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15. La nebbia non nasconde la paura

Erick aprì gli occhi. Qualcuno gli toccò il braccio. Si ricordò velocemente dov'era, perciò si tolse la paglia di dosso e si alzò dal pavimento di legno della stalla; si massaggio' le tempie con indice e pollice, il dolore alla testa non si alleviò comunque. Si girò e si ritrovò faccia a faccia con Ellie. Per un attimo rimase imbambolato ad ammirare la sua delicata bellezza, ma lei arrossi' vistosamente, perciò Erick smise di puntarle gli occhi addosso.
<< Buongiorno! >> trillo' lei, ormai non più imbarazzata.
<< 'ngiorno...>> biascico' lui, ancora mezzo addormentato. Si rese conto che doveva essere simile ad uno spaventapasseri beccato dai corvi. Lei, a confronto era sempre perfetta, impeccabile. Si vergognò da morire e cercò di sistemarsi i capelli con la mano, ma Ellie lo fermò dandogli un buffetto sul braccio.
<< I capelli in disordine ti donano!>> disse lei, per niente imbarazzata. La cosa strana fu che Erick arrossi', la ragazza rimase immobile a fissarlo con un'aria scocciata. Sembrava che i ruoli si fossero invertiti: Erick nel ruolo della femminuccia timida, Ellie come il maschio alfa della situazione.
<< Okay, ti aspettiamo fuori in cortile. Ieri notte non lo avevamo visto ma è... enorme! Dietro la fattoria c'è un ettaro intero di terra completamente recintato! Ci stiamo lavorando adesso. Nancy ha proposto di prepare delle sacche intrecciando la paglia di ieri notte. E poi, sugli alberi qui vicino ci sono delle mele! Contento?
Quando avremo finito ripartiremo in cerca del villaggio di sopravvissuti. OK?>> spiegò tutto d'un fiato lei.
<< Okay, grazie di esserti presa la briga di venirmi a svegliare! >>
<< No problem! >>
Prima di uscire, Ellie lanciò una lunga occhiata ad Erick e poi schioccò le dita, come se si fosse ricordata di qualcosa che si era dimenticata di dire.
<< Copriti bene, c'è la nebbia stamattina!>>
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Tre minuti dopo, Erick era pronto. Uscì dalla stalla. Nel farlo notò che che era stato l'ultimo a svegliarsi e che, probabilmente gli altri avevano mandato Ellie perché lui non era ancora nel campo a lavorare. Che figura!
Chiuse la porta della stalla e si diresse sul retro della fattoria, dove si trovava il recinto. Il freddo e l'umidità gli entrarono subito nelle ossa, il suo respiro si condensò. Ma la cosa più sbalorditiva era la nebbia: c'è n'era talmente tanta, così fitta che non si vedeva ad un palmo dal naso. Letteralmente!
Faticò persino a trovare il recinto da Ellie indicato. Ma quando lo trovò, vide il cancelletto aperto e vi entrò senza problemi. Era veramente vasto, enorme! All'inizio non vide niente e nessuno, la nebbia scivolava davanti ai suoi occhi, sembrava quasi fluida, lattiginosa. Erick prese a camminare a tentoni nel bianco, ma solo dopo aver percorso sì e no dieci metri buoni, udì dei sospiri, delle risate o dei tonfi strani. Tutti i rumori erano ovattati a causa della nebbia fitta e densa, ma dedusse comunque che i suoi amici erano a venti metri da lui...o almeno così credeva.
<< Ehi, tutto a posto?>> urlò, la sua voce galoppò nella nebbia. Nessuna risposta.
<< Ragazzi, non fate i cretini!>> ritentò, mentre l'ansia saliva. Continuò a camminare senza una meta, le voci erano sparite, soffocate come la luce di una candela sotto ad un bicchiere. Nonostante il freddo, Erick iniziò a sudare. Ridacchio' istericamente per la paura.
<< Ehi, non scherzate! Ragazzi? Ellie mi aveva detto che qui era sicuro! >> piagnucolo' ormai in preda al panico. Lei gli aveva detto che era sicuro, era convinto che sarebbero stati bene. Quando la risposta non arrivò, incominciò a chiedersi che fine avessero fatto i suoi amici. Continuò a camminare piagnucolando come uno stupido.
Ad un tratto, nella nebbia si staglio' una figura alta, probabilmente maschile, nera ed immobile. L'umidità gli nascondeva il viso rendendo lo sconosciuto solo una sagoma. Era lì, fermo davanti ad Erick, lo fissava.
<< Thomas?>> balbetto' Erick, il labbro inferiore che tremava come la gelatina. Era pronto a scappare in caso di pericolo.
La figura fece solo un movimento: inclinò la testa di lato, fino a farle toccare la spalla. Sembrava che lo stesse studiando per capire se era buono da mangiare o no. O almeno questa era l'impressione di Erick.
<<Ah, ah! Divertente, ragazzi! Bravi davvero! Chi sei? Thomas, Jack, George o Calvin?>> ridacchio' non molto convinto Erick. Sperò che fosse tutto uno scherzo cretino, che i suoi amici fossero usciti dalla nebbia e gli avessero riso in faccia confessando lo scherzo.
La figura, impassibile, lo fissava e basta. Da dietro la schiena della strana sagoma uscirono altri quattro sconosciuti. E tutti lo fissavano.
Il primo che era comparso, fece uno scatto barcollante, per poi iniziare a correre rapidamente. Quello non era un umano. Il passo indeciso, i ringhi che produceva...era un Rinato.
Erick urlò; si voltò e corse verso il cancelletto. Sentiva i Rinati che gli si avvicinavano sempre di più, ringhiavano e lo inseguivano. Correvano come maledetti ghepardi!
La nebbia oscurava, la paura dava un senso di vertigine. Furono queste due compagne inseparabili a far inciampare Erick. La corsa finì, ma l'adrenalina no. Il ragazzo si dibatté nella terra umida, urlò, scalcio'. Ma ormai era troppo tardi, un Rinato gli si era gettato addosso. La sua vita era finita definitivamente. Addio mondo.
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Ciao a tutti, cari babbani e purosangue! Come ve la passate?
Ditemi se vi è piaciuto il capitolo!
Bye bye!
ILTSASID7🌈

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