3. I'm a sadist.
Eren sgranó gli occhi alla vista di Levi, seduto alla cattedra, che lo guardava con aria maliziosa.
Il professore si sistemó i capelli, poi prese in mano il registro scolastico, facendo finta di scrutarlo attentamente.
"Dunque... Tu sei Eren Jaegar, giusto? Siediti pure." Disse, con voce calma.
Il ragazzo fu colto alla sprovvista.
Si guardó attorno con sguardo assente, poi si sedette al proprio posto, vicino a Mikasa, che lo guardava con aria di rimprovero.
"Eren, perchè hai fatto tardi?!"
"E-ecco..."
Levi si alzó, e si mise di fronte al banco di Eren, appoggiandosi sul dorso della sedia di Armin.
"Dillo a tutti, Eren. Come mai sei arrivato in ritardo?" Chiese l'uomo, sistemandosi la cravatta, con una voce maliziosa.
Eren deglutì.
Quella mattina si era svegliato completamente nudo, su un letto matrimoniale, con un mal di testa assurdo. Non si ricordava molto della sera prima, così fece per alzarsi a bere un po' d'acqua, ma si rese conto di essere bagnato sul torso e sui genitali.
Era sperma.
Poi si ricordó di Levi, e si alzó, ma cadde subito: gli faceva male il sedere in una maniera atroce.
Spaventato, ma deciso, si diresse verso il bagno più vicino, un po' zoppicando e un po' sorreggendosi alle pareti, poi vide l'orologio vicino a un quadro antico in una parete della stanza.
Era tardi.
Si fece una doccia in fretta e furia, si mise i vestiti del giorno prima (sporchi e stropicciati); dopodichè prese un taxi e andó a casa sua per prendere zaino e libri.
Fortunatamente, viveva a pochi minuti dalla scuola che frequentava.
Ed ora era lì, davanti a lui, l'uomo che la notte prima l'aveva praticamente stuprato e costretto ad ingoiare una pasticca strana. Ma ora, Levi gli stava facendo capire che lui era padrone della situazione, ed Eren non poteva obiettare.
Nessuno doveva sapere della nottata precedente.
"Ho giocato a Tekken" disse Eren alla fine, sospirando e chiudendo gli occhi per un istante, per poi appoggiare la schiena sulla sedia.
"Uh. E questa ti sembra una buona ragione?" chiese il professore, tornando a sedersi dietro la cattedra.
"Dunque, vediamo un po'... Che punizione posso darti?" Disse Levi, prendendo una penna e sbattendosela delicatamente sul labbro inferiore.
"P-punizione?" Chiese Eren, spaventato, fissando l'uomo che continuava a guardare dinnanzi a sè, pensieroso.
"Dunque, vediamo... Dopo le lezioni, dovrai pulire l'intera aula, da cima a fondo."
La voce di Levi echeggiava nella stanza, in cui c'era un silenzio di tomba.
Poi tutta la classe scoppió a ridere, tranne Mikasa, che fissava il professore inarcando le sopracciglia.
"Non è giusto!" Esclamó la giappo-americana, guardando Eren, che rimase zitto.
"Eh eh! Ti sta bene, Jaegar! Non sai quanti ci godo!" Urló Jean, il ragazzo più attaccabrighe della classe, che odiava Eren profondamente.
"SILENZIO!" Urló Petra, spazientita, zittendo così tutta la classe, che tornó al silenzio di tomba iniziale.
Levi la ringrazió, poi inizió la lezione teorica, ignorando Eren, che non seguì più una singola parola di ció che dicevano i professori per tutte e cinque le ore scolastiche.
Mikasa se ne accorse, e non fece altro che insultare Levi per tutta la mattinata, offrendosi anche di aiutare l'amico con le pulizie. Ma Eren non glielo permise: aveva paura di coinvolgerla.
Così, quando la campanella che segnava la fine delle lezioni suonó, tutti gli alunni della 5C uscirono, lasciando Eren da solo, con tutta la sporcizia che Jean aveva fatto di proposito, per fargli dispetto.
Armin e Mikasa decisero di preparare il pranzo all'amico e lasciarglielo nel microonde, a casa sua.
Il ragazzo rimase seduto al suo posto per qualche minuto, poi Levi entró in classe. Aveva in mano un secchio pieno d'acqua, una scopa, del detersivo per pavimenti e dei cenci.
"Hey" lo salutó il professore, appoggiando le cianfrusaglie davanti al banco di Eren, che si alzó, fissando l'uomo dritto negli occhi e senza ricambiare il saluto.
"Dunque, vogliamo cominciare le pulizie?" Chiese l'uomo, porgendo ad Eren il detersivo.
"S-sì..." Sussurró il ragazzo, e stava per tirarsi su le maniche per iniziare a pulire, quando Levi lo bloccó.
"No, aspetta. Mettiti questo." Gli porse un grembiule bianco candido, che Eren stava per mettersi.
Ma Levi si avvicinó all'improvviso, facendo sobbalzare il ragazzo, e gli sussurró, maliziosamente: "Forse non hai capito bene. Devi metterti SOLO questo. Via i vestiti."
Eren lo guardó, con aria interrogativa; poi capì, e deglutì, scossendo la testa.
Il professore lo guardó e sorrise, divertito, frugando nelle tasche della giacca e tirando fuori l'ultimo modello di iPhone.
Andó nella galleria, poi mostró il cellulare al ragazzo, che lo guardó con orrore.
C'era una foto, un selfie, che ritraeva Levi mentre faceva un pompino ad Eren, mezzo addormentato e bagnato di sperma.
Poi, il professore rimise il telefono in tasca e si sistemó i capelli corvini, sorridendo.
"Forse non hai ancora capito" disse, "Che qua ad avere il coltello dalla parte del manico sono io."
Eren entró in panico e sgranó gli occhi, terrorizzato.
"Se non fai come ti dico, la invieró a tutti, qui a scuola... A me non frega un cazzo di questo lavoro di merda, ma non penso che saresti felice se tutti sapessero che sei gay e l'hai preso in culo da un professore..." Sussurró Levi, baciando il collo rigido di Eren, su cui erano rimasti dei succhiotti fatti la notte precedente.
"Va bene." Si arrese il ragazzo, spingendo via Levi, e togliendosi la camicia.
"Non verrà nessuno, vero?"
"Tranquillo, sono tutti andati via, anche le bidelle e il preside... Siamo soli qui..." Mormoró il professore.
Si stava divertendo, e molto, anche.
Eren si spoglió completamente, poi si allacció il grembiule sulla schiena e prese a fare le pulizie.
Levi lo guardava, divertito, e non poteva non eccitarsi.
Così, mentre Eren era si era messo a gattoni per pulire sotto l'armadio, l'uomo dai capelli corvini si mise dietro di lui, palpandogli il sedere.
"AHI!" Urló Eren, scattando in piedi.
"Uh... Quindi ti ha fatto davvero male, ieri? Era la tua prima volta, con un uomo?" Chiese Levi, spingendo Eren verso il muro, bloccandolo.
"Si..." rispose lui, distogliendo lo sguardo da quegli occhi scuri che lo fissavano, desiderosi.
"Oh... E scommetto che te lo immaginavi diverso, vero? Magari con un ragazzo che amavi davvero? Magari in modo dolce? Magari, non io?!" Chiese l'uomo urlando, per poi baciare Eren furiosamente, infilandogli la lingua sempre più a fondo.
Il ragazzo aveva paura.
In quel momento, si pentì amaramente di essere andato in quel fottuto locale, e di aver accettato l'invito di quel pezzo di merda, ipnotizzato com'era dal suo fascino.
Maledisse tutti i gay del mondo, dimenticandosi di esserlo, dopotutto.
In quel momento, provó un odio talmente profondo, per quell'uomo dallo sguardo freddo, che volle picchiarlo a sangue.
Levi si staccó, lentamente, leccandosi le labbra, poi si allontanó da Eren, sedendosi su un banco là vicino.
"Sai, credo che mi divertiró con te. Adoro i ricatti. Adoro le pulizie. Adoro te. Adoro farti soffrire. Sarai il mio giocattolino per tutto il resto dell'anno. Sai, al solo pensiero di cosa ti spetta in futuro, mi sento talmente eccitato che ho già il cazzo duro.
Sai, io sono un sadico."
Ohayo ragazze, che ne dite? Vi piace il terzo capitolo? Spero di non avervi deluse! Dunque, sappiate che ho un sacco di idee in mente per questa fan fiction, e se volete la allungheró abbastanza. Come vedete Levi è un sadico ed è il seme :3 Ma sappiate che i ruoli in futuro si invertiranno, ma ora basta che sennó qua si finisce a spoiler XD
Levi è un maniaco delle pulizie anche qua, e devo dire che mi piace molto questo suo lato, in futuro lo svilupperó meglio.
Ora vado che v'annoio!
Ci vediamo domani (se tutto va bene) con un nuovo capitolo!
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