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#48. Coraggio e pazienza

48. Coraggio e pazienza

Ho due convinzioni assolute:
Uno, la terra gira intorno al sole.
Due, Rose Weasley ha un palo lungo mezzo metro ficcato nel suo bel culo sodo.

Giuro, è impossibile essere tanto rigidi senza suddetto palo, impossibile. E ce l'ha da che ricordi, da quando ci siamo scontrati sul treno di Hogwarts al primo anno e lei ha storto quel nasino lentigginoso e mi ha detto che la mia cravatta era storta - ps: NON LO ERA, era perfetta, ma secondo i suoi occhi azzurri era inclinata leggermente a sinistra. Mi ha detto così! Quella psicopatica maniaca del controllo.

Sono quasi convinto che abbia qualche malattia psicologica perfezionista, perchè, ripeto, è impossibile che una donna sia così severa.

Ho un paio di idee per farla rilassare, ma dubito che le piacerebbe sentirle.

"Una stanza?" Chiede la rossa al mio fianco. La divisa auror è impeccabile, non c'è una singola piega sulla pelle nera e i suoi capelli sono tenuti legati perfettamente in uno chignon militare. "Non esiste"

"Sono due letti, il ministro l'ha riservata accanto alla sua suite, è l'unica altra stanza nel piano, mi dispiace signori ma eseguo semplicemente quello che mi viene richiesto" La donna alla reception ci guarda dispiaciuta ma credo che voglia anche colpire Rose, che non smette di lamentarsi della stanza.

"Grazie signorina" Dico con un cenno del capo. Lei arrossisce leggermente e mi sorride con più entusiasmo, non sono nuovo alla mia bellezza, e adoro quando arrossiscono per me, è una dolcissima carezza al mio ego.

Rose, invece, sbuffa forte e alza gli occhi al cielo. Lei non arrossisce mai quando le faccio il mio sorriso provocatore.

"Andiamo, brontolo, la stanza ci aspetta" spingo la rossa prima che possa lamentarsi ancora con la povera receptionist e trascino i nostri borsoni con l'altra mano.

"Una stanza!" Si lamenta allucinata. "Per due settimane! Sarà un inferno"

"Mi lusinghi" dico divertito.

Mi lancia una delle sue occhiatacce fulminanti. Ed ora sono io ad alzare gli occhi al cielo.

"Già è un supplizio il fatto che dobbiamo lavorare insieme, ora ci assegnano la stessa stanza" borbotta tra se e se. "Alla fine di questa missione mi servirà un oblivio"

Sempre più lusinghiero.

Non si sa come, ma quando ci sono di mezzo io il suo palo nel culo raddoppia di lunghezza.

La ascolto ciarlare e lamentarsi fino a quando non arriviamo alla stanza. Poso a terra il mio borsone e quello di Rose e tiro fuori la tessera magnetica che ci hanno dato di sotto.

Tre giorni fa, due mangiamorte non identificati hanno tentato di assassinare il ministro della magia svizzero dopo una parata in onore ai morti alla seconda guerra magica a Liverpool. Il ministero inglese ha temuto che quello svizzero gli desse la colpa, quindi ha inviato due auror per la protezione dell'uomo come simbolo di solidarietà, per due settimane, fino a quando non tornerà in Svizzera, dopo alcuni incontri che deve fare con dei ministri europei.

Quindi eccoci qui. Io, Scorpius Malfoy, insieme alla burbera donna al mio fianco, Rose Weasley.

Qualcuno mi uccida.

"Smettila di borbottare" la rimprovero entrando nella stanza. Memorizzo la posizione di ogni cosa nel corridoio e lancio una rapida occhiata alla porta poco più in la, dove due uomini in giacca e cravatta sono in piedi - e tra qualche ora, dovremmo essere noi due. "Non siamo neanche vicini, guarda"

La stanza è grande, i letti sono separati tra di loro da due comodini identici. Lancio la mia borsa sopra quello più esterno, più vicino alla enorme terrazza con le porte di vetro, e poi poso quella della rossa sull'altro - ho insistito a portargliela, perchè si è recentemente slogata una spalla che ancora le fa male, nonostante continui a dirmi che non è così. Comunque, si è dimenticata che gliela trasportavo io nel momento in cui ha assimilato che avremmo dormito nella stessa camera. Ha smesso di borbottare che è capace di portare la sua roba da sola e ha cominciato a litigare con la donna che ci ha accolti.

Faccio un giro mentre lei si siede e apre la zip del borsone nero. Tira fuori i suoi vestiti piegati perfettamente e li mette nella cassettiera attaccata al muro, al suo fianco. Quando ha finito, prende il mio, di borsone.

Le lancio un'occhiata dubbiosa mentre apro la porta del bagno. "Cosa fai?" Chiedo.

Mi guarda truce. "Cosa credi che stia facendo?" Sibila.

Alzo le sopracciglia. "Infilare le mani nella mia roba?" Chiedo con una punta di ilarità nella voce.

"Sistemo i tuoi vestiti, non ho intenzione di vederli sparpagliati in giro. Gli ultimi due sono i tuoi cassetti, usali." Dice tornando a tirare fuori dalla borsa le mie cose. Li ripiega prima di metterli nel cassetto, LI RIPIEGA!

"Erano già piegati" dico. Fa uno sbuffo sonoro con il naso ed io assottiglio lo sguardo. "Lo sai che sono ordinato" borbotto irritato.

"Non abbastanza"

"Stronza"

"Come?" Chiede alzando la testa e fulminandomi con lo sguardo.

Quasi mi fa paura, quindi tengo la bocca chiusa ed entro in bagno. "Stronza" ripeto sotto voce quando sono da solo.

Non le ho mai fatto niente per farmi odiare, lo giuro. È lei, quel suo naso arricciato, l'espressione sempre burbera e fredda e quegli occhi truci. Mi sono abituato a essere fulminanto con lo sguardo, quando siamo vicini, sia a Hogwarts, che all'accademia auror, che alle missioni che ci hanno visto come squadra - che ne pensi lei, siamo un'ottima squadra, ed è per questo che Harry Potter ci ha assegnato al ministro svizzero, Joel Haas.

"Ha fatto due chiacchere con le guardie del corpo" Dice quando riemergo dal bagno. "Il ministro uscirà per la cena con il ministro inglese e olandese tra dieci minuti"

"D'accordo" Dico guardando brevemente l'orologio.

Mi lancia un'occhiata, poi mi supera ed entra nel bagno. Sospiro e mi vado a sedere sul letto per aspettarla.

*

"Mi sto annoiando" Sbuffo guardando il corridoio vuoto.

Rose, al lato opposto alla porta del mio, non mi guarda quando inclino la testa per osservarla. E non mi risponde.

"Siamo auror, non guardie del corpo" Ritento. Continua a non rispondermi. "Vuoi fare un gioco?" Chiedo.

Gira leggermente il capo e finalmente mi guarda. "Che problema hai?" Domanda con il suo solito tono seccato e burbero.

"Sei mai di buon umore?" Le chiedo io.

Ora i suoi occhi si assottigliano pericolosamente.

Torno a girare la testa per guardare il corridoio. "Noiosa"

Mi ignora, ancora.

Non sono abituato a essere ignorato. Rose Weasley mi fa sempre fare un bagno nell'umiltà quando le sto vicino, come se mi urlasse che valgo meno di niente.

"Manca poco alla fine del turno, poi potremmo andare a dormire" Dice con calma. "Puoi resistere?" Chiede seria.

Arriccio le labbra in un broncio ma annuisco e lei fa un grosso sospiro.

Le due guardie del corpo del ministro si presentano pochi minuti dopo per fare a cambio.

Sto uscendo dal bagno in asciugamano quando mi stoppo sui miei passi e sgrano lo sguardo. Rose mi da le spalle, indossa dei pantaloni rossi del pigiama e un top che le scopre le spalle e una porzione della schiena, quindi sicuramente anche della pancia. La guardo con shock.

Mi lancia un'occhiata da sopra la spalla e aggrotta le sopracciglia prima di girarsi e mostrarmi qualcosa di ancora più shockante. "Cosa vuoi?" Chiede assottigliando lo sguardo e lanciandomi una delle sue occhiate truci.

"Credo di avere le allucinazioni"

Devo averle, perchè il piercing con la forma di farfalla che pende delicatamente dal suo ombelico è assurdo.

Mi fulmina con un'occhiataccia. "Non cominciare con le tue stronzate Malfoy"

"Quando l'hai fatto quello?" Chiedo. "Hai altri piercing? Tatuaggi? Chi sei tu e dove è Rose Weasley?"

Alza le sopracciglia e fa una smorfia. "Fatti gli affari tuoi" Sbotta. Alzo le mani in aria in segno di difesa e lei fa un'altra smorfia.

Alza gli occhi al cielo poi si volta e tira via le coperte.

"Dormi" dice secca, e si sdraia, dandomi le spalle.

Sospiro esasperato scuotendo la testa, vado verso il cassettone dalla sua parte. Mi chino e tiro fuori i miei vestiti, quando mi giro lei mi sta guardando, i suoi occhi azzurri sono scesi sul mio petto, poi sull'asciugamano. Non c'è traccia del desiderio che vedo nelle donne e i pochi uomini che mi hanno visto mezzo nudo e gocciolante, è solo stoica, come un blocco di marmo.

Faccio un piccolo sorriso e decido di testare il suo stoicismo. Cammino lentamente oltre il suo letto mentre mi faccio cadere di dosso l'asciugamano. Le lancio un'occhiata per trovarla a guardarmi con due occhi oscurati da chissà quale sentimento sta provando adesso, continua a non mostrarmeli.

Alza lo sguardo verso i miei occhi. "Spero che tu lo raccolga, dopo"

Non posso dire di non essermelo dovuto aspettare.

*

"Cosa fai?" Sussurro piano per non spaventarla. Lei si spaventa ugualmente, si gira di colpo per guardarmi, gli occhi azzurri oscurati dal buio della notte.

"Cosa fai sveglio?" Chiede lei invece, assottigliando lo sguardo. È seduta su un tavolo, a dispetto delle quattro sedie che lo circondano.

"Ho sentito aria fredda" dico piano, uscendo sul balcone.

Lei sospira e torna a guardare l'orizzonte, le case e i palazzi attorno all'Hotel. "Torna a dormire" mormora. "È ancora presto"

Non sono neanche le tre di mattina, riesco a vederla solo grazie ai lampioni e alle luci accese sulla strada davanti a noi. "Cosa c'è? Perchè sei sveglia a quest'ora?" Chiedo appoggiandomi allo stipite della porta a vetri.

Gira la testa per guardarmi da oltre una spalla e mi fulmina con lo sguardo. Io non demordo e continuo a guardarla con calma. Alla fine sospira. "Ho solo dei problemi a rilassarmi dopo l'ultima missione" borbotta controvoglia.

La osservo per lunghi attimi. "Di cosa hai bisogno?" Chiedo serio. "Posso andare giù a chiederlo a qualcuno"

Alza le sopracciglia e i suoi occhi si adombrano, poi torna a darmi le spalle. "Niente"

"Andiamo, Rose, cosa ti serve per calmarti? Una tisana? Un te? Del gelato" Si irrigidisce quando nomino il gelato e quasi sorrido soddisfatto. "Gelato?" Chiedo ancora.

Si mette in piedi e si gira. "Non ho bisogno di niente, vado a dormire" e mi viene incontro, superandomi e andando verso il letto.

Indosso le ciabatte, mi passo una mano tra i capelli perchè sembrino meno disordinati, poi afferro la chiave magnetica ed esco dalla stanza.

L'ultima missione di Rose è stata tosta, io non ho fatto parte della squadra ma me l'hanno raccontato, ci ho perso molti colleghi, amici, che sono morti tentando di acciuffare dei membri della mafia magica irlandese. Rose è tra le poche a essere sopravvissuta ed è stato grazie a lei se alcuni sono usciti vivi. È per questo, per l'ultima missione, se è qui con me, oggi, se ha accettato questo lavoro tranquillo.

"Ecco a te" Appoggio la ciotola con dentro il gelato al pistacchio sul suo comodino, poi poso il tè che ho preso per me sul mio.

Rose stringe le labbra e poi scuote la testa. "Non ce n'era bisogno" afferma.

"L'ho fatto ugualmente. Mangia"

Prende la vaschetta senza un'altra parola. "Grazie" mormora dopo aver preso un boccone.

"Non sono stupido come credi" dico io, sorseggiando il tè che mi hanno fatto di sotto.

Sospira. "Non lo credo" Sussurra.

Giro la testa per guardarla, per trovarla con gli occhi puntati su di me. "Come?" Chiedo sorpreso.

Sbuffa e distoglie lo sguardo. "Non credo che tu sia stupido" dice borbottando. Poi si ficca del gelato in bocca.

Sorrido leggermente. "Ero convinto del contrario"

"Il fatto che non ami la tua inutile allegria non significa che credo che tu sia stupido"

Resto in silenzio, la vedo guardami con la coda dell'occhio. "Allora perchè mi tratti sempre in quel modo?" Chiedo curioso.

Contrae la mascella guardandomi in faccia. "Non ti tratto in alcun modo" dice fredda. "Grazie per il gelato, ora torna a dormire" si mette in piedi posando la vaschetta sul comodino. La guardo sparire in bagno.

*

"Tieni" Guardo le dita lunghe che stringono un bicchiere di carta e risalgo con lo sguardo percorrendo il braccio teso verso di me, la schiena dritta e le spalle coperte dalla giacca della divisa auror, gli occhi azzurri freddi.

"Per me?" Chiedo indicandomi. La guardia del corpo del ministro, al mio fianco, mi lancia un'occhiata divertita e sopprime una risata.

"Prendilo e basta" Sibila la rossa. Prendo il bicchiere e me lo porto alle labbra - è tè caldo al limone, senza zucchero ma pieno di miele, come piace a me. La guardo sorpreso.

Questa donna sa come prendo il tè? Sono shockato.

"Tra poco ti do il cambio" dice seria. "Lasciami vestire" Indossa sì la giacca della divisa ma sotto porta solo dei leggins viola da corsa e una maglietta termica beige.

Annuisco e guardo il mio tè, ancora sorpreso. "Grazie" dico.

Non risponde, si gira e se ne va.

"Wow" borbotta la guardia al mio fianco, che ho scoperto si chiama Tom.

"Puoi ben dirlo" dico io. Rose non è cattiva, è solo cinica, permalosa, fredda e una maniaca del controllo, ma non mi aveva mai fatto un favore così palese - certo, a volte nelle nostre missioni mi ritrovavo la colazione accanto, si assicura sempre che io mangi o dorma abbastanza, ma non mi aveva mai offerto così esplicitamente qualcosa.

"Le piaci" Mi dice Tom senza guardarmi. "E parecchio."

Rido guardando verso la porta della nostra stanza. "Certo, come no"

"Fidati, le piaci" Ripete lanciandomi una rapida occhiata, prima di tornare a prestare la sua attenzione al corridoio vuoto. "Anche mio marito è così" mi dice divertito. "Freddo e insensibile all'apparenza, ma è solo che non sa esprimere i suoi sentimenti senza sentirsi a disagio. Farlo aprire è stata dura, ma quando l'ha fatto mi ha ripagato di ogni fatica" sorride mentre i suoi occhi scuri brillano d'amore. "Quelli come loro, hanno bisogno di dolcezza e qualche spinta. Le piaci, e se piace anche a te, io ti consiglio di provarci"

"Mi staccherebbe la testa se ci provassi" e poi la seppellirebbe da qualche parte, senza esitazione.

Ride. "Nah, magari sembrerà che voglia ucciderti, ma dentro non sarà così"

Lo guardo per un'ultima volta, poi sorseggio il mio tè. "Mi odia" insisto.

"Ci sono anche io qui, e a me non ha portato alcuna bevanda" mi dice.

Rose esce dalla stanza in quell'esatto momento. Io la guardo mentre avanza verso di noi e ripenso a quello che mi ha detto Tom. Lei mi guarda male, indurendo lo sguardo quando vede che la sto fissando troppo. "Cosa c'è?" Chiede con tono irritato.

Tom ridacchia ed io gli lancio un'occhiata ovvia. "Te l'ho detto" dico all'uomo.

"Te l'ho detto io, ragazzo" mi dice invece. Continua a chiamarmi ragazzo, anche se gli anni che ci dividono sono solo una decina.

Rose ci guarda per un attimo, in modo lungo e infastidito, come se ci sfidasse a dirle di cosa stiamo parlando. "Vai a riposarti" mi dice alla fine. "Ti ho lasciato il pranzo in camera"

Tom mi guarda ovvio ma io non capisco dove veda questo presunto interesse nelle occhiate gelide e nel tono burbero di Rose.

"Grazie" le dico un'ultima volta. "A dopo, Tom" do una pacca all'uomo e poi me ne vado, con il mio tè in mano.

*

Sussulto e mi alzo dal letto quando sento del rumore strano. Il mio sonno è leggero da sempre ma con l'addestramento e le missioni che ho fatto da auror è diventato ancora più leggero, riposo ma il minimo rumore può farmi saltare in aria e cercare la bacchetta.

Eppure, questa volta non è un fruscio dovuto ai passi o a qualche nemico o terrorista, sono dei piccoli sussulti, miagolii disperati della donna che dorme nel letto accanto al mio.

Accendo la luce e guardo Rose. Si agita, ha le sopracciglia contratte, le labbra strette e piagnucola piano. Le coperte sono scivolate per terra mentre lei stringe le dita sul copriletto.

Sospiro e mi massaggio la fronte. Mi guardo attorno e cerco di decidere cosa fare.

L'ultima missione è stata dura per lei. Ha visto morire una decina di colleghi, lei stessa è stata ferita, sia fisicamente che mentalmente, ed è per questa ragione che sta facendo una missione di così minore importanza.

Quando avevo gli incubi, da piccolo, mamma si infilava nel letto con me ed io riuscivo a calmarmi, il calore mi aiutava. Quindi mi preparo ad essere cacciato e odiato ancora di più, e recupero la coperta di Rose. La stendo sopra di lei, poi mi ci infilo sotto.

"Rose" mormoro attirandola a me. Lei mi abbraccia immediatamente, spingendo il viso sul mio petto e continuando a piagnucolare. "È tutto apposto" sussurro spegnendo la luce e accarezzandole la testa.

Si sveglia di soprassalto. Si mette seduta e mi guarda nel buio, ma è ancora assonnata, spaventata, quindi scoppia a piangere e mi abbraccia. Le bacio il capo più volte e la coccolo cercando di calmarla, trascinandola in messo alle mie gambe aperte mentre lei si accuccia contro di me. Non dico niente e neanche lei lo fa, smette di piangere ma continua a singhiozzare fino ad addormentarsi di nuovo.

Io chiudo gli occhi e mi sistemo meglio contro la testiera del letto. Mi addormento così, seduto, con Rose accoccolata tra le mie gambe e le sue lacrime ad asciugarsi sulla mia maglietta.

*

Stringo il corpo tra le mie braccia e mugugno di contentezza per una bella dormita che non mi facevo da molto tempo.

Certo, ho un gran mal di schiena per la posizione scomoda con cui mi sono addormentato, ma il calore che provo e le buone ore di sonno che mi sono fatto mi ripagano dal dolore.

Apro gli occhi e mi stiracchio piano, attento a non disturbare la rossa addormentata su di me. Mi blocco a guardarla, la testa poco sotto il mio mento e le sue gambe sopra una mia coscia.

Oh, Salazar. Come cazzo ci sono finito nel letto di Rose?

In un momento, mi ricordo tutto quello che è successo ieri.

Devo sgusciare via, perchè se si sveglia e ci trova così impazzirà e non ho molta voglia di passare altri dieci giorni a stretto contatto con lei incazzata perchè l'ho coccolata dopo un incubo. Ma poi si muove. La guardo spaventato mentre le sue ciglia lunghe e chiare si spostano, apre lentamente le palpebre e un sorriso le increspica le labbra. La illumina, la fa sembrare più giovane dei suoi venticinque anni, la fa sembrare un'adolescente, con le guance arrossate per il sonno e il sorriso sul viso.

Sposta quelle iridi azzurre su di me, aggrotta le sopracciglia e le ci vuole qualche secondo per realizzare. Poi sgrana lo sguardo e mi spinge per allontanarsi da me. "Che cosa cazzo sta succedendo?" Chiede uscendo dal letto come se ci fossero dentro i pidocchi.

Si passa una mano sul viso, mi guarda incredula e guarda il suo letto ancora più incredula.

"Non ti ricordi?" Chiedo.

Scuote la testa sopresa. "Che ci facevi nel mio letto, Malfoy?" Sibila assottigliando le palpebre.

"Hai avuto un incubo ed io ti ho svegliata, ti sei messa a piangere e mi hai abbracciato, ci siamo addormentati così"

Le sue guance si colorano di rosso mentre il suo corpo riprende la rigidità che la caratterizza. Sposta gli occhi per tutta la stanza mentre scommetto che ripercorre la scorsa serata. Poi me li posa addosso, mi guarda a lungo, seria. "La prossima volta, ignorami" dice.

"Non posso farlo" rispondo io. Mi ha veramente chiesto di ignorarla se si mette a piagnucolare in mezzo alla notte? Crede che io possa realmente farlo? Se è così, decisamente non mi conosce bene.

Si sfrega il viso. "Non farlo più, ti è chiaro? Svegliami, poi torna a dormire, se ti do fastidio. O posso prenotare un'altra stanza come volevo fare"

La guardo male io, questa volta. "L'unica vicina alla suite del ministro è questa, a meno che tu non voglia pagare per la suite accanto, quella che ti verrebbe a costare venti stipendi da auror a notte" Non che ci manchino i soldi, nè a lei, nè a me, ma nessuno dei due è tanto stupido da spendere tanto per una stanza.

Mi guarda un'ultima volta, poi se ne va in bagno, borbottando tra se e se.

*

Mi sveglio di nuovo in piena notte a causa di altri piagnucolii. Mi passo le mani sulla faccia e guardo verso il letto di Rose. Non so cosa fare, mi ha detto di ignorarla, ma non posso, non è nella mia natura.

Quindi mi alzo e mi avvicino a lei. Questa volta, però, non la tocco e non mi siedo accanto a lei, mi accovaccio accanto al suo viso, per terra, e tento di svegliarla. "Rose" sussurro più volte, alla fine cedo e le poso una mano sulla spalla, scuotendola leggermente.

Sussulta, e si sveglia terrorizzata. I suoi occhi incontrano i miei e si allontana leggermente dal mio tocco. "Cosa...?" Aggrotta le sopracciglia in dolore e tira su con il naso.

"Hai fatto un altro incubo" le dico dolcemente.

I suoi occhi si riempiono di lacrime, si mette seduta per allontanarsi da me ed io mi alzo in piedi. "Sto bene" mormora. Allunga una mano e prende il bicchiere d'acqua sul comodino, la beve tutta e rimane a fissare il bicchiere di vetro vuoto. "Sto bene" ripete.

Annuisco. "Hai visto uno psicologo?" Chiedo.

Lei abbassa la testa per guardarmi. "Sto bene, torna a dormire"

La guardo un attimo, poi annuisco e mi alzo in piedi. Torno a letto. Lei spegne la luce ma non dorme, lo so perchè non lo faccio neanche io, la sento muoversi di continuo, non trova una posizione.

Serro gli occhi e prendo un bel respiro prima di parlare, pronto ad essere attaccato per quello che voglio chiederle. "Rose?"

Smette di muoversi. "Cosa?"

"Vuoi venire qui?" Posso sentirla paralizzarsi. "Voglio dire..." mi schiarisco la gola. "Che se vuoi venire qui, ti lascio dello spazio. Mia mamma dormiva sempre con me quando avevo gli incubi, da piccolo, e mi aiutava a stare meglio" dico. "Si dice che il calore aiuta, non lo so, ma se vuoi..." Devo tapparmi la bocca prima di dire altre cazzate. "Come vuoi" aggiungo.

Non dice niente ed io non mi aspettavo che dicesse di si, quindi chiudo gli occhi e mi impongo di dormire. Mi addormento, ma mi sveglio qualche ora dopo, appena un corpo più leggero del mio si infila sotto le mie coperte.

"Ho bisogno di dormire" la sento giustificarsi, credo più a se stessa che a me, dato che non sa che sono sveglio. "Devo solo dormire, o sarò troppo stanca dopo"

Per farla tacere, allungo un braccio e la tiro a me, mugugnando nel sonno, fingendo di farlo, perchè sono perfettamente sveglio. Per tastare il limite, la stringo più a me e infilo una gamba tra le sue e facendola appoggiare al mio petto.

"D'accordo" borbotta sospirando. Posa la testa sulla mia spalla e si costringe a rilassarsi, circondandomi un fianco con un braccio e inspirando il mio odore.

Sono sicuro che non lo faccia apposta, ma infila la mano sotto la mia maglietta, a livello del fianco, e stringe le dita sul mio costato. Sospira profondamente, poi suppongo chiuda gli occhi, perchè il suo respiro si fa più calmo e il suo corpo smette di essere tanto rigido.

Mi risveglio la mattina seguente, quando lei sguscia via dal mio letto. Fingiamo entrambi che non abbia dormito da me e lei torna la rigida stronza che conosco.

*

"Cosa sogni?" Le chiedo il giorno dopo.

Siamo di guardia fuori dalla sala conferenze in cui il ministro svizzero e alcuni suoi collaboratori stanno discutendo e mi sto annoiando a morte. Vorrei che succedesse qualcosa, qualsiasi, anche il mangiamorte che ci attacca, almeno smetterei di sbadigliare ogni dieci secondi.

Mi lancia un'occhiataccia. "Non sono affari tuoi" dice tornando a guardare dritto di fronte a se.

"È per fare conversazione"

"Non voglio fare questa conversazione"

Esagerata. "Anche io sogno le mie missioni, soprattutto i due mesi dopo averle finite"

Gira il viso e mi guarda, fa spavento per quanto è rigida e seria. "Quanto tu cercherai di disinnescare una bomba a distanza mentre una dozzina di terroristi ti sparano addosso incantesimi e proiettili, quando fallirai e ucciderai la tua squadra, quando il tuo compagno si butterà su di te per proteggerti, salvandoti la vita ma morendo, quando tu passerai un mese in ospedale a causa di non hai idea di quante fratture, potrai parlare con me di questa cosa. Fino ad allora, non è una conversazione che voglio fare" torna a fissre davanti a se.

La guardo dispiaciuto. "Rose"

"Concentrati e taci"

*

"Vieni qui"

È la terza volta che lo ripeto. Sono sveglio da un quarto d'ora, l'ho ascoltata piagnucolare e agitarsi, e mentre stavo per andare da lei, si è svegliata strillando. Ora sono dieci minuti che fissa un punto sulla parete di fronte al suo letto, gli occhi lucidi e il corpo tremante. Vorrei abbracciarla e calmare il tremore ma so che la spaventerei se la toccassi, che si arrabbierebbe e si chiuderebbe.

"Rose, vieni qui, per piacere" mi guarda quasi senza vedermi, poi come un automa si alza e si avvicina.

Quando si siede di fianco a me, scoppia a piangere, singhiozzando e allungandosi per abbracciarmi. Ricambio l'abbraccio e la trascino sulle mie cosce, come la prima volta che l'ho consolata. "Va tutto bene, tranquilla" le accarezzo la schiena mentre piange sul mio collo, premendoci il viso e artigliandomi con le unghie la nuca, le braccia a circondarmi il collo.

"È colpa mia, li ho uccisi" piange disperatamente e il mio cuore si crepa.

"Non li hai uccisi, tesoro, non è colpa tua" le dico e ci credo.

Lei scuote la testa. "Voglio riposare" mormora singhiozzando. "Ma non riesco a chiudere gli occhi senza vederli morti" non dico niente, la lascio parlare perchè ne ha bisogno. "Con te dormo bene, dormo meglio quando ho qualcuno accanto, ma non posso, non me lo merito, non mi merito di dormire bene quando loro sono morti"

Le accarezzo la schiena con una mano e una coscia con l'altra, la lascio sfogarsi, la lascio piangere. Alla fine, si addormenta per stanchezza. Io mi sdraio lentamente, senza svegliarla mentre è sdraiata su di me, e le sistemo la coperta addosso.

*

Ho i suoi occhi addosso, da minuti, li sento mentre mangio il mio pranzo all'Hotel, accanto a Tom.

"Ti guarda" mi dice il mio nuovo amico.

"Lo so" borbotto infilandomi in bocca la carne che ho tagliato.

"È venuta presto questa mattina" Dice divertito. "Sembrava stanca e sconvolta, è successo qualcosa?"

L'ho sentita svegliarsi presto, per andare al turno mattiniero con Tom - io ce l'ho dopo pranzo, con un'altra guardia - ma non le ho detto niente e ho finto di dormire.

"Non è successo niente" Non voglio dire a Tom che ha gli incubi, lo conosco da quattro giorni e non voglio parlare dei problemi di Rose.

"Mh?" Chiede curioso. "Avete scopato, finalmente?"

Lo spingo con la mano, facendolo ridere. "Smettila"

"Dovreste, sembrate entrambi così tesi"

"Siamo tutti tesi, e non solo per problemi personali" Borbotto facendolo tornare un po' più serio.

Poi lui guarda in giro, sofferma lo sguardo su qualcosa e sorride enormemente. "Vuoi sederti qui, tesoro?" Chiede. Alzo la testa per capire e mi ritrovo Rose a pochi metri. Lei sospira ma accetta l'invito e si siede di fronte a me. "Quanti anni hai? Sembri piccola"

Lo fulmina con lo sguardo. "Venticinque" dice freddamente, cominciando a raccogliere la zuppa che si è presa sul cucchiaio.

"Ho visto che hai una brutta cicatrice" Rose si irrigidisce maggiormente e lo stesso faccio io. La sua mano sale sulla cicatrice che si vede dal collo della maglietta.

"Tom" lo ammonisco.

Ma Tom se ne frega, abbassa la zip della giacca e si solleva la maglietta. Per avere trentotto anni, è in gran forma, credo che abbia più addominali di me. Ma non è quello che vuole mostrarci. "Me la sono fatta in Iraq" dice. I miei occhi si soffermano sulla cicatrice molto lunga che gli corre sul costato e giù per un fianco, come un uncino. "Da giovane ho fatto il militare, per quindici anni" sospira. "Quando ho conosciuto mio marito, ho smesso, ma questa... ancora mi provoca incubi" Tom è più intelligente di quanto credevo. Lascia andare la maglia e se la sistema sui fianchi. "Credici o no, me l'ha fatta un bambino soldato, si è fatto esplodere in una fabbrica quando abbiamo accerchiato alcuni membri della cellula terroristica, sono stato sbalzato in aria e alcuni detriti mi hanno attraversato. Sono quasi morto" sorride leggermente. "Ho conosciuto così mio marito. Era un medico del campo, mi ha salvato la vita ed io mi sono innamorato di lui. Siamo entrambi tornati in Svizzera dopo un paio di anni, ora abbiamo un bambino" tira fuori il telefono e ci mostra la foto di sfondo, un bambino di cinque o sei anni con dei riccissimi capelli biondi e due occhioni azzurri, è stupendo. "Intendo dire, che non dovresti nasconderla, siamo soldati. Questa," Indica il suo fianco coperto dalla maglietta. "È come sono sopravvissuto. E quella" indica la cicatrice di Rose. "È come sei sopravvissuta tu"

Lei lo fissa per diversi attimi, poi lascia il suo pranzo e si alza. "Scusatemi" borbotta prima di andarsene.

Mi metto immediatamente in piedi. "Ne riparliamo, a dopo" do una pacca sulla spalla dell'uomo e seguo Rose.

Entra in un bagno per donne, fuori dalla sala della mensa, ed io mi infilo dietro di lei. "Che cazzo fai?" Dice guardandomi con irritazione, eppure ha gli occhi gonfi di lacrime. Io blocco la porta del bagno per non essere disturbati.

"Non voleva essere cattivo" Le dico. "Non devi prendertela, cercava di aiutare"

Si tira su la zip della giacca per coprire la cicatrice e mi guarda truce. "Vattene, è il bagno delle donne"

Le lacrime scivolano sulle sue guance, non può controllarle e cerca immediatamente di scacciarle dal suo viso. Allungo una mano e la fermo, le asciugo io per lei, mi bagnano le dita ma sono poche, smette subito di piangere e mi guarda mentre le prendo il viso tra le mani ed elimino le lacrime che sono sfuggite al suo controllo.

Non so cosa dire, vorrei che smettesse di piangere e che tornasse a guardarmi in quel modo burbero e freddo, quindi mi chino e poso le labbra sulle sue.

Il bacio dura due secondi, poi lei mi spinge e mi guarda sorpresa. "Cosa fai?" Chiede in un fil di voce.

Sì, Tom, le piaccio davvero tanto, eh.

I suoi occhi sono brillanti di lacrime ma c'è un'emozione dentro che mi fa chinare di nuovo. La bacio ancora, questa volta premo piu forte sulla sua bocca e le mordicchio un labbro, tentando di farla sciogliere. "La smetto, se non vuoi" le sussurro baciandole una guancia e poi vicino all'orecchio. Inspiro il suo odore, è inebriante, mi fa rabbrividire e desiderare di circondare quel bel collo con la mano, di leccarlo per capire se è buona quanto il suo profumo. "Dimmi di no" le dico ancora. "La smetto" scendo a baciarle la gola, le mie mani la afferrano per la vita e la tirano contro il mio corpo, in questo momento darei oro per averla premuta contro di me.

Fa un lieve gemito e alza la testa per darmi piu spazio, le sue mani mi afferrano per le braccia ma invece di allontanarmi mi tiene stretto.

"Posso baciarti?" Chiedo risalendo per guardarla negli occhi.

I suoi sono lucidi di piacere, il viso sconvolto. "Io..." aggrotta le sopracciglia e scaccia l'eccitazione.

"Posso fare altro, invece che baciarti" le dico facendo correre le mani giù per la sua schiena fino a quel bel culo tondo che guardo spesso, quando questa stronza mi rimprovera e se ne va via tutta impettita, con i fianchi che ondeggiano a ritmo dei suoi passi. "Posso baciarti altrove" abbasso la mia voce, la rendo roca e pericolosa, mi sembra una donna che ama il tipo pericoloso, invece che quello gentile.

Non resisto, la afferro per le anche, poi la tiro su e la faccio sedere sul ripiano di marmo dove sono incastonati i tre lavandini. Lei sussulta e si aggrappa alle mie braccia, i suoi occhi fermi su di me. "Sì" dice alla fine. È serio, freddo, anche se i suoi occhi mi guardano con un fuoco dentro che mi fa indurire il membro e desiderare di scorprire se è calda come quel fuoco, da altre parti.

"Mh" annuisco ma la guardo ancora un po', voglio sciogliere quel ghiaccio, voglio che mi implori, e non posso farlo nel bagno delle donne. "Ora ho il turno" dico continuando ad usare una voce bassa e roca. Una mia mano scivola sul davanti dei suoi pantaloni. "Questa sera" mormoro slacciando il bottone davanti e infilando la mano dentro. Sussulta, la bocca socchiusa e gli occhi lucidi. "Voglio solo un assaggio, posso prendermelo?" Chiedo.

Le mie dita incontrano del pizzo, sorrido sorpreso e cerco di controllarmi, per non strapparle di dosso i pantaloni e vedere con i miei occhi quei bei fianchi fasciati da del pizzo.

"Di che colore sono?" Chiedo, sto fremendo quanto lei, non so dove sto trovando il coraggio di infilare una mano nelle mutande di Rose Weasley, potrei avere un infarto da un momento all'altro - causa della morte: la stronza rigida con un palo nel culo da venticinque anni gli ha permesso di toccarla.

"Co-come?" Balbetta ed è terribilmente carino. Le mie dita giocano con il pizzo, lo scosto per accarezzarle l'entrata bagnata - è fradicia, per me, ecco un altro motivo di infarto.

"Le mutande, di che colore sono?" Chiedo facendo passare il medio tra le sue labbra, è liscia e bagnata, mi macchia le dita subito.

"Rosse" geme ficcandomi le dita sulla giacca della divisa. "Oh Merlino" piagnucola quando infilo un dito dentro di lei. È stretta, umida e bollente, gemo anche io.

Qualcuno bussa alla porta, sfilo immediatamente la mano e faccio un passo indietro. "Scusate! Qualcuno si è lamentato che la porta è chiusa a chiave, invito chiunque sia dentro ad aprirla immediatamente"

Rose scende dal ripiano e si sistema i pantaloni, sembra shockata e intontita. "Sto uscendo, un attimo" dice a chiunque sia il dipendente fuori dalla porta. Poi mi guarda. "È colpa tua" sibila.

Io alzo le spalle e poi mi infilo il dito medio in bocca. Lei socchiude le labbra e mi fissa mentre succhio il suo sapore. È buono quanto il suo odore e ne voglio ancora, voglio inginocchiarmi e infilare il viso tra quelle gambe lunghe, farle perdere il controllo.

"Smettila" mormora, le esce più un lamento che altro e si schiarisce la gola per trovare un contegno. Lo ritrova, perchè i suoi occhi si induriscono e mi guarda in quel modo stronzo che farebbe scappare via chiunque, io però sorrido. "Dobbiamo uscire. Smaterializzati via"

"Sai che non posso" C'è un incantesimo attorno all'Hotel, per evitare che ci entri chiunque ed è stato rafforzato anche per proteggere il ministro svizzero.

Sospira, poi apre la porta.
La donna fuori ci fa una ramanzina, Rose la liquida immediatamente, lanciandole un'occhiataccia e dicendole con tutta la freddezza del mondo che non stavamo facendo nulla di male, poi se ne va, ignorandomi e lasciandomi con la donna.

*

Sono stanco morto. Quando rientro nella stanza, sono le dieci e Rose è sdraiata sul letto con un libro in mano. Lo occhieggio cercando di capire cosa sta leggendo ma è senza sovracopertina quindi non è chiaro.

"Faccio una doccia" le dico sbadigliando. Lei non alza neanche lo sguardo dal suo libro. "Vuoi raggiungermi?" Chiedo. Sono stanco, ma posso trovare l'energia, per lei.

"Sembri star per crollare" mi dice, continuando a leggere. "Quindi direi di no"

"Sto bene" affermo. "Voglio inginocchiarmi per te, e non voglio un semplice assaggio, questa volta"

Ora mi guarda, gli occhi azzurri freddi, quasi annoiati. "Cosa credi di star facendo?" Chiede. Aggrotto le sopracciglia. "Mi odi, non abbiamo nulla in comune, e non posso lavorare con te se ti scopo"

So che devo concentrarmi e ragionare, ma la mia testa si è concentrata su un'unica cosa. "Se mi scopi?" Chiedo lentamente. Non credevo che sentire quelle tre parole uscire dalla bocca di Rose Weasley mi avrebbe acceso in questo modo - invece, cazzo, mi bastano per sentire le mie palle pulsare e il mio membro ingrossarsi.

"Credi che sarai tu a scoparmi?" Chiede parendo divertita, nel modo crudele e freddo di chi ti sta prendendo in giro.

"Decisamente, sì, sarei io" E ci credo. Mi lascio fare il culo da questa donna ogni giorno da piu di dieci anni, non esiste che mi domini anche a letto.

Ride. "Vai a farti la doccia, non ti scoperò mentre sei stanco" ripete, sfidandomi con lo sguardo a contraddirla.

"Hai ragione, non potrei sottometterti come mi piace, se sono stanco. Facciamo domani mattina"

Alza le sopracciglia. "Sottomettermi?" Chiede posando il libro in grembo - sono molto felice che mi dia tutta la sua attenzione.

"Già" recupero un asciugamano e vado verso il bagno.

Nascondo un sorriso quando si mette in piedi e mi fulmina con lo sguardo, bloccandomi la via verso il bagno. Incrocia le braccia al petto e questo mi manda un'ondata di eccitazione al basso ventre, mi indurisco di più, premendo contro i pantaloni della divisa fino a farmi male. "Sai che non mi sottometterai mai, vero?" Chiede lentamente.

"Ti ho sottomesso, a pranzo" Dico divertito.

"Non mi hai sottomesso" sibila.

Alzo le sopracciglia poi lancio un'occhiata oltre lei. "Io vado a lavarmi, se decidi di unirti a me, sei la benvenuta" e la supero.

Mi svesto in bagno, aziono l'acqua calda e mi rilasso sotto il getto. Ora la mossa è sua e in realtà sono abbastanza sicuro che mi raggiungerà, perchè è competitiva ed orgogliosa, non mi permetterà di prenderla in giro e vorrà dimostrare che sono io il sottomesso - non ci riuscirà, ma voglio vederla provarci.

Non mi sorprendo, quando entra in bagno. La guardo togliersi strato per strato ogni vestito che indossa e i miei occhi si concentrano sui peli rossi che formano un triangolino sul suo monte di venere. Poi lei apre la porta del grande box doccia e ci entra senza la minima esitazione.

Percorro con lo sguardo il suo corpo, appoggiandomi alle piastrelle bianche e nere. Il vapore la avvolge immediatamente, i suoi capelli si inumidiscono, scivolati sul suo seno pieno, più grande di quello che sembra nei suoi vestiti sobri ed eleganti. La cicatrice che ho scorto, quella che ha visto Tom, è una minuscola parte del vero sfregio - questo, le corre da una scapola fino al centro del petto, piu inclinato verso sinistra finisce esattamente a metà dei suoi seni. È liscio, non dritto ma è stato ricucito bene, da una mano esperta che non ha aggravato il danno che so ha subito. Distolgo lo sguardo da quel punto quando la vedo irrigidirsi e scivolo a guardare i fianchi ampi, l'invitante curva delle cosce, fino al braccialetto con delle perline color arcobaleno che le adorna una caviglia. I miei occhi risalgono rapidamente sul piercing all'ombelico, poi sui suoi.

"È una cazzata" Dice guardandomi. Non sembra imbarazzata dalla sua nudità, ma copre con una mano una parte della cicatrice.

"Vieni qui" le dico tendendole entrambe le mani, così che smetta di nascondere la ferita.

Arriccia le labbra ma cede e posa le dita sul mio palmo, risultano piccole rispetto alle mie e il mio cuore perde un battito. La tiro a me fino a quando non si preme contro il mio corpo, rabbrividisco e chino la testa per darle un bacio sul collo, poco sopra la cicatrice.

"Non..." prende un respiro ansimante. "Non mi toccare lì"

Annuisco e risalgo con i baci, lecco dell'acqua che le scivola sulla gola e le mordo una porzione di pelle poco vicino. Inspiro ancora il suo profumo e sfrego il naso sulla sua pelle. I miei baci scendono sul suo seno, prendo in bocca un capezzolo e lei si inarca contro di me, facendo un gemito sommesso che tenta di sopprimere. Succhio e mordo quel bottoncino sensibile e i suoi gemiti si fanno più forti, più rumorosi. Cambio seno e faccio scivolare le dita sull'altro, è pieno e lo massaggio con forza, tirando piano il capezzolo e storcendolo fino a farle male.

"Non ho mai sentito suoni più carini" le dico risalendo a livello del suo viso, continuo a torturare il suo seno con le mani, però. "Saranno più belli, quando poserò la bocca tra le tue gambe? Lo saranno, Rose, quando mi infilerò dentro di te?"

Geme nello stesso momento in cui stringo un suo seno con forza, le fa male, lo so, ma lo adora. "Dimmelo tu" mi sfida. "Scoprilo per me, sii un bravo ragazzo e inginocchiati"

Mi esce un respiro tremante, queste parole mi fanno ansimare e in un secondo sono inginocchiato a terra, non ho neanche bisogno di elaborare il pensiero, eseguo e basta, perchè voglio compiacerla, voglio dimostrarle che posso farle perdere il controllo.

Le bacio l'ombelico e quel piercing che mi fa impazzire, la farfallina è fredda contro le mie labbra e la tiro leggermente con i denti facendole scappare un mugolio che sopprime quasi immediatamente.

"Non nascondermi alcun suono" dico baciandole il monte di venere, lei freme di aspettativa e mugola ancora - questa volta, non sopprime nulla. Cingo un suo polpaccio con una mano e la costringo ad aprire le gambe per me. "Sei bella anche qui" mormoro in modo morbido e provocatore. "Sarai anche buona?"

Le lancio un'occhiata, lei mi guarda, la testa bassa e le iridi azzurre sature di lussuria e bisogno, ma c'è ancora quel fuoco, un fuoco che mi ha sempre irritato ed eccitato.

"Continui a parlare, ma non attui nulla" dice - mi sfida ancora, con quegli occhi truci, le labbra arricciate in una mera presa in giro.

Le restituisco lo sguardo, prima di riabbassarlo. Premo un pollice contro le sue labbra e le separo per guardare meglio l'entrata fradicia e brillante, le luci del bagno accentuano tutto. Mi chino e do una breve leccata, un assaggio che mi fa fremere la lingua e pulsare il membro. Lo rifaccio ancora, e cerco il clitoride con l'altro pollice, premendo le sue anche contro il muro di piastrelle e costringendola a stare ferma.

Si dimena e piagnucola, l'acqua che scivola sui nostri corpi non nasconde per niente il modo in cui geme, o quello in cui strilla, quando la penetro con due dita e tiro con la bocca il clitoride.

Faccio un verso soddisfatto quando trema visibilmente, si contorce in un orgasmo che le fa cedere le ginocchia. Io continuo a pompare le dita dentro di lei e a succhiare il bottoncino in cima alle sue gambe, così ha un altro orgasmo.

La lascio andare solo quando sono pienamente soddisfatto e la accompagno gentilmente a sedersi sul pavimento della doccia, le gambe che ancora non le reggono il peso.

Appoggia la schiena al muro e mantiene gli occhi chiusi fino a quando non riesce a regolarizzare il respiro, costringendosi a fare respiri profondi e misurati. Poi mi guarda.

"Bravo" mormora, la voce roca è ancora un po' ansante - mi fa rabbrividire. Si riprende in fretta, perchè si sporge e afferra il mio cazzo con una mano - faccio uscire un grugnito forte e lei sorride con provocazione. "Riuscirai a resistere per scoparmi?" Mi chiede strappandomi un altro grugnito, la voce piena di sfida.

"Vediamo" rispondo. Le tolgo la mano e mi alzo in piedi. "Cambiamo posto" dico quando la vedo corrucciarsi.

Ci asciughiamo in silenzio e con la magia. Noto il modo in cui i suoi occhi cambiano, quando la lussuria non la acceca più, abbastanza perchè riesca a tornare a pensare lucidamente.

Io sospiro e indosso le mutande e i pantaloni prima di tornare in camera. Lei mi segue. "Cosa fai?" Chiede quando scosto le coperte e mi siedo sul mio letto.

"Dormo" dico con un tono ovvio, anche se so che cosa intende dire.

"Tu... come?" Tentenna, le sopracciglie aggrottate e gli occhi spaesati la rendono veramente adorabile. "Noi non stavamo per...?" non lo dice, è troppo confusa.

"Non mi sembri sicura" dico guardandola. "E non voglio che te ne penti e mi odi ancora di più, domani mattina"

Mi fulmina con lo sguardo, la confusione passa e lei assume una posa aggressiva. "Come?" Chiede sibilando. Non dico niente e continuo semplicemente a osservarla. "Pensi che se non mi andasse, non te lo direi?" Domanda con un cipiglio quasi arrabbiato, i capelli rossi le scivolano sul petto nudo e amo molto che non si sia premurata di vestirsi. "Fidati, non avrei alcun problema a dirti di no" avanza di qualche passo e si inginocchia lentamente a terra - a me manca il respiro, soprattutto quando le sue mani si posano sulle mie ginocchia e risalgono lentamente verso nord. "Voglio quello che vuoi tu, Malfoy"

"Che ti succhi il cazzo?" Chiedo divertito - e ovviamente, mi scocca una delle sue occhiate truci.

Eppure noto un piccolo sorriso alleggiare sulle sue labbra, poco prima che mi posi una mano esattamente sopra l'erezione.

Sussulto e stringo le mani sul bordo del materasso. "Voglio dimostrarti" mormora facendo scivolare le dita oltre il tessuto dei pantaloni. "Quanto è facile sottometterti" Mi afferra l'asta con forza, io gemo e serro gli occhi per la forza dell'ondata di piacere che mi ha sconquassto. "Così facile" ride e tira i miei pantaloni con l'altra mano, facendoli scivolare oltre al mio cazzo e alle sue dita.

Guardare quelle dita sottili stringere la mia asta mi fa pulsare il membro, lo sento e sicuramente lo sente anche lei, perchè abbassa lo sguardo e accenna ad un sorriso provocatore.

"Fa la brava" sussurro, la mia voce è così roca che sembra che mi stia sforzando a parlare - è così. "Leccalo"

Mi lancia un'occhiataccia, poi si china e fa quello che le ho chiesto. Lecca lentamente tutta l'asta, fino ad arrivare alla punta. Quando se la mette in bocca, temo che non resisterò affatto - sono un cazzo di auror, ho sette anni di servizio, ho affrontato missioni sensibili, dure, che valevano la vita di centinaia di migliaia di persone ma questa donna mette la mia punta in bocca ed io sono già pronto a venire come un dodicenne alla prima sega.

Va giù fino a dove riesce, ne prende molto prima di tornare su. Se lo toglie dalla bocca e mi guarda con provocazione, le labbra che brillano di saliva e precum. "Credo proprio che non riuscirai a resistere per scoparmi" dice sprezzante. "Deludente"

Mi offende e voglio solo dimostrarle il contrario. Quindi mi metto in piedi, le afferro un braccio e la tiro su, è più leggera di quello che mi aspettavo ed io uso troppa forza, quindi quasi vola tra le mie braccia. La costringo a girarsi e le premo una mano sulla schiena fino a quando non è piegata sul materasso. "Inginocchiati" le ordino.

"Qualcuno è suscettibile" mormora con sfida, ma si inginocchia a terra, ancora piegata a novanta sul materasso.

"Secondo me, sei tu la stronza" dico sfilandomi pantaloni e i boxer. "E vuoi essere scopata con forza, per punizione"

Fa uno sbuffo scettico. "Dubito che tu possa riuscirci"

Non mi offendo minimamente, so che mi sta sfidando perchè è l'unico modo in cui di solito parliamo, con lei che mi rimprovera e mi sottovaluta ed io che me ne lamento o la ignoro, ma questa volta non verrà ignorata, risponderò alla sua provocazione e le dimostrerò che sono perfettamente in grado di vincere la sfida.

"Si o no?" Chiedo posando la mia punta sulla sua entrata, è fradicia e bollente come il mio sesso e vorrei molto affondarci, ma aspetterò il suo consenso, prima di farlo.

"Si" mormora e non mi delude affatto. Scosto le sue grandi labbra con le dita e scivolo dentro di lei con una lunga e profonda spinta.

"Cazzo" grugnisco. Lei geme con forza, attutendo il suono con la faccia tra le lenzuola. "È così stretta" biascico spingendomi un po' più a fondo - lei inarca la schiena per il piacere e mugugna qualcosa sul materasso.

La sua figa è stretta attorno a me, il suo calore mi fa impazzire e voglio sentirla venire attorno a me, voglio sentire le sue contrazioni e i tremiti del suo corpo.

"Scorpius" piagnucola girando il viso per posare la guancia sul letto. "Vuoi rimanere fermo così per sempre?" Torna il suo tono sfidante, quello che mi fa venire voglia di sculacciarla.

Lo faccio - sbatto una mano su una guancia del suo culo nudo e lei sussulta, rimbalzando sul materasso. "Farò quello che preferisco" dico con la mia miglior voce seria, quella che uso quando dirigo qualche squadra auror e che fa scattare sull'attenti i soldati. "Anche se volessi uscire e chiederti di succhiarmelo, o se mi andasse di provare qualcosa di più spinto" e sfioro il suo ano con i polpastrelli, lei trema. "È chiaro?"

"Si" si sforza a dire, l'eccitazione che le blocca le parole.

"Si, cosa?" Chiedo.

Geme quando mi muovo un poco. "Sì... mh" grugnisce e batte una mano sul materasso quando esco da lei velocemente. "Sì, signore" dice alla fine.

Salazar, voglio farglirlo ridire altre cento volte, voglio registrarlo e ascoltarlo quando sono triste.

Rientro in lei, con talmente tanta forza da farla urlare. Non le do il tempo di riprendersi dalla sorpresa, comincio a pompare dentro e fuori, veloce ma profondamente, con rabbia, con la violenza che vuole.

Rose mormora parole indistinguibili, geme e piagnucola. Ad un certo punto fa scivolare la mano sotto di sè, guardarla giocare con il suo clitoride mi fa aumentare le spinte, la stringo talmente forte sui fianchi e sul culo che le lascerò dei lividi. L'orgasmo è vicino, lo sento raccogliersi nelle palle e bruciarmi il basso ventre, vorrei lasciarmi andare ma aspetterò di sentire lei. Non ci mette molto, si irrigidisce poi comincia a tremare, i suoi gemiti diventano più silenziosi, solo un respiro ansimante. La cosa migliore, però, sono le sue pareti - si stringono attorno a me come una morsa, una bellissima morsa calda e bagnata, pulsano per diversi secondi e tanti mi bastano per venire. Lei sussulta quando me lo sente fare e mi chiedo come ci si senta, a venire riempiti di sperma - bene, dal modo in cui il suo corpo si rilassa e la sua figa mi stringe.

Quando finisco, mi scosto e crollo accanto a lei. Ho bisogno di prendere respiro, ho bisogno di un attimo per calmarmi.

"Tutto apposto?" Mi chiede con un tono che non ha mai avuto con me, sembra quasi gentile, rilassata.

"Mhmh" mugugno di assenso. "Tu?" Chiedo. "Ti ho fatto male? Ora mi alzo e ti prendo qualcosa per pulirti"

"Non mi hai fatto male" Sbadiglia e si tira meglio sul letto, si accuccia in posizione fetale, senza alcun cuscino sotto la testa, e chiude gli occhi. "Mi sento veramente bene" mormora assonnata. "Ma ce ne pentiremo"

Detto questo, si addormenta. La guardo farlo per minuti, poi mi costringo ad alzarmi. Bagno un asciugamano e lo poso un attimo sul comodino, poi la prendo in braccio e la deposito sul suo letto, sotto le coperte. La pulisco tra le gambe con l'asciugamano poi le faccio qualche incantesimo - un paio di pulizia ed uno contraccettivo, per sicurezza.

Cambio il mio letto con un colpo di bacchetta ma non ho voglia di dormirci, voglio dormire con lei, non voglio che abbia degli incubi, voglio che stia serena, almeno per questa notte. Così, mi sdraio al suo fianco e me la tiro addosso, lei non se lo fa ripetere due volte e mi circonda il corpo con le membra.

*

Cazzo.
Merda.
Che abbiamo fatto?
Sono una scema!
Ma lui è così figo, il più figo del mondo.

Non lo dice, ma so che lo pensa, mentre la guardo girare per la stanza per pulirla prima che arrivino gli elfi per la pulizia.

Beh, magari l'ultima frase l'ho aggiunta io, ma sicuro la sta pensando, perchè sono ovviamente il più figo del mondo.

"Smettila, psicopatica, ci sono le persone apposta per questo!" Le dico guardandola rifarmi il letto - per la quarta volta, perchè questa pazza non è mai soddisfatta di come viene.

"Ho fatto una cazzata!" Dice raddrizzandosi e guardandomi.

"A pulire la stanza prima degli elfi delle pulizie? Lo sai che li offenderai? Crederanno che non ti piaceva come avevano pulito ieri" dico. So che non è di questo che parla ma dovrò pur sdrammatizzare in qualche modo.

Mi fulmina con gli occhi, appunto. "Non intendevo quello"

"Allora non capisco di che parli" dico, voglio provocarla ancora un po'. "Possiamo andare a fare colazione? Credo che potrei mangiarmi l'intera sezione dei dolci della mensa, ho voglia di scone e tè. Oggi mi sono svegliato veramente bene" le passo accanto, lei continua a guardarmi male ma io la ignoro e indosso la giacca della divisa. "Sono molto rilassato, tu hai idea del perchè, Rosie?"

"Voglio strozzarti" sibila stringendo i pugni. "Con le mie mani"

"Non sprecare quelle belle mani per quello, usale per qualcos'altro, io ho delle idee" alzo una mano in aria come un alunno e lei mi da un calcio sullo stinco che non mi aspettavo. "Hey!" Piagnucolo.

"Sei un ragazzino, non so come sia possibile che ho permesso a te di scoparmi" sibila esasperata.

"Ha!" Urlo di vittoria. "L'hai ammesso! Hai ammesso che ti ho scopata, ho vinto!"

Alza gli occhi al cielo e si mette gli anfibi. "Non lo faremo mai più, cascasse il mondo, siamo chiari?" Chiede seria.

"Sicura?" Chiedo avvicinandomi a lei. Annuisce. "Sicura sicura?"

"Smettila con le stronzate, Malfoy"

"Ieri mi hai chiamato Scorpius, mi piace di più quando mi chiami Scorpius" mormoro abbassando il grado della mia voce di un'ottava. Alzo una mano e le scosto una ciocca rossa via dal viso.

Lei socchiude le labbra e per un po' è veramente ammaliata, poi sbatte le palpebre e ritorna la solita Rose. Mi scaccia la mano dal suo viso con stizza e mi guarda truce. "Non provarci con me! Non ci cascherò più!"

Alzo gli occhi al cielo e mi allontano. "Come vuoi" dico prendendo la bacchetta dal comodino. "Sarai tu a venire da me"

Fa una risata scettica. "Nei tuoi sogni"

*

"Scorpius" mi basta sentire questa parola sussurrata per destarmi dal sonno. Spalanco gli occhi e incontro immediatamente quelli azzurri di Rose. Sgrano i miei e mi metto seduto, cercando nella stanza una possibile minaccia, qualcosa che ormai è radicato nella mia memoria muscolare.

Quando non ne trovo, torno a guardarla - ha gli occhi arrossati e il viso pallido, sembra malata. "Cosa succede?" Chiedo guardandola attentamente. Poso una mano sulla sua fronte ma non è calda, è solo umida di sudore.

"Ho avuto un incubo" mormora senza guardarmi. "Posso...?" Non continua ma so cosa vuole.

Sospiro e mi passo le mani sul viso per svegliarmi meglio, poi mi scosto per lasciarle dello spazio. Lei si infila sotto le coperte e mi cerca con una mano. "Non ti ho sentita" mormoro spostandomi un po' più vicino.

"Non riuscivo ad urlare" dice in un sussurro, nasconde il viso contro un mio bicipite e singhiozza. "Non riuscivo a fare niente, come se fossi stata di nuovo lì"

"Non potevi fare nulla, Rose, so che lo sai, è solo difficile da accettare"

"Potevo fare qualcosa, potevo prevederlo, Max l'ha previsto, mi ha coperto con il suo corpo per salvarmi, perchè non l'ho previsto anche io?"

Le accarezzo la schiena. "Non puoi continuare a darti la colpa, Rose" mormoro piano.

Lei singhiozza ancora, tira su con il naso e mi stringe più forte. Non dice più niente, capisco che la conversazione non continuerà quindi chiudo gli occhi, attendo diversi minuti, aspetto che dorma, che si rassereni, prima di posare una mano sul suo capo e addormentarmi anche io.

*

"Non farmi innervosire"

"Sei già nervosa, calmati" rispondo irritato.

Mi lancia un'occhiataccia ma io mantengo il suo sguardo. "Mi fai venire voglia di affogarti nella piscina" borbotta seria.

Come se non lo sapessi. "Lusinghiero" dico divertito. "Ma se vuoi vedermi nudo, basta chiedere"

Alza gli occhi al cielo. "Ora vai via"

"Ti ho solo portato il pranzo" Dico agitando il tupperware pieno di pasta al forno.

Tom accenna ad un sorriso, poco lontano da noi, a fare da guardia alla porta della piscina dove il ministro sta nuotando, ma non dice niente.

"Non ho fame" Rose mi guarda di traverso. "Vai a tingerti i capelli o fare una di quelle cose che fanno in genere i biondi egocentrici"

Faccio un broncio esagerato e lei sbuffa, il suo sguardo si indurisce e mi sa che sono abbastanza vicino al limite. "I miei capelli sono naturali!"

Non capisco che hanno tutti con questa storia dei miei capelli. È fastidioso, e offensivo.

"Certo" Dice, vedo un accenno di un sorriso sul suo viso. "Ora vai, sto lavorando"

"Almeno prendi il pranzo" dico serio. "Non mangi da ieri"

Lei stringe le labbra e arriccia il naso, poi sospira profodamente e mi prende dalle mani il tupperware. "Grazie. Ciao"

Sbuffo ma la lascio e raggiungo Tom a pochi metri di distanza. "Ce l'ho anche per te" dico facendo comparire un altro contenitore. Lui mi sorride e lo afferra senza molte proteste.

"Grazie" Mi da una pacca sulla spalla. "Abbi pazienza" mi ricorda.

Annuisco e me ne vado - sento gli occhi di Rose addosso fino a quando non scompaio dalla sua vista.

*

Non ho idea di quello che sta succedendo.
So solo che stavo uscendo dal bagno dopo la doccia, Rose mi è venuta incontro come una furia - ed io ho temuto che stesse per incazzarsi per qualche cosa (come il calzino che ho lasciato per terra davanti al letto) -, mi ha afferrato per le spalle e si è allungata per baciarmi.

Rimango inebetito per un po', al che lei si stacca e mi guarda male. "Che cazzo, Malfoy!" Borbotta incredula.

"Ho bisogno di un momento per metabolizzare" dico io.

Lei alza le sopracciglia e mi fissa come se fossi scemo, la vedo urlare nella sua testa che sono un'idiota.

"Sul serio?" Chiede.

"Sono appena uscito dalla doccia, dopo uno sfiancante e inutile turno di guardia e tu mi ignori da tutto il giorno" Dico piano.

"Non ti ho ignorato tutto il giorno" Mugola con fastidio. "Ho preso il pranzo!"

"Okay" dico lentamente. "E quel bacio per cosa era?"

Mi guarda a lungo, torna con i piedi per terra e si acciglia. "Per il pranzo" Sembra indecisa. "Non dovevo, scusa" fa qualche passo indietro ma io le afferro un braccio e la faccio stare ferma.

"È solo che non capisco cosa vuoi fare" Quasi sussurro. "Non capisco, Rose, devi dirmi che intenzioni hai, perchè mi avevi detto che non lo avremmo fatto di nuovo"

Si sfrega la fronte con la mano libera e scuote la testa. "Ho bisogno di rilassarmi, l'ultima volta è andata bene, io... non dovevo baciarti a sorpresa"

Le lascio andare il braccio e faccio un passo in avanti, poi un altro fino a quando non sono a pochi centimetri da lei. Alza la testa per guardarmi e questo mi da una scossa di potere e piacere che amo. "Non dovevi" confermo. "La prossima volta, chiedimelo"

Socchiude le labbra e lascia andare un piccolo ansito. Annuisce.

"Bene. Ora, chiedimelo"

Mi guarda male, lo vedo che vuole baciarmi ma non glielo permetterò, fino a quando non me lo chiederà.

Le afferro il mento e la costringo a guardarmi. "Chiedimelo" Ordino ancora. "Non fare l'orgogliosa, Rosie, chiedimelo, coraggio"

Storce il naso ma mi guarda determinata, il fuoco dentro le sue iridi che arde dello spirito grifondoro che è in lei. "Voglio baciarti" dice. "Posso?"

Sorrido vittorioso ed ottengo un'altra occhiata gelida. Annuisco, glielo accordo e mi chino per permetterle di raggiungermi meglio. "È stato così difficile?" Chiedo divertito.

"Molto" Borbotta con irritazione sulla mia bocca. "Non farmelo ripetere"

Non glielo faccio ripetere. La bacio e lei ricambia immediatamente. Le cingola nuca con una mano e la vita con l'altra, lei mi tira per le spalle e il busto, non avendo niente a cui aggrapparsi, dato che sono in asciugamano. Infatti, fa presto a farmelo scivolare via.
Mi bacia e morde sul collo e poi sul petto, segue una scia invisibile fino al mio ombelico, poi si inginocchia e mi strappa un'imprecazione.

*

"È crudele dire che spero che i mangiamorte attacchino? Sto morendo di noia, è peggio delle lezioni di Storia della magia"

"Non credo che attaccheranno di nuovo" Dice Rose lanciandomi una breve occhiata.

"Allora questa è una perdita di tempo, oltre che uno strazio" Sbuffo inclinando la testa all'indietro al massimo, ho anche il collo dolorante.

"È lavoro, Malfoy, il lavoro non è sempre bello"

Le lancio un'occhiata maliziosa. "So io cosa, invece, è molto bello" Lei alza gli occhi al cielo ma non vedo irritazione, quindi continuo. "Non vedo l'ora di tornare in camera"

"Ah si?" Chiede con un accenno di divertimento. Sorrido maggiormente, amo quando si lascia andare, anche se è un poco. "Sono troppo stanca, però" mi provoca ed io rido.

"Nessun problema, non dovrai fare niente, solo lasciarti adorare"

Sorride veramente e scuote la testa. "Concentrati e smettila di distrarmi" mi rimprovera.

Abbiamo entrambi deciso che continueremo qualsiasi cosa abbiamo cominciato giorni fa. Non ne abbiamo parlato esplicitamente, ma questa mattina si è infilata con me sotto la doccia e ci siamo dati a vicenda un orgasmo quindi suppongo che continuerò a scoparmela, e posso provocarla mentre facciamo la guardia insieme.

"Se potessi, mi metterei in ginocchio e ti farei sparire i pantaloni" Dico senza guardarla, lei invece lo fa, mi fissa con le sopracciglia alzate. "Ti costringerei a mettere una gamba sulla mia spalla, per aprirti meglio, e leccherei tutto quello che hai da darmi, proprio qui, in mezzo al corridoio"

"Malfoy" mi ammonisce con tono serio.

"Scommetto che sei un po' esibizionista, che non ti importa chi vede, fino a quando avrai la mia testa tra le cosce"

Con la coda dell'occhio, la vedo contrarre la mascella. "Smettila" sibila, ha la voce un po' roca, quindi continuo.

"Credo che ti girerei. Premerei una mano sulla tua schiena e ti farei stare ferma contro il muro. Credo che mi toccherei, dopo aver cosparso la mano dei tuo umori, e verrei sul tuo culo, mi piacerebbe veramente venire su quella pelle cremosa" fingo un gemito.

A lei comincia a fare respiri più ansimanti, meno controllati. "Se ti sentisse qualcuno..." borbotta con irritazione.

Mi sporgo verso di lei e le afferro una ciocca rossa della coda bassa che si è fatta. "La smetto allora" dico tirandole i capelli. "Beviamo qualcosa fuori, dopo?" Le chiedo gentile. "Voglio uscire da questo hotel"

Mi lancia un'occhiata strana. "Noi due? Insieme?" Chiede alzando un sopracciglio.

"Sì, scopiamo e non possiamo bere qualcosa insieme?"

Arriccia le labbra e distoglie lo sguardo. "Non lo so, sono stanca"

Abbasso la mano che giocava con i suoi capelli, scivolo con il dorso delle dita per il suo braccio fino ad afferrarle la mano. Mi guarda con sorpresa e dubbio, non si fida di me. "Ti scoperò lo stesso, dopo il drink" tiro la sua mano alla bocca e gliela bacio, lei rabbrividisce e nonostante lo sguardo che le si assottiglia so che le è piaciuto, quindi lo faccio ancora. "Coraggio, dimmi di sì"

Mi guarda a lungo, qualcosa nel suo sguardo si raffredda ad un certo punto e sfila le dita dalle mie senza gentilezza. "Vediamo" borbotta però, ed io lo prendo come un sì.

*

Quando esco dal bagno, Rose è vestita di tutto punto e mi fa fermare sull'uscio della porta.

Fino ad ora, l'avevo vista solo in uniforme o in pigiama, senza contare Hogwarts, perchè la donna che ho davanti, con le sue curve, non è più quella ragazzina magra magra che non riempiva neanche la camicia più piccola. Ma adesso, indossa un vestitino viola scuro e degli stivali di pelle che le arrivano poco sotto il ginocchio, il tacco che le dona cinque centimetri in più, il tessuto dell'abito aderisce a delle bellissime curve.

"Wow" mormoro.

Lei alza lo sguardo, occupata a sistemare i vestiti che si è tolta e a rifare meglio il mio letto - come se non lo avesse rifatto prima. "Non sei ancora vestito? Muoviti che voglio tornare presto"

Ha i capelli sciolti, le cadono in morbide onde sulle spalle e oltre il seno, le arrivano quasi alla vita ed è un'altra novità, perchè lei si ostina sempre a tenerli in code o chignon che la costringono a massaggiarsi la cute quando la sera se li scioglie. Si è anche truccata, non tanto ma abbastanza perchè si noti, soprattutto la matita viola scuro che si è messa sotto l'occhio e i brillanti oro all'angolo interno.

"Sei bellissima" le dico con sincerità.

Lei assottiglia lo sguardo ma le sue guance si colorano leggermente di rosso, oltre il fard che si è messa. "Muoviti"

Ignoro il tono scontroso - so che non sa accettare i complimenti - e mi avvicino. Le circondo la vita con un braccio e me la premo addosso. Sussulta ma posa le mani sul mio petto nudo dalla doccia e non mi scosta. "Molto bella" mormoro abbassando la testa sul suo collo, inspiro il suo odore dolce e sfrego il naso sul punto sensibile vicino al suo orecchio. "Che ne dici se rimandiamo l'uscita?" La mia mano sulla sua schiena scivola piu in basso e le afferro il sedere con forza.

Sussulta ancora, ma poi mi spinge via ed io indietreggio. "Mi sono preparata, principino, quindi usciamo e basta"

Rido e alzo le mani in segno d'arresa. Mi chino di nuovo e le do un bacio a stampo veloce prima di girarmi e andare verso il cassettone.

*

Rose è bella da mozzare il fiato questa sera, non che generalmente non lo sia, ma il solo fatto che abbia abbandonato un po' la sua rigidità la migliora, le toglie quel cipiglio che ha sempre.

Non riesco a tenere le mani apposto - le tocco la schiena, poi un fianco e poi di nuovo la schiena, non riesco a stare fermo, tanto che ad un certo punto si scoccia e mi afferra la mano con la sua. "Smettila di agitarti" mi rimprovera mentre passeggiamo lungo il fiume, alla ricerca di un posto in cui sederci per bere e chiacchierare.

"È che sei stupenda, l'ho già detto?" Chiedo allungando la mano libera e dandole un lieve buffetto sulla guancia.

Non dice niente, continua a guardare davanti a se. "Questo posto mi sembra decente" dice tirandomi verso un bar affollato da cui esce della musica.

Per miracolo, troviamo un posto a sedere, quando una coppia se ne va, e la lascio lì mentre vado ad ordinare da bere.

Quando torno, la vedo parlare con un uomo - rettifico: lui parla, lei ha quella sua faccia di quando è infastidita da qualcosa, il cipiglio critico e la smorfia da stronza. Quindi avanzo più velocemente.

"Ecco a te, amore" dico a voce alta, posando il drink che mi ha richiesto la rossa. Poso il mio al suo fianco e lancio un'occhiata all'uomo che le sta dando fastidio. "Hai fatto amicizia, tesoro?" Chiedo divertito.

"No, amore" calca l'ultima parola. "Stavo dicendo a Sven che preferirei venire uccisa e che il mio cadavere sia lasciato nel deserto a farsi beccare dagli uccelli invece di raggiungere lui e i suoi amici"

Le lancio un'occhiata piena di ilarità. "Lo terrò a mente" Lei accenna un sorriso ma non smette di guardare Sven. L'uomo deve avere trent'anni e puzza di birra e fumo, ha gli occhi un po' iniettati di sangue e credo sia fatto, a proposito. "Puoi tornare dai tuoi amici, Sven, io e la mia ragazza non siamo interessati"

Sven è troppo ubriaco e/o fatto per protestare, quindi si gira e va via.

Io mi accomodo davanti a Rose, sulla sedia, lei sul divanetto. Prendo la mia birra e ne bevo un sorso. Rose fa lo stesso con il suo drink, credo che dentro ci sia più succo di frutta che alcol ma è così che lo voleva lei. "Era un osso duro, eh?" Chiedo ironico. Le strappo un sorriso.

"Abbiamo quasi dovuto trascinarlo via" Mi tiene il gioco.

Rido e lei sorride ancora - mi piace questa Rose, quella che non cerca di tenere tutto sotto controllo. Si guarda attorno mentre succhia dalla cannuccia la bevanda. "Come sta la famiglia Weasley?" Chiedo, giusto per intavolare un argomento.

"Non li hai visti il mese scorso per il barbecue alla Tana?" Chiede alzando le sopracciglia con fare scettico.

"Era per parlare, non essere così chiusa" le dico con dolcezza, per non offenderla.

Storce il naso e sospira, rilassa leggermente le spalle - si costringe a farlo. "Come sta la tua?" Domanda, gli occhi azzurri luminosi.

"Papà sta bene" dico tranquillo. "I miei nonni altrettanto, credo siano in Italia al momento, hanno voluto fare una vacanza"

"Vorrei che venissi a stare qui" mi dice cambianto totalmente argomento e spostandosi un po' sul divanetto.

Non mi muovo. "E perchè?" Chiedo abbassando leggermente la voce. So perchè, voglio solo che me lo dica lei.

"Perchè sei proprio bello con quella camicia e vorrei toccarti"

Sorrido e mi alzo dalla sedia, aggiro il tavolo e mi siedo alla sua destra. Le circondo le ginocchia con un braccio e le tiro sopra le mie cosce, così da averla più vicina. "Aspettavo che me lo dicessi" mormoro.

Le sue mani afferrano una mia, sulle sue ginocchia, e cominciano a giocarci - accarezza le mie dita e gira un paio di volte l'anello che portavo all'anulare destro. "Che sigillo è?" Chiede curiosa.

"Forze speciali" dico guardando lo scudo e la bacchetta di sambuco all'interno incisi sull'anello. "Mi hanno reclutato subito dopo l'addestramento all'accademia, è un'unita composta da auror di tutto il mondo, si occupa di alcune missioni sensibili nelle guerre magiche del Terzo Mondo, non posso raccontartele però"

Mi guarda a lungo ed in silenzio. "Perchè ti sei ritirato?" Chiede.

Scuoto la testa. "Non mi sono ritirato" affermo, non aggiungo altro.

Si acciglia. "Sei qui a fare una missione da principianti, no? E hai partecipato a diverse missioni con me, nell'ultimo anno"

"Sono solo in pausa" dico tranquillo. "Il medi-mago l'aveva consigliato al mio team, dopo una dura e lunga missione in Siria, e il generale delle forze speciali l'ha ascoltato e ci ha mandato in squadre normali, a fare missioni normali"

"E tra quanto tornerai nella squadra speciale?" Chiede. Posa un gomito sulla mia spalla e mi sfiora una guancia per toccarmi i capelli - per un momento, trattengo il fiato, poi mi obbligo a rilasciarlo e rispondere alla sua domanda.

"Non so se voglio tornarci" ammetto. "Sono troppo giovane per passare sei mesi senza alcun contatto esterno se non con i miei compagni. Non potevo avere un amante o degli affetti - è per quello che mi hanno scelto, perchè non ho famiglia, non una numerosa o con cui ho un rapporto stretto come il tuo con i Weasley"

Mi accarezza la guancia con il dorso di un dito e mi guarda con qualcosa che mi sembra vagamente affetto. "Mi dispiace"

Le tiro la mano che è ancora tra le mie alla bocca e ne bacio il palmo. "Ci penserò quando mi richiameranno" dico sinceramente. "Non ho ancora niente che mi tenga qui a Londra, comunque"

C'è un qualcosa che le indurisce l'espressione, ma è rapido, torna subito calma. "Resteresti qui, per una ragazza o un ragazzo?" Chiede piano, le sue dita scivolano dalla mia guancia alla mia mascella ed io sopprimo un brivido.

"Onestamente? Sì" annuisco. "Ho veramente bisogno di avere qualcuno, e se pensassi di averlo trovato, rinuncerei alle forze speciali. Sono state dure, Rose, molto dure, ed io e la mia squadra eravamo esausti, è per questo che ci hanno dato il riposo"

"Capisco" mormora a mezza voce. "Non me ne puoi parlare" non è una domanda, anche se so che cerca risposta.

"Non posso" Ammetto. "Non posso proprio, è già tanto se ti ho detto della squadra, non avrei dovuto"

Mi passa le dita sul collo - sono calde, è piacevole ricevere una coccola e quindi la attiro meglio a me dalle gambe. "Non hai incubi, però" afferma. "Mi hai detto che erano missioni sensibili, eppure dormi come un bambino"

Rifletto sulla domanda, poi sospiro e le rispondo. "C'è differenza, Rosie, tra l'uccidere membri di gruppi terroristici e il vedere morire la tua squadra" dico piano, con cautela.

Lei mi guarda un attimo di troppo, poi scrolla le spalle - si chiude, si toglie da me e finisce il suo drink. "Sono un po' stanca" mormora. "Possiamo...?"

Annuisco e bevo la mia birra in pochi sorsi. "Andiamo"

Rose è a pochi passi davanti a me e stiamo per uscire dal pub quando una biondina si para tra me e l'uscita. "Hey" mormora con un tono seducente.

Le do un'occhiata, una breve, abbastanza per capire che non è ubriaca e che deve avere una ventina d'anni. Indossa dei pantaloncini in jeans e un top pieno di paiette argento.

"Hey" mormoro cercando Rose oltre di lei. Sto per dire alla bionda che non mi interessa ma lei mi precede.

"Te ne stavi andando?" Chiede mettendo un adorabile broncio - è una bellissima ragazza, ma al momento sono preoccupato per un'altra bellissima ragazza, più fredda e meno disponibile di questa.

"Si, esatto" dico. Rose si gira e mi cerca, io la supplico con lo sguardo di aiutarmi ma lei alza gli occhi al cielo e si ferma, mi aspetta. "È proprio quello che stavo per fare, buona serata"

La bionda non mi permette di superarla e mi posa una mano dalle unghie lunghe e azzurre sul bicipite. "Sono Mara" Schiude le labbra e mi fa un sorriso con tanto di fossette.

"È un piacere, Mara, ma la mia ragazza mi sta aspettando" le indico con un cenno del mento Rose, ferma e immobile che ci guarda a pochi metri di distanza - ha la sua faccia da stronza e Mara sussulta quando lei socchiude gli occhi.

"Oh" mormora la donna. "Chiedo scusa" dice con gentilezza. "In mia difesa, sei molto bello"

Sorrido al complimento. "Lo sei anche tu" ricambio la gentilezza e ottengo un sorriso dolce e delle guance arrossate.

"Lei lo è molto più di me, anche se un po' spaventosa" dice lanciando un'altra occhiata a Rose, un'occhiata che non rivela invidia, ma desiderio. "Fortunati, entrambi. Ciao" mi saluta e va via.

Io raggiungo finalmente la rossa. "Potevi darmi una mano" mormoro aprendole la porta e facendola passare per prima.

"Sembrava carina, credevo che volessi provarci" dice senza guardarmi.

"Perchè avrei voluto? Sono qui con te" chiedo accigliandomi.

"Credevo fosse un'uscita tra colleghi"

Cazzata. Sa che non è un'uscita tra colleghi, è solo troppo ottusa per ammetterlo. "Beh, al momento sto facendo sesso con te, quindi non ho intenzione di farlo con altri o di mancare di rispetto ad una ragazza facendole credere qualcosa quando invece non è a lei che penso"

Mi lancia un'occhiata veloce. "E a chi è che pensi, esattamente?"

Faccio un mezzo sorriso. "Ad una certa auror scorbutica e lunatica che mi rimprovera più che parlarmi realmente" dico con dolcezza. "Ma che ha la figa più dolce che abbia mai assaggiato"

Alza gli occhi al cielo ma ignoro la freddezza e le circondo le spalle con un braccio, attirandola a me. "Io non ti rimprovero" mormora. "È solo che credo che puoi fare più di quello che fai"

Sorrido quando mi guarda. "Allora non è perchè sei una malata del controllo?"

Fa una smorfia. "No, non è per quello" borbotta. "Ti offendo veramente quando lo faccio?" Chiede con meno durezza nella voce, sembra quasi dubbiosa.

"No" dico sincero. "Non lo fai"

Si rilassa e annuisce. "Bene"

"Alcune persone le offendi, però" Dico tranquillamente.

Sbuffa. "Non mi importa di loro" dice secca.

Ma di me ti importa? vorrei chiederle, ma sto in silenzio.

Sospira. "Questo è un lavoro duro, Scorpius, ed io sono un capo, salviamo vite, proteggiamo la nostra comunità. Non mi interessa se si offendono, mi interessa che facciano bene il loro lavoro" scuote la testa.

Onestamente, questa risposta e il modo deciso in cui la dice mi fa addolcire lo sguardo. Mi chino e le do un bacio tra i capelli - profumano di cocco e qualcosa di vanigliato. Si irrigidisce un attimo, lo percepisco, ma poi prende un lungo e silenzioso respiro e si costringe a rilassarsi.

Camminiamo fino all'Hotel con calma e senza parlare, solo con il chiacchiericcio delle persone attorno e l'odore del fiume sotto il naso. Tom ci fa un cenno con la testa quando usciamo dall'ascensore al nostro piano, io auguro a lui e all'altra guardia una buonanotte e apro la porta a Rose.

"Sono stanca" dice quando l'aiuto a sfilarsi la giacca. "Domani"

"Tranquilla, non va neanche a me" dico sincero. "Non disdegnerei qualche coccola però"

Lei mi lancia un'occhiata penetrante, poi sospira ed entra nel bagno. Mi svesto e indosso i pantaloni del pigiama, entro in bagno quando esce lei e mi lavo i denti, quando torno nella stanza da letto, lei è sdraiata sul mio letto, mi da le spalle ed io non riesco a non concedermi un sorriso vittorioso. Mi infilo sotto le coperte con lei e la attiro a me con un braccio.

"Voglio mollare" la sento mormorare. "Voglio smettere con questo lavoro, non riesco a respirare se mi immagino in un'altra missione, una da cui dipendono delle persone"

"Cosa ti ferma?" Chiedo con dolcezza, le accarezzo la pelle della pancia, sotto la canottiera che indossa e le bacio una spalla.

"Ho lottato per questo lavoro, Scorpius, l'accademia è stata dura ma l'ho superata solo per salvare vite, per arrivare a dove sono ora, e voglio continuare a salvare vite, ma il solo pensiero di scendere sul campo mi fa venire la nausea" la sua voce è flebile, un sussurro, e la sento tremare contro di me.

"Ci sono molti lavori auror importanti che non richiedono di scendere sul campo, Rosie"

"Sarebbe un fallimento" sussurra, il tono intriso di stanchezza. "Non posso fallire"

"Non è un fallimento se prendi una strada che ti fa stare meglio con te stessa, Rose. Il lavoro non deve farti sentire male, non dovresti avere la nausea o non riuscire a respirare"

Lei inspira piano. "Buonanotte" sussurra. Le do un altro bacio sulla spalla e chiudo gli occhi, stringendola meglio a me.

Quando mi sveglio, non so come Rose mi abbraccia da davanti. Ha il viso nascosto nel mio collo e prende piccoli respiri sulla mia pelle. Le accarezzo la schiena e la testa, ignorando il formicolio che sento al braccio sotto di lei.

Dato che ho il turno della mattina, scivolo via dalla sua presa, con tutta la lentezza del mondo, eppure lei mugugna e apre gli occhi. "Dove vai?" Mormora senza lasciarmi andare.

"A lavoro" sussurro staccandole le mani dalla mia vita. "Torna a dormire"

Mormora qualcosa che non capisco ma mi lascia e si rigira sul letto fino a trovare un'altra posizione comoda.

Le lancio un'ultima occhiata, poi entro in bagno per una doccia rapida.

*

"Spegni la luce" si lamenta, nascondendo il viso sotto il cuscino.

"Dobbiamo andare, coraggio" le do una piccola spinta con una mano e mi avvicino alle persiane, che apro per far entrare la luce mattutina.

Rido quando grugnisce e si gira per sdraiarsi di schiena. Mi guarda e nei suoi occhi c'è la solita scrontrosità che ho imparato ad ignorare.

Il ministro svizzero se n'è andato da due mese, nessuno ha attentato di nuovo alla sua vita e noi abbiamo passato due settimane a fargli da guardia per niente. Non abbiamo smesso di vederci, io e Rose, nonostante lei si sia spesso allontanata, io sono stato paziente e non me ne sto pentendo. So che lei dice che è una relazione sessuale ma io non la vedo così, mi piace e me ne sto innamorando, non mi importa cosa sostiene lei, spero che stia facendo lo stesso - non andresti dal tuo scopamico alle due del mattino dopo aver avuto un incubo, e non ti faresti rassicurare da lui se non ti fidassi, se non ti piacesse, almeno un minimo.

Borbotta qualche cosa e si mette in piedi. Le lancio una lunga occhiata, percorro il suo corpo nudo con brama, e nonostante l'abbia avuta tre o quattro ore fa, quando è venuta da me, la voglio di nuovo, non posso impedire al sangue di andare a sud e al mio membro di irrigidirsi.

"Smettila" mi fulmina con un'occhiataccia per niente cattiva e afferra la mia maglietta da terra, se la mette velocemente. "Ora va meglio?"

"Hai peggiorato la cosa" le dico camminando verso di lei. "Ora ti vedo con i miei vestiti, è quasi peggio di vederti nuda"

Accenna ad un piccolo sorriso. "Arrangiati" mi dice dandomi una pacca sul petto, poi mi supera ed entra in bagno - lascia la porta aperta, e per me è un invito. Quindi la seguo. "Davvero?" Chiede quando mi vede scivolare sotto la doccia con lei.

"Mhmh" la attiro a me con le mani sui suoi fianchi e abbasso il capo per darle un bacio sul collo, mentre i miei capelli si bagnano. "Puoi mettere la mia maglia anche a lavoro? Avrei qualcosa su cui fantasticare"

"Tu hai sempre qualcosa su cui fantasticare, perchè sei un porco" dice con uno scintillio divertito negli occhi.

"Io fantastico sempre su di te, solo su di te" inclina la testa e mi da piu spazio per baciarle la gola, non ignoro la richiesta e chino il capo.

"Dovremmo fare in fretta, so che ce la fai benissimo" mi prende in giro, una sfida che mi fa sorridere.

"Mi pare che ce la faccia anche tu" le do un morso prima di rialzare la testa. "O quella volta che sei venuta dopo due minuti me la sono sognata?"

Non risponde, i suoi occhi brillano di sfida quindi la accontento, le afferro una coscia e gliela alzo, per aprirla a me. Quando entro in lei, le sue palpebre si chiudono e un sospiro estasiato esce da quelle belle labbra sempre corrucciate.

Vinco io, perchè lei viene prima di me, due volte, e gongolo parecchio mentre andiamo a lavoro. Poi le do un ultimo bacio, sull'ascensore vuoto, e le permetto di tornare ad essere la stronza che tutti conoscono, perchè non vuole far sapere della nostra relazione.

"Scorpius" Il mio cuore perde un battito quando vedo l'uomo accanto alla mia scrivania. Il sergente Fierchil mi fa un sorriso gentile e anche se mi piace, so che cosa comporta averlo qui. "Possiamo parlare? In privato?" Guarda la rossa al mio fianco.

Lei annuisce, mi guarda un lungo attimo poi mi da una lieve carezza rassicuratoria sulla base della schiena quando mi passa dietro per andarsene alla sua scrivania.

"Buongiorno, signore" gli dico abbassando la testa.

"Riposo" posa una mano sulla mia spalla. "Sto richiamando la squadra" dice a bassa voce.

"Dove?" Chiedo.

"Ci sono delle ribellioni nella parte magica di Mosca"

Sospiro e mi passo una mano sulla fronte. Lancio uno sguardo a Rose, seduta a digitare qualcosa sul computer. "Per quanto tempo?"

Scuote la testa. "Non te lo so dire, è una faccenda delicata"

Come tutte le faccende di cui ci occupiamo.
Guardo di nuovo Rose. "Posso pensarci?" Chiedo senza smettere di guardare la rossa.

Il sergente segue il mio sguardo e mi da una pacca sulla spalla. "Partiamo tra una settimana, hai il mio numero"

Torno a guardarlo e annuisco. "Grazie, signore"

Lui mi saluta e se ne va. Appena scompare nell'ascensore, Rose viene da me. "Tutto apposto?" Chiede a bassa voce, sembra preoccupata.

Mi siedo sulla mia sedia e mi massaggio le tempie. "Mi hanno richiamato" dico in un sussurro. "Tra una settimana"

Si irrigidisce. "Come?"

Alzo la testa per guardarla. "Ricordi che ti dicevo che ero in pausa? Ecco, non lo sono più"

"Tu non ci vai, vero?" Chiede piano. Scuote la testa. "Hai detto che non lo vuoi più fare, che sei troppo giovane" mi fissa in attesa di una risposta.

"Voglio restare" dico annuendo. "Per te"

Sussulta e sgrana leggermente gli occhi. "Per me?"

Annuisco. "Per te" ripeto. "Non avevo niente che mi teneva a Londra, ma ora ho te e ho bisogno che tu lo capisca, se non ci vado, è per te, per nessun altro, solo te"

Stringe le labbra e mi guarda con qualcosa che assomiglia a terrore. "Davvero?" Chiede in un fil di voce. Annuisco. "Ma io non..."

La interrompo. "Non mi ami? Lo so, c'è tempo per quello"

Scuote la testa e fa una piccola risata che fa voltare molte persone. "Non è quello che volevo dire." Sorride leggermente. "Davvero resteresti per me?"

Aggrotto le sopracciglia. "Certo, stiamo insieme da due mesi e mezzo e tu mi piaci, mi piaci davvero tanto"

Sembra incredula. "Forse non ti piaccio io ma il sesso" dice con decisione.

Ora sono io ad essere incredulo. "Cazzo, dici sul serio?" Chiedo ridendo. "Passiamo ogni giorno insieme, dormi da me e quando non lo fai alle due di notte ti intrufoli nel mio letto. Ti ho dato le chiavi di casa mia, Rose, pensi che te le darei se tu non mi piacessi?"

"Quindi resti?" Chiede.

Mi acciglio. "Resto, se mi dici che questa è una vera relazione. Non sei la mia scopamica, Rose, non lo eri neanche a Liverpool"

Socchiude la bocca e sbatte le palpebre come sorpresa. "Tu lo pensi davvero" mormora, non è una domanda.

"Credevi fossi uno stronzo?" Chiedo quasi irritato. "Non sono io che nascondo la nostra relazione, Rose"

"Credevo sarebbe stato meglio per te, che non volessi farti associare alla stronza del dipartimento"

Ora sono offeso. Cazzo, questa donna crede che mi interessi dell'opinione degli altri auror, come se fossero più importanti di lei. "Quindi siamo sulla stessa onda? Perchè a me piacerebbe molto strapparti un bacio in caffetteria o toccarti un po' a lavoro, senza temere che mi venga strappata la mano"

Sorride alla battuta. "Credo si possa fare"

Mi avvicino. "Si?" Chiedo facendo scivolare la mano sul suo fianco.

"Ma non esagerare" mi scocca un'occhiata di avvertimento ed io rido a voce alta, abbassandomi per avere un bacio. Me ne da uno a stampo, leggero e non troppo lungo, poi si allontana. "Non pomiceremo a lavoro" dice sorridendo al mio broncio. "A pranzo, ho visto un nuovo posto dove fanno quei disgustosi piatti di fish&chips che ti piacciono tanto"

Sorrido e la lascio andare. "A dopo" dico. Lei si alza sulle punte e mi da un altro bacio rapido, poi torna alla sua scrivania, ignorando gli sguardi sorpresi che ci lanciano i colleghi.

*

"L'hai fatto?" Chiedo sorridendo.

Lei sospira e si lascia cadere sul mio divano. "L'ho fatto" sembra stanca però, molto.

Le do un bacio sulla guancia e le metto in mano il bicchiere di vino che le ho preparato. "Andrà bene, sarai fantastica e non è un fallimento"

Ha finalmente deciso di chiedere un posto da stratega, invece che da auror che scende sul campo e questo è tanto merito mio quanto della psicologa che la segue.

Beve un grosso sorso del vino rosso e poi abbandona la testa contro lo schienale, mi guarda di lato. "Forse più avanti potrò tornare" mormora. "Forse ho solo bisogno di riposo"

"Forse" le accarezzo un braccio. "Ho una cosa per te"

Sorride quando le faccio comparire il gelato al pistacchio davanti e lo prende, abbandonando il calice di vino alle mie mani. Si acciglia, sembra ricordare qualcosa e mi guarda. "A Liverpool, mi hai portato il gelato. Come facevi a sapere il gusto preciso?"

"Me lo ricordavo da Hogwarts" alzo le spalle. "Albus si lamentava sempre di quanto eri tirchia con il gelato" Ride e scuote la testa. "Ti ricordi quella volta che lo stavi mangiando nella sala comune dei grifoni e per infastidirti te ne ho chiesto un po'?"

"Mi ricordo" annuisce.

"Mi avevi ignorato, ma dopo un poco avevi detto che non ne volevi più e l'avevi lasciato sul tavolo" Arriccia il naso e si ficca del gelato in bocca. "Mi avevi permesso di prenderlo anche se l'avevi negato ad Albus" Sorrido al ricordo. "Lo facevi spesso, mi lasciavi quello che volevo anche quando non te lo chiedevo, una volta hai rinunciato al tuo pezzo di torta quando ti sei resa conto che io ero rimasto senza"

"Magari la torta non la volevo veramente, e neanche il gelato" mormora.

"Sai che non è così"

"Cosa vuoi che ti dica?"

"La verità" le accarezzo una guancia con il dorso di un dito. "Solo la verità"

Sbuffa e si gira per guardarmi. "Mi piacevi" ammette. "Dal primo anno. Credevo fossi carino" la guardo sorpreso. "Ma non riuscivo a parlarti senza essere una stronza, quindi ci avevo rinunciato"

"Potevi solo dire una parola carina" dico divertito. Mi immagino una piccola Rose che ha una cotta per un piccolo me, e che non ha idea di come gestirla.

"Troppo umiliante" Rido e lei alza gli occhi al cielo. "Smettila di prendermi in giro"

"Non ti prendo in giro, solo che..." ridacchio ancora. "Se mi avessi chiesto di uscire, ti avrei detto di si" è vero, non le avrei mai detto di no, perchè mi ha sempre intrigato, anche quando ero convinto che avesse un palo del culo.

"Non ti credo" afferma tranquilla.

"Credimi, perchè dico sul serio"

Scuote la testa e si avvicina con il busto, faccio lo stesso e mi ritrovo il suo viso a pochi centimetri di distanza. "Davvero" mormora. Annuisco e lei sorride, è un vero sorriso, uno di quelli rari che la illuminano. Si sporge e mi da un bacio.

Le cingo la nuca con una mano e la attiro a me. Lei lascia perdere il gelato e si stende sul mio corpo, quando vado all'indietro per sdraiarmi sul divano. Cambio le posizioni rapidamente e ora è lei sotto di me. "Se avessi saputo che bastava darti un po' di gelato per ammansirti, l'avrei fatto tanto tempo fa"

Mi da uno spintone sul petto. "Non farmi incazzare" dice ma ride quando le do un bacio sul collo.

"Non oserei mai" scendo con i baci e apro la camicia che indossa con una mano, l'altra puntata vicino al suo viso per non pesarle addosso.

Sussulta quando poso delicatamente le labbra sulla sua cicatrice, le sue mani si stringono più forte sulla mia nuca, ma non si scosta.

"Posso?" Chiedo dandole un altro bacio sullo sfregio. "Lasciamelo fare, ti prego"

Respira piano, in silenzio, e resto ad aspettare la sua conferma, il consenso. Alla fine, solleva di poco il petto, inarcando la schiena, e lo reputo come un si.

"Sei bellissima" le dico costellandola di baci. "E coraggiosa e questo è solo il segno del tuo coraggio. Ogni volta che lo vedo," scivolo e lascio un bacio delicato in mezzo ai suoi seni, proprio sulla fine della cicatrice. "mi ricordo che sei soppravvissuta, che ce l'hai fatta e che sei la persona più forte che conosco"

"Smettila" tira su con il naso ed io alzo la testa per guardarla - ha gli occhi lucidi e le guance arrossate. "Non è vero"

Risalgo a baciarle una guancia, le accarezzo i capelli e il viso. "Non ti mentirei mai" mormoro serio. "Imparerai a capire quanto sei forte, te lo prometto"

Singhiozza e mi cinge il collo con più forza, mi tira a se e nasconde il viso sulla mia spalla.

Quella sera, ci addormentiamo così, con io sopra di lei e il gelato al pistacchio che si scioglie sul tavolo.

Sembra incompleto pure a me, ma onestamente non saprei come continuarlo, lo rovinerei se lo continuassi, mi piace questa fine a metà.

Niente. È lungo ed io non posto da mesi ma fa nulla, eccomi qui.

Questa os mi suscita emozioni contrastanti, non capisco se mi piace o no, ma con le personalità dei personaggi, non riesco a vedere qualcosa che dovrei cambiare, forse più avanti potrò farlo, ma ora non ci riesco, anche se so che mancano dei pezzi, che potevo fare meglio.

Spero vi piaccia, ditemi voi cosa ne pensate e cosa credete avrei potuto migliorare o togliere.

Baci
H

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