Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Rage & Lust

Inizio col ringraziare chiunque abbia avuto la curiosità e la voglia di leggere questa OS, è la prima storia originale che pubblico. Quelli che conoscerete tra poco, sono dei personaggi ai quali sono profondamente affezionata, che fanno parte di un mondo fantasy basato sulle dinamiche tra Inferno e Paradiso, creato da me e @Bonnie (Che attualmente non è contattabile attraverso questa piattaforma, ma che ringrazio per avermi dato la possibilità di conoscere il mondo delle roleplay e per tutto l'impegno messo in questi anni per dare vita ad una storia che a parer mio, merita di essere conosciuta). Il racconto che segue, è solo un assaggio di tutto questo, ma sto già provvedendo alla stesura di altri contenuti riguardanti l'universo in questione. 
Un ringraziamento speciale, inoltre, va a Kiritsub0, Nerdvosa e Marty_is_me, per aver avuto fiducia in me e per aver sempre dato una possibilità alle mie storie, anche se vanno spesso fuori dagli schemi xD. Grazie ancora per tutto il vostro supporto <3

Ci tengo ad augurare a tutti una buona lettura, e nel caso in cui ne aveste voglia, a leggere le recensioni o i commenti che lascerete. Ogni domanda e critica costruttiva è ben accetta ;)

 Rage & Lust

- by Riv & Bonnie -

L'inferno è calmo, stasera. Il castello silenzioso. Asmodeus fissa il sigillo sulla porta della camera di Lucifero. Ciò che ha visto poco fa è stata la conferma definitiva ai suoi dubbi. Non ha delle prove materiali, ma sa che basterà poco, per intimorire l'angelo. Non ci pensa due volte e bussa con decisione, preparandosi mentalmente a quello che lo attende. L'anticipazione gli fa già contorcere le viscere per il piacere, ha intenzione di prendersi ciò che vuole, e sa che non avrà problemi a farlo.

«Spero sia importante..» lo accoglie con acidità, Lucifero. «Mi stavo cambiando.» spiega il perché del suo petto nudo. Asmodeus lo osserva, godendo di ogni secondo che passa a desiderarlo. Lui, più di chiunque altro, sa che l'attesa del piacere è essa stessa il piacere. Per questo è lì. Perché Lucifero è difficile, è complicato, diffidente. Ed è proprio il tipo di divertimento che cerca.

«Oh, allora sono arrivato giusto in tempo.» lo provoca subito e si fa spazio di forza oltre la porta, entrando nella sua camera senza attendere il permesso. «Volevo fare una chiacchierata, è un problema?» Domanda con naturalezza, mentre osserva con attenzione ogni più piccolo dettaglio di quella stanza. Guarda e tocca gli oggetti appoggiati ai mobili, con curiosità. Può dire con certezza che non appartengono al loro mondo, li avrà recuperati sulla terra.

«Non toccare la mia roba. Se hai tanta voglia di parlare, potresti farlo fuori da camera mia.»

«Dai, non ti arrabbiare.» Lo asseconda il demone, ridacchiando. «Scommetto che quello che ho da dire ti importa eccome.» Allunga il braccio verso la porta e approfittando dei suoi poteri, la chiude di colpo.

«Cosa-» sussulta, a causa del rumore improvviso. «Se hai bisogno di chiudere la porta, immagino che sia importante.»

Asmodeus cammina per tutta la stanza come se quell'ambiente gli appartenesse.

«Ho sempre saputo che tu e Satana avevate un rapporto... particolare.» Ammette, sedendosi comodamente sulla poltrona. «Ma sinceramente non mi aspettavo che voi due poteste arrivare a tanto.» Sembrano una presa in giro, le sue parole, accompagnate da quel sorriso furbo che ha stampato sulla faccia.

Lucifero mantiene la calma, adesso. O almeno, ci prova.

«Non so di cosa tu stia parlando. Io e lui non abbiamo nessun rapporto.» Risponde.

Banale, pensa Asmodeus. Ma se lo aspettava, che non lo avrebbe ammesso subito. «Che c'è? Vuoi minacciarmi? Sei venuto qui per questo?» Il suo tono diventa aggressivo.

«No, no, mi hai frainteso. Sono solo curioso, non mi sembrava che lui fosse il tuo tipo.» Batte le dita lentamente sul tessuto di pelle che ricopre la poltrona. «Ma non negare l'evidenza, vi ho visti insieme.» Assottiglia le palpebre e per un attimo il suo sguardo ricade sul petto dell'angelo, marchiato dal simbolo che lo rappresenta.

«Va bene, e allora? A te che importa?»

«Non ti agitare.» Divertente, dirlo proprio all'Ira in persona. «Non voglio mettervi nei guai. Satana è come un fratello, per me.» Si guarda per un attimo le mani e inevitabilmente pensa a cosa potrebbero fare, se anche solo per un secondo sfiorasse il corpo di Lucifero. «Mi hai colpito, mentre vi guardavo. Sul serio, penso di averti sottovalutato per tutto questo tempo, sai?» La sua voce è sempre calma, calda.

«Beh? Allora sei qui per farmi i complimenti?»

«Non proprio.» Lo diverte, la confusione nello sguardo del ragazzo. «Perché te ne stai lì? Guarda che non mordo.» Gli fa segno di avvicinarsi. Deve toccarlo, ne sente il bisogno.

«Troppo lontano?» L'angelo lo accontenta e avanza verso di lui di qualche passo. «Non mi vedi bene?»

«Ti vedo benissimo.» Si lecca le labbra. Per tutta la vita e oltre, il suo desiderio è sempre stato quello di avere corpi altrui sotto il proprio controllo. La sua debolezza era diventato il suo potere.

Lucifero è bello. Di una bellezza strana, che stona parecchio con l'inferno, ma forse è proprio questo che lo rende così attraente. I suoi capelli sembrano fatti d'oro, il suo corpo è piccolo a confronto con quello di Asmodeus e i suoi occhi azzurri gli pare che brillino, ogni volta che li guarda. Non lo conosce nemmeno, ma è dannatamente bello e lo vuole adesso. Si sente un sadico - e probabilmente lo è - a pensare di stringerlo tra i suoi palmi e farci un casino, con quel fisico etereo. «Noi non abbiamo mai avuto modo di conoscerci come si deve, non credi?»

«Non vedo dove sia il problema.» fa spallucce e ridacchia, allunga la mano verso il demone. «Piacere, Lucifero.»

Non perde tempo a riflettere e approfitta dell'occasione che gli si è presentata davanti. Stringe la sua mano con decisione e il contatto con la sua pelle lo fa subito sentire più forte.

«Asmodeus..» pronuncia lentamente, scandendo bene ogni singola lettera. Lui è consapevole di ciò che può causare, di quanto seducente risulti la propria voce agli altri, e gli piace sfruttare questa cosa a suo favore. Ha una specie di potere di persuasione e di solito funziona sempre, con tutti. Lucifero infatti sente il corpo accaldarsi, una sensazione strana che si irradia in tutto il suo essere e fino alla sua coscienza. Ritira la mano e distoglie lo sguardo dagli occhi penetranti del demone.

«Hai trascorso molto tempo sulla terra, non è vero?» Ha notato la sua reazione, la tattica deve aver funzionato. Se vuole che sia ancora più efficace, deve cercare di avere più contatto fisico con lui. «Era da un po' che non ti facevi vedere qui al castello.»

«Sì...» Risponde, sedendosi sul bordo del letto. «Stava andando tutto bene, fino a quando non hanno scoperto chi fossi davvero.» Sospira, sembra malinconico. «Quelli sì, che erano bei tempi.»

Asmodeus appoggia una guancia alla propria mano, che tiene chiusa a pugno. I suoi capelli scuri, tendenti al viola, oscillano leggermente di lato. «E come mai te ne sei andato? Credevo che stessi bene, quaggiù.»

«Come potrei stare bene?» Si stende sul materasso, forse per cercare conforto in quella comodità o forse per sfuggire agli occhi del demone. «Mi odiano tutti.. e da quando sono entrato a far parte dei peccati capitali, ancora di più.»

Asmodeus non smette di osservarlo, tiene le gambe leggermente divaricate ed è difficile resistere, ma non è ancora il momento di farsi avanti.

«Ah, tutta invidia.» Si alza dalla poltrona e guarda altrove per mettere a freno i suoi istinti. «Che bel sentimento, dev'essere..» aggiunge distrattamente. Poi nota un pacchetto di sigarette sul comò, lo prende in mano e lo apre. «Me la offri, vero? Ormai siamo amici.»

«Oh, è così semplice fare amicizia, per te?» A quel punto si alza, ricordandosi di essere ancora mezzo nudo. Deve indossare qualcosa, così si avvicina all'armadio ma Asmodeus lo ferma, stringendogli la spalla.

«Fermo.» E rieccola, di nuovo quella sensazione. «Perché non me l'accendi?» la mette tra le labbra e attende, vede l'espressione dell'angelo cambiare e le sue guance diventare rosse. Eppure non sembra essere in imbarazzo.

«S-sì..» Prende l'accendino dalla mensola e gli accende quella maledettissima sigaretta, incapace di trattenersi dal guardare le sue labbra. «Cazzo, che caldo.» Si sventola un po' con la mano, deve assolutamente aprire la finestra.

«Rappresenti il peccato dell'Ira e senti caldo?» fa un lungo tiro, inspira il fumo a pieni polmoni. «Dovresti starci bene, tra le fiamme.»

«Sono solo luoghi comuni.» Lucifero si affaccia dalla finestra e guarda il paesaggio onirico che circonda il castello di Satana. Il cielo è sempre grigio, il giorno e la notte non esistono, ma i demoni scandiscono la giornata allo stesso modo degli umani, solamente per non cadere nella noia della quotidianità ripetitiva. «E sentiamo, che peccato saresti tu? Non ricordo.»

Asmodeus è sorpreso dal suo scarso interesse verso il resto dei demoni dei peccati capitali. Possibile che gli importasse così poco da dimenticarsene? Si avvicina a lui, ormai sente di aver raggiunto il limite della sopportazione.

«Lussuria.» Sussurra proprio accanto al suo orecchio. «Non si vede?»

L'angelo sente i palmi bollenti del demone stringergli i fianchi e il suo fiato vicino al collo gli provoca un forte brivido lungo tutto il corpo. Sente caldo e sente freddo e sa che non può, non deve cedere, ma il suo istinto gli dice tutt'altro. Tiene gli occhi serrati, non deve guardarlo.

«C-cazzo-»

La magia di Asmodeus chiude la finestra con forza, e le sue dita maneggiano Lucifero come se fosse una bambola. Lo fa girare verso di sé.

«B-basta..» lo implora, ma tutto ciò che riesce a fare è schiudere le palpebre e lasciare che le pupille del demone raggiungano le proprie. «Smettila..!» Gli impone, ma ormai è tardi. Adesso è completamente suo.

«Perché?» a Lucifero dà sui nervi, quella sua voce provocante. «Sembra che ti piaccia.»

«S-sì..» non mente. «E non voglio.» ma il suo respiro è affannato e sente l'eccitazione propagarsi ovunque. «Satana non ne sarebbe felice.»

«Ma guardati.» Ridacchia il demone. «Non dirmi che Satana si arrabbia se ti diverti un po' con me. Non stiamo facendo niente di male.»

Annuisce, il suo fascino pare convincerlo.

«è...molto geloso.» cerca di spiegare, mentre Asmodeus lo sta già spogliando. Gli ha slacciato la cintura e l'ha condotto verso il suo letto.

«Allora non glielo diciamo.»

Asmodeus è fuoco, e Lucifero sente che sta per scottarsi, ma forse ha ragione anche lui. Pare starci bene, tra le fiamme.

Si strappano via i vestiti a vicenda, guidati dai peccati che loro stessi rappresentano. Il demone guarda l'angelo con malizia e soddisfazione. Ha ottenuto ciò che voleva, anche questa volta. Persuadere uno dei peccati capitali non è facile, ma lui c'è riuscito. Lucifero è stanco, esausto di combattere e si è ormai lasciato andare. Si lascia trasportare da quel fiume di sensazioni che sembra implodergli dentro e sale a cavalcioni sopra il corpo di Asmodeus. Gli guarda il membro e deglutisce.

«Forza, prendilo.» La sua dannatissima voce lo sta fottendo letteralmente. Se l'orgasmo potesse essere un suono, sarebbe la voce di Asmodeus. «Divertiti pure, è tutto tuo.»

«I-io-» continua a fissarlo, sentendosi profondamente attratto. «N-non posso...» ma la sua mano non esita quando comincia a massaggiarlo. Non indugia nemmeno per un istante, quando si china con la testa verso il suo bacino e lo prende in bocca. Si allontana solo per riprendere fiato e ne approfitta per parlare. «Cosa mi hai fatto?»

«Io non ho fatto niente.» risponde tra un gemito e l'altro, godendosi la sensazione della sua lingua e delle sue labbra attorno al membro. «mhh..ti sto soltanto dando quello che vuoi.»

La testa dice a Lucifero di fermarsi, ma al corpo non servono spiegazioni e non vuole sentire ragioni. Comincia a succhiarlo, scende e sale con la testa e i gemiti del demone sono musica per le sue orecchie. Le dita di Asmodeus si infilano con prepotenza tra le ciocche bionde di Lucifero e gli tira i capelli, gli strattona la testa per fargli prendere il membro ancora più in profondità. Lui lo sente scendere in gola e questo gli causa un conato, costringendolo ad allontanarsi di colpo.

«Tutto qui, quello che sai fare?» continua a provocarlo.

«Non mi sottovalutare.» Risponde, l'orgoglio dell'angelo, prima che lui riprenda succhiarglielo. Asmodeus scopre che è bravo davvero, lo sta facendo impazzire, con quella sua sfacciata intraprendenza, così lo lascia fare per un po'. Si abbandona al piacere, la sensazione che conosce meglio, ma che ogni giorno continua a sorprenderlo, e le pareti cominciano a tremare.

«Bravo, continua! A-ah!» L'energia che riesce ad incanalare ogni volta, è talmente tanta e talmente forte, che viene scaricata sull'ambiente circostante. Se ne accorge quando vede il lampadario oscillare e si rende conto che questo non gli basta più. Ne vuole ancora, vuole stare dentro di lui. Gli tira ancora una volta i capelli e gli fa piegare il collo all'indietro. Un rivolo di saliva collega ancora le sue morbide labbra al membro. «Stenditi.» ordina.

«N-non ti basta?»

«No, per niente.» Gli stringe forte il braccio e lo sbatte sul letto a pancia in giù. Gli afferra il bacino e lo solleva, ma si sofferma qualche istante a guardare le lunghe cicatrici sulla sua schiena, dove un tempo stavano le ali.

«Avresti potuto risparmiarmelo, almeno questo..» non sa nemmeno perché lo dice, questo non lo fermerà dall'andare avanti.

«Ma come? è la parte migliore.» Lecca lentamente l'indice e il medio e quando si ritiene soddisfatto, lo penetra con entrambe le dita, spingendole dentro fino alle nocche.

«AH!» L'angelo stringe i denti e le lenzuola, sfogando il dolore, il piacere e la rabbia su di esse. «F-finirò nei guai, per colpa tua..»

«Goditi il momento e basta.» le muove con forza, modella il suo corpo e lo allenta, beandosi dei suoni che la sua gola produce. «Dovresti essere felice, che io abbia scelto proprio te.»

«O-onorato-...» Gli si mozza il fiato e per qualche secondo non può fare altro che boccheggiare. «A-Ahh!»

Lucifero è rabbia, è tensione, ma si scioglie sotto il tocco persuasivo di Asmodeus.

E Asmodeus non è semplicemente la rappresentazione del suo peccato.

Lui è piacere che parla, che respira. Lui è Lussuria che vive, che si manifesta in un corpo fatto di carne, ma Lucifero coglie molto più di questo. Nonostante la rabbia che prova adesso, nonostante la violenza che il demone esercita su di lui mentre lo penetra con il suo membro. Lo sente cominciare a spingere, ora è fuori e adesso è di nuovo dentro di lui, seppellito in mezzo al calore delle sue viscere e lui non desidera altro. Si dimentica di ogni cosa, per qualche istante. La mente vuota e il corpo pieno, ogni nervatura vibra grazie a lui.

La stanza attorno a loro potrebbe crollare da un momento all'altro. I mobili oscillano, la parete comincia a creparsi. Lucifero viene, appena Asmodeus avvolge il suo membro arrossato tra le dita. Si gode l'orgasmo dell'angelo e se ne nutre, percependo ogni parte del corpo e della mente riempirsi di energia.

«Vienimi in bocca!» Lo implora, di nuovo. Questa volta viene accontentato e ingoia ogni goccia del liquido di Asmodeus, mentre alcuni oggetti crollano dalle mensole e si rompono sul pavimento.

Lucifero respira a malapena, non guarda negli occhi Asmodeus, mentre questo si riveste. Lecca parte del liquido che gli aveva sporcato le labbra e lo manda giù senza lamentarsi, ha addirittura un sapore piacevole e dolce.

«Ahh, bravo bambino.» Si complimenta, Asmodeus. «Mi sei piaciuto.»

«Spero tu sia felice, adesso.» L'effetto della magia del demone comincia a sparire e sente che piano piano sta finalmente tornando in sè.

«Molto, in effetti. Anche tu ti sei divertito, non provare a negarlo.»

L'altro non risponde, non ha ancora capito cosa sia successo dentro di sè, in questi ultimi minuti.

«Nulla deve uscire da questa stanza. Chiaro?»

«Ma certo, nessun problema.» Pulisce con la mano la camicia, che era caduta a terra, poi la indossa. «Starò attento a non farmi scappare nulla. Dopotutto abbiamo appena cominciato, sarebbe un peccato farci scoprire così presto, non credi?» Recupera anche la giacca, che aveva lasciato sulla poltrona.

«Cominciato?» Ripete Lucifero, ancora confuso. «Ascolta, ho fatto un'enorme cazzata a cedere. Non posso permettermi di rifarlo.»

Adesso pensa a Satana, alla conversazione che hanno avuto poco prima in cortile. Sono stati stupidi, si sono lasciati scoprire da Asmodeus e se lui è riuscito a vederli, anche gli altri peccati capitali avrebbero potuto farlo. Hanno rischiato grosso, spera soltanto che non si mettano in giro strane voci su di loro.

«Sì, certo.. l'ho già sentita, questa storia.» Risponde il demone, schioccando la lingua sotto al palato, facendo riferimento alle sue migliaia di esperienze passate. «Dicono tutti così all'inizio.»

«Hai un intero cazzo di Harem da scoparti.» gesticola, mentre tenta di rivestirsi. «Che diavolo vuoi da me?!»

«Ah, ma così è più divertente.»

«Inizio ad odiarti...» Sospira nervosamente e si mette seduto sul bordo del materasso.

«Andiamo, rilassati.» Lo osserva meglio, ha passato tanti anni lontano dall'inferno e il suo modo di ragionare pare diverso rispetto a quello di tutti gli altri demoni. «Sei stato talmente tanto tempo con gli umani che adesso ti comporti come loro? Da quando sei così sensibile?»

A quel punto Lucifero si alza con uno scatto veloce e gli si mette di fronte, guardandolo dritto in faccia.

«Non ti azzardare a paragonarmi ad uno di quei parassiti.» Non ha più timore di incrociare il suo sguardo. «Ammetto che hai ragione. E' divertente. Non provo alcun sentimento oltre all'odio e la rabbia.»

Asmodeus accenna un sorriso, di fronte a quel modo aggressivo di Lucifero di atteggiarsi.

«Allora tutta questa devozione a Satana? Questa cosa della gelosia, di tenergli nascosto quello che hai fatto?» Insiste, inarcando un sopracciglio. «Cosa devo aspettarmi? Che vi sposiate e andiate a vivere in una bella casetta in campagna?» Ride.

Lucifero sembra poter esplodere da un momento all'altro. Nonostante la differenza di statura tra loro, gli si avvicina minaccioso e afferra il colletto del suo cappotto.

«Senti, testa di cazzo, io non provo nulla per lui e non lo proverò mai.» è costretto ad alzarsi sulle punte per raggiungere il suo volto. «Io ero solo un bambino, quando mi ha preso con sè. L'ha fatto per avere qualcosa in più da possedere, cosa credi? Io sono soltanto un giocattolo.» sputa quelle parole con rabbia, come se provasse fastidio a causa della cruda verità che sta rivelando ad Asmodeus.

«Va bene, allora meglio così. Vorrà dire che non sarà un problema, per noi due, divertirci insieme ogni tanto.» Conclude, accarezzandogli la mandibola e il mento con l'indice.

«Nessun problema. Ma se ci tieni davvero a lui, o quantomeno alla tua vita, non farti scappare nulla. Ci farebbe fuori entrambi.»

Asmodeus annuisce, regalandogli un altro dei suoi smaglianti sorrisi. Lucifero decide di fidarsi, anche perché non ha altra scelta. Lo guarda finché non esce dalla sua camera, è incredibilmente alto e ha le spalle larghe. Una struttura fisica molto simile a quella di Satana.

Non capisce più niente, nemmeno quali siano i suoi veri pensieri in questo momento. Provare soltanto odio e rabbia, gli pare una cosa impossibile. La sua ira proviene sempre da delusioni o ferite, e sa che in alcuni momenti riesce addirittura a sentirsi sereno. Prova tante, tantissime cose e forse è vero che l'ha imparato dagli umani. O forse è soltanto perché è un angelo, cresciuto con le regole dei demoni. Per Satana prova diverse cose, la gratitudine è una di queste. All'inizio era come un padre, per lui. Gli ha insegnato tutto ciò che c'è da sapere sull'inferno e sugli universi esterni ad esso. Gli ha insegnato ad usare e sfruttare i suoi poteri, le sue emozioni e l'ha aiutato a farsi giustizia. Ha visto in lui il potenziale che nessuno aveva mai notato, tanto da decidere di sceglierlo per rappresentare uno dei sette peccati. Aveva creduto in lui e l'ha trasformato nella persona che è adesso. I sensi di colpa cominciano a farsi sentire, gli si contorce lo stomaco e porta una mano all'altezza del petto, proprio sopra al sigillo. Ha il respiro pesante e gli occhi lucidi. Si rende conto di quanto lui non sia poi così diverso né dai demoni, né dagli umani. Perché lui è tutte queste cose insieme, un mostro, un miscuglio di cose che vanno in contrasto tra loro. Come ha fatto Satana a farlo sentire così amato, nonostante tutto questo?

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro