Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

CAPITOLO VI - Vanya




«Aspetta!» Vanya lo afferrò per il lembo della maglietta.

«Cosa c'è? È lei la fata con cui ho parlato. È Marisa!» gli occhi gialli di Berf erano confusi.

Vanya vedeva un'ombra di sospetto sul bel volto di lui, nella linea in mezzo alla fronte. Sapeva che Berf aveva paura di lei. Sapeva quello che lui pensava. Glielo leggeva in viso: aveva timore volesse sabotarlo. Non voleva.

Non poteva.

Le sue labbra carnose era socchiuse ed invitanti. Si chiese quante volte Arianna le avesse sfiorate. In quel momento Vanya ebbe l'impulso di baciarlo.

Non poteva.

Lei era un'elfa, nata e cresciuta per resistere ad ogni tentazione, per calcolare ogni pericolo. Berf era la morte, impadronirsene sarebbe stato sbagliato. Un pianoforte con tasti di pietra. Una chitarra con corde tagliate.

Non poteva.

«È strano che se ne stia sola, volando sullo stesso punto...»

«È una fata: non è strano che voli».

Lui non voleva ascoltarla. Vanya ebbe l'impulso di prenderlo a pugni.

Non poteva fare neanche quello, perché avrebbe tradito il suo cuore. E doveva esserci nell'Universo mondo qualcosa a cui gli elfi potessero ancora dirsi fedeli. Lei ne aveva bisogno.

«Appunto» insistette, lasciando che una ciocca bionda le cadesse sul viso «Rifletti, Berf! Te ne staresti lì, a dondolare a mezz'aria, se avessi paura che gli umani ti uccidessero?».

La sua voce fredda raggiunse il temperamento del licantropo. Vanya vedeva la comprensione farsi spazio nelle pupille gialle. Non aveva ancora deciso se le avrebbe creduto, temeva che lei cercasse ancora di conquistarlo. Era così sciocco, Vanya sapeva di non aver bisogno di impegnarsi. Arianna lo avrebbe deluso, come solo le fate sanno fare. Berf avrebbe capito a chi donare davvero il cuore.

«In effetti... È strano che non ci siano umani. Pontgoing è zona loro».

«Precisamente» l'ombra di un ghigno si aprì sulle labbra dell'elfa «Le opzioni sono due: tutti abbiamo sbagliato credendo che qui ci fossero gli umani o la fata li ha uccisi».

«Come avremmo potuto sbagliarci?» sussurrò Berf, nascosto nell'erba alta «Le fate ci hanno raccontato...».

Silenzio. La comprensione batteva sulle pareti delle loro menti.

«Esatto» Vanya arrischiò un'occhiata verso Marisa senza farsi scorgere «Dobbiamo andarcene».

«Ma Arianna...».

Quanto era prepotente quel ragazzo! È quanto era difficile allontanarlo dalla sua amata.

«Se le fate ci hanno mentito per secoli, forse anche Arianna lo ha fatto» Vanya sputò il nome della fata con odio.

Vide un'ombra aleggiare sul viso di Berf. Il senso di inquietudine era riconoscibile negli occhi gialli, nei pugni stretti.

«Arianna non lo avrebbe mai fatto!».

«Rifletti, Berf! Ti prego! Non abbiamo tempo di discutere...».

«Arianna non avrebbe potuto. Lei...».

«Dannazione! Dobbiamo andare via da qui ora! Non litigare su quello che ha fatto o no l tua fata...».

«Non è la mia fata! Ma non avrebbe potuto... Lei...».

«Non capisci? Dobbiamo scoprire perché ci ha mentito... Questa storia non mi piace, sa di marcio...».

«Arianna non ha mentito!».

«Siamo in pericolo, Berf! Dobbiamo capire ed aiutare la nostra gente, non la fata...».

«Dobbiamo salvarla. Arianna è in pericolo...».

«Io ascolterei l'elfa, fossi in te. Non che abbia importanza... Tra poco sarete morti entrambi».

Marisa inarcò un sopracciglio, mentre i capelli verdi risplendevano sotto la luna. Vanya si morse la lingua: aveva perso di vista la fata per litigare con il ragazzo. Non avrebbe dovuto. Gli elfi non facevano errori del genere. Berf ringhiò. Stava invocando il lupo, il mostro che giaceva sotto la pelle. Vanya sapeva che quella era la scelta sbagliata. Era la scelta che quella subdola fata si aspettava.

Il lupo bianco balzò in avanti prima che Vanya potesse impedirglielo. La fata si spostò appena, un braccio intorno al collo della bestia. Era veloce e straordinariamente forte per essere così fragile. Le sue ali sembravano zucchero, la sua morsa un leone.

Vanya ricordava le storie della vecchia prozia, quando diceva che le fate erano molto diverse da come uno immaginava, che non c'era da fidarsi di quelle lì. "Gli elfi non si lasciano ingannare" diceva sempre, con quei grandi occhi verdi annacquati, così simili ai suoi. Tutti prendevano in giro la vecchia prozia, ma lei raccontava le storie di suo nonno e del nonno di suo nonno e di quello prima ancora.

Vanya in quel momento capì che c'era una punta di verità in quelle storie. Qualcosa non tornava.

La fata verde immerse nel pelo di Berf un lungo ago. Un liquido biancastro scendeva giù dalla siringa, nelle vene del licantropo.

«AHHHH!» Vanya caricò con una forza che non sapeva di possedere.

Le diede una testata in petto. Marisa arretrò di un paio di centimetri, lasciando cadere Berf sulla fredda terra umida. Il lupo bianco non si mosse. Vanya sentì un vuoto al cuore. Non c'era tempo per piangere.

La fata puntò su di lei gli occhi lucenti. L'elfa avvertì un'ombra di morte nell'aria.

«Perché?» chiese, spinta da un istinto che non poteva più sopprimere.

«Perché ormai non ci servite più: il tempo del Nuovo Mondo è giunto» sibilò la fata, un ghigno divertito sulle labbra.

Estrasse un'altra lunga siringa, il liquido biancastro risplendeva sotto la luna. Vanya pensò che almeno sarebbe morta insieme a colui che amava. Non serviva combattere, non c'era alcuna via di fuga per quelli come loro.

Poi un'ombra sbucò alle spalle della fata e le puntò un oggetto alla schiena. Ci fu un rumore metallico, una piccola luce bluastra e Marisa cadde, il viso rivolto verso il terreno.

Questa volta Vanya fu più rapida e non attese di capire se il nuovo arrivato fosse loro amico o nemico. Si lanciò verso di lui, buttò a terra lo strano oggetto e piegò quell'essere con una gomitata ben assestata. Estrasse il pugnale che teneva infilato negli stivali e glielo passò sotto la gola, stando bene attenta a non premere troppo.

«Cosa fai?» chiese quello, divincolandosi nonostante stesse in ginocchio.

Era un umano. Vanya sentiva l'odore di polvere nelle narici, i capelli ancora umidi per la corsa in mare.

«Rispondi alle mie domande: chi sei, cosa è quell'oggetto, cosa vuoi, perché mi hai aiutata, cosa ha fatto al mio amico».

"Gli elfi non si lasciano ingannare" i grandi occhi annacquati vivevano al margine della sua memoria.

«Sono Pablo, vivo qui vicino... vedi la grotta lassù? Sto nascosto lì» gocce di sudore imperlavano la fronte umana, Vanya le vedeva sotto il riflesso della luna.

«Cosa è quell'oggetto, cosa vuoi, perché mi hai aiutata, cosa ha fatto al mio amico» ripeté l'elfa, scandendo bene i quattro punti.

«Una pistola elettrica. L'ho rubata alla vecchia discarica».

Lei si chiese cosa fosse la vecchia discarica. E cosa fosse una pistola elettrica. Ma non espresse ad alta voce la sua curiosità. L'umano doveva credere che conoscesse ogni segreto del suo mondo.

«Le altre domande?» ruggì invece, premendo la lama un po' più forte e vedendo piccole gocce rosse apparire sulla gola di lui.

«Voglio vivere in pace. Le fate portano rovina» teneva le mani alte, i palmi aperti «Ti ho aiutata... non avevi bisogno di aiuto?».

«Il mio amico?» ringhiò.

Il corpo di Berf giaceva immobile. Sembrava un innocuo lupo bianco.

«Le fate usano veleni. Possiamo... forse ho qualcosa a casa per curarlo...».

Definire la grotta in lontananza "casa" era decisamente eccessivo per l'elfa. Evitò di fare commenti.

Vanya aveva altre domande. Avrebbe voluto togliersi altri dubbi. Avrebbe voluto scoprire di più. La notte volgeva al termine. Berf stava morendo. Poteva davvero affidare le loro vite ad un... umano? Poteva fidarsi?

Non poteva.

«Portaci nella tua grotta» ordinò, abbassando il pugnale.

Non poteva.

Doveva.


***

Ringrazio chiunque sia arrivato a leggere fino a qui. Grazie per essere su Wattpad, grazie per aver aperto la mia storia. Grazie se vi è piaciuta e grazie anche se non la leggerete mai più.

Ci 'leggiamo' al prossimo capitolo!

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro