5. Eren's past.
Carla era ancora una giovane donna, appena laureatasi all'università di medicina, piena di sogni e aspettative per il futuro, desiderosa di scoprire nuovi rimedi per salvare le persone.
Un giorno, dopo aver trovato un posto di lavoro al piccolo ospedale pubblico del paesino, stava tranquillamente leggendo uno dei suoi libri preferiti, Il buio oltre la siepe, dopo aver finito la sua giornata lavorativa.
Adorava restare in studio di sera, poichè non era sposata e quindi non doveva occuparsi della cena o simili.
Era più o meno a metà libro, e stava per cominciare un nuovo capitolo, quando un'infermiera irruppe nella stanza.
"DOTTORESSA! Venga subito, un paziente è gravemente ferito!"
Carla non se lo fece ripetere due volte, subito scattó in piedi, abbandonando il libro sulla scrivania ordinata, e seguendo di corsa l'infermiera, che si era diretta al pronto soccorso.
La dottoressa entró nella stanza riservata ai feriti, e rimase scioccata vedendo quello che si trovava dinnanzi a lei. Sul lettino era disteso un uomo dalla pelle arrossata, che aveva perso i sensi, mentre il suo braccio era stato completamente divorato dalle fiamme. Aveva ustioni sulle gambe, sul torso e su una parte del viso.
Carla cadde in preda al panico. Non sapeva minimamente cosa fare.
"Attendiamo ordini, dottoressa" disse un'infermiera, mentre altre due annuirono.
"Tutti i dottori se ne sono andati?" Chiese la donna, terrorizzata.
"Si, è rimasta solo lei..."
C'erano pochi dottori specializzati, in quell'ospedale; dopotutto, era solo un piccolo paesino.
Carla si guardó attorno, poi aprì gli armadietti contenenti i medicinali, e si mise a cercare qualcosa; ma in quel momento vedeva tutto sfocato, mentre il suo respiro si faceva sempre più pesante. Era troppo per lei.
Si accasció a terra.
Le infermiere la guardarono, dubbiose e preoccupate.
"C'è qualche familiare della vittima?" Chiese la dottoressa, cercando di ricacciare indietro le lacrime, invano.
"Si. C'è sua moglie, ha chiamato lei l'ambulanza e i pompieri."
Carla si sentì morire dentro. Non ce la faceva più.
"I-Io..."
"Scusate il ritardo."
La donna si voltó di scatto. Un uomo di circa trent'anni, coi capelli leggermente lunghi e un po' sbarazzini, e un paio di occhiali neri, in completo, entró nella stanza, mentre in mano reggeva una valigetta.
Si tolse la giacca e si mise un camice, che era appeso dietro la porta, mentre le donne lo guardavano con aria interrogativa.
"Embe'? Che avete da guardare? Vi prego di togliervi dai piedi, devo curare un paziente. Anche lei, dottoressa..." Disse l'uomo, con voce abbastanza spazientita, mentre le infermiere uscivano silenziosamente. Carla rimase accasciata, seduta per terra, e il dottore decise di ignorarla.
Aprì la valigetta, tiró fuori vari barattoli contenenti strani miscugli, che Carla non aveva mai visto prima, e li mescoló dentró una ciotolina.
"Dottoressa, vuole rendersi utile?" Disse l'uomo, senza staccare gli occhi dal miscuglio onogeneo.
Carla scattó in piedi, si sistemó il camice e si tiró su le maniche.
"Sissignore!" Esclamó.
"Bene. Mi prenda un po' di neve."
Sussurró il dottore, stavolta guardandola negli occhi.
Carla non se lo fece ripetere, come sempre del resto, e corse fuori dall'ospedale.
Era pieno inverno e faceva freddo, ma la donna riempì in fretta un secchio con della neve candida; poi salì velocemente le scale tornando nella stanza di prima.
Dentro, i riscaldamenti erano accesi e la neve stava iniziando a sciogliersi lievemente.
"Oh, dottoressa. Me ne serviva giusto una manciata!" Esclamó il dottore, alla vista del secchio colmo di neve. Ne prese un po' e la mescoló insieme all'intruglio. Poi si chinó sul paziente e applicó l'impacco su tutte le ustioni.
Dopo tre ore, sei impacchi, qualche fasciatura e varie pomate, il paziente stava bene.
Aveva ancora varie ustioni, ma bastava riapplicare l'impacco più volte quotidianamente, anche se non sarebbero mai scomparse completamente. Per il braccio invece non si poteva fare nulla, bisognava che il paziente indossasse una protesi.
Ora, l'uomo era ancora privo di sensi, sdraiato nel lettino.
Il dottore lo guardó soddisfatto: era ormai il terzo paziente grave che aveva curato nel giro di una settimana.
Carla invece non si era ancora completamente ripresa. Odiava sè stessa per non essere riuscita a salvare un paziente. Ma ormai non poteva più farci nulla. Un'infermiera chiamó la moglie del paziente, che entró, correndo, con le lacrime agli occhi.
Si avvicinó al marito, che aveva mezzo volto fasciato, e lo bació, dolcemente.
Poi si voltó verso il dottore, e gli strinse la mano, pulendosi gli occhi con quella libera.
"Grazie mille, dottore. Non so come ringraziarla... Questa sarebbe dovuta essere la nostra prima notte da marito e moglie, ma come vede è andata male... Chissà chi è il criminale che ga appiccato l'incendio... Lui e entrato, anche se ha visto le fiamme, perchè voleva prendere il regalo per me... Per fortuna che sta bene... Menomale che poi ho chiamato lei... La ringrazio, dottor Jaeger!"
Il paziente fu ricoverato per diversi giorni, poi venne dimesso. Ma Carla non tornó al suo studio. Aveva deciso: voleva diventare l'assistente del dottor
Jaeger. Voleva imparare tutto da lui, tanto che inizialmente, dopo aver ricevuto un "NO" come risposta, si offrì di lavorare gratis.
Da quel giorno, praticamente viveva a casa di Grisha Jaeger, dato che riceveva pazienti tutti i giorni. Spesso veniva chiamato anche fuori città, e Carla andava sempre con lui, preparandogli tutto l'occorrente.
Prima di Carla, Grisha non aveva lavorato con nessun'altra.
Faceva tutto da solo, a casa sua, e quando non aveva pazienti si rintanava nel suo studio a fare ricerche varie.
Carla lo guardava sempre in silenzio, e gli preparava la cena, che lasciava sul tavolo, coperta con un altro piatto per non farla raffreddare.
Si innamorarono senza neanche rendersene conto.
Dopo due anni, Grisha chiese alla donna di sposarlo, e lei accettó senza ripensamenti. Si sposarono il 3 febbraio, in una piccola chiesetta in campagna, e i soli invitati erano i genitori e i due fratelli di Carla.
Dopo qualche tempo, la donna diede alla luce un bambino dagli occhi di un intenso verde smeraldo, che la coppia decise di chiamare Eren.
Il bambino crebbe velocemente; era vivace, allegro e spensierato, anche se estremamente impulsivo.
A 9 anni, Grisha volle far conoscere al bambino Mikasa, la figlia di due suoi amici, che vivevano in aperta campagna.
Ma quando arrivarono in casa Ackerman, lo scenario che si trovarono fu orribile: i due corpi senza vita dei genitori di Mikasa giacevano sul pavimento, mentre la bambina era scomparsa.
Eren rimase scioccato alla vista di quell'orrore, ma il padre prese in mano la situazione e raccomandó al figlio di aspettarlo alla base della montagna, mentre lui avrebbe telefonato alla polizia in una cabina telefonica, dato che lassù non c'era campo.
Ma Eren disobbedì.
Si recó nel rifugio più vicino, in cui erano nascosti i rapitori assassini, e con l'inganno ne uccise due, mentre Mikasa uccise l'altro, dopo che Eren la liberó.
Due bambini di 9 anni fecero fuori tre uomini, da soli.
Fu in quel momento, che sia Eren che Mikasa capirono. Capirono quanto le persone potessero essere crudeli. Capirono che per sopravvivere bisognava combattere. Capirono che al mondo, solo i più forti sopravvivono.
Mikasa si era trasferita da un anno a casa Jaeger, e si era ormai abituata alla nuova famiglia.
Lei e Eren fecero amicizia con Armin, un bambino un po' effemminato e fifone, ma che come Eren condivideva l'amore per la conoscenza.
"Sapete... Io vorrei diventare un poliziotto, un giorno..." Confessó ai due amici. Era veramente ció che desiderava fare, da grande.
Voleva combattere il crimine e stanare tutte le organizzazioni mafiose, una ad una, e dargli la giusta punizione.
Voleva creare un mondo libero.
La mafia stava letteralmente divorando il paese. Sempre più crimine, uccisioni e rapine. Uscire si faceva sempre più pericoloso, e i pazienti del dottor Jaeger aumentavano sempre di più.
Diventare poliziotto significava andare incontro a morte certa.
Cosí, a tavola, Mikasa sussurró, piano:
"Eren mi ha detto che vuole diventare un poliziotto."
"Ehi! Non dovevi dirglielo!"
Il cucchiaio con cui Carla mangiava la minestra le cadde dalla mano, schizzando sulla tovaglia.
Grisha alzó lo sguardo dal giornale, pieno zeppo di articoli di cronaca nera, fissando il bambino.
"EREN!" Urló la madre, alzandosi in piedi.
"HAI IDEA DI COSA TU STIA DICENDO?! Vuoi veramente morire?! Lo sai benissimo! MORIRAI!" Gridó la donna, stringendo forte un lembo del grembiule.
Eren abbassó lo sguardo, in silenzio.
Il dottor Jaeger si alzó, si mise il cappotto, prese la valigetta e poi si volse verso la moglie.
"Io vado, Carla. Mi hanno chiamato in una clinica a sud est. Staró via un paio di giorni." Disse, abbracciando la donna.
Poi si voltó verso Eren.
"Tieni." Lanció qualcosa al bambino, che la afferró prontamente.
Era una chiave.
"Quando torneró, ti faró vedere cosa c'è in cantina. Non perderla, mi raccomando."
"S-sì" disse Eren, fissando la chiave.
Quando il padre se ne andó, Eren finì di mangiare la finestra in silenzio.
"Eren... Ti prego, non farlo..." Sussurró la madre.
"Perchè?" Chiese il bambino, cercando di non guardare gli occhi preoccupati della madre.
"Noi stiamo bene, qua. Abbiamo i muri, e i cancelli. Non abbiamo bisogno di..."
"NO!" Urló Eren, alzandosi.
"Lo sai bene! Non ti ricordi del paziente che papà curó la prima volta che vi siete incontrati? Era colpa loro se stava quasi per morire! Avevano appiccato l'incendio! Se non ci fosse stato papà, lui sarebbe morto... Tu non sapevi cosa fare! Tu... Non volevi fare nulla! Avevi paura!" Urló.
Carla fissó il bambino.
Lui... Come faceva a saperlo?
"Viviamo come animali in gabbia... Come bestiame in cattività... Noi non siamo... Liberi! Ho deciso: diventeró un poliziotto!"
Eren uscì di casa correndo, e Mikasa lo seguì.
"Eren... Eren!"
Il bambino si chiese come mai la gente si accontentasse di vivere in quel modo.
Ciao ragazze! Scusate il ritardo!
Sappiate che per assicurarmi che il nome del padre di Eren è Grisha ho dovuto cercare su Wikipedia e indovinate? Mi sono fatta lo spoiler! Cazzo :D
Dunque, ecco svelata una parte del passato di Eren. Come vedete mi sono fermata molto sull'incontro di Carla con Grisha e meno sul resto, ma più avanti capirete.
Ci siamo un po' allontanati dal tema Ereri, ma tranquilli che nel prossimo capitolo ce ne sarà molto muahaha.
E niente, ci vediamo presto con un prossimo capitolo!
Spero vi piaccia!
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro