologo interiore (che poi tanto interiore non era) e ora gli faceva un male cane.
Tutta colpa di Sora!
Tutta colpa sua!
Quel dannato ragazzino che sembrava essere ovunque!
Usciva per schiarirsi le idee e poi PUF! compariva senza preavviso nella pasticceria dei genitori.
Davvero incredibile!
Dopo aver lanciato qualche urlo di sfogo, il corvino si accasciò esausto sul pavimento.
Aveva esaurito ogni energia residua nel suo corpo e, al pari di una sogliola, si era mosso lentamente verso la sua camera. Sì chiuse lì dentro per poi rimanervi fino alla mattina seguente. Appena ebbe girato la chiave, si tolse la felpa e i jeans comodi che aveva usato per uscire, rimanendo in boxer e in maglietta. Si gettò senza alcun ritegno sul letto, andando a disfare le coperte profumate di pulito, affondando la propria faccia nel cuscino.
In realtà si stava congelando dal freddo, ma era troppo stanco anche solo per strisciare mezzo metro più avanti e tirare fuori dall'armadio il suo pigiama di cotone.
Sospirò, girandosi a pancia insù, chiudendo lentamente gli occhi e portandosi un braccio sopra la testa.
Ormai era inutile sbattersi tanto per ciò che era successo e stava succedendo. Lo sapeva anche lui stesso che fingere di non sapere la risposta alle domande che, da quando aveva conosciuto Sora, continuava a porsi, non serviva a nulla. Sapeva bene di starsi tormentando con assurdi problemi inesistenti (o quasi), ma anche così, non riusciva a fare a meno di chiedersi cosa fosse giusto o no. Se ciò che provava fosse sbagliato, se fosse la verità o solamente un illusione.
"Perché preoccuparsi tanto per dei sentimenti, poi?" si chiedeva.
Non aveva mai creduto che l'amore fra persone dello stesso sesso fosse impossibile o disgustoso, solo che... non ci aveva mai pensato. Non capiva nemmeno i pregiudizi riguardo gli omosessuali. Riku aveva sempre creduto che l'amore riguardasse i sentimenti, non il genere di appartenenza. Visto che non si era mai innamorato prima di allora, non aveva mai pensato che tutto ciò lo potesse riguardare direttamente.
Rise sarcastico ai suoi pensieri che, inconsapevolmente, gli avevano sbattuto in faccia la realtà.
Ma quanto poteva essere stupido?
Se l'era data da solo la risposta.
Si era innamorato.
Riku strinse con forza le coperte con una mano, mentre con l'altra si copriva gli occhi. Cominciò a ridere un po' rassegnato, con voce bassa, di quel se stesso così stupido e ingenuo che si era fatto coinvolgere, senza accorgersene, in qualcosa di molto più complesso e grande di quanto il suo cervello potesse riuscire a comprendere. Era stato preso senza alcun preavviso e sbattuto all'interno di un enorme labirinto, dove si era ritrovato a vagare senza sapere quale fosse la sua meta, cercando inutilmente un'uscita. Stava continuando a errare senza nessun tipo di mappa, in un luogo a lui completamente sconosciuto, cercando la strada giusta da scegliere, non sapendo però, che tutte le vie portassero alla stessa destinazione.
Sora.
Quel nome... ancora una volta gli era entrato in testa... a quanto pare non poteva proprio farne a meno.
"Merda... È davvero così?" si chiese Riku, girandosi di lato, con il viso rivolto verso il muro. Sbadigliò silenziosamente, cominciando ad infilarsi sotto le coperte, lasciandosi cullare dal tepore e dal conforto del suo letto. Sbadigliò a bocca aperta, abbandonandosi alle braccia di Morfeo, chiudendo gli occhi stanchi e assonnati.
Tutto quel pensare lo aveva completamente stremato, e non vedeva l'ora di riposare il suo cervello.
I respiri del ragazzo si fecero sempre più calmi e regolari, finché egli non si addormentò completamente, abbandonando definitivamente la realtà e collegandosi al mondo dei sogni, dove Sora lo aspettava sorridente, seduto ai piedi di una grande quercia secolare, circondato da fiori e erbe profumate. Era circondato da un'aura luminosa e sembrava splendere di luce propria. Il corvino lo raggiunse compiendo pochi passi, e quando arrivò, gli si sedette vicino, lasciando che il castano poggiasse la propria testa sulla sua spalla, intrecciando fili d'erba e fiori, sorridendo dolcemente. E guardando la chioma color nocciola del ragazzo fremere al soffio del vento, Riku non poté fare a meno di sorridere, lasciando che tutti i muscoli del proprio viso si stirassero in un espressione di pura felicità. Portò una mano al capo di Sora, carezzandogli gentilmente i capelli, facendogli alzare lo sguardo. Fece toccare le loro fronti, scontrando gentilmente entrambi i loro nasi. Passò una mano sul viso del ragazzo, assaporandone la consistenza morbida e liscia, mentre quest'ultimo arrossiva imbarazzato e divertito da quegli inusuali gesti d'affetto, riservati unicamente a lui.
Non è sbagliato desiderare tutto questo?
Ormai Riku sapeva la risposta, e quella domanda rimase a vagare nel vuoto della sua mente.
Non ci volle molto per dimenticarla.
Nel momento stesso in cui il corvino poggiò le proprie labbra su quelle del suo compagno, essa sparì, e non riapparve mai più.
Postfazione:
Salve a tutti! Vi chiedo scusa per il ritardo ma purtroppo a casa mia internet va e viene ;-;
Comunque, parlando d'altro, questo capitolo è stato un vero parto, e non avevo nemmeno intenzione di scriverlo inizialmente, visto che volevo passare direttamente a Sora.
So che risulterà un po' noioso ma dal prossimo le cose comincieranno a farsi più interessanti, quindi continuate a leggere! :D
-Len
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