7. Sentimenti
Giuro amo la politica, ma delle volte tira fuori un lato del mio carattere che un po' mi spaventa perché ogni volta che mi ritrovo a tirare fuori la mia parte subdola, calcolatrice, e scettica mi sento non umana. Io che delle volte vorrei mantenere ancora viva la parte di me umana che crede nella sincerità delle persone.
-Posso esserti utile? -
-Resta qui e fammi calmare quando inizierò ad alzare la voce. -
Lui mi stringe e bacia la mia fronte mentre io cerco di mettere a posto le idee per la riunione che avverrà fra poche ore.
Si probabilmente gli avrei dovuto dire tante brutte parole, ma a cosa serve prendermela ora con lui? Di certo non porterà la pace come per magia.
-Katerina? -
-Si Alexander? -
Mi sposto quello che basta per guardarlo negli occhi.
-So che come me ti ricordi cos'è successo quando hai dovuto scongiurare la guerra nucleare-
Lui mi conosce, qualche volta mi stupisce come lui mi conosca così tanto bene anche se non siamo mai stati veramente in contatto o veramente amici.
Ci sono cose che mamma non sa nel dettaglio di quel periodo. Lei ricorda solo come io ero diventata schiva con tutti, distaccata e fredda al punto che avevano paura di me anche i miei stessi genitori. Ma non sanno che cosa ho dovuto fare in quel periodo per poter riportare la pace. Ho venduto una parte della mia anima al diavolo e di questo non ne sa niente nessuno se non Alex. Sarà per questo che lui e il più proccupato di tutti su come questa situazione possa influire su di me.
-Per questo mi servi tu. Mi terrai buona quando inizio a buttare vasi per terra e sembrerò una pazza. -
Sorridiamo, sembra tutto così tranquillo, finché non bussano alla porta.
Che lo scontro abbia inizio.
E un ora che tutti iniziano a gridare da destra e manca a proprie strategie per mettere fine a questa guerra nata per un motivo del tutto stupido.
Sento tante voci, tante parole che però sembrano non avere né testa né coda.
-State tutti zitti. -
La mia voce e dura e mi permette di farmi dare retta dallo staff del segretario di stato che si azzitiscono per far parlare me.
-Fate quello che ho detto dal primo momento. Chiamate gli eredi, li voglio domani pomeriggio qui alla casa bianca. Solo i figli e le madri. -
Prendono appunti anche se non sembrano molto intensioni a fare quello che dico.
Una cosa che odio e che, nonostante in tutti questi anni ho dimostrato le mie capacità, le persone che mi ritrovo davanti sono sempre scettici sulle miei azioni.
-Signorina sono le due del mattino. -
Giada sembra desiderosa di dirmi qualcosa di ovvio ma la fulmini con gli occhi e subito dopo lei esce fuori dalla stanza per eseguire i miei ordini.
Mi chiedo perché questa donna debba sempre mettere alla prova la mia sopportazione eppure e arrivata da poco più di 24h.
Dio che ho fatto di male per meritarmi tutto questo.
-Tenete lontani la stampa e due ore dopo che Giada avrà chiamato madri e figli chiamate i padri e fateli venire qui. Minacciano di avere una lista che non sappiamo se posseggono oppure no, potrebbe essere tutto un bluff.-
Senza farsi dire nulla Barbara si da fare seguendo le mie parole.
-Non voglio metterci tre giorni per risolvere un qualcosa che non doveva neanche nascere. -
Porgo allo staff una lettera.
-Dovete consegnare questa lettera a mio padre non appena uscirete da questo ufficio. Dorme con mia madre in questo momento quindi non è un problema trovarlo. -
Mi guardando un po' intimiditi ma in questo momento devono fare quello che dico io.
Alex per tutto il tempo e stato in silenzio, mi buttava delle occhiata solo quando alzavo un po' troppo la voce ma per il resto è stata una riunione tranquilla, alle due del mattino.
-Katerina. -
Alexander sembra intenzionato a dirmi qualcosa ma io lo prendo per mano, usciamo entrambi dalla stanza per dirigerci in camera mia.
Non una domanda non un perché, voglio solo non stare da sola.
Chiudo la porta della mia stanza e lo sbatto contro per poi buttarmi sulle sue labbra, non mi importa di nulla in questo momento.
Desidero lui, le sue mani sul mio corpo, il mio respiro che si unisce al suo.
-Katerina. -
Pronuncia il mio nome con sofferenza e mi allontana quel poco che basta per farmi unire i suoi occhi con i miei.
E in quel preciso istante mi sento una povera stupida.
-Perdonami Alex. -
Gli do le spalle per dirigermi e sedermi sul letto, mi tengo la testa spero che lui non abbia smesso di avere stima di me
Il letto si abbassa quel che basta per rendermi conto che si trova al mio fianco.
-Credimi non è che io non desideri in questo momento sbatterti su questo letto e portarti ad ansimare il mio nome, ma tu non sei nello stato d'animo giusto per diventare mia questa sera. -
-E mattino. -
-Allora non sei pronta a diventare mia questa mattina. -
Alzo il volto e mi concentro a osservarlo e chiedermi come mai questo uomo sia con me quando potrebbe stare con qualsiasi altra donna, più grande più matura ma sopratutto pronta a dargli tutto quello che desidera senza chiedergli nulla in cambio.
So che lui e un playboy che ne cambia una al minuto ma alcune volte quando lo guardo non posso non sorridere al pensiero che un giorno sarà un fantastico genitore e sono quasi gelosa della donna che gli permetterà di essere padre. Cazzo il sonno mi sta facendo pensare cose sensa senzo.
Mi stendo sul letto e lui fa lo stesso per poi abbracciarmi forte ed io vorrei che questo momento non finisse mai.
-Non ti ho mai odiato. -
Le parole mi escono da sole senza che io me ne renda conto.
-Quando avevo 15 anni ti vidi fare sesso con la figlia della senatrice indiana eravate nel bagno al secondo piano. A 16 ti vidi con la segretaria di mia madre nell'ufficio amministrativo dell'ambasciata rumena, mentre a 17 anni con una cameriera in un cespuglio sotto la finestra di una stanza in cui riposavo. -
Respiro tranquillamente senza paura di avergli confessato il perché del mio comportamento.
-Perché non me lo hai mai detto? -
-Perché io non ero e non sono nessuno per chiederti spiegazioni. -
Ci guardiamo ancora abbracciati senza il desiderio di separarci.
-Invece avevi tutti i motivi per chiedermelo.-
-E per quale motivo? -
Mi allontano il giusto per essere alla sua altezza e per capire le sue parole.
- lo facevo per te. Cercavo di farmi notare da te. -
Sospiro per poi accarezzargli il volto, che cosa mi sta succedendo.
- Non potevi cercare di venirmi a parlare e flertare con me, come un qualsiasi uomo normale? -
Sorride prima di baciarmi sulle labbra e scendere dal letto per poi spostare le coperte.
-Con la grande e stronza Katerina? Ma dai c'erano giorni in cui anche la grande Caterina dei medici avrebbe avuto paura di te. -
Mi prende per i polsi, mi fa alzare, e mi porge il pigiama che la servitù ha preparato sul mio comodino.
Si volta e io inizio a spogliarmi.
-Sono le tre del mattino perché mi stai facendo coricare se fra quattro ore mi devo alzare. -
-Perché hai bisogno di riposare. -
Si volta si toglie le scarpe la giacca per stendersi al mio fianco per coprirci entrambi.
-Alex lo sai che tutto questo non significa nulla. -
-Lo so. Ti conquistero un po' alla volta come meriti. -
Mi appoggio sul suo torace pronta ad addormentarmi.
-Alex? -
-Si? -
-Da domani tornerò ad essere la stronza che sono sempre stata. -
Mi stringe e mi bacia sui capelli.
-Ed io non vedo l'ora. -
La luce proveniente dalla finestra infastidiscono i miei occhi, il calore del letto mi fa desiderare di non aprire gli occhi ma di continuare a poltrire per tutto il giorno. Allungo il braccio e trovo l'altro lato vuoto.
Di scatto apro gli occhi li punto sulla sveglia e mi butto letteralmente giù dal letto non appena vedo che sono le dieci, ma come diamine e possibile.
Corro nell'ufficio di mia madre senza tacchi.
Non appena entro ritrovo mia madre e Alex ridere e scherzare senza notare la mia presenza.
-Si può sapere perché nessuno mi ha svegliata? Avevo un incontro con gli eredi per risolvere il casino. -
Entrambi mi guardano senza dire nulla si scambiano solo uno sguardo di intesa prima che Alex mi venga incontro per prendermi per mano e condurmi fuori fino alla sala da pranzo. Vorrei ribellarmi ma il fatto di trovarmi a piedi scalzi con il pigiama ancora addosso non mi aiuta molto.
-Devi fare colazione. -
Mi costringe a sedermi per poi fare lo stesso al mio fianco.
-Alex che cosa diamine sta succedendo? -
La servitù serve cornetti al cioccolato e caffèlatte.
-Mi sono occupato io di tutto -
-CHE COSA? -
Mi alzo velocemente fino a buttare a terra la sedia.
-Sapevo che cosa avresti fatto avresti usato i loro scheletri contro di loro e poi avresti minacciato i padri affinché ti consegnino la lista di agenti sotto copertura. -
Lo guardo non sono incredula del fatto che abbia anticipato le mie mosse alla fine dei conti molte cose, in segreto, le ho imparate da lui. Quello che mi fa diventare una iena e che lui abbia fatto tutto questo senza dirmelo, alle mie spalle, senza permesso e facendomi passare per una scolaretta alla quale poter rubare le risposte della verifica senza alcun problema.
-Perché lo hai fatto al posto mio? -
-Perché era un problema che io avevo causato e io dovevo risolvere. -
Si alza in piedi ed è ad un passo da me.
-Alex che cosa gli hai dato di più?-
-Quel camion di armi che non ti serviva diviso per due. -
Prende la mia sedia la rimette al suo posto e mi costringe a sedermi.
-E tranquilla sapevo che avresti voluto quella firma per avere il permesso di sorvolare il Kurkistan. Abbiamo ottenuto anche quello. -
Sospiro, vorrei gridare e arrabbiarmi ma so che ha fatto quello che ha fatto per la mia sanità mentale.
Peccato che tutto quello che vorrei e dargli un pugno.
Non avrebbe dovuto farlo, e tutta la vita che lotto per dimostrare le mie capacità e di essere in grado di poter gestire anche le situazioni più delicati. Ed invece arriva lui e rovina tutto.
Faccio dei grandi respiri, non devo fare di tutto un dramma, l'importante è aver scongiurato una guerra e aver salvato le vite di quei agenti sotto copertura.
Bevo il mio caffè mentre lui al mio fianco mangia un cornetto.
-Che cosa fai stasera? -
-Visto che non ho guerre da scongiurare devo recuperare delle lezioni all'università. -
Mangio il cornetto con tranquillità anche se nella stanza tutti gli occhi sono puntati su di noi oppure su quello che indosso? Me lo domando mentre li fulmini tutti con il mio sguardo glaciale.
-Vieni al galá delle nazioni unite con me stasera. -
Lo guardo incredula.
-E perché sei stato invitato? -
-Perché sono Alexander Fost-
Pulisce l'angolo delle mie labbra senza pensarci due volte.
-Accetto perché ti devo 7 giorni. -
Sì alza pronto ad andarsene quando la mia voce interrompe i suoi passi.
-Voglio un Valentino, puoi scegliere tu il modello.-
Lo vedo sorridere e squotere la testa prima di uscire dalla stanza.
Posso dire che mi sembra tutto tremendamente assurdo? In questi anni non ci siamo mai occupati l'uno dell'altra. Non abbiamo mai parlato così tanto e di certo non ho mai avuto l'impulso si prenderlo e baciarlo come ho fatto la notte scorsa.
Il desiderio? Quello sempre, ma farlo questo mai.
Forse siamo cresciuti, forse è questo il nostro momento quello in cui dobbiamo mostrare le carte e rivelarci che in tutti questi anni per quanto uomini o donne sono passati nei nostri letti in realtà noi desideravamo solo la presenza l'una dell'altro.
Eppure la Katerina devota alla sua nazione, devota alla politica continua a pensare che non dovrei farmi abbindolare da tutto questo, l'amore mi renderebbe debole, e io voglio essere un buon presidente un giorno e per farlo devo essere intoccabile.
Sarà per questo che non riesco a definire quello che sento per Alex? Non è amore questo è certo però non posso negare che non mi sia indifferente. Non lo e mai stato per me.
Angolo Autrice
Nuovo capitolo, nuove svolte dai tanti commenti per dirmi cosa ne pensate.
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