Capitolo 2 - Gli specchi gemelli.
La nebbia avvolge la "mia" macchina.
Ma dove mi trovo?
Il texano mi ha lasciata lì , senza una minima spiegazione.
Sono una Moonrise.
Ma cosa significa?
Avanzo lentamente facendo attenzione.
La nebbia aumenta notevolmente.
Decido di scendere e continuare a passo d'uomo.
Non riesco a vedere nulla , sento solo il fruscio delle chiome degli alberi.
Una strana sensazione mi avvolge il petto.
Il mio battito cardiaco accellera sempre di più, fino a sentire il sangue pulsare nelle mie orecchie.
Sento il pericolo.
Sono in pericolo.
La nebbia comincia a diradarsi , lentamente.
Davanti a me noto un arco, fatto completamente di rami e foglie intrecciati tra di loro.
Sembra l'entrata a un castello, di quelli che vengono descritti nei racconti .
Ha un qualcosa di magico, di innaturale.
Accellero il passo varcando ,così, la soglia del grande arco.
Mi ritrovo davanti a qualcosa di così magnifico quanto inquietante.
Centinaia di specchi sono disposti in ordine dal più piccolo al più grande.
Alcuni specchi assomigliano a quelli delle principesse dei tempi, altri sono così semplici che deficentano persino delle cornici.
Ho sempre odiato specchiarmi, in particolare mostrare il mio corpo.
Mi è sempre sembrato stupido curare l'aspetto esteriore quando quello interiore è il peggiore di tutti.
Sono sempre stata contraria alla bellezza.
Non mi importa che una persona sia bella per frequentarla.
Basta che io mi ci senta a mio agio.
Non posso fare a meno di guardare il vetro davanti a me.
Riflette il mio corpo, gracile ed esile.
Il mio sguardo si incontra con quello riflesso, occhi blu ghiaccio.
Il mio viso è circondato da una cornice di lunghi capelli scuri .
La mia pelle è bianca e lentigginosa.
Continuo ad osservare il riflesso , fin quando il mio corpo diventa sempre più piccolo.
Sullo specchio la figura aumenta di volume fino a far , letteralmente, scoppiare la cornice.
Di fronte a me ho la mia perfetta copia.
Esegue tutti i miei movimenti.
Copia le mie smorfie.
Siamo come due gemelle collegate empaticamente.
È inquietante.
"Chi sei?" chiedo.
"Chi sei?" ripete con la mia identica voce.
Ora sono nei guai.
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