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Mi svegliai, uscendo con lentezza da un opprimente stato di dormiveglia.
Intorno,tutto taceva.
Impugnai la bacchetta, sussurrai "Lumos" e una tenue luce si accese, mostrando il luogo dove avevo trascorso la notte. Sbattei velocemente le palpebre per accertarmi che ciò che avevo appena visto fosse la realtà e che non stessi ancora dormendo.
O no... No, no, no!
Non era possibile. Com'era potuto succedere?
Scesi dal letto, di fretta, quando qualcosa mi scivolò di tasca...
O meglio, quando qualcosa scivolò dalla tasca della felpa che indossavo e che non era mia.
-Ginny, tutto bene?- era la voce di Harry, che veniva dall'altro lato della porta. Immaginai che le mie guance fossero di un rosso più acceso di quello dei miei capelli.
-Sì, sì, grazie-
-La colazione è quasi pronta, quando vuoi scendi-
-Certo-
Quando i passi di Harry si furono allontanati, tirai un sospiro di sollievo.
Il problema, però, era che prima o poi dovevo uscire da quella stanza e superare l'imbarazzo. Harry probabilmente non ci avrebbe badato, ma io sì. Non solo per la mia reputazione, ma anche per quello che avrebbero pensato i miei genitori. Sì, insomma, io ed Harry non eravamo più dei ragazzini e speravo che sapessero che non stavamo a guardarci negli occhi, ma era la prima volta che passavo la notte da lui. E non era nemmeno stato per quel motivo!
Mi guardai allo specchio e vidi l'enorme bernoccolo che avevo nella parte sinistra della fronte.
Dio, che imbarazzo! Non tanto per l'ematoma in sè, quanto più per come me lo ero procurato.
La sera prima ero a cena da Harry con il piccolo Teddy. Il bimbo, di ormai cinque anni, non riusciva a stare fermo un attimo. Harry faceva di tutto per far felice il suo figlioccio e per evitare che distruggesse qualcosa. Perciò, quando, dopo cena, il bambino aveva iniziato ad insistere per giocare a baseball, lui aveva accettato. C'eravamo messi nel piccolo giardino dietro casa di Harry. Erano da poco passate le otto di sera, perciò c'era ancora luce, essendo estate. Io mi ero seduta su una sedia di plastica mentre Harry lanciava le palline a Teddy, che le colpiva con la mazza.
-Diventerò un bravissimo battitore!- urlava il bimbo.
Allora io gli dicevo che un giorno avremmo giocato insieme nella nazionale di Quidditch.
Però, diciamocelo, per il momento non era proprio bravissimo. Sarei dovuta stare attenta a non farmi uccidere più che a leggere un libro, perciò mi ero meritata la palla dritta in testa. Ma la grande figuraccia non era stata quella. Infatti, dopo che Harry aveva insistito per farmi guardare e Teddy si era scusato più volte con le lacrime ai bordi degli occhi, io, da grande furbona, avevo detto:-Tranquilli, vado a bagnarmi con un po' d'acqua fresca e passa tutto!-. Sì, lo avevo detto mentre salivo le scale diretta al bagno, guardando giù verso i due anziché davanti a me. Perciò mi ero meritata anche la testata contro il muro, nello stesso punto in cui mi aveva centrato la pallina. Ma il rotolare giù dalle scale come un sacco di patate mi sembrava un po' esagerato. Fatto sta che in due secondi mi ritrovai di nuovo al piano di sotto, ai piedi delle scale e di Harry e Teddy.
-Tranquilli, sto bene- avevo borbottato prima di svenire.
Mi ero svegliata una volta nel cuore della notte e mi ero infilata una felpa che avevo trovato perché avevo freddo. Non avevo badato a nient'altro perché ero subito tornata a dormire come un sasso.
Ma quella mattina i fatti del giorni prima mi colpirono come uno schiaffo. O una testata al muro. Non solo avevo fatto una figuraccia davanti al mio fidanzato, ma anche davanti al suo figlioccio di cinque anni. Se io fossi stata in Teddy, mi starei ancora prendendo in giro. Ma quel bambino è troppo adorabile per farlo.
Mentre cercavo di sistemarmi i capelli per coprire il bernoccolo, calpestai quello che era caduto dalla tasca.
Mi chinai per raccoglierlo. Era una scatolina in velluto rossa. Incuriosita, la aprii. Dentro c'era un bellissimo anello d'argento,con una pietra azzurra sopra. Mi tappai la bocca con una mano.
"Niente versi strani, Ginny".
Continuai a fissare l'anello per un po', fino a quando sentii dei rumori provenire da sotto. Allora richiusi la scatolina e mi decisi a scendere. Ma dove potevo metterla? Dove l'avevo trovata, certo. Allora mi sfilai la felpa, rimisi l'anello nella tasca e appoggiai il tutto sulla sedia.
"Ora cerca di fare una faccia normale e scendi" mi dissi guardandomi allo specchio.
Mentre scendevo le scale continuavo a pensare all'anello. Se non altro l'imbarazzo per la sera prima era scomparso.
-Stai bene, zia Ginny?- mi chiese Teddy quando mi vide arrivare.
-Benissimo- dissi sorridendogli e scompigliandogli i capelli.
Lui mi sorrise e si arrampicò sulla sedia. Io mi sedetti accanto a lui.
-Stai meglio?- mi chiese Harry quando arrivò dalla cucina con una padella in mano e una spatola nell'altra.
-Sì, tranquillo. Sto benissimo-
-Anche ieri sera l'hai detto e poi sei svenuta-
-Era per sdrammatizzare-
Teddy ed Harry parlarono di qualcosa che non avevo ascoltato per tutta la colazione. Ero troppo impegnata a pensare all'anello.
"Non può essere per il mio compleanno, dato che è già passato. E nemmeno per l'anniversario, dato che è già passato anche quello.Che sia per un'altra? No, impossibile. Allora... allora lui vuole..."
Finita la colazione tornai di sopra raggiante. Ero convintissima che Harry volesse chiedermi di sposarlo. Mi preparai per tornare a casa, dato che quel giorno saremmo andati a pranzo alla Tana.
Ma al pranzo non mi chiese nulla ed io iniziai ad innervosirmi. Lo accompagnai alla porta quando stava per andarsene.
-Devi chiedermi qualcosa?-
Lui sembrava stupito dalla mia domanda.
-Vuoi...un altro bacio?- chiese titubante.
Gli chiusi la porta in faccia.
Rifiutai tre suoi inviti ad uscire quella settimana.
"Ho l'allenamento fino a tardi".
"Sarò stanca per la partita".
"No, scusa, è il mio giorno di riposo".
Però devo dire che fui comunque stupita quando, la domenica mattina, me lo trovai davanti a casa.
-Mi vuoi lasciare?- mi chiese.
-Cosa? Magari tu vuoi lasciare me!-
-No, perché dovrei?-
-Perché non mi hai ancora...- mi fermai in tempo e mi misi la mano davanti alla bocca.
-Non ti ho ancora...?- mi incoraggiò lui.
-Niente,niente-
Harry sospiró. Inizió a grattarsi la testa, come se fosse nervoso. Poi prese un gran respiro e parlò.
-Ginny, ascolta, io ti amo e lo sai. E non sapevo come chiedertelo, volevo fare qualcosa in grande, ma non resisto più. Perciò, Ginny Weasley,mi vuoi sposare?- mi chiese tirando fuori la scatolina con l'anello.
-Oh, finalmente! Era una settimana che aspettavo questo momento!- dissi abbracciandolo.
-Cosa?-
-Niente, niente-.
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