6. In politica non esiste il passato
Corro nell'ufficio riunioni dove mia madre, il segretario di stato e ministri degli interni con i militari mi attendono.
-Mi spiegate che cosa diamine sta succedendo? -
Tutti nella stanza, fatta eccezione per mia madre, si alzano non appena entro passo veloce.
-Il Sudan si sta preparando a bombardarci e noi non abbiamo nessun punto d'attacco. -
Il Tenente comandate espone la situazione mostrando dei video registrati grazie a dei droni vicino al confine.
-Chiamate il Presidente del Kurdistan e cercate di organizzare un incontro il prima possibile. -
Intervengo mentre vedo in diretta i militari nemici iniziare a prepararsi ad attaccare.
-Non vogliono collaborare con noi a causa sua signorina. -
La mia segretaria, che fini a quel momento non avevo notato nella stanza attira la mia attenzione.
Ma lo sa vero che la posso licenziare senza tante cerimonie? Ma dove l'anno trovata questa...
-Gira voce che lei abbia rifiutato un ballo con l'erede del Kurdistan e una cena con l'erede del Sudan. -
Guardo Giada corrugiando la fronte. Quello che esce dalla sua bocca non ha senso, ma devo ammettere che più di quello che dice il modo in cui me lo riferisce mi fa salire il sangue al cervello.
Ma devo restare calma la metto in riga dopo la ragazzina impertinente.
-Non so di che cosa stai parlando, io non ho neanche avuto la possibilità di conoscerli.-
Tutti gli occhi mi sono addosso, anche quelli di mia madre che mi conosce così bene da sapere che mai avrei fatto un torto del genere al mio paese.
-Katerina-
Mi volto verso la porta e sulla soglia trovo mio padre se c'è lui di mezzo vuol dire che la cosa è più grave di quanto possa sembrare.
Mi porge il fascicolo più piccolo che ha in mano.
All'interno le mie foto nella stessa stanza con i due eredi.
-Ricordo questa serata, era una cena in ambasciata per accogliere e dimostrare sostegno agli stati. -
Non comprendo come da quella sera piena di sorrisi e sguardi si sia trasformata in una guerra. Passo le foto a mia madre mentre io cerco di scavare nei miei ricordi il più possibile.
Ricordo di aver parlato con loro, ho riso e scherzato siamo arrivati al punto di prendere in valutazione l'idea di visitare i loro paesi ma non si è mai parlato di appuntamenti o cose del genere.
-Non hai mai ricevuto quelle proposte perché qualcuno ha intercettato il tutto prima. -
Ed ecco un'altra foto che mi porge mio padre, dove vedo Alex accanto prima ad uno e poi l'altro mio pretendente.
Anche questa foto la passo a mia madre che non appena riconosce il ragazzo mi guarda sconvolta e pensare che proprio oggi stavamo parlando del comportamento di protezione di Alex nei miei confronti.
E tutto diventa più chiaro, tutto va al suo posto ma non posso divulgare ogni cosa, ho bisogno che tutti continuino ad avere fiducia in lui e lo sguardo di intesa con mia madre la porta ad annuire.
Ora però devo trovare il modo di risolvere tutto questo.
-Il danno e stato fatto e tutto quello che possiamo fare ora e risolvere questo casino. Non è un segreto che i padri stanno usando questa storia per rovinare la mia immagine e dichiararci guerra. -
Mi metto seduta sulla destra di mia madre con al mio fianco mio padre.
-L'unica cosa che possiamo fare è un dichiarato stampa per rassicurare i concittadini che non entreremo in guerra e poi dobbiamo mandare i nostri ambasciatori affinché facciano da tramite con noi. -
Il segretario di stato parla mentre il suo capo staff distrubisce a tutti dei fascicoli.
-Papà se tu sei qui, significa che la situazione è più grave di quello che è stato detto fino ad ora. Se ci mettiamo poi la presenza del ammiraglio e del segretario della difesa. -
Siamo tutti concentrati su di lui che apre il fascicolo più grande che aveva in mano.
-Ci è giunta voce che entrambi gli stati vogliono allearsi per dichiararci guerra e poi vogliono chiedere anche aiuto ad altri stati. Ma non solo, dicono di avere una lista di nomi dei nostri agenti sotto copertura e sono pronti a divulgarli. -
Mi porto le mani alla fronte incredula che tutto questo stia succedendo davvero.
Respiro lentamente mentre intorno a me le voci si susseguono.
-Katerina. -
La voce del presidente mi costringe a guardarla ma non riesco a sentirla a causa del ronzio nelle mie orecchie.
-Devi risolvere questa situazione, tu sai come fare e con chi contrattare affinché questa guerra sia scongiurato e affinché non mettano in pericolo i nostri agenti sotto copertura. -
La guardo e penso che lei non può chiedermi questo. So di essere molto brava, di avere tante persone influenti che mi devono dei favori, so di avere le competenze per affrontare tutto questo nel modo più diplomatico possibile ma so anche che lei e a qualcos'altro che si sta riferendo.
-Ma signor presidente. -
Interviene il Segretario di stato mentre tutti sembrano completamente indignati.
-Mamma non puoi cheidermi di...-
Mia madre ci blocca, ha quello sguardo, quello in cui so che devo fare un passo indietro.
-In questo momento non sono tua madre sono il tuo presidente e non esiste che io mandi il mio popolo in guerra e so che tu sei l'unica, in questa stanza e in tutto il mondo, che può mettere fine a tutto questo in soli due giorni, se non addirittura 12 ore. -
Sospiro consapevole che non posso ribattere come vorrei.
Il Presidente degli Stati Uniti D'America mi sta chiedendo di tirare fuori la Katerina subdola che riuscì a scongiurare una guerra nucleare.
Annuisco, chiudo gli occhi e mi ricordo che il vero responsabile di tutto questo è solo uno.
-Ok. -
Mi alzo in piedi e tutti gli occhi sono puntati su di me.
-Non abbiamo bisogno di mandare ambasciatori affinché facciano da nostri portavoce visto che già li abbiamo, chiamateli e ditegli che desidero parlare con i figli, non i padri ma i figli. -
Guardo Barbara e lei capisce che deve darsi da fare.
-Voi ammiraglio tornate alla sua postazione e rassicurate tutti che non entreremo in guerra, non finché io camminero con i miei tacchi dodici per questi corridoi.
Giada chiama il capo staff della sicurezza e digli di farmi preparare un ufficio, lui sa quale, in oltre tra poche ore devo partecipare alla firma dell'accordo fai preparare la sala dei trattati e chiama i giornalisti. -
Sono sul punto di uscire quando mi fermo nuovamente di fronte alla mia segretaria.
-Chiama Alexander Fost digli di venire immediatamente qui se non vuole che mandi gli agenti dell FBI. -
Mi dirigo velocemente verso la stanza dove vengono raccolti tutti i fascicoli mi ci chiudo dentro alla ricerca di quello che può servirmi.
Devo scongiurare questa guerra, cerco i fascicoli sui due stati e velocemente li passo in rassegna. Per quanto possa sembrare sbagliato e una cosa che fanno tutti. Fascicoli sui membri di stato più importanti in modo da poter conoscere gli scheletri nell'armadio di chi serve per metterli KO.
Lascio i fascicoli al loro posto ed esco diretta in camera mia pronta per cambiarmi.
Un abito semplice pantalone e camicetta, oggi più che mai devo sembrare diplomatica fino al midollo.
-Sono qui. -
La voce di Giada mi riporta alla realtà dove devo indossare la mia maschera da stronza per mettere in ginocchio chi crede di poter fare il culo al mio paese.
L'ufficio ovale e completamente pieno di uomini potenti e influenti, potenze mondiali che hanno fatto la storia che si trovano di fronte ad un povero uomo che si crede forte solo con una mitragliatrice in mano.
Non entro subito, mi prendo il tempo di guardarlo da un angolo mente lo vedo teso ad osservare i capi di stato che conoscono il potere e sanno come intimidire una povera formica che vuole fingersi leone.
-Buon pomeriggio signori, chiedo perdono per il mio ritardo ma a quanto pare oggi la pace ha deciso di crollare se io non gli do attenzione. -
Tutti si volano verso di me e si alzano in piedi mentre io mi dirigo a sedermi dietro la scivania di mia madre.
-È il presidente dov'è. -
Con ignoranza, l'uomo che vorrebbe far cadere il governo libico, si rivolge a me dandomi del tu, cosa che nessuno ignora e per questo lo guardano in un modo che lo intimidiscono ancora di più.
-Il presidente ha altri trattati di cui occuparsi. -
La mia voce e calma anche se in questo momento vorrei tanto spaccare la testa a questo asino.
-Sono qui per parlare con il presidente non con la sua mocciosa viziata. -
La mia scorta insieme a quella dei capi di stato puntano le armi contro di lui e per quanto i suoi soldati cerchino di fare la stessa cosa, sono visibilmente in minoranza.
-Non siamo qui per sporcare i muri dell'ufficio ovale di sangue ma bensì per mettere una firma. -
Pongo sulla scrivania due trattati.
-Noi non vogliamo la guerra in Libia non vogliamo oppressione al popolo com'è stato fino ad oggi, ma lei signore sta mettendo i bastoni tra le ruote di una macchina chiamata costituzione, ma anche diritti alla libertà. Nel primo trattato le do la possibilità di uscirsene pulito. -
Gli porgo il foglio con calma calcolata finché l'uomo non lo prende per leggerlo.
-Le doniamo un camion pieno darmi americane, potrà usarle per bombardare qualche altro paesino di periferia che non abbia nulla a che fare con noi, oppure. -
Gli porgo l'altro foglio dove c'è la proposta che spero che accetti.
-Potrà diventare capo delle guardie armate di un piccolo stato della Turchia, ma dovrà rinunciare alle armi, alla sua guerra civile in Libia ma sopratutto se firma giura lealtà al capo dello stato turco se va contro alle sue promesse sarà giustiziato senza nessun processo da qualsiasi stato che ha degli accordi di pace con la Turchia. -
L'uomo mi guarda sembra non capire se questa è una trappola oppure no, ma dopo essersi voltato verso il capo di stato turco ed averlo visto annuire impugna la penna è firma senza fare domande.
Non stringo la mano di chi ha ucciso donne e bambini per il potere e lui non sembra intensionato a dimostrarmi rispetto ma questo ora non mi importa.
Escono tutti dall'ufficio ovale compresi i capi di stato.
Ci riuniamo tutti in una stanza in silenzio finché il capo di stato Turco non e il primo a mettersi a ridere.
-Ma avete visto come si stava atteggiando da bullo prima e poi per cagarsi nelle mutande quando si e ritrovato tutte le quelle armi puntate addosso?-
Tutti ridono me compresa mentre inizio ad offrire qualche bicchiere di liquore ad ognuno di loro.
-Non vi nego che avrei voluto dargli uno schiaffo quando si è rivolto alla nostra Katerina in quel modo.-
I terviene il capo di stato Cinese che sorseggia dal suo bicchiere con il suo solito sorriso da strafottente.
-Vi ringrazio tutti di essere venuti ed avermi aiutata, ovviamente potete restare qui quanto volete, io ho un'altra questione di cui occuparmi.-
Vorr i veramente restare qui e ridere di loro di quel ragazzino che credeva di poter mettere sotto i piedi uno stato potente come il mio ma pultroppo ho un altro conflitto da dover gestire.
-Abbiamo saputo, vai e dimostra chi e la nostra Katerina e se c'è da divertirsi noi siamo sempre a disposizione-
intervenire il capo di stato Libanese.
Esco e nel corridoio trovo Giada la quale mi informa che Alex mi attende nel mio ufficio.
Mi ci dirigo con movimenti veloci, rabbioso ma come sempre calcolati.
Apro la porta e lo trovo seduto alla mia scrivania che guarda le cornici che vi ci sono sopra, e da tanto che non uso questo ufficio.
-Dimmi come diavolo hai osato.? -
Non un ciao, ne un come stai, nulla una domanda diretta con un tono di voce alterato.
-Di cosa mi stai accusando nello specifico?. -
Si alza con tranquillità dalla mia scrivania, abottona il secondo bottone della giacca con non schialam e poi inizia a dirigersi verso di me, mentre io tremo per la rabbia.
-Avevo 17 anni ballo in ambasciata per la presenza di due principi ereditari, a quanto pare uno mi avrebbe chiesto un ballo e l'altro una cena e ad entrambi avrei detto di no. Ma c'è una cosa strana in questo racconto ovvero che quelle proposte non mi sono mai giunte. -
Mi guarda e non noto nessun segno di cedimento, niente che mi porti a credere che possa sentirsi pentito per le sue azioni. D'altronde si chiama Alexander Forst non esiste la parola "pentimento" neo suo vocabolario.
-Si è vero li ho tenuti lontano da te erano bambini in piena fase ormonale che avrebbero tanto voluto avere a che fare con la pupilla della casa bianca. Non di certo per parlare di politica estera ma per entrati nelle mutande. -
Mi risponde avvicinandosi e amplificano la sua voce. Si comporta come se non sapessi già di mio che molti mi avvicinano solo a causa del mio nome e della mia storia.
-Anche se fosse sono passati sei anni, che cosa te ne importa di chi ho allontanato da te.-
La voce di Alex e sicura e strafottente come sempre, non ha fastidio nel tono e piatto come se realmente non capisse il perché di questo mio interesse di una cosa successa sei anni prima.
Per quanto Alex conosca la politica, lui non la vive come lo vissuta e come la vivi io, poverino non sa che nella politica non esiste il passato, qui tutto e utile per dichiararsi guerra anche un aneddoto successo 100 anni prima, figuriamoci sei.
-Sei un idiota, ora stanno usando questa storia per dichiarare guerra agli Stati Uniti, ed io ho solo due giorni affinché ciò non accada ma in relata in via non ufficiosa ho solo 24 ore. -
Sospiro mentre mi butto sul divano in pelle bianca che si trova alla mia sinistra.
-La risolvo io. -
Sembra così sicuro di sé che una parte di me potrebbe lasciar fare a lui, se solo io non fossi me stessa.
-No ho già riunito chi mi serve per scongiurare tutto questo. -
Si siede al mio fianco e quando mi costringe ad appoggiarmi alla sua spalla non lo rifiuto, questa piccola pausa è quello di cui ho bisogno.
-Comunque puoi riprenderti il tuo camion di armi, ho risolto dandogli altro. -
Le sue grandi mani mi stringono ed io in questo momento non vorrei essere da nessuna parte se non qui.
Dico davvero quando penso di odiarlo, ma non posso però non assecondare il mio corpo quando mi e vicino.
Che ci posso fare sono fatta di carne anch'io.
-Voglio ugualmente i miei 7 giorni. -
Annuisco senza parlare perché voglio il silenzio prima che in questa stanza si inizi a scatenarsi una serie di strategie per scongiurare la minaccia.
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