Capitolo 3 - Ah! Ma tu sei...!
"Vorresti essere mio amico?"
Quella frase continuava a rimbombargli nella mente e non dava l'impressione di volersene andare. Che poi, parole come quelle si sentivano dappertutto, quindi perché continuavano a ronzargli in testa togliendoli preziose ore di sonno?
"Voglio solo dormire"
Sbuffò pesantemente per poi continuare a rigirarsi nel letto cercando di trovare una posizione che gli conciliasse il sonno, inutilmente. Dopo vari tentativi falliti, si alzò per andare a prendere un bicchiere d'acqua. Passando per il corridoio riuscì a intravedere la luna piena dalla finestra del salone e si fermò ammaliato a osservarla. Ma ammirarla da dietro un vetro non era abbastanza: scostò le tende e aprì la porta-finestra che dava sul terrazzo, uscendo fuori dal salone. La luce della luna si rifletteva nelle acque calme del fiume e si tuffava senza paura in quello specchio naturale, lasciando che la brezza offuscasse la sua immagine, senza mai farla sparire del tutto.
Era come un matrimonio tra l'acqua e la luce, una danza mistica dove nessuno dei due elementi prevaleva sull'altro, accogliendosi e riflettendosi reciprocamente come due sposi innamorati.
Riku rimase fuori al fresco ad osservare quella scena per un bel po': forse anche lui doveva accogliere Sora, come il ragazzo stava facendo con lui.
Ma come era arrivato, il piccolo pensiero se ne andò velocemente, senza lasciare traccia. Il ragazzo sbadigliò lasciando che quel pensiero volasse lontano e ritornò a letto, dimenticandosi del vero motivo per cui si era alzato. Fece appena in tempo ad assopirsi che alcuni timidi raggi solari vennero a stuzzicargli gli occhi, facendolo nuovamente ridestare, ancora più stanco di prima, ma stranamente rilassato.
Fu per questo che quella mattina non si guardò minimamente allo specchio, non degnò di un saluto né il suo fratellino né i suoi genitori e si trascinò come un sacco di patate verso la porta di casa per dirigersi a scuola.
"Ahh... La luce del sole fa male..."
Sbadigliò stropicciandosi gli occhi e continuò il suo percorso.
Le prime ore di lezione furono a dir poco strazianti, e Riku rimase in uno stato vegetativo fino al suono della ricreazione, quando si alzò per andare in bagno. Camminò a passo svelto fino a raggiungere il "Sacro Tempio della Liberazione", come lo chiamava lui, e quando varcò la porta per poco non svenne.
Davanti a lui si erigeva, allegro e sorridente come quando lo aveva conosciuto, un "Sora selvatico" intento a lavarsi le mani.
Cosa doveva fare? Salutarlo? In fondo erano amici, no?(decisamente no) Diventare un tutt'uno con le mattonelle della parete e scivolare dentro al cesso per fare ciò che doveva fare in origine? Rendersi invisibile? Tra tutte le opzioni contemplate la fuga era sicuramente la migliore, e sarebbe sicuramente riuscito a metterla in atto se solo non fosse stato uno stupidissimo umano davanti ad un dannatissimo specchio. E che diavolo, perché non poteva essere un vampiro!?
-"Ah! Ma tu sei Riku!"-
"Troppo tardi."
Appena alzò lo sguardo, Sora notò la figura del corvino poco distante da lui; si asciugò velocemente le mani e lo raggiunse saltellando allegro.
-"Anche tu frequenti questa scuola, eh? Allora potremo vederci tutti i giorni e anche fare la strada di casa insieme, in fondo non abitiamo lontani, che fortuna!"-
-"Ah... Già..."-
Riku cercò di liquidarlo in fretta visto che la sua vescica cominciava a ucciderlo. Appena ebbe finito, si fece accompagnare fino alla sua classe da Sora, che aveva insistito per vedere con i propri occhi la sua sezione e il suo anno. Durante il tragitto il castano rimase zitto zitto con la testa bassa a sorridere in un modo che definire da maniaco, a detta di Riku, sarebbe poco. E al corvino questa situazione non andava molto a genio; aveva un così bel visino, perché doveva nasconderlo proprio adesso?
Non sapeva spiegarselo, ma era attirato dal viso del ragazzo; era uno di quei visi dolci, così carini che non ti stancheresti mai di guardarli. Completamente diverso dal suo.
"Eddai... Mi hai assillato per potermi accompagnare e adesso non ti mostri nemmeno? E la tua loquacità? Dov'è finita? Perché mi ignori!?"
Così la pensava Riku, ma ciò che lui non sapeva...
"Non ci credo! Non avrei mai pensato di ritrovarmelo a scuola, non ho dovuto nemmeno fare lo stalker, magari è anche del mio stesso anno. Questa sì che si chiama fortuna!"
Sora era talmente entusiasta e talmente preso dai suoi pensieri che non si accorse nemmeno di essersi messo a sorridere di cuore, come non succedeva da un bel po' di tempo. Era così felice che si dimenticò persino di parlare, strano per un chiacchierone come lui.
Si ridestò quando il corvino affianco a lui si fermò davanti ad una porta e, cercando di far finta di non guardarlo, gli annunciò di essere arrivato a destinazione.
-"Bene, questa è la mia classe. Grazie per avermi accompagnato. L'ho... Apprezzato, ecco"- disse Riku leggermente imbarazzato.
Sora rimase leggermente stupito da quella dimostrazione, se pur molto piccola, di affetto e, socchiudendo gli occhi, si lasciò andare ad un dolcissimo sorriso che fece arrossire l'altro ancor di più.
-"Terza classe, secondo anno... Me ne ricorderò. Ti verrò a trovare tutti i giorni! Se per te va bene... Sai, mi sono accorto che in bagno stavi cercando una qualche via di fuga per... ehm... evitarmi."-
Riku trattenne il fiato. Non ci poteva credere. Lo aveva capito e aveva fatto finta di niente... E ora lo guardava con un' aria così dispiaciuta... Si sentiva dannatamente in colpa per averlo giudicato così male.
-"Ah... Ecco, io... Mi dispiace, solo che... Mi hai colto di sorpresa, ecco tutto. Scusa per averti offeso. Comunque, vieni a trovarmi tutte le volte che vuoi. Mi... Farebbe piacere... "-
Sora ridacchio a quel commento detto a voce un po' troppo alta, era così carino quando si preoccupava per lui, e lo stesso era per Riku. Fu per questo che quando se ne andò, il corvino lo osservò fino a che non arrivò alle scale.
-"Un momento... Sora! Perché stai salendo le scale?"-
-"Come "perché"? La mia classe si trova al terzo piano"-
Riku ci mise un bel po' per collegare quelle informazioni.
"Aspetta. La sua classe è al terzo piano, e al terzo piano ci sono le classi del terzo anno, perciò...
No.
Non è possibile.
Questo vuol dire che...
Quello scricciolo alto un metro e uno sputo è più grande di me!? Di ben un anno!?"
Un urlo di sconforto riecheggiò per tutto il secondo piano.
...
Riku passò le seguenti ore a rimuginare sul perché la vita fosse così ingiusta, e pensando allo strano individuo di nome Sora, si lasciò alle spalle l'ennesima giornata di scuola.
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