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11. Il quinto

Lo shock iniziale li aveva colpiti come una bomba. Il quinto! Il quinto Rinato! Come avevano potuto dimenticarlo?
Thomas si mise le mani tra i capelli e socchiuse gli occhi.
<< E adesso dov'è? Forse ci ha già sentiti! Oddio...>> l'ansia lo stava cullando con il suo fare angoscioso.
<< Calmati! Ricordati come abbiamo intappolato gli altri cani!>> cercò di rassicurarlo Erick.
<< È vero...li abbiamo sconfitti! Erick, credo di avere una buona idea!>>
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Intanto...

Il capo dei cani Rinati si aggirava vicino al bancone del macellaio. Aveva rubato un enorme prosciutto che ora stava mangiando con foga, la Furia padrona di lui.
Ad un tratto udì dei rumori. Si leccò il muso con la lingua viola, poi alzò la testa dalla carne salata di maiale, ascoltò i passi, le voci...umane. Dov'erano i suoi compagni? Dovevano aver già ucciso i ragazzi, gli dovevano aver già portato la "cacciagione", avrebbe già dovuto mangiare la carne sanguinolenta. Il piano era sempre stato quello: i sottomessi portavano il cibo da loro procurato al capo, il primo a mangiare.
Cosa c'era che non andava? Si costrinse a staccarsi dal prosciutto suino e ad andare verso i rumori che sentiva. Quando avrebbe trovato il resto del suo gruppo, avrebbe come minimo sbranato uno dei suoi compagni sottomessi, per impartire la lezione, per dare un esempio delle sue punizioni in caso di disobbedienza o di disordini nel classico regolamento che, da sempre, i branchi possiedono.
Ringhio'. Lui poteva permetterselo, alto 90 cm circa, potente il doppio di un lupo. Era convinto che aver preso il virus infettivo lo avesse migliorato e reso invulnerabile.
Fece schioccare i denti tra loro alla vista del reparto surgelati.
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<< Dovrebbe funzionare!>>
<< Thomas, hai avuto un'idea formidabile! Forse, anche meglio della mia!>>
<< Forse? È sicuro, ciccio!>>
<< Modesto come sempre, eh?!>>
<< Non ci resta altro che aspettarlo. Quel cretino di un Rinato dovrebbe incominciare a tremare!>>
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Il cane Rinato camminava quasi con eleganza, forse un eleganza regale, che incuteva rispetto. Il poco pelo che aveva era sporco di carne, sangue e polvere. Gli artigli come sciabole ticchettavano sulle piastrelle bianche. La bocca colava bava. Gli occhi saettavano feroci. Le orecchi dritte. Il naso captava l'odore di paura, carne, sangue, ferite.
Pensò di essere una macchina da guerra. I suoi sensi sviluppati captarono molto...artificiale. Di nuovo quell'odore, strano, pungente, fastidioso. Scosse il capo, ma continuò a camminare.
Un barattolo di alcool gli cadde addosso, lanciato da qualcuno oltre lo scaffale dietro cui si trovava. Ringhio' mentre il liquido gli bruciava gli occhi e la poca pelle rimasta. Ora era molto infuriato, voleva del sangue da bere per calmarsi. Di sicuro erano stati quegli stupidi umani poco sviluppati a fargli questo!
L'odore di artificiale gli pungeva le narici.
Vide un ragazzo dai capelli corvini che lo fissava. Il cane Rinato ricambiò lo sguardo tagliente, quasi infuocato...come lo sarebbe diventata tra poco la situazione.
L'altro giovane umano biondo uscì da dietro uno scaffale con un piccolo oggetto argentato in mano.
Ma al capo dei cani Rinati questo minuzioso dettaglio non importava di certo! Quei ragazzi avevano eliminato i suoi compagni, avevano invaso la sua tangenziale e lo stavano provocando! Quale affronto per un re come lui!
Scattò in avanti, era sicuro che le sue mascelle si sarebbero richiuse sulla testa del moro e invece...
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<< Ora!>> urlò Thomas. Entrambi i ragazzi fecero scattare gli accendini che avevano trovato nel reparto 15. Due fiammelle emersero dal buio del supermercato. La corsia 12, dove si trovavano, si illuminò della luce nata dall'odio.
Gli accendini piroettarono in aria, verso il muso del Rinato. Le fiamme tremolavano sotto gli schiaffi potenti dell'aria.
L'accendino di Erick mancò il bersaglio. Quello di Thomas impattò sul naso del cane zombie. Un mantello di fuoco avvolse il Rinato, morse l'alcool di cui era intriso il pelo della bestia. Il corpo martoriato fu avvolto dalle fiamme bluastre e gialle, mentre il pelo e la pelle crepitavano nel buio.
Il cane lanciò un urlo terrificante, angoscioso, che esprimeva tutto l'odio, il dolore e la poca vita che, ormai andava scemando.
Thomas si voltò dall'altra parte. Gli erano sempre piaciuti gli animali, vederne uno divorato dalla malattia e mangiato dalle fiamme lo turbava davvero molto.
Erick gli batté una mano sulla spalla e gli indicò l'uscita. Il suo amico biondo annuì.
Se ne andarono dalla corsia senza più voltarsi indietro, mentre le urla e gli strepiti permeavano l'aria.
La porta del centro commerciale si chiuse di botto, lasciando il cane a rotolarsi nel suo sangue e nel fuoco che oramai aveva quasi raggiunto le ossa.
Un re...sconfitto da dei ragazzini? Forse loro erano speciali, erano riusciti a far paura a degli zombie.
Il capo dei cani Rinati che ossessionavano la tangenziale di Reven Street era morto, tra le fiamme, con le urla dei suoi compagni, che stavano assiderando in una cella frigorifera.

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