☆ - Capitolo 5
Quella stanza era decisamente troppo calda. Troppo. Alfred si sentiva soffocare e la gelida canna della pistola sulla tempia non lo aiutava affatto.
« Rilassati, americano.»
« Facile a dirsi!» sbottò Alfred.
Quando Ivan gli aveva parlato di giocare... non pensava intendesse la roulette russa! Era un fottutissimo psicopatico! Si facesse curare!
« Credi in Dio, americano?»
Alfred non sapeva bene come rispondere. Avrebbe voluto dire di sì, tuttavia avrebbe dovuto aggiungere che con Dio non aveva rapporti da tanto, da quando il Signore lo aveva dimenticato, come un figlio rinnegato. Quindi preferì tacere.
Ivan sorrise.
« Credi nel destino, americano?»
« Solo se sono io stesso a controllarlo.»
Ivan sogghignò.
« E - il russo appoggiò il viso nell'incavo fra il collo e la spalla di Alfred, mormorando con voce profonda - se provassi a dar lui fiducia? Non potrebbe esser appagante, esser libero?»
Alfred si decise a premere quel grilletto.
—
« Hey Jones, come va con Braginski?» la voce calda del collega rimbombò nelle orecchie dell'interpellato, che divenne viola in viso.
Ovviamente l'Eroe riuscì a mascherare l'imbarazzo con una risata.
« Certo! Basta imparare a capire da dove e come prenderlo.» Sorrise Alfred, pensando che semmai bastava farsi prendere.
Mancava poco a Natale e lui attendeva impazientemente le ferie per tornare dai suoi. Da quando avevano avuto quella perdita erano ancora più uniti di prima. Erano rinati assieme, come una fenice.
Si chiese cosa avrebbero pensato se avessero saputo di lui e Ivan.
Probabilmente Francis avrebbe iniziato a sghignazzare, a dirgli quanto fosse fiero di lui e a riempirlo di domande a dir poco imbarazzanti, mentre Arthur avrebbe cercato di cacciarlo di casa. Poco ma sicuro. Si chiese anche come avrebbe fatto a passare tutto quel tempo senza l'amante, ormai erano inseparabili.
Alfred sospirò.
Si era cacciato in un bel guaio.
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