La testa mi pulsa, sono le sette del mattino.
Da quando sono tornata dalla festa non sono riuscita a chiudere occhio, a dire il vero non ci ho nemmeno provato.
Le altre mi hanno raggiunto poco dopo ma nessuna di noi si è sentita di proferire parola sull'accaduto.
Siamo ancora tutte vestite dalla serata e i tacchi sono sparpagliati per tutto il salotto.
Ho dovuto spegnere il telefono dalle tante chiamate che ho ricevuto da parte sua. Non è bastato bloccare il numero, perché ha provato a chiamarmi anche con quello di altri.
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«Ascolta so che quello che ha fatto non è assolutamente giustificabile ma non lo conoscevi ancora quando è successo no?».
«No Reby, lui ha detto che ha continuato anche dopo avermi conosciuto. Il fatto è che per tutto questo tempo non mi ha voluto dire nulla capisci? Dopo la questione di sua sorella aveva promesso di dirmi tutto».
«Sappi che ti appoggerò in ogni scelta che farai, però non puoi cancellare tutto quello che avete passato. Eravate così felici solo poche ore fa...».
Rebecca mi porge una tazza di thè bollente mentre sono seduta sul divano con lo sguardo perso nel vuoto. Gli occhi sono ancora gonfi.
A svegliarmi da quella trance, è un tonfo fortissimo proveniente dalla porta d'ingresso, seguito subito da numerosi altri.
«TI PREGO APRI» la sua voce mi fa fare un balzo e sono presa dall'ennesima scarica di rabbia.
***
«C'è stato solo un bacio».
Che cosa dici Liam? Smettila di scherzare, tu non l'hai neanche mai vista Elisa prima...
Alterno velocemente lo sguardo sui loro volti, Liam sorride ma lei sta fissando il pavimento.
Il cuore mi batte a raffica.
«Io l'ho cercato solo per sapere di Harry».
Sento un lungo fischio nelle orecchie.
Harry? Perché la sua bocca sta pronunciando questo nome?
Vorrei che tutto quanto si fermasse solo per capirci qualcosa: «Harry?» mi azzardo a ripetere.
«Oddio Zayn non dirmi che non gliel'hai detto».
Liam perché fai così? Perché mi stai facendo questo?
Lui continua a parlare, continua a emettere suoni ma il mio cervello non riesce a stargli dietro. Lei continua a ripetere il mio nome, a richiamarmi.
All'ennesima risposta di Liam, Elisa inizia a tremare. Le lacrime le cadono sempre più frequenti sul viso.
Sono io che le sto provocando tutto questo?
La guardo, in questo momento è così fragile, sento quasi potrebbe spezzarsi con un solo tocco. Sento le mie braccia allungarsi, mi sforzo per raggiungerla. Vorrei prenderla e portarla via lontana da tutto questo male. Ma resto immobile incapace di fare niente, dire niente.
Riesco solo a rispondere con la violenza: «Stai zitto cazzo, tu non ci sei mai stato per me in questi anni» afferro il suo colletto solo per farlo smettere, smettere di parlare per un cazzo di secondo.
«Anche quando ci siamo conosciuti Zayn?» sento quasi un sussurro provenire dalla sua figura. Lascio andare la presa per andarle incontro.
No, certo che no, vorrei dirle.
Vorrei sorriderle e assicurarle che Liam è un bugiardo, che non le ho mai mentito, che è tutta una messa in scena.
Invece è tutto vero.
Inizio a buttare fuori di tutto, a dire una qualsiasi cosa che potrebbe salvarmi.
Riesco finalmente a raggiungerla, a buttare giù la barriera. L'afferro per le spalle per trovare un appoggio, uno scoglio, ma lei trema al mio tocco.
Il mio tocco che cercava come l'aria fino a pochi minuti fa.
Scatto per inseguirla fuori dalla stanza lasciandomi tutti dietro. Lei fa le scale di corsa e in poco tempo ci ritroviamo nel pianerottolo all'esterno.
Continuo a chiamarla quando Louis mi afferra con forza.
Mi giro ansimando e dietro di lui c'è Giulia con tutte le sue amiche messe a schiera.
«Zayn ascoltami. Lasciala andare, non sei in te in questo momento» dice lui.
Io scuoto la testa, è tutto così confuso. Vedo Giulia chiamare qualcuno al telefono.
«Liam» riesco a dire.
«Ci penso io a quello stronzo» dice Louis guardandomi fisso negli occhi.
«Io direi che per oggi avete fatto abbastanza» si mette in mezzo lei con ancora il telefono all'orecchio per poi uscire dal cancello seguita da tutte le altre.
***
«Vado io» Giulia stufa da tutto ciò, si alza di scatto e prendendo in mano la situazione si reca verso il portone d'ingresso. Rebecca mi stringe a sé quasi automaticamente.
Giulia inserisce il chiavistello così da bloccare l'apertura completa della porta, lasciando solo intravedere uno spiraglio di ciò che sta al di fuori.
«Zayn te ne devi andare» tira corto lei cercando di rimanere calma.
«Elisa so che sei lì, fammi spiegare ti prego» lui la ignora continuando a chiamarmi con un tono disperato.
«Non ti vuole vedere, rispetta la sua scelta» continua lei.
Lui continua a pregarla di aprire quella dannata porta. La sua voce prima così dolce e familiare ora si è trasformata in agonia, lamento puro.
Non reggo più tutto questo e decido di andarmene di sopra quando Zayn parla un'altra volta: «Eravamo dei ragazzini, non sapevamo come gestire il dolore» inizia «Giulia, Louis ha perso sua madre e in quel momento è riuscito a vedere solo quella via d'uscita», «poi è toccato a me con mia sorella».
So cosa sta facendo, sta cercando di intenerire Giulia per lasciarlo passare.
Faccio per tornare in salotto quando mia zia con mia sorpresa mi supera e spostando Giulia dalla porta, decide di occuparsene lei: «Ora te ne devi proprio andare» il suo tono è fermo; proprio lei che in varie occasioni si è schierata dalla sua parte.
«Non so bene cosa sia successo ma la situazione non mi sembra più affidabile; sono la responsabile di mia nipote e mi sento di parlare anche per lei, è giunto il momento di finirla qui».
«La prego, me la lasci vedere» Zayn afferra la maniglia e inizia a sbattere sulla porta con rabbia. A vederlo in questo stato sento una morsa al cuore e non riesco più a contenere le lacrime.
«Non costringermi a chiamare la polizia Zayn» mia zia non è mai stata così seria e un lungo silenzio si fa spazio subito dopo.
Ormai ho preso la mia decisione: sul volo di domani delle altre salirò anch'io.
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«ELISA MUOVITI O FAREMO TARDI!».
«SI HO CAPITO MAMMA ARRIVO».
Corro per quanto mi è possibile con questi maledetti tacchi. Mi chiudo la porta alle spalle e salgo sulla macchina che mi aspetta al lato del marciapiede.
«Mi raccomando ricordati che dovrai portare le fedi all'altare» mia mamma ammonisce mio fratello per l'ennesima volta mentre io mi godo l'aria fresca di febbraio dal finestrino.
«Così ti rovinerai la messa in piega» mia sorella non perde occasione nel riprendermi ma io la ignoro, anzi lo abbasso ancora di più.
«Ehi voi due» mio padre ci lancia un'occhiata dallo specchietto retrovisore che fa scoppiare tutti in una risata di gruppo.
È bello essere a casa.
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Una cascata di coriandoli colorati cade sopra di noi accompagnata da grandi urla di festa: «EVVIVA GLI SPOSI».
Non faccio in tempo a fotografarli che mi affianca mia cugina: «Al ricevimento ti siedi vicino a me» mi indica con aria di sfida.
Scoppio a ridere, «Eh va bene, se proprio devo».
Il luogo in questione è una vecchia cascina rimessa a nuovo, con ampi prati verdi ed enormi fontane. Tutto è decorato per l'occasione.
Il rinfresco, così come la cena, si terrà all'interno per via delle temperature ancora basse.
Afferro il mio bicchiere e ci verso dello champagne rigorosamente frizzante per poi dirigermi verso il bancone degli stuzzichini.
«Non ci credo, guarda chi si rivede» il compagno di mia zia viene subito verso di me e lascia tutto sul tavolo per abbracciarmi: «Quando sei tornata?».
«Circa tre settimane fa» gli sorrido, è così strano rivedere tutte queste facce familiari in una volta sola, sembra non me ne sia mai andata.
A pomeriggio inoltrato tutti i giovani si radunano sul prato così decido di seguirli e aggiungermi in una veloce partita di volley.
Tolgo i tacchi ma il vestito lungo è troppo ingombrante, così mi arrendo dopo poco e mi siedo ai bordi del campo improvvisato.
Vengo raggiunta subito dopo dalle altre ragazze impedite come me: «Eli che bello riaverti tra noi, ma come mai questa scelta improvvisa?».
Il mio sorriso si spegne quasi automaticamente e sono presa alla sprovvista quando zia Francesca entra nella conversazione salvandomi: «Le mancava troppo il cibo italiano» si siede al mio fianco facendomi l'occhiolino.
Non la ringrazierò mai abbastanza per aver reso il tutto meno traumatico e per coprirmi le spalle in occasioni come questa.
Lei ha capito bene che mi sto tenendo dentro tutto da quando siamo tornate.
«Dai raccontaci qualcosa» mi ci vuole un bel respiro per proferire parola ma mi sforzo lo stesso.
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Siamo alla terza portata del primo piatto quando fuori è già buio pesto.
«Ugh sto scoppiando» mia cugina si butta all'indietro sulla sedia.
«...Hei» aggiunge poi, «mi accompagni in bagno?».
Una volta all'esterno tira fuori dalla giacca un pacchetto di sigarette e se la porta alla bocca per accenderla coprendola dal vento.
Marlboro Gold, come le sue ovviamente.
Resto a fissarle per un attimo, «Ma quando hai iniziato?».
«Cuginetta ti sei persa un paio di cosette mentre eri via» mi da una pacca sulla spalla «Vuoi?».
«No grazie» rispondo mentre nelle narici mi entra quell'odore così familiare.
«Come vuoi. Scappo in bagno per davvero adesso, tu aspettami qui» corre via lasciandomi al gelo.
I minuti passano ma lei non arriva, così decido di andare verso l'altalena illuminata dove prima abbiamo fatto un paio di foto con la sposa.
Passo la mano sulle rose intrecciate alla struttura per poi sedermi, stringendomi nella giacca.
«Eccoti qui».
Smettila di immaginarti le cose Elisa, solo perché hai visto quello stupido pacchetto di sigarette non vuol dire che lui è-
«Finalmente ti ho trovata».
Il mio cuore salta un battito. No, non può essere.
Mi alzo di scatto e per poco rischio di inciampare.
«Non sei cambiata per niente» ridacchia lui. È in tipico completo formale da matrimonio, camicia bianca e blazer nero.
«Cosa... cosa sei venuto a fare qui?» deglutisco a fatica.
«Sono qui per te, ovvio».
«Zayn ti sei imbucato ad un matrimonio».
«Non dire così, non sarei mai venuto senza invito...».
«Che vuoi dire?? Anzi no non voglio neanche saperlo» chi qui in Italia ha il suo numero oltre a me se non mia zia?
«Sono venuto per riportarti a casa» lui viene verso di me, le mani nelle tasche.
«La mia casa è qui, sono già a casa» il mio tono è duro, voglio andarmene da questo giardino ma i miei piedi sono piantati a terra.
«Ti sei tagliata i capelli» la sua mano delicata passa tra le mie ciocche. È il primo ad averlo notato.
La mia vista si appanna quasi subito.
«Perché sei qui?» ripeto la domanda in lacrime con la voce spezzata, non potendo ancora capacitarmene. Rivederlo qui in piedi davanti a me dopo quasi un mese, senza neanche aver mai sentito la sua voce fa uno strano effetto.
Da fuori devo fargli davvero pena perché si fionda subito tra le mie braccia.
Inizio a singhiozzare pesantemente quando la sua presa si fa più forte e la sua mano si appoggia sulla mia nuca.
«I'm so sorry» sento all'orecchio lievemente.
Sto per sciogliere l'abbraccio quando una goccia bagna la mia spalla. Ma queste non sono le mie lacrime, sono le sue.
"Non mi piace quando qualcuno mi vede piangere" mi risuonano in mente ancora una volta le sue parole.
Ma stavolta non ho intenzione di rispettare le sue barriere difensive: mi stacco dalla sua presa e mi ritrovo davanti un lato di Zayn che non avevo mai visto prima. Sta trattenendo dentro un dolore atroce.
«Ti spiegherò tutto... Ti dirò tutto...» inizia a dondolare sul posto mentre continua a fregarsi le mani sugli occhi. La sua voce sta tremando.
Nel pensare che abbia preso un aereo, sia venuto qui tutto infighettato con un bel discorso a memoria da farmi, e poi sia crollato lo stesso come un bambino mi lascio scappare un sorriso.
«Ti giuro che ho passato settimane a odiarmi, se penso al dolore che ti ho provocato...».
Indugio un attimo ma i suoi occhi sono sinceri. «Io voglio solo che ci sia fiducia tra noi... e verità» dico poi.
«Sono pulito da mesi, praticamente da quando abbiamo iniziato a uscire. Quando stavamo insieme io e te sono sempre stato vero. Non è mai cambiato nulla in me, that was the real me» i suoi grandi occhi sono fissi su di me.
«A tutti capita di sbagliare Zayn, anche io ti devo delle scuse. Non ti ho mai detto di Liam...».
«No non dirlo, non c'entra niente lui in questa storia».
Sto per ribattere quando riprende il suo discorso: «Voglio solo che tu capisca che quello ero io, era il vero Zayn quello che passava le giornate in tua compagnia, che rideva, che piangeva. Non ti deve mai passare per la testa il contrario okay? Ho passato credo i mesi più belli, più spensierati da quando ti ho conosciuta. Non mi aspettavo niente di tutto ciò in una fase così confusa della mia vita. Era l'ultima cosa che mi aspettavo trovarti lì, trovare te... Invece tu mi hai accolto subito nel tuo mondo, ti sei fatta carico di problemi che erano lontani dalla tua realtà».
Ed ecco che le lacrime ricompaiono, «Lo so, avrei dovuto dirti tutto questo tempo fa, tu sei stata da subito sincera con me... sai che mi viene difficile dire ad alta voce quello che penso. Mi ci è voluto del tempo per metabolizzare il tutto, forse troppo tempo. Non so neanche perché sei rimasta lo stesso ma-».
«Zayn ho capito» sorrido tra le lacrime mentre allungo le mie mani verso le sue ma lui vuole continuare ancora:
«Ti amo, ti amo e lo ripeterò anche tutti i giorni finché vorrai stare con me, finchè proverai lo stesso».
Stavolta sono io a fiondarmi tra le sue braccia, chiudo gli occhi e nella stretta mi concentro sul suo calore, sul suo profumo.
«Non mi perderai mai Zayn, ti amo, ti amo tanto».
Lui mi bacia con foga, un bacio che sa di lacrime salate ma che sa anche di amore incondizionato, l'amore dal quale non ti potresti mai staccare.
Rimaniamo stretti l'uno all'altra per minuti interminabili, circondati dal silenzio della sera e dal freddo dell'inverno, quando ad un certo punto gli faccio una proposta che non può rifiutare: «Sei pronto a presentarti al mio intero albero genealogico?».
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«Pensavo di star partecipando ad un matrimonio, non a un funerale» mia cugina mi guarda stranita per poi soffermarsi anche fin troppo sul moro. Si riferisce agli occhi di entrambi, gonfi per le troppe lacrime.
Io mi giro subito verso mia zia: «Io e te dobbiamo parlare».
«Beh che aspetti a presentarlo a tutti» dice lei ignorandomi bellamente e alzandosi dal tavolo con fare di festa.
Guardo incredula Zayn passare per tutto il tavolo a stringere le mani di tutti, finendo in bellezza con i miei genitori seduti in fondo.
«Ma è qui da tutto il giorno?» sento mio nonno domandare confuso.
«Ma che stai dicendo??L'avrei notato un ragazzo così bello» dice infine mia nonna facendo scoppiare tutti a ridere. Zayn mi guarda confuso non capendo una singola parola.
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Il funerale di Waliyha si tenne circa due mesi dopo.
Nonostante tutti se lo aspettassero da tempo, compresa lei stessa, non fu di certo un colpo facile da reggere.
Sapendolo in anticipo, Waliyha volle occuparsi quasi di tutto da sola, dalla scelta del luogo da stabilirsi fino al colore dei fiori.
Essendo grande credente ha sempre mantenuto una visione positiva su tutto, e fino all'ultimo si è occupata di lenire il dolore dei suoi cari. Secondo gli insegnamenti della dottrina da lei seguita infatti, gli amici e i parenti l'hanno confortata e sostenuta fino alla fine, anche se spesso la situazione si ribaltava.
Abbiamo speso gli ultimi mesi a fare quello che più desiderava, nei limiti della malattia ovviamente. Io mi sono praticamente trasferita a casa loro e ogni pomeriggio spingevo la sua carrozzina fino alla collina più alta, così da goderci a pieno il sole primaverile e la vista sulla città.
Non voglio mentire, non è stato affatto facile affiancare una famiglia di cui non fai neanche parte in un lutto così importante; ma ogni singolo giorno mi hanno fatto sentire a casa e non mi hanno mai fatto mancare nulla.
Certo, se ci penso sarebbe stato molto più facile starne fuori e ignorare tutta questa storia più grande di me sin dall'inizio.
Sarebbe stato più facile rispettare i suoi spazi, assecondare i suoi silenzi, le sue assenze non facendomi ulteriori domande.
Sarebbe stato più facile imparare a stare al mio posto, limitarmi a guardarlo da lontano senza entrare nel suo mondo e condividerne le difficoltà.
Sarebbe stato più facile mollare tutto al primo sbaglio.
Invece ho insistito, ho lottato per stargli accanto. Ho voluto sapere la sua storia.
Invece adesso lui non sarà più solo, io non sarò più sola.
Invece adesso siamo qui insieme, mano nella mano.
Beh che dire, grazie se siete arrivati fino a qui. It's been a journey, ho iniziato a scrivere questa storia a inizio del 2019 circa, ne sono cambiate di cose nel frattempo...
La struttura è variata col corso del tempo ma il finale ho sempre avuto in mente di scriverlo così (eheh sorry).
Grazie per aver pazientato a lungo nel vedere la fine di questa storia e chissà se in futuro ne arriveranno altre...
Vi lascio una fotina dell'outfit di Zayn.
Mi raccomando, keep streaming Zayn's music bitches e alla prossima ❤️.
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