Capitolo 7 -Draco-
Domanda del giorno:
Preferite che io scriva dal punto di vista di Draco, di Harry, o (come fatto fino ad ora) dal punto di vista di entrambi?
Al locale non riuscii a concentrarmi neppure per un attimo, troppo perso nel fatto che Harry in quel momento si trovava di fatto in casa mia.
Avrei voluto lasciare tutto lì, lasciare il palco, l'esibizione, il mio lavoro, e correre da lui. Sentivo di doverlo proteggere, sentivo di non poterlo lasciare da solo neppure per un attimo, perchè se lo avessi fatto, di sicuro lo avrei perso.
Ero a metà della mia prima canzone quando mi resi conto di non avere più la forza di continuare.
Non sapevo per quale motivo Harry stesse diventando così essenziale, ma senza di lui, anche ballare perdeva di significato. Volevo delle risposte, volevo delle certezze da parte sua. Saltai giù dal palchetto e corsi via, superando gli spogliatoi e continuando a correre oltre la porta di servizio, per la strada. Sentii Luna e Hagrid chiamare il mio nome a gran voce, ma non tornai indietro e neppure mi voltai.
Il sudore mi gelava la pelle nuda del petto, i polmoni chiedevano più aria, che io però non riuscivo a dare loro.
Non avevo mai fatto la via verso casa così velocemente. In poco più di cinque minuti arrivai al portone e, trovandolo aperto, salii fino al mio piano. Avevo il fiato corto e le gambe mi tremavano per lo sforzo, quando cominciai a bussare sul legno scuro della porta del mio appartamento, per una, due, tre volte... Poi pensando che Harry potesse essere ancora addormentato, utilizzai le chiavi di riserva per entrare. Il silenzio che mi accolse fu quello dell'assenza. Non c'era nessuno. Ero arrivato troppo tardi. Se ne era andato. Lo avevo perso.
Con la porta ancora aperta alle mie spalle, mi diedi un'occhiata in giro, per essere sicuro che la mia non fosse soltanto un'illusione.
Le stanze erano, però, tutte vuote.
Possibile che Harry se ne fosse andato per davvero?
Probabilmente si era reso conto che io non ero il ragazzo che credeva, ed approfittandone della mia temporanea assenza, era scappato via. Presi un respiro più profondo degli altri e cercai di pensare lucidamente.
Corsi verso il telefono di casa e feci il suo numero, ma questo risultava staccato. Andai a chiudere la porta e tornai al telefono, che ora aveva preso a squillare. "Harry?" Chiesi alzando la cornetta. Ci fu un attimo di silenzio, poi la voce di Blaise mi portò ad una smorfia frustrata.
"Cos'è, adesso tieni più a mio fratello che a me?" Ridacchiò, anche se sapevo che il suo tono ironico nascondeva la sua perplessità. Sospirai e sorrisi, anche se sapevo Blaise non potesse vedermi. "No, scusami, gli avevo detto di chiamarmi quando tornava a casa, dato che è stato qui ad allenarsi, quindi pensavo fosse lui." Dissi la prima cosa che mi venne in mente, e suonò anche piuttosto veritiera. Blaise emise un verso di comprensione. "Oh, non preoccuparti allora. Ho appena chiuso con lui e mi ha detto che era a casa a studiare. Quindi puoi stare tranquillo." Le sue parole mi fecero bloccare il fiato in gola. Mi ci vollero infatti alcuni secondi per riuscire a rispondere.
"Ah va benissimo. Ora devo andare a lavoro... Ti chiamo quando ho piú tempo, così parliamo con piú calma." Feci distratto. Non sentii la risposta di Blaise, mentre allontanavo da me la cornetta, prima di chiudere del tutto la chiamata.
Quindi Harry era tornato a casa, dopotutto. Era stata colpa mia. Avevo in un certo qual senso abusato di lui e della sua gentilezza, scambiandola per qualcosa di piú intimo. Lo avevo costretto ad accettare i miei sentimenti per lui, quando fino a quel momento aveva dovuto accettare quelli che provavo per suo fratello.
Presi una maglietta al volo dal divano e la indossai, tornandomene da dove ero scappato. Era meglio tornare a lavoro, prima che anche Domenico si fosse accorto della mia fuga e mi avesse licenziato.
Per fortuna quando arrivai al locale, ricevetti soltanto alcune domande preoccupate da parte di Luna, ma nulla che non potei dirottare con una scusa banale, quale quella di un'urgenza a casa. Domenico non c'era ed io tornai alla mia solita routine fatta di tavoli e balletti. Fon la mancanza di Blaise il mio turno sfiorò record mai visti e fui costretto a rimanere al Durmstrang fino alla chiusura che avvenne alle quattro passate. "Vuoi un passaggio?" Luna chiuse il suo armadietto e si mise la borsa sulla spalla con eleganza. Scossi la testa. "No. Torno a piedi." La rassicurai ringraziandola ugualmente per la sua proposta, lei annuì e mandandomi un bacio volante, se ne andò. "Draco!" Sentii gridare. Finii fi mettere la mia roba nello zainetto e mi diressi verso il mio capo, che mi aveva appena chiamato dal suo ufficio. "Mi dispiace trattenerti ancora, ma volevo darti un anticipo. Ultimamente sei sempre qui. Te lo meriti." Fece sorridendomi mentre mi porgeva un assegno. Ricambiai il sorriso, anche se non riuscivo ad essere del tutto contento. In quel momento il mio unico pensiero era Harry. "Sicuro di star bene? Forse hai bisogno di una pausa. Ti sto decisamente facendo lavorare troppo." Domenico si alzò dalla sua sedia girevole e mi venne incontro con gli occhi sbarrati per la preoccupazione, stetti per rassicurarlo, ma lui non mi diede modo di ribattere alle sue frasi.
"Questa settimana prenditela di ferie, okay?" Disse dandomi delle pacche ben assestate sulla spalla, facendomi quasi male. "Ma Dom... Blaise non c'è. Se mandi in ferie anche me chi rimane qui al locale?" Chiesi stordito.
Lui sorrise ancora. "Non andremo in fallimento. Troverò qualcuno per questa settimana. Ho bisogno di te in forma, non di un cadavere che va in giro per i tavoli." Detto questo mi spinse verso la porta e poi verso l'esterno del locale, con la chiara intenzione di congedarmi.
"Grazie Dom." Dissi ancora.
Lui mi fece l'occhiolino, poi se ne tornò dentro, chiudendo la porta a chiave e lasciandomi da solo. Il cielo era scuro come la pece e non c'era neppure una stella, anche la luna rimaneva nascosta dietro le dense nuvole nere. Respirai a pieni polmoni l'aria fredda della notte e mi avviai a passo spedito verso casa.
I
n giro non c'era nessuno, come ci si poteva aspettare alle quattro di notte, ma la cosa mi metteva una strana agitazione addosso quella notte.
Entrai nel mio palazzo e dovetti sbattere più volte il portone per farlo chiudere del tutto, dato che il meccanismo era difettoso. Sospirai.
Aprendo la porta di casa la luce della televisione, messa con il volume al minimo, mi fece spaventare a morte, facendomi saltare come una molla. Chiusi piano la porta e andai verso il divano. Harry dormiva accoccolato ad una mia felpa, con l'aria serena di chi non aveva problemi nella vita.
In quel momento non potei fare a meno di sorridere e accovacciandomi accanto al divano, gli accarezzai il viso con dolcezza.
Harry aprì un occhio, poi un altro, guardandomi assonnato.
"Tu sei qui." Sussurrai con il timore che i miei fossero solo miraggi dovuti alla stanchezza. Harry mi guardò confuso."Dove avrei dovuto essere, scusa?" Chiese con la voce impastata, addossandosi alla testiera del divano e facendomi spazio, in modo da farmi sedere accanto a lui.
"Sono tornato qui e tu non c'eri. Blaise mi ha detto che eri a casa tua e..." Non finii di parlare. Harry si alzò mettendosi seduto anche lui, in modo che i nostri visi furono uno di fronte all'altro. "Draco. Ero andato a prendere i libri a casa. Non li hai messi in valigia." Sussurrò sulle mie labbra, facendo sciogliere ogni mia paura. "Quindi non sei scappato via." Mormorai in cerca di rassicurazioni, Harry dovette capirlo, perchè mi prese per la nuca e mi baciò a fondo, anche se le sue guance si imporporarono per la vergogna del suo stesso gesto.
"Io non scappo da nessuna parte." Disse con qualche difficoltà, ma le sue parole furono talmente sincere da spiazzarmi.
"Andiamo a dormire." Dissi allora, alzandomi per poi riabbassarmi su Harry per prenderlo in braccio. Lui sbarrò gli occhi e provò a sfuggire invano alla mia presa.
"Smettila di avere questi scatti!" Mi rimproverò dandomi dei pugni sul petto. Sorrisi stanco.
"Per questa volta lasciami fare... Ho sonno e senza di te non riuscirò a dormire..." Biascicai appoggiandolo sul letto e supplicandolo con lo sguardo. Lui sbuffò, ma si mise sotto le coperte e mi fece spazio. Tolsi i vestiti e mi fiondai al suo fianco, abbracciandolo stretto e imprigionandolo nella presa delle mie gambe. "Non ti metti il pigiama?" Chiese quando misi la testa nell'incavo del suo collo, respirando il suo profumo. Scossi la testa mormorando qualcosa di sconnesso.
"Okay Draco. Buonanotte." Disse allora dolcemente, aggiustandosi su di me e ricambiando la stretta.
"Notte." Feci io. Non fui convinto di averlo detto per davvero o se lo avessi solo pensato, dato che un attimo dopo piombai in un sonno quieto e senza sogni.
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