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17. La Russia mi vuole morta

Questa giornata è iniziata in una maniera assurda, per questo inizio a camminare avanti e indietro per la villa come in cerca di una qualche idea per qualcosa, finche non compare la segretaria di mia madre che mi avverte che desidera vedermi.

Mi dirigo giù nei scantinati della villa dove capi militari di marina e il capo della CIA, ovvero mio padre sono riuniti intorno ad un tavolo in mia attesa.
Arrivo alla riunione con molta calma e questo sembra aver spazientito coloro che mi attendono e lo posso ben vedere dai loro volti.
-Scusate il ritardo ma sono stata appena avvisata che desideravate vedermi. -
Mi metto comoda dall'altro lato del tavolo mentre tutti gli occhi sono puntati su di me.
-Katerina chi ti ha dato quei documenti su una presunta guerra civile organizzata da noi. -
La voce di mia madre e autoritaria mentre accavallo le gambe in modo disinteressato.
-Un giudice della corte suprema sorpreso quanto me di sapere che mia madre sta dando vita a qualcosa di così orribile. Sai che già li la pace e molto fragile ma addirittura scatenarla volontariamente... -
Esprimo il mio pensiero senza peli sulla lingua.
-Questi documenti sono falsi Katerina, tua madre non ha indetto nessuna guerra civile. Ti ricordo che prima di diventare presidente tua madre era segretario di stato, sa quello che fa. -

Guardo mio padre e poi mia madre come se fossi caduta dalle nuvole.
-Lo so perfettamente papà, sono stata io a farle dare quel ruolo-
Guardo mio padre con sufficienza. Al momento la cosa più importante non sono le mie frecciatine con papà ma una guerra.
-Abbiamo bisogno di fare delle ricerche interne per capire chi è perché sta cercando di mettere in giro questa voce. -
Sospiro, e mi maledico per non aver riflettuto e compreso che mai mia madre avrebbe dato vita ad una guerra.
-Perché mai dovrebbero far credere che gli Stati Uniti D'America stanno dichiarando guerra al Iran.?-
Pongo la domanda guardando chi mi sta davanti, guardo tutti in cerca di una risposta che in realtà io già ho.

-E la Russia.-
Mi alzo in piedi iniziando a ticchettare i miei tacchi per terra con agitazione, maledetta Russia che cosa vuole.
-Credo che la Russia voglia qualcosa di preciso da noi. Prima mi sparano ora cercando di mettere in giro questa voce, quale sarà la loro prossima mossa? -
Pongo la domanda ancora a chi mi sta davanti in cerca di una risposta che ancora non mi giunge.

-Non abbiamo ancora delle prove. Dobbiamo fare delle ricerche, porre domande e investigare su ogni nemico della casa bianca e della politica mondiale. -
Interviene il capo militare portandomi a guardarlo e a concentrarmi su tutto quello che mi è in torno.
-Fate quello che volete, io ho bisogno di bere e di trovare una soluzione a modo mio. -
Mia madre cerca di fermarmi ma io ormai sono pronta a tornare al piano superiore della casa bianca.

-Voglio un calice di prosecco, che qualcuno me lo porti senza ricordarmi che manca ancora un ora al pranzo. -
Tutto inizia a girare intorno alla Russia, ma inizo a credere che qualsiasi cosa sia ha come protagonista me, mi hanno sparata e ora vogliono sminuire la figura di mia madre, per quale motivo.

La mia segretaria arriva nel mio ufficio con il mio prosecco.
-Voglio che fai delle ricerche per me. -
Mi volto verso la ragazza poco più grande di me che è pronta a prendere le mie direttive.
-Voglio una ricerca approfondita sull'albero genialogico della mia famiglia. Nello specifico voglio sapere se ho qualche parente russo oppure un antenato, chiunque sia di origine russo nella mia famiglia lo voglio sapere. -

La ragazza annuisce prima di uscire mentre io bevo un sorso del mio vino preferito proprio nel momento in cui Adam entra nella stanza.
-Non credi che sia ancora presto?. -
Sentirlo rivolgersi verso di me con tono autoritario  mi fa alterare più di quanto io non sia già.
-Adam non cominciare, non è giornata. -
L'uomo davanti a me si avvicina cauto.
-Credo che il tuo umore stia per peggiorare. -
Lo guardo in attesa di comprendere che cosa intende dire finché non mi porge una rivista in cui mi descrive come una poco di buono che per quanto io sia stronza nella realtà non mi descrivono per niente.
Sospiro ma non mi preoccupo più del dovuto so già a chi chiedere aiuto per smentire queste mensogne.
-Grazie Adam me ne occupo io. -
Adam resta a guardarmi per qualche minuto prima di darmi le spalle e ritornare al suo posto.

Non riesco a ricordare un periodo della mia vita peggiore di questo, forse uno c'è quando l'ISIS ci voleva attaccare e io ho dovuto riscuotere molti favori per fare in modo che il mondo non finisse.

Per la precisione erano cinque anni prima, il presidente in carica stava diventando matto non sapeva dove andare a sbattere la testa per mettere fine a quel gruppo di soldati addestrati ad uccidere che senza scrupoli uccidevano uomini donne o bambini senza nessun ritegno per la vita umana.
Allora avevo diciotto anni, avevo iniziato il primo anno di università e gironzolavo spesso per la casa bianca quando ero annoiata.
Per caso mi ritrovai nei sotterranei li dove si riunisce un consiglio speciale che si occupa di casi preoccupanti che non potevano essere risolti in modo diplomatico.
Ricordo di aver udito la voce dei miei genitori e fu lì che compresi che mio padre era il capo della CIA e che si trovava al cospetto del presidente degli stati uniti per consigliare delle strategie di attacco, semplici lineari ma sopratutto pulite.
Ricordo di essere rimasta ad origliare per tutta la durata della riunione, non temevo di essere beccata dalle guardie perché essendo di già una fortezza non c'era bisogno del loro servizio.
Ricordo come se fossi ieri il modo in cui mi misi a correre per non far comprendere a nessuno che avevo origliato una riunione segreta e molto importante per il bene del mio paese.

Quella notte chiesi di poter dormire alla casa bianca, e poiché ero là pupilla del presidente mi venne accordato. La mia intenzione non era dormire beatamente nelle coperte di seta della camera che mi veniva donata quando mi trovavo in visita alla casa bianca, il mio intento era intrufolarmi nella stanza dei fascicoli presidenziali che si trovava al secondo piano custodita da password e codici segreti che venivano cambiati tutti i giorni.
Fu un gioco da ragazzi per me riuscire a baipassare tutte le sicurezze ed entrare nella stanza più importante della casa bianca, più importante della stessa stanza ovale.
I fascicoli erano, e sono ancora oggi, catalogati in maniera ordinata in ordine l'alfabeto.
Non sapevo di preciso che cosa stavo cercando, ricordo solo che guardai tutti i fascicoli che contenevano nomi di personaggi di potere che erano nostri alleati e nemici dellisis.

Anche se mi trovavo ancora al primo anno di università avevo già imparato che per smantellare un organizzazione bisogna privarla del suo capo, ma trovandomi a contatto con presidenti importanti avevo anche imparato che quello non bastava e che anche i vice capi e qualche volta le famiglie di quest'ultimi dovevano essere fatti fuori per non rischiare una vendetta.
E fu con questi pensieri che trovai i tre fascicoli giusti che mi avrebbero permesso di aiutare il mio paese.
Tre comandanti russi, in pensione, che erano considerati i migliori che la Russia potesse vantarsi.

Li riconobbi subito, li avevo incontrati a più di un incontro politico e ci avevo anche conversato in modo molto piacevole e tranquillo.
Sapevo che la Russia non ci avrebbe mai permesso di reclutarli per chiedere dei consigli tattici con cui sconfiggere il nostro nemico, ma speravo che il figlio del presidente russo avrebbe potuto convincere il padre al posto mio.
E mentre facevo questi pensieri percepivo una presenza alle mie spalle, il presidente in carica mi stava osservando con uno sguardo critico e le braccia incrociate, in quel momento conobbi la paura per la prima volta.

Cercai di spiegargli il perché ero lì e il piano che ebbi per sconfiggere lisis e lui rimase ad ascoltarmi senza ribattere finché non mi prese per mano e mi porto alla riunione segreta nei sotterranei.
Inutile dire lo stupore di tutti e le critiche che ebbi quel giorno, i miei genitori erano bianchi come muri per la paura che mi potessero mettere in prigione per aver origliato una riunione privata e per essermi intrufolata nella stanza dei fascicoli topsicret.
Ma tutti si ricredettero quando esposti la mia idea, tutti tranne i militari che non accettavano proprio di essere spodestato da dei russi in pensione ma per fortuna il presidente diede retta a me.

La parte che in quel periodo mi cambio radicalmente arriva ora.
Il presidente inizio a volermi sempre al suo fianco, se non ero in università ero alla casa bianca a studiare strategie e a parlare con i comandanti russi in cerca di una strategia velocissima pulita ma con la sicurezza che sarebbe stata la fine di un periodo in cui molti miei concittadini erano morti. Il giorno in cui scopri che una mia cara amica Amara Naki figlia del senatore Russo venne resa prigioniera
perché lisis aveva rintracciato una nostra telefonata in cui io gli chiedevo di intercedere per me con il fratello ambasciatore.
La vidi sgozzata davanti a me, ripresa da una telecamera e resa pubblica al mondo senza nessun ritegno. Fu il giorno in cui l'Isis non era più il nemico del mio paese era appena diventato il mio nemico, una mia questione, una cosa che io dovevo risolvere da sola.
I tre comandanti russi erano a me fedeli per il semplice fatto che gli avevo ridato l'adrenalina del complotto, per questo dopo ogni riunione con il presidente ve ne era una seconda segreta dove insieme trovavamo un modo più efficace e vendicativo per uccidere tutti.
Si non mi importava che avessero figli, mogli e sorelle li volevo tutti morti e sarebbero dovuti essere uccisi anche chi si metteva nel mezzo.

Il giorno in cui i marin fecero irruzione nel covo dellisis fu lo stesso giorno in cui io persi un pezzo della mia anima. Mentre i militari americani uccidevano solo chi si frapponeva fra loro per arrivare al capo, le truppe russe, che desideravano vendicare una loro concittadina, uccidevano tutti, nessuno venne risparmiato.
Nessuno nella stanza si sapeva spiegare l'accaduto finché io non parlai, finché non dissi che ero stata io a dare l'ordine e che la Russia per questo mi aveva promesso fedeltà indiscussa per tutta la mia vita.
Nessuno parlo, o mi rimprovero perché sapevano che avere la Russia dalla nostra parte, per una volta, era un bene e non un male.

Ora a distanza di cinque anni non mi spiego perché quella stessa potenza mondiale mi voglia morta. Ho la sensazione che mi stiano nascondendo qualcosa, qualcosa che spero di scoprire presto.

Ormai sono le cinque, la mia segretaria non mi ha ancora portato il fascicolo che le ho chiesto, e questo mi innervosisce.

Decido di fare una doccia veloce e poi di piastrare i capelli e truccarmi in modo leggero e classico, indosso un vestito blu corto fin sopra il ginocchio e ai miei piedi di certo non possono mancare le mie scarpe di pelle nera.
Sono le sette e mezzo quando qualcuno bussa alla mia porta per dirmi che una limousine mi aspetta. Adam non è di servizio per la ronda serale e di questo ne sono felice, avrei dovuto dargli troppe spiegazioni che non avevo voglia di dare a nessuno.
Salgo sulla macchina dove mi ritrovo un mazzo di rose rosse senza nessun biglietto, naturalmente non ho bisogno di sapere da parte di chi sono ma un bigliettino lo poteva anche scrivere...

Rimango buona per tutto il tragitto che la limousine fa, finché non mi ritrovo davanti la villa di Alex, maestosa, moderna e bellissima come solo un magnate come lui può desiderare.
Sono sul punto di scendere quando un Alex sorridente apre lo sportello per me e mi fa scendere con galanteria.
Lo guardo lo osservo e penso che dopo una giornata come questa, ho veramente bisogno di lui di tutte le sue sfaccettature pregi e difetti perché per quanto io scappi in un modo o in un altro torno sempre fra le sue braccia.
Torno sempre a casa.

Angolo Autrice
Aggiungiamo sempre più particolari.
Cosa pensate che succederà adesso?

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