CAPITOLO IV - Berf
La luna era alta nel cielo. Formava un cerchio perfetto, pallido sopra le loro teste. Berf si chiese se quella fosse la stessa luna che aveva accompagnato i suoi antenati quando erano fuggiti, quando la follia umana aveva distrutto ogni cosa bella, quando i mezzi demoni erano strisciati nell'ombra, sottoterra... nel più vile e nascosto dei luoghi.
L'isola su cui si nascondevano da una vita era al centro di un gelido oceano. In un'epoca precedente, quando il mondo era un bel posto e la gente vi abitava felice, la chiamavano Pagan, vicino alla Fossa delle Marianne. A Berf non importava, comunque. Lui pensava solo ad Arianna.
Arianna.
«Dovremmo andare a nuoto» la voce di Vanya lo riportò alla realtà.
«Ci metteremmo troppo» esclamò, stringendo gli occhi per scrutare attraverso le ombre scure «Potrei...».
La guardò. Lo guardò.
Non era un'ottima idea, era rischiosa. Si sarebbe potuto perdere per strada, si sarebbe potuto ritrovare lupo con il sole dell'alba. Berf sapeva cosa succedeva a quelli come lui - quelli fortunati, diceva nonna Tricia.
Non c'era fortuna nel diventare un mostro senza controllo ogni volta che il sole sorgeva nel cielo, ogni volta che la luce batteva sui suoi capelli scuri, ogni volta che i raggi si riflettevano nei suoi occhi gialli.
Arianna.
Vanya dovette capire che sarebbe stato inutile lottare. Gli elfi erano sempre stati più intelligenti degli altri. E più crudeli.
«Coraggio» sibilò, salendogli sulle spalle e aggrappandosi a lui con le mani gelide.
«Coraggio» ripeté Berf, sperando di averne.
La luna rimase indifferente alle loro parole, ma l'ululato del lupo squarciò la quiete della mezzanotte.
***
Berf sentiva l'acqua fredda inzuppargli il pelo bianco, mentre il sale gli faceva prudere la pelle e gliela irritava. Scoprì i denti, ringhiando contro un nemico che non poteva sconfiggere. Sentiva il debole respiro di Vanya sul collo, avvinghiata a lui. Era stranamente caldo in quell'oceano di ghiaccio. La sentiva tossicchiare, ogni volta che beveva acqua salata. Sarebbe stata una preda perfetta. Una preda facile. I ricordi riaffioravano insieme al rumore delle onde.
Arianna. Una volta c'era il sole alto nel cielo e la fata si era nascosta all'ombra degli alberi per evitare che le bruciasse le ali violette.
Berf aumentò la velocità dei suoi movimenti, cercando di consumare più miglia possibili prima che il sole sorgeva. Era ancora in mezzo al mare. Un puntino bianco e peloso, con una ridicola minuscola elfa sulle spalle.
Arianna. Quando lui l'aveva trovata, anche il lupo assetato di sangue era rimasto immobile... stupito dalla bellezza, eleganza e dolcezza di quella creatura. Gli sembrava di averla già incontrata... in una delle notti coscienti o in uno dei suoi sogni.
Berf bevve acqua salata a barili, senza preoccuparsi. I muscoli tesi erano stanchi e sfiancati. Vanya gli sussurrò qualcosa. Non riusciva a sentirla. Il suo ululato fu debole.
Arianna. Si era avvicinata al grande lupo bianco senza paura, aveva accarezzato il suo muso. Si era inginocchiata e cantato per lui. Il mostro moriva, l'umanità risorgeva.
Berf vide con la coda dell'occhio che Vanya agitava una mano. Assottigliò gli occhi gialli e scoprì i denti. Sapeva cosa stava indicando l'elfa. Vedeva la piccola luce che si muoveva. Un faro. Pontgoing non era distante.
Arianna. I suoi baci sapevano di miele e cose buone. Le braccia erano calde, il suo collo morbido. Le ali sbatacchiavano ogni volta che la stringeva, quasi facessero eco al suo cuore che fremeva nel petto. I respiri corti e mozzati solleticavano le orecchie del ragazzo.
Berf prese un respiro più profondo ed aumentò il ritmo. L'acqua salata cedeva sotto le sue zampe. Vanya gli disse di evitare la luce bianca del faro. Gli umani uccidono i mostri. Gli umani scuoiano i licantropi.
Arianna. Il corpo di lei fremeva sotto di lui. Era innocente ed indifesa. Bellissima e determinata. Fragile e forte. Non c'era paura in Arianna, mentre lui sentiva il terrore di perderla scoppiargli nel cuore. Un macigno alla bocca dello stomaco.
Berf non aveva paura, non più. Non poteva perdere Arianna.
Arianna.
I ricordi avevano fatto il miracolo insperato: le miglia erano state percorse in poche ore. La luna pallida ancora brillava sopra le loro teste.
Appena le sue enormi zampe toccarono la terra polverosa, Berf lasciò andare il lupo, sentì il corpo rimpicciolirsi. I muscoli e i nervi pizzicavano mentre la bestia abbandonava il suo corpo.
Vanya era piegata sul terreno, tossicchiava e sputacchiava acqua marina. I capelli biondi bagnati erano appiccicati intorno al volto, seguendo il profilo delle orecchie a punta.
Quando si furono ripresi, si nascosero dietro un gruppo di cespugli, scrutando l'orizzonte.
Lì, non troppo lontana, vicina alla base del faro, Berf poteva vederla.
Una fata dalle ali verdi.
Marisa.
Li stava aspettando. Lo stava aspettando.
Dovevano salvare Arianna.
***
Ehilà a tutti voi e grazie per essere arrivati fin qui. Spero vi sia piaciuto il capitolo! Fatemi sapere cosa ne pensate (pareri, opinioni, giudizi... sia positivi che negativi), grazie.
Io, come sempre, vi invito a fare un salto all'altra mia opera (L'EREDE DELLE MEGERE. IL TERZO ENIGMA), dove una manciata di misteri attendono di essere svelati.
Grazie ad ognuno di voi per il tempo dedicato.
E se volete rimanere sempre aggiornati, non esitate a seguirmi :)
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