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Parte II

 Sono nato il 4 Ottobre del 2197, nell'ormai crepuscolare dittatura centenaria instaurata dalla famiglia Orleon.
Ma di questo, in particolare, parlerò lungo tutta la biografia, essendo le loro conquiste e la loro politica parte fondamentale e integrante della mia vita.
Ai posteri forse interesserà sapere che sono nato nell'antica Francia cioè nell' odierna Eurasia Occidentale.
Precisamente in un paesino di nome Roflè, nelle campagne sperdute della Provenza. Figlio di Gustave e di Sofien.
Di mia madre ricordo che sottolineava spesso che ero molto atteso ed io forse per ingenuità o forse perchè alla fine non mi interessava poi così tanto, le ho sempre creduto. Questo almeno fino all'età adulta dove la domanda mi sorgeva spontanea: Ero atteso per il piacere della mia nascita o per i conseguenti profitti che il DNP aveva elargito per sostenere i parti?
Ma comunque, dopo essermelo domandato ritornavo a credere che fosse inutile anche solo pensarci. Che importanza aveva sapere se ero atteso o no? Ero vivo e questo mi bastava. L'attesa o l'astio che ebbero i miei genitori in nessun modo potevano alleggerire i carichi di grano che, giorno per giorno, trasportavo aldilà dei nostri quattro ettari di campo.
Ma a dirla tutta, pur il campo secco come un vecchio malato e arido come il deserto che mai ho potuto vedere, la vita
a Roflè la vita non era malaccio.
Ricordo di aver passato il mio tempo tra campagne e la scuola nazionale.
Confesso però che di quel periodo ho pochi ricordi, ma ci sono alcuni episodi che sono rimasti forti come fiori sotto i temporali. In particolare uno di loro mi galoppa in mente spesso:
Mi ricordo, quando avevo circa 13 anni, che mi stavo incamminando, zaino in groppa, alla scuola nazionale, fino al momento in cui vidi l'esercito dei popoli venirmi incontro sulla stretta stradina di campagna a passo cadenzato e viso inespressivo. Io di getto mi tolsi dalla strada per evitare di essere calpestato.
Loro, passandomi affianco, non mi svendettero neanche uno sguardo. Con occhi diretti verso l'orizzonte marciarono fino a che io potessi ancora scorgerli.
"Cosa facevano lì?" Fu il primo pensiero, ma di certo non era quello più importante, lo intuivo.
Camminando verso scuola per circa un altro chilometro,
mi comparve limpida non la risposta esatta, ma il quesito migliore: "Cosa servirà mai un esercito in un pianeta che è dominato da un unico governo?"

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