10. Ce la puoi fare! Corri!
Thomas era al reparto 18. Era nel bel mezzo della corsia con garze e disinfettante in mano. Finì di avvolgere il braccio sanguinante con la garza, poi la strappò con i denti e incastrò il lembo ciondolante sotto le altre fasciature. Il sangue colava ancora, ma stava cessando di scivolare a terra.
Si rialzò e camminò silenziosamente fino in fondo alla corsia. La luce non c'era più, solo leggeri bagliori blu lanciati dalle lampade d'emergenza.
Un barattolo di pomata reidratante cadde a terra, rotolò fino ai piedi del ragazzo. Thomas degluti' e si voltò, ma non vide nessuno. Tirò un sospiro di sollievo, ma accelerò l'andatura. I suoi passi risuonarono nel corridoio silenzioso.
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Erick era sicuro che avrebbe funzionato. Doveva funzionare!
Aveva cercato il reparto surgelati, dove un ricordo infantile gli indicava ci fosse una cella frigorifera riservata ai dipendenti. Oramai la fredda stanza era aperta sull'oscurità e la nuvoletta di gelo incorporea fuoriusciva come un fantasma. Probabilmente qualche lavoratore del supermercato l'aveva aperta per rifugiarcisi...ma non doveva essere finita bene comunque, perché il suo corpo dilaniato giaceva dietro uno scaffale.
Mancava un ultimo dettaglio: il ragazzo prese un barattolo di shampoo, uno di olio e un ultimo di balsamo per capelli. Svuotò il contenuto dei barattoli a terra, davanti alla cella frigorifera. Okay, era pronto. Doveva solo aspettare Thomas e comunicargli il piano.
"Come mai non è ancora arrivato?" si doveva preoccupare?
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2 minuti dopo...
Il capo dei cani Rinati era riuscito a sfondare. Entrò quatto nella penombra dell'edificio. C'era un odore sgradevole di artificiale che non gli piaceva: preferiva la fragranza pungente della carne umana, possibilmente non infetta.
Arriccio' le labbra nere da cui spuntavano zanne affilate e gialle. Ringhio' sommessamente per comunicare ai suoi compagni di avanzare e fiutare gli umani.
Sapeva che presto o tardi la Furia lo avrebbe assalito. Era qualcosa che succedeva quando vedeva del sangue, della carne dalle succulente sfumature rosa e rosse, una preda che credeva di poter sopravvivere. A loro Rinati succedeva spesso, la Furia faceva parte della loro strana vita, parallela a quella dei sani, quegli esseri viventi non contagiati.
Tutto il gruppo di cani Rinati entrò nel buio del centro commerciale, nell'aria viziata degli umani. Si sparsero in tutte le corsie, fiutando l'odore di cibo che quegli stupidi ragazzi si erano lasciati dietro, come Hansel e Gretel con le briciole di pane.
Il capo ringhio' soddisfatto dal lavoro dei suoi compagni sottomessi.
Era l'ora di attaccare.
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Erick sentì rumori sordi risuonare nelle corsie alle loro spalle. Thomas era spaventatissimo ma si sforzò di sorridergli nonostante l'ansia lo divorasse lentamente.
Erano pronti a correre. Avrebbero vinto.
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I cani Rinati erano abituati a vincere, mai avevano perso contro le loro prede, neanche stavolta avrebbero perso. Avrebbe voluto dire che erano stati sottomessi e questo non sarebbe mai dovuto succedere. Mai.
Corsero tra i corridoi facendo cadere merce e azzannando l'aria pregustando il sapore della carne. Ad un tratto lo videro. Solo il ragazzo biondo. Se c'era una cosa che il contagio dava loro era il vedere i colori. Adesso potevano vedere le striature, le sfumature del loro mondo di terrore.
Fiutarono la paura nel ragazzo. Forse tremava. Probabile. Era girato di spalle, non li aveva visti. Bene! Sarebbe stato ancora più facile!
Gli occhi dei Rinati, neri come acini d'uva, affilati come lame, puntati sull'umano. Erano pronti ad attaccare.
Corsero ringhiando verso il biondo, slittando sul pavimento liscio, senza appigli o sassi su cui procedere meglio. La bava alla bocca, la rabbia nelle pupille scintillanti, la pelle rosea in vista. Fu in quel momento che il ragazzo incominciò a correre. Non poteva averli visti, forse li aveva sentiti. Sì, era per forza così.
I ghigni animaleschi scomparvero dai musi, ma la rabbia negli occhi no. Continuarono a correre in gruppo verso l'umano, ferito tra l'altro, profumava di sangue.
Corsero e corsero, ormai erano così vicini al ragazzo che potevano pregustarne il sapore, morderne le ossa.
Qualcuno dalla voce giovanile urlò:<< Ce la puoi fare! Corri!>>
Un cane gli aveva quasi afferrato la giacca, ma il ragazzo biondo aveva già scartato verso sinistra, uscendo dalla loro traiettoria. Le teste pelose e martoriate si voltarono verso la preda, le zampe cercarono di fermarsi e cambiare direzione ma non ci riuscirono. Qualcosa di puzzolente, viscido e molto scivoloso li stava facendo slittare verso una porta aperta. Persero il controllo dei corpi, incominciarono a guaire come cuccioli impauriti, ma ancora non si fermarono.
Alla fine, scivolando vennero catapultati verso un gelo che prima erano sicuri di non aver provato sulla loro pelle infetta. Entrarono girando come trottole nella stanza bianca e bassa, il freddo li colpì con tale violenza che tutti uggiolarono in contemporanea. Per finire, sbatterono su un muro gelido, cercarono di rialzarsi ma un ragazzo dai capelli corvini aveva chiuso la porta di metallo pesante alle loro spalle. Un catenaccio scattò, il buio li avvolse nel suo mantello incorporeo.
I Rinati pensarono che per la prima volta nella loro vita da zombi avevano avuto paura. Quei ragazzi li avevano spaventati.
Si credevano dei conquistatori spietati e invincibili ma si resero conto solo in quel momento che sarebbero morti in una stanza bianca che puzzava di pesce. Assiderati.
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Erick urlò di gioia, non gli importava se qualcuno di indesiderato avrebbe potuto sentirlo. Doveva esprimere la sua felicità per il piano andato a gonfie vele, per la vittoria sua e di Thomas contro i primi Rinati che li avevano attaccati seriamente.
<< Erick...ci siamo riusciti! Il tuo piano ha funzionato! Siamo sopravvissuti!>> gli disse Thomas al colmo della gioia.
<< No, è merito tuo, sei stato un'esca perfetta!>>
<< Wow, questo è il miglior complimento che abbia mai ricevuto!>> ironizzò lui, per poi beccarsi un pugno amichevole sulla spalla da Erick.
Eppure...eppure qualcosa interruppe quel momento di incontrollata felicità. Qualcosa, benché minimo, non quadrava. Poteva risultare banale, stupido, eppure avevano fatto un errore.
<< Thomas...i cani caduti nella nostra trappola erano quattro... non cinque...>>
Ciao a tutti pivellini! Piaciuto il capitolo? Spero di sì, ovvio ( perché dico cose così idiote? Chi ha una cura per il virus dei deficienti mi contatti, pls!😹 ) Passate buone settimane, allegri, la scuola sta per finire!!!! Evvai!!!!! * se ne va canticchiando incompresa*
Comunque commentate e votate! Addio pivelli!!!!
Bye bye!
ILTSASID7🌈
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