XXIX capitolo
Sia Lily che Christina nutrivano da sempre un odio non troppo segreto per la sveglia del lunedì mattina ma, per tutti i quasi sei anni di permanenza ad Hogwarts, erano incredibilmente riuscite a non saltare mai una lezione. Ci erano andate spesso pericolosamente vicine, è vero, ma si erano sempre salvate per il rotto della cuffia.
Eppure questa volta fu necessario il provvidenziale intervento di Rose Weasley, che diede la sveglia alle due pigrone con un piglio molto simile a quello usato da nonna Molly per scoraggiare i nipoti a voler a tutti i costi espugnare il laboratorio babbano del marito.
«Sveglia, lavative! Le lezioni iniziano tra trenta minuti» si sentì rimbombare fino alla sala comune, dove Hugo e Lucy se la ridevano di gusto.
«Sì, capitano Weasley» gemette Lily nel dormiveglia, accucciandosi nel letto nel tentativo di riprendere sonno.
«Come scusa?» tuonò Rose.
Christina, che aveva aperto gli occhi in quel momento, poté in seguito giurare di aver visto la stanza adombrarsi, insieme all'espressione sul viso di Rose. Tutti sapevano che odiava quell'appellativo, coniato tempo addietro da Ronald Weasley in onore dell'inflessibile animo della sua dolce metà e riadattato per la sua progenie.
«Ehm, caposcuola. Volevo dire caposcuola Weasley!» pigolò Lily, costretta inevitabilmente ad aprire almeno un occhio.
Rose sorrise diabolica: se era vero che era un'orgogliosa e leale Grifondoro, era altrettanto esatto affermare che era investita dell'autorità di far rispettare le regole. Per questo, senza sentirsi troppo in colpa, con un paio di colpi di bacchetta fece sparire le coperte dai letti delle due ragazze e contemporaneamente incantò le divise così che tentassero di strangolare le due malcapitate finché non le avessero indossate. In due minuti netti Christina e Lily si ritrovarono, stravolte e spettinate, davanti all'aula di incantesimi deserta, in anticipo di ben venti minuti sull'inizio delle lezioni.
«Mannaggia agli spuntini notturni» sospirò rassegnata Christina massaggiandosi lo stomaco, che protestava vigorosamente per la mancanza di un'abbondante colazione.
***
Albus avrebbe ucciso Scorpius.
Come, quando o dove non importava: avrebbe vendicato la sua sorellina quando meno il suo presunto amico se lo sarebbe aspettato. A nulla era valsa la diplomazia di Derek, o il tentativo di discolpa dello stesso Malfoy: il giovane Potter era assolutamente certo che l'assenza di sua sorella dalla sala grande per due pasti consecutivi fosse unicamente da imputare a quell'idiota da strapazzo che ancora considerava quasi un fratello.
La tensione tra i due si percepiva a chilometri di distanza: solo Rose Weasley non si accorse di nulla, ancora troppo infuriata con la cugina per il suo scarso rispetto delle regole, entrando come una furia nell'aula di pozioni.
«Buongiorno raggio di sole» commentò sarcastico Derek, scoccando un bacio a distanza alla sua fidanzata, che aveva terminato la sua marcia accomodandosi malamente al tavolo appena davanti a loro.
«Buongiorno un corno – sbuffò contrariata, voltandosi di scatto – Al, perché diamine il gene della puntualità l'hai ereditato solo tu nella tua stramaledetta famiglia? Se non fosse stato per me, tua sorella e Christina avrebbero fatto perdere un sacco di punti a grifondoro.»
Allo sguardo vacuo del cugino, Rose riprese «Le belle addormentate avevano deciso di passare la mattina a letto! Ho dovuto affatturarle per farle arrivare in tempo a lezione! Ieri a mezzanotte non erano in dormitorio e Merlino solo sa cosa stessero facendo o a che ora siano tornate!»
Fu un bene che Derek scoppiasse a ridere alla vista dell'espressione sul viso della sua ragazza, che aveva ribattezzato da-dea-della-guerra: almeno evitò che Albus sentisse quel te l'avevo detto che Scorpius, non senza un certo sollievo, gli indirizzò sarcastico.
Scemata l'ilarità del momento, nella mente dei due ragazzi si formò lo stesso pensiero: che cavolo aveva combinato la sera precedente Lily? E se il giovane Malfoy sperava di vedere sicurezza negli occhi dell'amico, mentre Albus si sarebbe sentito sollevato se sul volto del suo quasi fratello fosse comparsa un'espressione vagamente colpevole, l'assoluto smarrimento che scorsero nel reciproco sguardo bastò per capire che nessuno dei due aveva idea degli spostamenti della ragazza.
***
Voglio fare l'amore con te.
Lily voleva sotterrarsi. Era quasi ora di pranzo e non poteva sperare di essere fortunata ancora per molto. Cosa diavolo le era venuto in mente? Persino nei suoi sogni era sempre stata abbastanza reticente a prendere l'iniziativa. Doveva capitolare proprio quando lui era veramente davanti a lei?
Christina continuava a ripeterle di non dare peso alla cosa, più per fame che per reale supporto psicologico nel delicato spostamento dall'aula di babbanologia alla sala grande. Dopotutto, lui poteva anche non aver dato un particolare significato a quell'uscita.
Tormentata dai dubbi, Lily si lasciò trascinare per i corridoi, strisciando rumorosamente i piedi con l'aria di una condannata a morte scortata al patibolo. Riponeva ancora qualche vana speranza nella cosiddetta buona sorte, ma per esperienza sapeva di doversi preparare al peggio. Sentiva che non sarebbe stata risparmiata in eterno dall'abisso di orrore e imbarazzo del trovarsi faccia a faccia con lui, anche se incredibilmente riuscì ad entrare indenne in sala grande, sedersi con le spalle al tavolo delle serpi e a pranzare quasi normalmente, senza registrare la presenza del ragazzo nel suo campo visivo.
Proprio quando stava per tirare un enorme sospiro di sollievo, uscendo dalla sala grande con una Christina rifocillata e soddisfatta sempre senza degnare di uno sguardo il tavolo grigio-verde, vide comparire dai sotterranei suo fratello, Derek e Malfoy, impegnati in un'animata discussione.
Poteva andarsene.
Poteva defilarsi per le scale e far finta di non essersi accorta che il suo adorabile e preoccupatissimo fratello fosse quasi davanti a lei. Loro non l'avrebbero nemmeno vista, troppo impegnati a discutere di chissà cosa. Forse solo Derek aveva percepito che lei era lì, paralizzata dal dubbio di non sapere come comportarsi, ma con la discrezione che tanto lo caratterizzava non aveva nemmeno lanciato uno sguardo nella sua direzione.
«Lily!»
Il suo nome risuonò nell'atrio come lo scoppio di un petardo, interrompendo quel momento di calma cristallizzata. Quasi automaticamente Albus e Scorpius alzarono gli occhi verso il portone d'ingresso, trovandosi davanti la ragazza, immobile.
«Lily! Devo parlarti!»
Si erano guardati solo per un secondo, Lily imbarazzata e Scorpius con espressione indecifrabile, prima che lei distogliesse lo sguardo per rivolgersi a Justin.
«Siamo stati convocati dal Wizengamont! – annunciò grave lui, abbassando il tono di voce, mentre dalla tasca recuperava una pergamena stropicciata – Te lo avrei detto a colazione, ma non ti ho vista!»
Alla vista della scrittura di suo padre e del timbro ufficiale del tribunale magico Lily sbiancò, concentrando l'attenzione sul giovane grifondoro «Così presto?»
«Così pare. Seguimi, purtroppo non c'è molto tempo.»
Senza degnare Christina, Derek o Albus di uno sguardo, Lily si incamminò con lui chiedendosi quando e se avrebbe riavuto indietro una vita normale.
***
Albus era rimasto immobile davanti alla sala grande, senza capire il comportamento della sorella. Aveva visto Fennel avvicinarsi dopo averla chiamata, ma non aveva capito cosa si erano detti. La smorfia tetra che si era dipinta sul volto di Lily però, non lasciava spazio alla speranza di buone notizie.
Quasi inconsciamente si avvicinò a Christina, che guardava pensierosa in direzione dei due che si allontanavano.
«Wizengamont – commentò semplicemente lei, in risposta a quella muta richiesta – Penso per tutto il casino di sabato.»
«Lily sta bene?» insistette lui, che sentiva di dover assolutamente parlare con la sorella.
Christina esitò un attimo prima di rispondere, facendo scivolare lo sguardo da un serafico Derek ad un apparentemente distaccato Scorpius. Anche se era una strega del tutto ordinaria e non poteva leggere nell'animo altrui, avrebbe potuto scommettere qualsiasi cosa che il ragazzo fosse più sulle spine di Albus nell'attesa delle sue parole.
«Benissimo – esclamò infine, scoccando un'altra occhiata a Scorpius, prima di proseguire con tono forzatamente frivolo e allegro – Anzi Al, scusami se l'ho monopolizzata ieri, ma avevo bisogno di raccontarle tutto della mia serata! Mi dispiace se non l'ho lasciata nemmeno respirare, le ho fatto persino saltare la cena.»
«Ah - rispose lui, preso in contropiede - Bene. Ok, ma figurati Chris!»
Albus parve credere a quella piccola bugia, mentre Scorpius non diede segno di essere toccato dalle sue parole. Eppure Christina era certa che, prima di entrare in sala grande, Derek le avesse strizzato l'occhio in segno d'intesa.
***
Lily rimase a lungo in silenzio, soppesando le parole di Justin. Si erano appartati nella guferia, deserta a quell'ora del giorno, così da non essere disturbati da presenze indiscrete e poter rispondere rapidamente alla breve missiva di Harry.
«Direi che non ci sono molte alternative» sentenziò infine, sconsolata.
«Lily non ti agitare – cercò di tranquillizzarla lui – Devi solo raccontare la tua versione dei fatti. Dopotutto non hai assistito a nessun crimine direttamente, se non a quella mossa confusa del presunto rapimento, quindi non dovrai fare né congetture né accuse, se non te la senti» concluse risoluto.
«Parli già come un auror» sentenziò la ragazza, facendogli la linguaccia.
«Tutto merito dei momenti brevi ma intensi vissuti con tuo padre» rispose con un sorriso enigmatico lui, provocando una smorfia da parte della ragazza.
«Justin, che schifo! È mio padre! Trovati altri soggetti per i tuoi visionari doppi sensi! – esclamò lei, stando allo scherzo, prima di diventare improvvisamente seria – Sono felice che l'udienza sia dopodomani, così mi libererò di questo peso, ma d'altra parte mi sembra che tutto stia capitando così in fretta... Ho paura di non essere pronta e di non vedere il tutto con abbastanza lucidità.»
Fu il turno di Justin per fischiare ammirato «Se io parlo da auror, Potter, tu sei certamente una futura mediatrice!»
***
Lily aveva pensato per tutto il pomeriggio a come raggiungere il fratello, così da metterlo al corrente della situazione. Avrebbe voluto evitare il dormitorio serpeverde, ma sapeva di non poter nascondere ancora a lungo la testa sotto la sabbia: anche se mancavano meno di due mesi al ritorno a casa, sapeva di non poter evitare Scorpius in eterno.
Perciò, dopo un pomeriggio di dubbi e tentennamenti, decise di affrontare la serpe per le spire, come si era detta, e di presentarsi nei sotterranei come se nulla fosse. Avrebbe solo fatto una piccola deviazione alla torre per posare la borsa dei libri, così pesante da infliggerle un dolore costante alla spalla destra.
«Lily, ti stavo cercando.»
La voce di suo fratello le arrivò alle orecchie prima ancora di raggiungere la Signora Grassa. Lui e Derek le stavano venendo incontro, entrambi con espressione forzatamente rilassata.
«Al, stavo giusto venendo da te» esclamò lei, decisamente sollevata dal rimandare il confronto con quello che nella sua testa stava diventando l'innominabile.
«Cos'è successo con Fennel?» chiese a bruciapelo lui, arrivando dritto al punto.
Lily si guardò attorno per qualche secondo, prima di proporre di andare alla torre di astronomia.
«Non vorrei che qualcuno sentisse. Non è nulla di trascendentale, però mi è stato chiesto di mantenere la cosa il più possibile riservata.»
I due ragazzi la seguirono in silenzio fino quasi l'altra parte del castello, ansiosi di sapere cosa diavolo stesse succedendo. Una volta arrivati nella loro fredda destinazione, dopo aver controllato che fosse effettivamente vuota e aver chiuso le finestre aperte, Lily iniziò il resoconto.
«Papà ha cercato di concedere alla Black quello che chiedeva, nonostante quanto successo a Hogsmeade e all'accusa di quella Cruciatus. Sai com'è fatto – aggiunse piccata, anticipando le proteste di Albus – E ha ragione. Per quanto possa avere dei problemi, la discriminazione che ha subito quella donna può essere un'attenuante per molte cose. L'hanno comunque sottoposta a valutazione psichiatrica immediatamente dopo l'arresto e sembra essere risultata affetta solo da una latente forma di depressione, quasi sicuramente derivante dal suo sentirsi isolata dalla comunità magica. Perciò il Wizengamont vuole ascoltare me, Justin, il preside Shelinor e i due ragazzi coinvolti nell'episodio di Durmstrang prima di decidere se e come condannarla.»
«Ma se la smazzino i crucchi! – commentò spazientito Albus – Lei lavorava a Durmstrang.»
«Sì – gli concesse Lily, pazientemente – Ma Charis è nata e cresciuta qui. La giurisdizione magica corretta è comunque quella inglese. Per non dire che Durmstrang se ne sta lavando le mani, visto che non vogliono più essere ricollegati alla magia oscura. Shelinor ha fatto capire a papà che per lui la condanna sarebbe esemplare a priori e papà si è battuto per un giusto processo.»
«E quando sarebbe quest'udienza?»
«Dopodomani – rispose Lily, mesta – Ma praticamente da stasera sarò in isolamento. La McGranitt vuole parlare a me e Justin dopo cena, ed è probabile che ci faccia dormire in infermeria. Meno voci corrono su questa storia meglio è, secondo papà. Ha paura che se la storia di Hogsmeade diventasse di dominio pubblico nel castello, il Ministero sarebbe sommerso di gufi da parte di genitori allarmati e il giudizio del Wizengamont potrebbe non essere più imparziale. Dopotutto a Hogwarts nessuno sa della Black e me, a parte voi. La scusa ufficiale sarà che siamo malati e per un paio di giorni salteremo le lezioni. Il tempo di preparare l'udienza e andarci, suppongo.»
«Preparare l'udienza?» chiese Derek, confuso.
«Sì, papà ha fatto un corso accelerato a Justin sul Wizengamont e gli ha chiesto di prepararmi a parlare davanti a tutta la giuria. Vuole evitarmi lo stesso disagio che ha provato lui alla prima udienza, penso.»
«Ma quelli erano dissennatori, è tutta un'altra storia» esclamò Albus scandalizzato, che già temeva di vedere la bacchetta della sorella spaccata a metà.
«Dissennatori?» chiese confuso Derek.
«Oh Al, stai tranquillo. Da quando sono tornata da Durmstrang sei peggio di Jamie!» sbottò Lily.
«E va bene, va bene! – annuì lui – Sono solo preoccupato! Ora vado, che Scorpius mi deve spiegare pozioni per domani. Glielo racconti tu a Derek il discorso che si è perso?»concluse, indicando l'amico con il pollice, che ancora sillabava allibito la parola dissennatori.
«Ma come, non parli mai delle storie di famiglia con i tuoi amici?» lo rimbeccò lei, cercando di dissimulare l'agitazione che le aveva trasmesso il nome di Scorpius.
Al se ne andò ridendo, senza aggiungere una parola.
«A quindici anni mio padre è stato chiamato davanti al Wizengamont per un attacco dei dissennatori durante l'estate. Era appena iniziata la guerra. A quel tempo al tribunale c'era quella megera che poi ha scatenato la fuga dei miei zii da Hogwarts» riassunse lei.
«La nascita dei Tiri Vispi?» si illuminò lui.
Tutti a Hogwarts conoscevano la leggenda di George del compianto Fred Weasley, eroi degli studenti contro la strega corrotta inviata dal Ministero.
«Proprio quella» sorrise Lily, prima di buttarsi a peso morto su alcuni cuscini abbandonati a terra, dimenticati provvidenzialmente da qualche indisciplinato studente.
«Potresti anche decidere di non presentarti, se volessi?»
«Immagino di sì, ma non sarebbe giusto» commentò, dubbiosa.
«Grifondoro» sentenziò Derek, con una smorfia, facendola ridere.
«Uhm, non è che sia proprio una garanzia questa cosa delle case. Dovrei anche essere impavida e tutto il resto, credo.»
«Invece che nasconderti appena vedi il mio compagno di dormitorio, ad esempio? – concluse retoricamente lui, strizzandole l'occhio – Non capisco quale sia il problema tra di voi, davvero.»
«Il problema è Scorpius Malfoy. Quello scostante, vendicativo e arrogante con cui ho sempre avuto discussioni. Non abbiamo niente in comune, a parte te e Albus. E poi quando sto con lui non riesco a controllare nemmeno l'empatia. E poi è troppo arrogante, e poi-»
Lily era un fiume in piena: Dereck dovette approfittare di una sua breve pausa per dire la sua «Scorp è scostante, è vero, a volte subdolo, a volte freddo. Che ti aspetti? Non tutti sono serpeverde a metà come Al. Ma ha un cuore, anche se spesso lo dimentica, e non tradirebbe mai gli amici, per esempio. E non ha mai dovuto rincorrere una ragazza. Merlino, non è che cadano ai suoi piedi, ma si è sempre trovato in situazioni dove dare poco e ricevere ancora meno era la norma. Tu lo spiazzi, ma penso stia lentamente capendo che può aspirare a più che un tira e molla con la Bulstrode di turno. Questo lo spaventa più di quanto lui spaventi te temo.»
«E perché mai?» chiese Lily, affascinata da quell'analisi così complessa, che mai da sola avrebbe ricondotto al principale oggetto dei suoi pensieri.
«Perché per lui una relazione stabile è per forza sintomo di romanticismo zuccheroso. Proprio come te, non conosce le vie di mezzo nell'approcciarsi alle cose. Dal mio punto di vista, avete molto in comune» concluse, ridendo.
«Bleah! Malfoy in versione cuori e cioccolatini? Anche no! Per Morgana, lui non è così male! Dovrebbe solo imparare a mettere in fila più di tre frasi senza sputarci dentro un Potter velenoso, magari spiegando al mondo quello che pensa invece di darlo sempre per scontato» concluse, annuendo vigorosamente a sé stessa e facendo ardentemente desiderare a Derek un pensatoio, così da poter condividere quell'illuminante momento con il diretto interessato e dare una scossa a quella ridicola situazione.
«Però non dirgli che l'ho detto!» aggiunse di colpo Lily, allarmata, facendolo nuovamente ridere di gusto.
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