terza costellazione
È un must ormai. Danke a KiraKing666 che fa questi disegni :) abituatevi ai capitoli molto lunghi.
Andrzej's pov
Mi fissava con indifferenza.
Mi spaventava, il suo sguardo vagava su e giù, scorgendo qualunque piccolo difetto potessi avere.
Non era molto più alto e sembrava più gatto di me che lo ero.
Si avvicinò scostando tutti e mi toccò le orecchie con delicatezza ed affetto.
Era diverso da quei 3 predatori. Subito sentii calore sotto la maglia vicino al polso, ma pensai fosse qualcosa da poco, così lo strinsi ed abbassai il capo.
"Come ti chiami?" Chiese con voce molto calma, quasi assonnata. Alzai la testa per fargli capire che non potevo parlare, ma mi precedette un urlo.
"Si chiama Andrzej!" uno dei 3 gridò, forse Taehyung.
"Volevo sentirlo da lui." Lo fulminò con lo sguardo.
Come poteva un ragazzo così piccolo rispetto a loro spaventare così tanto? Se mi avesse guardato in quel modo, sarei fuggito.
Ma Taehyung non sembrava spaventato, anzi. Era ancora più vivace.
"Yoongi-hyuung~ è un gatto come te!" Disse.
Yoongi mi guardò di nuovo e lo ignorò, troppo preso dalle mie orecchie. Era come imbambolato e cominciai a sentire ancora di più quel calore, così feci le fusa. Smisi subito dopo però, poiché le toccò e le tirò leggermente, ricevendo da parte mia uno sguardo sofferente.
Quanto avrei pagato per poter parlare e spiegargli che non ero arrabbiato o che mi aveva ferito molto, soltanto che ero sensibile e se potesse non tirarle.
Si fermò subito, ritraendo la mano e spalancando gli occhi. Nel suo sguardo vidi compassione e paura, mi vedeva come un oggetto troppo fragile e si spaventò sicuramente, dopo aver guardato la mia faccia, di rompermi.
Ma non è che mi avesse fatto tanto male, ero abituato a molto peggio, quindi gli presi la mano e l'avvicinai nuovamente al mio corpicino. Ma fummo interrotti da Jin,che si avvicinò leggermente e richiamò la mia attenzione chiamandomi per nome.
"Andrzej, vieni di là con me che mangiamo. Anche voi".
Urlarono di gioia, dimenticandosi quasi di me.
Sentii un tenero "eomma è a casa, stasera non si muore".
Vidi Yoongi allontanarsi piano piano, visibilmente più tranquillo rispetto a prima, facendomi calmare a mia volta.
Guardai il mio polso e notai una macchia, ma decisi di farci poco caso. Potevano essere stati i ragazzi con le mani sporche di qualsiasi cosa, quindi decisi di andare prima a mangiare e poi controllare.
Camminammo insieme ed andammo a tavola.
Era ora di pranzo, però le nuvole grigie coprivano il sole e non sembrava giorno.
Jin aveva cucinato per tutti e quella grande tavola era piena di prelibatezze.
Tutti si sedettero ed io rimasi in piedi, vista la non presenza di una sedia.
Mi sedetti composto a terra, in silenzio (come se potessi fare suoni).
Un ragazzo molto alto, quello che prima discuteva con Jin, sgranò gli occhi e si alzò di scatto.
Non capii in un primo momento, poi corse a prendere una sedia.
Mi chiese scusa inchinandosi molto in profondità, come se mi avesse mancato di rispetto.
Volevo rispondere, non volevo essere scortese.
Gli toccai la spalla ripetutamente e gli segnai con le mani la mia incapacità nel parlare.
Gli guardai le mani e gliele presi, avvicinandole alla mia guancia.
Era un modo semplice per calmarlo.
Lui sorrise delicatamente, sotto lo sguardo attento di tutti.
Mi accarezzò la testa e tornò al suo posto, lasciandomi prendere il mio.
Ringraziarono per il pasto e cominciammo a mangiare.
Io perlopiù decisi di giocherellarci, non molto affamato.
Hoseok lo notò e mi guardò triste.
Si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò in un sospiro "mangia,con calma ma fallo".
Il suo sorriso mi accecò e ricambiai, continuando a toccare il cibo con la forchetta. Ringraziai realmente tanto Jin nella mia testa, visto che non avevo mai utilizzato le bacchette ma soltanto posate.
E nuovamente fui interrotto. Taehyung con le sue bacchette mi avvicinò il cibo alla bocca, costringendomi a mangiare. Masticai e lui tutto felice cominciò a fare dei balli.. particolari, per capirci.
Gli lanciarono una bacchetta in faccia e lo rimproverarono, facendolo sedere.
Loro parlarono tranquilli, tranne il mio Hyung ed il ragazzo alto, che si guardavano molto in cagnesco. O gattesco. Dipende.
Finimmo e le pesti corsero a giocare da qualche parte, penso nella stanza di uno di loro, ovviamente accompagnati da il solito rimprovero del tipo "Non correte per le scale che vi fate male".
Yoongi si alzò andando nella sua stanza a dormire.
Noi ultimi 4 rimanemmo lì, seduti a tavola.
Vidi però Jin alzarsi per sparecchiare, quindi gli diedi una mano.
Lui non disse niente, troppo teso dalla presenza di quell'uomo.
Non compresi bene cosa ci fosse tra loro due che li rendesse così, ma mi preoccupò leggermente.
Mi avvicinai a lui e gli diedi un leggero bacio sulla guancia.
Le sue guance divennero di un colorito cremisi e mugulò un piccolo "grazie".
Mi bruciò la coscia e storsi il naso leggermente. Forse avevo preso la scossa toccando Jin? Non sapevo che pensare, ma anche lui aveva avuto quella sensazione, quindi la risposta più plausibile era una scossa.. o forse no?
Lavaii i piatti,ovviamente dopo aver "litigato" con lui su chi dovesse farlo, e mi fece compagnia, usando come antistress la mia coda.
Cominciai a fare le fusa, unico suono che potevo emettere.
Rimase stupito come ogni volta in quei giorni. Anche io lo ero ai tempi. Pensavo che con quello che avevo fatto non potessi più. Però continuavo ad emettere quelle vibrazioni indipendentemente.
Fu l'unica cosa positiva di quei giorni di inferno.
Finii e ci sedemmo nel grande divano nel salone, insieme ad Hoseok che riuscì a tirare fuori dalle coperte il gatto menta.
Mentre stavano parlando tra di loro, quest'ultimo mi chiese una domanda.
Non una dove potessi rispondere con annuendo o negando.
Una domanda che dovevo articolare.
Emettere.
Abbassai la testa subito.
Mi aveva chiesto comunque una domanda a cui con difficoltà avrei risposto.
"Ho saputo che Jin-hyung ti ha trovato in un parco. Come mai eri lì?"
Come avrei mai potuto dire la verità.
"Sono scappato di casa perché mi stavano per picchiare per quello che sono".
Non potevo, ne volevo. Solo il mio unico pilastro e punto di riferimento sapeva il motivo reale.
Però tutti mi guardavano curiosi.
Si aggiunsero anche gli altri membri del loro gruppo e mi fissavano.
Volevo sotterrarmi.
Tremando presi il telefono di Jin, ovviamente dopo averglielo ""chiesto"".
Scrissi una parte della verità.
Non volevo che scoprissero la mia omosessualità.
"Sono scappato di casa, non ce la facevo più con la mia famiglia e lo stress".
Non volevo proprio approfondire, ma continuarono a farmi domande.
Cominciai a tremare ed abbassare sempre di più il capo, cercando di evitare qualunque sguardo su di me.
Tutto si stava restringendo, le loro voci sempre più distanti e l'aria cominciava a mancare. Stavo avendo un attacco di panico e non sapevo come risolvere.
Il ragazzo senza nome prese parola, bloccando quella serie infinita di domande e la mia iperventilazione.
"Ragazzi, sta tremando come una foglia. Non mi sembra il caso fargli così tante domande e velocemente."
Loro si calmarono, facendo i cani bastonati.
Riuscii a calmarmi finalmente, dopo tanti sforzi.
Ritornata la pace, uno alla volta mi chiesero qualcosa.
Cominciò Hoseok, chiedendomi "com'è essere ibridi?". Gli spiegai che non è proprio piacevole esserlo, che porta tante situazioni spiacevoli ed una vita nascosti.
Ma la domanda sorge spontanea.. cosa sono gli ibridi?
Ci pensai.
Nonostante fossero parte della realtà comune a tutti ed i massacri fossero pure ben noti in città, nessuno si è mai chiesto come sono nati.
Eravamo frutto di un esperimento mal riuscito..? Sicuramente non riuscivo neanche io a rispondere quella domanda a pieno, perché anche noi eravamo incerti.
Vivendo sempre in gruppi, non ci siamo mai approcciati all'umanità, rendendoci un poco conservatori.
Una razza che esisteva tantissimi secoli prima, che aveva lasciato pochi eredi e qualcuno talmente pazzo da utilizzarli per creare una nuova generazione.. e puff, ecco come siamo nati.
Per quanto già fossimo di tendenza conservatrice, essere sfruttati non aiuti per niente.
Chiuso il punto interrogativo su cosa fossi, arrivò la terza domanda, sempre sugli ibridi.
Mi fece sorridere come non sapessero proprio nulla, ma anche riflettere poiché nessuno aveva loro spiegato la nostra esistenza, soltanto incattiviti verso una razza innocua.
"Quali sono le differenze tra umani ed ibridi?".
Sostanzialmente sono le parti del corpo animalesche e poi il poter diventare il nostro animale guida.
Poi mangiamo, dormiamo,ci innamoriamo, soffriamo.. tutto, uguale.
Tranne una, che non spiegai. Non volevo metterli a disagio e non volevo essere io a disagio.
Poi continuarono e continuarono, senza stancarsi mai. Ed io fui tanto felice di rispondere, sentendomi quasi a casa.
Si fece buio, ancor più di prima.
Ma non mi preoccupò troppo, pensando fossero soltanto le nuvole. Sembrava fosse passato così poco, ma in verità erano già le 18.30 e dovevo tornare a casa.
Notai l'orario dal telefono di Jin e sobbalzai.
Lo notò e mi chiese il motivo.
"Devo tornare a casa.. non posso rimanere fuori ancora. Domani ho scuola" scrissi velocemente sul blocco note che mi avevano dato.
Lui abbassò la testa, triste per le mie parole.
Cercai di rassicurarlo, chiudendolo in un abbraccio.
Mi fece sedere sulle sue gambe e mi tenne a sé.
La sua fronte contro la mia, occhi chiusi e bocca leggermente aperta.
Non avrei mai pensato che un umano potesse affezionarsi così facilmente, ma, a quanto pareva, era fattibile.
Passai la mia mano sulla sua schiena e lui divenne meno teso, un poco più tranquillo.
Aprì gli occhi e mi diede un leggero bacio sulla fronte, con un piccolo sorriso sulle labbra.
Mi chiese se mi potesse accompagnare a casa ed io accettai, visto il brutto tempo ma soprattutto per stare quegli ultimi miseri minuti con lui.
Entrammo nella sua macchina ed io sorrisi flebilmente, riuscendo a metabolizzare la situazione in cui mi trovavo.
Mi stavo veramente buttando tra le braccia della morte da solo?
La paura pervase il mio corpo e cominciai a tremare.
Non volevo tornare in quella casa e rischiare la mia vita soltanto per la mia sessualità.
Ma dovevo tornarci, dovevo.
La sua mano accarezzò la mia, per poi tornare sul cambio manuale.
Arrivati ad uno dei tanti semafori della metropoli, mi guardò negli occhi.
Vidi sincerità e compassione, ma anche amore verso il prossimo.
Quasi lo invidiavo per quei sentimenti così puri e visibili.
Ma piano piano anche la sua mano si fece strada verso la mia guancia.
Si avvicinò lentamente, anche lui tremendamente sotto pressione.
Vicino, più vicino.. feci anche io la mia parte ovviamente.
Mancava così poco, ma scattò il semaforo e dovette tornare a guardare la strada.
Mi accompagnò dove gli avevo indicato poco prima e mi abbracciò con forza.
Non volevo che se ne andasse, non volevo mi lasciasse solo nelle tenebre.
Ma non potevo dipendere da lui ne potevo costringerlo.
Mi staccai da lui, gli diedi un leggero bacio sulla fronte (mi dovetti mettere sulle punte e lui si abbassò per poterlo fare) e camminai.
Ogni passo sempre più distante, sempre più doloroso e malinconico.
Avrei mai rivisto quella persona che mi aveva protetto invece di picchiarmi? Non lo sapevo.
Aprii la porta di casa ed i loro visi si rivolsero verso di me.
Smisero di parlare, di sorridere, di fare qualunque cosa stessero facendo.
Mio padre si alzò e mi diede uno schiaffo in piena faccia, facendomi sbattere controllo il muro.
Aveva usato gli artigli da tigre, lasciandomi lo stampo e tagli nella mia guancia. Lo stesso idendico punto in cui, poco prima, avevo ricevuto una delle pochissime carezze che mi avevano mai dato. Che contrapposizione.
Non protestai, me lo meritavo.
Mi portò nello scantinato e sapevo cosa mi aspettasse. Continuò a ferirmi con la cintura e con la sua forma animale, anche per puro piacere personale, per poi tornare a tavola.
'quanto avrei dato per potermi sedere di nuovo con loro, come tanti anni prima'.
Rimasi a guardare il vuoto, disteso per terra con troppe ferite aperte e rosse fuoco.
Non avevo molto da fare e, dopo quella che sembrò un'eternità, mi alzai, cercando di non cadere.
Andai il più velocemente possibile nella mia stanza e cominciai a studiare, studiare e studiare. Non volevo guardarmi allo specchio, non volevo lavarmi, toccarmi, cambiarmi.
Non volevo fare nulla, solo affondare nei libri e non svegliarmi più.
Mi appoggiai su uno dei libri, non avevo le forze per fare più niente.
E mi addormentai sperando il meglio.
Il suono della sveglia risuonava nella mia testa ferendomi.
Avevo tremendamente mal di testa ma non potevo farci molto.
Mi lavaii e notai quanto fossi ridotto male. Cercai di coprire quanto meno la faccia con del fondotinta, con quasi un ottimo risultato, soltanto uno sguardo attento poteva capirlo.
Mi vestii con quei pochi abiti di cui disponevo,presi il mio quadernetto per parlare e la mascherina per coprire la bocca e la guancia ferita. Scesi velocemente le scale, pur di evitare la mia famiglia.
Scappai praticamente di casa, senza mangiare od osare avvicinarmi anche solo alla cucina, visto che poteva esserci qualcuno.
Mi ritrovai presto in quel parco dove andavo tutti i giorni, tra la scuola e la mia casa.
Mi sedetti e guardai l'ormai limpido cielo, ricordandomi di quelle strane persone che, fino a nemmeno 12 ore prima, mi stavano aiutando e rallegrando.
Scrissi tutto, tutto quello che stavo pensando, e disegnai leggermente.
Mi accorsi di star piangendo quando una goccia toccò la mia mano.
Avevo bagnato tutto il quaderno su cui stavo scrivendo e non riuscivo a smettere.
Più desideravo ardentemente che finissero, più continuavo a piangere. Era normale che scendessero, era le lacrime non piante il giorno prima.
Tutti i ricordi della sera riaffiorarono nella mia mente e piansi amaramente.
Per quanto pensassi che tutto ciò avesse senso e me le meritavo, provavo dolore.
Ma durante il tutto.. non versai nessuna lacrima, incapace di comprendere a pieno la situazione.
Dopo parecchio, mi calmai e già erano le 7.30. Ero in perfetto orario, come sempre.
Mi alzai dopo relativamente poco ed arrivai a scuola, dove mi aspettavano le occhiatacce e la mia punizione per essere nato.
Venni picchiato ma non voglio dilungarmi troppo su come o quando, soltanto che non mi stupiva avere un livido in più. Si staccarono velocemente, senza prima spaccarmi il labbro.
Prima di entrare in classe, abbassai la mascherina, mi pulii leggermente e, successivamente, mi sedetti nel mio solito banchetto: l'ultimo all'angolo della classe.
Vicino a me c'erano delle ragazze e qualche ragazzo, ma non potevo completamente dialogare, quindi mi misi a leggere come ogni ora di scuola. Qualche volta venivo interrotto da un flusso di pensiero e disegnavo, era quello che studiavo quindi tutto sommato era ineerente.
Le ore, facendo scarabocchi e qualche disegno importante, passarono velocemente e fu ora di pranzo presto.
E sobbalzai appena lo vidi.
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