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Capitolo 10

"Il linguaggio è lo specchio dell'anima: qual è la vita, tale il  parlare."

-Seneca il giovane


Mi ritrovai nell'auto delle forze dell'ordine, che probabilmente mi stavano portando nell'interrogatorio.

«Allora ragazzo, ti decidi a parlare o no?» Mi disse l'agente, abbastanza spazientito quanto me.

«Le ho già detto tutto ciò che so. »

Ma ovviamente non sapevo nulla, né chi avesse rubato il quadro, né tantomeno a che ora.

Arrivammo nel carcere di Roma più vicino, e mi spedirono direttamente in cella, in attesa dell'interrogatorio.

«Cazzo, che situazione di merda.» Dissi ad alta voce fra me e me.

«Che stolto che sei.» Sentii alle mie spalle mentre rideva... ma perché me lo ritrovavo sempre tra i piedi?

«Ti diverte avermi messo in questa situazione?» Gli chiesi, dato che era colpa sua.

«Ed io cosa c'entro?» Mi chiese, per poi andarsene via ridacchiando.

Stupida sagoma uscita male.

...

«Forza novellino, in piedi.» Sentii una voce massiccia provenire dall'esterno della porta.

Mi alzai e mi diressi verso di lui, che puzzava di sudore e aveva qualche kilo di troppo. Nel mentre, ci dirigemmo verso la sala.

Mi sembrò uno di quei clichè americani, dove in ogni poliziesco trovavi sempre il poliziotto grassone, corrotto e con una ciambella rosa in mano pronto a dirti "Io ci provo. Insomma, faccio il poliziotto o il pescivendolo?"

...Ma che cazzo guardavo da adolescente, oltre a serie TV ed anime?

Continuammo fino ad arrivare in sala: presentava un lume abbastanza luminoso, che lumeggiava appena la minuscola stanza, predisposta da un tavolo e due sedie. Una era per me, l'altra per l'investigatore che mi sarà di fronte a farmi inutili domande, dato che non c'entravo nulla.

«Bene.» Affermò, osservando le mie informazioni dal curriculum e sistemando i fogli. «E così tu sei Satoru.»

«Già, e sono stato portato q-»

«no tranquillo, non mi devi spiegazioni.» Mi disse, e pensai che quest'uomo col cappello avesse già capito che si trattava di un equivoco.

«Ormai i delinquenti come te li conosco molto bene.»

Ok, mi sbagliavo. Improvvisamente sentii un pianoforte dall'altro lato della stanza, con una musica di quelle che non appena le senti, ti vien da dire "so cool".

«Mi scusi, ma è normale che qui ci sia...» Non riuscii a finire la frase, che l'uomo si tolse il cappello e mise un piede sul tavolo, con aria di superiorità.

«Certo che è normale, ed ora fila in cella!» Esclamò, ed io lo guardai in maniera abbastanza stupefatta.

Ma che razza di interrogatorio era questo? Mi sembrarono i tempi in cui giocavo con Kaede, e gli altri....

SATORU'S FLASHBACK

5 anni fa

«Forza Satoru, prova a prenderci!» Esclamò ******, mentre scappavano da me, il poliziotto.

«Non ci prenderai mai.» Mi disse ******, che era la più veloce di tutti quelli che avevo conosciuto finora.

Era una normalissima giornata, un po' nuvolosa. Ed io ed i miei amici giocavamo a guardie e ladri in un parco pieno di fiori e persone, che ogni giorno portavano qui i bambini a giocare, proprio come faceva il mio papà.

«Forza Christina, sei lenta come una lumaca.» Urlò uno dei due divertito, mentre Christina, abbastanza affannata cercava di sfuggirmi.

«PRESA!» Urlai toccandole la spalla.

Senza fermarmi, corsi ridendo ad acchiappare quei due furfanti, ma non mi accorsi che Christina era caduta a terra, probabilmente per la troppa stanchezza.

«Hey Christina... umh... tutto bene?» Le chiesi, mentre lei stava stesa a terra, con i suoi lunghi capelli rossi che ricoprivano quella parte di terreno.

Non mi rispose. Vedi arrivare mio padre e gli altri due per soccorrerla, dato che non mostrava alcun cenno di riprendersi.

«Scherzetto» Vidi Christina con lo sguardo su di me, e mi misi a ridere anch'io, anche se con una risata un po'spaventata.

...

Ci stendemmo tutti e 4, ed iniziammo a parlare del più e del meno per tutta la giornata.

«Non provare mai più a fare uno scherzo simile, chiaro?!» Disse ******, con sguardo arrabbiato.

«Sisi, ma è stato divertente vedere la faccia di Satoru.»

«Ah e così ti diverti sulle mie facce eh?» Dissi a Christina, abbastanza turbato.

«Un "po' tanto"»

«Un po'- che?» Le chiesi, mentre lei iniziò a ridere ed io avevo perso il filo del discorso.

«Lascia stare. Piuttosto, come mai tua sorella è rimasta a casa?»

«Mah, chi se ne frega.» Le dissi franco.

FINE SATORU'S FLASHBACK

Già, c'erano tempi in cui litigavo con mia sorella. Anzi, praticamente bisticciavamo sempre, e mio padre era sempre lì a provare di farci fare pace, e ritornare ad abbracciarci tutti e 4 insieme.

Mentre continuavo a pensare tra me e me, in cella, incontrai uno strano tipo: alto, con una lunga barba e vestiti con strisce bianche e nere, che esprimevano perfettamente la sua espressione cupa.

«Ciao, tu devi essere Satoru, il nuovo arrivato.» Mi disse con tono pacato, quasi spento.

«Sì... come conosci il mio nome?» Gli chiesi, mentre notai il ciondolo che portava al collo, a forma di chiave.

«Domanda corretta. Semplicemente io conosco il nome di quasi tutti i carcerati in questo luogo.» Affermò, ma non mi accorsi che notò i miei occhi, che continuavano a fissare il ciondolo.

«Ti piace? Sai, questo è un regalo di mio fratello, prima che mi lasciasse.» Continuò «Non ho mai saputo che fine abbia fatto, o se sia ancora vivo. Non ho sue notizie da anni, ormai.» Mi raccontò, toccando il ciondolo a forma di chiave.

«Capisco, mi dispiace...» Gli dissi con tono basso, guardando il pavimento, alquanto sporco.

«Tranquillo... piuttosto, come hai fatto a finire qui dentro?»

«Onestamente, non lo so neanche io. L'unica cosa che so è che ci sono stato trascinato ingiustamente, e voglio uscire.»

«Interessante. Non sai quanti dicono le stesse cose, più e più volte; proprio come te.» Disse, senza alcuna emozione o ripensamento.

Era molto diretto quest'uomo, e altrettanto vecchio. Mi chiedo da quanto tempo sia qui dentro.

«Dell'opinione di un vecchio rinchiuso da anni, sai, me ne faccio ben poco.» Gli dissi francamente, quasi per provocarlo, anche se non era mia intenzione.

«Sei davvero simpatico, ragazzo. Spero di rincontrarti» Mi disse, con lo sguardo perso nel vuoto.

...

Il giorno successivo, vidi arrivare una guardia verso la mia cella, per portarci la "colazione", se così poteva essere chiamata.

Finita la colazione, dove nessuno dei due proferì una parola di troppo, vidi arrivare un'altra guardia, che si dirigeva proprio verso la nostra cella.

«Puoi uscire.» Mi disse, mentre apriva la porta per permettermi di andarmene, ed io lo guardavo ben poco sorpreso.

Prima di uscire, mi guardai alle spalle, verso il povero uomo che stava seduto, fissando il nulla, come se stesse aspettando qualcosa... o qualcuno, che non arriverà mai.

«Addio ragazzo, stammi bene.»

Quelle furono le sue ultime parole che io udii, prima di lasciare la struttura, ed incontrare i miei amici. Nessuno di loro mi aveva visto uscire dall'hotel, ma per qualche strano motivo, erano qui.

«Satoru, ero così preoccupata...«» Disse Sakura, ma non me ne curai più di tanto. Invece, abbracciai molto forte Christina e Izumi.

Senza che mi pesasse, guardai involontariamente Sakura, guardarmi a sua volta in maniera molto arrabbiata.

Non c'era un motivo preciso per il quale non me ne curavo di lei, né potrei immaginarlo, perché effettivamente non mi ha fatto nulla per essere odiata o cosa.

«Siamo felicissimi che tu sia ritornato, eravamo così preoccupati» Disse Christina quasi con gli occhi lucidi, per poi darmi un calcio sulla gamba.

E direi che sta volta me l'ero meritato, nonostante non abbia fatto nulla.

«Ragazzi, ho solo una domanda... come avete fatto a capire che non ero stato io?» Chiesi incuriosito.

«Beh, semplicemente la polizia è venuta direttamente in hotel stamani, probabilmente gliel'avrai detto tu.»

«Io?» Gli chiesi, quasi più confuso di prima

«Già, altrimenti non si spiegherebbe come siano venuti a sapere che avevi preso una camera in hotel poche ore prima del furto... sbaglio?»

«Già... probabilmente è andata così.»

Terminato il discorso e firmati i vari moduli, uscimmo dalla struttura e visitammo ancora un po' Roma, raggiungendo quasi il Vaticano.

Pensare che qui, miliardi anni fa, abbiano combattuto gladiatori e siano morti grandi uomini della storia, tra cui gli imperatori di Roma, ad esempio Giulio Cesare. Pensare che qui si svolgevano feste, fiere mercantili e si affermava l'enorme impero, insieme al papato, formando lo stato della chiesa... era davvero tanto esaltante quanto interessante, mi faceva venir voglia di rimanere qui per molto più tempo.

Ma sicuramente fra un po'ci saremmo spostati...

«Allora Satoru, dove ci dirigeremo domani?» Mi chiese Izumi, mentre lo guardai pensieroso per la risposta che dovevo dargli.

«Beh...» Sì, non avevo ancora pensato alla prossima tappa. Così mi fermai e ci pensai, ma...

«PAESTUM!» Urlò Sakura in mezzo alla folla, quasi come se le fosse venuto un colpo di genio.

«In real-» Prima di concludere la frase, notai tutti gli altri annuire alla sua idea, perciò non potei contraddirla.

«E va bene... prossima tappa, Paestum!» Affermai con aria da leader, mentre tutti gli altri mi guardarono divertiti.


-Ciao guysss. Finalmente hanno scelto la prossima tappa, e fortunatamente a Satoru è andata bene.

Personaggi strani, personaggi misteriosi, citazioni sparse in giro per i capitoli... eheh.

Col tempo vi posterò anche un cap con tutte le immagini usate per il libro... buona lettura e a mercoledì con il capitolo 11!

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