capitolo 25 cambiamenti
E passato ormai un mese, l'autunno lento lascia il passo all'inverno.
E i primi venti freddi sfiorano il volto del gruppo in viaggio.
Quante cose possono cambiare in trenta giorni?
Tante, troppe o troppe poche.
Durante il loro viaggio, attaccando piccole carovane di passaggio, sono riusciti a salvare alcune Omega insieme ad un pugno di vampiri, teltrasportandoli nel branco degli emarginati.
E nonostante fu festa per aver salvato una decina di uomini e donne, eppure a Calipso sono sembrati poco.
Sempre troppo pochi.
Il loro passo è più tranquillo e silenzioso, una calma malinconica sicuramente dovuta alla mancanza di Cora e Nora.
Le due sirene infatti, non somo più in viaggio con loro.
E la loro mancanza si sente fortemente, ma è giusto così.
Poco più di una settimana fa, sono riusciti con qualche fatica a salvare da una piccola asta un gruppo di sirene in pessime condizioni.
Tra di loro c'erano anche tritoni, ma gli uomini di questa razza sono molto meno preziosi delle donne.
E così, sono destinati ad essere semplici svaghi e attrazioni per le donne annoiate di alto rango, come le streghe e le vampire nobili.
Comunque, Calipso ha ordinato alle gemelle di andare con loro nel branco degli emarginati, per poterle aiutare a riprendersi dal trattamento che i cacciatori hanno fatto subire a quelle povere ragazze.
Con la promessa di ritornare da loro, appena la situazione glielo permetterà, attraverso il legame del loro medaglione e quello di Calipso.
Deb si lascia attraversare da un brivido, ricordando la notte che oscura e tenebrosa li ha accompagnati in quel salvataggio.
Il cielo era sereno e il vento aveva smesso di soffiare mentre Cora e Nora piangevano , si disperavano guardando le loro sorelle in gabbia.
Con le loro splendide code rovinate da strappi e tagli.
E i loro visi deturpati da quelle maledette museruole.
Hanno pianto, le gemelle, urlato per la sofferenza.
Per poi raccogliere le proprie lacrime e distruggere furiose quel piccolo accampamento che ospitava cacciatori e compratori.
Calipso e gli altri non hanno mosso un passo.
La rabbia verso tutto l'odio che hanno riversato sulla loro razza è bastata alle sirene per radere al suolo tutto, con le loro sole forze.
Uno spettacolo angosciante e pieno di terrore che ha spinto chiunque a fare un passo indietro, persino i loro amici.
L'acqua dei boccali e dei fiumi, a salire verso l'alto.
Come se il mondo si fosse capovolto e la terra stesse piangendo verso il cielo.
Le urla di dolore sono diventate grida di rabbia.
Onde sonore che hanno trapanato le orecchie dei loro nemici fino ad arrivare al cervello, rendendolo poltiglia nei loro crani.
Il risultato, uno spettacolo macabro di corpi che cadevano giù uno dopo l'altro, con il sangue a colare dalle orecchie mentre le pupille erano ormai esplose.
Mai Calipso e gli altri hanno visto questo lato oscuro e assassino delle creature degli abissi.
Scoprendo che le sirene possono essere docili donzelle incantatrici, ma anche terribili assassini.
Deb si stringe tra le proprie braccia, cercando di riscaldarsi tra i brividi del ricordi e quelli della stagione incombente.
Solo quando un braccio forte e robusto gli si posa sulle spalle, riesce finalmente a sentire un po' di calore.
"Tutto bene?"
Gli chiede Elia, stringendola a se, sollevato quando la sente sospirare più serena.
I due nell'ultimo mese si sono avvicinati molto, tra attimi di semplice silenzio e altri a chiacchierare di loro.
Trovando uno strano equilibrio, nella loro conoscenza non iniziata nei migliori dei modi.
Dopo tutto quello che è successo, Elia non ricorda nemmeno più perché aveva tanto odio verso di lei.
Una bugia, ricorda bene l'odio che ancora prova verso le streghe.
Soprattutto verso quelle che tanto hanno fatto tremare la sua compagna.
Quello che in realtà non ricorda è la sua presunzione di fare tutta l'erba un fascio.
Di non vedere la bellezza nel sorriso che Deb gli dedica ogni giorno.
E sa quando si è reso conto di ciò che stava perdendo.
Quando ha visto scolpire quello splendido sorriso per giorni, da quella notte in cui si sono uniti a quando finalmente lei lo ha perdonato e hanno iniziato a conoscersi.
Deb non lo sa, ma Elia da qualche tempo ha recuperato completamente la memoria per quanto riguarda quella notte.
Quella bellissima notte.
Ma preferisce non dire nulla, lasciare quella notte in un cassetto per poter conquistare ad ogni giorno la sua fiducia e potersi unire a lei nelle piene capacità mentali e non sulla base di un ricordo sfocato.
Per ora i momenti intimi si sono limiti a baci rubati e ad altri cercati, preferendo i momenti a parlare durante le lunghe camminate o le notti insonne sotto le stesse.
L'unica cosa di cui non hanno mai parlato, sono i loro passati.
Elia non ha detto parola della sua vita prima dell'attacco delle streghe.
E Deb non ha mai raccontato il perché e il passato legato a Maddalena, la strega che la terrorizza tanto.
Il passato rimane per loro un tabù, ma forse è meglio così.
Abbandonare chi loro erano per costruire chi loro sono e il noi futuro che verrà.
"Siamo quasi arrivati, ci accamperemo prima del bosco."
Avvisa Calipso, continuando a camminare davanti agli altri, ascoltando ciò che la circonda e il vento che trasporta l'odore di un branco nelle vicinanze.
Il giorno sta ormai eclissando verso il tardo pomeriggio.
E se ci sarà da dover combattere contro questo branco, preferisce farlo con il sole del giorno e nel pieno delle loro forze.
Come hanno fatto nell'ultimo mese.
Il loro passo è diventato molto più prudente, preferendo strade alternative anche se più lunghe e un minimo utilizzo di magia, in modo da non aver più spiacevoli incontri.
Una strategia che fin'ora a funzionato molto bene.
Deb sbuffa, sentendo le proprie mani come legate.
Poiché nell'ultimo mese si è dovuta limitare a piccoli incantesimi e ad alzare cupole molto meno potenti di quelle solite sue.
Ma, nonostante sia frustrante doversi trattenere, hanno ragione a seguire questo andamento.
Più sicuri contro i nemici che hanno alle calcagne.
Di piccoli agguati ne hanno subito altri, anche se tutti superati senza problemi garanzie alle loro capacità.
Ma sono comunque scontri che hanno confuso molto tutti, soprattutto Caleb.
Nell'ultimo mese sono stati molto attenti, evitando qualsiasi contatto con altri branchi o qualsiasi magia anche da parte delle sirene.
Eppure quei disgraziati si trovano sempre a un passo dietro di loro.
Tanta la rabbia che una sera, dopo l'ennesimo agguato, Caleb non è riuscito a controllare la trasformazione.
Ringhiando al cielo che avrebbe trovato chi tradisce il loro viaggio, non avendo alcuna pietà né che fosse donna, bambino o altro.
E nonostante tutti abbiano provato a calmarlo nessuno se le sentita di contraddirlo.
Ormai è chiaro a tutti che qualcosa o qualcuno riferisce i loro passi e ciò li ha resi più paranoici e prudenti.
Soprattutto Calipso.
Già, Calipso.
Lei è il cambiamento più grande e il più inesistente in questo mese.
Poiché sembra essere tornata la lupa che Tristano a conosciuto la prima volta che si sono incontrati.
Fredda, controllata, indifferente, insofferente.
E forse, inumana.
Quell'aspetto umano e fragile che aveva fatto riaffiorare in lei, sembra essere tornato un bocciolo che il freddo gela in attesa della primavera.
Si aspettavano lacrime, sofferenza, urla e rabbia dopo quello che ha subito da Omar.
E invece niente, il niente.
Sembra essersi spenta tra la neve che già è pronta a cadere nei prossimi giorni.
E Tristano, non smette di chiedersi quando la vedrà esplodere.
Quando la lupetta si lascerà andare alla tempesta che sta covando dentro la sua anima.
L'unica cosa che riesce a rallegrare il vampiro, è la piccola lupa che ormai viaggia sulla sua schiena, preferendo lui a Vic come compagno di viaggio.
E non solo.
Dopo quel bacio dato per disperazione e consolazione, i due non si sono separati un attimo.
Vivendo questo sentimento che è ancora appena un giglio, curandolo con calma e amore finché non diventerà un bel fiore da cogliere.
Anche per loro il passato è un tabù e anche a loro sembra che vada bene così.
Vivendo il presente e sognando il futuro.
In realtà questa è una caratterista che tutti del branco degli emarginati hanno.
Abbandonare il passato lnella possibilità di ricominciare da capo.
Liberi di poter vivere oggi e costruire il domani.
L'unica ancora che non riesce a lasciare che il passato diventi tale è Vic.
Lei che ancora si sente legata a quel passato in cui c'erano solo lei Ester.
In cui la lupa si fidava solo di lei, in cui era sulla sua schiena che si addormentava durante le lunghe camminate.
Mentre ora è finita infondo alla fila, a guardarli con invidia.
Il suo in realtà è sano egoismo.
Poiché per una volta la vita le aveva donato un qualcosa che era solo suo, mentre ora vede quel dono sorridere grazie a qualcuno che non è lei.
Ha sempre saputo che Ester non corrispondeva il suo amore.
Ma a Vic piaceva illudersi che qualcosa poteva cambiare e che, all'improvviso, Ester si accorgesse di lei.
Mentre ora, guardarla stretta a lui,vedere i tuoi occhi innamorati guardare solamente Tristano.
Distrugge la speranza, quella piccola illusione, di cui Vic era tanto innamorata.
Si sente crudele a provare tanta invidia, poiché l'amore verso la lupa dovrebbe risplendere nel vederla finalmente felice e innamorata.
Mentre invece sente solo come un coltello nel petto, che Ester spinge sempre più in profondità ogni volta che sorride o bacia il vampiro.
Si costringe a distogliere l'attenzione da loro, volendo convincere se stessa che andrà meglio.
E che anche lei si innamorerà di nuovo, deve solo aspettare che il suo cuore freddo e ferito torni a battere ancora più sano di prima.
"Stai bene?"
Gli chiede Caleb, nonostante sappia cosa sta passando la vampira.
Poiché proprio lei gli ha confessato il mal d'amore che ha ormai infettato il suo cuore.
Entrambi, costretti ad allontanarsi da ciò che il loro cuore desidera, hanno trovato un legame, una amicizia se pur nata dalla sofferenza e il rammarico.
Spingendoli a sostenersi a vicenda nelle loro pene d'amore e nel loro essere masochisti nel guardare le due coppie felici.
"No, ma so che starò bene.
Forse non oggi, ma un giorno anch'io troverò qualcuno che mi farà sorridere in quel modo.
E anche tu lupacchiotto."
Caleb sorride, iniziando a pensare che sia un vizio dei vampiri dare strani nomignoli, come infatti fa anche Tristano.
Ma poi alza lo sguardo verso la prima fila e il sorriso lentamente si sgretola.
"Mai perdere la speranza."
Continua Vic, intuendo cosa abbia rattristato di nuovo l'amico.
Senza sapere che in realtà la speranza è l'unica cosa a cui ormai si aggrappa Caleb.
Una speranza che vacilla ormai da mesi.
Tra alti e bassi con Calipso, credeva di aver trovato un equilibrio.
Un piccolo punto da cui partire per conquistare la lupa.
Ma dopo quella fatidica notte al branco black Silver, tutto si è perduto.
E lui non sa più su cosa posare le proprie speranze.
Sotto consiglio della vampira, a provato a parlarle.
Ma senza ricevere nulla in cambio, se non risposte di cortesia.
E quando una notte la fermata, pregandola per il perdono, la lupa a semplicemente annuito dicendo che ormai era passata, che lei stava bene.
Ma allora, se sta bene come lei dice, perché la notte trema?
Perché dorme con un occhio aperto?
Perché mentre cammina non riesce quasi a respira per quanto i suoi sensi sono attivi su ogni singolo rumore che li circonda?
Perché anche un semplice tocco, la fa fuggire?
E quest'ultima sofferenza, l'hanno notata tutti gli uomini nel gruppo.
Poiché chiunque l'abbia anche solo sfiorata, si è ritrovato davanti due occhi blu tempesta e disprezzo per ciò che non si può definire nemmeno un tocco.
Come quella volta in cui Elia gli ha passato una ciotola e nel sfiorare le dita, lei si è allontanata di scatto, facendo cadere l'acqua e il contenitore a terra.
O come pochi giorni fa, quando durante un combattimento, Tristano gli ha proteso la mano per aiutarla ad alzarsi, ma lei a guardato quella mano con freddezza per poi rialzarsi da sola.
Sola, come ha combattuto da sola ogni scontro che hanno affrontato, impedendo a chiunque di aiutarla.
E ogni volta che è successo tutto questo, lei si è chiusa nel silenzio, allontanandosi con qualsiasi scusa plausibile.
Anche semplicemente dicendo che era stanca e andava a dormire nonostante fosse ancora presto e non avesse toccato cibo.
Tutti si sono accorti che qualcosa in Calipso si è rotto.
Ma nessuno può far nulla per aggiustarlo, poiché la lupa ha ormai allontanato tutti.
Forse persino se stessa.
Il gruppo si ferma dietro al passo interrotto di Calipso.
Questo è il luogo dove si riposeranno.
Lasciano cadere a terra i borsoni pieni di viveri e strumenti, mentre Tristano fa scivolare con dolcezza Ester dalla sua schiena.
La lupa osservando Tristano sgranchirsi la schiena, sicuramente per la stanchezza, unisce le mani sul ventre dondolando i piedi in un senso di colpa.
"Scusami, ogni volta ti faccio stancare tanto.
Sono inutile."
Sospira la lupa, sentendosi impotente e un peso per il resto del gruppo.
La sua fisicità, indolenzita dai troppi anni di prigionia, la rende debole e fragile più di quanto sia qualunque altra Omega.
Essere nata tra le catene e cresciuta a pane, acquane castighi a reso il suo corpo impossibilitato a una sana crescita, rigenerazione o guarigione.
L'unica cosa utile che fa per il gruppo e parlare con Calipso ogni sera, studiando con lei la mappa e, grazie alle descrizioni di Calipso, riuscire con i sensi a creare un piccolo percorso vivo nella sua memoria.
Anche se riesce a orientare una strada solo per piccoli pezzi, così da renderla essenziale ogni sera.
"Non dire sciocchezze, sei così piccina che non ti sento nemmeno addosso."
Gli sorride Tristano, spostandole una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
E forse dovrebbe sentirsi offesa da queste parole che rimarcano quanto lei sia debole.
Ma lui sprigiona così tanta dolcezza in queste poche parole che è impossibile per Ester non sorridere e donargli un piccolo bacio sulle labbra.
Un assagio che rende ladro il vampiro di tanti altri piccoli baci.
Mentre la coppietta si gode il suo momento di leggerezza.
Caleb e Calipso osservano il cielo e la terra, sfruttando i loro sensi da lupo, mentre Deb come sempre si prepara ad alzare la piccola cupola.
Calipso chiude gli occhi, analizzando con il restante dei sensi tutto ciò che la circonda.
Nell'aria sente l'umidità aumentare e la terra si prepara a essere culla per una lunga nevicata.
Nei prossimi giorni si ritroveranno a combattere contro il tempo, letteralmente, i due lupi ne sono sicuri.
Mentre i loro sensi sono ancora attivi, odono qualcos'altro nel vento.
Leggeri ringhi e urla poco lontano.
Face do un passo in avanti si lasciano trasportare dai sensi fino al punto dove i piccoli ringhi si mostrano appartenere un cucciolo.
Un piccolo cucciolo di lupo.
Allargando le narici, pregano il vento di poter portare a loro l'odore del piccolo.
Scoprendo che appartiene al branco poco lontano e che è di una bambina che avrà massimo dieci anni, forse alle sue prime trasformazioni.
"Tristano, Caleb e Vic con me.
Elia rimani sul perimetro e Deb si pronta a raccogliere tutto e a fuggire."
Come sempre Calipso si fa carico di capo, guidando il suo gruppo verso l'ignoto.
Non sapendo a cosa stanno andando incontro, ma sicuri di non poter lasciare quella cucciola alla merce dei sue cacciatori poco lontani.
Con la zampa in una trappola di ferro, la piccola lupa si muove in ogni modo per liberarsi, peggiorando così la situazione dato che più si muove e più i denti di ferro le incidono la carne.
Ulula verso il cielo, sperando che la sua voce raggiunga il suo branco anche se sa di essere molto lontana da casa.
Stava solo giocando, correndo nel bosco fino a perdersi.
Abbandonare il senso dell'orientamento e finire in una trappola ben nascosta da foglie e terra.
"Cosa abbiamo qui?"
La cucciola alza di scatto il muso verso la voce, tremando per la presenza del cacciatore che ha davanti.
E che non è solo.
"E solo una cucciola.
Ma se è un Omega, ci farà fare tante belle monete d'oro."
Ha tre cacciatori davanti e nessuna via di fuga.
Ma la piccola lupa è testarda e senza mostrare paura muove il muso mostrando ai tre la sua dentatura ancora non del tutto affilata.
"O il cucciolo vuole giocare?"
Scoppia a ridere uno dei tre cacciatori, mentre avvicina la mano alla nuca della cucciola, in modo da poterla afferrare senza che questa la mordi.
"Anch'io voglio giocare."
Una voce sconosciuta richiama lo sguardo dei tre cacciatori.
Anche di quello che stava per afferrare la cucciola ma che invece da tutta la sua attenzione al vampiro che ha davanti.
Tristano, che tranquillo si guarda gli artigli, posato teatralmente a un trocco.
Indispettendo con la sua aria annoiata i cacciatori che ha davanti.
"E ho portato degli amici, come si dice?
Più siamo e più ci si diverte."
Alla destra del vampiro atterra una donna della stessa razza, che muove il collo facendolo schioccare, preparandosi ai giochi.
Mentre alla sua sinistra un lupo enorme e marrone ringhia e mostra le fauci, lui si che non sembra aver voglia di giocare.
"Andiamo, non siate timidi."
Li incoraggia Vic, per niente intimorita dai fucili che i tre stringono in mano.
Anzi, dato il suo cattivo umore, un po di movimento è quello che gli serve.
I tre cacciatori, concentrati sui loro proiettili che mancano i bersagli, si dimenticano completamente della cucciola.
Che, confusa e intimorita, si guarda intorno.
Appena incrocia due occhi blu vorrebbe ululare ancora, ma la donna che ha davanti gli sorride dolce facendo segno di tacere.
Mentre i due vampiri e il lupo combattono contro il cacciatore.
La donna dai capelli neri si avvicina a lei, accarezzandole il pelo vispo e corto che la cucciola ha sulla testa.
"Ora ti libero, tu cerca di fare meno rumore possibile."
La cucciola annuisce, osservando la donna stringe in due mani il marchingegno che le intrappola la zampa.
E nonostante veda le mani della donna ustionati a causa dell'argento, non la vede però lamentarsi ne lasciare la presa finché la morsa non si apre e la piccola può finalmente tirare via la zampa.
Una volta vuota, la trappola si chiude creando un rumore forte metallico.
Ma non c'è pericolo che i cacciatori lo sentano poiché sono scomparsi.
Morti e nascosti dietro a un albero da Tristano e Vic, per non farli vedere alla cucciola.
"Tutto bene?"
Chiede il vampiro alla cucciola, mentre Calipso si sta girando un pezzo di stoffa sulle mani ferite.
E tutti fanno un sospiro quando vedono la cucciola annuire.
"Sei lontana da casa?"
Questa volta la cucciola ne annuisce ne nega, poiché in realtà si è persa e non sa quanto è lontana da casa.
Il gruppo davanti a lei gli sorride, mostrandosi cordiale e gentile.
Per non contare il fatto che l'hanno salvata da morte certa.
Percio finalmente risponde con la sua infantile voce.
"Non so dove sono, ho perso l'orientamento e non so più come tornare a casa."
Il gruppo si guarda, in una muta decisione.
Non possono lasciarla qui, per giunta ferita, e anche se è rischioso devono riportarla a casa.
"Tristano, si veloce, avvisa Ester, Deb e Elia di raggiungerci."
Ed è veramente veloce, ci mette pochi minuti per andare e tornare, seguito a pochi passi da Deb e gli altri.
La rossa è la prima ad avvicinarsi alla cucciola, che però si sottrae dalle mani della strega.
Nonostante questa le sorride cordiale.
"Non ti preoccupare, voglio solo curare la tua ferita."
Ma la cucciola ancora nega, portandosi la zampa poi vicina a se e cercando con lo sguardo la donna dai capelli neri.
Che finalmente si inginocchia vicino a lei.
"Tu sei una lupa forte vero?"
La cucciola annuisce, gonfiando come può il petto.
Mostrandosi, non sta la sua giovane età, un dell'alfa.
"Allora si coraggiosa e dai la zampa alla mia amica.
Vedrai che andrà tutto bene."
La cucciola non sa cosa la leghi tanto a questa donna.
Forse gli occhi blu simili a quelli di sua madre o la sua dolce presenza.
Ma si fida di lei, dando la zampa alla strega che in pochi secondi e con un pizzico di magia, richiude i tagli creati da quella maledetta trappola.
Ringraziando che sia ancora una cucciola e perciò meno incline al dolore dovuta alla rigenerazione.
Una volta appurato che la zampa è intatta, la cucciola torna umana ma nuda e tremante per le temperature che veloci si stanno abbassando.
Tristano le posa addosso subito il suo cappotto che la ricopre completamente mentre la piccola alza le braccia verso Calipso, vuole che sia lei a trasportarla.
E come fa Calipso a dire di no a quegli occhietti dolci nascosti da un piccolo ciuffo biondo cenere.
La prende in braccio, non provando fatica garanzie al corpicino ancora minuto della piccola.
Mentre Caleb prende lunghi respiri del suo odore, in modo da trovare facilmente la strada di casa.
Il lupo si mette in prima fila a fare da guida, mentre gli altri lo seguono caricando in spalle i borsoni che avevano lasciato all'accampamento e Tristano come sempre Ester pochi passi poi indietro a Calipso con in braccio la cucciola.
Il loro cammino non dura allungo, a pochi kilometri dal ritrovamento vengono circondati da ululati e ringhi e poi dai lupi che li hanno emessi.
La cucciola salta subito dalle braccia di Calipso, riconoscendo l'odore di casa e correndo verso una donna poco lontano, gridando mamma.
"Calipso."
Risponde la donna chiamando la figlia ma facendo alzare non solo lo sguardo della cucciola ma anche della donna dai capelli neri.
"Calipso."
Sussurra ancora la donna, stringendo tra le braccia la figlia ma fissando la lupa che ha davanti.
Che sussurra come risposta.
"Mary."
Ma loro non sono ancora giunti alle rive delle sirene.
E l'omega che ha davanti forse non è più la stessa amica che Calipso cercava.
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