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XXX capitolo

Justin si era rivelato un insegnante inflessibile: aveva fatto provare a Lily per ore la sua deposizione, cercando di metterla in difficoltà in tutti i modi, quasi dovesse indurla a confessare di essere l'autrice di un omicidio.

«Mi stai confondendo» sbottò all'ennesima interruzione del ragazzo.

«Hai sentito anche tu le parole della McGranitt: devi dire tutto quello che sai e bene, così da chiudere al più presto la faccenda! E niente sbirciatine empatiche! Le tue reazioni non devono sembrare costruite, altrimenti potresti rimanere dentro tutto il giorno» le ricordò, forse per la centesima volta, mentre Lily ascoltava annoiata l'ennesimo richiamo, muovendo il capo al ritmo cadenzato delle parole del ragazzo, come a sottolineare che ormai sapeva a memoria quello che doveva e non doveva fare.

Era ormai pomeriggio inoltrato, e mancavano poco più di dodici ore alla fine di quella che Lily aveva soprannominato la depomaratona. Madama Chips, che li aveva accolti la sera prima nel loro bunker arrangiato, faceva capolino saltuariamente in infermeria per controllare la situazione: i due ragazzi erano stati messi ufficialmente in quarantena per sospetta Spruzzolosi, così da evitare inopportune visite.

Inutile dire che la scusa aveva sì allontanato i curiosi, ma anche alimentato i pettegolezzi: appurato che entrambi i ragazzi appartenevano alla stessa casa ma a diversi dormitori, come mai erano gli unici a presentare gli stessi sintomi, mentre i compagni apparivano in perfetta salute?

Gli unici a sapere la verità, ed ascoltare divertiti le voci che si spargevano a macchia d'olio, erano Christina, Derek, Albus e Rose che, in qualità di caposcuola appartenente a Grifondoro, era stata informata direttamente dalla Preside per cercare di sedare il più possibile le voci in dormitorio.

***

«Quindi tua sorella sta con Fennel?»

Scorpius aveva utilizzato il tono più noncurante possibile, ma attendeva con più coinvolgimento del previsto la risposta.

In verità, era indeciso se essere solo perplesso o furente: due giorni prima la Potter gli offriva la sua verginità su un piatto d'argento, scatenando inutili e patetici tentennamenti nella sua testa e poi, dopo essere sparita peggio di un cacciatore con un bolide alle calcagna, si faceva ricoverare in infermeria per una malattia altamente contagiosa che sembrava aver colpito solo lei e quel damerino da strapazzo piovuto dai cieli norvegesi. Qualcosa non tornava e quindi, approfittando della sala comune praticamente deserta, aveva deciso di indagare con Albus.

«Non mi risulta.»

Albus non immaginava che Scorpius potesse davvero arrivare a credere alle voci che circolavano su Lily, soprattutto visto che era presente alla follia di Charis Black e che quindi, con un po' di applicazione cerebrale, poteva arrivare alla verità. Possibile non avesse davvero capito?

«Com'è che sei così calmo? - continuò Scorpius, inconsapevole di quanto sembrasse innamorato agli occhi dell'amico - Solo a me vuoi fare la pelle se provo ad avvicinarmi a lei?»

Derek alzò divertito lo sguardo dal libro di trasfigurazione, per godersi la scena. A differenza di Albus, aspettava quel momento fin da quando Lily li aveva avvisati dell'udienza e francamente pensava che Scorpius avrebbe capitolato molto prima.

«Sono con Madama Chips, non penso facciano sesso selvaggio sotto gli occhi dell'infermiera!» commentò Albus sarcastico, alzando gli occhi al cielo.

«Magari alla megera piace guardare» ribatté l'altro, che non aveva troppa simpatia per la donna dopo la sua prima partita di Quidditch, quando gli aveva rimesso in sesto una spalla lussata alla babbana senza nemmeno una pozione anestetizzante, affermando che era il metodo più veloce e sicuro.

«Magari a Lily piace qualcun altro» si intromise serafico Derek, da vera serpe.

«Magari ti sei fatto la Potter sotto gli occhi della tua ragazza, con la scusa che siete solo amici» rincarò Scorpius, ormai coinvolto in quel gioco di assurde ipotesi.

«Ammetto che Lily è desiderabile, ma nessuna batte Rosie» commentò Derek, malizioso.

«Lily Potter è-»

Con sommo dispiacere di Derek, le parole di Scorpius furono sovrastate dall'urlo di Albus «MIA SORELLA! Lily Potter è mia sorella e non voglio sentire quello che voi due pensate di lei! Soprattutto tu» ringhiò infine, puntando il dito contro Scorpius.

«Ecco lo sapevo: tua sorella viene ricoverata per una dubbia malattia in comune con uno che fa il cascamorto con lei da mesi, è costretta in isolamento con il suddetto e quello che passa per pervertito sono io!»

Albus era sul punto di scoppiare a ridere e rivelare all'amico la vera natura di quella situazione, ma un'occhiata di Derek lo bloccò: si stavano divertendo come matti al provocare la sua gelosia anche se, infondo, un risvolto romantico con Fennel poteva sempre esserci.

«Sei tu che l'hai fatta scappare da qui qualche giorno fa» lo canzonò invece, constatando che cominciava quasi ad abituarsi all'idea di loro due insieme.

«Veramente ha fatto tutto da sola» sibilò astioso in risposta, stufo di essere il bersaglio preferito dell'amico.

«Che io sappia, per baciarsi bisogna essere in due» insistette Albus, che aveva intuito ci fosse molto altro dietro l'ennesima incomprensione di quei due testoni.

«Sì, ma basta una sola persona per ipotizzare ad alta voce di finire a letto insieme e prima che mi accusi di attentare alla presunta verginità di tua sorella, sappi che non sono stato io a farlo» sputò senza nemmeno prendere fiato, aggiungendo un mi sono tolto un peso liberatorio.

Il primo pensiero di Albus fu quello di affatturare l'amico con un sectumsempra o una maledizione senza perdono. Riacquistata la lucidità, tra lo sguardo supplichevole di Scorpius e le risate di Derek, non gli rimase che accettare la sconfitta.

«Proprio di te doveva andarsi a invaghire? Non poteva scegliere uno che mi lasciasse il beneficio del dubbio?» piagnucolò disperato, prima di vuotare il sacco sulla finta malattia di Lily.

L'onore della famiglia Potter andava comunque difeso.

***

«Signorina Potter, ci esponga le circostanze in cui è venuta a contatto con l'imputata.»

Lily alzò lo sguardo verso Marietta Edgecombe, che presiedeva l'udienza. Sapeva che tra lei e suo padre non correva buon sangue dai tempi della scuola, soprattutto a causa delle ormai quasi invisibili cicatrici che le solcavano il volto. Tuttavia con il tempo la Edgecombe si era guadagnata il rispetto della comunità per l'imparzialità e l'equilibrio con cui ponderava le situazioni, perciò la questione dei brufoli doveva essere acqua passata.

Rassicurata dai volti per nulla ostili dei maghi presenti, nonostante la sala non fosse poi così accogliente, con quella sedia incatenata su cui Lily inizialmente aveva temuto l'avrebbero costretta a sedersi, iniziò a raccontare. Parlò per quasi mezz'ora, con voce ferma e chiara, di come Charis Black l'avesse aiutata negli studi, della sua eccentricità rispetto agli altri insegnanti di Durmstrang. Introdusse direttamente lei l'argomento del tentato rapimento, ipotizzando che fosse un gesto più disperato che malvagio, e chiarendo che mai si era sentita in pericolo di vita.

«Esposizione eccellente - concluse la Edgecombe, sistemandosi gli occhiali sul naso - Che direi non lascia spazio a molte domande» continuò, spostando lo sguardo sui colleghi, attenti e immobili.

«Molto bene - riprese - Ma vorrei porle io qualche domanda, se è d'accordo.»

Lily la guardò interrogativa, in attesa. Di certo non doveva essere lei a darle il permesso di parlare.

«Signorina Potter, chi le ha detto cosa dire?» chiese a bruciapelo.

Lily la guardò basita, prima di rispondere automaticamente «La mia coscienza, suppongo.»

«Quindi lei giura di aver detto quello che pensa?» insistette la Edgecombe.

Lily si strinse nelle spalle «Non sarei qui, altrimenti.»

«Signorina Potter, lei comprende la gravità di questa situazione?»

Lily stava perdendo definitivamente la pazienza. Al diavolo Justin, suo padre e la Black: quella Marietta sembrava volere che lei perdesse le staffe, ma non doveva darle soddisfazione.

«Mi scusi, non capisco. Se sta cercando di dire che sono responsabile di quello che deciderete, non sono d'accordo. Siete voi che dovete arrivare a un verdetto, da quello che mi risulta ascoltando più testimoni e interpellando dei guaritori. Io posso parlare della mia esperienza, ma penso che probabilmente sia proprio la mia testimonianza a darvi dei grattacapi per una sentenza altrimenti già scritta. Posso dire che io ho conosciuto la donna, o se preferite l'insegnante, prima del nome, e forse questo mi fa avere una percezione diversa delle cose. Non ho passato con lei abbastanza tempo da poter valutare il suo carattere o le intenzioni, ma nemmeno posso fare ipotesi su comportamenti che con me non ha avuto.»

Mormori di apprezzamento si sparsero per la sala, ma vennero immediatamente fatti tacere.

«Ha altro da dichiarare circa la natura dei suoi incontri con l'imputata?»

Ora, Lily avrebbe volentieri strozzato quella donna: non serviva nemmeno avere un potere empatico per percepire l'astio crescente con cui le si era rivolta. Ma che colpa ne aveva se sua zia Hermione aveva incantato quella dannata pergamena venticinque anni prima?

Harry, che nonostante l'iniziale idea di non mostrarsi al Wizengamont era scivolato silenzioso all'interno della sala insieme a Justin, stava per intervenire in difesa della figlia, ma fu fermato proprio dalla stessa Lily.

«Signora Edgecombe, non ritengo questa corte un ammasso di idioti come lei sembra pensare, ma se ugualmente vuole una mia ammissione di quelle che sono state definite le mie particolari qualità, non ha che da chiedere. Ritengo però che il Wizengamont intero sia a conoscenza della mia situazione, forse anche da ben prima che io ne avessi appieno comprensione, e che le ragioni del mio trasferimento a Durmstrang siano note e condivise, se non altro per il fatto che, come figlia del capo degli auror, la decisione non deve essere passata inosservata. Con questo non sto cercando di vantarmi delle mie parentele. Solo ritengo che, come mio padre abbia chiesto informazioni su Justin Fennel e del suo percorso di studi a Durmstrang, lo stesso sia stato fatto per me da altri, forse anche da lei stessa. Perciò se ha qualcosa da chiedere in particolare sono qui per rispondere, ma penso che domande così generiche non portino a nessuna scabrosa rivelazione.»

I mormori tra i maghi togati aumentarono e sì sentì chiaramente una donna esclamare un piccato ha ragione in favore di Lily.

«Lei è davvero la figlia di suo padre, signorina Potter, anche se non so dire se sia un complimento o meno - replicò Marietta Edgecombe, scoccando un'occhiata al fondo della sala, dove Harry faticava a mantenere un'espressione impassibile - Direi che abbiamo finito e penso di essere nel giusto nell'affermare che la sua presenza davanti a questa corte non è più richiesta.»

***

«Hai dato della caprona a Marietta Edgecombe» sghignazzò Justin quando finalmente rimasero soli in ascensore, mentre Harry guardava divertito la figlia.

«Non le ho dato della caprona» rispose Lily, indignata.

«Le hai praticamente detto di fare il suo lavoro e non rompere» continuò lui, con le lacrime agli occhi.

Lily sbuffò spazientita, rivolgendosi a suo padre in una muta richiesta.

«Non dovrai venire più qui, tesoro. Ora faranno tutti i ragionamenti del caso, ma Elphias Doge si è lasciato sfuggire ieri che, se la tua testimonianza fosse stata a favore, probabilmente l'avrebbero accolta al Ministero in una sorta di libertà vigilata per qualche anno, così da testare effettivamente il suo reinserimento nella comunità magica. Ma è tutto da vedere, il caro Doge è un po' rimbambito, ultimamente» concluse, ridacchiando.

«Quindi è finita?» sospirò la ragazza.

«Sì, è finita. Ma ora ti aspetta la parte più divertente» sogghignò Harry, guidandola verso i camini dell'atrio.

«Cioè?»

«Cioè spiegare ai tuoi innocenti compagni come mai tu e il signor Fennel, che se combina qualcosa ne risponderà a me, eravate gli unici in tutta Hogwarts sospettati della stessa contagiosa malattia» spiegò, sorridendo al rossore dilagante della figlia.

«Papà» urlò Lily, entrando nel camino.

«Non si preoccupi signor Potter. Sua figlia è troppo innamorata di Malfoy per compromettere il mio futuro da auror» esclamò Justin, un secondo prima di lanciare la polvere volante.

L'espressione vagamente preoccupata di suo padre fu l'ultima cosa che vide Lily prima di essere trascinata via.

***

«Io ti ammazzo!»

L'urlo di Lily rimbombò per l'ufficio della McGranitt, risvegliando dal torpore tutti i presenti, quadri inclusi. Appena i suoi piedi avevano toccato terra, la ragazza si era fiondata sul suo accompagnatore con il chiaro intento di strozzarlo, sbilanciando tutti e due e ritrovandosi spiaccicata contro il torace di Justin, capitolato a terra.

«Che impeto, principessa! - commentò lui, ridendo ai suoi pugni inoffensivi - Ho solo detto la verità, comunque.»

Prima che Lily potesse ribattere, la McGranitt riportò ordine con un urlo stridulo «Signorina Potter! Le sembra un comportamento consono? Smettetela subito, prima che mi ritrovi costretta a togliere punti a Grifondoro!»

Lily saltò in piedi alla velocità della luce, ma le scuse le morirono in gola alla vista di chi era seduto di fronte alla Preside: Christina rideva a crepapelle, Rose aveva le orecchie rossissime, Derek scuoteva la testa divertito, Albus stava cercando di infilarsi un pugno in bocca per non scoppiare a ridere di gusto e Scorpius guardava la scena impassibile, ma un osservatore attento avrebbe certamente colto un inquietante tic all'occhio sinistro che rivelava molto più di quanto volesse ammettere sul suo stato d'animo.

«Ehm, buongiorno?» tentò Lily, con la sua miglior espressione angelica, provando una sensazione di deja vu per la scena di cui di nuovo si era resa protagonista.

«Signorina Potter, mi auguro ci sia una valida spiegazione.»

«Mmmmh certo! - asserì Lily, mentre la sua mente lavorava febbrilmente - Mi scusi professoressa, ho avuto un eccesso di rabbia in seguito a delle affermazioni false e provocatorie che il signor Fennel qui ha rivolto a mio padre. Sono cosciente di aver esagerato, non ricapiterà più» aggiunse, con la sua migliore espressione contrita, fulminando Justin.

«Signora Preside, Lily ha ragione. Sicuramente le mie affermazioni non erano false, ma temo di aver esagerato. Chiedo scusa» aggiunse lui, divertito dalle dita bianche di Malfoy, chiuse in un involontario pugno rabbioso.

«Non voglio sapere di più! - sospirò la McGranitt - Vista la mattinata che avete trascorso, consideratevi sotto la protezione di Merlino per la mia decisione di non assegnarvi alcuna punizione. Detto questo, ho riunito qui i vostri amici perché è da ieri che mi tampinano per avere vostre notizie. Data la tenacia, nonostante i ripetuti tentativi di dissuasione, ho reputato saggio che se ne parlasse lontano da orecchie indiscrete.»

Lily guardava ora Scorpius con aperta curiosità: da quando era stato inserito nella lista delle persone fidate?

«Tutto bene Preside. Marietta Edgecombe è stata richiamata all'ordine dalla nostra Lily» rispose Justin, riempiendo quel momento di imbarazzante silenzio.

«Marietta Edgecombe?» chiesero in coro Rose e Albus, scoppiando poi a ridere, mentre Derek, Christina e Scorpius si lanciavano sguardi interrogativi.

E guardando quei ragazzi, la McGranitt non poté fare a meno di accennare un sorriso nostalgico, ricordando quello che tanti anni prima avevano combinato i loro genitori, contribuendo inconsapevolmente a salvare molte vite.

***

Appena messo piede fuori dall'ufficio della Preside, scattò il fuggi fuggi generale: Christina prese sottobraccio Justin e lo trascinò verso la sala comune per un aiuto su un compito di difesa, Derek acciuffò Rose prima che si lanciasse in improperi contro lo scarso contegno della cugina e Albus si dileguò alla ricerca di Cassandra, non prima di lanciare un'occhiata significativa a Scorpius.

Begli amici, si trovò a sussurrare tra i denti Lily, sentendo l'ansia crescerle dentro al pensiero dell'imminente resa dei conti.

«Potter » biascicò invece Scorpius, a mo' di saluto, incamminandosi per il corridoio come se non si conoscessero nemmeno.

Lily lo guardò scandalizzata: nemmeno lei era felice di quella situazione, ma dalla reticenza all'ignorare completamente tutta la faccenda c'era una bella differenza.

«Aspetta» lo chiamò, mentre la rabbia soffocava il suo imbarazzo.

Lui si fermò, senza voltarsi.

«Come mai eri qui?»

«Mi ci ha trascinato tuo fratello» rispose lui, piatto.

Il che non era propriamente vero, visto quanto si era dovuto esporre per fargli confessare che Lily non aveva trascorsi o un presente con Fennel, ma non aveva troppa importanza.

«Malfoy - iniziò Lily, senza però proseguire - Scorpius!» lo richiamò, quando lui aveva ripreso a camminare.

Questa volta lui si girò, fissandola con sguardo indecifrabile.

«Volevo dirti - iniziò, raggiungendolo e arrossendo furiosamente - Volevo dirti - riprese, quando ormai era troppo vicina per essere ancora arrabbiata, o solo cosciente di quello che voleva fargli sapere - Volevo dirti, a costo di passare per stupida, che quello che ho detto lo penso davvero. » riuscì ad ammettere ad alta voce, sostenendo lo sguardo di lui con quel coraggio che cercava disperatamente da giorni.

«E Fennel?» le chiese, con la voce roca di chi si sta trattenendo dall'urlare.

«Justin è saltato fuori tutto allegro a dire a mio padre che sono innamorata di te» confessò Lily, abbassando lo sguardo da quegli occhi gelidi, certa che in quell'unica frase ci fosse la spiegazione di quello che la legava al suo compagno di casa.

«Ah - rispose lui, che lentamente stava mettendo insieme i pezzi dei momenti passati con lei, inspiegabilmente felice del favore che gli aveva fatto Fennel - E lo sei?»

Lily si sentì arrossire più che mai.

«Potter, una risposta, magari guardandomi in faccia, sarebbe gradita a questo punto! - insistette lui - Dopotutto hai avuto il coraggio di dirmi cose ben peggiori in momenti più compromettenti!»

«Non lo so - esplose di colpo lei, alzando il capo con sguardo battagliero - Ma che diamine vuoi da me? Cioè tu non parli mai, se escludiamo gli insulti o le improbabili richieste per tuo tornaconto, e io devo venire qui a fare un'analisi dettagliata dei miei sentimenti per te? Porco Merlino io-»

Scorpius non seppe mai perché il povero Merlino fosse stato messo di nuovo in mezzo, semplicemente perché azzittì Lily con un bacio, incurante di tutto il resto. Non gli importava se lei era rimasta immobile e sorpresa, né se fosse sembrato irruento nel spingerla contro al muro mordendole il labbro inferiore con tutta la frustrazione che aveva accumulato in quei giorni, e nemmeno se lei poteva a quel punto percepire i suoi pensieri fuori controllo. Gli importava solo di averla lì, di sentirla tra le sue braccia e farle capire il trasporto che sentiva per lei, anche se non sapeva dargli un nome.

Per contro Lily non aveva nessuna intenzione di fermarlo, troppo sorpresa di quella reazione così poco Malfoy. Se si era praticamente convinta di essergli indifferente a quel punto, nonostante le rassicurazioni di Derek e Christina, l'assurda gelosia di Albus e le frecciatine di Justin, quell'improvvisa irruenza che aveva spinto le mani di lui a risalire la sua schiena sotto il maglioncino, in un corridoio frequentato da studenti e professori, la stava solo elettrizzando.

«Dovremmo trovare un posto più tranquillo» sussurrò lei, divincolandosi leggermente dalla sua presa per guardarlo negli occhi.

«Dici?» le rispose non troppo convinto, facendo scivolare le mani dalla schiena ai fianchi e tentando di rubarle un altro bacio.

«Sì» rise lei, scostando il capo di lato per non farsi abbindolare ancora dalle sue labbra, ma offrendogli involontariamente in cambio il suo collo.

«Scorpius» mormorò poco convinta, come ammonimento, mentre le sue mani scendevano sempre più in basso.

«E va bene, Potter! Ma dubito che in dormitorio non ci sia Al con la bacchetta puntata verso l'entrata, e non voglio morire in questa scuola! - replicò lui - E crepassi se entro a Grifondoro» aggiunse perentorio, tra un bacio e l'altro.

Lily alzò gli occhi al cielo «Bagno dei prefetti?» propose sospirando.

«E tu come lo conosci? Non sei un prefetto!» indagò Scorpius, abbandonando ogni pensiero romantico per scrutarla attentamente.

«Che c'è, geloso Malfoy?» lo stuzzicò lei, facendo risalire le mani fino alla sua nuca e attirandolo più vicino.

«Bagno del secondo piano - rimbeccò lui asciutto, prima di far scivolare di qualche centimetro il maglione che indossava e morderla piano alla base del collo - Non c'è mai nessuno!»

«Non voglio che Mirtilla Malcontenta sappia i fatti miei» protestò lei scandalizzata, allentandogli distrattamente il nodo della cravatta, con il cuore a mille.

«Torre di astronomia» esclamarono insieme, guardandosi negli occhi e scoppiando a ridere.

Anche se ci volevano tre minuti scarsi a raggiungere la torre dalla loro posizione, Lily e Scorpius ne impegnarono qualcosa come venti, troppo impegnati a non staccare le labbra l'uno dall'altra.

E se Lily aveva proposto un luogo tranquillo per parlare, il fatto Scorpius avesse messo piede nell'aula con la camicia in parte sbottonata e lei quasi in braccio non fu di grande aiuto per iniziare una conversazione.

«Lily» gemette piano, allontanandosi di malavoglia da lei, che aveva adagiato su quei benedetti cuscini che sembravano abbandonati lì con l'unico scopo di tentarlo.

Aveva perso la lucidità e si era spinto già ben oltre avrebbe mai pensato di arrivare con lei.

«Che c'è?» chiese lei, preoccupata di aver fatto qualcosa di sbagliato.

«Non so- cioè, sei sicura?» iniziò dubbioso mentre, con un'audacia che nemmeno pensava di possedere, Lily aveva preso a baciargli lentamente il collo, attirandolo verso di sé prima che potesse cambiare idea.

«Lily, sto cercando di essere serio» continuò lui, mentre Lily aveva preso a sbottonargli gli ultimi bottoni della camicia.

«Anche io» rispose lei, guardandolo negli occhi, mentre il calore dei suoi sentimenti le invadeva la testa e il cuore.

Scorpius rimase per un attimo immobile a fissarla, bellissima con i lunghi capelli rossi spettinati, il viso arrossato e gli occhi accesi. Perché con Lily Potter doveva farsi tutti quei problemi?

Lily parve leggere nella sua mente il suo turbamento e probabilmente lo fece davvero, perché avvicinò piano il suo viso a quello di lui, quasi a volergli far capire che era quello che voleva.

«Voglio fare l'amore con te» gli sussurrò piano sulle labbra, con una sensualità che probabilmente neanche si era resa conto di esercitare su di lui.

E questa volta Scorpius non se lo fece ripetere due volte, tornando a baciare con delicatezza quelle labbra rosse e piene, come se niente al mondo fosse altrettanto importante.

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