12. Io non ti amo
La giornata passa tranquilla, la testa mi scoppia ma c'è ancora tanto materiale che devo passare a rassegna e per giunta devo ancora trovare una soluzione per aiutare Alex.
Adam mi riporta a casa per le otto e io sto letteralmente morendo di fame.
Non appena entro nella sala da pranzo ad attendermi trovo il tavolo, su cui di solito pranzo con la mia famiglia, apparecchiato per due.
Mi guardo in torno chiedendomi dove sia finito Adam ma mi ricordo che il capo della sicurezza lo ha chiamato per informarlo su alcune direttive interne.
Un po' sospetto considerando l'orario, ma non ci vi ho dato troppo peso
Alex compare da dietro un angolo come il diavolo che è, pronto a prendermi per portarmi all'inferno.
-Ti eri scordata della nostra cena.? -
Mi pone la domanda mentre mi viene incontro e con estrema eleganza spinge la sedia a rotelle fino al tavolo.
-Con tutta questa eleganza la mia sedia a rotelle stona. -
Le parole mi escono semplici come se stessi parlando con un amico, quando invece ormai non so più chi lui sia per me.
Si pone difronte a me sbottona il bottone che tiene uniti i due lati della giacca per poi sistemarsi bene per riempirmi il calice di vino bianco. Lui sa quanto io lo preferisca al rosso.
-Sei riuscito a trovare una soluzione a quello che sta accadendo in azienda? -
Gli pongo la domanda di getto, sperando in cuor mio che lui abbia trovato quella soluzione che ancora a me sfugge.
Non credevo che sarebbe stato così difficile, io abituata a trattare situazioni delicate tutti i santi giorni.
Ma soprattutto perché non voglio che nella stanza cali un silenzio imbarazzante, non ne ho proprio voglia.
-No. E in oltre non voglio parlare di lavoro stasera. -
Mastico un saporito pezzo di gambero mentre alzo il volto in attesa di sapere di che cosa desidera parlare se non della sua azienda che rischia di perdere molti miliardi.
-Che cosa c'è fra te e la tua guardia del corpo? . -
Rischio di soffocarmi con il sorso di vino che ho bevuto durante la sua domanda.
Lo guardo, sembra veramente combattuto per la risposta che darò alla sua domanda.
Anche se devo ammettere che quello che vorrei sapere è come lui faccia a pormi domande così personale nonostante non abbiamo fatto altro che litigare e urlarci contro nelle ultime ore, delle volte credo veramente che lui sia un bipolare.
-Siamo stati insieme tre anni fa, lui era un neo marin che passava molto tempo alla casa bianca per questioni interne ma anche perché suo padre era il capo della sicurezza il quale gli ha insegnato tutto quello che sa. -
Sono sincera. Sono sempre stata sincera sia in politica che nella vita privata.
Sarà per questo che la gente mi considera una grande stronza, perché la verità fa sempre più male di una bugia.
-Sta ricominciando ad esserci qualcosa tra voi? -
Inizio a sentirmi realmente sotto interrogatorio ed io non amo quando mi vengono fatte troppe domande.
-Alex, cos'è che in realtà vuoi sapere? Vuoi sapere se stiamo insieme? Se siamo andati a letto insieme? Se lo amo ancora? -
Pongo l'ultima domanda mettendo più enfasi sulle mie ultima domanda.
Alex si alza dal suo posto per avvicinarsi a me, sposta la sedia a rotelle e si abbassa alla mia altezza fino a trovarci occhi negli occhi.
-Voglio sapere se c'è intimità fra di voi, se ti guarda come ti guardo io. Se ti tocca come le mie mani desiderano fare da sempre. -
Passa la sua mano sulla mia coscia fino a sfiorare la gonna del vestito che indosso.
Il mio corpo inizia a riempirsi di brividi e inconsciamente mi chiedo dov'è pronto ad arrivare con quella mano.
-Voglio sapere se lui riesce a farti mancare il respiro con la sola vicinanza. -
Degludisco quando con il naso sfiora la mia pelle del collo in tensione.
-Voglio sapere se ti ha mai baciata. -
Ed ecco che arrivano i fuochi d'artificio.
Le nostre labbra si schiantato come due aerei in collisione, le nostre lingue si intrecciano non facendomi capire quale sia la mia e quale la sua. Le sue mani sono sul mio collo che tengono stretta a lui impedendomi di allontanarmi.
Allontanarmi? La cosa non mi sfiora minimamente dalla testa.
E sento che potrebbe finire il mondo e io mi trovo nel posto più sicuro.
-Kat. -
Ed è una delle poche volte che mi chiama in questo modo e a me in questo momento sembra la cosa più giusta della mia vita. Per quanto io sia consapevole del fatto che lui sia la mia rovina io non riesco a stargli alla larga come vorrei, non riesco ad essere fredda come desidero. Più tento di tagliare questo nostro legame piu mi ritrovo ad essere dipendente da lui.
-Vieni a lavorare in azienda con me, resta al mio fianco e non lasciarmi, non farlo. -
Le sue più che parole mi sembrano una supplica.
-Con noi due al comando l'azienda crescerebbe a dismisura e potremmo controllare tutte le altre aziende nella produzioni di armi fino addirittura a poter scongiurare le guerre.-
Il suo piano non fa una piega, se noi riuscissimo a controllare tutto il traffico di armi potremmo veramente riuscire a evitare la morte di moltissime persone.
Ma non posso fare promesse che non so di poter mantenere.
-Alex. -
Stringo la sua mano posata sul mio ginocchio.
-Noi due siamo come una guerra a cui non troveremo mai una accordo, siamo un lancio nel vuoto senza paracadute. Ci facciamo del male senza rendercene conto, e io non so se tu sei quello giusto per me. -
Le mie parole sembrano come se gli avessi buttato una bomba addosso senza dargli il tempo di potersi mettere al riparo.
Alex mi guarda, nulla esce dalle sue labbra finché delle parole concise non mi portano a capire che lui cadrà sempre in piedi.
-Hai ragione noi due siamo come il giorno e la notte, il sole e il mare non ci sarà mai veramente qualcosa che ci farà incontrare. -
Si alza in piedi ed io seguo i suoi movimenti con gli occhi chiedendomi che cosa farà adesso.
-Noi siamo fatti per stare insieme, siamo fatti per rincorrerci, trovarci e viverci. -
-Hai detto di non essere innamorato di me. -
L'idea di non poter stare alla sua altezza, in piedi, mi disturba. Maledetto gesso!
-Ed è così. Ma non esiste che due persone si debbano per forza innamorare, c'è altro. Ed è quell'altro che diventeremo noi. -
E va via, mi lascia da sola con la cena ormai fredda e va via mentre io mi chiedo che cosa intendeva in realtà con quelle sue parole.
E mezzanotte passata e io mi rigiro nel letto più volte, un po' per i dolori e un po' per le parole di Alex che mi rigirano in testa come una palla che sbatte prepotente al muro.
-Cos'è che disturba il tuo sonno? -
La voce di Adam mi arriva dal fondo della stanza mentre si ritrova seduto su una poltrona completamente al buio se non fosse illuminato dalla luce della luna.
-Provo ancora dolore alla spalla. -
Gli rivelo solo uno dei miei problemi notturni. Non me la sento di parlare con lui di un altro uomo, è pur sempre il mio ex.
-So quand'è che ti agiti per i dolori e questa sera non è la tua spalla a renderti irrequieta.-
Per quanto io lo odio ammettere Adam mi conosce troppo per potergli mentire così spudoratamente.
-La tua sonnolenza ha qualcosa a che fare con la cena, d'altronde non consumata, che hai avuto con Alex? -
Mi alzo di colpo puntando lo sguardo nel buio con difronte a me solo una sagoma.
-Tu cosa sai della cena. -
Adam si alza dalla sua postazione e si pone seduto al mio fianco, ora posso vedere il suo volto.
Non ci vedo rimprovero, non ci vedo rancore semplicemente il suo bellissimo volto che mi guarda come se fossi l'unica e sola donna che i suoi occhi abbiano mai visto.
-Ero nella sala registrazioni quando il capo ha chiamato e vi ho visti dalle telecamere. -
Sospiro perché non pensavo che lui lo sarebbe venuto a sapere.
Onestamente non so neanche spiegarmi perché questo mi dia fastidio, forse perché ho paura del suo giudizio?
Mi volto verso la sinistra ed accendo la luce in modo da poter vedere meglio il suo volto.
I suoi lineamenti sono contratti come se ci fosse qualche pensiero che gli dà tremendamente fastidio.
-Ho sentito tutto quello che ti ha detto. E devo ammetterti che avrei tanto desiderato essere lì e prenderlo a pugni. -
Adam non ha mai reso un mistero il bene che mi vuole, non ha mai negato che si prenderebbe un proiettile in testa per me. Ma io non voglio ferirlo, non voglio in nessun modo.
Anche se ha scelto la carriera a me, io continuo a volergli bene.
-Adam, credo che la questione fra me ed Alex sia solo nostra. -
I suoi occhi sono fissi nei miei sembrano sul punto di voler dire qualcosa, quando tutto quello che ottengo è un bacio. Le sue labbra morbide sulle mie che chiedono il permesso di un bacio, un vero bacio. Non c'è conflitto, non c'è guerra non c'è paura di perdere il contatto e tutto semplice e lineare.
Non ci sono fuochi d'artificio, ma non posso neanche dire che non vi sia neanche una farfalla nel mio stomaco che mi fa tremare le gambe.
Alex resta il mio primo amore impossibile; ma Adam è stato il mio primo amore possibile, senza difficoltà. Ci siamo visti, ci siamo piaciuti, ci siamo frequentati e ci siamo messi insieme tutto semplice, lineare senza drammi.
Tutta un'altra storia con Alex.
Angolo Autrice
Un bacio tra Adam e Katerina.
Voi per chi tifate? Fatemelo sapere nei commenti
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro