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9. Reparto surgelati

Scusate per l'attesa! Ma la scuola mi sta letteralmente prendendo...del tutto! Da quanto è passato mi è spuntato qualche capello grigio!
Comunque, per farmi perdonare, ecco un nuovo capitolo! La foto e il titolo saranno un po' strani, ma si spiegherà tutto con la storia!😋
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I mostri simili a cani erano in cinque, in quel momento! Thomas trascinò Erick con lui dietro ad una carcassa di automobile.
<< Cosa sono quelli?>> bisbigliò impaurito il biondo.
<< Non lo so! Ellie non ci ha parlato di animali Rinati!>> rispose sussurrando Erick, scuotendo la sua massa di capelli corvini. Il terrore assaliva entrambi i ragazzi, bloccava loro la gola in una morsa sempre più stretta, congelava i muscoli in pose rigide e scomode. Il più spaventato era Thomas, i suoi occhi luccicavano di paura, le mani pallide tremavano incontrollabilmente e le labbra avevano perso il loro colore rosato di sempre.
<< Che facciamo? Non possiamo scappare!>> piagnucolo'. Aveva così tanta paura da non essersi accorto di aver sguinzagliato una nota più acuta delle altre. Erick lo zittì con un dito premuto sulla bocca. Dopodiché, si sporse un po' oltre la carrozzeria dell'auto e sbircio' verso il tubo di scarico. I segugi infernali si erano leggermente mossi, alcuni avevano drizzato le orecchie, altri stavano annusando l'aria putrida con i nasi tumefatti e neri come l'oblio.
Erick aveva capito che quei cosi stavano incominciando a sospettare. Chiuse gli occhi e li strizzo' forte, nel tentativo di far scomparire quell'orrore, sperando che la sveglia suonasse e che, come al solito, avesse annusato l'odore del latte e dei biscotti in cucina. Ma non accadde. No, proprio no.
Riaprì lentamente le palpebre. Tutto successe al rallentatore: alzò di nuovo la testa oltre l'auto dove si erano nascosti, ma non vide i cani, bensì le ossa che stavano maciullando a terra, nel sangue nero.
Si girò verso Thomas, sgranando gli occhi e mimando con la bocca "non ci sono più!"
L'amico non capiva, alzò un sopracciglio e lo guardò con sguardo interrogativo. Fu un attimo.
Erick voleva urlare, piangere mentre vedeva uno di loro. Un muso bagnato di sangue e con pelle ciondolante, strappata dal suo alloggio, stava comparendo lentamente dietro alla spalla di Thomas, seduto a terra, girato con la testa verso il suo amico moro. Perciò non vide il muso del cane Rinato sbucare a fianco della loro automobile, avvicinarsi al suo braccio e annusare l'odore della carne fresca. Un ringhio e Thomas si voltò. Fu allora che un grido disumano e da incubo spezzò il silenzio.
<< Corriiiiiii!!!!!!>>
I due amici corsero come non avevano mai fatto, neanche con la ragazza Rinata che avevano trovato nell'istituto. Potevano quasi sentire i piedi staccarsi dal suolo e piroettare, quasi come per dar loro una rampa di lancio per spiccare un volo. Sarebbe bastato un saltello, qualunque cosa pur di evitare i Rinati alle loro spalle.
I cani ( che oramai non potevano più essere definiti tali ) correvano alla velocità di un battito del cuore di una preda ignara del mostro che la sta braccando. Erano uniti, erano un gruppo. Erano sicuri che, non separandosi mai, avrebbero cacciato meglio.
Il più grande tra i cani Rinati, ululo' per dare un assaggio di dolore alle orecchie dei due umani. Eppure, erano veloci quei due ragazzi! Ma i cani erano sicuri che quella carne pallida e sana sarebbe finita comunque sotto le loro zanne gialle.
Erick aveva udito già tre ululati. Il primo lontano, il secondo non molto distante, il terzo vicino. Non doveva sprecare ossigeno per parlare, ma in quel momento doveva comunicare con Thomas, e dato che non erano telepatici, il ragazzo disse: << Thomas, non ce la faccio più a correre...ma forse ho un'idea! Dobbiamo tornare al centro commerciale da cui siamo partiti!>>
<< Ma se i nostri amici fossero già lì ad aspettarci? Non possiamo rischiare che quei mostri li uccidano!>> urlò di rimando Thomas, i capelli al vento, l'adrenalina al massimo. Era vero! Erick non ci aveva pensato minimamente.
<< C'è un altro supermercato in Surrey Street...ma non è vicino come quello del centro... Che si fa?>>
<< Non possiamo far morire i nostri amici. Andiamo a quello in Surrey Street. In caso qualcosa vada storto...saremo noi a pagarne le conseguenze.>> Thomas non si voltò verso Erick, sembrava convinto di ciò che aveva appena detto; gli mostrò il pollice alzato verso l'alto. Secondo il linguaggio dei gesti voleva dire che era pronto.
Appena scorsero la fine della tangenziale, svoltarono a destra, verso Surrey. Superarono case distrutte e giardini con vasi spaccati, terriccio rivoltato. Ad un tratto si ritrovarono a saltare le pattumiere accostate alle varie abitazioni. Thomas era più agile e alto di Erick, quindi saltava meglio e con meno fatica. In un attimo accadde: Erick inciampò in un bidone dell'immondizia e rovinò a terra, lungo disteso. Urlò e urlò, finché Thomas si voltò verso di lui. Il terrore gli stava facendo perdere il lume della ragione.
Forse fu proprio per questo che, nonostante la vicinanza dei cani Rinati, il ragazzo tornò indietro di corsa e diede la mano al suo migliore amico, con uno sguardo incredulo sul volto per quel gesto. Erick si rialzò velocemente e riprese a correre a fianco dell'amico. In quel momento non gli importava dei cani sempre più vicini, fatto sta che il suo corpo continuò a percorrere metri e metri in corsa, ma il suo cervello si fermò a riflettere.
Come mai Thomas lo aveva aiutato? Sì, okay, erano migliori amici da tantissimo tempo...ma la vicinanza dei cani a loro era stata impressionante. Davvero il suo amico avrebbe rischiato così tanto per lui?
<< Thom, perché l'hai fatto?>> chiese.
<< Cosa?>>
<< Mi hai aiutato prima. Perché? Potevi morire se non fossi stato abbastanza veloce!>> mentre lo chiedeva, Erick aveva le lacrime agli occhi.
<< Sei il mio migliore amico, una delle persone a me più care. E mi chiedi anche perché l'ho fatto?! E poi, tu non l'avresti fatto per me?>> spiegò lui con una semplicità invidiabile. Un sorriso affiorò sul suo volto giovanile ed angelico.
<< Hai dubbi? Certo che l'avrei fatto!>> rispose Erick. Per lui lo avrebbe fatto, ma solo per lui...ed Ellie. Ellie?! Ma cosa andava pensando?!
Scacciò il pensiero e continuò a correre a mente vuota.
Poi, nella luce mattutina si staglio' il supermercato di Surrey. Sì, cacchio, sì! Ce l'avevano fatta! Ora arrivava la fase due: quella del piano, o meglio, della trappola.
Si catapultarono verso la finestra principale e, afferrato un' asse caduta a terra, la ruppero mentre il vetro mostrava mille Thomas ed Erick. Non stettero nemmeno attenti a non tagliarsi con le schegge ancora aggrappate alla cornice. Quando entrambi furono all'interno dell'edificio sprangarono la porta con un frigorifero che spostarono con fatica immane. La finestra che avevano rotto non era importante da barricare: i cani non ci sarebbero mai passati.
Finito il lavoro e l'adrenalina iniziale, Thomas vide delle gocce che gocciolavano sul pavimento con un clock clock fastidioso. Il liquido scendeva dal suo braccio. La manica della giacca zuppa. Di sangue.
Tirò il tessuto aderente al braccio, fino a scoprire un profondo taglio irregolare all'altezza dell'avambraccio destro. Per poco non svenne dalla sorpresa e dal terrore. Probabilmente si era ferito con i vetri rimasti sulla cornice della finestra!
<< Erick...>> farfuglio' con lo sguardo perso sui lembi del taglio. Il suo amico si girò. All'inizio non capì cosa non andasse, poi...
<< Oh, cacchio! Thomas, calmo! È okay, è okay! Siamo in un centro commerciale! Ci sarà un reparto con garze e roba così! Ti ci...>>
<< No, faccio da solo. Tu progetta il piano, io ti raggiungero' dopo.>>
<< Okay, allora al reparto surgelati!>> gridò Erick.

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