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4. Erwin Smith.

Levi passó il dito sul vetro della finestra, e lo avvicinó al viso per poterlo esaminare attentamente.
"Puoi andare" disse, voltandosi verso Eren che si tolse il grembiule e si rivestì in fretta.
In realtà non era tutto ben pulito, ma ormai erano là da più di un'ora e il professore aveva fame.
"Ciao." Lo salutó Levi, quando vide Eren uscire. Il ragazzo non ricambió il saluto e si avvió in fretta verso l'uscita della scuola.
"Moccioso." Sussurró l'uomo, rimanendo qualche istante immobile, appoggiato al termosifone, guardando un punto indefinito di fronte a sè.
Poi si infiló la giacca, prese la sua valigetta e uscì dalla classe, dirigendosi verso l'atrio. Non c'era nessuno, ma Petra aveva provveduto a lasciargli sul bancone dei fogli da firmare e un bicchiere di caffè con il capuccio sopra, per far in modo che resti ancora caldo.
Levi infiló i fogli nella valigetta e prese il caffè, dando un'occhiata all'orologio: le 14:20. Per un attimo parve preoccupato, ma poi se ne ricordó.
Non aveva nessuno che lo aspettava a casa. Non più.

L'uomo era diretto verso l'uscita, quando sentì dei passi.
"Levi."
Si giró di scatto, e vide un uomo alto e muscoloso, in giacca e cravatta, con i capelli biondi e gli occhi color oceano, che scendeva le scale, con calma. Stava sorridendo.
Levi lo guardó sgranando gli occhi,con un espressione mista a terrore e disprezzo.
Non riusciva a credere ai suoi occhi.
"ERWIN! TU... TU..." urló il professore,  con il corpo che si era immobilizzato.
Erwin si avvicinó all'uomo dai capelli corvini, e fece un largo sorriso, chiudendo gli occhi.
"Mi sa che dovrai cominciare a darmi del lei, e a chiamarmi signor Smith, o perlomeno signor Erwin. Sai... Sono il tuo superiore, ora..." disse, con voce calma ma allo stesso tempo forte.
"C-cosa vuoi da me? Mi hai portato via i miei amici... Mi hai portato via tutto ció che avevo... Cosa vuoi ancora?" Sussurró Levi, con la voce che di solito si ha quando si sta per piangere.
Ma lui non stava piangendo.
Erwin si passó una mano fra i capelli, poi assunse subito un'espressione seria.
"Ti sbagli. Non sono stato io a portarteli via. Sono stati loro."
Sussurró, con voce pacata ma decisa, guardando Levi dall'alto.
La differenza di statura era enorme.
"No... Tu lo sapevi... Tu lo sapevi... Lo sapevi, anzi ne eri certo, che sarebbero morti..." Mormoró il professore, guardando Erwin fisso negli occhi, in cui riusciva a vedere il proprio riflesso.
Il preside non mutó espressione, e disse, avvicinandosi ancora di più a Levi:
"Io non ho forzato nessuno. Loro l'hanno fatto di spontanea volontà."
"BASTARDO!" Urló Levi, agitando la testa verso il basso e sbattendo ferocemente il piede per terra.
"Quella missione era un suicidio! Tu lo sapevi! Loro... Loro... Loro volevano vivere! AMAVANO LA VITA!" Gridó, cadendo con le ginocchia a terra.
"Io... Ormai... Non ho più nessuno a cui voler bene. Ho perso tutto. Io non voglio... Non voglio più..." Sussurró, piegandosi in avanti con i pugni per terra.
"Levi... Forse tu non hai capito una cosa... Se non accetti volontariamente, saró costretto ad obbligarti." disse Erwin, chinandosi e appoggiando un ginocchio a terra e fissando la testa chinata di Levi.
Sembrava che stesse piangendo.
Erwin accarezzó i capelli all'uomo, per poi sollevargli il volto e guardare i suoi occhi.
Erano completamente asciutti.
"Levi... Io ho bisogno di te. Tu ed io siamo la coppia perfetta. Nessuno sa usare armi meglio di te, e te la cavi sempre in tutte le missioni. Non puoi proteggere tutti, lo sai. Ma sei bravissimo... A proteggere te stesso."
Sussurró quelle parole dolcemente, a differenza del tono più serio di prima.
"Dobbiamo combattere. Combattere per la giustizia, per la libertà, per le persone che amiamo e che desideriamo proteggere. Tu non vuoi bene a nessuno, Levi? Non vuoi proteggere nessuno? Non hai il desiderio di vedere il sorriso di chi ami non spegnersi mai?"
Erwin fissava quegli occhi neri, che di solito erano sempre vuoti, e vedeva che erano diversi. Più... umani.
Erano vicinissimi, e i loro nasi si sfioravano leggermente.
Levi si specchió negli occhi azzurri del preside, e sorrise, rialzandosi lentamente.
"No."
Quella risposta echeggió nei corridoi della scuola, e sembrava così vuota, come quegli occhi neri che adesso erano tornati come prima.
Erwin si rialzó a sua volta, continuando a fissare il professore, tornando serio.
"Peró... Sai, quando non hai qualcuno che a cui voler bene o che prova dei sentimenti per te, è più facile combattere.
Perchè tanto non importerebbe a nessuno se morissi, e a te non importa che nessuno muoia. Quindi puoi combattere senza rimorsi o rimpianti e dare il meglio di te."
Mormoró Levi distogliendo la sguardo da Erwin. Gli angoli della sua bocca si erano alzati di qualche millimetro, in un debole sorriso.
"Tanto, mi avresti obbligato comunque."
Erwin sorrise.
"Lo sapevo che la miglior trappola era il posto di lavoro da professore. So quanto tu ami l'attività fisica, i tornei, le gare, dare il meglio di te. Ero sicuro che avresti accettato subito l'offerta." Disse sorridendo, poi abbracció Levi, cogliendolo di sorpresa.
Si era dimenticato del calore che possono dare gli abbracci.
"Quanto mi sei mancato, Levi..."
Erwin era l'ultima persona da cui voleva un abbraccio, ma non riusciva a opporre resistenza. Era così piacevole, dopotutto, nonostante la gigantesca differenza d'altezza.
Poi Erwin si staccó, e frugó nelle tasche dei pantaloni del suo completo, per poi tirarne fuori un portafoglio di ecopelle nera. Lo aprì, prendendone un foglio piegato accuratamente; dopodichè lo porse a Levi, che lo guardó con aria interrogativa.
Lo aprì e lesse velocemente le prime righe.
"Qua ci sono scritti i nomi dei membri dell'organizzazione, con i vari luoghi d'incontro per discutere riguardo alle missioni." lo informó Erwin, sorridendo.
"Vedo che ne fa parte anche Petra Ral."
osservó Levi, fissando la lista di nomi scritta con la massima cura sul foglio.
Riconobbe la scrittura di Erwin, in corsivo, le cui lettere erano tutte tendenti verso destra, con i puntini sulle i appena accennati ma comunque ben visibili, e tutti della stessa identica grandezza.
"Già, è per questo che l'ho assegnata a te come assistente. Peró a lei non ho detto nulla su di te, poichè voglio che le racconti tu il tuo passato. Sono tutti così giovani e desiderosi di vivere, questi ragazzi qua. Tutti amanti della scuola, della conoscenza, della libertà, della vita. Vogliono poter stare più tempo possibile a contatto coi giovani, per potergli aiutare, sostenere. È per questo che, quando il preside precedente stava per andare in pensione, mi sono impegnato al massimo nel colloquio, abbattendo tutti gli altri candidati. Ci sono tante persone da aiutare, qua... Ad esempio, Eren Jaeger."
Levi ascoltó attentamente. Che avesse saputo che il ragazzo dagli occhi verdi era la vittima dei suoi sfoghi sadici?
Il professore deglutì, ma si curó di non sembrare preoccupato o ansioso.
"Perchè?" Domandó.
Erwin si passó una mano sui capelli e si appoggió al muro, guardandosi attorno.
"Sua madre... È morta a causa loro."
Sussurró.

Hey ragazze, eccoci al nostro appuntamento quotidiano con questa ff! ^^
Dunque, in questo capitolo compare un personaggio che sarà molto importante d'ora in poi, e veniamo a sapere qualcosa sul passato di Levi, che più avanti verrà spiegato dettagliatamente.
Chissà chi sono questi loro (eheh)
Dovró cambiare titolo e copertina ma non ho idee per ora T.T
Ho bisogno di tempo per lavorarci su, e poi un libro non si giudica dalla copertina XD
Che ne dite? Spero di non avervi deluse ! :)
Alla prossima ;)

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