-Epilogo- Draco
"Credi di poter passare di qui, questo pomeriggio?" Aggrottai le sopracciglia, mantenendo il cellulare tra la spalla e l'orecchio, mentre ascoltavo le parole di mia madre, continuando a concentrarmi sulla strada che avevo di fronte.
"Veramente oggi Harry finisce di lavorare alle due... pensavo di stare un po' con lui." Ammisi tamburellando le dita sul volante. Il sospiro dall'altra parte del telefono fece sbuffare anche me. "Potete venire entrambi qui, no?" Insistette mia madre. Alzai gli occhi al cielo, consapevole di non essere guardato.
"Non alzare gli occhi al cielo con me, signorino." Mi rimproverò ugualmente la donna, facendomi scoppiare a ridere.
"Non ho alzato gli occhi al cielo..." Provai a borbottare cercando di essere credibile, sapendo già che non ci sarei riuscito.
"Va bene, Draco, farò finta di crederti... ma tu in cambio, verrai qui oggi pomeriggio." Impose, mettendomi con le spalle al muro. Avrei potuto ugualmente rispondere di essere impegnato, ma non avrebbe sortito alcun risultato, mia madre avrebbe di certo trovato un altro modo per convincermi.
"Va bene, hai vinto tu..." Mormorai, continuando a mantenere la mia posizione contrariata. Un gridolino di entusiasmo fu l'ultima cosa che sentii, poi la chiamata terminò.
Scossi la testa e sorrisi intenerito. Non potevo negare che tutte quelle attenzioni che negli ultimi tempi stavo ricevendo, erano le attenzioni che non avevo mai avuto nell'arco della mia vita. Scesi dalla macchina, oramai ferma e cominciai a giocare per un paio di minuti, lanciando il cellulare in aria e riprendendolo al volo, tenendo d'occhio le macchine che mi affiancavano nel parcheggio semi deserto. Erano quasi le due...
"Draco!" Mi voltai verso la vocina acuta che aveva appena pronunciato il mio nome e sorrisi spensierato, mettendo velocemente il cellulare nella tasca profonda dei pantaloncini e allargando le braccia in direzione della ragazzina che mi stava correndo incontro. "Milly!" La salutai, mentre lei sfruttava la rincorsa per salirmi in braccio e stringermi a sè. I suoi capelli mi offuscavano la visuale, ma ero sicuro che la figura che vedevo dietro di Ludmilla, fosse quella del mio fidanzato. "Cosa ci fai qui?" Chiesi lasciandola tornare con i piedi per terra, rivolgendo poi lo sguardo verso Harry, che nel frattempo era rimasto distante qualche passo da noi. "Harry ha promesso di accompagnarmi da Sonia." Disse Ludmilla, facendomi i suoi dolcissimi occhi da cucciolo ai quali non potevo dire di no. Sbuffai e guardai male il mio ragazzo.
"Sai com'è tua sorella... Riesce a rigirarmi come vuole." Si giustificò lui, alzando le spalle e sorridendomi, dandomi poi un bacio sulle labbra.
"Mi farete impazzire tutti e due..." Borbottai facendoli ridere.
"Avete tre secondi per salire in macchina." Dissi subito dopo, divertendomi a vedere i due affannarsi per rispettare il mio comando. Avviai la macchina e non appena sentii i due sportelli chiudersi, partii, immettendomi in strada.
"Allora, dove abita questa Sonia? E chi è?" Chiesi, buttando lo sguardo verso mia sorella dallo specchietto retrovisore. Indossava un paio di short e una canotta abbastanza scollata. Evitai di commentare il suo look, anche se credevo fosse troppo piccola per indossare quel tipo di cose...
"È una tipa che saccheggia gli armadietti a scuola, Dray. E abita..."
Ci pensò per qualche secondo, poi sbuffò. "Ricordo di aver sentito che stava da suo padre sotto uno di quei ponti in periferia." Fece seria.
"Cosa?!" Sbottai.
La ragazza scoppiò a ridere, prendendomi in giro, ma subito dopo Harry le scoccò uno sguardo di avvertimento.
Ludmilla smise allora di ridacchiare e arricciando le labbra mi diede l'indirizzo. "Sei proprio un musone." Mi rimproverò poi, senza smettere di far finta di essersi offesa per il mio non apprezzare il suo scherzetto.
"Oh glielo dico spesso anche io." Commentò Harry, facendole l'occhiolino. Ludmilla non riuscì a fare a meno di sorridere, facendo crollare la sua facciata impertinente.
"Per fortuna ci sei tu Harry." Punzecchiò la piccola, beccandosi una mia linguaccia attraverso lo specchietto e un "piccola peste" da parte del mio ragazzo.
Lasciammo Ludmilla un paio di isolati più avanti riempendola di numerosi richiami e avvertimenti affinché stesse attenta a ciò che faceva, poi ci rimettemmo in viaggio
"Mia madre ci ha invitato da lei questo pomeriggio. Non sono riuscito a dirle di no." Ammisi, mettendo una mano sul ginocchio di Harry, mentre l'altra rimaneva ferma sul volante.
"E chi riuscirebbe mai a contraddire Narcissa?" Affermò ironico, lasciandosi andare ad una risatina divertita. Annuii in accordo.
"Com'è andata a lavoro?" Chiesi poi, Harry sbuffò.
"Bene, se solo quella stupida di Cho non ci provasse spudoratamente con me in ogni momento della giornata. La cosa sta diventando davvero stressante. A proposito, Ron mi ha detto che Tom e Ginny si sono ufficialmente messi insieme..." Alzò gli occhi al cielo e fece un espressione un tantino schifata che mi fece sorridere.
"Chi si somiglia si piglia, no? Almeno quei due la smetteranno di intromettersi nella nostra di relazione." Risposi con sincerità. Parcheggiai davanti casa e scesi dalla macchina, lanciando le chiavi ad Harry in modo che aprisse il portone e poi la porta.
"Ho bisogno di una doccia." Mormorò entrando in casa e togliendo velocemente i vestiti, buttandoli di qua e di là sul pavimento.
"Da quando sei diventato così disordinato?" Lo ripresi afferrando uno ad uno i suoi indumenti con l'intenzione di andarli a posizionare nella cesta dei panni sporchi. Harry si affacciò dalla porta del bagno, ormai nudo, e ammiccò verso di me.
"Quelle sono le mie briciole di pane... se le segui mi trovi sotto la doccia." Fece, indicando se stesso con un occhiolino, facendomi rimanere di sasso. Da quando Harry Potter era diventato così sfacciato con me riguardo il sesso? Rimasi ad osservarlo per qualche istante, incapace di dire qualsiasi cosa, troppo sorpreso e meravigliato dalle sue parole. Subito però il ragazzo scoppiò a ridere, rivolgendomi una linguaccia impertinente, per poi sparire nel bagno. Lo sbattere della serratura e lo scattare sonoro della chiave nella toppa mi fecero risvegliare dal mio momentaneo stato di stasi e imprecai.''Ti ho fregato, Dray!'' Gridò Harry, mentre il rumore dell'acqua sovrastava la sua voce.Afferrai i suoi boxer dal pavimento e buttai tutto davanti la porta ormai sigillata del bagno, creando una piccola collinetta di panni sporchi ai quali aggiunsi i miei, per poi andarmene in camera, coprendomi con un asgiugamano in attesa che la doccia fosse di nuovo disponibile.Stetti per buttarmi sul letto e accendere il computer, consapevole che il Potter ci avrebbe messo delle ore intere a provvedere alla sua igiene, ma cambiai idea e tornai in corridoio.''Harry! Harry apri la porta! Devo andare in bagno!'' Piagnucolai ad alta voce, fingendo di star male.Nessuna risposta. ''Andiamo Moccioso, apri la porta o sarò costretto a farla sul pavimento... e fino a prova contraria le pulizie qui sono a carico tuo, quindi...'' Affermai in tono cantilenante, bussando con forza. Dovetti attendere per altri interminabili minuti prima che Harry si degnasse di fare ciò che gli avevo detto, ed ero ben consapevole che l'attesa fosse stata anche una mossa ben ponderata. Entrai nella stanzetta evitando di guardare nella direzione del mio ragazzo, e mi avviai a fare quel che dovevo, lasciando cadere a terra l'asciugamano che portavo in vita. ''Allora dovevi fare per davvero la pipì? Ero convinto mi avresti teso un agguato in piena regola.'' Disse mascherando la sua disapprovazione con un tono esageratamente allegro.
"Sembrerebbe quasi che ti dispiaccia che io non lo abbia fatto..." Risposi continuando a non guardarlo. Harry sbuffò. "Non è assolutamente vero."
Mi voltai verso di lui e sorrisi teneramente. "Sei un pessimo bugiardo, marmocchio." Lo presi in giro, dolcemente, facendolo arrossire e chiudere in un angolo della doccia, mentre io accennavo qualche passo avanti. Non ci fu alcuna replica, così mi affrettai ed entrai nella doccia, con il corpo a pochi centimetri da quello del mio ragazzo, ormai senza fiato. Avvicinai il mio viso al suo, tanto da poter sentire il soffio del suo respiro su di me e le sue labbra in attesa di essere a contatto diretto con le mie. Lasciai che a fare la prima mossa fosse lui, che allungò il collo per baciarmi, ma io mi scansai, portando il mio viso fuori dalla sua portata. "Ti ho fregato, Moccioso." Sussurrai nel suo orecchio, afferrando il flacone di sapone dietro di lui e cominciando a lavarmi, fischiettando soddisfatto. Harry per un attimo rimase imbambolato a guardarmi, con la faccia rossa come un peperone, poi sbatté i piedi per terra e divincolandosi uscì dalla doccia come una furia.
"Vecchietto bastardo." Mormorò, facendomi ridere.
"Allora, a cosa era dovuta tutta quella fretta?" Chiesi sedendomi in salone, seguito da Harry che prese posto su una delle poltrone singole, in un piccolo gesto di ribellione per il mio scherzetto in doccia. Mia madre passò lo sguardo su entrambi, confusa.
"C'è qualche problema tra voi?" Chiese apprensiva. Harry le sorrise rincuorante. "Niente affatto..." Disse, rivolgendomi poi un'occhiata truce. Sorrisi.
"Oh bhe, come dice lui." Affermai con un occhiolino al quale lui rispose con un gestaccio, eludendo la sorveglianza di mia madre, vigile sulla mia espressione tranquilla.
"Dov'è Minerva?" Chiesi approfittandone del silenzio della donna, consapevole che l'occasione fosse più unica che rara. Lei batté le mani e sorrise fiera. "Arriverà a momenti, non preoccuparti. È proprio per questo che vi abbiamo chiamati."
Disse cominciando a svolazzare per la stanza nel suo vestito verde acqua, lungo fin sotto i piedi. "È successo qualcosa?" Chiese Harry, preoccupato. La mamma si fermò davanti a lui e sorrise ancora. Stava diventando piuttosto inquietante. Stetti per aggiungere qualcosa alla domanda di Harry, quando Minerva entrò nella stanza, carica della sua compostezza, anche lei con un sorrisetto allegro stampato sul volto. "Vi prego ditemi che non avete deciso di fare qualcosa di stupido, come mettervi insieme." Dissi sconvolto, non riuscendo a mascherare il disgusto che la visione delle due donne insieme mi procurava. Harry mi rivolse uno sguardo che diceva come puoi anche solo pensare di poter commentare una scelta del genere? Tu sei gay.
Ma essere gay e vedere la propria madre mettersi con un'altra donna erano davvero due cose completamente diverse. Per fortuna Minerva troncò le mie fantasie sul nascere. "Ma quali sciocchezze vai blaterando." Mi richiamò, agitando nervosamente un foglio che aveva tra le mani.
"Allora? Qual'è la buona novella?" Chiesi allora, arricciando le labbra, preso da uno strano senso dì irrequietudine. Minerva scambiò un'occhiata con la mamma e mi porse il foglio che poco prima stava sbandierando davanti alla mia faccia. Lo tenni tra le mani per qualche secondo, timoroso di ciò che avrebbe potuto contenere quel misero foglio di carta ripiegato su se stesso; talmente concentrato da percepire appena le parole di mia madre che esortavano Harry a leggerne il contenuto con me. La mano del mio ragazzo fu subito sopra la mia, mostrandomi il suo pieno appoggio in qualunque caso. Forte del contatto con lui, aprii la pagina.
"Cosa?" Urlai non appena le parole marcate con l'inchiostro arrivarono ad essere carpite dal mio cervello.
Minerva e mia madre si erano sedute sul divano parallelo al nostro, e ci stavano guardando con le lacrime agli occhi. "Io non ci posso credere..." Mormorai commosso. Harry al mio fianco era rimasto in silenzio, anche lui troppo commosso e scosso per dire una sola parola. "Questo significa che..." Cominciai, Minerva annuì.
"Il terreno attorno ad Hogwarts ed Hogwarts stessa, ora è di tua proprietà." Ammise. Rimasi a bocca aperta, quello era un sogno che si stava realizzando davanti ai miei occhi. Avevo accanto a me le persone che più amavo nella vita, ed ora avevo anche un posto tutto mio, dove avrei potuto crearmi un futuro solido.
"Ma come è possibile?" Chiese Harry.
Questa volta fu mia madre a rispondere, mentre io andavo ad abbracciare Minerva.
"Il terreno era di proprietà di Minerva, così è bastata qualche firma qua e là per intestarlo a Draco... certo, quel posto ha bisogno di tanto lavoro, ma voi due insieme ne ricaverete qualcosa di stupendo. Ne sono certa"
Abbracciai anche lei.
"Siete due donne stupende." Mormorai. Entrambe ridacchiarono tra le lacrime.
"Te lo meriti, Dray, e anche Harry..." Sussurrò di rimando mia madre. Mi voltai verso il diretto interessato, che ancora con il contratto di acquisizione tra le mani, mi fissava orgoglioso. Sentii un nodo formarsi nello stomaco e le lacrime scendere sulle guance già bagnate. "Ehi, non piangere così. Tu sei un uomo." Mi rimproverò Harry, lasciandomi un bacio sullo zigomo, con un sorrisetto dolce.
"Il tuo uomo." Precisai, lui annuì.
Lo baciai e le sue labbra si mischiarono alle mie lacrime. "Ragazzi..." Borbottò Minerva, prendendoci in giro. Mia madre scoppiò a ridere.
Da quel momento il tempo passò così velocemente da sconvolgere il corso delle nostre vite in maniera irrefrenabile e irreversibile. Cominciammo i lavori ad Hogwarts, progettando di ricostruire il castello come in origine, in base ad alcune diapositive scattate molti anni prima, e dovevo ammettere che dopo quasi due mesi, il risultato era anche migliore delle aspettative.
I sotterranei del castello erano stati ristrutturati e adibiti a vero e proprio appartamento, che si estendeva in verticale, scalando uno dei torrioni gotici della struttura. Il salone più grande era diventato una bellissima sala di ballo, ed insieme a Harry avevamo pensato di sfruttare gli altri locali del castello per ospitare dei dormitori, così da creare un vero e proprio collegio per l'insegnamento della danza. Quello stesso settembre aprimmo le porte dell'Hogwarts Academy, con ben quaranta ballerini e ballerine a frequentare le nostre lezioni. Harry aveva ormai compiuto la maggiore età, e lasciato il lavoro al Market, aveva iniziato a dedicarsi agli studi alla Juilliard e all'insegnamento del balletto classico a Hogwarts.
"Draco! Puoi andare ad aprire la porta?" La sua voce roca fece capolino tra i miei pensieri, obbligandomi a lasciare il divano, per dirigermi verso l'ingresso, dal quale arrivava il suono del campanello. Aprii la porta e per poco non svenni.
"Pansy?" Chiesi. La ragazza se ne stava davanti la porta, con le mani dietro la schiena e lo sguardo allegro. Dietro di lei, Blaise mi sorrideva sornione, con una mano a grattarsi la nuca, in imbarazzo. "Blaise? Pansy?" Anche Harry si unì alla combriccola, confuso come me. Avevamo sentito spesso Blaise da quando aveva completato la sua missione all'FBI e preso congedo, eppure non aveva mai accennato al fatto che fosse rimasto insieme a Pansy.
Harry fu più bravo di me a prendere la situazione in mano, e fece accomodare i due in cucina, preparando il caffè, non prima di aver salutato con slancio suo fratello, abbracciandolo per circa dieci minuti. ''Allora, a cosa è dovuta questa vostra visita?'' Chiesi, mentre Harry si affaccendava agitato tra i fornelli. Blaise borbottò qualcosa tra sè, per poi rivolgere lo sguardo verso Pansy.
''Quando siete venuti a trovarmi l'ultima volta, non sono stato molto chiaro riguardo la mia relazione con Pansy, me ne rendo conto...'' Ammise, giocherellando con un braccialetto di cuoio che portava al polso sinistro. ''...in realtà potrebbe essere sembrato che lei fosse contro di me, ma la casa era controllata, e non ho potuto fare altrimenti.'' Si scusò. Pansy gli prese la mano e sorrise. ''Questo significa che il vostro fidanzamento è reale?'' Chiese Harry, indeciso se lasciarsi andare alla gioia di quella notizia o allo sconforto dell'ennesima omissione da parte di suo fratello. ''Sì stiamo davvero insieme. Sapevo della missione di Blaise sin dall'inizio, ed anche se può sembrare qualcosa di crudele, ero una delle spie che controllava mio padre. Ho scoperto i suoi affari quando ero molto piccola, e l'FBI mi ha dato la mia opportunità di riscattarmi, e di essere felice...'' Spiegò, non smettendo mai di guardare negli occhi Blaise. Sentivo il loro amore vibrare nell'aria come fosse stato qualcosa di tangibile. Mi sentivo così strano nel guardare la persona che pensavo di amare dal profondo del mio cuore, amare qualcuno a me totalmente estraneo. Il mio sguardo cadde su Harry, e subito un sorriso mi spuntò sulle labbra nel vedere le lacrime che gli scorrevano silenziose sulle guance. Era così sensibile da farmi sciogliere il cuore. Lo afferrai per un polso e lo trascinai verso di me, chiudendolo nel mio abbraccio. ''Sei tu la persona che amo di più al mondo.'' Dissi di slancio, sentendo il bisogno impellente di esplicitare quelli che erano i miei pensieri. Harry sbuffò. ''E ti pare questo il momento di dirmelo?'' Sussurrò imbarazzato nel mio orecchio. Entrambi eravamo consapevoli di avere gli occhi dei due ospiti puntati addosso. ''Siete davvero una coppia meravigliosa.'' Cantilenò Pansy, beccandosi una pacca giocosa sul braccio da parte del fidanzato. ''A proposito, ragazzi. Abbiamo deciso di rifare il matrimonio. Volevamo che ci fossero con noi le persone più importanti, e ovviamente mi aspetto di avervi come testimoni.'' Annunciò Blaise. Harry si voltò verso di lui, anche se rimase stretto tra le mie braccia. ''Fai sul serio?'' Chiese entusiasta. Blaise e Pansy annuirono. ''L'ultimo non è stato una gran cosa: agenti sotto copertura e arresti prima delle promesse, quindi...''
Blaise non fece in tempo a terminare la frase che suo fratello era già corso ad abbracciarlo. Per qualche minuti non ci fu nient'altro che l'eco delle nostre risate e la gioia del ritrovarsi, poi il rumore della caffettiera fece scattare Harry, che come un velocista, si affrettò a spegnere il fuoco e a versare la bevanda ad ognuno di noi.
''Ah Harry, stavo quasi per dimenticare.'' Erano passate diverse ore e ormai il buio aveva preso il sopravvento sulla luce e i due ospiti si erano decisi a lasciare l'accoglienza della nostra casa, quando Blaise si fermò sulla porta e tornò indietro, porgendo al mio ragazzo una lettera ben sigillata. ''E' da parte di Sirius. Ha premuto molto affinché fossi io a recapitartela.'' Disse, Harry annuì. ''Ci vediamo la settimana prossima.'' Gridò poi, chiudendosi la porta alle spalle e lasciandoci di nuovo soli.
Appoggiai la mano sula spalla del Potter e sorrisi. ''Dai aprila. Sono curioso di sapere come se la passa quel Malandrino.'' Lo obbligai. Harry rise e sventolandomi il pezzo di carta davanti la faccia, sfuggì alla mia presa e corse via. ''Se vuoi leggerla vienimi a prendere!'' Urlò tentando di sfuggirmi, cominciando a correre come un cretino tra il salotto e la cucina, inciampando poi sulla gamba del tavolo e finendo rovinosamente a terra. Cercai di non lasciarmi prendere dalle risate e lo raggiunsi per prestargli soccorso, ma lui si rialzò prontamente e con un sospiro si buttò sul divano. ''Mi siedo soltanto perché se prendo un'altra caduta così, posso dire addio alla Juilliard.'' Mormorò ferito nell'orgoglio, ma troppo cocciuto per ammettere la sua disfatta. Ridacchiai sotto i baffi e mi sedetti al suo fianco, proprio mentre lui apriva la lettera, dispiegando i fogli, in modo che la scrittura stretta e allungata di Sirius, potesse essere visibile ai nostri occhi.
Caro Harry,
Sono passati infiniti giorni dall'ultima volta che ti ho scritto, e anche se tutta la storia dell'organizzazione può considerarsi buttata alle spalle, non ho ancora voglia di lasciare l'abitudine di scriverti delle lettere per aggiornarti sulla mia vita. Lo sai bene che alla mia età non è facile cambiare, e purtroppo, non ho mai avuto un buon rapporto con la tecnologia, e mai lo avrò. Ho promesso tempo fa che sarei stato al tuo fianco durante la tua vita futura, e non ho la minima intenzione di venir meno alla mia promessa. Sono quindi lieto di annunciarti che la vendita della mia casa è andata a buon fine e già da qualche giorno risiedo in un caldo appartamento di New York, a soli pochi minuti di strada dalla tua nuova casa, Hogwarts. Ho saputo che la vostra accademia stra riscuotendo un discreto successo, e sono molto felice per questo. Non sono riuscito a conoscervi bene, ma ho capito subito che tu e Draco formate qualcosa di veramente unico e speciale, e quello che avete creato insieme ne è la prova. Adesso che sono così vicino a voi, spero di riuscire a compensare il vuoto della mia assenza in tutti questi anni. Spero di vederti crescere ancora ed esserti di appoggio, come i tuoi genitori sono sempre stati di appoggio con me. Questa è probabilmente l'ultima lettera che riceverai da parte mia. Da domani potremo finalmente parlarci faccia a faccia. Ti racconterò di come ho conosciuto James, di come la nostra amicizia è cresciuta negli anni, e di come il suo amore nei confronti di tua madre lo abbia reso felice. Harry, ho visto lo stesso amore nei tuoi occhi, nello sguardo che hai rivolto al tuo ragazzo quando credevi che lui non ti stesse guardando. Ho visto come la sua presenza al tuo fianco ti faceva essere forte. Forte come solo una persona innamorata può essere. Ti scrivo tutto questo, perché voglio che le mie parole rimangano impresse sulla carta, così che ogni volta che avrai un dubbio, potrai rileggerle, ed essere consapevole di quel che sei. Sei un ragazzo pieno di amore e Draco è colui che il tuo cuore ha designato come anima gemella, se ti conosco come spero, Harry, tutto questo ti ha spaventato a morte all'inizio, e forse ti spaventa ancora.Un amore così forte ed irrazionale non può far altro che paura, ma sappi che non c'è niente di più giusto e più sincero. Non provare vergogna per quello che provi, non limitare i tuoi sentimenti per vergogna, e non sottostare mai alla paura. James e Lili sarebbero fieri dell'uomo che sei diventato, e sarebbero felici per te e Draco. Non dimenticarlo.
Tuo, Sirius.
P.S. Anche se mi considero allergico alle nuove tecnologie, adesso ho un nuovo telefono. Chiamami.
''Harry?'' Richiamai. Il ragazzo singhiozzava silenzioso, con il figlio stretto al petto e le gambe incrociate sotto di lui. ''Stai bene?'' Chiesi, lui annuì. ''Sei sicuro? Non mi sembri molto...'' Ma non riuscii a terminare la frase che lui mi baciò, lasciando cadere la lettera sul pavimento e salendomi in braccio. ''Ti amo, Draco. Ti amo tantissimo.'' Disse senza riuscire a frenare le lacrime. ''Lo so, Marmocchio.'' Sorrisi. ''E ti amo anche io. Amo il tuo modo di arrossire quando dico qualcosa di troppo spinto, e il tuo modo di allontanarmi quando siamo circondati da troppe persone. Ti amo perché tu sei questo Harry.''
''Grazie Dray.''
Fine
#angolino autrice
Si lo so, penserete di certo che sono pazza. Avevo accennato al fatto che mancavano diversi capitoli alla fine, ma come avete appena potuto vedere, ho scelto una strada differente. Avrei voluto ampliare molto tutte le situazioni principali, ma il tempo è mio nemico, e avrei finito soltanto per scrivere qualcosa di troppo confuso e inadatto, così ho deciso di concludere questa storia. Chiedo scusa e spero che possiate apprezzare quest'ultimo capitolo. Fatemi sapere cosa ne pensate lasciandomi un commento qui sotto e/o accendendo la stellina.
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