#52. Protezione
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52. Protezione
"Smettila, pazza psicopatica"
Spalanco la bocca. "Come mi hai chiamato, brutto stronzo arrogante?" Sibilo battendo le mani sulle sbarre di metallo.
Assottiglia lo sguardo ma non si alza dalla scrivania. "Com'è che mi hai chiamato, tu?" Chiede con una faccia di bronzo, avrei paura se avessi un minimo di autoconservazione, ma non ne ho, è per questo che sono finita in questa situazione.
Quindi, metto su la mia miglior faccia arrogante e tiro le sbarre con le mani. "Ho. detto: Stronzo. Arrogante" Dico lentamente, scandendo le parole. "Sei sordo?"
Inspira rumorosamente, le sue narici fremono e gli occhiali che porta sul naso scivolano in basso - li rimette apposto con un dito. "Lo sai a chi stai parlando? Vuoi aggravare la situazione?"
"E tu sai chi sono io?" Chiedo posando una mano sul mio petto, sulla pelliccia bianca sintetica che indosso.
"Una carcerata che continua a strillare e spaventare gli altri detenuti mentre cerco di fare il mio lavoro"
"Non sono una carcerata!" Strillo saltellando sui miei tacchi. "Non ti permettere, ti stai vendicando per Hogwarts, ammettilo, é per questo che mi trovo qui, con queste..." faccio una smorfia. "persone"
L'alcolizzata in un angolo sembra mezza morta, accasciata sulla panca come un senzatetto in un parco, ogni tanto borbotta delle frasi insensate e credo che si sia anche fatta di qualcosa, mentre la prostituta dall'altra parte della stanza è corsa via appena ha visto la mia faccia furiosa, dubito che abbia piu di vent'anni.
Sospira scocciato e mette giù la cartella che stava compilando. Si alza in piedi e cammina lentamente verso di me, gli occhi verdi sono furiosi, di quella furia fredda che lo caratterizza. "Puoi, una volta tanto, comportarti come se non pensassi che il mondo gira attorno a te, Dominique?" Chiede serio, avvicinandosi tanto da vedere perfettamente il neo di bellezza che ha accanto al naso.
"Fammi uscire" Dico sibilando. "Non scapperò, ma qui dentro puzza di piscio e vomito" Credo sia la signora sulla panca. "Ed io ho freddo" per enfatizzare il concetto, mi sfrego le braccia con le mani.
Callum Nott abbassa lentamente lo sguardo lungo il mio corpo - i suoi occhi osservano il maglioncino azzurro e la pelliccia bianca, poi scendono sulla minigonna gialla che porto e gli stivali bianchi col tacco lunghi fino a metà polpaccio, si acciglia. "Non è un problema mio, sei tu che vai in giro così a dicembre"
"Andiamo, lasciami uscire, aspetterò domani seduta su quella sedia" indico con l'indice la sedia da ufficio dietro la scrivania.
"Intendi, la mia sedia?" Chiede alzando un sopracciglio scuro.
"Beh, è l'unica sedia nella stanza, tu puoi stare in piedi" agito la mano, perchè non vedo il problema.
Giuro, vedo uno spasmo alla guancia e sto per chiedergli se sta bene, ma lui, con la faccia piu nera di tutte, sbatte le mani sulle sbarre e si china al mio livello. "Principessa viziata" sibila e per come lo dice è un'offesa.
Chino la testa, le sue dita a livello del mio viso, e chiudo i denti sul dorso del suo indice - forte.
Callum sembra shockato, ritira la mano con un sussulto e fa due passi indietro. "Cosa cazzo... ?" Abbassa lo sguardo sul suo dito, poi torna a guardarmi. "Ma che cazzo di problemi hai?"
Alzo le spalle e con il pollice mi sistemo il rossetto che ho sbavato con il morso. "Ti sta bene"
"Lo sai, che questa è aggressione a pubblico ufficiale?" Chiede pulendo il rossetto sul suo dito con l'altra mano.
"Chiama i miei genitori" gli dico seria. "Non fare lo stronzo"
"Mi hai morso" dice ancora shockato - mi chiedo se è lento di comprendonio.
"Sei stupido?" Gli chiedo. "Cioè, anche a Hogwarts eri sempre per le tue, ma non avevo capito che avessi qualche ritardo mentale" Aggrotto le sopracciglia quando i suoi occhi si spalancano ancora di più. "Chiama. I. Miei. Genitori" Scandisco lentamente, come quando si parla ad un bambino.
Socchiude le labbra e mi fissa come un pesce lesso. Poi si riprende, fa un rumoroso passo in avanti e stringe i pugni. "Se potessi, ti strozzerei" sibila.
"Aggredisci una donna, Cal? Hai un disturbo psicologico aggressivo, oltre al ritardo?" Chiedo sbattendo le ciglia con innocenza.
Ringhia e la donna sulla panca sussulta e si alza. "Posso andare? È venuto mio figlio?" Chiede, poi le esce un singhiozzo.
Accade una cosa bizzarra - Callum rilassa l'espressione e la guarda con gentilezza. "No, signora, dovrà aspettare ancora un po', mi dispiace"
"Uh, va bene, grazie Cal" e torna a sdraiarsi.
Quando il Nott torna a guardarmi, però, non c'è quell'espressione di compassione, è tornato furioso. "Mi hai morso, poi diagnosticato un ritardo mentale e una psicopatologia" dice lentamente. "Vuoi aggiungere altro? Così posso scrivere un verbale completo"
Mi acciglio. "Vuoi dire.... ? Farai tu il verbale?" Chiedo appicciandomi alle sbarre e guardandolo in ansia.
"Sono io che ti ho messa quì, quindi io che scrivo perchè ti ho arrestato"
Oh cielo.
Addolcisco la mia espressione. "Cal" dico dolcemente.
Alza le sopracciglia. "Non chiamarmi cosí"
"Farò la brava, farò tutto quello che vuoi, ti prego, ti prego, fammi uscire" unisco le mani di fronte al suo viso, agitando le braccia al di là delle sbarre. "In nome di Hogwarts"
Fa una risata priva di divertimento. "In nome di quando hai sparso la voce che mi ero innamorato di te, quando invece, eri tu quella innamorata?" Chiede, sembra ancora incazzato.
"Non ero innamorata" Dico sbuffando. "Avevo una piccola cotta" gli mostro una breve distanza con il mio indice e pollice. "E non l'ho fatta apposta, era la mia dignità, o la tua"
Ride ancora, poi si gira e torna al suo posto, seduto comodamente alla scrivania di fronte alla cella.
"Callum!" Mi lamento.
"Sarà una lunga notte, quindi cerca di dormire" dice secco, gli occhi sui fogli sparsi sul pano di metallo.
"Fa freddo, almeno dammi una coperta"
"No"
Grugnisco e lo guardo male. "Sei uno stronzo"
Mi ignora ed io piagnucolo, guardandomi intorno - non c'è un'altra panca, e la prostituta è seduta con la schiena al muro e gli occhi chiusi.
"Mi rifiuto di sdraiarmi o sedermi per terra, hai capito?" Chiedo sibilando.
Non alza gli occhi dai fogli. "Non un mio problema"
Strillo indignata. "Ti farò licenziare!" Minaccio. "Dirò a mio zio che sei un incompetente e inventerò un sacco di stronzate"
Alza una penna e mi indica qualcosa, sempre senza guardare altro che il fascicolo che sta compilando. "Lì, lì e lì" dice agitando la penna. "Ci sono delle videocamere. Puoi dire quelli che ti pare, ma io ho tutte le prove che mi servono"
Lo guardo male - continuerò a farlo fino a quando non mi presterà attenzione e mi libererà dalla gattabuia.
Ma è uno duro, perchè continua a ignorarmi. "Non posso dormire per terra, ti prego" supplico alla fine con un tono che mi fa avere di tutto da mio padre, uso anche gli occhioni innocenti.
Sospira profondamente e alza la testa per guardarmi. "Forse, non dovevi scappare dopo avermi rotto uno specchietto e quasi spaccato un finestrino" dice serio. "E poi dimenarti tanto da darmi una gomitata in faccia" e si indica il piccolo rossore sulla mascella.
"Non era niente di personale" sibilo, gliel'ho ripetuto cinquanta volte. "Non avevo visto la tua macchina e non scappavo da te"
"E allora da chi?" Chiede alzando un sopracciglio scuro.
Distolgo lo sguardo. "Non sono affari tuoi" borbotto stringendomi nella pelliccia.
Fa per dire altro, ma la porta si apre ed entra un uomo pelato in uniforme auror - dice due parole a Callum, che si alza con un altro sospiro e viene verso di me.
"Posso uscire?" Chiedo sorridendo.
Mi ignora. "Signora Vicson" dice andando verso l'alcolizzata sulla panca. "Suo figlio è venuto per lei" la aiuta a mettersi in piedi e la accompagna gentilmente fino all'altro auror - premurandosi di chiudere a chiave la cella, ovviamente. "Non voglio più vederla qui, d'accordo?"
"Farò la brava, figliolo" la signora gli da una pacca gentile sul bicipite e poi si fa portare via dall'uomo pelato.
"Perchè io devo passare la notte e l'alcolizzata può andare via?" Chiedo piagnucolando. "Non è corretto"
"La signora Vicson non è un'alcolizzata, nè una drogata" Dice tornando ai suoi fogli. "Ha l'Alzheimer e diverse psicopatologie che non sto a elencarti, viene qui ogni settimana quando si perde e le piace aspettare il figlio nella cella, per quanto tentiamo di farla sedere nella sala d'attesa, è irremovibile"
Sto in silenzio perchè non so cosa dire.
"Ora, puoi sederti al suo posto" mi dice. Ha la testa china e non mi guarda, il ciuffo davanti dei suoi capelli gli scivola negli occhi quando sposta il capo avanti e indietro per trovare dei fogli sulla scrivania e la divisa auror gli calza a pennello, alcune bacchette ornano il tessuto sulle spalle, sono quattro e questo significa che è un generale, a dispetto della sua giovane età - in dieci anni è riuscito a conquistare quattro bacchette di merito, sono sorpresa.
"Perchè un generale fa da guardia a un paio di prigionieri, donne, che non potrebbero fare male a mezza mosca?" Chiedo osservando le sue bacchette di grado.
Alza lo sguardo e mi fissa, i suoi occhi verdi attraverso il vetro dei suoi occhiali sono gelidi da far paura. Assottiglia le palpebre e pondera se dirmelo o no. "Il sottoposto che doveva farlo ha appena avuto un figlio, lo sto solo sostituendo, e posso lavorare anche da qui"
"Devi essere bravo, per essere generale a soli ventisette anni" dico piano.
Mi guarda ancora, poi sospira e torna a guardare giù. "Lo sono" dice senza modestia. "Ora siediti e cerca di dormire un po'."
"Ho freddo" Sussurro piano, mi esce più debole di quello che avrei voluto e si nota tutta la mia stanchezza di oggi.
Callum stringe i pugni, poi si mette in piedi ed esce dalla stanza.
Lancio un'occhiata alla prostituta, lei mi guarda intimorita ed io sospiro. "Dici che l'ho esasperato abbastanza per farlo scappare?" Chiedo fingendo un divertimento e una sicurezza che non provo.
La ragazza ride un po'. "Ho freddo anche io" mi confida.
Sorrido, contenta di averla fatta sciogliere. "Perchè sei qui?" Chiedo.
"Non sembra ovvio?" Ribatte. Sto per chiederle scusa ma lei scuote la testa ed io chiudo la bocca. "E tu?"
Faccio una smorfia. "Stavo correndo" mormoro "E non ho visto la volante, ci ho sbattuto contro e ho rotto lo specchietto, poi sono scappata e lui mi ha inseguita, mi ha spaventato e l'ho colpito"
La ragazza ride ma smette totalmente quando Callum torna. Con lui c'è un uomo che non riconosco ma che sembra parecchio pericoloso - porta via la ragazza al mio fianco e rimaniamo solo io e il Nott.
"Tieni" Mi dice lanciandomi il fagotto che aveva in mano quando è tornato. "Ora stai zitta, sto cercando di lavorare"
Spiego la coperta e sorrido. "Grazie" Vado a sedermi sulla panca ma continuo ad osservarlo, non riuscirò a dormire. "Sai, scusa per quello che è successo a Hogwarts, sono stata stronza"
Annuisce ma non mi guarda e non dice niente.
Sospiro e mi stendo la coperta sulle gambe. Appoggio la testa contro il muro e chiudo gli occhi.
Lo sento lavorare per ore, non riesco a chiudere occhio. Ad un certo punto fa una pausa, va via e torna un quarto d'ora dopo con del cibo - lo guardo mentre infila una mano tra le sbarre e mi tende un panino.
I miei occhi si illuminano e corro a prenderlo. Le nostre dita si sfiorano e sento una piacevole elettricità scivolare dal punto di contatto fino al mio stomaco, poi lui ritira la mano e torna a sedere. Mangiamo la nostra cena ritardata in silenzio, lui continua a lavorare anche mentre mastica ed è impressionante e triste, quindi decido di iniziare una conversazione.
"Quindi... a cosa lavori?" Chiedo curiosa.
Mi ignora, ovviamente.
"Dobbiamo stare qui insieme per le prossime sei o sette ore, quindi non fare lo stronzo" Dico sbuffando.
"Da chi scappavi?" Chiede di punto in bianco. Alza la testa e mi guarda, so che se gli mento, lo capirà, ma non mi importa.
"Da nessuno, correvo e basta"
"All'una di notte?" Chiede alzando un sopracciglio - non so proprio come faccia a farlo, io non sono capace.
"Tornavo dalla discoteca, ho corso per divertimento"
"Ti inseguiva qualcuno?" Chiede serio. "Da chi correvi?" Insiste ed io sbuffo.
"Prima di tutto, non sono affari tuoi" Mormoro non troppo convinta - sono stanca e quegli occhi verdi sono estremamente perspicaci. "Secondo, non scappavo da nessuno"
Mi guarda a lungo, serio. "Non ti credo"
"Posso avere dell'acqua?" Chiedo cambiando argomento.
Sospira, poi si alza e mi porta la sua bottiglietta. L'afferro ma lui non la lascia. "Qualcuno ti ha seguito dalla discoteca?" Chiede. Io tiro la bottiglia ma lui non la molla - stronzo.
Sbuffo. "Una specie" Mi arrendo. "Ma non puoi dirlo ai miei quando arrivano, hai capito?" Mi guarda serio, cerca qualcosa nel mio viso, poi annuisce piano. "Ora molla la bottiglia" dico tirandola. Lui la lascia ed io barcollo all'indietro, allora Callum infila una mano tra le sbarre e mi afferra un braccio per non farmi cadere.
Oh, cazzo.
Ci guardiamo negli occhi per qualche secondo, poi lui mi lascia di scatto e si allontana, ma non smette di guardarmi e il mio cuore prende a battere più forte e veloce. "Chi è? Hai denunciato?" Chiede.
Torno a sedere sulla panca. "Non sono affari tuoi"
Mi fissa, poi annuisce lentamente e torna a sedere.
Quando arrivano i miei, la mattina dopo, io sono stanca morta e non ho la minima intenzione di ascoltare gli strilli di mia madre.
"Andiamo a casa, dormo, e poi puoi rimproverarmi" dico uscendo dalla cella.
"Signori, vi spiace aspettare fuori? Devo far firmare dei documenti a vostra figlia" Callum mi salva proprio quando mia madre ha aperto bocca per strillare tutta la sua indignazione - probabilmente in francese.
"D'accordo, ti aspettiamo fuori amore" Dice papà dandomi una carezza sulla schiena - poi escono.
"Cosa devo firmare?" Chiedo guardandolo.
Non riesco a non chiedermi come cazzo è possibile che lui sia fresco come un fiore mentre io sembro una mezza morta, dopo che entrambi non abbiamo chiuso occhio e, in più, lui non ha fatto che lavorare.
Mi passa dei fogli ed io firmo dove mi indica. Poi mi mette davanti un foglietto con un numero di telefono. "Se hai bisogno, chiamami" Dice serio, anche il suo viso ha un'espressione grave, quando alzo il capo per guardarlo.
"Hai passato ore a fare lo stronzo e ora vuoi che ti chiami?" Chiedo allucinata.
Mi mette in mano il foglietto con stizza, sembra innervosito. "Se ti segue ancora, puoi chiamarmi, ma solo in quel caso, chiaro? Non voglio uscire con te, ma non voglio neanche che ti succeda qualcosa"
Oh, ora capisco. "Ho tutto sotto controllo" borbotto. "Grazie e a mai più" lo spingo e me ne vado, ficcando come viene il numero nella mia borsa e decisa a buttarlo appena potrò.
*
"Hey" mormoro flebilmente.
"Pronto? Chi è?" Il suo tono è gelido e stronzo, come al solito.
"Ho un problema" Sussurro. "Sono a diagon alley e il mio ex mi segue da un'ora. Mi sono nascosta in un vicolo ma non posso rimanerci per sempre e non so smaterializzarmi, avrei dovuto imparare, ma mi fa paura e non sono capace, soffro di mal d'auto, quindi figuriamoci se mi smaterializzo" saltello sul posto per riscaldarmi. "Hai detto che mi avresti aiutato e non posso chiamare la mia famiglia, non voglio che nessuno lo sappia"
C'è silenzio dall'altra parte, per un lungo minuto. "Dominique?" Chiede la sua voce confusa. "Dove sei?"
"Ti mando la posizione, okay? Puoi sbrigarti?"
"Arrivo"
E cinque minuti dopo, qualcuno si smaterializza nel mio stesso vicolo. "Cazzo" dico proteggendomi con la bacchetta, pronta a schiantare chiunque non sia l'uomo che ho chiamato.
"Dominique?" Però, è Callum, è la sua voce quindi tiro un sospiro di sollievo e gli vado incontro.
"Godric, grazie" dico abbracciandolo - lui rimane interdetto, ma poi mi da delle imbarazzate pacche sulla spalla. "Andiamocene" mi stacco e gli artiglio un braccio.
Callum mi guarda fisso. "Dove è lui?" Chiede guardandosi attorno.
"Mi ha seguita fino a poco distante, poi l'ho seminato e mi sono nascosta qui" spiego. "Probabilmente mi cerca ancora, non posso uscire e correre il rischio di incontrarlo, per questo ti ho chiamato" E anche perchè non potevo chiamare nessun altro, la mia famiglia non lo sa e non voglio che lo sappia.
"Okay, andiamo" Mi afferra un braccio e ci smaterializza via.
Atterriamo in un parco di un quartiere che non riconosco. Mi tira per un braccio fino ad un bar poco vicino mentre i nostri respiri si condensano per il freddo. Mi apre la porta, lasciandomi il braccio, e sospiro quando entro nel calore del piccolo e accogliente bar.
Ci sediamo in un tavolino rotondo vicino alla vetrata e riesco finalmente a tirare un sospiro di sollievo. Quando sollevo lo sguardo, Callum mi sta fissando. "Allora?" Chiede serio, il viso inespressivo.
Mi guardo attorno per ritardare la risposta alla domanda. "Possiamo prendere qualcosa, prima?" Chiedo senza guardarlo.
Sento i suoi occhi addosso ma ferma una cameriera. "Ciao Greta" Scatto con la testa verso di lui e lo fisso mentre parla gentilmente alla ragazza. "Come sta tuo figlio?"
La moretta sorride con tanto di fossette. "Sta bene, grazie ancora per le medicine, Cal, non so proprio come sdebitarmi"
Lui le fa un sorriso - un vero sorriso. "Tranquilla. Puoi portarmi il solito? E..." guarda me e i suoi occhi si raffreddano. "Cosa vuoi? Tè? Caffè?"
"Tè, grazie, e una fetta di quella torta al cioccolato che vedo, e un paio di scone con la confettura" elenco alla cameriera, lei sorride e va a prepararci i nostri ordini.
Callum mi guarda sorpreso. "Hai fame?"
"Un sacco"
"Ero convinto che fossi la tipa da insalata e acqua" dice senza cattiveria. "Non mangiavi molto, a Hogwarts"
Io alzo le spalle - non è il primo che me lo dice. "Ed io credevo fossi uno stronzo senza cuore, eppure hai comprato delle medicine al figlio della cameriera. È perchè vuoi scopartela?" Chiedo facendo un sorriso arrogante.
Mi fulmina con un'occhiataccia ma non può dire niente perchè i nostri ordini compaiono di fronte a noi con la magia. Io sorrido e avvicino la torta - non mi preoccupo di risultare elegante e mangio in silenzio e veloce.
"Da quando non mangi?" Mi chiede alzando le sopracciglia.
Bevo il mio tè mentre lui sorseggia un caffè nero - non ci mette neanche lo zucchero, come gli psicopatici.
"Ieri sera" borbotto infilandomi in bocca un altro pezzo di torta. "È buonissima"
Non sorride, non fa niente, continua a fissarmi - quegli occhi verdi sono inquietanti. "Perchè non mangi da ieri sera?"
"Ho avuto da fare tutta questa mattina e ho saltato la colazione e il pranzo - ho mangiato una barretta a mezzogiorno, però" Bevo il mio te per riuscire a ingoiare la torta.
"Sono le sei del pomeriggio" Mi dice.
"Mhmh, lo so, ma ero impegnata"
"Lo fai spesso?" Chiede.
"Sei il mio terapista?" Ribatto guardandolo. Lui mi fissa, aspetta che gli risponda. "Ogni tanto" confesso. "Ma nel weekend ho una sfilata, quindi dovevo finire di preparare alcune cose"
Beve il suo caffè in un sorso e poi lo posa sul piattino. "E il tuo ex è solito seguirti in giro?" Chiede. "Quanto spesso lo fa? Tenta di parlarti o ti segue e basta?"
Lo guardo a lungo, cerco di capire se voglio rivelarglielo o meno.
"Non lo dirò ai tuoi genitori, ma se penso che possa essere un pericolo, cercherò di convincerti a denunciarlo" dice serio.
Sospiro e mi passo una mano tra i capelli. "Si chiama Robert Cahan, lui... lo fa spesso, tre o quattro volte alla settimana, o almeno questo è quello che ho contato io da quando l'ho beccato" Mi torturo i capelli con una mano, tirandoli e rigirandomi delle ciocche tra le dita. "Lo fa da due mesi, all'inizio non era molto insistente, ma ultimamente mi segue e poi tenta di parlarmi. Quella notte di due settimane fa, quando mi hai arrestato, mi ha palpato in discoteca ed io sono corsa via. Mi ha inseguito fino alla tua auto, suppongo che quando ti ha visto, con la divisa auror e tutto, se la sia data a gambe. Ma il giorno dopo è tornato a starmi dietro."
"Oggi cosa ti ha spaventato?" Chiede serio - non me lo chiede per curiosità, è un interrogatorio, vuole sapere come il generale che è.
"Mi segue da questa mattina alle otto" sussurro piano - se ne è sorpreso, non lo mostra. "Ha dormito nella sua auto, davanti a casa mia, e quando sono uscita dalla mia boutique a Diagon Alley, era lì che mi fissava. Ha cercato di venire a parlarmi ma io ho cominciato a camminare velocemente e a zizzagare per i vicoli fino a quando non l'ho seminato. Poi ho chiamato te"
"Oltre al pedinaggio, fa altro?" Chiede.
"Quello non è abbastanza?" Chiedo assottigliando lo sguardo. Lui mi guarda con pazienza quindi rilasso le spalle e cerco di calmarmi. "Mi lascia dei regali" ammetto alla fine. "Lui... me li fa trovare davanti alla porta, o in boutique, o mi manda dei fattorini. A volte fiori, o altre cose come foto, lettere d'amore, cose simili"
"Foto di lui?" Annuisco. "Provocanti e moleste?"
"No, solo selfie e a volte foto photoshoppate per mettermi al suo fianco"
Callum si massaggia una tempia, alzando gli occhiali. "Possiamo intentare una causa per molestie e stalking, denunciarlo e ottenere un divieto di avvicinamento"
Scuoto la testa. "Lo saprà la mia famiglia, poi mezzo mondo magico, perchè sono una Weasley, dimentichi?" Chiedo. "Non posso"
"Quanto ci sei stata insieme?"
"Non è il mio ex, anche se lo chiamo così. Siamo usciti insieme qualche volta e quando ho capito che non mi piaceva, ho troncato la cosa"
"Hai provato a parlarci?"
"Ovvio che ci ho provato, gli ho detto di starmi lontano e l'ho minacciato, ma mi ha detto che mi ama e che dobbiamo stare insieme"
Fa una smorfia. "Non so come aiutarti, se non vuoi denunciarlo"
"Non devi fare altro, ti ho chiamato solo perchè mi sono ritrovata il tuo numero nella borsa e non sapevo cosa fare" dico tranquilla. Mi alzo e prendo il portafogli. "Grazie, davvero, per essere venuto da me di sabato, ma non c'è bisogno di allarmarsi, la smetterà, mi troverò un ragazzo super palestrato e forte che lo spaventerà, dato che io non basto" Metto un banconota da dieci galeoni sul tavolo, abbastanza per entrambi i nostri ordini e la mancia, e mi rimetto la giacca.
"Dominique" mi guarda serio.
"Mi prendo questi" raccolgo i due scone e ne mordo uno. "Ciao" e me ne vado.
*
"Pronto?"
"Non ho ancora trovato il tipo palestrato e forte, solo per questo ti ho chiamato" dico piano.
"Cosa succede?" Chiede preoccupato.
"Niente di che, tutto apposto"
"La tua voce trema, Dominique" sibila. "Dove sei?"
"Ti mando l'indirizzo"
E si smaterializza due minuti dopo - indossa la divisa auror e sembra sudato, non porta neanche gli occhiali.
"Ti allenavi?" Chiedo - i suoi muscoli sembrano più grossi e ha il fiatone.
"Cosa succede?" Chiede ignorando la mia domanda.
"La porta di casa è aperta" mormoro. Ho freddo e cerco di riscaldarmi stringendomi in me stessa. "Appena l'ho vista, sono corsa giù e ti ho chiamato"
"È a casa tua?" Domanda guardando il mio palazzo. Faccio si con il capo. "D'accordo, stai dietro di me"
Annuisco e lo seguo, indicandogli l'appartamento quando facciamo le due rampe di scale.
Guarda la porta con attenzione, non è scassinata o rotta, è solo aperta. Poi entra, la bacchetta in mano e un passo felpato - resto indietro perchè ho una paura assurda.
"Dominique" mi chiama. "Vieni" Entro e lo trovo in salotto. "Non c'è nessuno, guarda se c'è qualcosa di nuovo o qualcosa che manca"
"Quello è nuovo" Faccio un cenno con il mento all'orsacchiotto formato extra large seduto sul mio divano.
Il Nott non dice niente, lo fa sparire con un gesto della bacchetta.
Vado nella mia stanza, Callum al mio fianco. Osservo attentamente, poi mi blocco.
"Cosa c'è?" Chiede fissandomi. "Cosa hai visto?"
"Il cassetto della biancheria" sussurro fissando la cassettiera. "Era aperto. Questa mattina, l'ho dimenticato aperto"
"Sicura?" Si avvicina e lo apre. Annuisco quando mi guarda. "Vieni a vedere cosa manca"
Mi avvicino piano, come se una cavolo di cassettiera potesse mordermi, ma quello che provo ora, le sensazioni di impotenza e terrore, non le ho mai provate in vita mia, e non so spiegare la paura che sento.
"Vieni, Dominique" Callum addolcisce la voce.
Scuoto la testa, fermandomi ad un metro circa. "Ho paura" sussurro.
Lui sospira. "Vuoi che ti dica cosa vedo?" Annuisco e lui abbassa lo sguardo. "Sei sicura?"
Annuisco ancora, non mi importa quanto possa essere imbarazzante lui che mi elenca le mutande che vede, non posso avvicinarmi, mi sento male al pensiero che possa avermi rubato degli slip.
"Vedo del rosso, del rosa, del nero, bianco e azzurro" dice rovistando. "Ce ne sono un paio in particolare che ricordi gli piacevano? Non so se avete avuto rapporti sessuali ma potrebbe aver rubato quelle che avevi"
Mi massaggio il collo, mi sento in tensione e vado lentamente a sedermi sul letto. "Cercane un paio bianche, dovrebbero avere un farfallino rosso davanti e i bordi di pizzo rosso, dei tanga"
Quando si gira a guardarmi, capisco quello che devo. "Mi dispiace"
"Devo cambiare casa, vero?" Chiedo piano.
"Dovresti andare a stare da qualcuno per un po', un parente o un amico"
Scuoto la testa. "No, no, non possono saperlo, non possono, si preoccuperebbero inutilmente e hanno già i loro problemi, non posso dirglielo"
"Se non lo denunci, non la smetterà mai" sistema il mio cassetto e lo richiude prima di rialzarsi. "Devi denunciarlo"
"Devo assoldare una guardia del corpo, ecco cosa devo fare" sussurro. Alzo la testa e lo guardo. "Tu"
Callum aggrotta le sopracciglia e non capisce per un lungo minuto, poi scuote il capo. "Assolutamente no"
"Ti prego, ti pagherò il doppio degli auror"
"No, non esiste, ho un lavoro"
"Prenditi qualche settimana di riposo e aiutami, ti darò il triplo"
"No"
"Sono ricca, Callum, ti pagherò qualsiasi cifra vuoi" insisto. "Non posso cambiare casa, non senza spiegarlo ai miei, e non saprei dove cercarla, una guardia del corpo. Tu mi hai aiutato, aiutami ancora"
"Anche io sono ricco, dimentichi?" Chiede guardandomi male. In effetti, l'avevo dimenticato, e lui sembra saperlo. "Viziata arrogante" borbotta.
Mi alzo dal letto e gli vado incontro. Quando mi metto in ginocchio, lui strabuzza gli occhi. "Ti prego" unisco le mani di fronte a me. "Farò quello che vuoi. Hai bisogno di un favore? Farò qualsiasi cosa. Non c'è limite di tempo, puoi chiedermelo anche tra dieci anni"
"Alzati" mi afferra le braccia e mi tira su come se non pesassi niente. "Mi pagherai come gli auror" Dice serio. "Lavorerò, chiaro? Ti tratterò come ho trattato i politici e i diplomatici che ho protetto, quindi dovrai fare quello che ti dico" Annuisco. "Due settimane, Dominique, se non la smette e non lo spavento abbastanza, lo denuncerai"
"No" scuoto la testa. "Non posso"
"Non mi interessa" la sua espressione è grave e inflessibile. "Intenteremo una causa per stalking e avrà un divieto di avvicinamento, chiaro?"
Faccio una smorfia. "Si spaventeranno, mia madre è sensibile e ha dei problemi di cuore" mormoro abbassando il capo. Non posso, non voglio mettergli paura, non voglio che si preoccupino.
"Faremo in modo di non farlo sapere al mondo, okay? Chiederemo di avere un processo intimo, così da non far spargere la notizia, ma tuo zio Harry dovrà saperlo, è il capo, non posso non dirglielo"
Abbasso lo sguardo sul suo petto, le sue mani ancora strette attorno alle mie braccia. "Va bene" sussurro. "Ma la mia famiglia non dovrà saperlo, eccetto per zio"
Lo guardo dal basso, pregante, e lui annuisce, i suoi occhi verdi sembrano attenti, addirittura interessati a me, in un modo più che professionale.
Se ne rende conto anche lui, perchè mi lascia velocemente e si allontana di qualche passo. "Devo sistemare delle cose a lavoro e redigere un contratto per questa cosa"
"Non ti basta la mia parola?" Chiedo sbattendo le ciglia innocentemente.
Mi guarda. "No"
Sbuffo e mi tolgo la giacca, appendendola al mio appendiabiti bianco. "Ho una stanza degli ospiti, puoi dormire lì, per me non è un problema" dico sfilandomi gli stivali azzurri e diminuendo la mia già considerevole altezza di qualche centimetro - così, Callum sembra ancora più imponente di prima, credo che sia alto più di un metro e novanta, perchè mi supera quasi di una spanna, ed io sono alta.
Si gratta il capo. "Devi darmi la tua agenda personale, così posso sapere cosa fai durante la giornata"
Annuisco e gli passo il mio telefono. "Fai tu" dico entrando nella cabina armadio e cambiandomi i vestiti - controllo attentamente che non ci sia niente di nuovo e che non manchi niente.
"Ho condiviso con me i tuoi orari e ti ho messo il mio numero nei contatti di emergenza" dice restituendomi il telefono. Mi osserva. "Mi hai salvato stronzo bastardo?" Chiede.
Sorrido e alzo le spalle. "Mi hai arrestato e tenuto in prigione tutta una notte"
"E ti ho salvato tre volte" dice serio, non sembra arrabbiato però.
"Se fai il bravo, potrei cambiarlo" mormoro suadente.
Mi ignora ed esce dalla mia stanza - lo seguo fino al salotto. "Devi cambiare la porta, ne prenderemo una più resistente" dice serio. "E un allarme" va verso una finestra e la osserva da vicino, testa la sua resistenza e schiocca la lingua contro il palato con disapprovazione. "Devi cambiare anche queste" Mi guarda. "Faremo tutto domani mattina"
"Ma ho una commissione, devo finire un vestito da sposa e altri che mi hanno ordinato" mi oppongo.
"Andiamo prima a fare quello che ho detto io, poi il resto" Insiste e lo so che lo fa per il mio bene, quindi mi costringo ad annuire. "Fammi controllare le serrature e assicurarmi che non ci siano videocamere in giro" Pratica alcuni incantesimi.
"Potrebbe aver messo delle videocamere?" Chiedo flebilmente. Mi terrorizza, mi sento sempre più impotente.
Si acciglia, poi sposta lo sguardo verso il corridoio, prima di guardarmi ancora. "Hai mangiato?" Mi chiede ignorando la mia domanda. "Rispondi, Dominique"
Scuoto la testa.
"Vai in cucina, metti dell'acqua a bollire" mi dice guardandomi con gentilezza, ma mi nasconde qualcosa.
"Perchè?" Chiedo confusa.
"Vai e basta" Mi spinge verso la porta aperta della cucina.
Avanzo lentamente, mi guardo indietro quando lo vedo camminare fino al corridoio ed entrare in bagno. Lo raggiungo velocemente, non capisco cosa mi sta nascondendo.
Allunga una mano verso il mio specchio, poi stacca una cosa che stava sul bordo. Con uno schiocco di dita la fa sparire.
"Cosa era?" Chiedo sospettosa.
Callum mi guarda sospirando. "Ce n'è un'altra in camera tua" dice andando verso la mia stanza. "Le sto mandando in casa mia, sono prove" stacca un piccolo dispositivo nero da vicino ad un quadro.
"Sono telecamere?" Sussurro spaventata. "Mi voleva spiare?"
"Non le ha occultate bene, un incantesimo di rivelazione me le ha mostrate subito"
"Oh cielo" sibilo. "Quello stronzo!"
"Sei ancora sicura di non volerlo denunciare?" Sospira quando annuisco. "Bene. Per ora non chiamerò tuo zio, è troppo tardi comunque, ma devo sbrigare alcune cose veloci. Quindi, chiuditi dentro, tornerò nel giro di mezz'ora"
Lo guardo andare via e un po' mi dispiace, non mi piace stare da sola. Per tenere la testa occupata, mi siedo alla mia scrivania e comincio a prendere appunti sull'abito da sposa che dovrò cominciare domani.
Passa mezz'ora, e Callum torna come aveva promesso. Non lo vedo, inizialmente, poi mi fa venire un infarto, quando parla. "Scommetto che non hai ancora mangiato" dice ed io sussulto, girandomi verso la porta.
"Mi hai spaventato" mi premo una mano al petto.
"Ho fatto qualche incantesimo sull'appartamento per ammettere solo te, io e chi ha il suo stesso sangue" Dice. "Ho fame, facciamo qualche cosa"
Lo seguo in cucina e lo guardo aprire gli scomparti per vedere cosa ho da mangiare - mi guarda corrucciato, quando constata che non ho quasi niente. "Non faccio la spesa da un po'." Dico con un tono innocente.
"Hai qualche problema con il cibo?" Chiede tirando fuori una zucchina e due uova - le uniche cose che ho in frigo con dello yogurt e del succo di frutta.
"No" Rispondo. "È solo che non ho tempo e me ne dimentico. Hai visto anche tu la mia agenda, sono piena di lavoro"
Non dice altro. Mette una padella sul fuoco e ci fa sciogliere del burro che mi è rimasto da quando Rose è venuta e ci ha preparato dei muffin - dovrei ancora avere del cacao in polvere da qualche parte.
Lo guardo tritare senza alcuna magia la zucchina in una ciotolina e romperci dentro le uova. Mischia con una forchetta, aggiungendoci del sale e pepe, e la versa nella padella.
Ha una concentrazione che me lo fa guardare a lungo. Gli piace cucinare, lo rilassa probabilmente, perchè non ha usato un briciolo di magia per farlo. È attraente, il modo in cui è focalizzato su quello che sta facendo, la postura calma, il respiro regolare. Non mi accorgo che spegne il fuoco e mette l'omelette in un grande piatto fino a quando non mi guarda, gli occhi verdi sono calmi, rilassati, quasi innocenti, come era quando andavamo a Hogwarts. Probabilmente anche io lo guardo come lo guardavo a Hogwarts, forse i miei occhi brillano di piacere, perchè lui si irrigidisce. "Siediti" ordina posando il piatto sul tavolo della cucina.
"Non è che mi piace molto questa cosa che mi dai ordini" borbotto senza irritazione. Mi siedo però e lui fa strisciare il piatto fino a quando non è di fronte a me.
Fa comparire una forchetta e me la tende. "Mangia" ordina, ancora, ed è come se si aspettasse di essere obbedito.
Lo guardo con i miei migliori occhioni innocenti - di solito, questo fa capitolare molti degli uomini con cui sono stata, soprattutto se sbatto le ciglia lentamente come adesso. "Non mangi con me?" Chiedo dolce.
Mi ignora e va a lavare gli utensili che ha utilizzato per la mia cena. "Domani faremo anche la spesa, e mi aspetto di non saltare nessun pasto, io devo mangiare un certo numero di calorie e anche tu"
"Mi dispiace, non so cucinare" Non è vero, sono un'ottima cuoca, ma preferisco che non lo sappia, o si aspetterebbe che faccia tutto io.
"Non è un problema, lo so fare io" Dice serio. Asciuga i piatti, sempre senza magia, e li ripone ordinatamente dove li ha trovati. "Mi studierò la tua agenda" Afferma sedendosi finalmente al tavolo - mi guarda negli occhi. "Se la modifichi, fammelo sapere prima, così non mi cogli di sorpresa"
Annuisco. Mi piace questo suo modo di parlarmi e mi piace che ha tutto sotto controllo, sembra competente, mi fa sentire al sicuro.
"Tutto qui, sono sicuro che sei stanca, e anche io, quindi finisci di mangiare, poi a letto"
Alza una mano e se la sfrega sulla bocca, noto solo ora che è tatuata - sono tanti e diversi, piccoli, eleganti: una luna, una rosa, delle stelle, un corvo, vedo l'iniziale di alcune lettere, la C, la E, la O e la M. Sono curiosa e prometto a me stessa che glielo chiederò.
"Continuerai a darmi ordini e aspettarti che li segua?" Chiedo, perchè mi ha appena imposto un'altra cosa.
Mi guarda dritto negli occhi. "Mangia, poi a dormire" lo dice lentamente, come se mi stesse sfidando.
Sbuffo, ma mangio, e poi vado a dormire.
*
Sono stanca, stanca e distrutta ma devo finire o domani avrò il doppio del lavoro.
"Dominique" È la terza volta che Callum usa un tono rimproveratorio per chiamarmi, negli ultimi venti minuti, ed è la terza volta che lo ignoro. "Dominique" Ripete serio. "Guardami" è un ordine e vorrei dire che sono capace di ignorare anche questo, ma la verità è che alzo la testa, e lo guardo.
"Cosa?" Chiedo scorbutica.
Ha le sopracciglia contratte e gli occhiali in bilico sul naso, se li sistema con un dito. "Credevo di essere io un maniaco del lavoro, ma guardo te e mi ricredo" dice e credo che debba essere una battuta, ma non sorrido e lui neanche.
"Devo finirlo"
"Devi mangiare la tua cena, rilassarti un attimo, e poi andare a dormire e riprendere qualsiasi cosa stai facendo domani mattina, nel tuo studio"
Oggi Robert non si è fatto vivo, non mi ha seguito, e questo me lo ha confermato anche Callum - forse ieri si è stancato troppo, irrompendo nella mia casa e facendo quello che ha fatto.
Sono stata contenta, anche se sono rimasta irrigidita e tesa per tutto il giorno e non sono riuscita a finire il lavoro che dovevo fare. "Non sono una maniaca del lavoro, devo solo finire qui"
Mi guarda ancora ed io lo ignoro, continuando a trascrivere i metraggi per l'abito che sto confezionando, domani andrò a comprare la stoffa e lo cucirò.
"Perchè non hai dei dipendenti? Puoi permetterteli." Chiede, sento il suo sguardo addosso.
"Perchè non mi fido di nessuno" Borbotto. Una volta ho assunto una ragazza che mi tenesse la cassa e gli impegni in ordine, e ho finito a dover ripagare un cliente che non ha ricevuto il vestito giusto.
Non dice niente e continuo il mio lavoro per diversi minuti, poi sospira. "Ti dispiace se mi alleno qui? La stanza non ha abbastanza spazio" Alzo la testa e noto che, nonostante la faccia da stronzo e gli occhi glaciali, c'è un certo disagio nelle sue spalle rigide.
"Fai come ti pare" Dico alzando le spalle. Non mi interessa cosa fa.
Lo ignoro e lui ignora me. Solo quando finisco il mio lavoro mi concedo di alzare la testa e guardarlo, e rimango a bocca aperta.
Indossa dei semplici pantaloni della tuta, di un profondo verde come i suoi occhi, e una maglietta nera a maniche corte, che mostra i bicipiti contratti per il piegamento che sta facendo. Sta sudando, ha la pelle lucida e i tatuaggi sulle braccia spiccano tantissimo. Non mi guarda, è concentrato sulla flessione, il viso inespressivo, neanche una smorfia per la fatica dello sforzo. E non porta gli occhiali, con la montatura nera addosso sembra più giovane, ora sembra avere l'età che ha.
Lo vedo per il generale che è, l'uomo grande e grosso che è qui solo per proteggermi e che ora sta sudando e ansimando nel mio cazzo di salotto - e per le ragioni sbagliate!
Mi esce un suono strozzato dalla bocca e lui si ferma e mi guarda. Io mi affretto a fingermi ancora interessata al mio lavoro, e non al delizioso e bellissimo uomo con i muscoli gonfi per l'allenamento.
Lo sento guardarmi per diversi lunghissimi secondi, poi torna alla flessione.
Io rimetto apposto i miei fogli, poi mi alzo dal tavolo della sala. Mi schiarisco la gola prima di parlare perchè so che la mia voce, altrimenti, uscirebbe roca. "Io vado a dormire" decreto.
Lui si ferma, si mette in piedi, ed io lo guardo - non l'avessi mai fatto, perchè ora non riesco a distogliere i miei occhi dal suo corpo e dal suo viso. "Mangia, prima"
"Non ho fame" No, cazzo, ce l'ho, ma non di cibo.
Se glielo dicessi, lo traumatizzerei - rido al pensiero e lui si acciglia.
"Notte" Dico superandolo.
Lui mi afferra un polso e mi tira fino a quando non sono di fronte alla sua enorme mole - mi spaventerei per la facilità con la quale mi ha fatto fare quello che voleva, ma, ancora, non ho nessuna autoconservazione e la cosa, a prova di ciò, mi attrae.
"Sei pelle e ossa, se non mangi svieni"
"Che problema hai con questa cosa?" Chiedo sbuffando. "Non sono affari tuoi"
Mi guarda serio. "Lo sono, fino a quando dovrò lavorare qui"
"Non hai risposto alla mia domanda" Ribatto. L'ho notato, l'ha evitata.
Lo guardo e lui guarda me, con fermezza, quasi sfida, come se stessimo cercando di capire chi cederà per primo. Lo fa lui.
"Ho avuto problemi con il cibo nella mia adolescenza" dice. "Sono stato anoressico e ho paura che lo stia diventando anche tu"
Spalanco gli occhi. "Come?"
Prende la mia sorpresa male, perchè mi fulmina con un'occhiataccia. "Non ho problemi a parlarne, ma se fai la stronza, me ne vado"
"Non era mia intenzione" dico sincera. "Mi hai sorpreso, tutto qui"
"Puoi mangiare, per favore?" Chiede ammorbidendo lo sguardo.
Sospiro ma mi siedo al tavolo e tiro il piatto di pasta che mi aveva messo di fianco mentre lavoravo - lo riscaldo, poi mangio. Lui si siede davanti a me.
"Non sono anoressica, è solo che non ho tempo e non ci penso" mi giustifico. "Tu lo eri, quando io...?"
"Sei stata una stronza e mi hai umiliato?" Chiede. "Si, lo ero"
Faccio una smorfia. "Scusa"
"No, in realtà mi hai dato la forza di farmi aiutare" Ammette. "Ho fatto alcuni percorsi e mi sono risollevato"
Lo guardo a lungo, poi abbasso lo sguardo sul suo corpo. "Lo vedo bene" mormoro ed è più pieno di malizia di quello che volevo.
Se lo nota, mi ignora. "Mangia" ordina.
Grugnisco. "Eri così gentile da piccolo, cosa è successo?"
"Una stronza ha detto al mondo che ero innamorato di lei, quando era lei ad essere innamorata di me" Non sembra offeso o arrabbiato, anzi, colgo una nota di divertimento.
Ingoio il boccone che ho in bocca. "Non ero innamorata" mi lamento. "Avevo una piccola cotta"
"Non mi hai mai parlato e ti sei innamorata di me?" Chiede curioso.
Sbuffo. "Mi sono presa una cotta, dopo che con pazienza hai risolto il casino che avevo fatto con una pozione. Non mi avevi parlato, avevi sospirato, poi avevi aggiunto degli ingredienti e avevi pulito il mio disastro. L'unica cosa che mi hai detto, è stata un non preoccuparti, quando ti avevo ringraziato"
"Ti è bastato quello?" Chiede divertito, per la prima volta vedo l'ombra di un sorriso sulle sue labbra.
"Ero una quindicenne facilmente impressionabile"
Lui ride e scuote la testa. "Ed io che ero convinto che ti piacessero stronzi e tossici"
"Mi piacciono stronzi" affermo. "Ma mi piacciono anche gentili, mi piace chi ha pazienza, perchè io non ne ho affatto"
"Eppure non me l'hai mai detto, non ti sei mai avvicinata" Alzo le spalle. Lui mi guarda serio, sembra star cercando di capire qualcosa. "Ti piacevo mentre ero così?" Chiede e vedo del disagio.
Faccio una smorfia. "Non eri brutto" rispondo decisa. "Tutti quelli che lo sapevano, quindi i miei cugini e fratelli, mi dicevano che lo eri, ma per me non è mai stato così. Certo, eri troppo magrolino per la tua altezza e gli occhiali che portavi erano troppo grandi, ma avevi qualcosa, sai? Non lo so, tipo quando eri in una stanza, lo sapevo senza cercarti, sentivo qualcosa per te, un legame, nonostante quello che dicevano gli altri"
Non passa niente per il suo bel viso, rimane freddo. "Se me l'avessi confessato, all'epoca, avrei creduto fosse uno scherzo" ammette. "La bella e popolare Dominique Weasley, che ha del sangue veela che le scorre nelle vene, che mi dice che le piaccio. Quando è uscito fuori il fatto che ti piacevo, e tu hai troncato tutto dicendo che ero io, invece, che ti amavo, ho passato mesi a chiedermi cosa cazzo fosse successo e se era vero che avevi sparso quella voce in giro solo per proteggere i tuoi sentimenti"
"Lo era" Mormoro annuendo. "Mi hanno sentita delle stronze mentre parlavo a Rose di te, quando hanno detto in giro che ero innamorata di te, ho ribattuto che eri tu il disperato che mi stava dietro" E con queste esatte parole. "Mi dispiace, veramente"
Alza le spalle. "Sei stata fortunata che era il mio ultimo anno, mi hanno preso in giro solo per qualche mese" sembra ironico.
Rido. "Già" Mormoro. "Non sarei mai riuscita ad evitarti per piu di qualche mese"
"Ho cercato di parlarti, ma non sono mai riuscito a raggiungerti, scomparivi sempre"
"Era quello l'obiettivo"
Lui ride, è più bello quando lo fa. "L'avevo capito"
Lo guardo ridere e lo trovo talmente attraente che il mio cuore perde qualche battito. Conosco uomini più belli, uomini che mi fanno da modelli nelle sfilate, ma c'è qualcosa in lui che mi fa fermare a guardarlo, ora come anni e anni fa - forse è il mento squadrato o il naso storto, gli occhiali che porta, che gli rendono gli occhi più luminosi, o forse è l'insieme, non lo so proprio, ma mi fa battere il cuore e sfarfallare lo stomaco.
Lui mi guarda con serietà, c'è qualcosa di profondo in quelle belle iridi verdi, qualcosa che forse può eguagliare il sentimento che sto provando adesso.
Poi, però, si rende conto di come ci stiamo guardando e si alza di colpo, allontanandosi da me come se avessi la peste. "È ora di andare a dormire" dice.
Lo guardo agitarsi e imbarazzarsi, guardarmi con una rapida occhiata e poi scappare via verso la sua stanza, mormorando un buonanotte a denti stretti.
E nonostante il suo corpo, nonostante sia un generale auror da quattro bacchette, c'è ancora un po' di quei diciassettenne imbranato per cui mi ero presa una cotta dieci anni fa.
*
"Ci segue" Gli mormoro avvicinandomi di più al suo corpo.
Lui sospira, poi avvolge un braccio attorno alle mie spalle e mi tira a se. "Lo so. Tranquilla, ci sono io"
"Devo davvero finire queste compere" gli sussurro seria.
"Le finiremo" Mi rassicura, camminando accanto a me a Diagon Alley.
Siamo diretti dal mio tessutaio di fiducia e appena abbiamo messo piede qui, lui ci ha trovati e seguiti - non so come abbia fatto, deve avere qualcuno che ci ha notati al varco e l'ha chiamato.
"Callum" Mormoro spaventata, seguendo con gli occhi la figura di Robert. "Sta venendo qui"
La sua presa sulle mie spalle si rafforza. "Lo vuoi incontrare?"
Scuoto la testa impanicata. Non voglio parlarci, ho paura, non dopo le videocamere.
"D'accordo, entriamo qui" mi tira con se nel primo negozio che incontriamo.
"Buongiorno" Trilla una donnetta anziana. "Come posso aiutarvi?"
Mi guardo attorno e rimango attonita quando noto che è un negozio di gioielli. Callum sembra a suo agio, invece, è un buon attore. "Io e la mia fidanzata cerchiamo un anello" Dice spingendomi verso l'interno del negozio.
Lo guardo con shock, poi lui mi da una stretta più forte al braccio ed io rinsavisco. "Si, un anello di fidanzamento" mormoro non troppo convinta. La signora ci guarda confusa. "Io sono schizzinosa e lui non voleva farmi la proposta senza la sicurezza che mi sarebbe piaciuto l'anello" aggiungo, il che è vero.
"Avevate qualcosa in mente?" Chiede la donna.
"Ci porti quello che ha" Le dice Callum. "Andrei sul classico, vero amore?" Guarda me, e mi incita con lo sguardo.
Io sono ancora sorpresa, quindi mi limito ad annuire. La donna ci guarda perplessa. "Vi porto i miei pezzi migliori" dice, poi va a prenderli dal retro.
Io guardo Callum shockata. "Cosa fai?" Chiedo bisbigliando per non farmi sentire dalla guardia alla porta e dalle due persone che chiacchierano con un altro commesso.
"Si è fermato e ci guarda dalla vetrata" mi sussurra abbassando il viso verso il mio. "Se crede che stiamo per sposarci, magari la smette"
"Quindi staremo qui a guardare anelli fino a quando non si scoccerà e se ne andrà?" Chiedo.
Lui fa un mezzo sorriso. "Se vuoi, possiamo uscire ad affrontarlo, per me non è un problema"
Faccio una smorfia. "Quindi mi compri un anello di fidanzamento?" Chiedo fingendo un'allegria che non provo.
Fa un altro mezzo sorriso e alza la testa per guardare la commessa che è tornata. "Se fai la brava, forse" dice ed io rido.
Ma Callum non sta scherzando, mi fa guardare anelli per mezz'ora e me ne fa comprare uno.
"No" sussurro.
"Mi sembra che ti stia bene" Dice osservando la mia mano e l'anello con sopra un rubino.
"Mi sta bene, infatti, ma non voglio che mi regali una cosa simile, sei la mia guardia del corpo"
"Al momento, sono il tuo fidanzato" dice con un sorriso sarcastico sulle labbra - non sapevo quanto potesse essere esasperante e sarcastico questo uomo, non fino ad oggi.
"Se avessi saputo che eri così fastidioso, non mi sarei mai innamorata di te" ribatto.
Lui ride e alza la testa verso una sempre piu perplessa commessa. "Lo prendiamo" le dice dandole una carta che tira fuori dal portafogli.
"No che non lo prendiamo" dico sfilandomi l'anello e ridandolo alla donna.
"È un bellissimo anello, con un taglio veramente particolare, il rubino viene dalle nuove miniere in Scozia e possiede delle proprietà magiche di bellezza e amore, è un anello molto ambito ma sono pochi, ne possedevamo sei, questo è l'ultimo" ci spiega la commessa.
Io lancio uno sguardo fuori dal negozio - Robert ci fissa ancora dall'altra parte della strada. "Grazie, ma non lo voglio" mormoro lanciando un'altra occhiata all'uomo.
"Grazie e arrivederci" dice felice la commessa e quando mi giro per capire perchè, Callum mi tira per una mano fino a fuori dal negozio.
"Ecco" Mi mette tra le dita una sportina. "Ora sa che sei fidanzata" Lancia una profonda occhiata a Robert. "E se si avvicina, lo distruggo"
Io sbatto le palpebre, shockata. "Sei scemo?" Chiedo. "Avevi detto che non ce lo avevi, il ritardo mentale"
Lui assottiglia lo sguardo e mi costringe a camminare. "Non ce l'ho, stronza" Ribatte. "Lo restituiremo quando finirà questa cosa" dice serio. "Lui ci ha visto comprarlo, e ora comincerai ad indossarlo"
Lo guardo. "Compri anelli di fidanzamento ai politici a cui fai da guardia?" Chiedo ironica.
Lui accenna ad un sorriso. "Ad alcuni" risponde con sarcasmo. "Entriamo qui e mettitelo" mi spinge verso dei tavolini esterni di un bar - Robert continua a seguirci.
Lo fisso inebetita mentre apre la sporta e tira fuori il contenitore di pelle, poi me lo apre davanti. "Non ci credo" borbotto.
Callum ride. "Quindi, vuoi essere la mia futura sposa per finta?" Chiede prendendo l'anello con una mano e la mia con l'altra.
Non ci riesco proprio, mi metto a ridere. "Credevo fossi uno rigido" rido. "Invece sei spiritoso" Lui aspetta la mia risposta, non dice niente. "Accetto" dico agitando le dita.
Cal ride ancora, un bel sorriso rilassato su quelle bella labbra piene, poi mi infila l'anello nel dito giusto. "Ecco fatto, principessa"
Socchiudo la bocca. "Come?" Chiedo piano.
Lui si acciglia. "Cosa?"
"Principessa?"
Alza le spalle. "Sei viziata come una principessa, quindi mi pare un buon nomignolo per la mia futura sposa"
Giuro, mi aspettavo che si irrigidisse tutto e che mi allontanasse, invece mi sorprende.
Rido. "Non chiamarmi così se non vuoi che mi prenda un'altra cotta per te" ribatto. "Perchè, ti ripeto, sono facilmente impressionabile"
Sorride scuotendo la testa. "Avevi detto che lo eri a quindic'anni"
"Lo sono ancora" annuisco con forza e lui ride.
"Ah si?" Chiede con un sorrisetto in viso. Mi piace quello che vedo, mi piace molto, quindi rimango a fissarlo per un po', come una maniaca.
"Non ti credevo così" ammetto sorridendo. "Credevo fossi piu riservato e meno divertente. Tipo uno con il perenne palo nel culo - almeno, sembravi così quando mi hai arrestato e fatto passare la notte in cella"
Si irrigidisce un po', lo vedo. "Sono riservato" Dice.
"Ma stai ridendo con me" mi sistemo una ciocca di capelli dietro l'orecchio e lo guardo, mentre la sua postura cambia e passa da essere sorridente e aperto a chiudersi totalmente.
Storce il naso. "Ti ordino qualcosa, cosa vuoi?"
Aggrotto le sopracciglia. "Ho detto qualcosa che non va o..."
"No. Vuoi qualcosa da mangiare o bere? Stiamo qua qualche minuto e poi andiamo a prendere i tuoi tessuti"
"Non voglio niente" mormoro, mi sento quasi offesa che abbia cambiato così faccia, e anche in colpa, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.
"Prendo un caffe, ti tengo d'occhio dalla finestra, faccio in fretta" dice alzandosi e sparendo prima che io possa dire altro.
Scuoto la testa, non posso preoccuparmi anche di lui ora, ho già troppe cose per la testa e questo fa il bipolare.
"Dominique!" Sento una voce che conosco bene.
Mamma allarga le braccia e cammina verso di me. Io mi alzo in piedi e la abbraccio. "Maman, cosa ci fai qui?" Lo chiedo e lei sorride dolcemente.
"Solo qualche compera" Mi da due baci sulle guance. "Io e tuo padre ci stavamo annoiando, a casa"
Saluto papà con un bacio. "Lo sai che non riesce a stare mano in mano" mi sussurra.
"Sei qui da sola?" Chiede mia madre abbassando lo sguardo sul tavolino con sopra ancora la confezione dell'anello. "Hai comprato dei gioielli?" Chiede eccitata. "Cosa? Fammi vedere!"
Sbianco e lancio un'occhiata verso la vetrina, sperando che Callum resti li ancora un po'. "Me ne stavo giusto andando, vado da Farah a prendere dei tessuti per un abito che sto cucendo"
Ficco di malo modo il cofanetto di velluto dentro la sporta della gioielleria e prendo la borsa.
"Dai, amore, prendi con noi del tè" Mi supplica papà.
Io sorrido forzata, lanciando un'occhiata dove so che Robert è - ci fissa con i suoi occhietti azzurri ed è immensamente inquietante, vorrei che Callum tornasse, perchè mi fa sentire al sicuro, ma vorrei anche che non incontrasse i miei.
"È un anello di fidanzamento?" Chiede mamma afferrandomi la mano sinistra e fissando gli occhi sulla pietruzza rossa. "Dominique Morgana Weasley!" Mi rimprovera. "Dimmi la verità!"
E Callum sceglie proprio quel momento per uscire dal bar. Io gli faccio cenno di no con la testa ma lui si avvicina comunque. "Scusate, posso aiutarvi?"
Chi? CHI? Chi è che non riconosce Billy e Fleur Weasley solo perchè sono di spalle?
Mamma si gira e Callum si irrigidisce. "Sei il cameriere?" Chiede occhieggiando i piatti e tazze che gli svolazzano attorno - Callum li posa sul nostro tavolino.
Papà lo guarda con dubbio. "Non sei l'auror che ha arrestato nostra figlia?" Chiede con uno sguardo che farebbe paura.
Callum mi guarda e sembra non sapere cosa fare. Io trattengo un singhiozzo disperato e raggiungo Cal, gli afferro una mano e lo tiro al mio fianco. "Noi stiamo insieme" dico stringendogli le dita come ammonimento - meglio per lui che mi tenga il gioco.
Mamma abbassa lo sguardo sul mio anello, poi guarda Callum. "Insieme insieme?" Chiede. "Vi volete sposare?"
"Ma il mese scorso non l'hai arrestata?" Chiede papà - lui non è facile da raggirare, l'ho imparato a mie spese da adolescente.
"Colpo di fulmine" mento velocemente. "Ma non ci sposeremo presto, prometto"
I miei genitori ci fissano con confusione. "Il tuo nome, ragazzo?" Chiede papà serio.
Callum, almeno, non si fa spaventare e gli tende la mano che non è nella mia. "Callum Nott, signore"
Papà lo soppesa, poi gli afferra la mano. Papà è un omone, è alto e ben messo e le cicatrici che ha sul viso spesso fanno paura alle persone, ma Callum non batte ciglio, nonostante vedo che mio padre gli sta stritolando le dita.
"Ci sediamo?" Chiede mamma tirando indietro papà. Anche lei da una stretta alla mano di Callum, gli sorride però, senza mostrare alcun dubbio.
Il Nott si accomoda al mio fianco, poi lancia un'occhiata di sicurezza a Robert, ancora nello stesso punto di prima. Mi sporgo sull'orecchio del moro. "Non può fare niente, Callum, non può avvicinarsi ai miei, ti prego"
Lui mi stringe la mano. "Tranquilla" Dice serio. "Non lo permetterò"
Mi rassicura, mi fa sentire meglio.
"Perchè stai con l'uomo che ti ha arrestata?" Chiede papà, fissando Callum con severità.
"Lo amo" dico dolcemente. "E mi ha arrestata perchè gli ho dato una gomitata in faccia, papà, non perchè non aveva niente altro da fare"
"Vostra figlia combatte veramente bene" aggiunge Callum tranquillo. "Non me l'aspettavo"
"Perchè è donna?" Chiede papà, sempre con più sfida.
Callum si acciglia e scuote la testa, fa per dire qualcosa ma mamma lo interrompe. "Quanti anni hai?" Chiede.
"Ventisette, signora" le dice con più gentilezza di quella usata verso mio padre, o anche verso di me, a volte.
"Tre anni più della mia bambina. Vi conoscevate, a Hogwarts?"
Callum mi guarda, si sta chiedendo che storia rifilargli, lo anticipo. "Si, non ci siamo mai parlati ma..." sorrido a mamma. "Ti ricordi quel ragazzo di cui ti parlavo?" Le chiedo. "Quello che stava sempre per le sue, un po' sfigato" Callum mi lancia un'occhiata all'ultima parola.
Mamma sgrana lo sguardo e sposta gli occhi su Callum. "Lui?" Chiede shockata.
Annuisco. "Lui"
"Oh" sembra sorpresa, i suoi occhi brillano. "Amore" sorride dolcemente. "Non ci credo. Parlava sempre di te, ha passato anni con la tua ossessione"
"Non era un'ossessione, una piccola cotta, forse" dico.
"Era un'ossessione bella e buona" Ribatte mamma. "Non volevi guardare altri che lui"
Mi agito, a disagio sulla sedia. "Non è vero" Godric, ho sbagliato a tirare fuori l'argomento.
"Mi avevi detto che non avresti accettato di stare con nessuno se non con lui"
"Avevo quindici anni" mi giustifico.
"Ma davvero?" Chiede Callum, sembra a suo agio, diversamente da me, e il suo palmo è asciutto e rassicurante, contro il mio, sudato per l'ansia - lui non dice niente e non ammorbidisce la presa.
"Le ho detto di parlarti, ma era una bambina timida"
Non mi piace che parli di me come se non ci fossi.
"Timida? Lei?" Chiede Callum divertito. "Non mi sembrava lo fosse, a scuola"
"Quindi l'avevi notata?" Mamma va pazza per le storie d'amore, e ora ci farà un sacco di domande che mi metteranno in imbarazzo.
Avvicino una fetta di torta al cioccolato sul tavolino e comincio a mangiarla, mentre li ascolto, giusto per evitarmi di parlare - Callum mi ha preso da mangiare anche se gli ho detto che non lo volevo, la cosa mi fa riscaldare il petto.
"Impossibile non farlo" le risponde il mio fidanzato. "Mi piaceva anche lei, ma era troppo piccola ed io non ero il suo tipo, almeno lo credevo"
"Oh, lo eri. Aveva tredici anni, credo, quando si è presa la cotta, e non ha smesso di parlare di te fino ai sedici"
Callum mi guarda, lo percepisco. "Davvero?" Chiede, ma non parla con me, nonostante mi fissi.
"Vi siete ritrovati, suppongo. È stupendo!" Mamma è entusiasta, ma papà lo guarda ancora con dubbio.
Quando ci salutano e se ne vanno, mi sono già mangiata una fetta di torta, diversi scone alla marmellata e ho bevuto un tè nero che Callum mi ha passato gentilmente mentre mi scofanavo tutto il cibo sopra elencato.
"Mangi quando sei nervosa" dice, una constatazione.
"Sei tu che mi hai messo davanti tutto questo cibo" borbotto bevendo un sorso d'acqua. "Non ti avevo chiesto di prendermi niente"
Alza le spalle poi osserva con attenzione attorno a noi. "Se n'è andato" Mi dice serio. "Si è smaterializzato mezz'ora fa e non è più tornato"
Rilasso le spalle e faccio un sospiro di sollievo. "Bene" mi alzo. "Ora posso tornare a lavoro"
Callum mi guarda qualche attimo di troppo, lo percepisco sulla pelle, poi si mette in piedi e raccoglie la sportina della gioielleria.
*
Callum's pov
La osservo mentre, senza la magia, cuce un abito pieno di tulle bianco - credo sia quello da sposa di cui parla tanto in questi giorni. Segue un disegno fatto a mano su un foglio e il rumore della macchina da cucire è assordante, riempie il suo negozio.
Ha i capelli legati in una crocchia bionda e il viso concentrato, non l'ho mai vista così seria e silenziosa come quando cuce o lavora.
Guardo fuori dalla vetrina, ci sono degli abiti esposti ma non è quello che mi interessa. Robert Cahan è un disoccupato, ex dipendente di una banca magica, stato cacciato per molestie. Ha diversi precedenti penali per stalking, sia nel nostro mondo che in quello babbano, ma non biasimo Dominique per esserci uscita, non poteva saperlo. Ci ha seguito anche oggi, non ha fatto nessuna mossa ma ho paura che possa essere una bomba inesplosa, gli uomini così sono incapaci di assimilare un rifiuto e questo può portarlo a fare atti estremi.
"Finisco questo e ce ne andiamo" Dominique mi guarda, la macchina che continua a cucire, ora con la magia. Lei si alza e va verso il manichino che indossa il corpetto del vestito da sposa, è molto bello e sembra scintillare di luce propria, capisco perchè ha così tanto lavoro, è brava, veramente brava.
"Dovremmo affrontarlo insieme" dico tornando a guardare verso dove Robert è, seduto al bar di fronte.
Si irrigidisce a disagio. "Preferirei continuare ad ignorarlo" mormora flebilmente e capisco la sua paura, lo so cosa si prova a non avere il controllo, quindi non insisto.
"Posso affrontarlo da solo"
Si gira di scatto verso di me e mi fulmina con lo sguardo. "Ti pago per proteggermi, e non voglio che affronti nessuno, voglio solo che mi stai accanto, niente cazzate da eroe"
Ora sono io a irrigidirmi - non mi piace come mi sta parlando. "Lo sai, vero, che sono un auror, un generale, e che sono andato in guerra?" Chiedo sibilando, lei si intestardisce e mi guarda in quel modo determinato che mi fa venire voglia di sculacciarla. "Un idiota con qualche rotella fuori posto non è niente a quello che posso affrontare" chiarisco con sfida. "Ne sei consapevole? O vuoi continuare sottovalutarmi e a fare la principessa viziata che vede solo se stessa?"
"Parli così a chi hai protetto?" Chiede sprezzante.
"Si, parlo così a chi non mi lascia fare il mio lavoro e crede di saperne più di me, clienti inclusi"
Incrocia le braccia al petto e mi guarda seria, determinata e testarda come me la ricordavo da Hogwarts, non la timida ragazzina di cui mi ha parlato sua madre. "Non voglio che lo affronti e ti faccia male" dice piano, lentamente, e vedo dell'incertezza nei suoi occhi, ha paura per me.
"Peso trenta chili più di lui, sono più alto e grosso, credi che sarei io a farmi dal male?" Che assurdità.
"Non voglio che corri il rischio per me" Decreta. "Proteggimi per altri dieci giorni, se finalmente se ne va, il nostro accordo è concluso, se no, lo denuncerò, come abbiamo deciso"
La fisso per lunghi attimi e lei non distoglie lo sguardo, quindi faccio un cenno di testa, controvoglia. "Bene"
Lei mi guarda un altro po', poi torna al suo vestito. "Ho una festa d'alta moda domani, l'hai letto sul mio calendario, vero?" Chiede senza guardarmi, occupata a ficcare aghi e spilli nel manichino.
"Si, l'ho letto, alle ventuno, nella Londra magica" ricordo anche l'indirizzo e il dress code.
"Spero che tu abbia uno smoking, perchè se no dovrò comprartene uno" continua a non guardarmi, è concentrata sul suo lavoro ma riesce ugualmente a parlare di altro.
"Ce l'ho, uno smoking" dico tranquillo. "E se non ce l'avessi, sarei piu che capace di comprarmene uno"
Alza la testa dal suo manichino e inarca le sopracciglia chiare. "Da come ti vesti, dico che dovrò vedere prima questo supposto smoking"
Abbasso la testa e guardo i miei jeans e la mia polo nera, il mio cappotto lungo l'ho appeso all'attaccapanni. "Che problema c'è con i miei vestiti?" Ho indossato dei jeans per lei, fosse per me sarei rimasto con la divisa da auror.
"Fuori moda" decreta con un cipiglio snob.
Io guardo i suoi vestiti, la sua minigonna rosa e il suo maglioncino bianco che sembra estremamente costoso. "A me non piace come ti vesti tu" ribatto. "Ci sono due gradi fuori, lo sai?"
E gliel'ho ripetuto ogni giorno, tutti i giorni da poco meno di una settimana. Mi ha ignorato, prevedibilmente, e ha continuato a vestirsi come se fossimo in estate.
"Il tuo smoking è decente?" Chiede seria.
"L'ho usato una volta, quindi dovrebbe andare bene"
"Cazzo" impreca allontanando di scatto la mano dal manichino. "Cazzo" si porta una mano alla bocca e si mette un dito in bocca. Bofinchia qualcosa ma non capisco.
Vado dove tiene i cerotti e gliene passo uno - in cinque giorni, Dominique si è punta con un ago credo qualcosa come venti volte, succede ogni volta che si avvicina ad un manichino e impacciatamente si dimentica dove ha ficcato i suoi spilli.
È stressata, lo vedo dalla sua postura, dalle occhiaie che copre con il trucco e dal modo in cui se la prende per qualunque cosa, infatti, da una irritata spinta al manichino, che non si muove perchè lo tengo fermo con la mano - anche questa è una cosa che fa spesso.
"Andiamo a casa, puoi prepararti e possiamo uscire a mangiare qualcosa sul Tamigi" le dico con gentilezza.
Lei alza gli occhi su di me e sembra tremendamente fragile. "Possiamo seminarlo?" Chiede speranzosa.
Salazar, vorrei uscire ad affrontare quello stronzo, cosi che la lasci stare. "Ci proverò" prometto.
Annuisce, tirando su con il naso, e va a spegnere la macchina da cucire e a prendere la sua giacca.
*
Due ore dopo siamo seduti nel ristorante preferito di mio padre e Dominique ha gli occhi brillanti di eccitazione mentre guarda il menù.
"Posso avere del vino?" Chiede supplicante.
Sorrido leggermente, questa donna è adorabile quando è eccitata. "Prendi quello che vuoi"
Lei sorride ancora di più. "Non ci credo che hai trovato un posto libero solo poche ore prima, non ci sono mai venuta a mangiare perchè c'è una lista d'attesa lunga un mese, anche se ti chiami Weasley di cognome" chiacchiera.
Non le dico che questo posto è per metà della mia famiglia - per l'altra metà dei Malfoy. Mio padre e Draco hanno molti investimenti in comune e mi basta una telefonata per farmi liberare un posto. Vengo qui con Scorpius molto spesso.
"Il solito, Cal?" Mi chiede Walter, il capo sala e il gestore di questo posto, un grande amico di papà e insiste sempre per servirmi lui personalmente.
"Si, e una bottiglia di vino, quello che vuole lei"
Dominique mi guarda, gli occhi ancora scintillanti, mi piace. Ordina quello che vuole, della carne e del riso, io aggiungo anche delle tartine di carne come antipasto, perchè oggi non ha mangiato bene.
"Conosci molta gente" dice quando Walter se ne va. "Anche quella cameriera la prima volta che ti ho chiamato"
"Eravamo vicino a casa mia, la conosco perchè prendo il caffè lì tutte le volte che posso" Dico tranquillo. Le verso dell'acqua e lei beve. "E questo posto è mio"
Sgrana lo sguardo e mette giù il bicchiere. "Tuo? Tipo che lo possiedi?"
"Solo metà" Correggo.
"Hai metà ristorante sul Tamigi? Un ristorante che è super popolare e di successo e che ha cinque bacchette sull'insegna e in cui è impossibile prenotare?" Dice velocemente, ha un'adorabile parlantina e la sua voce è un poco acuta, non in modo fastidioso, rispecchia solo il suo carattere frizzantino.
Walter torna con il vino ed io lo guardo. "Aggiungi Dominique Weasley alla lista" gli dico. "Può venire quando vuole, quante volte vuole, e mettila sul mio conto"
Dominique spalanca la bocca ed è adorabile, mi sembra di pensarlo di continuo quando la guardo. "No" scuote la testa. "Non posso"
Io la ignoro. "Fallo" dico a Walter, annuisce e ci versa il vino.
"La vostra cena arriverà subito" dice lui prima di andarsene.
La donna dai capelli biondi mi fissa. "Grazie" mormora flebilmente.
Non dico niente, la guardo mentre timidamente beve un sorso di vino e ora capisco a cosa si riferiva sua madre. Non è timida ma è impacciata, è quel tipo di persona che si mostra in un modo come meccanismo di difesa, che dentro è una cosina da proteggere e riempire di affetto perchè probabilmente pensa di non meritarselo abbastanza. La osservo bere e noto il suo disagio scomparire e venir sostituito dalla sua maschera di controllo che ostenta sempre.
"Smettila di fare così, ti ho già detto che sono facilmente impressionabile" Dice con un sorriso. Mi ritrovo a ricambiarlo.
"Sono solo gentile"
"Appunto"
Questa volta, rido. Lei sembra rilassata, finalmente, è stata sulle spine in questi giorni, qualsiasi cosa la faceva scattare.
"Allora, perchè non hai una ragazza?" Chiede con nonchalance.
"Ho una fidanzata, infatti" ribatto. Lei sgrana lo sguardo sconvolta.
"Cosa?" Sembra shockata.
"Già, le ho comprato l'anello solo un paio di giorni fa, mi è costato tanto quanto una macchina e ha un raro rubino magico, almeno è quello che ha detto la commessa"
Lei mi guarda male e mi da un calcio sotto il tavolo con i suoi dannati stivali a punta - non mi fa male ma fingo una smorfia di sofferenza. "Mi hai spaventata!" Dice, alza il naso all'aria con offesa. "Credevo di averti sottratta ad una poveretta, sarebbe stato orribile"
I nostri piatti ci compaiono davanti e Dominique sorride con un'esagerazione adorabile - ancora quella parola - e si butta sulla sua tartina di carne. Mugola e la guardo ingoiare come se fosse una morta di fame
"Se avessi una fidanzata, suppongo dovrebbe essere abituata a non vedermi troppo" dico con calma, dopo aver preso un sorso di zuppa.
Dominique mi guarda, dopo aver finito una tartina, ne ha in mano un'altra ma sembra concentrata su di me. "È triste" mormora con un broncio. "Sarebbe così doloroso, sapere che il mio ragazzo sta combattendo da qualche parte e che potrebbe o non potrebbe tornare"
"Ho già avuto le mie dosi di guerra, per ora mi occupo di cose di un livello un po' più piccolo"
"Cose noiose?" Chiede curiosa, questa donna lo è costantemente e fa un sacco di domande, l'ho imparato in questi ultimi giorni.
"No, sono ancora sul campo. Ho addestrato dei cadetti, ho concluso alcune missioni anti terroristiche e un omicidio, nel mese dopo che ti ho arrestato"
Sembra eccitata. "Chi hanno ucciso?" Chiede, dimenticando il suo cibo.
"Mangia o si raffredda" Lei abbassa lo sguardo e poi morde il tortino che aveva in mano, poi mi guarda con aspettativa - sembra un cane che cerca un premietto. "Un ricco commerciante di tessuti magici, si è scoperto che è stato il suo assistente"
"Perchè?"
Rido al suo entusiasmo. "Per bullismo e depressione"
La donna sembra combattuta, si acciglia e le sue sopracciglia un po' più scure dei capelli si aggrottano. "Credi che si avvicinerà ancora?" Chiede seria.
"Credo che non riuscirà a fare neanche un passo nella tua direzione" dico convinto. "Ora mangia la tua cena, principessa" la incalzo.
Lei sembra ancora accigliata e un po' rigida ma obbedisce. Mangiamo in silenzio, lei medita su qualcosa ed io apprezzo la calma di questo momento, questa settimana è stata caotica e non sono riuscito a rilassarmi neanche mezzo secondo.
"Quindi non hai una ragazza perchè lavori troppo?" Chiede mentre aspettiamo il conto.
"Non ho una ragazza perchè non mi piace nessuno" Le rispondo senza neanche pensarci. Sono una persona riservata, non mi piace divulgare i fatti miei, ma con lei le parole mi escono dalla bocca senza alcun filtro nel mio cervello.
"Se ti piacesse qualcuno, ci staresti insieme?" Chiede fissandomi, sembra agognare questa risposta.
"Perchè me lo chiedi?" Chiedo io. "Pensi che non starei con qualcuno, se mi piacesse?"
"Penso che sembri il tipo che mette il lavoro prima di tutto" dice alzando le spalle. Afferra la borsetta e ci fruga dentro, senza smettere di parlare. "Penso anche che forse non ti concedi le nottate di sesso fine a se stesso perchè vuoi impegnarti, non hai paura di farlo, ma probabilmente hai paura di amare" alza la testa, trovando quello che cerca. "E credo anche che è un peccato, perchè scommetto quello che vuoi che sei fantastico a scopare"
Mi prende contro piede, quindi faccio quello che so fare meglio, mi chiudo, metto su una faccia di ghiaccio e la fisso mentre passa qualcosa a Walter, ma sono troppo occupato a stupirmi per quello che ha detto per capire cosa ha appena fatto. "Sei una psicologa?"
"No" dice ridendo. "La terapista mi dice queste cose ogni volta che le chiedo quale è il mio problema con gli uomini"
Mi afferra un braccio e mi porta con se. "Aspetta, dobbiamo pagare" mormoro confuso, mi ha disorientato.
"Ho già fatto" Dice allegra. "Possiamo prendere un gelato prima di tornare a casa?"
"Fanno tre gradi" dico automaticamente. "Hai pagato?"
"Voglio un gelato comunque" insiste.
La spunta lei, perchè non so come ci ritroviamo in una pasticceria gelateria, lei ordina la coppa di gelato più grande che hanno ed io la guardo tirare fuori una carta di metallo dalla borsetta rosa, è la stessa che ha passato a Walter e mi appunto mentalmente che devo rimproverarlo sull'averla fatta pagare.
"Non ho paura dell'amore" le dico mentre la guardo mangiare, seduti al calduccio nella pasticceria.
"Ah no?"
"Non ho tempo e basta"
Ride e mi allunga un cucchiaio pieno di gelato e cioccolato fuso. "Apri" ordina ed io mi ritrovo ad obbedire e il gelato al cioccolato mi si scioglie in bocca. "Non hai tempo o non vuoi averlo?"
"E tu? Dov'è il tuo uomo?"
Alza le spalle. "Non mi piacciono mai" dice con uno sbuffo. "Voglio tanto che mi piacciano, sai? Solo che non sento niente, niente scintilla"
"Leggi troppi rosa, non esiste la scintilla" le dico, e ci credo.
Scuote la testa. "Non è vero, l'ho sentita" dice seria, sembra crederci.
"E dov'è lui?" Chiedo con scherno.
Lei mi fissa negli occhi, ed io non impiego molto per capire e per sentire un calore piacevole allo stomaco.
"L'hai sentita?" Chiedo piano, voglio esserne sicuro.
Annuisce fissandomi.
Voglio farle una domanda ma non sono sicuro di voler sentire la risposta.
La porta della pasticceria si spalanca e Robert Cahan entra come una furia. La bomba è esplosa. Marcia dritto verso di noi, Dominique non l'ha visto, gli da le spalle, ma io balzo in piedi e la copro con il mio corpo.
"Tu!" Strilla l'uomo. Mi fissa con furia. "Sei il suo nuovo giochino?" Chiede con scherno. "Lo so che lo hai fatto per ingelosirmi ma non serve, ti amo comunque più della mia vita"
Dominique si mette in piedi e si aggrappa con una mano alla mia maglia, stringe tra le dita il tessuto sulla schiena. "Callum" mormora spaventata. Mi fa incazzare, rabbia sostituisce qualsiasi cosa fosse quel sentimento che provavo prima, e mi infiamma il corpo, voglio staccare la testa di questo stronzo perchè la sta spaventando.
"Tranquilla" le dico coprendola con il mio corpo e allungando un braccio dietro di me per proteggerla. "La spaventi" Mi rivolgo a lui.
Ha un bel viso, è bello nel modo convenzionale del termine e può decisamente avere altre ragazze, però è un problematico del cazzo e riceverà un pugno in faccia, se non la smette di tormentare Dominique.
"No che non la spavento, io la amo" insiste lui. "Ti amo, Dom, tanto, non devi avere paura, dì a questo coglione di andarsene e potremmo stare insieme per sempre"
"Lasciami stare Robert" dice lei con voce tremante. "Non voglio stare con te"
Il suo viso si arrossa e si avvicina ulteriormente, io faccio un passo indietro per allontanare Dominique dalla sua rabbia. "Tranquilla" le sussurro gentilmente. "Ora risolviamo questa cosa" lei mi prende la mano e me la stritola.
"Dici così ma non capisci, io so cosa è meglio per noi, amore, vieni qui e andiamo a casa" È pazzo, lo decreto fissandolo.
"Se non sparisci e la smetti di tormentarla avremo un grosso problema, Robert" dico guardandolo dall'alto, sono molto più grosso di lui, più minaccioso.
"Ti denuncerò" Dice la bionda alle mie spalle. "Hai capito? Ti denuncerò e andrai in prigione" È molto coraggiosa per essere così spaventata e le do una stretta alla mano che è intrecciata alla mia.
Robert si incazza. "Non fare la troia e vieni qui" sibila.
Sono una persona calma e riflessiva, non agisco senza pensare, ma ora mi viene vogli di afferrarlo per il collo e sbatterlo al muro, anche con questi testimoni presenti. "Come l'hai chiamata?" Chiedo sibilando.
"Fatti i cazzi tuoi e togli le tue mani dalla mia ragazza!" Si sporge e mi spinge, tentando di afferrarla. Io lascio la mano di Dominique e mi spingo contro l'uomo.
Tenta di darmi un pugno, io gli afferro il braccio e con due mosse lo immobilizzo contro il nostro tavolo. "Sei in arresto" dico facendo comparire con la magia delle manette incantate. "Per percosse, stalking, molestie e aggressione a pubblico ufficiale"
Le persone nella piccola pasticceria sembrano shockate, io le ignoro e mando un patrono a degli amici che so sono in servizio, arrivano subito e gli affido l'uomo, poi controllo Dominique.
Lei è seduta su una sedia, vicino a una signora anziana e a suo marito - la stanno rassicurando e sembra parecchio spaventata. "Come ha fatto a sapere dove eravamo?" Chiede quando mi vede arrivare. "Come faceva?" I suoi occhioni azzurri si riempiono di lacrime, odio vedere le persone piangere, mi fa sentire impotente, ma mi inginocchio di fronte a lei e la abbraccio.
"Tranquilla, ora è finita" dico dolcemente, le accarezzo i capelli e tento di farla smettere di singhiozzare. "Ti porto a casa, domani andremo a denunciarlo, va bene?"
Annuisce sul mio collo. "È stato orribile" piagnucola. "Non volevo che mi toccasse, senza di te mi avrebbe toccato ed io non avrei saputo cosa fare. Perchè si è permesso?"
"Perchè certe persone credono di poter fare quello che vogliono" sussurro dolcemente. "Ora ti porto a casa" Mi metto in piedi, costringendo anche lei a farlo, così da non sciogliere l'abbraccio. "Andiamo, principessa"
Lei si stacca da me quando la lascio per prendere il suo cappotto, glielo metto sulle spalle e la guardo fissare il suo gelato. "Non me l'ha lasciato finire" borbotta tirando su con il naso.
Priorità, direi.
Rido e lei accenna ad un sorriso. "Lo portiamo a casa e lo mangiamo sul divano, okay?"
Annuisce con un broncio, la punta del naso arrossata per il pianto e il trucco sciolto.
Poi si acciglia, mi guarda. "Ma non devi tornare a casa con me" borbotta con un tono fragile. "L'avete arrestato"
Mi metto il cappotto. "Andiamo" dico tirandola a me. Una cameriera ci fa una vaschetta nuova di zecca, pago e porto fuori la bionda.
Scorpius e Amanda Zabini stanno parlando tra di loro, poi lei afferra Robert e si smaterializza con lui. Scorpius mi guarda e si avvicina. "Lo mettiamo in cella per questa notte, ma domani dovete venire a testimoniare" Guarda Dominique con occhi dispiaciuti. "Rose non lo sa" le dice, non è una domanda.
"Non dirglielo" Lei lo supplica e Scorpius annuisce.
"Andate a casa, riposatevi, e domani mattina venite in centrale" Mi da una pacca sulla spalla. "Ci vediamo domani. Non lasciarla da sola" mi sussurra all'orecchio prima di smaterializzarsi.
Porto Dominique a casa, la lascio farsi la doccia e cambiarsi i vestiti mentre io mi pulisco con la magia e mi cambio con la stessa - è più veloce e non voglio perderla di vista mentre mi lavo. Poi si siede sul divano e prende il gelato.
"Credi che non sono destinata a una bella relazione perchè ti ho fatto quella cosa da stronza a Hogwarts?" Chiede sussurrando mentre mi siedo accanto a lei. "Forse è il karma. Ho fatto una cosa orribile al mio primo amore e questa è la punizione, uomini stronzi o pazzi"
Mi sembra una cazzata assurda, ma non glielo dico così. "Penso che il karma non ti punirebbe per una cosa che hai fatto da quindicenne" dico dolcemente. "Penso che ti svaluti e che quindi attiri uomini che credi di meritarti, quando invece meriti molto di più"
Lei mi lancia un'occhiata. "Non ho mai attirato te" dice piano. "Per quanto lo volessi, sapevo che eri migliore di me, per questo non ci ho mai provato, a scuola"
"Non perchè sono brutto?" Chiedo con ironia, non sto del tutto scherzando.
"Non sei brutto e non lo sei mai stato, adesso stai meglio, ma prima mi piacevi comunque" mormora e non sono sicuro di cosa è esattamente che le fa dire tutte queste cose, è come se Robert e la paura le avessero sbloccato qualcosa, qualcosa di triste e pieno di rammarico.
"Non sono migliore di te" le dico dolcemente.
"Mh" Mormora il suo disaccordo mettendosi in bocca del gelato. "La sento" sussurra dopo aver ingoiato.
"Cosa?" Chiedo confuso.
Lei alza le spalle. "La scintilla" afferma. "Sfrigola dentro di me da quando ti ho visto il mese scorso, non ha smesso di sfrigolare neanche quando non ti ho più visto, lo fa più forte quando sei vicino ma c'è sempre"
Rimango attonito, non so cosa fare, non so cosa sto provando, forse confusione, forse preoccupazione e sconcerto, o ansia, o piacere, fatto sta che non riesco a controllare niente, non controllo niente quando mi sporgo verso di lei e la bacio.
Lei ha le labbra aperte, non se lo aspettava e quindi invado immediatamente la sua bocca, sa di gelato, sa di gelo ed è appena diventato il mio sapore preferito.
Fa un gemito sconcertato, ci mette qualche secondo a reagire, poi si spinge verso di me, mi circonda il capo con un braccio e mi bacia con lo stesso ardore con cui la sto baciando io, come se la sua vita dipendesse dal respiro che ci stiamo togliendo a vicenda.
La sua mano libera si preme sul mio petto e il suo corpo sale sul mio, a cavalcioni sul mio grembo. Faccio un piccolo grugnito e mi allontano per respirare, lei ha gli occhi allargati, il respiro pesante e rumoroso, ed è adorabile.
Non perde un attimo, mi bacia le labbra, a stampo, poi mi lascia un bacio a bocca aperta su una guancia, sulla mascella, segue la sua linea con la lingua fino a finire sul collo, quando me lo lecca, un altro gemito sommesso esce dalla mia bocca.
Mi tolgo gli occhiali e li lancio sul tavolo prima di mettere le mani sul suo viso e costringerla a salire per baciarci ancora. Non riesco a pensare ad altro che a quanto stretta me la voglio addosso.
*
Dominique's pov
Oh cazzo, oh per tutte le Prada del mondo, per tutte le Chanel che possiedo.
Il mio primo amore mi sta baciando, l'uomo che poco fa mi ha salvata, che è stato il mio eroe, il cui nome scrivevo nei miei libri di scuola, circondano da tanti cuoricini, che ora ha le mani sul mio viso, le labbra sulle mie.
Gemo e cerco di avvicinarlo di più, non è abbastanza, ho bisogno di più.
Non so cosa gli è preso, non lo so, ma cazzo se non mi godrò ogni momento. Forse dopo me ne pentirò, forse mi dirà che non vuole niente di serio e mi spezzerà il cuore, ancora un po' innamorato di lui, ma non mi farò scappare l'occasione di baciare, toccare o fare sesso con la prima persona che io abbia mai amato, la prima e l'ultima.
Il bacio è un caos, mentre io sono aggressiva, lui è bisognoso, ricerca il mio contatto ma io lo esigo, è caotico, frenetico. Sa di vino e della mentina che ha masticato dopo la cena, anche del gelato che l'ho costretto ad assaggiare prima che Robert mi rovinasse la serata.
Non respiro più, mi stacco e lo fisso, sono sorpresa, non so cosa gli è preso, non capisco, ma mi piace, mi piace tanto. La scintilla che provo sta scoppiettando, mi riempie il petto di calore.
Le mie mani scivolano sul suo collo, gli accarezzo il torso e raggiungo con le dita l'orlo della sua maglia blu. "Posso?" Chiedo, il mio tono contiene una supplica.
Lui mi fissa a lungo, poi annuisce e mi aiuta a sfilargliela. Poi afferra la mia maglietta. "Ed io, posso?" Chiede, la voce roca e pericolosamente eccitata.
Annuisco. Lui me la sfila, poi mi slaccia il reggiseno. Lo osservo ansante mentre mi sfila delicatamente le spalline dalle braccia e butta via l'indumento da qualche parte oltre a noi. I suoi occhi scivolano sul mio petto, la sua bocca si schiude e si lecca le labbra. Ho bisogno di baciarlo di nuovo. "Ancora" supplico avvicinando la mia bocca alla sua, non si fa pregare e con una mano sulla mia nuca mi bacia.
Le mie mani gli tastano il petto, la sua che non è sulla mia testa sale verso il mio seno, faccio un imbarazzante squittio quando me ne stringe uno, e nonostante io ce l'abbia grande, lui lo copre con una di quelle sue mani enormi.
"Dom" Geme staccandosi per respirare. È la prima volta che usa il diminutivo del mio nome, è bellissimo uscito da quella bella bocca.
Io tengo le mani sul suo viso e lo costringo ad alzarlo ancora di più, voglio guardarlo tutto. "Cazzo, sei bellissimo" sussurro con lussuria e piacere.
Lui arriccia le labbra e si sporge per un altro bacio, è piu calmo, più dolce, e mi fa contorcere sul posto.
"Cosa posso fare?" Chiedo quando si stacca e mi guarda, gli occhi verdi completamente oscurati dall'eccitazione.
Sbatte le palpebre un paio di volte ed io lo bacio ancora, è come se non riuscissi a smettere di farlo.
"Quello che desideri" sussurra in un gemito. "Quel cazzo che vuoi, te lo darò"
Rido alla disperazione nella sua voce e mi tolgo dalle sue gambe. Lui geme di protesta ma mi lascia andare. "Ci sono molte cose che ho sognato di farti, a scuola"
Alza le sopracciglia e sembra riprendere un po' del suo controllo. "Illuminami" dice con una sfida nel tono - sorrido.
Aggancio i pollici all'elastico dei leggins viola scuro che indosso e li faccio scivolare giù lungo le mie gambe. Lui allarga le sue, l'erezione che preme contro i suoi pantaloni della tuta neri.
"Ho sentito questa storia" dico dolcemente mentre esco dai leggins. "Di Andy Pack che ti faceva un pompino dopo una vittoria di quidditch" Mormoro. Callum non sarà stato molto popolare ma era una promessa del quidditch, non ha continuato solo perchè non era quello che gli interessava. "È vero?"
"Siamo usciti insieme" ammette. Ansima, il petto che gli va su e giu freneticamente mentre i suoi occhi si alzano e abbassano sul mio corpo, guarda ogni mio sprazzo con attenzione, come se tutto di me lo eccitasse - e questo eccita me.
"Quindi è vero?" Annuisce ed io faccio una piccola smorfia. "Sono stata così gelosa che le ho messo una pozione bolle blu nella zuppa" dico io.
Lui spalanca la bocca. "Sei stata tu?"
Alzo le spalle. "Se lo meritava, quando gliel'ho chiesto mi ha deriso" Mi aveva fatto sentire una merda, poi io e Rose le abbiamo fatto quello scherzo e mi sono sentita molto meglio. "Fatto sta" Ora metto le dita nei bordi delle mutande che porto, non sono affatto sexy, sono rosa scuro e non c'è neanche un filino di pizzo sopra, ma mi piacciono e a lui non dispiace. "Che ho immaginato molte volte di essere io" Callum si irrigidisce. "A succhiarti in uno spogliatoio" chiarisco.
Lui mi guarda mentre mi sfilo le mutande, inspira di forza e si sporge verso di me come se volesse toccarmi. "Dom" mi guarda e nei suoi occhi c'è una predatorietà che mi fa stringere le cosce tra di loro, è un dominante e ciò mi eccita.
Avanzo verso di lui, poi mi inginocchio ai suoi piedi. "Posso?" Chiedo allungando le mani sui suoi pantaloni, in attesa dell'approvazione per fargli almeno scostare il tessuto.
Inspira rumorosamente, ancora, poi si china fino ad avermi faccia a faccia. "Voglio viziarti, non costringerti in ginocchio, principessa" dice gentilmente, c'è una nota di serietà, però.
Faccio un sorriso e afferro la sua erezione da sopra il tessuto dei pantaloni. Lui quasi si strozza, i suoi occhi si sgranano e un gemito di sorpresa lo abbandona. "Ti sembro costretta?" Chiedo. "Voglio dimostrarti che faccio pompini migliori di Andy Pack" dico con divertimento, lui accenna ad un sorriso.
Mi afferra il collo con una velocità impressionante e prima che io possa dire niente, mi attira in un bacio. Gemo e gli avvolgo la nuca con le mani, tirandogli i capelli scuri.
Quando ci stacchiamo, siamo entrambi senza fiato ed io mi sento come se un centinaio di fuochi d'artificio stessero facendo scintille nel mio stomaco e nella mia testa, non l'ho mai provato, non così intensamente, e non capisco cosa sia.
"Fammi vedere" mi sussurra lasciandomi andare e rimettendo la schiena contro lo schienale del divano. Si slaccia il nodo dei pantaloni e si alza un attimo per toglierli.
Lo guardo far sparire i boxer e la mia mascella si sloga per quanto è perfetto il suo corpo. "Lo sapevo" mormoro a me stessa mentre lui si rimette seduto.
"Cosa?" Chiede confuso, il cipiglio lo fa sembrare adorabile.
Scuoto la testa e riabbasso lo sguardo sul suo membro. "Rose mi deve cinquanta galeoni" Decreto. La scommessa risale a dieci anni fa, ma se non paga avremo un grosso problema - un problema grosso quasi quanto quello che sto fissando adesso.
"Dominique?" Il mio nome nella sua bocca è bellissimo, nessuno mi chiama con il mio nome intero, è troppo lungo, ma lui lo fa ed è stupendo.
Allungo una mano e gli accarezzo l'asta con qualche dito, pulsa ed io sorrido leggermente. "Una cosa mia" mormoro sporgendomi verso di lui con tutto il corpo. "Ci sono cose che non ti piacciono?"
Scuote la testa. "Nulla di particolare. Tu?"
"Non venire" decreto. "Non mi piace non venire"
Lui sembra sorpreso, poi ride. "Proverò a evitare di non farti venire"
"Non credo che sarà un problema che si presenterà, con te" dico. "Potrei venire solo succhiando questo mostro" sussurro, più a me stessa che a lui. Ma mi sente, perchè tossisce quando gli va di traverso la saliva.
Rido e mi sporgo per baciargli la punta, lecco il sapore del pre seme prima di mettermi il glande in bocca.
Callum geme.
Lo faccio venire, il suo sperma mi scende in gola ed è solo un po' amaro. Poi lui ricambia, mi stende sul divano e si inginocchia in mezzo alle mie gambe.
Sento il suo sputo scivolare nella mia entrata già bagnata e mi contorco agitata, lui mi tiene ferma. "Cazzo" sibilo quando mi lecca ancora, poi infila due dita dentro di me.
Mi ha sputato addosso, dovrei odiarlo, ma non lo faccio, lo amo. "Trattieni l'orgasmo" mi ordina. "Non venire, non ancora" dice serio, le sue dita che lavorano dentro di me e il suo pollice che stimola il mio clitoride.
"Non ci riesco" Piagnucolo. "Cazzo, non posso, voglio venire"
Lui sfila le dita da me e smette di toccarmi, poi si afferra il membro, di nuovo duro e pronto, e lo punta contro la mia entrata bagnata. Gemo quando il suo glande pulsante si preme contro di me, strillo quando entra e con una lunga e lenta spinta è completamente dentro. Callum geme e sembra trattenersi molto.
"Ora vieni" sussurra e torna a toccarmi il clitoride, l'altra mano sale sul mio petto e mi stuzzica un capezzolo. "Voglio sentirti venire sul mio cazzo, andiamo principessa"
Grugnisco, urlo e vengo, il mio corpo sconquassato da tremiti e dalle mie labbra escono sussulti e gemiti che non sono neanche sicura di emettere. Callum mi guarda, si sforza per non muoversi. "Oddio" ansimo alla fine, le scosse di assestamento continuano a farmi gemere e le mie pareti sono strette così forte sul suo cazzo che se non sapessi di non potergli fare male, crederei di starlo facendo.
"Sei bellissima" mi sussurra con qualcosa che mi sembra adorazione. "Anche mentre vieni"
Rido e lo costringo a chinarsi per darmi un bacio. "Anche tu" gli mormoro sulle labbra.
Non ci crede, mi lancia un'occhiata piena di criticità, ma io lo bacio di nuovo.
"Scopami" gli dico tra un bacio e l'altro. "Forte, Cal"
Lui geme, poi obbedisce e mi da quello che voglio.
Vengo una seconda volta e anche lui, vorrei dare un premio alla sua resistenza.
Poi mi fa sdraiare su di lui, sul mio divano. "Non ci credo che l'ho fatto" gli sussurro.
Lui si ferma nelle sue carezze alla mia schiena. "Te ne penti?"
"No" gli do un bacio su una spalla e non alzo la testa per guardarlo. "Mai. Sono solo sorpresa, sono riuscita a stare con te, non l'avrei mai immaginato"
"Neanche io" ammette.
Restiamo così per minuti, mi rilasso, lui si calma. Poi il mio sguardo finisce sulla sua mano tatuata che ora è posata sul mio gomito, a livello del mio sguardo. "Cosa significano le lettere?" Chiedo.
Lui mi guarda, sento i suoi occhi addosso. "Sono le iniziali dei compagni che ho perso" mormora. "Spero sempre che non aumentino ma a ogni missione devo aggiungerne un paio" Le sue dita mi accarezzano il gomito e il braccio.
"È bello che te li tatui" sussurro piano, questo uomo non smette di sorprendermi.
"Ogni piccolo tatuaggio che ho sulla mano fino al gomito ricorda una missione che ho fatto" Dice con calma, è rilassato, non me lo sta dicendo perchè si sente costretto o gli provoca brutti ricordi. "La X sul mio dito medio è stata della prima missione che ho mai fatto, avevo diciotto anni ed ero terrorizzato. C'era una X su una porta, ce l'aveva lasciata il nostro informatore per dirci che era la stanza giusta, ma era minuscola, ci abbiamo messo cinque minuti ad individuarla e per poco non ci hanno scoperto" mi spiega. "Il turbante risale ad una missione quando avevo vent'anni. Sono andato in Arabia Saudita per proteggere un diplomatico inglese, ho perso Charles" io guardo la C sul suo dorso. Sospira e si vede che la sua morte lo rammarica. Gli lascio il suo tempo. "Scusami, ti sto annoiando"
Mi sporgo e gli bacio la mano. "Adoro sentirti parlare, raccontamene altre"
"Davvero?" Chiede piano, sembra sorpreso.
"Ti prego"
Lo fa, mi lascia scegliere un tatuaggio e mi racconta la storia.
Ci addormentiamo solo quando siamo entrambi troppo stanchi per dire altro. Quando mi sveglio, sono nel mio letto e Callum è accanto a me, il viso contro il cuscino e un braccio a circondarmi il corpo.
Si è alzato in mezzo alla notte e ci ha portati nella mia camera, perchè ricordo bene che eravamo sul divano.
Apre gli occhi quando mi muovo, li spalanca come se ci fosse un pericolo ma li rilassa subito dopo, quando mi vede di fronte a se. "Buongiorno" sussurra. Sorrido e mi sporgo per dargli un bacio sul mento.
"Dobbiamo alzarci" sussurro. Non mi sono dimenticata che dobbiamo andare a testimoniare e denunciare Robert.
Mugugna qualcosa e mi attira a se, affondando il viso nel mio collo. Sorrido, perchè tutto mi aspettavo tranne Callum Nott coccolone.
Lo convinco ad alzarci e ci facciamo una doccia veloce, non facciamo altro che baciarci e toccarci, sotto la doccia e anche mentre lui prepara la colazione, ma non andiamo oltre.
Andiamo in centrale e denuncio Robert, voglio che sia un processo silenzioso, che non esce dalle aule del tribunale magico, e lo ottengo.
Una settimana dopo, Robert sconta il primo giorno dei cinque mesi a cui il giudice l'ha condannato, dopo avrà un divieto di avvicinamento e la magia a cui l'hanno sottoposto lo costringerà a rispettarlo.
Con Callum va avanti, siamo usciti e abbiamo fatto tanto sesso, ma non ci siamo dati alcuna etichetta e la cosa comincia a innervosirmi, mi piace avere tutto sotto controllo e sento che lui non è del tutto certo di quello che stiamo facendo.
"Vuoi che ci lasciamo?" Chiedo sussurrando una notte. È sdraiato accanto a me, abbiamo appena finito di fare sesso e sono ancora intontita dagli orgasmi, è per questo che non metto filtri e gli faccio la domanda che mi preme da otto lunghi giorni.
Lui sospira. "Non lo so"
"Stiamo bene insieme, sto bene con te" Sussurro insistendo. Le sue dita mi accarezzano un fianco e sento che mi guarda, io non alzo la testa dal suo petto, ho troppa paura di quello che vedrei.
"Anche io sto bene con te" mormora.
"E allora cosa c'è?"
Fa un lungo respiro prima di rispondermi. "Puoi avere di meglio"
Alzo la testa di colpo e lo fisso negli occhi - i suoi sono dispiaciuti, non si sente abbastanza. "Non c'è di meglio, sei tu il meglio" dico con convinzione e rabbia, se si svaluta di nuovo lo picchio.
Fa una smorfia. "C'è molto di meglio in giro"
"No, ci ho provato, Cal, non esiste di meglio, non per il mio cuore. Lui vuole te, fa scintille solo per te" Ne sono convinta, ci ho provato per dieci anni, a sentire di nuovo quella scintilla, ma è stato inutile.
Mi guarda, sembra indeciso, come se volesse dire qualcosa ma non ne fosse convinto. Poi sospira. "La sento anche io" sussurra flebilmente. "È strano perchè la sentivo anche a Hogwarts, e poi di nuovo quando ti ho arrestata. Non so cosa sia, non ne ho idea. Ma ne ho paura e credo che tu ti meriti di meglio"
Il mio cuore si riscalda e mi alzo rapidamente da lui. Callum si mette seduto quando indosso la sua maglietta e tasto i miei vestiti a terra.
"Cosa fai?" Chiede confuso.
Afferro quello che mi serve. "Tieni" gli do la sua bacchetta, la mia in mano. "Non ti devi spaventare, okay?" Chiedo piano. "È solo una cosa che ho in testa da dieci anni"
Lui sembra spaventato. "Cosa vuoi fare?"
"Fammi vedere il tuo patrono" gli ordino. "Ti farò vedere il mio"
Si acciglia e comprende, poi sospira e annuisce.
"Non ti spaventare, qualsiasi cosa vedremo" lo ammonisco ma credo di star rassicurando me stessa, ho paura.
Diciamo la formula magica nello stesso momento, i patroni escono dalle nostre bacchette e gli basta guardarsi per avvicinarsi. La mia giumenta nera trotterella allegra verso lo stallone dello stesso colore, gli da una musata e lui nitrisce prima di inseguirla, attorno a noi.
"Lo sapevo" sussurro shockata, lo sapevo ma non so come realizzarlo. "Lo sapevo, lo sentivo, l'ho sempre sentito"
Guardo Callum, lui fissa i nostri patroni giocare insieme, i nostri patroni corrisposti. Scuote la testa come se gli fosse assurdo da credere. "Sei la mia anima gemella?" Chiede piano.
Sorrido e fatico a contenere l'eccitazione. "Vorrei strillare e abbracciarti perchè, cazzo, lo dicevo anche a quindici anni, ma se ti spaventa, non lo faccio"
"È per questo, le scintille?" Mi chiede ma continua a guardare i patroni.
Non gli rispondo, aspetto che realizzi mentre dentro di me sto impazzendo. La me quindicenne sta facendo i salti di gioia, ma la me che ha venticinque anni, adesso, ha il terrore di essere rigettata.
Callum mi guarda, finalmente. "Vieni qui" ordina ed io mi avvicino, salgo sul letto e mi faccio avvolgere dalle sue braccia. "Non mi sento abbastanza, per te" mi sussurra baciandomi la testa. "Ma proverò a esserlo, okay?"
"Sei più che abbastanza" sussurro. "Ed io? Lo sono?"
"Lo sei" dice convinto.
"Ora posso strillare e saltellare come un'adolescente?" Chiedo staccandomi per guardarlo.
Ride e i suoi occhi verdi si illuminano. "Prego"
Sorrido e scendo dal letto, poi faccio quello che ho chiesto e lui mi osserva esasperato, nonostante abbia un sorriso in volto.
Carini questi due.
Ho affrontato diversi argomenti delicati in modo molto veloce ma ho voluto dar loro qualcosa di reale, dei problemi reali. Non voglio triggerare nessuno, se l'ho fatto chiedo scusa e ditemi pure cosa posso fare per rimediare.
Niente,
Callum è adorabile e Dominique mi fa morire.
Spero vi piaccia,
Baci
H
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