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9. Dolore

Il buio, non c'è esattamente un modo per poterlo descrivere.
E come quando chiudi gli occhi per addormentarti, come quando entri in una stanza senza accendere la luce.
E semplicemente buio, niente rumori, nessuna presenza di qualcun altro.
Sono sola senza la capacità di parlare senza la mobilità di potermi muovere.

In 23 anni di vita non mi sono mai chiesta che cosa mi sarebbe successo dopo essere morta, non mi sono mai chiesta se sarei andata in paradiso o all'inferno.
Non ho mai pensato alla morte.

Improvvisamente qualcosa intorno a me cambia, sono sempre immersa nell'oscurità con la sola differenza che ora sento dei rumori provenire intorno a me.
-La situazione è critica, non sappiamo quanto ci voglia prima che si riprenda. -
La voce di un uomo al mio fianco mi porta a prestare attenzione a quello che dicono.
-La pallottola nella gamba non ha causato danni, e anche la spalla sinistra non ha riportato nessun osso rotto, ma la caduta per terra ha riportato una frattura cranica. -

Sento pianti e so già che è mia madre che stringe la mia mano destra.
-Dottore c'è il rischio che quando si risveglierà abbia perso la memoria? -
Ed ecco la voce preoccupata di mio padre. Nonostante il suo lavoro di complotti e segreti, e sempre stato molto presente per me, e venuto a mancare un po' quando ci siamo trasferiti alla casa bianca ma ha sempre fatto di tutto per sostenere me e mia madre.
Anche se la mia non si può ritenere una famiglia tradizionale a causa dei nostri lavori, siamo sempre stati tutti abbastanza uniti.
-Non lo possiamo sapere finché non si sveglierà. -

I singhiozzi di mia madre mi fanno venir voglia di svegliarmi e dirgli che va tutto bene.
Senza nessun preavviso sento una porta aprirsi e qualcuno entrare.
-Alex. -
Mia madre pronuncia il suo nome con sorpresa e io, anche se ancora immersa nel buio, perdo un battito.
-Voglio sapere come sta, perché ancora non si è svegliata sono passati tre giorni. -
Sento che le forze mi stanno abbandonando, tre giorni, in contemporanea qualcosa li fuori si agita perché sento urla di medici e la voce di Alex che grida il mio nome.
E ritorno neo buio dove esisto soltanto io.

Non so descrivere il buio, come potrei saper descrivere la luce.
Posso dire che è un calore piacevole sulla pelle, che infastidisce i miei occhi e che mi da la sensazione che qualcosa è cambiato.
Lentamente, e con molta difficoltà riesco ad aprire gli occhi.
Inizialmente la luce mi impedisce di vedere quello che mi circonda.
Non nego che vorrei tenerli chiusi per evitare di sentirmi come tanti spilli negli occhi ma la mia testardaggine non mi abbandona neanche in queste circostanze.
Ci riprovo ad aprirli cercando di fare abituare i miei occhi alla luce fino non riesco l a vedere mia madre seduta su una poltrona con dei fascicoli in mano e la prima cosa che noto.

Sorrido nel vederla lì preoccupata per me. Guardo alla mia destra e vedo una sveglia digitale in cui e riportata anche la data di oggi da ciò capisco che sono passati cinque giorni dalla sparatoria.
-Non dovresti trovarti al consolato francese per contrattare una vendita di gas americano? -
-Sono il presidente degli Stati Uniti D'America, posso fare quello che voglio, sopratutto se mia figlia è... -

Si blocca notando che la voce non proviene dalla soglia della stanza ma da me. I fascicoli cadono per terra disordinati mentre lei si butta letteralmente su di me piangendo.
-Katerina. -
Pronuncia il mio nome tra le lacrime.
-Va tutto bene mamma, sono viva. -
Piange ed io ho così tanta voglia di piangere con lei, ma non ci riesco perché sono troppo grada per essere ancora viva.
-Non immagini quanto siamo stati preoccupati, tuo padre ha addirittura messo in sospensione le operazioni più importanti per poter stare qui con te. -
Una cosa che ho sempre adorato della mia famiglia e che potevamo anche nasconderci segreti militari e strategie, ma quando la famiglia chiama niente più ha importanza.

Mamma si mette ad urlare affinché qualche medico venga a controllarmi e urla così forte che sembrerebbe quasi che qualcuno la stesse uccidendo, e le guardie dietro la mia porta si mettono in allerta. Poveri in questo momento non li sto invidiando proprio per niente.
Subito dopo il medico nella stanza entra mio padre e Alex che sembrano essersi messi a correre dopo aver sentito le grida di mia madre.
-Mamma li hai messi tutti in allerta quando non era necessario, io sto bene.-
Il medico sorride prima di invitare tutti ad uscire per visitarmi.
-Dottore sto bene può rimandarmi a casa.-
So di essermi appena risvegliata ma non ho mai amato gli ospedali, meno che mani quando fuori ci sono giornalisti che non vedono l'ora di costruire una storia sulla grande Katerina Robinson.

- Mi avevano avvertita su di lei e la sua testardaggine ma non posso accontentarla. E stata cinque giorni in coma e dobbiamo fare tutti i controlli del caso per essere sicuri che lei stia veramente bene prima di rimandarla a casa.-
Odio quando non si può fare quello che richiedo.
-Ok ma si sbrighi perché il mondo ha bisogno di me.-
Il medico sorride, nuovamente, prima di uscire per organizzare la sua squadra per iniziare tutti i controlli che devo effettuare per poter andare via.
Guardo il televisore acceso difronte a me nel quale vedo la folla di giornalisti che si sono riuniti sotto l'ospedale.

-Stai tranquilla, non appena ti faranno uscire tutti loro spariranno e potrai andare a fare una bella intervista da Oprah.-
La voce di Alex porta i miei occhi a spostarsi dal televisore al suo corpo, involontariamente le mei labbra si sollevano in un sorriso mentre lui entra nella stanza e si dirige verso di me, fino a sedersi sul letto.
-Tutto quello che mi interessa ora è andare via.-
Cerco di spostarmi un po' ma la gamba ancora mi fa male e la spalla con il gesso e proprio fastidioso.

C'è silenzio, entrambi vorremmo parlare ma nessuno dei due ha veramente il coraggio di dire la prima parola.
- Sei stata una stupida, ti sei letteralmente buttata sul secondo proiettile che era diretto a me.- Stringe i pugni ed io capisco che in questi cinque giorni si e colpevolizzato per qualcosa di cui non aveva colpa.
-Non volevo che ti colpisse. Aveva già preso me alla gamba e non volevo dare più lavoro ai medici nel doverci salvare tutti è due. E poi e da un po' che la stampa non parla di me.-
Cerco di prenderla sul ridere, scherzare affinché lui la smetta di colpevolizzarsi, ma dal suo sguardo comprendo di non esserci riuscita. Prendo la sua mano e la stringo nella mia.

- Non volevo che ti colpisse, non lo avrei sopportato.-
E sono sincera, sono veramente sincera, quel proiettile puntava il suo petto e se lo avessero colpito probabilmente lui non sarebbe qui.
- Nel momento in cui ti ho stretta tra le mie braccia piena di sangue mi sono sentito morire. Mi sono chiesto che cosa avrei fatto se tu fossi morta, che cosa ne sarebbe stato di me se la mia ossessione più grande fosse morta a causa mia...-
La sua voce si blocca prima che si alzi in piedi e inizi a camminare avanti e indietro senza che io dica nulla.

Questo uomo riesce a farmi girare la testa in una maniera assurda, ma non può stare un po' ferma e calmo? E chiedere troppo? Che cavolo!
- Quando ti hanno portato qui d'urgenza la prima cosa che ho pensato sai qual è stata? Preferisco non sentirmi più me stesso quando sono al tuo fianco, invece di rischiare di perderti per sempre.-

Lo guardo corrucciando la fronte finche non mi ricordo il motivo per cui ci trovavamo sul terrazzo quella sera. Lui è andato a letto con la mia ormai ex segretaria.
-Non dovevo chiederti spiegazioni, non stiamo insieme io non sono nulla per te, sei libero di fare quello che desideri con chi desideri.-
Si avventa sul letto, il suo volto vicinissimo al mio, ed io rimango dura come un sasso.
Mi anno sparata, due volte, non mi sono mica dimenticata di essere una grandissima stronza.

- Non esiste che io ti perda, per nessun motivo.-
Mi avvicino al suo volto senza però sfiorarlo.
- Non hai nulla da perdere perché non sono mai stata tua.-
E li qualcosa si rompe, si sgretola, diventa cenere e lo vedo nei suoi occhi. Lo distrutto, non parla non ribatte si appresta solo ad allontanarsi e andare via lasciandomi sola in una stanza bianca con di sottofondo il telegiornale nazionale.

So che molto probabilmente non avrei mai dovuto dire quelle parole, trattarlo in quel modo, ma mi sono spaventata anche io come lui quella sera. Non c'è bisogno di un genio per capire che il bersaglio non era lui ma io e che avevano puntato anche lui solo per non lasciare un probabile testimone. Quando spari ad una persona non puoi mai sapere chi è che ti sta guardando.

Una lacrima solitaria mi riga la guancia e mi appresto a scacciarla velocemente. L'amore rende deboli e ne ho avuto la prova propri a causa di questa sparatoria, se quel proiettile lo avesse colpito e lui fosse morto io non sarei mai più stata la stessa. Sarei diventata più fredda, più cinica più vendicativa, oppure semplicemente mi sarei lasciata morire perché per quanto io cerchi di negarlo lo so che lui non e altro che l'altra metà di me e questo mi spaventa terribilmente.

La giornata passa fra continui controlli che escono tutti perfetti e la promessa del medico che il giorno dopo potrò tornare alla Casa Bianca. Vorrei tanto che mamma mi consegnasse qualche fascicolo per tenermi aggiornata ma me lo ha tassativamente vietato, niente politica finche non torno a casa. Il fatto che non abbia nulla con cui distrarre i miei pensieri mi costringono a ripensare a quella notte. Gli spari, la mia coscia che brucia e poi la mia spalla.

- Mamma.-
La mia voce e calma e il mio sguardo non incrocia il suo.
- Hanno scoperto chi è stato?-
Forse lo avrei dovuto chiedere prima, ma non avevo voglia di pensare all'uomo che cinque giorni prima ha tentato di uccidermi. Mi ritrovo a rifletterci veramente solo ora.
-Si lo hanno preso, era un uomo albanese che ritiene il governo in carica una manipolazione. -
Alzo lo sguardo verso mia madre, non capendo veramente quello che mi sta dicendo.
- Credevano che se tu fossi morta, io avrei rinunciato al mandato e di conseguenza sarebbero cessati alcuni mandati di pace da te ideati.-
Tutto questo e strano
- Non riesco a capire perché avrebbero dovuto...-
Poi la consapevolezza arriva.
- La mia idea di trattati di pace con i paesi che si trovano in guerra da più tempo. Se io riesco a far cessare le guerre non entreranno più soldi a quei schifosi mafiosi.-
Sono arrabbiata, tremendamente arrabbiata che esistano persone in questo mondo che non li importa nulla delle persone che muoiono, sono più interessati al denaro.
-Katerina.-
- Lo so mamma che non è colpa mia, ma se li ci fossi stata tu invece che io sarebbe stato molto peggio, loro avrebbero ottenuto quello che volevano.-

Quando ho rivelato il mio desiderio di entrare in politica mi era stato detto che la mia vita sarebbe stata a rischio per questo ho preso lezioni di auto difesa, ma come si fa a difendersi da una proiettile.
Nulla viene più detto su questa questione e a me va bene perché tutto quello che desidero e dimenticarmi ogni cosa.

Sono intenzionata a studiare e recuperare ancora tutto quello che ho saltato durante questi giorni di coma, amo la politica ma preferisco di gran lunga la pratica. Amo quando mi riunisco con le parti in carica e inizio a pattuire clausole affinché ci siano scambi equi e vantaggiosi per tutti. Tutte le parole scritte su questo libro invece mi portano a voler chiudere tutto e buttarlo nel cestino.
Osservo mia madre parlare con il suo staff il quale la prega di andare anche solo per due ore alla casa bianca per incontrare l'ambasciatore cinese che è venuto in città solo per vedere lei. Quando si impunta su qualcosa nessuno la smuove e io, per quanto possa sembrare strano, non sono mai riuscita a farle cambiare idea su qualcosa. Se lei dice che deve rimanere in ospedale finché domani mattina io non uscirò, cosi dovrà essere.
Alzo lo sguardo e vedo comparire Alex in televisione con al suo fianco una top model bionda. Alzo il volume costringendo mia madre e il suo staff a voltarsi verso di me.
- Signor Alexander lei era presenta con la figlia del presidente quando le hanno sparato ci può dire qualcosa sulle sue condizioni?-
La giornalista sembra veramente desiderosa di una risposa quando Alex invece sembra molto infastidito che si chieda di me.
- Potete stare tranquilli a quella non la uccide neanche un bazuca puntato alla testa. E così fredda e calcolatrice che saprebbe come convincere i suoi stessi aguzzini ad uccidersi fra di loro.-
Le sue parole sono forti con l'unico intento di ferirmi come io ho fatto con lui. E poi eccolo il colpo di grazia un bacio, schifossissimo in diretta tv affinche io lo veda intrecciare la sua lingua con la bambola modella.
Qualcosa in me si spacca la consapevolezza di sapere come agisce e come si comporta mi da la forza di non far uscire neanche una lacrima davanti a mia madre che mi guarda come un povero cucciolo ferito.

E la guerra che vuole? La guerra avrà, a quanto pare si e proprio scordato di chi io sia.

Angolo Autrice
Secondo voi è peggio un uomo ferito o una donna?
Non so perché ma a me verrebbe da dire una donna e per questo non vedo l'ora di vedere che combina la nostra Kat, è voi?

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