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29. Il futuro

Lo cerco per tutta casa, prima di lasciare la stanza Adam mi ha detto di averlo visto nel corridoio che porta in camera mia ed è esattamente lì che mi dirigo.
Prima che io possa raggiungere la mia stanza e finalmente stare da sola con Alexander vedo Gabriel ammirare uno degli infiniti quadri che ci sono esposti in questa casa.
-Nonno che ci dai qui.-
Fa strano chiamarlo nonno ma sono sempre stata una tipa che ama chiamare le cose con il proprio nome e avendo scoperto che lui non e altro che un sottospecie di nonno e giusto che io lo faccia sentire parte della famiglia.
-Stavo cercando te.-
Il centro della mia fornite si forma una piccola arricciatura, come il mio solito quando non mi è chiaro in qualcosa.
-Mi ai trovata.-
Mi sorride e poi si volta a guardare il quadro che solo in questo momento vedo raffigurare lui, d'altronde ha vissuto in questa casa e stato presidente, un grande presidente!.
-Ho impresso nella mente la notte in cui ti ho vista per la prima volta tra queste mura, tu il tuo abito rosa antico e il tuo costante fare domande -
Sorrido riportando alla mente il ricordo di cui parla, e passata letteralmente una vita fa.
-Ricordo quando mi ai portatela nella casa bianca e mi ai fatta sedere sulla tua poltrona, dicendomi che sarei stata perfetta per la stanza ovale.-
Lo vedo sorridere di vero cuore mentre alterna lo sguardo dal quadro a me.
-Ai lavorato per quel posto da quando ai messo piede in questa casa e dimostri di meritarlo ogni giorno che passa.-
Sorrido sentendo la veridicità delle sue parole.
-Che cosa ai visto in me quella notte, per portarti ad allontanarti da tutti e portami nella stanza ovale.-
Mi fa segno con la testa di muovermi e camminare al suo fianco e lo faccio anche se scalpito per andare da Alexander.
-Ho visto la grinta di Maria e l'astuzia di Victor ma ho visto anche la mia testardaggine.-
Pensavo che parlare della sua ex moglie o addirittura vedere me, frutto del suo tradimento, lo ferisse ed invece mi dimostra quanto lui sia un uomo completo che sa quello che vuole e che dalle cose brutte riesce sempre a tirare fuori le cose migliori.

-Ho incontrato tante persone che mi anno rivelato il desiderio di diventare presidenti ma non so perché quando ho visto te, una piccola bambina di 10 anni manifestare tale desiderio ho capito che quello era il tuo posto e che tu saresti riuscita a portare l'America dove nessuno altro prima di te sarebbe mai riuscita.-
Lo abbraccio perché non c'è nulla che io possa dire, se non grazie alla mia babysitter che quella sera non si e presentata a casa mia.

Sono dietro la porta della mia stanza come in cerca di coraggio per entrare ma non riesco come se l'istinto di dicesse che sta per succedere qualcosa che non mi piacerà.
Entro in stanza e lo trovo seduto sul mio letto a guardarsi le mani.
Mi avvicino e mi metto seduta al suo fianco mentre mi accorgo della scatolina verde tra le sue mani.
-Ti prego non dirmi che è una proposta di matrimonio quella che ai in mente con quella scatolina tra le mani perché oggi ho già affrontato una quasi catastrofe e non mi le forze per affrontarne un altra.
Lo vedo sorridere mente apre la scatola e al suo interno ci vedo una chiave.

-Non sono pronta neanche ad una convivenza.-
Sputo fuori senza tregua.
-Ma non ti stanchi mai a parlare?-
Alex si alza in piedi per voltarsi e poi inginocchiarsi, facendosi spazio tra le mie gambe.
-Ti viene in mente per caso qualche aneddoto dove io non abbia detto la mia?-
Gli riferisco sorridendo alla mia frase per poi vedere sorridere anche lui.
-Non. Onestamente no!.-

Sospiro, leggera, mentre aspetto che lui parli e mi spieghi cosa ha in mente.
-Ho aspettato diversi anni prima di farmi avanti con te, avevo paura che non mi avresti mai scelto al posto della politica, che avresti messo sempre la nazione prima di noi e per quanto possa sembrare infantile da parte mia ho sempre provato gelosia nel vederti mettere anima e corpo su qualcosa che non ero io.-

Sto in silenzio, ho parlato tanto oggi ma in questo momento sento che l'unica cosa che devo fare e ascoltare le sue parole e basta.
-Ma oggi ho capito quanto tu e la politica siate una cosa sola e di quanto io sia una persona egoista se ti chiedessi di scegliere tra la casa bianca e me.-
Gli accarezzo i capelli mentre i nostri occhi ancora sono fissi gli uni negli altri, mi sento infinitamente confusa ma continuo a non parlare consapevole che le spiegazioni stanno per arrivare.

-Voglio vivere con te, sposarmi con te e vorrei tanto dirigere le mie aziende con te, ma so che invece tu vuoi diventare presidente e io ho paura di tapparti le ali.-
Sorrido dolcemente vedendo Alexander per la prima volta mettere al posto un'altra persona invece che se stesso.
-Non vorresti diventare il primo first Lady uomo?-
Ho voglia di ridere per le mie parole ma non lo faccio perché e più bello sentire il suono della sua risata.
-Sarei il First lady uomo più bello e sexy della storia.-
Gli accarezzo la guancia desiderosa di baciarlo.
-Se ti può tranquillizzare c'è ancora tanto lavoro e anni davanti a me prima di tale passo.-
-Lo so. Ma poi dopo vorresti diventare presidente della Russia come promesso a tuo padre.-
Sospiro consapevole che l'uomo davanti a me mi conosce bene.

-Non voglio rinunciare al potere, ma neanche a te ora che siamo riusciti a mettere da parte i nostri caratteri e stare insieme.-
Lo vedo annuire prima di vedergli aprire la mia mano e inserirci dentro la chiave.
-Studia, continua a dimostrare il mondo che ai tutti i requisiti per diventare Presidente quando tra 15 anni avrai l'età per candidarti alle elezioni. Ma fini ad allora permettimi di stare al tuo fianco di appoggiarti in tutte le tue imprese e di avvicinarmi sempre di più al tuo lavoro in modo di essere una squadra vincente e nel frattempo ad allargare la mia impresa in Russia in modo da essere pronto quando diventerai anche presidente della tua madre terra.-

Lo guardo incredula, e pronto a stravolgere la sua intera vita per me, e pronto a tutto per starmi accanto anche spostare la sua centrale operativa quando arriverà il momento.
-Accetto ma solo ad una sola condizione.-
Lo guardo mente vedo la trepidazioni di ascoltarmi parlare.
-Voglio entrare alla casa bianca da sposata, ciò significa che ai 10 anni di tempo per trovare un modo degno di Katerina Lea Robinson per chiedermi la mano.-

Lo vedo sorridere per poi alzarsi in piedi e portarmi con se per poi baciarmi intensamente come se non ci fosse un domani.
-Fidati la mia proposta di matrimonio verrà scritto nei libri di storia la.-

Angolo Autrice
Un altro capitolo e poi finalmente concludiamo questa storia.

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