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18. Tutto quello che voglio

Nessuno dei due ancora ha detto mezza parola, ma in compenso ci teniamo per mano mentre mi fa strada fin sopra il terrazzo.

Non mi concentro sui mobili, il colore dei muri o di come sono disposte le piante, penso a lui che ancora una volta e pronto a tutto per conquistarmi ma ricordandomi sempre che non mi ama.
Che poi ne siamo proprio sicuri? Ripete questa cosa così spesso che inizio veramente ad avere i miei dubbi, mi sembra quasi che stia cercando di auto convincersi. Come se lui non possa mai amare nessuno e di conseguenza neanche io ed allora si convince di provare attrazione per me invece di amore.
Dovrò indagare.

-So che oggi è stata una dura giornata per te, spero che la cena ti possa rilassare un po'. -
Seguo Alex con lo sguardo fino a trovare il tavolo elegantemente preparato con già un antipasto impiattato.
Sorrido perché non so fare altro, non so se abbracciarlo, mettermi a piangere o passare semplicemente a baciarlo chiedendogli di saltare la cena e trasferirci direttamente in camera da letto.

Ma sono forte e tutto quello che faccio e sedermi al mio posto pronta a godermi la sua presenza.

So che dovrei fare la stronza, che dovrei ancora tenerlo su una corda ma questa giornata è stata così stancante che solo del sano sesso potrebbe ridarmi le giuste energie di cui ho bisogno.
-Katerina ho bisogno di farti una domanda. -
Guardo Alex pronta a qualsiasi sua domanda.
Lo guardo in attesa che parli, anche se lui sembra essersi pentito di aver anche solo aperto bocca.
-Sei mai stata veramente innamorata di un uomo. -
Lo guardo attentamente chiedendomi come gli sia potuta venire in mente una domanda del genere.
Ma non posso negare che la domanda mi porti a riflettere.

-Ho Amato Adam, noi stavamo anche pensando di avere un figlio prima che lui decidesse di lasciarmi e arruolarsi. In passato pensavo che quando lui sarebbe tornato avremmo potuto riprendere da dove avevamo lasciato ma molte cose sono cambiate, io prima di tutte. -
Alex stringe i pugni e perde il suo sguardo non concentrandolo più su di me, mi chiedo che cosa stia passando per la sua testa in questo momento.

-Tre anni fa fui costretto ad andare a Roma per occuparmi delle questioni finanziarie che avevano bisogno della mia supervisione, chiesi ai tuoi genitori di poterti portare via con me con la scusa che le tue conoscenza avrebbero potuto facilitarmi il compito di convincere degli investitori che  non solo avrebbero finanziato alcune mie produzioni ma anche il nostro governo. -
I suoi occhi tornano su di me e brillano come se fosse davanti alla cosa più bella che abbia mai visto nella sua vita.

-Non accettarono e a me venne quasi il desiderio di rapirti per portarti via con me. Volevo rinunciare anche ai miei affari in Italia, non esisteva che ti lasciassi qui con la possibilità che qualche figlio di papà potesse anche solo pensare di farti la corte. -
Lo ascolto mente il mio stomaco si contorce vittima di un sentimento che non so spiegare a parole.
-Ma il presidente mi promise che ti avrebbe controllato lui e che al mio ritorno ti avrei ritrovata come ti avevo lasciata, single, bellissima, intelligente e perfettamente stronza. -

Sorrido per le sue ultime parole.
-Ma non ha mantenuto la promessa, quando ho saputo di Adam ero arrabbiato, furioso volevo distruggere ogni cosa, volevo uccidere il presidente. Lui mi apri gli occhi facendomi capire che non potevo tenerti sempre in una bolla di vetro e mi fece capire che se non mi fossi fatto avanti, prima o poi qualcuno ti avrebbe portata via da me. -

Deglutisco perché in questo momento non so cos'altro fare.
Ma tutto diventa più chiaro ed io dopo tre anni ottengo delle risposte a domande che non mi sono mai posta.
-E grazie a te se è stato chiamato nei marin a servire il suo paese. -
La mia e una certezza che ottengo guardandolo negli occhi. Sembra che abbia quasi paura di quello che aggiungerò.
-Non sono arrabbiata con te, se questo è quello che ti stai chiedendo. Tu gli hai fatto scegliere fra me e la sua nazione e lui ha scelto il lavoro. -

Mi sento stanca e la mia stanchezza mi porta a non aver voglia di litigare o arrabbiarmi, forse domani ma non oggi.

Si alza in piedi, ormai ad entrambi e passata la fame per questo forse decide di prendermi per mano e mostrarmi il salone di questa maestosa casa.
Tutto pulito, elegante ma al contempo scuro, non c'è luce sembra che i mobili siano stati messi solo per riempire la casa perché in realtà non sembrano per niente usati.
Una canzone lenta, quasi una ninna nanna compare dal nulla ed io mi ritrovo a dondolare tra le sue braccia mentre balliamo attaccati.

-Ho voglia di fare l'amore con te. -
La voce di Alex proprio nel mio orecchio destro riempie il mio corpo di brividi e per la prima volta mi vergogno di sentirmi così vulnerabile tra le sue braccia.
-Non hai voglia solo di scopare, con me? -
La mia voce finge di essere forte ma in realtà sto letteralmente morendo dentro per la vicinanza dei nostri corpo.

-Non potrei mai solo scopare con te.-
Mi guarda nel momento in cui mi allontano da lui lo stretto necessario per slacciare la cerniera che si trova alla mia destra. L'abito scivola a terra come se una forza magnetica lo attirasse.
Il mio corpo e completamente nudo, neanche l'ombra di un qualche intimo in pizzo.
Sapevo che questa sera sarei andata a letto con lui e l'idea di presentarmi a casa sua con in dosso un semplice e sottile abito mi eccitava troppo.

I suoi occhi mangiano ogni mio pezzo di pelle e sembra non riuscire a trattenersi.
Si avventa su di me come un animale sulla sua preda.
Non scappo non mi divincolo gli permetto di fare di me quello che desidera, alle conseguenze ci penserò domani.
Mi prende in braccio e mi porta al piano di sopra dove immagino esserci la sua camera da letto.
I nostri corpi sono appiccicati come se attaccati con la colla, le nostre lingue si intrecciano si assaporando, questa notte non voglio preliminari, non voglio aspettare lo desidero ardentemente in una maniera che non so spiegare a me stessa.
Anche lui sembra impaziente desideroso di possedermi senza attendere oltre.

Troppo tempo abbiamo atteso questo momento, per molto tempo abbiamo alzato muri, ci siamo tenuti distanti, ci siamo feriti a vicenda ma sempre con la consapevolezza che saremmo arrivati a questo momento.

Entra dentro di me senza che io mi renda veramente conto della situazione in cui ci troviamo, i suoi occhi non perdono i miei neanche per un istante ed io seguo i suoi movimenti e lo incito ad andare sempre più veloce di entrare sempre più affondo, perché voglio ogni centimetro di lui, lo voglio sempre di più perché ora che sono qui so che non potrò più fare a meno del suo corpo.

Sembra un animale instancabile di possedere la sua preda sembra un uomo che ha tutte le intensioni di godersi il premio che tanto ha desiderato ed io non mi chiedo se sia giusto o sbagliato perché nella mia breve vita ho fatto tanti sbagli ma questo è il migliore di tutti.
Potrei avere qualsiasi uomo io desideri eppure mi sono inpuntata a volere il diavolo.
Forse perché diavolo lo sono anch'io, forse perché il potere attrae altro potere.
Forse tutto questo mi fa sentire più viva di sempre per il semplice fatto che io non posso fare a meno di avere potere, non posso non desiderare quello che mi è proibito quello a cui tutti direbbero no ma che invece io pretendo sia un si.

Ed è il potere che mi prendo anche in questa situazione.
Lo sento e li li per venire dentro di me, per marchiarmi ancora di più, capovolgo la situazione con un movimento veloce di bacino lo porto sotto di me e inizio a muovermi velocemente senza mai guardarlo negli occhi, muovo il mio corpo come se fossi un anguilla pronta a portare entrambi al massimo, pronta a marchiarlo come lui ha sempre fatto con me.

Arriviamo all'apice del piacere insieme, il respiro ci manca e i polmoni mi bruciano come se fossi stata in apnea per troppo tempo.
Abbasso lo sguardo fino a trovare i suoi occhi ad attendermi, lo vedo portare la sua mano destra dietro la mia testa per poi abbassarmi alla sua altezza e baciarmi in modo schifossissimamente sensuale, mi bacia e ricambio anche mentre mi fa scendere da lui e pormi alla sua sinistra.

La mia testa e posata sul suo petto e mentre lui accarezza i miei capelli io disegno cerchi immaginari intorno al suo capezzolo.
-Ti sei pentita? -
La sua domanda mi arriva come la cosa più stupida che abbia sentito nelle ultime dodici ore.
-Perché mi sarei dovuta pentire? -
Alzo il volto fino a incrociare i suoi bellissimi occhi che mi guardano con rimprovero ricordandomi che non è buona regola rispondere ad una domanda con un'altra domanda.
Roteo gli occhi come farebbe una bambina scocciata e gli do quello che mi chiede.
-Non sono pentita, non potrei mai esserlo. -
Il suo volto si illumina di un dolce sorriso prima che lui risponda alla mia domanda che non ho la necessità di ripetere.
-Avevo paura che te ne fossi pentita per Adam. -
Questa volta sono io a donargli un dolce sorriso.

-Ho amato Adam. Non lo nego a te, non lo nego a me ma sopratutto non lo nego a lui, ma tu sei un demone che si è impossessato di me da quando ero ancora una bambina. Avevo solo 10 anni eppure già sapevo che saresti stato tutto per me. Forse non lo sai ma molte cose le ho imparate proprio da te. -
Mi allontano il giusti per essere lucida e per potergli dire tutto quello che sento di volergli dire.

-Forse sembra strano ma prima ancora del potere, prima ancora della notorietà, prima ancora della casa bianca io ho voluto te. Avevo 10 anni e tu 25 ed io già ti volevo. Ero una bambina che non sapeva nulla né di potere né di uomini eppure quando ho posato i miei occhi su di te la prima volta, gia sapevo che saresti stato la mia rovina ed io non vedevo l'ora che arrivasse quel momento. -
Mi copro giusto il necessario con la coperta prima di continuare.
- Sapevo che dovevo crescere, dovevo diventare potente, dovevo diventare la donna più temuta del mondo per poter avere te ed è quello che ho fatto. Spesso mi sono persa nel buio nero che può diventare la vita eppure ne sono sempre uscita perché è questo che sono una combattente che se vuole qualcosa se la va a prendere non aspetta che le cada dal cielo. -

Lo vedo sollevarsi per poi avvicinarsi e baciarmi e per la prima volta da tanto tempo sento di star bene.
Sembra che voglia dirmi tante cose ma invece resta in silenzio come per non sciupare questo momento.

Dormire con lui e molto bello e rilassante ma il suo braccio sul addome mi porta ad avere un po' di dolore.
Riesco a sganciarmi da lui il necessario per scendere dal letto e dirigermi in cucina alla ricerca di un bicchiere d'acqua.

La casa e talmente moderna che le scale non hanno il passa mano e questo mi innervosisce, ho costantemente paura di cadere di sotto e rompermi l'osso del collo, dovrò dire ad Alex che se mi desidera ancora a casa sua deve mettere un passamano altrimenti se lo sogna che ci torno.
Trovare la cucina non è difficile visto che è una grandissima hopenspeis. Apro un po' di mobili prima di trovare un bicchiere da riempire di acqua.

Bevo con calma l'acqua prima di riportare il bicchiere nel lavello, sono sul punto di tornare in camera quando un ombra seduta sul divano mi riporta alla realtà, vorrei urlare, scappare, vorrei cercare un cortello per difendermi ma tutto quello che faccio e restare immobile anche nel momento in cui una lampada accanto al divano viene accesa e il volto di un uomo sui trentasette anni si pone davanti a me.
-Signorina Katerina non gridi, non voglio farle del male desidero solo parlarle di qualcosa di molto importante. -
L'accento russo dell'uomo davanti a me mi mette sugli attenti più delle parole che sono uscite dalla sua bocca.
-Chi siete e cosa volete. -
Le mie parole sono calme e precise come se stessi contrattando.
-Sono un militare russo mandato qui dal presidente per chiederle aiuto personalmente visto che facendolo attraverso i suoi genitori non è servito a niente. -
Sono calma nonostante in cuore mio spero che Alex si svegli e venga a salvarmi.
-Anche se tramite i miei genitori ho deciso anch'io di non accettare la vosta richiesta. -
L'uomo si alza e distinto faccio un passo indietro, notando il mio movimento si ferma sul posto.
-Anche noi siamo la sua patria, la sua terra, abbiamo bisogno di lei signorina non può voltare le spalle alla sua patria di nascita. -
Guardo l'uomo come se gli fosse, improvvisamente, uscita una seconda testa.
Patria di nascita? Ma si e drogato?

Angolo Autrice
Capitolo nuovo situazioni nuove. Finalmente Kat è andata a letto con Alex e si credo pure io che abbia aspettato un po' troppo🤣

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