Capitolo 1
Non ho scelto io di essere una Moonrise.
Forse è stata una fatalità della vita.
Un errore irreparabile.
Un grandissimo sbaglio.
-
Fatto sta che in questo afoso mercoledì pomeriggio sto, come tutti i pomeriggi estivi , lavorando , in un bar al centro di Londra.
Dovete sapere che appartengo tutt'ora , ad una delle famiglie più povere della città.
Perciò per guadagnare qualcosa ( qualcosa , ma proprio qualcosa) faccio la cameriera in un bar , ma anche in un pub notturno.
Avete presente quei posti in cui ci si ubriaca così tanto che non sei nemmeno consapevole ,nell'Aldilà ,del modo in cui sei morto.
Ecco quelli.
Comunque.
Come stavo dicendo, sto rimettendo in ordine i piatti appena lavati, quando , un signore ,basso e baffuto , si avvicina al bancone con aria complice.
- Una Coca Cola , grazie- ordina , parlando con un accento americano.
Ora che si è avvicinato meglio, riesco a distinguere i suoi lineamenti.
E' americano, senza ombra di dubbio. Indossa inconfondibili abiti da Cow Boy.
Ha baffi ritti in orizzontale e un cappello in testa.
Come ho già detto per quanto è basso mi devo sporgere dal bancone per osservarlo veramente bene.
Sembra uscito da un film ambientato in Texas.
-Helena Roses?- chiede qualcuno.
-Si?- rispondo io.
E' stato il texano a parlare.
-Lei deve venire un attimo con me.- dice. La sua voce è cambiata tutt'a un tratto. Da acuta a roca.
In qualche modo , sento di potermi fidare di lui. Sento che lui è come me.
Tutte quelle raccomandazioni che mi hanno fatto. "Non fidarti degli sconosciuti" ... eccetera, eccetera , sono scomparse appena quello strano uomo , ha solcato la soglia del bar in cui lavoro.
Arriviamo in un vicolo cieco e comincia a spiegarmi cose di cui , all'inizio, non capisco un fico secco.
- Cara Helena Roses, lei non è quello che pensa di essere. Cioè, mi spiego meglio.- prende un respiro profondo.-Lei è una Moonrise.
-Una che?- chiedo accigliandomi.
Non mi risponde. E', evidentemente, troppo preso da quello che sta succedendo.
Odo un sibilio alle mie spalle, come quello di un proiettile. Una minuscola pallottola , mi sfiora l' orecchio e va a finire dritto sul muro che mette fine al vicolo. All'inizio non succede nulla . La piccola arma che avrebbe potuto mettere fine alla mia vita si scontra, pacificamente, contro il muro.
Ma poi accade l'impossibile.
La striscia di cemento si gonfia come si gonfiano le gomme di un'auto ed esplode in mille pezzettini.
Mi volto per guardare il texano ma è svanito.
Non conosco nemmeno il suo nome.
Sono sola.
Corro verso l'automobile più vicina . E' intatta.
Ma cosa?
Non ho tempo di mettermi a pensare , apro lo sportello e aziono il motore.
Devo mettermi in salvo.
Ma da CHI?
E poi perchè la macchina è aperta? Perchè c'è la chiave all'interno? Che cosa mi sta succedendo?
Vago , vago e vago. Non ricordo nemmeno la strada per tornare a casa.
Finchè mi perdo.
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