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Capitolo 4 - Siamo amici, no?

Sora mantenne la sua promessa; come aveva detto, ogni giorno, appena scattava la pausa, andava a trovare Riku nella sua classe, e insieme facevano una passeggiata fino al bagno. Spesso e volentieri parlava solo il castano e il corvino stava incantato ad ascoltare, più che le sue parole, il suono della sua voce, che per lui era diventata come l'acqua.

Quando l'altro però se ne accorgeva, smetteva di parlare e girava la testa verso il suo interlocutore per vedere la reazione. Il sogno si spezzava appena Sora smetteva di parlare e Riku, colto sul fatto, abbassava la testa e arrossiva, suscitando nel castano una sensazione di tenerezza che gli faceva stirare le labbra in un sorriso soddisfatto. Quella era di sicuro la migliore sensazione del mondo.

Ritornavano nella classe del corvino e, dopo essersi salutati, il ragazzo guardava il castano salire le scale saltellando come un coniglietto. E ogni volta, sempre più del giorno prima, sul volto del ragazzo appariva un timido sorriso, simbolo del buon umore che l'altro gli procurava.

Alla fine delle lezioni i due si incontravano all'entrata della scuola per fare la strada di casa insieme. Succedeva spesso che Riku aspettasse il castano (anche per un'ora quando aveva il turno delle pulizie) ma, nonostante tutto, nonostante si stancasse presto e la noia prendesse il sopravvento, nonostante il suo stomaco brontolasse o le sue palpebre si chiudessero, ciò che lo faceva rimanere era una garanzia: il sorriso allegro di Sora e la sua figura minuta correre giù per le scale facendo tre gradini alla volta, rischiando di farsi seriamente male. Questa era la sua garanzia, e a lui andava bene così. Perché sapeva che per l'altro era lo stesso.

D'altronde Sora si faceva in quattro ogni giorno per riuscire ad arrivare "in orario" senza farlo aspettare troppo. Da quando lo aveva conosciuto, Riku era diventato la sua priorità; rifiutava gli inviti da parte di compagni e compagne per uscire subito dopo scuola, quando doveva aiutare i professori e pulire cercava di essere fulmineo, perché sapeva che il corvino non era un tipo paziente, e non voleva che si stancasse di lui.

A Riku questo non era sfuggito però. Non era uno sprovveduto o un ingenuo, lo sapeva bene che il ragazzo si impegnava tantissimo per lui.

Fu per questo che, quel giorno di ottobre inoltrato, porgendo un fazzoletto e una bottiglia d'acqua al ragazzo sudato e affannato, che si era miracolosamente salvato dopo aver saltato giù da mezza rampa di scale, il corvino gli disse:

-"Grazie, ma non c'è davvero bisogno che ti sforzi in questo modo. Non devi preoccuparti per me, non è un problema l'attesa se... Ecco... Se si tratta di aspettare te. Siamo amici, no?"-

Riku distolse lo sguardo dal ragazzo davanti a lui, che lo guardava un po' sorpreso prendendo ciò che gli veniva offerto.

"E che diavolo... Non sono bravo in queste cose, se poi mi fai un'espressione del genere mi incasino e faccio cazzate."

Accidenti a quel ragazzo, da quando lo aveva conosciuto probabilmente aveva ringraziato e si era scusato più volte che in tutta la sua vita. Certo, spesso era costretto a chiedere scusa o dire grazie per educazione, ma con Sora non aveva dovuto fare nulla del genere. Semplicemente una forza misteriosa lo spingeva ad essere se stesso, e non nascondere nulla. A quel faccino pieno di emozioni non riusciva mentire, perché non avrebbe sopportato di vederlo triste. Voleva solo che sorridesse e che stesse bene, proprio come in quel momento, quando era scoppiato in una risata cristallina, infantile e bellissima, asciugandosi il sudore nel viso e nel collo e piegando la testa leggermente in avanti. Si riprese poco dopo e, socchiudendo gli occhi, lasciò che le sue labbra si piegassero in un grande sorriso, per poi dire:

-"Certo, siamo amici, noi."-

Il cuore di Riku saltò un battito. Si sentiva strano, come se qualcuno gli avesse appena dato uno schiaffo. Erano amici, no? Questa era la sua massima aspirazione, quindi perché quelle parole lo avevano fatto sentire vuoto? Essere amici non era abbastanza? Il corvino scacciò via quei pensieri inopportuni, posando gli occhi sulla figura di Sora intenta a cambiarsi le scarpe, sorridente come al solito. Erano amici, ovvio che gli bastava. Non poteva chiedere di meglio, e se anche avesse potuto, non avrebbe saputo cosa. Così cercò di convincersi, ma una parte di lui, invisibile e silenziosa, aveva già scelto al posto suo. E non importava cosa il ragazzo si costringesse a pensare, lui aveva già scelto. Sin dal loro primo incontro, aveva già scelto. E non avrebbe cambiato idea. Scosse la testa e si schiaffeggiò le guance, suscitando l'ilarità del castano, che intanto lo guardava tra il divertito e lo stranito. Riku si tranquillizzò a quella reazione, non voleva portare problemi nel loro rapporto con i suoi pensieri. Il sorriso di Sora era il migliore del mondo, e non poteva permettersi assolutamente di rovinarlo. Gli voleva tanto, forse troppo, bene, amico o no, questo non cambiava. E stavolta i suoi pensieri erano sinceri.

Dopo essersi sistemati i due uscirono dalla scuola, entrambi con un sorriso complice sulle labbra.

Riku aveva notato che, al ragazzo che gli camminava affianco, piaceva vedere le persone impensierite per lui. Il corvino decise perciò di farlo divertire ancora un po', giocando la carta della preoccupazione. In fondo, la sua felicità era anche la propria.

-"Se ti sforzi così poi mi fai preoccupare, e inoltre smettila di correre per le scale. Cosa succederebbe se cadessi e ti facessi male?"- chiese in tono pseudo serio, trattenendo un sorriso e continuando la sua recita

Sora ridacchiò divertito portandosi una mano al mento e fece finta di pensarci su.

"Obiettivo raggiunto!" pensò Riku soddisfatto.

-"Uhmm... Non saprei... Mi salveresti tu?"- rispose il castano, continuando a ridacchiare.

-"Scemo, e se io non ci fossi in quel momento?"-

Rimaneva ancora un idiota, comunque.

-"Ma tu ci sarai sempre per me, giusto?"-

E ancora una volta aveva fatto breccia.

-"... Si... Ci sarò sempre."-

-"... Grazie..."-

Era arrossito, e per Riku in quel momento non c'era vista più bella. Erano questi i suoi pensieri, ma in quel momento non si accorse di essere arrossito lui stesso, e che Sora lo stava guardando con lo stesso pensiero.

Di questo ne era sicuro, in quel momento non c'era vista più bella.

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