capitolo 9 fantasmi del passato
Il dolore è talmente forte che persino urlare è difficoltoso per Calipso.
Non le resta che ingoiare l'amaro del suoi ansimi mentre le mani di Elia cercano di tenerla ferma.
L'hanno trovata stesa a terra, senza nemmeno la forza di urlare.
In una pozza di sangue che si allargava ad ogni secondo.
"Deb sta arrivando.
Sta ferma."
Quasi la supplica l'elfo, ma per la lupa non è facile.
Il pugnale che si ritrova nella coscia non è un semplice pugnale.
La lama, una volta entrata nella carne, si è aperta a tre.
Rendendola impossibile da estrarre, poiché potrebbe squarciare la carne e le vene.
In più da qualche secondo ha iniziato a rilasciare un veleno che la rende immune dagli incantesimi e che le da un bruciore quasi insopportabile.
E per questo che Deb si è trovata costretta ad andare a chiamare Tristano.
Poiché per togliere il pugnale dovrà fare una pseudo operazione senza poterle fare anestesia.
Appena Tristano entra nella stanza, il cuore gli sale in gola con un senso di nausea.
La lupa è stessa sul letto in preda agli spassi, mentre Elia cerca di tenerla ferma come può.
"Cazzo, è peggiorata."
Sussulta Deb, avvicinandosi all'amica.
Le passa una mano sulla fronte, costatando che la febbre si è alzata di colpo.
Sentendosi impotente davanti all'espressione addolorata dell'amica.
"Dobbiamo muoverci in fretta."
Sussurra la strega, aprendo una borsa che ha recuperato in infermeria.
E si ferma quando nota Tristano ancora immobile alla porta.
È pietrificato e confuso.
Tra le parole di quella vampira e questa scena, non sa davvero a che conclusioni arrivare.
"Ti vuoi dare una mossa?
Togliti quell'espressione da imbecille, se sopravviverà te lo spiegherà lei."
Sorprendentemente è Elia a parlare.
Mostrando una preoccupazione verso la lupa che lascia tutti a bocca aperta.
I due si sono parlati rarissime volte e per lo più ringhiandosi contro.
Eppure ora è qui, a tenerla ferma, a pregare gli dei che Calipso sopravviva.
Tristano finalmente si riprende è corre al suo capezzale.
Si posiziona alla destra del letto, mettendo una mano sulla sua spalla e sul bacino.
Lo stesso fa Elia, in modo da tenerla più ferma possibile.
Mentre Deb si mette seduta sui suoi piedi, in modo da immobilizzarla completamente.
La strega sospira, tenendo con mano ferma un bisturi.
Ma prima di iniziare, guarda l'amica nella speranza che la senta.
"Farà un male cane, perché a causa del veleno non posso anestetizzare in nessun modo."
Per fortuna la lupa è ancora cosciente, anche se si limita ad annuire e a chiudere gli occhi in un sospiro.
La lama che taglia la carne da un bruciore e un dolore che è come una scossa in tutto il corpo.
Tanto da fare spalancare gli occhi blu elettrici della lupa, facendole trattenere dolorosamente un grido.
Deb si morde il labbro, lavorando con mano ferma, continuando a ripetersi che andrà tutto bene.
Che per non farla soffrire più deve sopportare molto dolore.
La ferita inferta dal pugnale viene allargata.
Deb deve passare spesso delle garze pulite per la presenza di troppo sangue.
Che ormai a imbrattato il letto, il pavimento, i vestiti e le mani della strega.
Elia di istinto alza lo sguardo su Tristano.
Trovandolo stranamente tranquillo nonostante alcuni schizzi di sangue siano arrivati sul suo braccio.
Un vampiro di basso rango sarebbe già impazzito.
E invece Tristano ne sembra immune, quasi indifferente.
Facendo capire ad Elia che il vampiro è molto di più di quel che sembra.
Ma Tristano non si accorge minimamente dello sguardo curioso dell'elfo.
Troppo preso ad osservare la smorfie infernali della lupa.
La stessa che gli ha fatto credere di essere rimasta a casa.
E invece è sempre stata accanto a lui, nascondendosi in una infame bugia.
Mentre Calipso viene investita da scariche di dolore, il vampiro sente addosso i sensi di colpa.
Tutte quelle velenose parole che gli ha sputato addosso ma anche il suo sguardo indifferente e freddo.
"Sei un ottima attrice lupa, meriteresti l'oscar."
Sussurra, stringendo la presa sulla gamba di lei, odiandosi per come la sta stringendo per tenerla ferma.
Ripetendosi che lo fa per lei, anche se sembra così sbagliato.
"Ok.
Ora tirerò fuori il pugnale.
E sarà molto doloroso."
Li avvisa la strega, dopo aver creato un buon varco per toglierlo.
Sapendo che quando lo farà, la lupa proverà un dolore mai provato prima.
Stringe il manico del pugnale, mentre i due uomini stringono la presa sulla lupa.
Respiri profondi e il pugnale viene strappato via, insieme ad un ululato straziante della lupa.
Che, istintivamente, si libera dalla presa dell'elfo, lanciandosi tra le braccia del vampiro.
Tristano è scioccato dalle braccia di Calipso che gli stringono il busto mentre il viso della donna si è nascosto sul suo petto.
"Non è finita."
Sussurra Deb, mettendo via il pugnale.
Andando per qualche secondo in panico.
La lupa ha perso molto sangue e la maggior parte è addosso a lei.
Facendole ricordare quando in passato era il suo sangue a imbrattare i vestiti.
Era lei quella con ferite disumane sulla pelle.
Era lei a cercare un abbraccio, mentre le sue mani erano incatenate a un muro.
Il suo sguardo diventa un viola tendente a un bordò.
Assente mentre pare fissare le gocce di sangue cadere a terra dalle sue mani.
Quello stesso sangue che la sta affogando nel suo passato.
Ed Elia lo percepisce, la sente dentro quella angoscia che sta stringendo la gola della strega.
Osserva la lupa ancora sofferente tra le braccia del vampiro, che la stringe a sua volta.
E si avvicina alla strega, prendendole il viso tra le mani anche se così facendo le sta macchiando le guance di rosso scarlatto.
"Riprenditi strega.
Ha bisogno di te ora.
Quindi scappa da ieri e torna ad ora."
Le sussurra con voce rude e dura, osservando i suoi occhi tornare normali.
Anche se lucidi e un po' confusi.
Deb non sa se sono state le parole dell'elfo a risvegliarla.
O il suo tocco delicato, subito per la prima.
Ma sente anche i versi strizzati della lupa e capisce che non ha il tempo di disperarsi per ciò che è stato.
Ma deve pensare a ciò che è oggi.
Annuisce, allontanandosi con sofferenza dalle mani di Elia.
Che si mostra freddo, mentre dentro sente già la mancanza della sua pelle morbida e accaldata.
"Dimmi come posso aiutarti."
Le chiede, mettendosi al suo fianco.
Deb guarda la lupa, che in pochi secondi si è messa in braccio al vampiro.
Che continua a guardarla, stringendola a sé.
"Passami quella ciotola e le erbe."
Torna sicura di sé la strega, pulendo le mani su un brandello di lenzuolo ancora per poco pulito.
Intanto Elia esegue senza far domande.
Passandole tutto ciò che le serve.
"Prendi dell'acqua pulita."
Continua la strega, mostrando un indole al comando che fino ad ora non si era illuminata così.
Intanto Calipso stringe tra i pugni tra i pugni la camicia bianca del vampiro.
Respirando il suo odore, trovando una strana calma nonostante sappia di polvere e tempesta.
Un odore sporco, eppure in grado di pulire la sua mente da strane agonie.
"Va tutto bene lupa.
C'è il tuo amato pipistrello a salvarti."
Si nasconde dietro l'ironia Tristano.
Poiché vedere la lupa in questo stato è un colpo nel petto fino a rischiare di rompere la cassa toracica.
E sicuramente meglio vederla stronza che in questo stato.
Questa è ormai una certezza per il vampiro.
La presa della lupa aumenta mentre dell'acqua le viene versata sulla ferita.
E Tristano la stringe a sé quando la sente tremare a causa della sostanza che Deb le sta spalmando sulla ferita.
Altri ululati quasi lo rendono sordo, senza far diminuire la stretta.
Continuando a tenerla a sé.
Ferita si riscalda, come se ci avessero versato lava, spingendola a richiudersi.
Sono attimi di urla e dolore, mentre il veleno viene annientato e la ferita richiusa.
I tre rimangono vicini alla lupa, con nessuna intenzione di allontanarsi.
Volendo rimanere finché la lupa non starà meglio.
Tristano le accarezza il capo, mentre l'altra mano la tiene se non bastassero i pugni della lupa sulla camicia.
Mentre Deb ed Elia rimangono in due angoli ben distanti tra loro.
Ognuno nei suoi più oscuri pensieri.
Perché è questo l'effetto che fa il sangue.
Risvegliare macabri passati che cercano di tirarti a fondo nella oscurità.
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Sono ormai passate molte ore, tanto che la mattina è diventata sera.
Elia e Deb sono tornati ai loro lavori, lontani tra loro.
Mentre Tristano non si è mosso dal capezzale della lupa.
La guardata per tutto il tempo.
Osservando la sua pelle riprendere colore, la ferita chiudersi e il tremolio scomparire dal suo corpo.
E rimasto in silenzio, fluttuando tra i suoi pensieri.
Tutti concentrati sulla lupa.
Su questa donna combattiva che è rimasta nell'oscurità.
Che diceva di non voler partecipare per paura di ferirsi.
E alla fine aveva tutte le ragioni.
L'unica cosa su cui a dubbi il vampiro, è se sarebbe finita diversamente se era con lei.
Se avesse potuto difenderla.
L'unica certezza è che se non fosse stata lì, sarebbero finiti in una trappola.
Poiché attraverso Elia ha saputo come sono andate le cose.
Il vampiro si passa le mani tra i capelli, cercando di rilassare i nervi tesi.
Cosa che non succederà finché lei non si sceglierà.
Ha tante cose da chiederle, tanti perché.
Come per esempio perché l'ha fatto.
Perché ha rischiato tanto per una causa che non sentiva sua.
Ma chissà se troverà risposte.
Conoscendo la lupa gli risponderebbe che era annoiata o che di trovava li per caso.
Ancora i brividi gli sfiorano la schiena per quello che è successo questa mattina.
Per come la lupa si sia aggrappata a lui come se fosse la sua unica ancora.
A lui non ha potuto tirarsi indietro, ricambiando e accogliendo la sua supplica di non lasciarla da sola.
Il loro rapporto sta evolvendo in un qualcosa che non è ancora chiaro.
Una amicizia legata da un passato disastroso che li ha portati qui.
Forse quello che li ha legati è la mano tesa che si sono ricambiati.
O forse la consapevolezza di capirsi nonostante le incomprensioni.
Qualsiasi cosa ci sia tra il vampiro e la lupa è destinato a crescere.
E a persistere oltre ogni Tempesta.
Il sole cala lento nella culla della fine del giorno.
Tristano osserva dalla finestra i raggi del sole scendere, come se una pugno stesse afferrando il sole, rubandolo dal cielo.
Un spettacolo che toglie il fiato, spezzato dai versi bassi della lupa che subito attira il suo sguardo.
Calipso, con ancora il respiro debole, socchiude gli occhi.
Ringraziando che non ci sia la luce a infastidirla.
Nella mente nulla, ma lo sguardo è già su di lui.
Su Tristano ancora immobile vicino alla finestra.
"Sei proprio un pipistrello fastidioso e appiccicoso."
Di tutte le cazzate che poteva dire, questa è davvero la peggiore.
Calipso si nasconde dietro l'ironia, ma Tristano non sorride.
Non ha preso bene la sua battuta.
"Proprio un bel momento per scherzare lupetta.
Mi farei una bella risata se non fosse che vorrei ucciderti per quello che hai fatto."
Calipso rimane con gli occhi spalancati.
Non ha mai visto il vampiro tanto incazzato quanto preoccupato.
Sa che ormai sa tutta la verità, negare non serve niente.
Perciò potrebbe aprirsi, ma per quanto lei voglia farlo, invece conclude con girarsi dandogli le spalle.
Sbuffando annoiata.
"Evita la predica, non sono fatti tuoi."
La voce bassa della lupa è un sussurro.
Ma in Tristano è un macigno che è appena stato lanciato sul suo petto.
"Non osare dirmi di farmi i cazzo miei.
Hai appena rischiato la vita per me.
Perciò è un problema m..."
Ma la lupa si volta verso di lui, inchiodandolo con il suo sguardo oscenamente blu.
"Non lo fatto per te.
Perciò non aver pena.
Non è colpa tua, volevo solo un po' di avventura."
Una voce robotica, spenta e piatta con una pozzanghera d'acqua.
Tristano nella sua voce, nei suoi atteggiamenti, sente una tale indifferenza da esser lava nelle vene.
I denti che spuntano e il respiro fa in overdose da rabbia.
"Smettila di fingere che non te ne frega nulla.
Smettila di voler sembrare forte.
Smettila di allontanarmi."
Urla lui con tutto il fiato che ha in gola.
Facendo esplodere finalmente un po' di umanità negli occhi blu dell'omega.
"Eri lì per noi, per tutti noi.
Lasciandoci credere che non ne volessi sapere nulla.
Perché?
Perché non vuoi lasciarti aiutare?
Perché non compatti con noi, invece che per no?"
Parla talmente veloce, che alla fine deve prendere un lungo respiro.
Drogandosi delle mille emozioni che sfiorano gli occhi della lupa.
Paura, tristezza, angoscia e rabbia.
Che si fa ben sentire nella sua voce bassa e ringhiata.
"Combattere insieme vuol dire coprirsi le spalle vicenda.
Rischiare la vita uno per l'altro.
E io non lascerò che qualcuno soffra per salvare me.
Non lo permetterò mai più."
I due continuano a guardarsi in guerra.
Mentre dentro di sé vorrebbero solo stringersi.
"Stiamo per affrontare una guerra, sono rischi che abbiamo già messo in conto.
E se dovessi sacrificare la mia vita per te, io lo farei."
Tristano riesce appena a finire la frase prima di ritrovarsi sbattuto contro il muro.
Con la mano della lupa al collo, ad inchiodarlo contro il muro.
"Non devi nemmeno pensarlo.
Mai e poi mai qualcun'altro morirà per me."
Ha già visto la lupa incazzata.
Ha già visto i suoi occhi bruciare di passione.
Ma ora, non c'è solo rabbia nei suoi occhi.
Ma un'angoscia dolorosa e pesante sulla coscienza.
La presa è debole, le gambe le tramano.
Ma nonostante ciò e la ferita ancora acerba, la lupa non abbassa lo sguardo.
"Per questo non voglio nessuno intorno.
Nessuno da dover piangere una volta seppellito."
Tristano stringe i denti, non sopportando il dolore che questa donna si porta addosso.
Delicatamente l'afferra dai fianchi alzandola da terra, spostandola velocemente vicino alla finestra aperta.
"Guarda, guarda cosa stiamo costruendo."
Calipso riprende il respiro mancato e spalanca gli occhi, osservando fuori dalla finestra.
Osserva la gente passeggiare per le strade.
Le stalle aumentate, come i forni e i campi.
Osserva il popolo vivere sereno e senza paura.
"Ora non puoi più avere paura di perdere qualcuno.
Perché la vita è meschina e molti di loro potrebbero morire di vecchiaia, malattia o avere un incidente.
E poi che farai?
Darai la colpa a te stessa?"
Calipso stringe gli occhi, vietandosi di guardare.
Lasciando che una lacrima scivoli sulla sua guancia.
"Non è la stessa cosa."
Si libera velocemente della presa di Tristano, sedendosi sul letto, ormai senza forze.
L'adrenalina è scomparsa e la stanchezza della ferita pesa sul suo corpo.
"Parlami.
Raccontami cosa ti sta uccidendo, perché vivi in questo senso di colpa."
Tristano si inginocchia davanti a lei, cercando il suo sguardo che gli è però negato.
Calipso tiene gli occhi chiusi, non volendo incontrare lo sguardo impietosito.
"Ti prego."
Tristano le prende le mani, legandola a lui.
Creando un contatto, un punto fermo per lei.
Un porto sicuro.
Cosa succede in Calipso, lei non lo sa.
Sente solo il calore di lui che scorre sulla sua pelle.
E non è il suo corpo, ma la sua anima che elegante sfiora quella di lei.
"Ero schiava di un alfa, cosa normalissima per un omega.
E non ero da sola in quella casa."
Calipso mantiene gli occhi chiusi, lasciando che il suo passato diventi un bagaglio da portare in due.
Con Tristano che rimane immobile pronto a portarlo sulle sue spalle.
"Eravamo in tante e molte sono morte o di disperazione o uccise.
Non le conoscevo, non vivevamo tutte insieme, anzi venivamo isolate per renderci poi deboli."
I dettagli non servono, non c'è bisogno di ricordarli.
Di raccontarli.
L'oscurità creata dalla morsa delle palpebre chiuse, è una stanza dove prende vita il suo passato.
"Un giorno nella mia stanza venne portata una ragazza.
Più grande di me di qualche anno e meno anni di prigionia.
Ci fu subito un legame tra di noi, non so il perché."
E invece lo sa il perché.
Ma è difficile da spiegare quel sentimento che si crea dal dolore, dalla paura e dall'angoscia di vivere ancora.
E la mente sprofonda nell'oscurità.
Ed è come tornare in quella fetida stanza.
E Calipso vede la sua amica davanti a sé.
La vede essere trascinata nella stanza e buttata sul pavimento polveroso.
Sente sulla mani il sangue.
Sente nelle orecchie le urla di dolore e terrore.
"Calipso."
Sente le catene sui polsi ad impedirle di aiutarla.
Vede la disperazione nei suoi occhi blu come i propri.
"Calipso."
Ritorna a quella Prigionia.
A quando preferiva subire la sadicita di quell'animale.
Che vederlo subire alla sua compagna di disavventure.
E sente la disperazione diventare rabbia.
"Calipso calmati."
Il bisogno di sopravvivenza, la morte che ti segue come un ombra e si fugge dal suo abbraccio.
Le urla tappano le orecchie e si può solo lottare o scappare.
"Calipso."
Tristano urla a squarciagola, risvegliando finalmente la lupa dai suoi incubi.
Calipso fissa Tristano, immobile e sporco di sangue davanti a lei.
A lei che è in forma di lupo, con gli artigli che graffiano il legno del pavimento.
Con il respiro che le si blocca in gola come dopo una corsa.
"Va bene così, non sei ancora pronta a raccontarlo."
Sussurra lui, mantenendo l'immobilità per non spaventarla.
Confuso quanto lei su quanto sia accaduto.
Dopo aver nominato quella pseudo amica, Calipso ha perso la percezione della realtà.
Trasformandosi in lupa, lottando contro i fantasmi del suo passato.
A nulla sono servite le urla di Tristano contro gli ululati di disperazione.
E provarla a fermare ha solo peggiorato la situazione, rischiando che la lupa lo azzannasse.
Calipso fissa il vampiro, fissa il suo finto sorriso cortese.
Cercando di credere alle sue parole, alla consapevolezza che per lui vada bene così.
E mentre lui le dà le spalle, lei sente che sta scappando.
E lui si avvicina alla porta e lei è finalmente libera.
Fuggiasca di una prigione.
"Aspetta."
Come quella notte, scappare o lottare.
Ma questa volta farà la scelta giusta.
"Una sera siamo riuscite a fuggire, credevamo di avercela fatta.
Ma invece la pioggia ha guardato triste me che fuggivo e lei che morirà per difendermi."
Non ha il coraggio di guardarlo in faccia.
Non ha il coraggio di confessare la verità, ma glielo deve.
A lui, a Mary.
"Lei è morta in atroci sofferenze per difendermi.
Mentre vigliacca fuggivo lontano."
Questa è la storia, la verità, la macchia di sangue sulla coscienza.
Due mani fredde si posano sulle sue guance bagnate.
Obbligandola a ricambiare lo sguardo di lui.
"Non è colpa tua.
Non potevi nulla, se non vivere anche per lei."
Ci prova Tristano a consolarla.
Ma il senso di colpa ha fatto ormai radici profonde dentro di lei.
"No se questo respiro che mi batte in corpo potrebbe averlo anche lei.
E non posso vivere nella paura di vedere un'altra persona a cui tengo, cadere per salvare me.
La mia vita non vale il sangue di un'altra."
E Tristano stringe la presa sul suo viso, come se potesse salvarla dall'abisso in cui sta cadendo.
"Ogni vita è importante.
Ogni vita è degna di essere vissuta."
Ma Calipso già sfiora il fondo con la punta delle dita.
Aspettando di posarci i piedi.
"Non la vita di una omega."
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