#62. Principessa
Tw: Age gap
(sono 10 anni di differenza, lui ne ha 34 e lei 23/24 ma so che può essere un problema per qualcuno quindi mi è sembrato giusto dirvelo prima)
Non lo dirò mai abbastanza, SE MENTRE LEGGETE QUALCOSA VEDETE CHE NON È NELLE VOSTRE CORDE, SMETTETE DI LEGGERE. Non c'è nulla di male nel capire quali sono i propri limiti e porsi dei confini.
Buona lettura
62. Principessa
Principessina del cazzo.
"Toglimi le manacce di dosso!" Mi dice dando uno schiaffo alla mia mano. "E non guardarmi in quel modo!"
"Mi fai incazzare, entra e basta"
Quando ho accettato questo lavoro ero sicuro di potercela fare, di poter ignorare la sua espressione altezzosa e quegli occhi azzurri. Eppure sono al secondo giorno e mi sento impazzire, questa ragazzina mi fa impazzire.
"Non voglio" Soraya Nott punta i piedi a terra e non si smuove.
"Ti prenderò in braccio, Soraya, e ti trascinerò dentro, cosi che tutti possano vedere la principessina Nott sballottolata in giro dalla sua guardia del corpo"
Lei mi fissa, i suoi occhi mandano lampi. "Lo dirò a mio padre"
Alzo gli occhi al cielo. "Diglielo, mi paga per starti dietro"
Voglio capire quando, esattamente, sono passato da generale auror a babysitter. Forse quando Theodore Nott ha deciso di chiedere un favore a mio padre, e la scelta era tra me e mio fratello, che ha problemi ben più grandi che occuparsi di una ragazzina.
Quindi ho accettato, con non poca irritazione.
"Non voglio andarci, non puoi costringermi"
Sono stufo di lei, quindi la afferro per la vita e la tiro su una mia spalla. "L'hai voluto te" Dico tenendola per le gambe.
"Fammi scendere" Mi da dei pugni sulla schiena ma la ignoro e cammino dentro il gala con lei sulla spalla. "Potter! Mettimi giù o comincio a strillare!"
"Bene, ti metto giù" affermo. "Ormai siamo dentro, devi solo scendere le dannate scale e chiacchierare con questa gente per un'ora o due, facile"
La metto a terra per ritrovarmi le sue iridi azzurre addosso, le braccia incrociate al petto e un'espressione da ragazzina viziata sul viso, i suoi capelli scuri sono leggermente gonfi dalla posizione in cui l'ho costretta.
"Ti farò licenziare" Dice irritata.
Rido. "Amerei vederti provare"
"Finirai come tutti gli altri" Sostiene lei.
"Dubito" Affermo. "Ora scendi le scale, sono dietro di te"
Lei pesta un piede a terra con rabbia, ma poi obbedisce e scende le scale, finalmente.
La ragazzina mi fa dannare ma è un lavoro breve e un favore che sto facendo a papà. Non importa se non la sopporto, se vorrei urlarle contro ogni volta che mi mette quella faccia da viziata. Fa niente, devo ignorare tutto e comportarmi come l'auror professionale che sono.
Soraya Nott, qui, ha deciso di far incazzare qualcuno di pericoloso. Non si sa neanche chi, l'unica cosa che so è che hanno tentato di rapirla dalla camera da letto, lei ha lottato e il rapitore è scappato appena il signor Nott è entrato in stanza. Perciò ha bisogno di protezione e sorveglianza, almeno la maggior parte del tempo.
La guardo mentre imbronciata ignora tutti e va a prendere da bere. Sono pochi passi dietro di lei, abbastanza vicino se qualcuno vuole farle del male ma abbastanza lontano per non essere di intralcio.
Un uomo le si avvicina, le sorride e la intrattiene con qualche chiacchiera. Lei sembra annoiata e ben presto lui se ne va.
Principessa, è così che la chiamano tutti, e non in senso positivo. È colpa dell'espressione altezzosa che ha in viso 24 ore su 24 e di come tratta la gente.
Non sono la sua prima guardia del corpo e non sarò l'ultima. Suo padre è importante, un deputato, talmente ricco e conosciuto che ha lui stesso guardie del corpo. Sua figlia, però, fa di tutto per far fuggire a gambe levate chiunque debba farle da babysitter. Però, io non sono qui solo per la paga, io sono qui per un favore, quindi la moretta non mi spaventerà facilmente.
Soraya mi guarda e mi fa cenno di avvicinarmi. Sospiro profondamente e obbedisco, affiancandola. "Cosa vuoi?" Chiedo.
"Andare via" Dice, la voce lamentosa. "Ti prego, Albus, mi guardano tutti e non voglio parlare a questa gente"
Alzo gli occhi al cielo. "Un'ora, poi ti porto via" Dico serio. "Tuo padre mi ha raccomandato, devi stare un altro po'."
Lei sbuffa, mi guarda male, e va verso una delle poche poltrone disponibili. La seguo e la guardo, mentre fissa l'uomo di mezza età che la occupa.
"Signorina Nott" Lui dice, alzandosi.
"Spostati" Ordina. Lui mi guarda ma io ho una facciata di ghiaccio, poi torna a guardare lei. "Devo ripeterlo?"
Non mi sorprendo quando se ne va, senza dire un'altra parola.
La mora si siede e sospira come di sollievo. Poi mi guarda. "Mi serve un po' d'acqua"
"Non sono il tuo cameriere, falla comparire"
Lei sbuffa forte. "Ti prego" Supplica tirando fuori il labbro inferiore. "Ti renderò la serata un po' meno infernale"
Sospiro ma faccio comparire un bicchiere d'acqua, glielo porgo. "Sei una ragazzina viziata" dico quando lei lo afferra.
"Che carino che sei Potter" Mi da un buffetto sulla mano.
Insopportabile.
*
Soraya's pov
Odio tutti. Non riesco a respirare in questo vestito del cazzo e lo sguardo della gente addosso mi fa venire l'orticaria.
Cazzo. Vorrei urlare, tirare fuori tutta la rabbia e la frustrazione che provo, spaventare tutti questi stronzi attorno a me, che appaiono gentili e sorridenti ma che, nelle mura domestiche, sono le peggior vipere.
Poi, odio dover fare la carina con questi stronzi, odio dover essere una brava ragazza solo perchè così i giornali scriveranno cose belle su di me. Che si fottano, mi hanno quasi rapita, non mi interessa cosa pensa la gente del mio carattere.
Un uomo si avvicina, mi offre un drink e un sorriso. "Signorina Nott, è bellissima" dice, la voce come velluto ma i suoi occhi sono quelli di un predatore - non mi fido.
È un uomo, più vecchio dei miei ventirè anni ma, secondo me, più giovane dei trentaquattro della mia guardia del corpo, di Albus Potter.
Accetto il drink solo perchè la sua mano tesa è troppo vicina alla mia faccia e voglio che faccia un passo indietro.
Tendo il bicchiere ad Albus, che lo prende e lo fa sparire in un secondo.
Nonostante odio sinceramente questa storia della guardia del corpo, Albus Potter mi capisce meglio delle altre tre che ho avuto, non fa domande inopportune e obbedisce quasi sempre. Certo, è testardo e obbedisce di piu agli ordini di mio padre, ma la sua presenza non mi disturba come quella delle altre guardie.
"Non accetto drink da sconosciuti" Dico all'uomo. Mi metto in piedi e gli offro un sorriso freddo. "Ma grazie"
"Comprensibile" L'uomo non smette di sorridermi e mi tende una mano. "Oliver Helther"
Gli sorrido poi guardo Albus. "Possiamo andare a casa, ora?" Gli chiedo. "Questa festa è noiosa"
Il moro sospira, i suoi occhi verdi sembrano molto infastiditi, anche se ha una buona maschera di ghiaccio. Annuisce con un rigido cenno del capo ed io sorrido.
"Ciao, Oliver" dico all'uomo, poi allungo una mano verso il Potter e mi faccio smaterializzare via.
"Non c'è bisogno di essere così stronzi con tutti" Dice Albus nel momento in cui atterriamo in piedi nella mia camera.
"No, ma mi diverte" lui sospira ed io gli do le spalle. "Slacciami il vestito" ordino. "Non riesco a respirare"
Lo percepisco, mentre dibatte con se stesso sul mandarmi a fare in culo o obbedirmi.
Forse è stanco, perchè sospira di nuovo poi mi tira giù la zip.
"Sono qui fuori" Dice. "Vai a dormire"
"Buonanotte" Lo guardo uscire.
*
Non riesco a dormire. Sono settimane che non riesco a dormire. Mi appisolo per un'ora, o due al massimo, poi mi sveglio tremante, aspettandomi un uomo vestito di nero sopra, che mi tappa la bocca e tenta di portarmi via.
Sono ormai le quattro di mattina ed io sono stufa di rigirarmi sul letto. Mi tolgo le coperte di dosso e mi metto una vestaglia per coprire l'intimo con cui stavo dormendo.
Quando apro la porta della mia camera, la testa di Albus si gira di scatto e una sua mano si posa sulla sua bacchetta al suo fianco.
"Tutto apposto?" Chiede, sorpreso di vedermi in piedi a quest'ora.
"Mhmh, ho fame" Dico camminando a piedi scalzi verso la cucina. Lui mi segue, ovviamente, a pochi passi di distanza.
Sono due settimane da quando quell'uomo ha provato a rapirmi, e sono quattro le guardie del corpo che ho cambiato in questo lasso di tempo. E odio essere seguita, essere osservata costantemente.
"Tu non dormi mai?" Chiedo entrando in cucina e aprendo il frigorifero.
"Alle otto vado via e torno dopo pranzo. In quel lasso di tempo, un altro auror prende il mio posto. Ma sta fuori casa e controlla il perimetro"
"E se volessi uscire?" Chiedo tirando fuori l'occorrente per un panino.
"Non esci mai, Soraya" Dice secco, i suoi occhi su di me e sul coltello che tengo in mano.
Rido. "Vero. Ne vuoi uno?" Chiedo indicando il panino.
"No, grazie" continua ad osservarmi. "Passi le notti senza dormire?" Chiede. "Anche ieri sera non hai fatto che muoverti"
"Sei entrato mentre dormivo?" Chiedo.
"La porta rimane almeno un po' aperta, per sicurezza" afferma. "Non dormi?"
Mordo il panino e mastico, evitando di rispondergli. Quando ingoio, lui ancora mi fissa con aspettativa. "Che palle" borbotto. "Non dormo tanto, da quando uno stronzo ha provato a rapirmi mentre lo facevo"
Qualcosa nel suo sguardo si ammorbidisce. "Sei stanca, però" Afferma. Lo so che vede le mie occhiaie e la mia pelle pallida.
Non sono stanca, di più. Ma non riesco a dormire, non ci riesco. "Fino a quando non lo catturerete, non riuscirò a dormire."
Albus sospira. "Non permetterò che ti prenda" afferma serio.
Rido. "Catturatelo" dico seria. Scendo dalla sedia e torno nella mia stanza, con lui alle spalle.
*
Albus' pov
Soraya aggrotta le sopracciglia quando entro con lei nella stanza, trascinando la mia sedia con me.
"Cosa fai?" Chiede, le sopracciglia chiare aggrottate.
"La guardia. Sto dentro, così da assicurarmi meglio che nessun uomo tenti di portarti via" Così che lei si senta più al sicuro, e magari riesca a chiudere occhio.
"Lo so cosa stai facendo" Dice incrociando le braccia al petto. "E non voglio la tua compassione"
"Non è compassione, è il mio lavoro"
Storce il naso. "Vuoi guardarmi dormire per le prossime quattro ore?"
"Nessuno ti porterà via sotto il mio sguardo" Dico, e lo credo. Prendo il mio lavoro molto sul serio, sono sedici anni che lo faccio e lo amo come il primo giorno.
Lei sbuffa. "Non te ne andrai" Dice. La fisso senza risponderle e lei sbuffa ancora. "Bene, guardarmi dormire, pervertito" poi si leva la vestaglia di dosso, lasciandosi in intimo. Salta sul letto e mi lancia un'occhiata, a sfidarmi a dirle qualcosa.
La ignoro, perchè è esattamente così che i miei altri colleghi si sono licenziati. Lei faceva di tutto per incasinarli, anche usando il suo corpo.
Mi siedo e appoggio la testa contro il muro. La osservo rigirarsi per minuti, poi, finalmente addormentarsi.
Sembra come se il fatto che sono qui dentro, con lei, l'abbia rassicurata, perchè dorme ininterrottamente per ore. Quando mi alzo e me ne vado, lei è ancora addormentata.
*
La trovo dormiente nella libreria, quando rientro, dopo pranzo. Sospiro e la copro con un plaid, poi mi posiziono a pochi passi da lei.
Mi concedo di osservarla, per la prima volta da quando ho cominciato a lavorare per lei. È una bella ragazza, ha un'aria da stronza che sicuramente molti amano. La sua pelle è pallida, molto più chiara della mia, e il suo viso è privo di troppe imperfezioni. I suoi capelli scuri sono lisci ma gonfi, li ha legati in una treccia - più tardi si lamenterà mentre tenterà di levare i nodi, ed io la guarderò arrabbiarsi per questa cazzata e lanciare la spazzola.
Ogni giorno con lei è così, imprevedibile e mai noioso. Mi fa incazzare spesso, non ascolta mai e ha la brutta abitudine di ignorarmi quando le consiglio qualcosa. Anzi, a volte fa l'opposto giusto per infastidirmi. Ma lo vedo, quanto è sola e spaventata, so che quello che le è successo non le è passato attraverso, la sento urlare per gli incubi e la guardo agitarsi tentando di prendere sonno.
Quando si sveglia, i suoi occhi azzurri si posano su di me, sospira, poi li chiude ancora. "Dormito bene?" Chiede, la voce roca.
"Sì, e tu?"
Lei sorride leggermente. "Ho fatto un sogno sconcio su di te" Afferma aprendo gli occhi per guardarmi. Mi sorprende, non posso mentire, e il mio stomaaco si stringe. "È stato divertente ma sono anche un po' eccitata, ora"
Sospiro. "Interessante"
"Vuoi fare qualcosa a riguardo?"
"No"
Lei ride e si mette seduta. "Noioso, l'altra guardia mi piaceva di più"
"Quella che è stata licenziata per averti toccato?" Chiedo. "Se ricordo bene, aveva il doppio della tua età"
"Era carino" le bugie le escono così bene dalle sue labbra.
"Lo odiavi. Hai detto a tuo padre che ti guardava in modi strani e ti sei messa a urlare quando ti ha toccato"
Alza le spalle. "È vero, era uno stronzo" afferma. "Gli ho dato un calcio nelle palle però, è stato divertente"
"E le altre? Perchè le hai fatte fuggire?"
"Non mi piacevano" si passa le mani sui capelli. "Erano deboli, sono scappati in fretta" Mi osserva con attenzione, mi sento sezionato. "Tu invece..." fa un sorrisetto. "Vedremo quanto durerai"
Stringo i denti e la fisso negli occhi. "Siamo qui per proteggerti, farci scappare non ti beneficia in alcun modo"
"Non ho bisogno di protezione" Dice secca. "Se le guardie di mio padre avessero fatto il loro lavoro, nessuno sarebbe entrato dalla mia porta e nessuno avrebbe provato a rapirmi"
"È un errore per cui hanno pagato. Sai che li ha licenziati"
Lei sbatte le mani sul divano, gli occhi azzurri gelidi - vedo tanta rabbia oltre a quella facciata di ghiaccio, e altrettanta paura. "Non basta"
*
Soraya's pov
Due settimane. È già più di quanto hanno resistito le altre guardie.
Ho fatto la pazza, l'ho tentato con il mio corpo e mi sono comportata come la peggior principessina viziata esistente.
Ma Albus Potter non demorde.
Ha mantenuto la faccia di ghiaccio quando ho urlato contro ai miei domestici - che per inciso, erano stati informati prima e mi hanno tenuto il gioco -, è rimasto impassibile quando ho girato davanti a lui in intimo e non ha detto una parola quando ho battuto i piedi per un paio di scarpe che il negozio non aveva.
Un santo, o forse ha un'ottima faccia da poker.
Ma non demordo. Dargli fastidio è il mio divertimento quotidiano, dato che mio padre mi ha esonerato dall'università, fino a quando non troveranno il rapitore - ha pagato ingenti somme di denaro al preside per fargli chiudere un occhio sulle mie assenze.
"Mi annoio" Dico sbuffando.
Albus neanche mi guarda, la sua postura rigida e le mani dietro la schiena.
"Potterr" Mi lamento.
"Non stai meditando? Medita" Dice secco.
Sbuffo e stendo le gambe davanti a me, sul materassino da yoga viola. "Ho già meditato abbastanza, e mi annoio lo stesso"
Non dice nulla, non mi guarda e mi da fastidio. Mi metto in piedi e mi avvicino a lui, posizionandomi direttamente di fronte al suo corpo, neanche un passo a separarci.
Lui mantiene la postura e neanche il suo viso cambia espressione. Io mi metto in punta di piedi ed ispeziono la sua faccia. "Possiamo fare una passeggiata?" Chiedo, le mie labbra a pochi centimetri dalle sue.
"Fai un passo indietro e ci penserò" Dice guardandomi negli occhi.
Rido e appoggio una mano sulla sua spalla, per tenermi dritta - lui non sembra minimamente toccato dalla cosa.
Torno con i piedi per terra e il mio sguardo cade sulla pistola al suo fianco. "Perchè porti una tale arma babbana?" Chiedo abbassando la mano a sfiorargliela.
Lui mi afferra il polso immediatamente. "Perchè ci sono incantesimi oscuri che annullano temporaneamente la magia di un mago e perchè possono spezzarmi la bacchetta o portarmela via"
"Fammela toccare" Dico tirando la mia mano intrappolata.
"No"
"Perchè?" Sbuffo.
"Perchè sei una ragazzina viziata e mi spareresti per intrattenimento"
Non è vero... beh... "Sarebbe divertente, buona idea, posso?"
Lui prende un respiro lungo e profondo, come se stesse cercando la forza, poi mi guarda male. "No, Soraya"
"Non sparerei agli organi vitali. Mirerei ad una gamba, o un braccio. La magia ti curerà immediatamente" Insisto con divertimento.
I suoi occhi sono seri. "No"
Metto su un broncio. "Sei noioso"
"Mettiti a leggere" Mi ordina.
"No, voglio fare una passeggiata. Ho passato tutta la giornata chiusa in casa, voglio camminare"
"Domani mattina ti porto fuori, prometto" Dice serio, e so che posso contare sulle sue parole. "Magari ti metto anche un guinzaglio" aggiunge.
Rido. "Mh, non so se mi dispiacerebbe"
I suoi occhi si sgranano leggermente, le sue iridi si oscurano e a me viene da ridere ancora di più, perchè finalmente ho ottenuto una reazione.
"Domani" dice.
"Ora, Potter, o esco da sola"
Lui mi guarda serio, ed io ricambio con altrettanta determinazione. Poi sospira. "Vai a vestirti" dice.
"Sono già vestita" Dico indicando la mia tenuta da yoga - i pantaloncini viola e il top a maniche lunghe dello stesso colore. Mi stringe tutto come una seconda pelle e l'ho messo apposta per tentare la mia guardia del corpo, che non mi ha degnato di un secondo sguardo.
Lui sospira ancora - posso vederlo chiedersi cosa ha fatto di male per meritarsi un tale lavoro. Poi annuisce e in dieci minuti siamo fuori casa.
È tardi, poco meno di mezzanotte, ma la mia famiglia possiede il parco che circonda la casa e ed è veramente difficile superare gli alti cancelli che lo delimitano. Però, non si sa come, l'uomo che ha tentato di rapirmi ce l'ha fatta. Ha superato loro e i cani da guardia.
Cani che vengono ad annusarci nel momento in cui usciamo dalla porta d'ingresso. Accarezzo Bravo dietro le orecchie, lui si prende le coccole per qualche secondo, poi mi si posiziona al fianco come un bravo cane da guardia e mi segue per tutta la passeggiata. Alfa, invece, l'altro cane, torna a delimitare il perimetro.
"Dovresti dormire" Dice Albus camminando a pochi passi da me.
"Sai, non vedo la differenza tra te e Bravo" dico accarezzando il cane. "Anzi, forse Bravo è migliore di te, almeno lui non parla e non pretende di sapere cosa dovrei fare"
Albus sta in silenzio per qualche secondo. "Perchè sei una tale stronza?" Chiede, facendomi sorridere.
Questo uomo sarà pure pagato per stare al mio fianco, ma di certo non si tiene i suoi pensieri per sè come le altre guardie. Certo, però, Albus Potter non può essere licenziato, è qui per fare un favore a mio padre dopotutto.
"Mi diverte" Affermo.
Lui fa una risata cattiva. "Certo"
Mi fermo e così fanno sia Albus che Bravo. Mi giro per guardare il primo. "Sì, mi diverte vedere come le persone reagiscono a quello che dico. La maggior parte ride e finge che io stia scherzando, perchè nessuno oserebbe rispondermi male, non alla figlia del deputato Nott"
"Io ti rispondo male" Dice il Potter.
"Infatti, con te mi diverte di più" Gli do un buffetto sul petto.
"Secondo me, hai paura" Afferma serio. Rido ma non dico niente, aspetto che finisca. "Hai paura e sei furiosa, per questo ti comporti come una ragazzina"
Faccio un passo in avanti e punto un dito sul suo petto. "Non ho paura di niente"
"Non è vero" Dice. "Hai paura, per questo non dormi, mangi a malapena e ogni volta che entri nella tua stanza le tue spalle si irrigidiscono e impallidisci un po'."
"Mi psicanalizzi?" Chiedo ridendo, nonostante le sue parole hanno toccato qualcosa dentro di me, che mi fa vedere rosso. "Io almeno non sono un generale auror ridotto a fare da babysitter ad una ragazzina. Bella carriera"
"Tuo padre ha pregato in ginocchio per me, perchè vuole proteggerti, invece tu continui con la recita della principessa viziata"
Spingo il dito nel suo petto. "Magari non è una recita"
La sua faccia mi dice che secondo lui è una perfetta recita. "Torniamo dentro, hai preso abbastanza aria e devi dormire"
Sbuffo, metto su un broncio che so lo infastidisce e lo spingo, tornando verso la casa.
*
Albus' pov
Qualcosa non va, quando ci avviciniamo alla porta della sua camera.
Non riesco a impedirle di entrare ma, invece di restare fuori per farla cambiare, entro dentro con lei.
"Cosa fai?" Chiede intenta a togliersi la maglietta sportiva. La ignoro e vado a controllare le finestre. "Fai come vuoi, guardone" Borbotta togliendosi la maglia e infilandosi una tshirt che è il doppio di lei.
La guardo avvicinarsi al letto, poi bloccarsi, tutto il sangue sul suo viso scompare e lei diventa pallida come un morto. "Cosa?" Chiedo.
"Potter" Allunga una mano verso di me ed io sono subito al suo fianco.
Individuo subito ciò che l'ha terrorizzata e la tiro alle mie spalle, guardando con attenzione la fotografia sul suo cuscino.
"Come ha fatto?" Trema ma io tengo un braccio all'indietro, a proteggerla. "Come?"
La ignoro per un attimo e mando un paio di patroni. Poi faccio scomparire la foto e mi giro a guardarla. "Respira" dico afferrandola per le braccia. "Soraya, guardami e prendi un bel respiro" lei mi guarda, il suo respiro è tremante ma tenta di obbedirmi. "Non permetterò che niente ti faccia del male, okay?"
I suoi occhi si riempiono di lacrime e finalmente la vedo per la ragazza di ventitré anni che è, non per la principessa fredda che vuole mostrare a tutti.
Il suo labbro trema e nel momento in cui le lacrime le macchiano le guance, lei mi abbraccia.
Sospiro, e la tengo a me, accarezzandole la testa. "Ora ti troviamo un posto dove sdraiarti e ti preparo un tè, okay?" Chiedo. Lei annuisce.
Sussulta terrorizzata quando sente il rumore forte della smaterializzazione e degli auror riempiono la sua stanza. Vedo mio padre guardarmi, poi da ordini su cosa fare.
"Andiamo, Soraya, coraggio" Spingo la ragazza fuori dalla stanza.
Chiamo il signor Nott e gli spiego cosa è successo. "Oh amore" Lui prende le mani alla figlia e si inginocchia davanti a lei, seduta sul divano del salotto.
"Vi lascio un attimo e aggiorno mio padre" Dico loro.
Soraya sposta immediatamente lo sguardo su di me. "No" Dice. "Devi restare qui"
"Torno subito, due minuti, promesso. Ci sono diversi auror dentro casa e sei con tuo padre, non ti può succedere niente, giuro"
Lei non mi crede, mi fissa mentre salgo le scale e sembra terrorizzata, quindi cerco di fare il più velocemente possibile.
"Come è entrato?" Chiedo a mio padre, dopo avergli mostrato la foto.
Lui osserva la piccola polaroid che mostra me e Soraya fuori in giardino, il cane nero con noi. La mora mi sta puntando un dito contro il petto e sembra combattiva, io invece sono freddo e indifferente. È stata scattata pochi minuti fa e posizionata strategicamente sopra il suo cuscino.
"Non è chiaro" Dice papà. "Abbiamo raccolto tutto quello che c'è da raccogliere ma qualcuno all'interno lo sta aiutando, è impossibile altrimenti"
Annuisco. "Se fosse stata a letto, poteva provarci di nuovo"
Cazzo, Soraya è già traumatizzata dalla prima volta. Ora non riuscirà più a chiudere occhio.
"Per questo sei con lei" afferma lui. "Devi essere più attento, questa foto è ravvicinata"
Guardiamo entrambi la fotografia, e si, ci sono solo una manciata di metri tra noi e il potenziale rapitore, ed io non ho percepito alcun pericolo. "Torno da lei, finite qui e poi sigillate il posto, non la farò dormire di nuovo su quel letto"
Papà annuisce, mi guarda con attenzione ma lo ignoro ed esco, tornando da Soraya.
*
"Chiudi gli occhi, ti prego" Le dico per l'ennesima volta.
"Non riesco" Borbotta fissando il soffitto della camera degli ospiti.
Camera che ho chiuso a chiave e su cui ho applicato così tanti incantesimi protettivi che per oltrepassarli ci vorrebbero dieci ore e i migliori maghi.
"Sei salva, Soraya, sono qui, con gli occhi aperti. Tu devi solo fidarti e dormire, non andrò via"
"Vai via alle otto" Dice secca lei, spostando la testa e incrociando il mio sguardo.
"Non 'sta sera" affermo. "Oggi resto tutto il giorno"
Lei sospira ma scuote la testa. "Non riesco. Se chiudo gli occhi, vedo una maschera nera sopra di me e sento delle mani sul mio corpo"
Sospiro e mi alzo dalla mia sedia, la afferro e la trascino fino al suo letto. Lei mi guarda mentre prendo posto al fianco del materasso e le offro una mano. "Tienimi la mano e chiudi gli occhi, così sentirai me e nessun altro"
Lei tentenna ma alla fine mi afferra la mano, poi chiude gli occhi. Non dice niente, quindi funziona.
Quando si addormenta, finalmente posso tirare un sospiro di sollievo.
Sono distrutto ma mantengo gli occhi aperti, anni di militare mi hanno insegnato a non permettere alla stanchezza di sopraffarmi.
Soraya dorme per due ore, poi mi stringe la mano e comincia a mormorare nel sonno. Piagnucola e mi artiglia il dorso della mano.
"Tranquilla" le accarezzo il braccio e le stringo le dita. "Shh"
Lei strilla, poi spalanca le palpebre e mi fissa. Vedo il terrore nelle sue iridi azzurre, ma appena incontra il mio sguardo si rilassa.
Chiude gli occhi e si sfrega il viso con la mano libera. "Perchè a me?" Mormora asciugandosi le lacrime. Singhiozza e si mette seduta.
Non lascia la mia mano, la tiene e la avvicina al suo corpo. "Ti porto del tè" dico piano. "Ti calmerà"
Faccio per alzarmi ma lei mi guarda con terrore. "No" Strilla. "Non lasciarmi, non voglio il tè"
"Cosa vuoi allora?" Chiedo gentilmente.
È terrorizzata e ciò mi fa dolere il cuore.
Mi guarda, gli occhi azzurri indecisi. "Puoi tenermi?" Chiede quasi sussurrando.
Aggrotto le sopracciglia. "Abbracciarti?"
Annuisce, i suoi occhioni preganti.
Lo farei, per far scomparire quell'espressione spaventata, ma... "Sto lavorando" Dico piano.
Lei si morde un labbro e annuisce ancora. "Scusa"
Salazar, mi sento uno stronzo.
Stringo i denti e prendo un bel respiro. "Per pochi secondi" mormoro.
Lei mi guarda, annuisce e salta giù dal letto.
Faccio per alzarmi e abbracciarla ma lei è più veloce e sale sulle mie gambe, sedendosi sulle mie cosce e abbracciandomi.
Le circondo la schiena con un braccio e la tengo, questa sedia non è comoda per due persone ma faccio del mio meglio perchè lei stia bene.
"Grazie" sussurra infilando il viso nel mio collo.
Sospiro e le accarezzo la schiena, l'altra mia mano sulle sue cosce. Lei mi stringe più forte, respira profondamente e passa una mano sul mio petto.
La lascio fare, perchè è calma, finalmente.
Guardo la sua nuca e penso che non dovrei permetterle di avvicinarsi così, perchè è un lavoro ed è molto più piccola di me. Ma non posso neanche perdere la fiducia che ha in me, non ora, almeno.
"Vai a letto, ti terrò la mano" Dico piano ma lei non risponde. "Soraya"
Non impiego molto per capire che si è addormentata di nuovo. Sospiro e la tengo stretta, alzandomi e mettendola delicatamente sul letto. Lei si agita e apre gli occhi. "Non andartene"
"Sono qui" Prometto. "Chiudi gli occhi, non ti lascio, te lo giuro"
Lei tira su con il naso ma annuisce e mi permette di metterla sotto le coperte. Le afferro una mano con entrambe le mie e spingo la sedia più vicina al letto.
Lei mi tira la mano stretta alle sue fino a quando non è premuta sul suo petto. Sospira e si riaddormenta.
Non mi muovo, la guardo dormire e torno a chiedermi quando sono passato da generale a babysitter, e poi ad orsetto di peluche.
Sorrido e scuoto la testa, almeno dorme.
*
"Uno dei domestici è un complice" Dice Soraya fissandomi.
Non dico nulla, la guardo e basta.
"Dobbiamo capire chi" Afferma, le braccia incrociate al petto.
Continuo a non rispondere. Sono talmente stanco che non voglio sprecare energie a dirle che non è compito suo.
"Rispondimi, Potter!"
Sospiro e non riesco a trattenere uno sbadiglio.
Lei aggrotta le sopracciglia e inclina leggermente la testa, a guardarmi. "Sei stanco?" Chiede ma non attende risposta. "Sdraiati" si sposta e indica il divano dove è seduta.
La biblioteca della casa è il suo posto preferito e siamo qui da qualche ora. Lei ha mangiato, poi ha fissato il soffitto in silenzio, e dopo ancora si è lamentata.
"Sto bene" Dico secco. "Dormi tu"
"Vieni qui e siediti, almeno. Non c'è bisogno che stai in piedi"
Alzo le sopracciglia. "Ti interessa?" Chiedo sorpreso.
Lei mi guarda male. "Vieni a sederti, prometto che io mi sdraierò e tenterò di prendere sonno"
In effetti, stare seduto mi aiuterà e se questo significa costringerla a dormire, anche meglio. Quindi sospiro e mi vado a sedere all'altro capo del divano. "Ora sdraiati e dormi" dico.
Lei alza gli occhi al cielo ma obbedisce. Mi sorprende, però, quando decide di posare la testa sulla mia coscia e usarla come cuscino. "Tu chiudi gli occhi. C'è anche l'auror di ricambio fuori, anche se non vuoi andare a casa"
Mi sorprende che l'abbia notato, è molto più sveglia di quanto vuole mostrare. "Ti sentirai al sicuro, se mi addormento?" Chiedo.
"Hai fatto duecento incantesimi, quando siamo entrati qui dentro, e c'è l'altro auror fuori" afferma guardandomi. "Poi, sei qui di fianco a me"
Quindi si sente al sicuro. "Bene, se tu dormi, chiuderò gli occhi anche io"
Sono ventotto ore che non dormo, per non parlare del fatto che sono due settimane che riesco a dormire solo una manciata di ore. Quindi mi sento morire e so che se non chiudo gli occhi per qualche ora, non riuscirò ad essere abbastanza lucido, se le succede qualcosa.
Lei sorride leggermente e annuisce. Poi mi prende una mano e intreccia le nostre dita. "Sei caldo" dice premendo il mio dorso contro la sua guancia.
Sospiro e mi sistemo meglio sul divano, appoggiando la testa sull'alto schienale. Con un incantesimo tiro il plaid su di lei. "Dormi" dico.
Quando chiude gli occhi, lo faccio anche io.
*
Soraya's Pov
Mi sento al sicuro.
È così assurdo? Mi sembra di impazzire, ma con lui... mi fa sentire bene, protetta.
Ho dormito tre ore e non ho avuto un incubo. E ieri notte sono riuscita a dormire fino alle sette di mattina.
Lui ancora dorme, e per la prima volta sono io a fare la guardona.
Ho ancora una sua mano tra le mie, ieri mi ha calmato, sapere di averlo al mio fianco, quindi voglio continuare a dormire con le nostre dita intrecciate ancora. Per sempre, se necessario.
Lo osservo dormire per diversi minuti, mi calma e non è che io abbia chissà cosa altro da fare. Poi, sono sicura che se mi muovo di un millimetro, si sveglierà.
Chiudo di nuovo gli occhi e respiro profondamente.
Quello che è successo ieri sera mi terrorizza. Sento un macigno sul petto e la bile in gola ogni volta che ci penso.
Non so chi mi abbia preso di mira, se è per colpa mia, e ho offeso qualcuno che non dovevo offendere, o se è per colpa di mio padre. Forse vogliono rapirmi per un riscatto, papà non ha mai nascosto che sono la persona che ama più al mondo, quindi forse vogliono soldi. Ma non ci sono passi avanti, ormai è più di un mese e nessuno ha scoperto niente.
Addirittura, è riuscito ad entrare in camera mia di nuovo e a farci una foto da vicino.
Quando apro gli occhi, incontro quelli verdi di Albus. Lui mi osserva serio, finalmente ha un po' più di colore sulle guance, e mi sembra che sappia perfettamente a cosa stavo pensando.
"Cosa c'è?" Chiede piano.
"Sei carino quando dormi" Dico divertita, perchè non posso esprimergli quanto terrorizzata sono, mi ha già vista debole in più occasioni, più di chiunque altro.
"Grazie" Si stiracchia e inclina la testa da un lato all'altro, massaggiandosi il collo.
Mi metto seduta e gli lascio la mano. Lo guardo da oltre una spalla, mentre si massaggia il collo e poi controlla che abbia sia la pistola che la bacchetta.
"Vado in bagno" Dico mettendomi in piedi.
Lui è immediatamente alzato, torna alla postura da auror e mi guarda come in attesa.
Alzo gli occhi al cielo ma esco dalla biblioteca.
"Ti ricordo il gala di beneficenza di sabato" Dice il Potter, seguendomi a breve distanza.
Grugnisco e quando gli lancio un'occhiata, posso giurare di vedere l'ombra di un sorriso.
*
Albus' pov
Ora, lo vedo.
Prima credevo che Soraya fosse solo una ragazzina viziata e che quindi si comportava di conseguenza. Credevo che fosse stronza con tutti perchè non rispettava nessuno.
Invece, ora lo vedo. Soraya Nott prova disagio in mezzo alla gente. Non vuole che nessuno la tocchi e li guarda tutti come se sapesse esattamente che tipo di persone siano.
"Beneficenza" Sbuffa una risata. "Questa gente non sa neanche cosa sia la beneficenza, lo fa solo per pubblicità"
Li osservo. "Chi non lo fa?" Chiedo. Conosco anche io il tipo, sono pur sempre figlio di mio padre.
"Papà dona anche di nascosto" Dice. "All'associazione per i tumori al sangue"
Malattia per cui sua madre è morta.
Non dico niente e lei sbuffa. "Sono già stufa, voglio andare a casa"
"Vuoi trovare una poltrona in cui sederti?" Le chiedo, parzialmente ironico.
Lei sorride e scuote la testa. "Devo stare al fianco di papà" Borbotta. "Aiutami a cercarlo"
Un'ora e mezza dopo, l'asta che hanno fatto per beneficenza è finita ed io ho osservato Theodore Nott chiacchierare con tutti, mentre sua figlia era al suo fianco.
A suo favore va che il deputato ama veramente la figlia. L'ho già notato altre volte, per non parlare del fatto che ha letteralmente supplicato mio padre in ginocchio. Theodore la presenta a tutti con orgoglio, le tiene la mano e le accarezza la schiena come un ottimo padre. E Soraya gli vuole altrettanto bene, e si comporta decentemente con tutti quelli che lui le fa incontrare.
"Ci rincontriamo" Oliver Helther, l'uomo dell'altra volta, le tende una mano.
Lei non la afferra e lo osserva con attenzione.
"Oliver, hai già conosciuto mia figlia" Il signor Nott gli stringe la mano al posto di Soraya. "Amore, lui è il figlio del deputato Helther, te lo ricordi?"
Soraya non sembra impressionata. "No" dice secca. "È un piacere"
Il signor Nott la guarda un attimo, poi osserva Oliver, in un modo che mi ricorda la freddezza della figlia - sembra elaborare che a Soraya non piace, e che quindi neanche lui si fida. "È stato un piacere vederti, salutami tuo padre" Gli da una pacca sul braccio e porta via la figlia.
"Posso andare a casa ora?" Gli chiede lei. "Sono stanca"
"Resta ancora qualche minuto, fai un giro e prendi da mangiare, okay? Fammi sapere quando vai via"
Soraya sbuffa ma annuisce, camminando poi via. La seguo, ovviamente, e mi avvicino a lei, più dei tre passi di distanza che ho tenuto in queste ultime settimane.
"Hai sonno?" Chiedo sussurrando, quando si appoggia ad una colonna, abbastanza lontana dalla calca.
"No, voglio tornare a casa a leggere il mio libro"
Mi scappa una risata e lei sorride soddisfatta. "Dovevo aspettarmelo"
"Mi puoi portare del succo?" Mi chiede, guardando i camerieri che girano con champagne e vino.
"Succo?" Chiedo alzando le sopracciglia.
"Odio l'alcol e qui servono solo quello. Non ho portato la bacchetta, perchè tanto ho te, non ho bisogno di altro"
Scuoto la testa - ovviamente pensa che io posso procurarle quello che le serve, la principessa viziata. Eppure, non mi infastidisce come mi avrebbe infastidito tre settimane fa.
Le faccio comparire del succo in un calice da champagne e lei ride, afferrandolo e bevendone un sorso.
Noto immediatamente Oliver Helther che viene verso di noi. Il ragazzo non molla la presa e mi insospettisce non poco.
Porta due calici pieni di quello che reputo vino rosso e ci sorride. "Credevo non avessi niente da bere, ti ho portato qualcosa, ma mi hai battuto sul tempo" Dice divertito.
È un bel uomo, si vede che è nato nella ricchezza, indossa abiti pregiati e ha persino fatto una manicure, ma ha una irritante insistenza.
"Lo vuoi tu?" Chiede a me, tendendomi il calice.
La mia espressione è dura. "Sto lavorando" dico secco.
Lui sorride e alza le spalle, facendo scomparire l'alcol. "Siete uguali, voi due" dice indicandoci.
"Ah si?" Soraya alza un sopracciglio e sorseggia il suo succo.
"Già, entrambi spaventosi" Ride, un po' in imbarazzo. "Scusami se ti sto tallonando, mio padre vuole che ti conosca, dato che siamo quasi coetanei, ed io non posso realmente dirgli di no"
Le spalle di Soraya si rilassano leggermente. Annuisce. "Capisco"
"So che siete un po' scossi per quello che è successo, non voglio spaventarti, solo offrirti una mano amica" le allunga una mano, ancora.
Lei sospira ma questa volta la accetta. "Grazie"
Lui annuisce e le fa un bel sorriso. "E mi piacerebbe, se volessi uscire con me, di tanto in tanto"
Stringo i denti e sento il brutto sentimento della gelosia stringermi il cuore. Ma non dico niente, lo sopprimo e sposto il peso da una gamba all'altra, solo per diminuire un po' la tensione che mi sta montando in corpo.
Soraya mi lancia un'occhiata curiosa, poi torna a guardare Oliver. "Non penso sia il momento giusto, ma grazie"
Lui le scuote ancora una volta la mano, poi gliela lascia. "A tua disposizione" le fa un mezzo inchino drammatico che le strappa un sorriso, e poi va via.
"Andiamo" Le dico, offrendole una mano.
"Aspetta, saluto papà, così non si preoccupa" Annuisco e la seguo.
"Portala a casa sana e salva" mi dice suo padre quando lei lo saluta.
"Come sempre, signore" Dico serio. Soraya alza gli occhi al cielo, come se lo reputasse drammatico.
Le tendo una mano e lei me la afferra, ma poco prima che riesca a smaterializzarci, una voce ci ferma.
"Albus Potter!"
La riconosco immediatamente e sospiro, sfortunatamente non lo posso ignorare. "Sergente" Dico, raddrizzandomi di fronte all'uomo davanti a noi.
Soraya aggrotta le sopracciglia ma mi stringe una mano e rimane al mio fianco.
"Sono anni che non ti vedo, come stai?" Il sergente Zin mi tende una mano ed io gliela stringo, continuando a tenere quella di Soraya.
"Bene, signore, sto lavorando" Dico serio.
Odio questo uomo. È stato il mio sergente all'accademia, più di dieci anni fa e, dal momento in cui mi ha visto, ha deciso di rendermi l'allenamento un inferno, perchè, secondo lui, il nome di mio padre non importava.
Alza le sopracciglia e sposta lo sguardo su Soraya, io mi inclino leggermente verso di lei, l'urgenza di proteggerla molto forte, anche dal suo sguardo scettico.
"Sei nella sicurezza personale, ora?" Chiede, il disprezzo nel suo tono.
Soraya si agita, mi stringe la mano forte e vedo il suo viso diventare di ghiaccio.
"Albus è generale" Dice lei, il tono di sfida. "Non ha un più alto grado di sergente?" Chiede fingendosi confusa.
Trattengo un sorriso. "Sì" accarezzo il palmo della sua mano con il pollice.
Il sergente contrae la mascella e guarda bene Soraya. "Sei una bella principessa, signorina Nott" Dice facendomi incazzare - sa benissimo chi è e non dovrebbe sorprendermi. La guarda dall'alto al basso. "Mi domando chi mai vorrebbe farti del male" sorride. "Per fortuna, Albus Potter è qui a protegerti. Buona serata"
Allunga una mano e fa per toccarle il braccio, come se fossero abbastanza intimi da darle una pacca di saluto.
"Non ci provare o te la spezzo" Dico alzando la voce - la sua mano si blocca a mezz'aria.
Non mi muovo, lo guardo fisso negli occhi, i miei hanno sicuramente un'espressione assassina.
Soraya si sposta leggermente dietro di me mentre lui ritira il braccio.
Lo guardo con sfida, attendo che dica qualcosa, qualsiasi cosa così ho una buona scusa per dargli un pugno.
"Andiamo?" Soraya si agita leggermente e mi tira la mano. La guardo e i suoi occhi sono seri, come se mi stesse dicendo di ricompormi e portarla via.
"Sì, andiamo" Torno a guardare il sergente, lo fisso fino a quando la smaterializzazione non ci fa scomparire davanti ai suoi occhi.
Soraya ride, quando atterriamo nella sua nuova camera da letto. La guardo corrucciato, l'irritazione non del tutto scomparsa.
"È stato divertente" Dice lasciando la mia mano e dandomi la schiena. Sospiro e le tiro giù la zip del vestito. "E molto sexy, mi sa che ti sognerò ancora"
Alzo gli occhi al cielo, ormai abituato al suo leggero flirt. La osservo mentre il vestito azzurro che indossava le cade ai piedi - la sua schiena è nuda e un brivido mi attraversa lo stomaco. Lei ride ancora, poi entra nel bagno privato, chiudendo la porta.
Quando esce, ha i capelli bagnati e una maglietta larga sopra l'intimo. La guardo sbadigliare e salire sul letto, afferrando il libro che stava leggendo.
Io sto in piedi di fianco alla porta. Sospiro, apro la bocca per parlare ma non so come ricordarglielo, così la chiudo ancora. "Io... mh" Non ci credo, che questa principessina mi abbia fatto mancare le parole, sono agitato, nervoso, come se non ne avessi diritto.
Lei alza lo sguardo, i suoi occhi azzurri si puntano nei miei. "Cosa?"
"Domani ho chiesto un giorno libero" dico piano. "Te lo ricordi? Te l'ho detto"
Il suo viso si indurisce leggermente. "Non me lo ricordavo" dice. "Ci sarà Aaron?" L'altra guardia.
Annuisco. "Ti starà attaccato come io adesso"
Si morde un labbro e distoglie lo sguardo. "Okay" Mormora, la sento fredda, come se volesse nascondermi le sue emozioni.
"È da tanto che non sto con la mia famiglia" E mi sto anche giustificando! Cosa mi sta facendo questa ragazza?.
Lei annuisce, gli occhi tornati sul suo libro. "Capisco"
"Soraya" dico serio, le ordino di guardarmi. Solo quando lo fa, parlo. "Dimmi" sono secco, mi deve dire cosa ne pensa, come una ragazza grande, non può fare di nuovo la principessa, non con me.
Stringe le labbra tra di loro. "Mi fido solo di te" sussurra. "Ma un giorno non mi ucciderà, lo giuro"
"Torno domani sera" Dico, quasi dolcemente. "Aaron è bravo e se succede qualcosa mi chiamerà subito"
Annuisce e sembra un po' più convinta. "Okay" Chiude il libro e lo mette via. "Voglio dormire"
Sospiro e mi avvicino alla sedia di fianco al suo letto, lei striscia sotto le coperte e appoggia la testa sul cuscino, girandosi per guardarmi. Mi tende una mano ed io gliela afferro. "Dovresti provare a dormire senza toccarmi" dico serio.
Lei alza gli occhi al cielo. "Non riesco a dormire senza toccarti"
"Dovresti provarci" Non sarò qui per sempre, vorrei aggiungere.
Scuote la testa e mi stringe la mano. Chiude gli occhi e, come sempre, ha bisogno di un po' per addormentarsi.
*
Guardo l'orologio al mio polso e sospiro - sono stanco ma devo stare sveglio. Guardo Soraya, dormiente, e poi il bagno a pochi metri da noi.
Le tolgo delicatamente la mano dalla mia e mi alzo, facendo il minimo rumore riesco ad entrare in bagno e a socchiudere la porta.
Mi lavo la faccia e le mani, mi sto guardando allo specchio, osservando le brutte occhiaie sotto i miei occhi, quando sento uno strillo.
Il mio cuore smette di battere, spalanco la porta e corro verso il letto.
Sospiro, sollevato che nessuno abbia tentato di portarla via nei cinque minuti in cui sono stato in bagno, ma il mio stomaco si stringe a vederla avere l'ennesimo incubo.
Si agita, io mi avvicino e le prendo una mano, accarezzandole la schiena, tentando di calmarla, ma non passa, non fino a quando non spalanca lo sguardo, mi allontana spaventata e si siede, strisciando lontano da me.
"Soraya" Dico sussurrando.
"Oh" lei sospira, si preme le mani sul cuore che scommetto le sta esplodendo nel petto. "Scusami"
Scuoto la testa. "Tranquilla, bevi un po' d'acqua" le tendo il bicchiere pieno, che tiene sempre sul comodino.
Lei lo prende e beve avidamente, poi me lo restituisce. "Scusa" mormora tornando a sistemarsi dalla parte del letto in cui dorme di più, quella più vicina alla mia sedia. Si copre con il piumone e si abbraccia le gambe. "Lo odio" Sussurra appoggiando la fronte sulle ginocchia. "Lo odio così tanto" Tira su con il naso. "Non riesco a dormire bene, non riesco. Ho costantemente questa paura addosso, mi mangia da dentro" alza il capo e mi guarda. "Mi abbracci?" La sua voce è così spezzata, così triste che il mio cuore si scioglie, per lei.
Sospiro, poi annuisco. Mi si siede sulle gambe ed io la stringo a me. "Va tutto bene" Dico sussurrando. "Non ti succederà niente, non lo permetterò"
Annuisce, sfrega il naso sul mio collo e sospira. "Lo so, è il tuo lavoro"
Lo è? Perchè non ho mai abbracciato le persone per cui ho fatto da guardia prima, o i colleghi che sono stati in guerra nella mia stessa squadra. Non ho mai tenuto loro la mano mentre dormivano e, di sicuro, il mio cuore non ha mai mancato un battito al pensiero che si facciano del male.
*
"L'hai portata con te" Rose è una delle persone più intelligenti che conosca, quindi non mi sorprende questa affermazione.
"Mh" Borbotto, tenendo d'occhio Soraya mentre gioca con Remus, il figlio di Teddy e Victoire. "Non credevo che avrebbe accettato, quando gliel'ho chiesto. Ha avuto una brutta nottata"
Non ha richiuso occhio, dopo il suo incubo. Si è lasciata abbracciare, non si è mossa di un centimetro fino alle otto, quando l'auror di ricambio - che ora è molto più presente di prima e svolge quasi le mie stesse mansioni - ha bussato alla porta per farmi andare a casa.
"Lo vedo" Rose la osserva. "Anche tu non sembri riposato"
Alzo le spalle. "Lavoro"
Rose mi fissa, sento i suoi occhi azzurri sulla mia testa. "Lavoro? Solo?" Annuisco senza risponderle. "L'hai portata alla Tana"
"Perchè non potevo lasciarla sola" Insisto.
"Ti piace, Al?" Mi chiede la mia migliore amica.
La domanda non mi sorprende come dovrebbe, Rose è diretta, lo è sempre stata, ma il mio stomaco sfarfalla, solo per un secondo.
La guardo negli occhi. "Non lo so" Dico serio.
Rose ride e guarda Soraya, cosi i miei occhi tornano di nuovo sulla mora, che si sta avvicinando a noi. "Lo sai" Mia cugina mi accarezza un braccio.
"E non hai niente da dirmi?" Chiedo, alla disperata ricerca di un consiglio.
Alza le spalle proprio quando Soraya è a due passi da noi. "Sei un uomo adulto, Al, qualsiasi cosa farai, sarà la cosa giusta"
Soraya tentenna, quando nota la mia espressione dura. Rallenta i suoi passi e aggrotta le sopracciglia. "Torno dopo?" Chiede flebilmente.
Scuoto la testa. "Vieni. Hai bisogno?"
Lei stringe le labbra tra di loro e guarda Rose con la sua solita freddezza. "No. Volevo solo venire da te"
Rose ride, mi da una pacca sulla spalla. "Vado dentro ad aiutare nonna" Sorride a Soraya poi se ne va.
La mora si siede al mio fianco, sulla panchina, e guarda con meraviglia la mia famiglia, che ride e si diverte nel grande giardino.
"Ho sbagliato ad accettare? Forse sono un po' di troppo" dice. La sua voce è fredda e così la sua faccia, ma sento comunque la preoccupazione irradiarsi da lei.
Appoggio una mano sui suoi jeans, sulla sua coscia e le do una stretta. "Non te lo avrei proposto, se non avessi saputo per certo che alla mia famiglia fa piacere averti qui"
Lei sospira e si appoggia leggermente a me. "È carino qui, c'è tanto casino"
Rido e la sento guardarmi. "Non sarai abituata"
Scuote la testa e vedo un sorriso sulle sue labbra. "No, sono quindici anni che siamo solo io e papà" si rattrista leggermente. "E anche quando mamma era viva, non era così" torna a guardare la mia famiglia. "Sembrate così felici"
Non resisto e le avvolgo le spalle con un braccio. "Si, lo siamo, finchè abbiamo l'un l'altro. Anche tu e tuo padre vi amate molto"
Lei sorride leggermente e appoggia la testa sulla mia spalla. "Si, gli voglio tanto bene, ma la maggior parte del tempo sono sola"
Le accarezzo la schiena, pensando ad un modo per farla sorridere ancora. "Mh, così hai più tempo per leggere i tuoi libri" Ride. "In più, nell'ultimo mese hai avuto me, non eri così sola"
Ora, il suo sorriso è più genuino, anche se tenta di nascondermelo. "Vero, una rottura di palle enorme"
Ride quando le dò un pizzicotto sul fianco. Ma non faccio in tempo ad aggiungere altro che mia nonna esce in giardino e ci chiama tutti a mangiare.
*
Soraya's pov
"Un regalo?" Mormoro osservando la scatolina. Alzo lo sguardo su Albus, che sembra un po' agitato.
"Sì, è il tuo compleanno, no?"
Sì, è il mio compleanno ma non credevo che lui mi avrebbe portato qualcosa.
Sorrido sorpresa, il mio stomaco si contorce e il mio cuore sfarfalla in modo strano. "Grazie"
"Non fare quella faccia" Borbotta alzando gli occhi al cielo. "Aprilo"
Mi mordo un labbro tra i denti e apro il pacchettino per trovarci dentro la collana più bella che abbia mai visto. È d'oro e ha un piccolo pendente a forma di corona, è completamente tempestato di brillantini.
"Principessa" Dico guardandola.
"Non c'è un simbolo per viziata, quindi..."
Lo guardo ma non riesco ad offendermi, perchè sta smorzando la tensione che sente e mi fa sorridere.
Non ho molti amici e da quando papà è diventato deputato ho imparato a diffidare della gente. Di solito, gli unici regali che ricevo sono di mio padre e dei miei nonni.
Non ci penso troppo, mi alzo e mi avvicino. Lui mi guarda ma non si muove. Mi metto in punta di piedi e gli do un bacio sulla guancia. "Grazie"
Quando mi stacco, i suoi occhi sono pieni di un sentimento che non riesco a capire, le sue pupille dilatate tanto che il verde è un piccolo cerchio.
"Non è niente" Mormora.
È molto, per me. Ignoro le sue parole e gli do la collana, poi gli do le spalle e sposto i miei capelli. "Me la metti?" Chiedo.
Non risponde ma obbedisce. Sento le farfalle nello stomaco, quando le sue dita mi sfiorano il collo, e questo non va per niente bene.
*
È assurdo, che Albus mi piaccia, vero?.
Lo guardo seduto davanti a me, mentre io mangio il mio gelato e lui si beve un caffe che l'ho costretto a prendere. L'ho anche obbligato a sedersi, perchè se fosse stato per lui sarebbe rimaso in piedi di fianco a me come al solito.
Ma, in mezzo a Diagon Alley, in una piccola gelateria, lui in piedi come una bella statuina sarebbe stato imbarazzante e strano, una calamita per i pettegolezzi.
"Non ci sono novità?" Chiedo osservandolo.
I suoi occhi verdi si sollevano su di me e il mio cuore manca un battito - ogni volta che mi guarda, il mio corpo reagisce, la mia magia sfrigola sottopelle. "Stanno facendo del loro meglio. Hanno trovato qualche pista che stanno seguendo"
Faccio una smorfia e mi ficco in bocca il gelato. "Inutili" Borbotto.
Certo, avere Albus accanto mi rassicura, sto bene con lui e sento che mi capisce come nessun altro, ma sono ancora così incazzata e così spaventata per questa storia. Dormo ancora poco e i miei incubi peggiorano sempre di più, sono paranoica, ogni rumore e ogni persona mi sembrano sospetti, mi sento sempre al limite, sento che mi succederà qualcosa da un momento all'altro.
"Va tutto bene" Albus mi guarda, e sembra capire perfettamente quello che provo, come se fosse nella mia testa. "Ci sono io, non ti succederà niente"
Scuoto la testa. "Doveva essere una cosa breve, invece sono più di due mesi e nessuno l'ha ancora catturato. Si sta organizzando, e la prossima volta che entrerà nella mia camera, mi porterà via" ne sono sicura, è quello che sento, è dietro l'angolo, come se lo sentissi guardarmi o respirarmi sul collo.
Albus allunga una mano e la posa sulla mia, sul tavolo. "Non accadrà"
Sento le lacrime riempirmi gli occhi e sbatto le palpebre cercando di slacciarle. "Lo sento" mormoro.
I suoi occhi verdi sono duri, determinati. "Non ti lascerò, dovessi incatenarmi a te"
*
Lo sento, lo sento così forte. Il mio cuore batte all'impazzata e il mio stomaco si contorce.
Nel mio sogno, urlo ma le mie corde vocali sono congelate, urlo ma sono muta e nessuno mi sente. Nel mio sogno, tento di combattere ma è come se i miei pugni non riuscissero mai a colpire il bersaglio, i miei movimenti così lenti.
Mi sento assopita e spalanco lo sguardo. Ora, tento di urlare, il mio cuore smette di battere e mi agito, ma come nel sogno, non riesco.
Cerco Albus e lo vedo a terra, privo di coscienza, del sangue sul suo viso. "Non volevo anche lui, ma ci si accontenta, suppongo"
Tento di urlare ma non riesco, la voce non esce da me. Tento di alzarmi, voglio andare a controllare Al, voglio vedere se sta bene, ma i miei muscoli sono lenti, flosci.
Mi ha drogato. "L'ultima volta è stato un disastro, ti sei agitata troppo" Il suo viso è in mostra e vedo un uomo nei suoi trent'anni, con dei lineamenti duri. Non lo conosco, non conosco questo uomo che rovista, in cerca di qualcosa, nella mia camera. "Quindi ho portato un po' di sedativo, te ne ho dato poco, così potevi svegliarti prima di lui."
"Co... cosa... vuoi?" Riesco a dire, la mia voce un sussurro.
L'uomo si gira, mi guarda e sorride "Ora, fai la brava o taglierò la gola alla tua guardia del corpo. Chiaro?"
Annuisco, la testa che mi gira.
"Brava ragazza" Mi dice poi mi prende una mano. "Porterò anche lui, mi ha visto in faccia e non ho voglia di ucciderlo, non se ti fa essere così brava con me"
Annuisco ancora.
"Se fai la brava, non lo toccherò, okay?" Annuisco e lui ride. "Cazzo, divertente, ti sei affezionata a lui, è carino"
Lo fisso mentre si avvicina e cerco con tutte le mie forze di allontanarmi - non ci riesco, le droghe nel mio corpo troppo pesanti.
"Non avere paura, non mordo" Mi da un buffetto sulla guancia ed io tremo.
Lui ride. "Ora, dormi ancora un po'." e la punta della sua bacchetta si preme sul mio collo.
L'ultima cosa che ricordo, prima di svenire, è il viso di Albus, il sangue che lo copriva.
*
Albus' pov
La testa mi gira quando apro gli occhi, mi sento svenire e dolore pulsa nelle mie orecchie.
"Al" La voce di Soraya è terrorizzata.
Mi metto a sedere di colpo e i miei occhi sono immediatamente sulla mora. Sgrano lo sguardo a vederla, in pigiama e con i capelli scompigliati. Ciò che mi preoccupa di più sono i suoi occhi spaventati.
"Oddio sei vivo" Soraya singhiozza e scuote la testa. "È un'ora che ti guardo perdere sangue"
Porto una mano alla mia testa e dolore cieco mi fa vedere bianco per un secondo. "Ero di fianco a te, ti tenevo la mano" sussurro ricordando questa notte. "Poi ho sentito un rumore in bagno, mi sono alzato con la bacchetta, sentivo che qualcosa non andava." L'ho lasciata per controllare. "E... qualcosa mi ha colpito in testa, ho tentato di lottare, mi sono girato e gli ho strappato il passamontagna, ma il colpo alla testa mi ha reso instabile e mi ha sopraffatto" Mi ricordo perfettamente il suo viso. "Poi... mi ha drogato"
Soraya annuisce, si asciuga le lacrime e prende un bel respiro. "Dobbiamo scappare" Sussurra, la sua voce tremante.
Solo ora mi accorgo che ho le mani incatenate al pavimento. Soraya, almeno, è su un materasso.
"Vieni qui" Dico, notando che lei non è stata ammanettata da nessuna parte.
"Mi ha detto di non toccarti" Mormora lei. Per questo non è al mio fianco.
Stringo i denti e scuoto la testa. "Vieni qui" Ripeto.
Lei annuisce e striscia verso di me, il suo corpo è tremante ma quando l'abbraccio, si rilassa un po'. "Ho paura" sussurra nascondendo il viso nel mio collo, come è abituata a fare dopo un incubo.
"Lo so, ci tirerò fuori di qui" le sussurro rassicurante.
Sono grato che mi abbia preso con lei, sono grato di essere qui ad abbracciarla. Non so cosa avrei fatto, se mi fossi risvegliato e lei non era più al mio fianco.
"Non sarà facile" La porta si apre e il rapitore entra. "Non pensare neanche per un secondo di provare a combattermi di nuovo" Lui sorride e posa davanti a noi dei piatti con del cibo. "Ti avevo detto di non muoverti" Dice a Soraya.
Lo guardo, il suo viso monotono, assomiglia a tante persone ma è così che si diventa sicari.
"Chi ti ha assunto?" Chiedo serio.
Soraya alza la testa verso di lui ma non dice niente.
Lui, invece, ride e si appoggia alla porta. "Cosa ti fa pensare che non lo sto facendo per fini personali?"
"Soraya, conosci questo uomo?" Chiedo alla ragazza tra le mie braccia. Lei mi guarda e scuote la testa. "Lei non ti conosce, ma io, invece, riconosco un buon soldato. Sei un sicario, non è vero?"
Sorride, come se fosse veramente allegro e felice. "Molto intelligente, Auror Potter" Inclina la testa a studiarmi. "È il mio lavoro e la ragazza, qui, me lo ha reso difficile, direi uno dei lavori più entusiasmanti da un po' di tempo"
Soraya lo guarda, e, anche se il suo corpo trema tra le mie braccia, i suoi occhi, mentre lo guardano, sono quelli di una impavida guerriera. "Non ti ho fatto niente"
"No, tesoro, niente di personale, solo lavoro"
"È per mio padre?" Chiede.
"Ho un cliente che ha bisogno che il tuo paparino rinunci a un paio di cosette"
Soraya tira su con il naso e mi stringe la mano che è nella sua. "Non è giusto" mormora ed io la tengo più stretta.
"La vita è ingiusta. Tu fai la brava bambina e tornerai da papà, chiaro?"
"Io e lui" Soraya dice, la voce dura.
Lui sorride, la cosa lo diverte. "Una brava contrattatrice, devo dire, credevo che saresti stata petulante e fastidiosa" Soraya lo guarda male e lui ride forte. "D'accordo, dolcezza, tu e lui, ma solo se tuo padre farà come detto" lancia un'occhiata al materasso e al cibo. "Dormite e mangiate, sarà una lunga gornata"
"Lascialo libero" Dice Soraya prima che lui se ne vada.
"Come?" La sua voce non mi piace ed io tengo la donna a me.
"Lascialo libero, non farà niente" Guarda le catene.
Lui la fissa e neanche il suo sguardo mi piace. "Sei carina, ma non puoi darmi ordini. Se mi infastidisci abbastanza, legherò anche te, e peggio di lui"
Soraya rabbrividisce ma sostiene il suo sguardo fino a quando lui non esce dalla stanza e chiude a chiave la porta.
"Lo sapevo" mi sussurra. "Me lo sentivo, che sarebbe tornato"
Premo la fronte sui suoi capelli, le mie labbra al suo orecchio. "La collana che ti ho dato" sussurro. "Ha un incantesimo di localizzazione" Lei si irrigidisce. "Sh, rilassati" Avvicino una mano al suo collo e faccio in modo di coprire i miei movimenti, quando picchietto sul ciondolo, in caso, come penso, ci sia una telecamera. "Andrà direttamente al mio ufficio, speriamo che qualcuno lo noti"
Soraya ha le palpebre assottigliate. "Mi hai messo un tracciatore addosso?" Chiede sibilando.
Salazar, non è decisamente il momento. "Per casi come questi"
Lei sembra arrabbiata, ma capisce bene che non è il momento giusto per incazzarsi con me. "Dovevi dirmelo"
"L'avresti tolta" Rispondo secco. La conosco e so che avrebbe odiato essere controllata così. "Hai fame?" Chiedo indicando i panini che l'uomo ci ha lasciato.
Soraya aggrotta le sopracciglia. "E se fossero avvelenati?"
"Non ci ucciderà, almeno non ancora" Le dico. Allungo una mano e afferro il panino, glielo porgo. "Mangia, mantieni le forze"
Lei stringe le labbra, il suo viso è sempre più pallido e sembra sul punto di piangere, ma come sempre mi sorprende, scaccia le lacrime e mi mostra una forza disarmante.
Ho avuto colleghi auror che in casi come questi sarebbero collassati. E questa ragazzina è ancora stabile, in piedi come una guerriera.
La guardo mangiare e metto in bocca anche io qualcosa. "Ora vai a sdraiarti" Le dico dolcemente.
Lei mi guarda e scuote la testa, gli occhioni azzurri preganti. "Non ti lascio"
Sospiro. "Riesci a trascinare il materasso fino a qui?" Chiedo.
La sua espressione si calma e annuisce, alzandosi e andando a prendere il materasso. È pesante per lei, lo vedo, ma resiste e lo porta fino a me. Quando riesco ad afferrarlo lo trascino per lei.
"Ora sdraiati" Mi guarda in aspettativa. "È troppo piccolo per tutti e due" Rispondo alla sua richiesta non verbale. Continua a fissarmi, in attesa, quindi sospiro per l'ennesima volta. "Bene"
Lei sorride leggermente. "Fammi controllare la tua testa" Dice quando salgo sul materasso, le catene abbastanza lunghe per permettermi di muovermi abbastanza.
"Sto bene" Dico ma non è vero. Ho una commozione celebrale, sono sicuro, ma l'adrenalina mi tiene cosciente, spero abbastanza a lungo perchè arrivino i soccorsi.
Soraya mi osserva e non se la beve, ma annuisce e mi passa le mani sul viso. "Sei tutto sporco" Mormora. "Ho avuto così tanta paura, quando ti ho visto a terra"
La afferro per i fianchi e me la tiro sulle gambe, sedendomi con le spalle al muro. Lei mi stringe il viso e mi accarezza le guance e poi il collo. "Tranquilla" sussurro, e se le sue mani sono sul mio viso, io carezzo ogni parte del suo corpo che riesco a toccare, prima la sua schiena, poi le sue braccia e le sue cosce, poi i suoi capelli. Tutto per calmarla.
"Eri così pallido, il solo colore era il sangue" I suoi occhi si riempiono di lacrime. "È colpa mia, ti ha fatto del male per colpa mia"
Scuoto la testa anche se capisco perchè dice queste cose, io stesso mi sento in colpa, dovevo proteggerla meglio. "Non è colpa tua" Le do un bacio sulla fronte. "Calmati, chiudi gli occhi per un po', coraggio" La spingo a me per il collo, così che la sua testa riposi sulla mia spalla. "Chiudi gli occhi"
Lei singhiozza ma mi stringe a se e obbedisce, chiudendo gli occhi.
Non dorme, e non lo faccio neanche io, non in questa situazione, non importa quante volte le ho chiesto di dormire, il suo respiro continua ad essere irregolare e ogni tanto apre gli occhi per guardarmi, come se volesse assicurarsi che sono ancora qui.
Io mi sforzo, mi sforzo così tanto per tenermi lucido. La stanza continua a girare attorno a me e la mia nausea aumenta a ogni minuto. La mia commozione celebrare peggiora e peggiora ma mi sforzo di tenere a bada ogni sintomo, perchè devo proteggere lei.
"Non so cosa avrei fatto senza di te" Mi sussurra che è ormai mattina inoltrata.
Devono sicuramente aver notato la nostra assenza. Aaron dovrebbe essere già arrivato per dare il cambio. Ciò significa che dobbiamo resistere fino a quando non noteranno l'avviso dell'incantesimo che ho mandato.
La porta si apre e Soraya si irrigidisce, ma io ignoro l'uomo e le do un bacio sul capo. "Non lo so neanche io, cosa avrei fatto se ti avesse portato via senza di me"
"Carino" Dice lui. "Alzati, principessa, ora della foto"
Soraya scuote la testa e si stringe a me. "Falla con lui" dice, un ordine che fa storcere il naso al nostro rapitore. "Non collaborerò se fingerai che non l'hai rapito con me. Voglio che si sappia che siamo insieme"
Un'assicurazione, perchè viviamo entrambi. E Soraya lo sa bene, perchè è molto più intelligente di quanto si crede.
Lui sorride. "Cosa ti ho detto sugli ordini?"
"Tu hai detto che saremmo liberi tutti e due, vivi" Soraya insiste. "Papà ci vorrà entrambi, ha chiesto un grosso favore perchè Albus sia con me, non permetterà che gli succeda niente, non al figlio di Harry Potter"
L'uomo sospira e ci lancia addosso un giornale. "Dovevo tagliarti la gola e lasciarti nella sua camera" Borbotta tra se e se. "Tenetelo bene e sorridete"
Teniamo il giornale, con la data di oggi, ma non sorridiamo. Lui scatta la foto, ci lascia la colazione e se ne va.
Lei geme e mi abbraccia, sento la sua stanchezza. "Resisti" sussurro. "Resisti" Ma è come se lo stessi dicendo a me stesso, perchè la mia testa pulsa e sento le punte delle dita formicolare. Non sto bene, ma devo resistere.
Soraya annuisce e prende un bel respiro. "Hai visto cosa c'è oltre la porta?" Mi sussurra. "Ci sono delle scale, siamo in un seminterrato, non c'è neanche una finestra"
Sorrido leggermente e le accarezzo una guancia. "Brava" Le dico dolcemente. "La mia ragazza intelligente." Mormoro dandole un bacio sulla fronte. "Brava"
Lei mi osserva. "Al" mormora preoccupata.
Sbatto le palpebre velocemente, vedo sfocato e mi ronzano le orecchie. Chiudo gli occhi e abbandono la testa sul muro.
"Albus" Soraya mi scuote leggermente ma io sono così stanco, non riesco a tenere gli occhi aperti. "Salazar" la sento dire, la voce acuta e terrorizzata.
Ma sono troppo stanco, e perdo coscienza.
*
Soraya's pov
Mi sforzo tanto a non piangere. Mi sforzo per mantenere la mia freddezza, per ragionare.
Ho urlato e battuto alla porta appena Albus è svenuto ma l'uomo ci ha ignorati. Mi sono tolta la maglietta e ho premuto contro la sua ferita alla testa, so che non era pulita ma è meglio di niente.
Ora, guardo Albus, che ho tirato fino a farlo sdraiare sul materasso, e mi chiedo quanto a lungo possiamo continuare così. E se è troppo tardi? Se la commozione celebrale si fosse trasformata in altro?.
Mi metto seduta più dritta quando sento del casino oltre la porta chiusa, alcune urla e spero siano gli auror, spero che siano arrivati a salvarci.
Quando la serratura della porta scatta, mi irrigidisco e mi metto in piedi, pronta a proteggere Albus con il mio corpo, se necessario, da qualsiasi pericolo ci sia. Ma l'uomo che apre la porta non è quello che ci ha rapito ma è il padre dell'uomo sdraiato dietro di me.
"Godric" Harry Potter mi guarda, poi guarda il figlio, e dopo ancora urla ordini.
"L'ha colpito alla testa" Dico agitata. "È svenuto da mezz'ora, dovete portarlo in ospedale"
Il signor Potter si toglie la giacca e me la avvolge attorno al corpo, non mi accorgo di star tremando di freddo fino a quando non sento il calore avvolgermi. "Tranquilla, respira, è finita" mi dice.
*
Albus' pov
Quando apro gli occhi, la prima cosa che noto è il soffitto bianco. Poi mi metto a sedere di colpo.
"Soraya" Dico guardandomi in giro. I miei fratelli e mia cugina Rose si alzano e mi guardano, hanno una brutta cera, come se non avessero dormito.
"Non ti puoi alzare" James mi tiene quando perdo l'equilibrio, sento come se la stanza stesse girando su se stessa.
"No, dove è lei?" Chiedo. "Cazzo, se le è successo qualcosa..."
"Sta bene, è nella stanza accanto" Rose mi accarezza un braccio. "Ti portiamo da lei"
"Non dovrebbe muoversi" Le dice Lily ma Rose mi conosce bene.
"Se non gliela facciamo vedere, sarà insopportabile"
Mi scoppia la testa ma il dolore è minore di prima, a quando quasi non riuscivo a sentire i miei pensieri. James e Rose mi aiutano a camminare fino alla stanza accanto ed io ignoro il giramento di testa, perchè ho bisogno di vederla.
Quando Soraya mi nota, salta giù dal letto d'ospedale, ignora il padre che le dice di non alzarsi, e mi corre incontro. "Oddio" Scoppia a piangere abbracciandomi. Mi prende il viso tra le mani e mi guarda bene. "Stai bene, non mi hanno voluto mettere nella tua stessa camera" singhiozza e mi abbraccia di nuovo.
Le scaccio le lacrime e le do un bacio sulla fronte. "Vai a sdraiarti, mi siedo sulla poltrona"
Lei tira su con il naso e prende il posto di Rose, alla mia destra, e mi accompagna alla poltrona.
"Ero così spaventata" Mi sussurra, mettendosi in piedi al mio fianco, le sue mani che stringono una delle mie.
"Devi stare seduta" Theodore Nott interviene prima che io possa dire niente.
Lei si innervosisce. "Sto bene, non mi ha quasi toccata" Soraya alza la voce. "Uscite tutti"
Il signor Nott sospira, abituato alla figlia, e mi si avvicina. "Grazie" Mi tende una mano, che accetto volentieri. "Sapere che era con te mi ha resto questa giornata infernale leggermente meno infernale. Sapevo che l'avresti protetta"
"Non l'ho evitato, dovevo ma non ci sono riuscito" Dico.
"L'hanno salvata per merito tuo, non mi importa se non sei riuscito ad evitarlo" L'uomo mi da una pacca sulla spalla, poi guarda la figlia. "Vai a sederti" Le dice serio, le da un bacio sulla testa e se ne va.
Guardo la mia famiglia andarsene con lui poi sposto lo sguardo su Soraya.
Lei fa una smorfia, capisce perfettamente cosa le voglio dire. "Mi sdraio se tu ti sdrai di fianco a me" dice seria.
Sospiro. "Dammi una mano" Mormoro. Lei sorride e mi aiuta a sedermi sul letto, poi a sdraiarmi con lei.
Mi abbraccia, posando la testa sulla mia spalla e chiudendo gli occhi. È la prima volta che dormiamo insieme così e tenerla stretta, sapendo di potermi addormentare senza pericoli, mi riscalda il cuore.
"Come stai?" Chiede sussurrando.
"Starò meglio" Le accarezzo un fianco. "Dormi, principessa, ne abbiamo bisogno"
"Grazie" Sussurra, mi da un bacio sul petto. "Senza di te, non sarei riuscita a respirare"
Le poso un bacio sui capelli. "Dormi"
*
"No" Soraya ha la sua voce da principessa viziata e il suo viso emana stronzaggine. Il medico che ci ha appena detto che non possiamo stare nella stessa camera impallidisce leggermente. "Lo sai chi sono?" Chiede lei seria.
"Si, signorina Nott"
"E sai chi è lui?" Mi indica e si agita. "Vuoi negarci di stare insieme, a noi?"
"Principessa" Mormoro premendomi una mano sugli occhi e mettendomi seduto. "Calmati"
Lei mi guarda male. "Zitto e stai sdraiato"
Io alzo le sopracciglia ma lei non fa nessun passo indietro, continua a fissarmi in quel modo. "Dottore, vale davvero la pena litigare con lei?" Chiedo al medico. "Si fidi, è come un mulo"
Soraya assottiglia lo sguardo. "Faccio finta di non averti sentito solo perché sei malato"
Non sono malato, ma non la contraddico. "Ne parli con mio padre e con il deputato Nott, d'accordo?"
Il dottore sospira ma poi si gira e se ne va.
"Stronzo" Borbotta Soraya, tornando sul letto. Appena il dottore è entrato, chiedendomi di tornare nella mia stanza, la mora si è alzata di colpo e si è messa davanti a me come a proteggermi. Rido al pensiero e lei mi guarda male. "Cosa ridi?"
Rido ancora e la tiro a me per mettermela sulle cosce. "Forse dovrei tornare nel mio letto"
Lei mi ignora e mi abbraccia, appoggiando la testa sulla mia spalla. Sento il suo respiro sul mio collo e rabbrividisco.
"È finita" Mi dice sussurrando.
Abbiamo dormito a lungo, ormai è la mattina del giorno dopo, e papà mi ha aggiornato. Mi ha riferito che il nome del sicario è conosciuto, e catturarlo è stata una grossa fortuna. Mi ha anche detto che però non ci sono prove su chi sia stato il mandante, che ancora non si sa chi voleva distruggere il padre di Soraya.
Accarezzo i capelli alla ragazza e sospiro. "Sì, è finita"
Lei si irrigidisce di colpo e alza la testa per fissarmi, i suoi occhi sgranati. "Questo significa che non sei più la mia guardia del corpo" Dice spaventata.
Aggrotto le sopracciglia. "Non era quello che volevi? Odiavi avere un babysitter"
Lei scuote la testa. "Non te"
Sorrido, sono così sollevato che stia bene e sia con me, che questa storia sia finita. "Ora puoi tornare all'università" Le dico accarezzandole una guancia. "E puoi andare in libreria da sola."
Fa una smorfia. "Non voglio che tu te ne vada" Mormora. I suoi occhi scivolano sulle mie labbra e il mio stomaco di stringe. "Non voglio" Alza una mano e la posa sulla mia guancia, il suo pollice scivola sulla mia bocca.
"Soraya" Mormoro, il mio tono ammonitore.
Lei si morde un labbro e i miei occhi cadono lì dove ha i denti affondati. "Non voglio" Mi guarda, i suoi occhioni azzurri supplicanti.
Si avvicina ed io prendo un grosso respiro, la mia mano scivola sul suo collo, glielo tengo semplicemente e intanto sento anche le sue pulsazioni. Il suo cuore batte impazzito, come il mio.
Lei sfrega il pollice sulle mie labbra, poi sulla mia mascella ed io mi sento sempre più vicino a fare qualcosa che non dovrei assolutamente fare. "Sei piccola, e sono stato la tua guardia del corpo, cosa penserebbe tuo padre? Che ho usato il mio potere su di te"
Soraya assottiglia lo sguardo e la sua mano libera si struscia sul mio petto. "Sono abbastanza grande per pensare con la mia testa, e tu hai trentaquattro anni, mica sessanta"
Sono comunque dieci, gli anni a separarci, ed io sono stato la sua bodyguard, penseranno che mi sono approfittato di lei, non è giusto.
Lei sembra infastidita e la sua mano scivola più giù. Sussulto quando si avvicina troppo al mio inguine, le afferro il polso e la guardo serio.
Lei mi ignora, ancora, e avvicina le labbra alle mie. "Ti prego" sussurra.
Sospiro ma non le resisto, non ancora. La attiro a me per il collo e le nostre labbra di scontrano. Lei geme, come se avesse aspettato questo momento da secoli, e mi circonda la nuca con un braccio. È attenta, però, ed evita di toccare la mia ferita.
"Cazzo" mormoro allontanandomi. Torno per un altro bacio, mi stacco e la bacio ancora e ancora.
Le sue mani sono sulla mia spalla e sul mio petto. Le sue dita scivolano sotto la maglietta dell'ospedale che mi hanno dato e mi accarezza la pelle nuda. Rabbrividisco, le stringo più forte il collo e lei geme, l'altra mano si preme sul suo fianco, poi sul suo seno, e lei si struscia su di me.
"Basta" Sussurro staccandomi. "Entrerà qualcuno e ci troverà così"
Lei ride e le sue labbra sono umide dei miei baci quando le preme sulla mia gola. "Non mi interessa" sussurra ansante.
Le afferro i capelli e la tiro su per un altro bacio. "Principessa viziata" Mormoro sulle sue labbra. Lei ride ancora.
Sussultiamo entrambi quando la porta si spalanca ed entrambi entriamo in modalità di combattimento. Io afferro la bacchetta accanto al letto, Soraya, allunga un braccio su di me, come a proteggermi - non immagino neanche la paura che ha provato quando ero svenuto.
Ma entra solo Rose, che alza le sopracciglia e poi le braccia. "Indifesa" Dice. "Rilassatevi"
Soraya cambia atteggiamento, la sento, come diventa più rigida. "Bussa, la prossima volta" Dice gelida.
"Concordo" Affermo io.
Rose sorride. "Siete uguali, cazzo" Borbotta. "Sono qui solo per portarti qualche cambio" Agita la sacca che ha in mano.
Il signor Nott compare dietro Rose, ci guarda con attenzione. "Soraya, vieni, il dottore ha detto che puoi andare a casa"
Soraya mi guarda. "E Albus?"
"Deve restare qualche giorno in osservazione, ma va tutto bene" Rose posa la sacca sulla sedia.
"No, non me ne vado senza di lui" La mora scuote la testa.
"Soraya" Mormoro piano. "Vai a casa, fai una doccia e cambiati, puoi tornare domani"
Scuote la testa con più forza. "Non posso" mi sussurra. "Voglio dormire con te, non posso stare lì"
In quella casa, in quella camera, dove è stata spaventata e ansiosa. Capisco cosa mi sta dicendo.
Le accarezzo una guancia. "Vai a casa a cambiarti, torna questa sera"
Lei si agita leggermente, vedo i suoi occhi diventare lucidi. "Va bene" Mormora ma si sta agitando sempre di più, il suo respiro si fa più ansante e mi stringe forte la mano tra le sue.
"Respira" le sussurro. Lei obbedisce, prende qualche grosso respiro. "Ancora" le continuo ad accarezzare una guancia. "Vai a casa, fai una doccia e cerca di dormire un po', poi torna"
"Faccio una doccia, e torno" Dice. "Okay?"
Guardo suo padre, in cerca di approvazione. Lui sospira e annuisce. "D'accordo" Le dico. Le do un bacio sulla fronte. "Vai"
Lei ci mette un po', ad alzarsi e lasciarmi, ma la lascio fare. Mi continua a guardare, fino a quando suo padre non la smaterializza via.
"È traumatizzata" Rose guarda il punto in cui erano e scuote la testa. "Poverina"
Sospiro e mi metto lentamente in piedi. Mi tengo al muro solo perchè la stanza continua a girare quando mi alzo, e ciò mi fa venire la nausea.
"Cazzo" Borbotto tenendomi la testa. "Quelle pozioni che ho bevuto non dovrebbero guarirmi?"
Rose mi afferra per un braccio e mi aiuta a mettermi seduto. "Se tu facessi come ti dicono i medici e riposassi, ti guarirebbero. Invece ti metti a limonare con una ragazzina"
La guardo male. "Fatti i cazzi tuoi"
Lei ride e scuote la testa. "Veramente non ti rendi conto di quanto vi assomigliate" Ride ancora. "Lei è più petulante, però"
"Smettila" Mi sdraio lentamente. "Hanno trovato il mandante?" Le chiedo.
"Scorpius mi ha detto che hanno qualche dubbio sul deputato Helther"
Il padre di Oliver Helther? L'uomo che ci ha provato sfacciatamente con Soraya?. "Lo sapevo che aveva qualcosa che non andava"
"Mh, stanno ancora cercando le prove" Si siede sul letto e mi guarda. "Quindi ti piace"
Sospiro. "Non è il momento giusto, Rose" lei continua a fissarmi, in attesa. Sospiro ancora e più rumorosamente ma lei mi ignora. "Quale è il problema?" Chiedo.
"Nessuno, vi ci vedo insieme. Non hai idea di come era messa mentre ti portavamo in emergenza. Non la conosco bene ma di certo non era la principessa fredda di cui parlavano tutti i giornali" Sospira e mi osserva. "Ma è stata forte per te, non ha versato una lacrima, ha aspettato di abbracciarti"
E ciò fa qualcosa al mio cuore. "È molto forte" Mormoro.
Mi sto quasi pentendo di averle detto di andare a casa. Dovevo dirle di stare con me, odio non averla sott'occhio.
Rose sorride. Mi fissa un attimo e qualcosa nel suo atteggiamento cambia, come se si stesse preparando a dirmi qualcosa. "C'erano dei giornalisti, in sala d'attesa" Mi irrigidisco. "Non abbiamo fatto in tempo a farli uscire e vi hanno fatto delle foto"
Fa comparire delle riviste e mi bastano i titoli e le immagini per decidere che non li voglio leggere. "Non mi interessa" dico facendoli scomparire.
Lei sospira. "D'accordo. Scorpius sarà qui tra poco, ti aiuterà a metterti sotto la doccia, così puoi provare a dormire un po', okay?"
Annuisco. "Grazie" Le sussurro. "Puoi chiamare mia madre?" Scommetto che è spaventatissima, devo rassicurarla.
*
Soraya's pov
Mi sento agitata, mi sento nervosa, come se il pericolo fosse ancora a pochi passi da me.
"Amore, calmati" Papà nota perfettamente quanto in ansia sono e mi afferra le mani. "Soraya"
Scuoto la testa. "Devo tornare da Albus, non riesco a ragionare senza di lui"
Papà sospira. "Sono felice che sei qui, sono grato all'auror Potter per averti salvato" Sento un ma. "Però... amore, sei sicura? È molto più grande di te e magari quello che provi è solo legato allo spavento"
Stringo i denti, mi da così fastidio essere interrogata mentre a malapena riesco a respirare o a pensare lucidamente. "Mi piaceva da prima di essere rapita" dico secca. "Mi sono lavata e mi sono cambiata, devo tornare da lui"
Papà annuisce e mi accarezza il viso. "D'accordo. Ti accompagno"
*
La testa mi esplode e ignoro ogni sguardo strano che mi lanciano. L'ospedale non ha molti modi per eviare i giornalisti di entrare dentro e non mi sorprende quando uno di loro mi taglia la strada.
"Signorina Nott, è qui per l'auror Potter?" Mi chiede l'uomo.
Non lo guardo neanche in faccia, lo spingo e me ne vado.
"State insieme?" Lo sento chiedere, ma ovviamente lo ignoro.
Quando entro nella camera di Albus, lui è addormentato. Sospiro di sollievo a vederlo e mi vado a sedere sulla poltrona di fianco a lui.
Lo osservo, la sua pelle è più lucida e ha i capelli umidi, quindi si è lavato anche lui. Gli scaccio qualche ciocca dalla fronte e gli accarezzo una guancia.
"Sei tornata" Sussurra aprendo lentamente gli occhi.
Continuo ad accarezzargli il viso. "Come stai?" Chiedo seria.
Lui sospira e si sposta leggermente sul letto. "Vieni a sdraiarti, dormi un po' con me"
Mi tolgo le scarpe e salgo sul letto. Mi sento meglio quando lo abbraccio e infilo il viso nel suo collo, il suo odore di pulito e il calore della sua pelle mi rassicurano.
"Mi sento come se fossi ancora lì" Sussurro piano. "Come se fossimo ancora intrappolati"
Mi accarezza i capelli e mi da un bacio sulla testa. "Andrà meglio, è ancora l'adrenalina e la paura." Mormora. "La prima volta che ho partecipato ad una missione veramente pericolosa avevo piu o meno la tua età" gli accarezzo il petto e lui infila una mano sotto la mia maglietta, sulla schiena, e massaggia la mia pelle per calmarmi. "Quando sono tornato a casa ero distrutto, ho vomitato così tante volte nella prima settimana, che ero perfino dimagrito. Tu l'hai gestita così bene, principessa, non ti rendi conto di quanto forte sei stata e sei tutt'ora"
Mi bruciano gli occhi e sfrego il viso contro la sua spalla. "Non mi sento tanto forte"
"Ti fidi di me?" Lo guardo negli occhi e annuisco. "Sei forte e passerà tutto, tutte le emozioni che provi adesso scemeranno"
Annuisco ancora e mi sporgo verso di lui. Ricambia il bacio che gli dò e mi stringe più forte. "Grazie" Sussurro sulle sue labbra.
Lui sorride leggermente e mi accarezza una guancia. "Chiudi gli occhi e dormi. Fidati di me"
"Dormirai anche tu?" Chiedo.
Sorride ancora e sfrega il pollice sulla mia guancia. "Sì principessa"
*
Albus' pov
"Non mi fido di nessuno, se non di te" La sua espressione è quasi mortificata, come se non volesse effettivamente dirmelo. "Non voglio non vederti più"
"Anche io voglio continuare a vederti" Dico, e anche io mi sforzo per dirglielo, perchè la ragione mi urla che ci massacreranno pubblicamente e che lei ha dieci anni in meno di me, però il pensiero di perderla di vista mi contorce lo stomaco, e non in un buon modo.
Lei mi guarda, i suoi occhioni azzurri si fissano su di me. "Allora perchè resisti?"
Sospiro e allungo una mano verso il suo viso, la attiro a me dalla nuca e le do un bacio sulla fronte. "Non resisto" Le dico dolcemente. "Okay? Vuoi vederci? Ci vedremo ogni cazzo di giorno"
La faccio ridere. "Ogni giorno?" Chiede.
Scuoto la testa. "Principessina viziata"
Mi accarezza i fianchi e si allunga per un bacio che ricambio volentieri. "Credevo mi avresti allontanata perchè pensi che sono troppo piccola" sussurra sulle mie labbra. "Sono contenta di non averti dovuto picchiare"
Rido, sorpreso. "Picchiare?"
I suoi occhi brillano di divertimento, sono contento di vedere che ha smesso di sembrare ansiosa e spaventata. "Si, avrei reso la tua vita un'inferno, sono figlia di un deputato eh"
Rido più forte e mi chino per un altro bacio. "Peste" le dico prima di baciarla ancora.
*
"No signore"
"Sicuro?" Theodore Nott alza le sopracciglia e ora capisco perchè molti lo reputano spaventoso.
"Non c'è stato niente tra di noi, mentre lavoravo per lei" Ripeto. "Non mentirei dicendo che non mi piaceva, sua figlia è molto di più di quello che mostra alla gente, ma non mi sono mai approfittato di lei"
Soraya sbuffa, per l'ennesima volta, ma non si intromette, come aveva promesso di fare, e continua a fingere di leggere il libro che ha in mano.
"Mi fido di te" Dice l'uomo. Mi tende una mano e gliela stringo.
"Grazie signore"
"Possiamo andare?" Soraya alza gli occhi al cielo. "Siamo qui da mezz'ora, sto morendo di fame"
Suo padre scuote la testa e va a darle un bacio sul capo. "Vai, stai attenta"
Lei sorride e si mette in piedi, lasciando il libro. Dà un bacio sulla guancia del padre e poi viene da me. Mi da una mano ed io ci smaterializzo.
Sono due mesi ormai da quando siamo stati rapiti. Soraya sta molto meglio, i suoi incubi sono sempre meno frequenti e dorme sempre di più.
Certo, ha ancora un po' di ansie e ogni tanto è paranoica, ma sta meglio. Io sono tornato al mio lavoro vero ma continuo a dovermi occupare della ragazzina, che è come al solito una piccola peste.
Non mi piace, però, starle lontano. Non mi piace non averla sott'occhio. Continuo a volerla proteggere, e ora almeno posso toccarla e baciarla.
"Dove mi porta oggi la mia guardia del corpo?" Chiede Soraya al mio fianco.
"Guardia del corpo?" Chiedo alzando le sopracciglia. Mi fermo e la tiro a me. Le sue mani si premono sul mio petto ed io le accarezzo i fianchi.
Ride. "Ragazzo?"
Le alzo il viso con due dita e mi chino su di lei per darle un bacio. "Mh, meglio"
"Bene, ora toglimi le mani di dosso e scortami alla mia cena" mi spinge e fa qualche passo indietro, il sorriso soddisfatto in viso.
Le vado incontro e in pochi passi l'ho afferrata e tirata su una mia spalla. Sussulta e ridacchia quando le do uno schiaffo sul retro delle cosce, agitandosi e dandomi un pugno sulla schiena.
"Principessina del cazzo" mormoro, facendola ridere di più.
Allora,
Voglio un premio per aver postato due capitoli nell'arco di due settimane. E una pacca sulla spalla per non aver scritto smut.
Ma quando sono carini, poi? Li adoro.
Potevo aggiungere qualche pezzetto post rapimento ma non volevo renderlo troppo lungo e rovinare la storia.
Comunque li immagino innamorarsi abbastanza in fretta, perchè si fidano tanto l'uno dell'altro e via dicendo. E li immagino fare gli stronzi ai gala insieme (power couple)🥰.
Niente, grazie per aver letto.
Baci
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