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Parte 3


Intuivo certamente il motivo di un tale schieramento di poliziotti, esercito e mezzi corazzati. 
Persino nella notte più buia e nella nebbia più densa, in ogni paese sperduto  si poteva vedere chiaramente un qualche lampeggiante all'orizzonte. 
Lo stato, o per meglio dire lo Stato c'era!  e non aveva alcuna intenzione di nascondersi, nessuna voglia di illuderci di una nostra libertà, di una nostra autodeterminazione seppur minima. Siete schiavi e dovete ficcarvelo bene in testa rombava implicita la stampa.
 E cosa faceva lo Stato per ricordarcelo giorno per giorno?  ovviamente propaganda.
All'ingresso di Roflè c'era una bella scritta cubitale, impressa nel metallo delle nostre fiorenti industrie e conosciuta da tutti, enunciava:
"Vive chiaro chi vive chino, chi si alza è già per terra
E per decenni è andata bene: finchè si mangiava almeno quel mezzo litro di zuppa al giorno nessuno si alzò dalla sbobba di merda e fango a cui lo Stato ci aveva rilegato.
Andò benissimo fino a che un giorno, subito dopo licenziamenti in massa e dimezzamento degli stipendi,  gli operai della Lorena cominciarono a sentire i morsi della fame:
"Vogliamo mangiare, lavorare tutti e lavorare meno" intonavano i loro cori.
"Pallottole, pallottole, pallottole" rispondevo lo Stato.
Per capirci, solo nel 2217 sono morti 1300 operai nelle rivolte.
 I loro nomi furono infagati, divennero ribelli senza padre nè madre, senza orgoglio nè onore. 
Ma qua la propaganda falliva e dimenticava, persa nella propria struttura autoritaria,  che nelle fabbriche c'era un senso di comunità stretto e fortissimo: tutti si conoscevano e tutti sapevano l'eroismo che hanno saputo portare quei 1300 operai senza più vita. 


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