9 - Sober Thoughts
But here comes the sun
And you're in my arms
Quando riaprii gli occhi, ritrovandomi ancora tra le braccia di Ashton, mi convinsi che per fortuna non era stato un sogno. Le braccia di Ashton mi avvolgevano strette, tenendomi al suo corpo accaldato proprio mentre il sole sorgeva, illuminando la stanza buia e colorandola di giallo. Il giallo del sole che sostituiva il nero del buio sembrava quasi una metafora della mia vita fino a quel momento, con l'unica eccezione nel fatto che la notte dentro di me era molto più vicina ed incombente, pronta a mandare il via il sole e la luce con forza e violenza. E questo sarebbe successo nel momento in cui Ashton si fosse svegliato, costringendoci ad affrontare la notte precedente e a tirare le somme. Eravamo ubriachi, era stato un errore, non dovevamo ripeterlo; almeno, questo mi diceva la testa. Non volevo ascoltare il mio cuore, ancora pregno delle attenzioni della notte prima, che ancora si crogiolava nell'amore che lo bruciava come fiamma viva – e sarebbe dovuto scappare, tutti scappano da un incendio, ma lui se ne stava lì a bearsi del calore delle fiamme nonostante sapesse che sarebbe finito in cenere. Un po' come me, che sapevo sarebbe andata male ma continuavo a stare lì, tra le braccia di Ashton ad osservare il sole sorgere. Il mio tempo sarebbe scaduto presto, eppure continuavo a sperare sarebbe rallentato per farmi vivere altri istanti di quella felicità preziosa quanto l'acqua nel deserto.
Ashton strinse la sua presa attorno a me; sentii le sue labbra sfiorare labili la mia nuca. Il contatto mi fece rabbrividire da capo a piedi. «Sei sveglio», constatò lui, continuando a baciarmi.
Sospirai. Il tempo era scaduto. «Come hai fatto a capirlo?», chiesi, fissando la porta mentre escogitavo un modo per andare via senza ferire Ashton – nonostante sapessi che avrei ferito Ashton in ogni modo possibile. Ero bravo solo in quello.
«Quando ti ho baciato ti sei irrigidito», rispose, poggiando la sua fronte sulla mia schiena, «Come se non te l'aspettassi».
Ridacchiai. «Pensavo dormissi ancora per un po', è stato inaspettato», borbottai, chiudendo gli occhi mentre sentivo il calore di Ashton avvolgermi, confortarmi. Ashton era un'arma a doppio taglio, mi faceva soffrire ma al tempo stesso mi faceva stare in pace, era un po' come una pianta carnivora: ti ingannava con il suo aspetto invitante, con il suo profumo, per poi mangiarti vivo.
«Sono uno che si sveglia presto, di solito», disse Ashton, ridendo mentre mi accarezzava un braccio, «E... a dirla tutta, non ho dormito molto stanotte. Continuavo a pensare a te, a noi».
Quelle parole mi colpirono più di quanto si potesse immaginare. Restai in silenzio mentre cercavo di processarle, sentendo il mio cuore farsi più pesante nel mio petto. Ormai era un macigno. «Ah sì? Hai pensato a noi?», chiesi, sentendo il respiro mancarmi quando Ashton abbassò la sua mano fino a toccarmi le parti basse.
Ashton ansimò nel mio orecchio. «Sì, Calum. Ho pensato a noi due per tutta la notte... e non vedevo l'ora che ti svegliassi per fare questo», sbottò, mordendomi una spalla prima di infilarsi improvvisamente dentro di me. Gemetti rumorosamente, non riuscendo a controllarmi, ancora sconvolto da quel gesto.
Certo, avrei dovuto aspettarmelo (e volevo anche che succedesse, una parte di me ci aveva sperato fin dal momento in cui mi ero reso conto che Ashton fosse sveglio), eppure la sensazione di averlo di nuovo dentro di me così inaspettatamente mi aveva travolto. non sapendo cosa fare o dove mettere le mani, mi limitai a gemere, stringendo il lenzuolo in cerca di appigli. Finii disteso a pancia sotto sul letto, con Ashton addosso a me che spingeva frenetico nel mio corpo, tenendo le mani sui miei fianchi per tenermi stretto a sé; una delle sue mani scivolò sul mio sedere, accarezzandolo prima di schiaffeggiarlo e riportandomi, così, a tempi migliori, in cui eravamo semplicemente due stupidi senza niente da fare. Mi ci volle non poco per trattenere le lacrime, fallendo miseramente; per nascondermi ad Ashton mi limitai a mettere la testa sul cuscino, attutendo così anche i miei gemiti.
«No, no», sbottò Ashton, costringendomi ad alzare la testa, «V-voglio sentirti».
Alzai gli occhi al cielo, sperando soltanto che le lacrime si asciugassero mentre gemevo ad alta voce, assecondando Ashton che sembrava spingere più forte ad ogni mio gemito. Lo stato di estasi in cui mi trovavo in quel momento mi impedii di pensare al passato e di attaccarmi ai ricordi – per fortuna, visto che non volevo spiegare ad Ashton perché stessi piangendo. Mi avrebbe trovato ridicolo, forse già lo pensava. Avevo tutte le carte in regola per essere un totale cretino.
Ormai avevo Ashton completamente spalmato su di me, lo sentivo dappertutto; il suo corpo scivolava con forza nel mio, le sue mani mi toccavano qualsiasi parte di me riuscissero a raggiungere, le sue labbra sfioravano la mia pelle sudata e la sua lingua segnava il passaggio precedentemente fatto dalle labbra, facendomi rabbrividire. Mi ci volle poco a venire, aiutato dalla sua presenza fissa attorno a me e dal piacere tanto intenso che quasi faceva male. I miei muscoli si rilassarono mentre Ashton continuava a spingere dentro di me, in cerca del suo orgasmo che poco dopo lo colpì costringendolo ad accasciarsi esausto su di me. Sorrisi leggermente mentre le sue labbra raggiungevano la mia guancia, baciandola con dolcezza.
«Beh, comunque, buongiorno», borbottò senza fiato dopo qualche secondo, facendomi ridere.
Mi voltai verso di lui, baciandolo sulle labbra. Il nostro bacio si prolungò di parecchio, quasi facendomi dimenticare cosa dovessi dirgli. Ashton era capace di farmi quel brutto effetto di estraniazione dalla realtà e a farlo sembrare addirittura positivo. «Che bel buongiorno», commentai, accarezzandogli la mascella ricoperta da un leggero strato di barba, «Non poteva andare meglio di così».
Ashton sospirò. «I tuoi occhi sono così pieni di vita», disse, prima di baciarmi. Pensare a quelle parole mi avrebbe provocato un buco nello stomaco, quindi cercai di ignorarle mentre le labbra di Ashton pungolavano le mie con dolcezza. Il cuore mi stava scoppiando nel petto; ignorai anche quello.
«Posso farmi una doccia?», chiesi, staccandomi poco dopo. Avevo bisogno di stare da solo per pensare a ciò che era successo, avevo un po' di lacrime da scaricare e oltretutto avevo seriamente bisogno di farmi una doccia.
Ashton rise mentre rotolava sul letto, allontanandosi da me. La lontananza da lui, seppur minima, mi fece sentire strano e solo. «Certo che puoi. Io ti aspetto qui – a meno che tu non voglia che mi unisca a te, ovvio», mi disse, facendomi un occhiolino a cui risposi alzando gli occhi al cielo. A dirla tutta, mi sarebbe piaciuto fare la doccia con Ashton – anche se sapevamo entrambi che saremmo finiti a fare altro – ma dovevo stare da solo.
«Magari facciamo un'altra volta, okay?».
«Sempre se ci sarà, un'altra volta».
Mi voltai verso Ashton, fissandolo con un sopracciglio alzato. «Che intendi?», gli chiesi, curioso.
Lui sospirò. «Niente, tranquillo».
«Sicuro? Hai una faccia...», continuai a chiedere, avvertendo una brutta sensazione alla bocca dello stomaco. Sentivo che le cose si stessero mettendo male, forse avrei dovuto ignorare Ashton e basta...
Ashton si alzò dal letto, infilandosi i boxer prima di raggiungermi. «Calum, io... io non sono sicuro che questa cosa ci faccia bene», sbottò, guardando il pavimento.
Il mio cuore sprofondò a quelle parole. «Stai scherzando, spero».
«Non fare finta di niente, Cal. Lo sai meglio di me come andrà a finire questa storia, e non andrà a finire per niente bene. Continueremo a ignorare i nostri sentimenti finché questi non torneranno a galla per tormentarci e a quel punto saremo di nuovo punto e daccapo, a far finta che non esistiamo e che tra di noi non c'è mai stato niente. Vorrei evitarlo. Ho sofferto come un cane l'ultima volta».
Gli afferrai le mani. «Possiamo evitarlo – io ti amo, lo sai. Possiamo rifarlo senza ripetere gli errori del passato», sbottai, rendendomi forse più ridicolo di quanto non lo fossi già.
Ashton scosse la testa. «Non lo pensi davvero».
A quel punto, la tristezza lasciò il posto al risentimento. Non potevo credere che mettesse in dubbio i miei sentimenti così – perché sì, forse nelle uniche due volte in cui gli avevo detto di amarlo ero ubriaco marcio, ma le parole degli ubriachi sono i pensieri dei sobri, no? E poi gliel'avevo ridetto giusto due secondi prima, nel pieno delle mie capacità mentali. «Adesso stai scherzando, ne sono sicuro. Come ti permetti di dirmi cosa penso o non penso?!».
«Calum... ragiona. Me l'hai detto sempre e solo da ubriaco, e adesso sei preso dal panico e forse ti stai ancora riprendendo dal sesso. Non lo pensi sul serio. È come la prima volta. Siamo ancora quei due deficienti che non pensavano a cosa stessero facendo – e non permetterò a questa cosa di farmi soffrire ancora».
«Ma ti senti quando parli?! Sono passati otto cazzo di anni, Ashton, otto anni! Eravamo ragazzini allora, adesso siamo uomini, pensi che ti tratterei di nuovo come ti ho trattato otto anni fa?!», sbottai, adesso seriamente arrabbiato, «Io non ti capisco. Sono qui, davanti a te, sicurissimo di amarti – come tra l'altro sto ribadendo da anni, solo che tu non lo sai – e tu mi respingi perché sei troppo attaccato al passato?».
«Tu non hai vissuto nei miei panni. Non sai quanto sono stato male dopo il tuo rifiuto – ecco perché non voglio che tu ritorna da me così, di getto. A stento volevo vederti, prima di questa vacanza! Sono otto anni che ci penso, che rifletto su quanto ho sofferto. E sono certo che non voglio che si ripeta. Non ho certezze con te».
«Invece ce l'hai, la certezza», sputai arrabbiato, afferrando i miei vestiti da terra e infilandomeli addosso incurante, «Ma evidentemente sei troppo prevenuto per renderti conto che io ti amo sul serio. E non credere che io non abbia sofferto, otto anni fa! Io soffro tutt'oggi. Ma a quanto pare non ti importa. A te importa solo di te stesso», sbottai, senza neanche guardare Ashton mentre uscivo dalla sua stanza, correndo verso la mia con le lacrime negli occhi.
***
[A/N] oh no she's back
Buonasera! Scusate l'attesa, sono stata risucchiata via dall'università 🙈
Onestamente non so cosa dire di questo capitolo. Come al solito non mi piace, ci ho messo pure un sacco per scriverlo e comunque non mi convince. Ad ogni modo, però, dopo questa breve parentesi di gioia tornano i drammi, e tornano più forti che mai😏 ma non preoccupatevi, una soluzione si trova sempre e tutto tornerà rose e fiori (o almeno lo spero). Al prossimo aggiornamento!❤
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