Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

12. Memories are killers.

"Ma che cazzo dici, moccioso?!" urló Levi, spingendo il ragazzo che cadde dal letto, rotolando.
"Ahia!" si lamentó Eren, massaggiandosi un lato della testa che aveva sbattuto sul pavimento, mentre il viso dell'uomo si contorse in una smorfia schifata.
"Che schifo! Non mi toccare mai più, moccioso privo di sex appeal!" brontoló, girandosi e tirando su le coperte.
"Privo di sex appeal? Ma se quella notte al locale mi avevi detto che ero... Sexy?"
mormoró il castano, arrossendo leggermente e abbassando lo sguardo.
"EHHH?!" urló l'uomo, alzandosi di scatto, per poi fissare il ragazzo sgranando gli occhi.
Era vero. Eren aveva un qualcosa di sensuale e di attraente, nascosto fra le pagliuzze dorate dei suoi occhi, nelle punte dei suoi soffici capelli, fra le labbra morbide e carnose, nelle clavicole sporgenti.
In realtà, a prima vista, poteva sembrare un normale ragazzo, carino, sì, ma nulla di che.
Invece era bello, molto bello, infinitamente bello.
Era quel genere di bellezza semplice, che incuriosiva, e che attraeva, irrisistibilmente.

Eren lo sapeva.
Ma non se n'era mai vantato, nè lo aveva reso il suo punto di forza, perchè in effetti, per cavarsela nella vita un bel faccino non basta.

Il ragazzo si mordicchió il labbro.
Era vero che, anche se l'uomo in passato fosse stato il più orribile, il più feroce dei mostri, non gli sarebbe importato.
Peró voleva aiutarlo, e per farlo, doveva sapere tutto, o almeno parte, della vita che aveva svolto fino al momento del loro primo incontro.
Così, pensó a quale strategia adottare.

"Beh, non puoi dire di non averlo detto." disse, maliziosamente, inarcando le sopracciglia.
Levi si infastidì, perchè aveva ragione.
"E se anche fosse? Dove vorresti arrivare?"
"Hai abusato di me, il che è punibile penalmente. E poi, io non sono ancora maggiorenne, quindi sei anche un pedofilo!"
Si era quasi dimenticato, il ragazzo, dello stupro del quale fu vittima.
Non si ricordava granchè, a causa della pasticca, ma non si sarebbe mai scordato la paura che provó quando Levi lo sbattè con forza contro il muro.
Non si era reso conto della gravità della cosa.  Gli tremó un po' la voce, verso la fine della frase.

Levi invece non se l'aspettava minimamente.
"COSA?!" urló "Sei minorenne?!"
"Beh, si, devo ancora compiere diciott'anni, fra qualche mesetto..."
"E me lo vieni a dire ora? Sto già sentendo arrivare le sirene, ma non quelle delle Mermaid Melody e..."
"Levi." disse secco il ragazzo.

"Voglio sapere cos'è successo, in passato, fra te ed Erwin."

Il silenzio assoluto regnó nella stanza per i successivi istanti.
Si guardavano entrambi negli occhi, incapaci di abbassare lo sguardo o guardare altrove.
Serio, il ragazzo mormoró, con un fil di voce: "Devi risarcirmi per i danni."
Levi deglutì.
Non voleva.
Non voleva confessare i suoi peccati ad alta voce.
Li aveva sempre tenuti per sè, dentro la sua anima, irremovibili, scritti con un pennarello indelebile, impossibili da cancellare.
Ma quel ragazzo...
Quel suo sguardo...
In quel momento era spaventato, con gli occhi dolci ed impauriti come un cervo che fugge dai cacciatori, fra gli alberi del bosco.
Gli faceva quasi tenerezza, anche se fra i due, quello messo peggio, internamente, era proprio Levi.
Lo faccio solo per te, pensó, ma in realtà lo faceva più per sè stesso, perchè aveva bisogno di parlare, di confidarsi con qualcuno.
L'uomo sospiró, poi si alzó ed aprì il cassetto delle mutande.
Tiró fuori la busta con le lettere, poi tornó a sedersi sul letto.
Governato da un'ondata di ricordi che avrebbe preferito di gran lunga dimenticare, Levi raccontó, ed Eren lo ascoltó senza interromperlo mai, neanche una sola volta.

Ho passato la maggior parte della mia vita nei borghi e nelle strade più pericolose e inospitali della periferia di  Londra.
La gente viveva in condizioni precarie, e trasferirsi in città costava troppo, e nessuno poteva permettersi un simile privilegio.
Il cielo era perennemente coperto dalle tettoie delle catapecchie, che permettevano di far filtrare solo dei fiochi raggi di luce.
Quegli abitacoli erano peggio delle favelas.
Non avevo famiglia, ero povero e senza soldi. Ero infelice, terribilmente infelice. Non avevo nessuno.
Poi conobbi Farlan e, successivamente, Isabel, che divennero le persone più importanti della mia vita.
Diventammo criminali.
Rubavamo ai commercianti, dividendo il bottino insieme alle altre persone povere del nostro borgo.
Eravamo un po' come Robin Hood.
Un giorno, qualcuno prese in ostaggio un nostro caro amico, dicendoci che, se volevamo salvarlo e trasferirci in città, dovevamo svolgere un compito.
Consisteva nell'uccidere Erwin, allora capo dell'Organizzazione Londinese Antimafia, e prendere alcuni documenti che erano in suo possesso.
Noi accettammo l'incarico, speranzosi di poter finalmente vivere.
Attuando una rapina, attirammo gli agenti dell'organizzazione; poi scappammo, usando uno speciale equipaggiamento, rubato, che, per anni, ci salvó dai venditori inferociti che derubavamo.
Riuscirono a prenderci, ma non ci consegnarono alla polizia.
"Siete bravi, con l'equipaggiamento..." ci disse Erwin.
Poi ci fece una proposta: se avessimo accettato di entrar a far parte dell'organizzazione, non ci avrebbe incarcerato; noi, ovviamente, accettammo.
Le missioni erano pericolose, ma ce la cavavamo alla grande.
Di giorno ci investigavamo, e di notte cacciavamo i criminali.
Riuscimmo finalmente a guardare il sole sorgere e tramontare, le stelle brillare e gli uccelli volare.
Ere meraviglioso.
Ma ci eravamo dimenticati nè del nostro amico nè della missione.
Cercammo i documenti nel suo studio, ma non c'erano, perció pensavamo che li tenesse sempre con sè.
Decisi che avrei ucciso Erwin durante una pericolosa spedizione alla base di un'importante famiglia mafiosa.
Mi separai da Farlan e Isabel per cogliere Erwin di sorpresa, ma sentii delle urla.
Tornai dove li avevo lasciati, sgattaiolano nei corridoi della base.
Trovai i loro corpi stesi a terra in una pozza di sangue, mentre l'assassino stava fuggendo.
In quel momento il mondo mi crolló addosso, e sentii il peso delle sue macerie sulle mie spalle.
Tutto ció che avevo era improvvisamente sparito.
È sorprendente come si possa morire così facilmente.
Basta che uno ti uccida.
Non trovai la forza di fare nulla.
Non riuscivo a pensare, e intanto l'assassino scappó.
Poi venne catturato da Erwin e i suoi agenti.

Lasciai stare la missione, ma riuscii, assieme alla squadra, a catturare il rapitore, liberando il mio amico.
Lo imprigionarono.

Io ed Erwin diventammo inseparabili.
Insieme, eravamo i più abili nelle missioni e i più intelligenti nel pianificare le spedizioni.

Per qualche anno, lavorai assieme all'Organizzazione.

Poi, un giorno, il sole caló.

Impazzii.
Non sono mai riuscito a superare la morte dei miei amici, ma non solo Farlan e Isabel: ci furono altre persone a cui volevo bene.
Ma morirono tutte.
Mi sentivo così in colpa.
Mi sentivo la causa di tutti i mali.
Detestavo quegli assassini, ma in realtà odiavo me stesso più di chiunque altro.
Così li uccisi tutti.
Uccisi il ricattatore.
Uccisi l'assassino di Farlan e Isabel.
Uccisi tutti quelli che tolsero la vita alle persone a cui più tenevo.
Non li avrei mai perdonati.
Ero diventato io stesso un assassino.
Ero un mostro.
Avevo sulla coscienza la vita di diverse persone.
Vita.
Vita.
Vita.
La cosa più cara che si possiede.
L'unico dono che non si riceve due volte.
Ora quelle persone non esistevano.
Ero diventato come loro.
Divenni esattamente ció che odiavo.

Fuggii dall'Organizzazione, e, da bravo pusillanime, mi rifugiai in una piccola cittadina lontana da Londra.
Entrai a far parte di una piccola famiglia mafiosa, ma dopo qualche tempo scappai, e da allora ancora scappo.
Rubavo e truffavo.
Iniziai a bere, a fumare, a drogarmi.
Mi facevo schifo da solo.

Mi trasferivo di città in città.
Erwin non smise mai di darmi la caccia, e io non smisi mai di fuggire... Da me stesso.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro