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34. Anton

Erick fece la stessa procedura dell'arbusto con tutte le serrature che imprigionavano i suoi amici. Si muoveva silenziosamente, scattante come il predatore che avvista la preda.
Nel buio risplendevano solamente le torce e le candele. Due puntini verdi e brillanti squarciavano l'oscurità: questi erano gli occhi di Erick, non più marroni.
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Anton aveva sempre sognato di scappare, tornare da sua moglie. Voleva rivedere il sole, dimenticare gli occhi rossi dei ratti che regnavano nel corridoio delle segrete. Ma il suo lavoro era quello: controllare i prigionieri ed evitare loro la morte per fame.
Ormai aveva settantanove anni, era troppo vecchio per pensare alla fuga.
Quei sotterranei erano talmente vasti, che a volte doveva impiegarci più di mezz'ora a completare il giro delle celle. Alla fine, ci si era abituato. Dieci anni di esperienza possono farti guadagnare orientamento.
Anton era convinto solo di due cose nella sua insulsa e mortale vita: di amare il sole e la libertà e di odiare Peter.
Odiava con tutto il suo vecchio cuore colui che l'aveva rinchiuso in quel manicomio, che l'aveva reso partecipe di quella crudeltà spietata contro i Diversi. Anton sapeva che un giorno o l'altro sarebbe scappato, si sarebbe ribellato alla morte pietosa che Peter offriva a tutti coloro che passavano la soglia degli ottant'anni. Erano cose che nessuno avrebbe mai dovuto sapere. Nessuno doveva scoprire i segreti di cui era munita l'esistenza di Peter.
Anton si riscosse da quei loschi pensieri e inspirò profondamente. Si disse che doveva eseguire l'ordine, cioè controllare le celle 32, 33, 34, 35, 36, 37. Secondo ciò che gli avevano detto le altre guardie, lì dentro si trovavano dei nuovi arrivati, che per Anton non suonavano affatto nuovi. Lui li conosceva fin troppo bene, sperava fin troppo in loro. Recitare la parte del cattivo davanti ai suoi eroi proprio non gli piaceva.
Nonostante ciò, sorpassò la cella 29, la 30 e la 31 ed incominciò ad inscenare il suo finto personaggio da guardia spietata. Non era mai stato un bravo attore, fu per questo che non riuscì a nascondere una lacrima che rappresentava tutto il suo odio verso Peter e la costrizione.
<< Forza, sciagurati! Uscite e fatevi vedere!>> urlò, già in modalità pietà: off.
Nessuno rispose. Fu un attimo e una mano gli tappò la bocca, lo prese per i capelli e lo trascinò a terra. Un ragazzo dagli occhi verdastri e i capelli marroni, fu subito sgridato silenziosamente dai compagni con il nome di Jack. Il ragazzino allentò la presa su Anton, ma non tolse la mano dalla sua bocca.
Una bella ragazza dai capelli rossi raccolti in una treccia incominciò a legare la vecchia guardia con un arbusto molto spesso e dall'aria resistente, che usciva dal...palmo di un ragazzo!? Quest'ultimo si guardava in giro con nonchalance, come se ciò che stava facendo fosse completamente normale.
Anton sorrise: quello doveva essere sicuramente Erick. Finalmente aveva il piacere di vederlo davvero!
Un biondo, ed altre due ragazze frugavano nelle tasche del vecchio. Il sorriso sul volto di Anton si allargò ancor di più quando riconobbe Thomas. Entrambi i Diversi erano lì, davanti a lui! Che onore!
Quando Thomas e le sue amiche estrassero una chiave dalla tasca destra della camicia della guardia, il ragazzo biondo lanciò un'occhiata fugace ad Anton. Sembrava che gli volesse comunicare la sua pietà, la sua compassione verso di lui.
<< L'abbiamo trovata!>> urlò la giovane mora che il vecchio riconobbe come Ellie. I sei corsero via, lasciando indietro la guardia. Solo Thomas rimase a guardarlo, forse sapeva che stava per piangere.
<< Sai, non avrei mai voluto farlo. Sono vecchio, Peter mi ucciderà, come fa con tutti gli scarti. Voglio solo dirti che io credo in tutti voi, siete la mia luce contro il virus.>> disse Anton con le lacrime agli occhi. Thomas non si fece domande su Peter, sugli scarti, su come quella guardia li conoscesse. Disse soltanto: << Devi sapere, che ho sempre mantenuto le promesse. Bene, ti prometto che non morirai, un giorno ci rivedremo. Non ti ho dimenticato, Anton.>> dopodiché sorrise con dolcezza, allungò un foglio al vecchio, che lo prese senza proteste, e osservò mentre il ragazzo tagliava l'arbusto con cui gli altri lo avevano legato. Infine, Thomas si voltò e se ne andò a passo sicuro verso la direzione che avevano preso i suoi amici.
Anton, una volta solo, esaminò bene il foglio che si era ritrovato in mano. Quella era una cartina geografica della città, in mezzo ad essa campeggiava un cerchio rosso. Il cerchio rosso metteva in evidenza un monte, sulla cui cima si leggeva il nome di un villaggio.
Anton ritrovò la voglia di scappare, di proteggere quei ragazzi.
Thomas gli aveva fatto una promessa, allora anche lui ne fece una. Promise che Peter non avrebbe ucciso nessuno dei Diversi, che il gruppo dei Cinque sarebbe stato riunito.

Ciao a tutti!!! So che questo capitolo è molto strano, male cose si capiranno in futuro. Commentate e votate!
Bye bye!
ILTSASID7🌈

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