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Bianco Come La Morte.

Mi sono sempre chiesta come mai le persone associassero il nero alla morte. Perché non il giallo, il verde, o il bianco? Perché devono associare un colore tanto bello a qualcosa che a loro fa paura? Per spaventarsi di meno forse, magari perché quando arriverà il momento del loro ultimo respiro avranno tutta la bellezza del nero a confortarli.

Forse, ma a me sembra una stupidaggine. Le persone associano il nero alla morte perché lo temono, tutto qui. Temono tutto ciò che è sopra di loro, tutto ciò che non possono controllare. E il nero è una di queste cose. Lui non è come il grigio, che per paura di scegliere da che parte stare è rimasto in mezzo, una patetica sfumatura tra due colori nettamente distinti. Il nero è deciso, il nero si impone sugli altri.

E la morte fa paura semplicemente perché è sconosciuta, si sa che esiste ma nessuno sa come è fatta. Non è mai tornato nessuno indietro a raccontare. Eppure sono convinta che dopo la morte ci debba essere qualcosa, così come dopo la notte arriva l'alba. E di che colore è la notte? Nera. Tutto torna, il nero è il simbolo della rinascita.

Le otto e tre quarti. Shirley controllò l'ora sull'orologio da polso ancora una volta: voleva essere sicura che l'orario fosse esatto, non poteva permettersi di arrivare in ritardo. Prese la borsa e il cappotto pesante, a Vienna faceva freddo in quel periodo dell'anno, e lei non ci teneva a prendersi un raffreddore. Non quel giorno.

Chiuse a chiave la porta del suo appartamento e scese le due rampe di scale quasi di corsa, anche se a metà fu costretta a fermarsi per evitare di rompersi una gamba per colpa dei tacchi alti.

Fece i cinque metri che la separavano dall'uscita lentamente, provando per l' ultima volta quella camminata sicura ma allo stesso tempo sensuale che aveva inventato apposta per quell'occasione. Pancia in dentro per sembrare più magra, petto in fuori per mettere in risalto il non molto prosperoso seno, sguardo annoiato ma non troppo e ultimo ma non ultimo il ticchettio ritmato degli stivaletti sul pavimento lucido. Era tutto perfetto, non poteva sbagliare.

Uscì dal condominio con un respiro profondo e si guardò attorno, ma lui non era ancora arrivato. E da un certo punto di vista era un bene, così avrebbe potuto ripassare ancora una volta il programma della serata.

Tirò fuori dalla tasca del cappotto beige un foglietto spiegazzato, quindi cominciò a leggere.

Ore 9- ritrovo sotto casa, non fare tardi! "Ok, questo l'ho fatto" penso Shirley, prima di passare al punto successivo. Poter spuntare almeno un punto della sua lista la fece sentire stranamente sollevata.
Ore 9:15- cena al "Tempel" a lume di candela
Ore 10- passeggiata
Ore 10:10- giro sulla Weiner Risenrad
Ore 10:15- ORA PREVISTA PER LA PROPOSTA!

Aspettava da mesi che il suo Eddy le chiedesse di sposarlo , ma non era mai successo. Aveva cominciato a dubitare della loro relazione, magari lui non era abbastanza innamorato, magari pensava che lei lo tradisse, magari aveva una malattia rara che lo avrebbe portato alla morte nel giro di qualche anno. Ok, forse avrebbe dovuto tenere a bada la sua fantasia.

<<Ehy Shirley, è da tanto che aspetti?>> una voce maschile proveniente dalla strada la fece voltare di colpo. Edward era arrivato, e lei non l'aveva neanche salutato. Si rimproverò per la sua mancanza, per poi sfoggiare il più bel sorriso che avrebbe saputo fare.

<<No no, sono appena arrivata: non volevo fare tardi>> Edward ricambiò il sorriso e la invitò a salire in macchina, un'Audi nera probabilmente nuova di zecca. Shirley si chiese se fargli o no i complimenti per l'auto, ma prima che potesse dire anche solo uno "wow", Edward le prese la mano sinistra e la appoggiò delicatamente alle sue labbra.

<<Sei bellissima, lo sai?>> Shirley arrossì, amava quando lui le faceva dei complimenti, ma non potè fare a meno di chiedersi se era davvero così bella. Ormai era una trentenne e, anche se non era mai stata la più brutta delle sue amiche, non era neanche la più bella. Pensò al cappotto beige che indossava, fuori moda ormai, al vestito rosso con una scollatura che non faceva altro che mettere in risalto la sua piattezza di seni, e poi anche agli stivaletti neri, in contrasto con lo stile del vestito. E così guardò la sua figura riflessa sul finestrino, i capelli ramati e dritti come fusilli, gli occhi color nocciola e le labbra coperte dal rosso scuro di un rossetto formavano il suo viso, invecchiato con gli anni.
Non si sentiva bella.

<<Ehi, qualcosa non va?>> le chiese Edward, vedendola sovrappensiero. Shirley si rese conto di non averlo ancora ringraziato per il complimento, e ricominciò a rimproverarsi per la serie di mancanze che stava commettendo. "Di questo passo non mi farà mai la proposta" pensò, mentre cercava una scusa da raccontargli.

<<No no, va tutto bene. Stavo solo cercando di ricordare il nome del ristorante dove andremo... a proposito, sei sicuro di voler pagare tutto tu?>> e così la ragazza cambiò il discorso, evitando altri equivoci. Doveva essere tutto perfetto, quella sarebbe stata la loro serata, sua e di Eddy, quindi non poteva permettere che la sua perenne ansia rovinasse tutto. Doveva rilassarsi, in fondo era con la persona che aveva amato di più in tutta la sua vita. <<Che razza di gentiluomo sarei sa facessi pagare te?>> Shirley non aveva dubbi, lui era quello giusto. Eppure le sembrava quasi strano poter dire di essere sicura di qualcosa, visto che per tutta la vita non aveva mai avuto certezze, se non quella di non saper fare nulla senza l'aiuto di qualcuno. Shirley odiava sè stessa, si chiedeva come qualcuno come Eddy potesse amarla, e se sarebbe mai stata capace di cambiare. Non voleva dipendere da qualcuno per il resto della vita, ma non aveva scelta: era semplicemente fatta così. Nata per eseguire ordini.

Il ristorante era illuminato da una luce fioca, come se le lampadine avessero paura di disturbare, che rendeva l'atmosfera un po' retrò. E romantica, ovviamente. Shirley fu particolarmente contenta della parziale oscurità del locale, almeno così Edward non avrebbe notato i segni del tempo sul suo volto, o almeno ci sperava.

Si sedettero ad un tavolo isolato dagli altri, Eddy non era mai stato molto socievole, e Shirley si era dovuta abituare a questo suo modo di fare. Una cameriera portò i menù, per poi sparire dietro le porte della cucina, che si chiusero senza il minimo rumore. La musica era tenuta bassa ma non troppo, e quando entrambi scelsero cosa ordinare Shirley riconobbe un pezzo di una canzone francese, ma non seppe dire il titolo. Sicuramente era un tipo di musica adeguato all'ambiente, e la ragazza aprezzò parecchio questo aspetto del ristorante.

Eddy ordinò del vitello, Shirley del pesce spada con capperi e limone: non l'aveva mai provato, ma dal nome sembrava buono. Quindi decise di chiedere il parere di Edward, che sembrava piuttosto scarso in ambito culinario. "MA CHE COSA STO FACENDO?! STO ROVINANDO TUTTO!" Mancò poco che a Shirley prendesse un attacco di panico, quindi per il resto della cena decise di non prendere iniziative e limitarsi a rispondere alle domande di Eddy.

<<Ma sei davvero sicura di stare bene? A me sembri un po' giù..>> le disse lui, prima di alzarsi da tavola. La ragazza lo guardò. Non poteva certo dirgli che non vedeva l'ora che lui le facesse la proposta, ma non poteva nemmeno rispondere che sì, stava bene. Era troppo evidente che non era la verità.
<<No no sto bene, solo che sono un po' stanca, e poi ho mille pensieri per la testa... il lavoro è stancante>> ripensando a quello che aveva detto si morse la lingua. Gli aveva buttato lì una lista di scuse, ma Eddy sembrò non rendersene conto, per fortuna.
<<Ah... beh... allora forse è meglio che andiamo a casa>> sul volto di Edward si dipinse un sorriso finto, messo lì per coprire la grande delusione che stava provando.
<<NO!>> Shirley urlò alzandosi dalla sedia, e tutti si votarono a guardarla. A guardare lei, una trentenne che fisicamente dimostrava più anni di quelli che aveva, ma che a volte per colpa del suo comportamento sembrava averne 10. Odiava sé stessa, e non avrebbe mai smesso di ripeterlo.

Sentí le guance diventare rosse fuoco e gli occhi inumidirsi. Aveva rovinato tutto, non era stata capace di fare neanche la più semplice delle cose: andare a cena. Mentre la prima lacrima le rigava la guancia, sentì un mano calda sulla spalla, quindi alzò gli occhi. Edward era davanti a lei, pronto per abbracciarla. Lei lo lasciò fare, e quando sentì le sue braccia attorno alla sua schiena e il petto del ragazzo contro il suo, si sentì stranamente rilassata. Non provava quella sensazione da anni, dalla morte di sua madre in "circostanze sconosciute".

Eddy si allontanò da Shirley, per poi mettersi in ginocchio davanti a lei. Tutto quello che fece dopo per la ragazza restò un mistero, perché i suoi occhi si rifiutavano di crederci. Non poté vedere Edward, la persona che aveva amato di più in tutta la sua vita, mettere una mano nella tasca della giacca ed estrarre una scatolina bianca, aprirla e porgerla alla ragazza.
<<Shirley, vuoi sposarmi?>>
Lei ringraziò Dio per aver fatto funzionare almeno le orecchie, quindi si abbassò all'altezza del compagno e lo abbracciò.
<<Sì!>> riuscì a sussurrare tra le lacrime, che non erano più di tristezza ma di una felicità assurda. Ce l'aveva fatta. Era sposata, aveva una nuova guida. Aveva Eddy.
Il resto dei clienti del ristorante cominciarono ad applaudire. Era un sogno, non poteva essere reale.

Sembrava la scena finale di un qualche film o di una serie TV scadente, eppure qualcosa stonava. Il beige del cappotto abbandonato sulla sedia, o forse il nero della giacca di Edward. No, il problema era il bianco della scatolina, ma me ne accorsi troppo tardi.

Dopo l'abbraccio si baciarono, quindi Edward infilò l'anello sul dito di Shirley. Se era un sogno non voleva svegliarsi. Il colore dorato del metallo era in leggero contrasto con la pelle chiara di lei, ma donava un nonsochè di elegante alla mano della ragazza.
<<Grazie...>> Sussurrò Shirley, come se lui le avesse appena fatto un regalo promesso da tempo.
<<Non devi ringraziarmi, adesso devi solo pensare a come prendere il vestito da sposa>> le rispose con un sorriso lui, un sorriso vero, uno di quelli sinceri. Era commosso, ma se avesse pianto anche lui probabilmente Shirley non avrebbe più smesso, quindi cercò di evitare.
<<Hai ragione... ma puoi scusarmi un attimo? Mi è colato il trucco e vorrei andare a sistemarlo, ci metterò poco>> Eddy la guardò: il mascara le era colato sulle guance, lavando via una parte di fondotinta.
<<Massì ovvio, ti aspetto fuori intanto>> si alzarono da terra, quindi lei si dirise verso il bagno, ignorando gli applausi dei clienti.
Eddy andò a pagare, per poi infilarsi il cappotto e uscire. Appoggiò le spalle alla parete del ristorante e una mano davanti agli occhi.

Era così felice. Aveva finalmente trovato il coraggio di fare la proposta alla donna che amava, e che avrebbe amato per tutta la vita. Di lei gli piaceva tutto, dalla sua insicurezza alla passione per i frutti esotici, alla fissazione per il pulito a quella per le scarpe basse. Non avrebbe mai cambiato una virgola del suo carattere, si sentiva l'uomo più fortunato della terra. Il cuore gli batteva fortissimo nel petto, emozionato nel pensare alla futura vita con Shirley.

Quasi non si accorse dei 10 minuti passati senza che lei si facesse viva. Non vedendola arrivare le mandò un messaggio, a cui lei rispose subito.

"Scusa, c'è stato un piccolo imprevisto... mi è venuto il ciclo, quindi non è che potresti andare a comprare un pacco di assorbenti? Grazie mille... futuro marito" Eddy si immaginò Shirley sorridere dicendo "futuro marito", e a quel pensiero sorrise pure lui. Digitò un "certo, vado subito", quindi cominciò a camminare alla volta del supermercato più vicino. Erano in centro, non avrebbe avuto problemi a trovarne uno, quello che lo preoccupava era capire quali fossero gli assorbenti giusti. Ce ne erano di tanti tipi, li aveva visti nelle pubblicità, ma non aveva la minima idea di quale tra quei tipi fosse quello adatto a Shirley. Sempre che ce ne fosse uno adatto.
"Chissà quanti assorbenti dovrò compare per Shirley, e poi verranno anche i pannolini, tanti pannolini e poi chissà, magari assorbenti per qualcun altro" aveva già valutato l'idea di avere figli, ed era giunto alla conclusione che li voleva assolutamente. Un maschio e una femmina sarebbe stato l'ideale. Stava cercando un nome adatto al bambino quando si accorse di aver superato il supermercato, quindi tornò indietro. Si fermò davanti alla porta, che non si aprì. Le luci erano tutte spente, ma non c'era nessun cartello che segnalasse la chiusura anticipata.
Sentì un rumore provenire dal parcheggio sul retro, "la macchina di qualcuno" pensò, quindi decise di andare a vedere. Probabilmente era quella di una commessa, e se le avesse spiegato che era un'emergenza probabilmente gli avrebbe aperto. Il parcheggio era illuminato, e c'era una sola macchina, ferma sotto uno dei lampioni.

Edward si avvicinò alla vettura, quindi guardò dentro a uno dei finestrini. Era vuoto, eppure era convinto di aver sentito qualche rumore.
<<Umh... c'è qualcuno? Non sono un ladro, volevo solo...>> che avrebbe dovuto dire? "Volevo solo un pacco di assorbenti?" Meglio di no, non suonava benissimo. In ogni caso la sua voce si perse nel parcheggio, senza che nessuno la sentisse.
<<Uffa>> Sussurrò, per poi tornarsene suoi suoi passi.
Stava percorrendo il marciapiede quando sentì di nuovo lo stesso rumore di prima. Si girò di colpo e cominciò a correre verso il parcheggio. Niente. La stessa macchina di prima ferma nello stesso posto di prima. Eppure non gli sembrava di aver bevuto tanto durante la cena.

Nei film la terza volta è sempre quella decisiva. Quella era la seconda volta che tornava indietro, aveva ancora una possibilità. Ma non aveva intenzione di usarla.

Se ne andò e, prima che potesse tornare in strada, sentì per la terza volta quel rumore, ma non tornò indietro. Anzi. Aumentò il passo e in men che non si dica andò a sbattere contro un muretto, ferendosi leggermente a una mano. Raggiunse la strada e per un attimo rimase indeciso sul da farsi, quindi prese il cellulare. Aprì la chat di Shirley e le scrisse "scusa, ho avuto un contrattempo, tra poco sarò lì". Lei visuallizzò subito, per poi rispondere con un "ok", apparentemente poco convinto. Era da mezz'ora che aspettava un assorbente.

Edward ricominciò a camminare tra le strade illuminate e piene di gente di Vienna, sembrava di essere a Natale, infatti i negozi erano quasi tutti chiusi. Stava cercando un minimarket aperto quando la testa cominciò a fargli male. "Ci mancava la testa ora" pensò, prima di intravedere una luce da un negozio. Ma era una luce sfocata, troppo bianca per essere vera. Troppo bella per essere vera.

Si guardò attorno: tutto era sfocato. La gente, le strade, i colori... niente aveva più una forma definita.
<<Ma cosa...>> Sussurrò, solo per verificare di poter ancora parlare. Sentì un dolore alla mano, la stessa dove prima si era ferito. "Quindi c'era qualcosa su quel..." muretto. Non gli veniva la parola. Non gli venivano più le parole, nessuna. Era come se si fosse dimenticato tutto in una frazione di secondo, come se il suo cervello si fosse spento. E invece no, lui poteva ancora ragionare. Tanto per rendere ancora più terribile la sua agonia.

Cercò di chiedere aiuto, ma non poteva parlare. La gente lo scambiava per un drogato e lo ignorava, mentre il panico lo divorava.

Bastò un attimo, una frazione di secondo, poi cadde a terra.
Capì dopo che era stata una coltellata.

Non capì più nulla. Il rosso del suo sangue si mischiava al nero dell'asfalto e al grigio dell'indifferenza. Le persone continuavano a camminare, lui era a terra. Intravide con la coda dell'occhio il coltello che gli era stato fatale. La lama grigia che rifletteva la luce bianca di uno dei lampioni, la punta imbrattata di rosso. Vide anche un pezzo di cappotto, quello del suo assassino. Beige.

Si stupì che non provasse dolore, di solito descrivevano le coltellate come il peggior modo di morire, eppure non sentiva nulla. Doveva essere stato l'anestetico sul muretto. Si diede dello stupido nel pensare a quelle cose negli ultimi istanti della sua vita, quindi la mente lo portò a Shirley. Povera Shirley. Sentì un suono familiare, voltò la testa e vide lo schermo del suo telefono illuminarsi. Un nuovo messaggio da Shirley. Lo lesse.
"Scusami."
Fu solo una fortuna che lui non fece in tempo a capire. Arrivò la seconda pugnalata, quella fatale. L'ultima cosa che vide fu la luce bianca e sfocata dello schermo. Poi basta.
Nero, confortevole nero.

Shirley pulì il coltello, per poi infilarlo sotto al cappotto. Gli occhi fissi sul cadavere.
<<Eddy... tu sei stato senza dubbio l'uomo che ho amato di più, infatti la tua morte è stata veloce, non credi? Ogni volta che mi fanno una promessa provo una gioia immensa, ma questa volta ho davvero temuto di avere un infarto. Grazie Eddy, grazie>>.
Fece una breve pausa.
Sentì i primi soccorritori arrivare. Tutto inutile.
Sparì fondendosi nell'aria, e in qualche secondo fu solo un ricordo lontano.

<<Eri un fidanzato perfetto... il tuo unico errore è stato quello di innamorarti, ma pensavo che lo sapessi: nessuno può resistere alla Morte>>.

Ciao beatrixpotter2006 ecco la one shot a mezzanotte e 48 minuti. Non ho voglia di scrivere altro. Vado a guardare anime poco etero ciao

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