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capitolo 22 troppo odio

Le labbra di Elia sono dure e ruvide contro quelle di Deb molto più morbide.
Un contrasto delizioso e eccitante.

Le mani le accarezzano il viso, scivolando tra i capelli rossi.
Come il fuoco che sentono scorrere nei loro corpi.

La stanza illuminata da poche candele, rende il tutto più magico, quasi surreale.

Deb apre leggermente gli occhi, forse per assicurarsi che non sia un sogno.
O forse per ammirare la bellezza del viso che ha davanti, resa misterioso dalle ombre che la poca luce crea.

Sa che la situazione assurda, che lui è  ubriaco e che dovrebbe chiedergli cosa stia succedendo.
Ma le labbra di lui premono sulle sue invitandola a socchiuderle.
E quando lo fa, lasciando che le lingue si incontrino, la mente si spegne definitivamente.
Lasciando piena liberta ai corpi e ai cuori.

Si sente sollevare da terra e di istinto gli circonda il collo con le braccia, e i fianchi con le cosce.
Senza smetterete di baciarsi, il respiro non serve, non ne hanno bisogno.

Lui si muove sicuro con le in braccio e nella mente di Deb nemmeno il dubbio che lui possa farla cadere.
Fidandosi ciecamente del suo compagno.

Quando raggiungono il letto, la posa lentamente su di essa, allontanando le bocche solo per ammirarla.

È  bella cazzo.
È troppo bella con quel viso arrossato, le labbra gonfie, i capelli rossi fuoco in disordine sul cuscino e il petto prosperoso che si alza e abbassa con respiro difficile e eccitato.

Una visione che dovrebbe essere illegale per qualsiasi sanità mentale.
La stessa che Elia non sa più raggiungere.

"Sei bellissima."

Togliendosi la maglia, sorride soddisfatto per lo sguardo insistente della streghetta sul suo corpo.
Deb deve davvero concentrarsi per non sbavare, limitandosi ad allungare una mano per accarezzare ogni livido e tatuaggio che ricopre il suo petto duro e muscoloso.

E ce anche qualcos'altro che sente duro in questo momento, che spinge tra le sue cosce facendola ansimare.

E stanno correndo troppo, non ci capisce più nulla e vorrebbe delle risposte.
Ma lui la guarda con così tanto desiderio da renderla stupida e incapace di resistere.

Il desiderio, qualcosa di così umano ma anche animale, a cui spesso non ci si può negare.
Non lo si puo controllare.

Lo sa bene Omar, che sente questo desiderio ardere fino all'anima, mentre guarda la Omega stesa sul suo letto, muoversi con respiro affannato tra le coperte.

Fermo a pochi passi dal letto, continua a guardarla, sentendo il desiderio crescere sempre di più.
Sentendolo fino alla sua anima lupo, facendolo ululare impazzito.

"Ora capisco perché mio padre era tanto ossessionato e stordito da te, tanto da non dare importanza a suo figlio."

Si avvicina a lei, ma non troppo.
Quanto basta per spostarle una ciocca di capelli e scoprirlo il viso.
Deve ammettere che il ricordo che aveva sulla sua bellezza, non le da giustizia.

O sarà il calore a renderla tanto eccitante e bella nella sua natura.
E si, ha capito che lei è in calore, nonostante non sente il suo odore.
E qualcosa che un alfa sente, lo percepisce con i suoi sensi e con lo spirito.
Soprattutto ora che è in calore inoltrato.

"Mia cara misteriosa Calipso.
Pensavo che mi sarei trovato davanti una beta dal nome Diana e invece ho tra le mani una bellissima Omega il cui nome scivola sulle mie labbra.
Mi chiedo come tu abbia fatto a sembrare un beta e perché mentire anche sul tuo nome."

Dall'orecchio scivola al collo, beandosi dei battiti più forti e di come la pelle si fa più tesa sotto al suo tocco.
Un sorriso gli macchia le labbra, pensando a quanto sia straordinario il calore.
A come la renda succube di qualsiasi alfa, una questione fisiologica e naturale.

La lupa si sposta dal suo tocco, mostrando quanto nella sua mente stia lottando contro la propria natura.
Una guerriera che lotta persino contro la sua stessa natura.

Mai Omar ha incontrato preda più pregiata e sublime.
E ciò rende solo il gioco più interessante.

Allontanandosi da lei, afferra sul tavolino una piccola pozione a base di strozzalupo.
Ringraziando l'idea di averla preparata per evenienza come queste.

Ritorna vicino alla Omega, stringendole le labbra con una mano in modo da socchiuderle.
Per poi versare poche gocce di preparato sul suo palato.
Questa pozione la renderà completamente inerme.

Ma a volte non serve una pozione per rendere tale una donna.
Ad Elia basta il suo sguardo e le mani che dolcemente e affamate sfilano via la maglia della streghetta.
Beandosi del suo bellissimo seno, nascosto da un sottile reggiseno di pizzo.

Deb si lascia andare completamente alla bocca di lui che bacia e succhia il lembo di pelle non coperto dal pizzo.
In una tortura eccitante ed estenuante, al continuo desiderio di avere di più.

"Elia."

È  inerme, mentre il tocco di lui le libera completamente il seno, per poi stringerlo con ingordigia.

La sfiora, la tocca, la stringe incitato dai gemiti di lei.
Dal suo tremare quando la mano scivola verso i pantaloni, sfilando via.

Preliminari di una lentezza devastante, poiché elia si muove piano, gustando con le dita e le labbra ogni centimetro di lei.
Assaggiandola senza mai soddisfarla del tutto sul punto sfiorato.

Sfiorare con dolcezza, non è  quello che sta facendo Omar.
E nulla in quella stanza sa di piacere, se non il suo sguardo crudele e rosso come il fuoco.

A pochi minuti dall'assunzione del veleno, il corpo di Calipso si rilassa quasi a imitare la morte.
Se non per il respiro irregolare nel petto.

La lupa si è  risvegliata completamente dalla guerra contro il calore, ritrovandosi in un incubo.
Immobile, incapace di comandare il proprio corpo, può solo respirare.
E osservare con terrore lo sguardo rosso del alfa che ha davanti.

La mente non si chiede come sia finita qui e non ha bisogno di chiedersi cosa stia succedendo.
Puo solo deprimersi in un pensiero amaro, "non di nuovo".

Puo sentire i brividi di freddo sul corpo completamente nudo.
Brividi che subito diventano di terrore e dolore, quando Omar la scivola sulla pelle del suo seno gli artigli.
Strappando la pelle e creando scie di sangue al suo passaggio.

Ma Calipso, non chiude gli occhi, non mostra nemmeno una lacrima.
Non si piega allo sguardo rosso dell'alfa.

Ha subito torture peggiori di queste, non si lascerà piegare da un sadico qualunque.

"Sarà il mio più grande piacere piegarti a me, ti farò diventare la mia Omega perfetta."

Lascia che lui la sovrasti con il suo peso, fino ad aver difficoltà a respirare.
Lascia che lui la mordi con cattiveria e la graffi fino a sentire dolore fino alle ossa.
Lascia che lui faccia ciò che vuole, mentre nella mente elabora la sua vendetta, estraniandosi per ora da questo dolore.

Deb invece, si lascia completamente avvolgere dalle mani di lui, prendendosi completamente.
Amando l"aura che lei espande sul suo corpo, lasciandosi incatenare dai suoi occhi e dalla sua bocca sulla propria.

Lentamente entra dentro di lei, creando un leggero fastidio causato dalla verginità.
Mentre una lacrima scivola giù, una lacrima di felicità che lui bacia con devozione.
Rispettando il corpo della sua amata, aspettando i suoi tempi, resistendo alla voglia di spingersi completamente nel calore di lei.

Finché i suoi occhi non diventano viola e le piccole mani  si posano sulle natiche di lui, spingendolo a continuare.

"O Deb.
Dea se è bello stare dentro di te."

I movimenti lenti, volendo che questo momento duri per sempre.
Ingoiando gemiti e i loro nomi sussurrato.
Mentre i loro corpo si uniscono, accompagnando le anime a fare lo stesso.

Amandosi, mentre gocce di sangue scivola dalle cosce di lei, al lenzuolo di cotone bianco.

Di bianco, invece, il lenzuolo sotto Calipso ormai ha ben poco.
Il suo sangue ricopre il corpo e gocciola da ogni ferita e morso.
Ed è  disgustoso l'eccitazione di lui che le finisce addosso attraverso il sudore.

Le sale la nausea in gola a causa delle sue mani che toccano tutto il suo corpo, come se le appartenesse.
Come se ne avesse tutti i diritti.

E Calipso ancora una volta maledice la propria natura che induce gli alfa a credere di avere diritti su di lei.
Sul suo corpo e sulla sua anima.

Ma la lupa resiste, senza mai piegarsi.
Senza mai mostrare debolezze, facendo ringhiare l'alfa di frustrazione, spingendolo ad essere più aggressivo.
I lividi macchiano la sua pelle, invisibili sotto alle ferite e al sangue.
Ma non importa, non è la prima volta.
E non è  la volta in cui si piegherà.

Ed Elia piega il capo verso il viso di Deb, baciandola rubandole il respiro e i gemiti.
Spingendo dentro di lei, che lo accoglie con amore e dolcezza.

La sua pelle è  calda e morbida sotto i suoi palmi.
Gli occhi di lei sono viola, luminosi e pieni di vita.
Una visione divina contro la resistenza che viene sempre meno.

Lei continua a sussurrare il suo nome, ansimandolo e gemendolo, lasciando che Elia si pieghi alla sua donna con devozione.

Spinge con le sue ultime forze dentro di lei, fino a scivolare fuori dal suo corpo e riversare il piacere sul ventre piatto di lei.

Per poi sdraiarsi vicino a lei, abbracciarla e perdere i propri occhi negli occhi luminosi di lei.

"Sei un Omega testarda e impertinente.
Ma vedrai che presto perderai quello sguardo strafottente."

Omar ringhia furioso, alzandosi dal corpo della lupa.
Osserva con ammirazione il suo operato, i segno che le impresso nella pelle.
Potendo solo immaginare il dolore che le ha donato, mentre lui è  ormai al culmine dell'eccitazione.
Se non fosse per il maledetto sguardo di lei.

Blu elettrico, fiero e combattivo.
Mai nella sua vita ha incontrato un Omega tanto innaturale.
A quest'ora dovrebbe già pregare per aver salva la vita e piegarsi al volere del suo Alpha.

Ma lei no.
Lei continua a guardarlo con freddezza.
Come se i morsi e graffi che le ha riversato sulla pelle, non avessero nessun effetto sulla sua anima.

Ma la piegherà, dea se la piegherà.
E lei sarà sua.

Sua, come si sente Deb tra le braccia di Elia.
Che lentamente si volta verso di lei, accarezzandole la guancia ancora rosea per il piacere provato.

"Ti ho sempre amato Deb."

Le sue parole le creano un'uragano di emozioni nello stomaco.
Ma anche molta confusione, dato che ha visto bene l'odio che aveva verso di lei i primi tempi.
No, quello non era amore.

"Dal primo momento che ti ho visto, ho desiderato averti con me.
Che tu fossi mia."

Ok, qualcosa decisamente non va.
Si solleva dal letto, vestendosi in fretta, mentre le parole di lui ancora le rimbombano nella mente.

Poteva credere che la amasse, nonostante l'odio verso la sua razza.
Ma che desiderasse che fosse sua, no.
Elia è sempre stato chiaro nel suo rifiuto.

Ed ora, a mente lucida, capisce che c'è qualcosa che non va.

Si avvicina a lui, prendendoli il viso tra le mani e fissando i suoi occhi.

Come ha fatto a non notare prima quell'alone nei suoi occhi.
Come hanno fatto a essere talmente cieca e incosciente.

Puo l'amore redere davvero così stupidi?

Rendendo i suoi occhi viola e luminosi, fa un un'incantesimo di rivelo, leggendo dentro di lui incoscienza delle sue azioni.
È sotto incantesimo.

Si allontana da lui, come scottata, portandosi le mani nei capelli con disperazione.
Dea hanno appena fatto l'amore è lui manco lo sa cazzo.

"Tutto bene amore?"

No, questo non è  Elia.
Non è  lui.

Trattenendo il respiro e con il cuore a pezzi, gli fa un un'incantesimo di risveglio.
Rimanendo ferma lontano da lui.

L'elfo chiude gli occhi e li riapre come a risvegliarsi da un sogno.

"Cazzo che mal di testa."

Subito si porta le mani alla testa, sentendo per pochi minuti come se avesse un temporale nel cervello.
E, appena si riprende, spalanca gli occhi sorpreso di trovarsi nudo in un letto che non sa come ha raggiunto.

"Quale è l'ultima cosa che ricordi?"

Alza di scatto il viso verso la strega, accorgendosi solo ora della presenza.
Stordito e incapace di capire cosa stia succedendo e perché le faccia questa domanda.

"Eravamo a cena e stavo bevendo un bicchiere di vino.
Poi più nulla."

Perché non ricorda più nulla?
Perché Deb lo guarda con tanta rabbia?
Che cazzo è  successo?

"Vestiti in fretta, ti hanno drogato e credo che caleb e Tristano siano nella stessa situazione.
Dobbiamo capire perché."

E lo abbandona lì, uscendo dalla stanza.
Lasciando che elabori da solo tutto ciò che sta succedendo.

Sposta le lenzuola, pronto a fare ciò che gli ha detto.
Notando piccole gocce si sangue sul copri materasso e una sensazione di serenità nel proprio corpo.

Che cazzo è successo?

Intanto Deb controlla Vic e Ester, trovandole tranquille a riposare.
Mentre la stanza è  esattamente come la lasciata.

Ma quando entra nella stanza di Calipso, lei non è  nel suo letto.

E tra altre lenzuola, a stringere i denti mentre Omar si spinge brutalmente in lei.
Con una tale rabbia, da lacerarle la pelle e la carne.

"Hanno preso Calipso."

Sussurra, sentendo Elia alle proprie spalle.
Capendo che è stato tutto un piano per prendere la lupa.

Ed Elia ci capisce sempre meno, sa solo che la situazione è grave e che la lupa è in pericolo chissà dove.

"Risveglia Vic e Ester e raggiungetemi davanti alla casa branco.
Io penserò agli altri."

Elia avrebbe tante cose da domandare, tanti dubbi da togliersi.
Ma non è  il momento, non è  mai il momento.

Percio annuisce, osservando la sua streghetta correre via.
Chiedendosi quando saranno liberi di parlare e capire cos'è successo.

Tra gli animi di Omar e le preghiere che tutto finisca presto di Calipso,  deb trova i due uomini esattamente dove Elia  li ha lasciati.
A ridere come due cretini, seduti alla lunga tavolata.

Mentre ancora cammina verso di loro, fa lo stesso incstesino che a fatto su Elia.
Mentre con le mani crea onde di energia che allontanano le guardie gia in allerta.

Ma Deb è furiosa, ferita e preoccupata.
E nessuno può fermarla.

Illuminata di luce viola, è  la prima cosa che i due uomini vedono appena tornano coscienti.
Frastornati e confusi, si chiedono cosa sia successo e cosa stia accadendo.
Ma Deb non da il tempo di avere domande e un lusso che ora non si possono permettere.

"Tristano Cossiga a chiamare Cora e Nora e venite davanti alla casa branco branco.
Caleb vieni con me."

I due non osano contraddirla.
Mai l'hanno vista tanto arrabbiata autoritaria.
Tanto da eseguire senza fare domande, nonostante ancora un po assonnati e confusi.

"Che succede Deb?"

Le chiede Caleb, seguendola nel suo passo veloce e diretto, facendo strage di chiunque tenti di fermarli.

"Hanno preso Calipso."

Ed ora, nelle vene, sotto pelle, nella carne, Caleb sente la sua stessa rabbia.
E combatte con più forza, mentre la mente elabora e capisce che e6 stata tutta una trappola.
E lui ci è  caduto completamente.

Arrivati davanti alla casa branco trovano un esercito a difenderla.
Segno che i dubbi di Deb sono reali, Omar ha Calipso.

Venti contro due, davvero molto coraggiosi.
Combattono cercando di crearsi un varco verso l'entrata.

Deb sta per essere colpita alle spalle, ma un movimento nell'aria attira i suoi sensi.
E girandosi si trova la vampira davanti, che stringe il collo del suo aggressore fino a romperlo e ucciderlo.

Poco lontano vede le gemelle e Tristano correre verso di loro.
Mentre Elia è  già nella folla che combatte con l'intento di raggiungerla.

"Coprimi."

Grida verso Vic, per poi unire le mani e riaprirle subito dopo.
Creando due linee di energia che allontana due fronti di uomini, creando un varco.

"Vai Caleb, corri."

Urla verso il lupo, mostrandogli quanto questa magia la stia affaticando.

Caleb non se lo fa ripetere due volte e corre attraverso il corridoio umano, buttando la porta principale con una spallata.

Nella mente lha solo Calipso, lei nelle mani di quel bastardo.
Lei che chissà cosa stia subendo.
Ed è un pensiero fisso che lo spinge a combattere con furia cieca contro chiunque provi a bloccarli la strada.

Intanto Omar si spinge dentro la lupa, fregandosene dei suoi guaiti  di dolore.
Fregandosene della sua carne secca che si spezza contro le sue spinte.

Si gode l'amplesso, il potere artificiale dovuto alla strozzalupo, che ha su di lei.
Godendo di ogni segno che le ha lasciato sulla pelle.

E quasi al culmine, pronto a marchiarla.
Quando due mani lo afferrano dalle spalle e lo strappano al suo piacere sbattendo contro l'armadio poco lontano.

Omar si rialza ringhiando, trovandosi davanti Caleb che gli mostra i denti mentre si posiziona tra lui e Calipso.
Ormai svenuta completamente vittima del veleno.

"Fatti da parte.
Lei è mia."

Ringhia Omar, mostrando i denti e il suo corpo che si prepara a trasformarsi.
Ma Caleb è cieco di rabbia, succube del sangue che riveste Calipso e il suo carnefice.
Non osando guardare l'orrore che ha creato su di lei.

"Dovrai passare sul mio cadavere."

I due lupi si trasformano, non indugiando un attimo un secondo a combattere per lei.
Chi per salvarla chi per condannarla.

Denti contro artigli mentre i mobili nella stanza si riducono a legna da ardere.
La possessione contro la rabbia, combattendo ad armi e a forza pari.

Caleb finisce a terra, ululando quando gli artigli del nemico gli graffiano il fianco.
Ma non si arrende, mordendo la zampa che lo teneva giù, liberandosi della presa.

Riprendono a lottare, Caleb riesce ad afferrarlo dalla coda con i denti sbattendolo contro la vetrata che si frantuma.

Non crea danni nel lupo, che torna subito all'attacco.
Ma attira completamente l'attenzione di Tristano.

Il vampiro combatte contro il lupo che si ritrova davanti, mentre le narici vengono invase dall'odore di sangue.
Sangue che ha già sentito nei suoi sensi e sulle sua mani.
È  il sangue di Calipso.

"Deb, aiutami."

Urla verso la strega, che segue il suo sguardo fino alla finestra in frantumi.
Capendo la sua richiesta.

Mentre con una mano crea sfere per difendersi, con l'altra crea una piccola fonte Daria sotto Tristano, che gli fa da trampolino fino alla finestra.

Appena supera i resti di vetro che incorniciano la finestra, la prima cosa che attira il suo sguardo è Calipso.
Immobile e sanguinante sul letto.

Poco lontano due lupi si rotolano sul pavimento con l'intento di ferire e sovrastare l'altro.

Tristano corre subito verso i due lupi, afferrando il pelo grigio, fino a spingere i suoi artigli nella carne, lanciando l'animale contro il muro.
Omar non si rialza e con gli occhi chiusi torna umano.
Non morto purtroppo, ma non si risveglierà per un bel po'.

Caleb è  già su Calipso, accarezzandole il viso e coprendolo il corpo con il lenzuolo.
Chiedendosi cosa abbia subito e da quanto tempo.
Sentendosi in colpa per aver lasciato che ciò accadesse.

E anche Tristano è  succube dei sensi colpa.
Ma un ululato che arriva dalla piazza dove i loro compagni stanno combattendo, gli fa capire che non è  il momento di piangere le loro colpe.

"Dobbiamo andare."

Caleb si limita ad annuire, prendendo la lupa a modo di sposa, coprendola bene con il lenzuolo.

Tristano si lancia per primo, atterrando perfettamente al centro della rissa.
Caleb fa lo stesso, saltando giù, ma i suoi piedi non stanno terra.
Sotto di sé un onda di energia che lo accompagna fino a terra.
E la voce di Cora che crea onde sonore sotto ai suoi passi.

La sirena come sempre si mostra combattiva nella battaglia.
Mentre Nora si guarda intorno, sentendosi opprimere da ciò vede e sente.

Simili che combattono tra di loro, fratelli e sorelle che si attaccano fino alla morte.
Poi vede Calipso, immobile e sanguinante tra le braccia di caleb.

Perché?
Perché tanto odio e dolore?
Perché ridurre così una donna gentile e giusta come Calipso?
Perché lottare senza motivo contro un fratello?

Nora non lo capisce.
Non capisce perché deve esistere tanta cattiveria e tanto odio.

E, succube di tanta amarezza, si lascia sopraffare dalle sue emozioni.
In ginocchio a terra, si porta le mani alle orecchie, cercando rifugio contro le urla e il rumore metallico di armi, artigli e zanne.

La sua energia è una mano che afferra i suoi compagni e li avvicina a lei.

"Che succede?"

Chiede Deb, pronta a superare quella linea immaginaria che l'energia di Nora ha creato intorno a loro, per tornare a combattere.
Ma le urla di Nora attirano la loro attenzioni, spingendoli ad avvicinarsi a lei.

In lontananza si sente rumore di acqua e vento, mentre il terreno si inumidisce come se l'acqua risalisse sulla superficie fangosa.

I lupi nemici, ripresi dalla confusione creata da Nora, si preparano ad attaccare.
Ringhiando verso di loro, per poi ritrovarsi sbalorditi davanti a un muro d'acqua.

L'urlo di Nora ha richiamato tutta l'acqua nei dintorni.
Fino a creare un uragano d'acqua intorno al gruppo.

La sirena continua a rimanere in ginocchio in preda alle urla, forse ignara dell'acqua del fiume non pou dormiente nella sua culla, ma vivo e furente intorno a loro.

"E succube delle emozioni.
Non le controlla."

Grida Cora, inginocchiandosi vicino alla sorella, utilizzando la propria energia per contrastare quella della gemella.
Che sta spingendo l'uragano a chiudersi su di loro.

"Ce troppo odio in questo mondo.
Io non ci voglio più stare.
Voglio andare a casa."

Urla Nora, succube di questa angoscia che sente dentro.
Vittima collaterale dell'odio che investe il mondo.

"Voglio andare a casa."

Continua a ripete, stringendosi con più forza le mani sulle orecchie, spingendo l'energia dell'acqua ad andare ancora più veloce.
Rivendendo nella mente tutto l'odio che ha visto e subito da quando è arrivata sulla terra.

Non ne può più.
Vuole tornare a casa.

"Lo so Nora.
So che tutta questa crudeltà è asfissiante per te, lo è  anche per me.
Ma pensa anche alle cose buone, a queste persone che ci hanno salvato la vita."

Indica il loro gruppo di amici, che rimane in disparte, ma sorridente verso la piccola Nora.
Capendo quanto tutto ciò può toccare un animo puro e gentile come il suo.

"E capisco che puoi essere arrabbiata, triste e delusa.
Ma non tenere tutto dentro, lascialo andare.
Combattivo."

Cora le accarezza la guancia,  prendendole le mani e aiutandola ad alzarsi.
Aiutandola nell'unico modo giusto, cantando e unendo le loro anime nella stessa energia.

Sul muro d'acqua, si riflettono immagini colorate che raffigurano sagome di strumenti musicali.
Come violini e arpe, dai colori freddi e delicati come l'azzurro e il lilla.

"Un'altra testa pende lentamente
Un bambino è preso lentamente"

Gli strumenti, sfumano e riprendono forma, questa volta di persone.
O meglio, sirene, quella che era la loro famiglia durante il viaggio che le rese orfane.

Nora si avvicina a quei disegni fatti di luce, ricordando i capelli biondi della madre, il suo sorriso, la sua dolcezza.
I capelli scuri di suo padre, perfetti per il suo carattere giusto e combattivo.
E, ora, quanto vorrebbe aver preso anche il suo carattere e non solo la sfumatura sui suoi capelli.

"E la violenza ha causato così tanto silenzio
Chi stiamo fraintendendo?"

Insieme a loro il loro regno, le loro sorelle e fratelli, in viaggio verso le correnti più fredde del nord.
Abbandonando quelle calde del sud.
Come hanno fatto centinaia di volte in passato.

"Ma tu lo vedi, non sono io,
non è la mia famiglia
Nella tua testa, nella tua testa stanno combattendo"

Poi accade ciò che troppe volte rivive nei suoi incubi.

"Con i loro carri armati."

Le esplosioni in lontananza, la paura, lo stringersi forte e corre verso la salvezza.

"E le Bombe"

Una trappola che li ha spinti esattamente dove i cacciatori volevano.

Esplosioni più forti che le hanno divise dalla loro famiglia, spingendole verso l'abisso, culla della corrente dell'est.

"E le bombe"

L'ultima cosa che vedono, sono lampi di luci create da altre bombe.
Mentre alcune reti vengono lanciate in acqua, catturando la loro famiglia come si fa con le bestie.

"E i loro fucili."

Venire trascinati dalla corrente , finire su una spiaggia, circondate dai veri mostri, dalle vere bestie.
I cacciatori.

E solo la dea sa quanto è stato doloroso perdere la coda in cambio di due gambe.
Quanto sia stato difficile correre con quei pezzi di carne che mai hanno usato in vita loro.

"Nella tua testa, nella tua testa stanno piangendo"

Quanto il dolore, la disperazione, la sofferenza le abbia spinte fin quel deserto.
Dove poi la loro storia si è unita a quella degli altri.

"Nella tua testa,nella tua testa
Zombie Zombie Zombie
Cosa c’'è nella tua testa? Nella tua testa?
Zombie Zombie Zombie"

Nora si avvicina al muro, sfiorando quell'ologramma che ha raccontato la loro storia passata.

Fino ad oggi si è  sempre mostrata la poi fragile tra le due, la più timida e debole.
Ma ora sfiora quei disegni, colorando con i suoi colori caldi.
Trasformando l'energia di Cora nella sua.
Decidendo di combattere, per i sentimenti positivi che ha conosciuto fin'ora.
Ricordando così la sua famiglia perduta.

Continua il canto della sorella, ma con voce più dura e graffiata.
Sostituendo il canto dolce e malinconico di Cora, con il suo rabbioso e combattivo.

"Un'altra madre si sta distruggendo.
il cuore sta prendendo il sopravvento."

L'uragano che ha creato si espande fino ad investire tutti i suoi nemici.
Facendoli cadere a terra, mentre chi è  ancora in piedi non ha campo.

"Quando la violenza causa il silenzio
Dobbiamo essere fraintesi"

L'acqua risale dal terreno, prendendo forma animale e umana.
E ogni nemico si ritrova il proprio ricordo più sofferente davanti, ne viene investito.
Affogano nella loro stessa sofferenza.

"È lo stesso vecchio tema
dal 1916
Nella tua testa, nella tua testa stanno combattendo."

Cammina tra i suoi nemici, con occhi spalancati e luminosi, mentre i capelli si muovono in modo innaturale.
Come se fosse immersa nel suo amato oceano.

"E i loro carri armati."

E muove le mani, facendo esplodere alcune  bolle dacqua che rinchiudono i loro aggressori.

"E le bombe "

Altre bolle esplodono, mentre lei continua a camminare verso la foresta.
Con i suoi amici e sua sorella che la seguono in silenzio.

"E le Bombe".

L'esplosione di altre bella crea uno spettacolo di luci e suoi, in contrasto con il corpo del nemico che cade a terra.

E i loro fucili. "

Le ultime bolle esplodono e chi stava affogando ora e solo svenuto a terra.
Mentre altri si avvicinano per combattere, ignari di quanto una donna malinconica possa
essere pericolosa.

"Nella tua testa, nella tua testa.
Loro stanno morendo."

Il vento che attraversa la foresta facendo urlare il cielo, ferma il passo nemico.
Mai si sono ritrovati davanti una creatura del genere e solo ora si rendono conto della sua potenza.
Di quanto uno spettacolo formato di luci e colori, possa nascondere tanto dolore e forza.

Con gli occhi spalancati, troppo tardi si rendono conto che ciò che credevano aria e in realtà acqua che si ferma come una muraglia alle spalle di Nora, mentre Cora ha creato una bolla sul gruppo.

"Nella tua testa, nella tua testa
Zombie Zombie Zombie
Cosa c’'è nella tua testa? Nella tua testa?
Zombie Zombie Zombie."

E con un ultimo grido, lo tsunami si scatena sull'esercito nemico, lo investe senza avere pietà.

Nora rimane immobile, mentre l'acqua la investe come se nulla fosse, mentre vede i suoi nemici cadere a terra.

E quando l'acqua torna nel terreno fangoso, i suoi nemici sono ancora vivi, nessuno ne è  rimasta vittima eterna.

Ma almeno Nora ora sa che anche le loro menti, come la sua, sono piene di zombie del loro passato.

"Nella tua testa, nella tua testa.
Zombie."

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