Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

XXVII

"Il registro dell'anagrafe di Crowtown mi scivolò dalle mani non appena lessi il nome di Yvette Curton.

Nemmeno le mie fantasie più recondite mi avrebbero mai suggerito il nome dell'unica donna che, al tempo, aveva tentato di salvarmi dalla furia omicida di quel bastardo di Curton.

Lo stato di incredulità nel quale versavo mi bloccò il regolare scorrere dei pensieri, e non mi permise in alcun modo di analizzare la situazione, tanto che il rimanere concentrato sul mio obiettivo fu un'impresa davvero ardua. Sapevo alla perfezione quali sarebbero state le mosse seguenti da compiere per portare a termine l'implacabile vendetta che mi ero prefissato di consumare, ma decisi ugualmente di prendermi alcuni giorni per schiarirmi le idee ed essere sicuro di non avere ripensamenti, quando sarebbe giunto il momento di interrogare Yvette.

Durante quelle notti feci incubi tremendi che mi mantenevano in una sorta di stato di dormiveglia, il quale poteva protrarsi anche per diverse ore. I miei risvegli, poi, erano traumatici a tal punto da aver bisogno di tempo ulteriore per convincermi a poggiare i piedi a terra e abbandonare così il mio giaciglio.

Sembrava quasi che i miei sensi di colpa, che fino a quel momento ero stato in grado di controllare, avendoli relegati negli antri più oscuri della mia coscienza, si fossero risvegliati tutti insieme per tormentarmi, avendo avuto però cura di riservarmi la punizione peggiore fra tutte, ovvero l'avermi tolto il potere rinfrancante del sonno.

Così, pienamente consapevole del fatto che quella situazione sarebbe presto degenerata, facendomi perdere la ragione, mi misi in viaggio in tutta fretta, per andare a fare visita a Yvette.

Dopo aver cavalcato per quattro giorni, arrivai alla casa chiusa, teatro degli eventi a me tanto nefasti. Come se avesse avuto il presagio della mia venuta, trovai Yvette ad attendermi sull'uscio della casa.

- È un piacere rivederti vivo e vegeto, Alex. -

- Il piacere è mio. Di essere vivo e vegeto, intendo, dal momento che mi ripugna anche solo parlarti. Dove si trova quel bastardo di Curton? In quanto sua madre, non puoi non sapere dove si nasconde. -

- Se anche lo sapessi, saresti l'ultima persona alla quale fornirei questa informazione. E vedi di non essere tragico, ragazzo. Ho fatto solo quello che ho potuto per tutelare sia mio figlio che te; se poi tu hai pensato bene di innamorarti di quella puttanella da due soldi, noi che colpa ne abbiamo? -

- Scegli le tue parole con cura, vecchia, perché il ragazzino che hai conosciuto è morto anni fa. -

- Dovresti portare un po' più di rispetto per la donna che ti ha salvato la vita. Se non ti avessi affidato alla famiglia Daston, non saresti qua a farmi le tue morali del cazzo. Maledetto il giorno in cui ho provato quel briciolo di pietà per te. -

- Infatti è proprio grazie a loro che sono riuscito ad arrivare fino a qui, quindi forse li dovrei ringraziare molto più di quanto immagini. -

- E con questo, cosa vorresti dire? -

- La loro è una famiglia di cacciatori di taglie che lavora da anni per il Governo. Alton, padre di Margaret, mi ha addestrato per molto tempo affinché potessi svolgere quel tipo di incarico nella maniera migliore. Diciamo solo che ho deciso di discostarmi un po' dal lavoro che avevano in serbo per me e mi sono messo in proprio. Non dirmi che non lo sapevi, vecchia? -

All'udire quelle parole la faccia di Yvette divenne paonazza, reazione questa che suscitò in me un'enorme sensazione di vittoria. Afferrò con tutte e due le mani lo spesso parapetto in legno, e si sedette con grazia sui primi scalini all'entrata della casa.

- Mai avrei immaginato che il destino si sarebbe rivoltato contro di me in questo modo, facendo sì che io consegnassi tra spire di serpi il demonio in persona, perché si ripresentasse alla mia porta per togliere la vita all'unico figlio che mi è rimasto. Dimmi, Alex, sei forse tu quello che in questi anni ha seminato il terrore in tutta la nazione? -

- Sì, Yvette. Sono io. -

- Ho seguito con molta attenzione le tue gesta e ho fatto l'errore di non premunirmi in maniera adeguata contro ciò che sarebbe potuto accadere. Pensavo parlassero dell'ennesimo criminale che aveva intenzione di soddisfare la sua sete di ricchezza e potere, non di un ragazzo in cerca di vendetta per un vecchio torto subito. Se mio figlio dovesse morire oggi, sarei io la diretta responsabile, fosse anche solo per non essere riuscita a collegare i pezzi della tua povera anima infranta. L'unica cosa che vorrei chiederti è: come hai fatto a trovarmi? -

- Il tempo per le rivelazioni è finito, vecchia. Così come è finita la mia pazienza, mentre sto qui ad ascoltare la tua insufficiente retorica. -

- Hai vinto, Alex. Ti dirò dove si trova il mio James. Ormai non c'è più alcun motivo per opporsi al fato. Ma prima, aspetta che mi alzi in piedi...-

La mano della donna schizzò velocemente sotto la gonna, per poi riaffiorare con una pistola di piccolo calibro, di quelle usate dalla maggior parte delle prostitute per difesa personale. Dopo che ella ebbe premuto il grilletto, il proiettile mi ferì alla spalla sinistra ed io risposi prontamente al fuoco, colpendo a morte la donna.

Quel giorno, Dio deve avermi riservato una bontà inspiegabile poiché il colpo mi passò la spalla da parte a parte, senza ledere alcun legamento, ma perforando solamente il muscolo. Dato il piccolo calibro dell'arma usata da Yvette, i danni da me riportati furono minimi.

Mi avvicinai al corpo tremante della vecchia, la quale insisteva sul fatto che non avrei mai trovato Curton. Peccato, però, che si fosse tradita con il suo discorso precedente, dal momento che mi aveva fornito un'indicazione temporale fondamentale, ovvero aveva parlato del fatto che se il figlio fosse morto quel giorno, lei sarebbe stata la diretta responsabile. Questo non poteva significare nient'altro se non che Curton non dovesse essere poi così lontano e che, se fossi stato fortunato, egli avrebbe potuto addirittura trovarsi all'interno della stessa casa chiusa.

Quando glielo feci notare, i suoi occhi si sbarrarono in un'ultima espressione di terrore, a conferma del fatto che avevo ragione. Piantai il proiettile fatale nel cranio di Yvette, tingendo le scale con brandelli sparsi di materia celebrale e, prima di varcare la soglia della casa, ricaricai l'arma con un gesto meccanico.

All'interno non vi trovai nessuno, così mi sedetti comodamente su una poltrona presente in salotto, mi versai un goccio di whiskey e rimasi in attesa dell'ospite d'onore, rovesciando di tanto in tanto il contenuto del bicchiere sulla ferita, per far sì che questa non si infettasse.

La casa non era cambiata granché dalla mia ultima visita, eccezion fatta per le prostitute, delle quali non vi era ombra alcuna e da ciò arrivai a dedurre che la vecchia dovesse aver chiuso i battenti della sua attività, per fornire un degno nascondiglio al figlio latitante. Un altro indizio che deponeva a favore della tesi che quella fosse la dimora di Curton.

Difatti, egli non si fece attendere. Spalancò la porta con violenza qualche ora più tardi dal mio scontro a fuoco, con il cadavere della madre stretto tra le braccia, urlando e piangendo allo stesso tempo.

Quando mi vide tranquillamente seduto come se nulla fosse accaduto, il corpo morto di Yvette gli scivolò dalle mani. Esplose in un attacco d'ira incontrollato, proprio così come l'avevo visto fare anni fa, nel piazzale antistante quella stessa casa. Non ci misi molto a farlo smettere: - Hai finito, brutto figlio di puttana? Emetti anche solo un altro suono e ti stacco ogni singolo arto, pezzo dopo pezzo, finché di te non rimarrà che quella tua enorme testa di cazzo che mi implora di ucciderti. Ora finiscila di frignare, comportati da uomo versandoti del fottutissimo whiskey e vieni a sederti di fronte a me, dove posso tenerti d'occhio. -

Curton parve calmarsi e fece come gli avevo ordinato, sussurrando con voce flebile: - Chi sei? -

La mia risposta non si fece attendere: - Mi chiamo Alex Ethios ed ero solo un quindicenne spaventato quando tu hai deciso di giustiziare davanti ai miei occhi Julie, una giovane prostituta che non ha avuto altra colpa se non quella di aver sacrificato la sua preziosa vita, affinché io potessi vivere la mia. Ora lascia che ti dica una cosa, miserabile bastardo: sappi che non c'è stato un solo giorno, durante questi lunghi anni, in cui io non abbia fantasticato su questo momento, quindi vedi di comportarti bene e impiega tutte le forze necessarie per cercare di convincermi a non ucciderti. Oggi mi sento particolarmente misericordioso, quindi può darsi anche che tu raggiunga il tuo obiettivo. -

Al solo suono delle mie parole, Curton ebbe la reazione opposta a quella da me prevista. Ero convinto che si sarebbe prostrato ai miei piedi, cercando in tutti modi di aver salva la vita, invece parve trovare all'improvviso una compostezza inaspettata e fui sicuro che il sospiro che emise fu di puro sollievo. Rimasi sbigottito da quell'atteggiamento di placida accettazione del suo destino, così gli intimai di darmi delle spiegazioni al più presto.

- Così come tu hai fantasticato a lungo sul momento in cui mi avresti trovato e ucciso, anche io non mi sono mai fatto troppe illusioni riguardo al fatto che, prima o poi, qualche mio errore del passato si sarebbe ripresentato per farmi pagare il conto. Devi sapere che in questi anni non ho fatto nient'altro che cercare di aggiustare tutte quelle piccole e grandi cose che non hanno funzionato nella mia vita. Dopo aver sparato a quella ragazza, certo del fatto che nello scontro fossi morto anche tu, mi sono subito precipitato dove era rinchiuso mio fratello, con l'intento di farlo evadere. Inutile dirti che, per uno come me, è stato davvero semplice riuscire ad arrivare di fronte la sua cella per tirarlo fuori. In tutto questo, però, c'è stato qualcosa che non avevo minimamente previsto, ovvero che lui non solo non voleva assolutamente essere liberato, ma che anche stava tranquillamente aspettando di salire sulla forca. Mi disse che era giunto il momento di fare i conti con la propria coscienza e che questo era stato possibile solo grazie a te. Rimasi senza parole all'udire i vaneggiamenti di mio fratello, o meglio, di colui che era stato il mio mentore e, allo stesso tempo, il principale motivo per il quale avevo deciso di intraprendere la strada del fuorilegge, piuttosto che quella di una vita tranquilla sulla retta via. Non dimenticherò mai il suo sguardo né il tono con cui pronunciò le sue ultime parole, dal momento che mi sembrò di vederlo sereno e in pace con sé stesso per la prima volta da quando lo conoscevo. Così, prima di urlare a gran voce il nome dello sceriffo, mi intimò di scappare e di desistere all'idea di farlo evadere poiché, se avesse avuto anche solo il sentore che ciò fosse stato sul punto di accadere, si sarebbe ucciso lui stesso con le proprie mani. Da quel giorno la mia vita cambiò, e solo quando mi resi pienamente conto di tutto il male che avevo provocato ingiustamente durante la mia travagliata vita, ho iniziato a pregare di poter avere la stessa fortuna che, a suo tempo, aveva avuto mio fratello. Quindi sì, ho intenzione di supplicarti, ma affinchè tu possa porre fine a tutte le mie sofferenze. Gli incubi mi tormentano giorno dopo giorno, il lento scorrere del tempo mi dilania l'anima poiché penso che non ci possa più essere spazio per uno come me su questa terra e, quel che è peggio, ho paura che mi resti abbastanza tempo da vivere per provare tutte le sofferenze della vecchiaia, la quale trascorrerà nella più completa solitudine, ora che è morta anche mia madre. - Mentre Curton mi raccontava la sua storia, la canna della mia pistola lo fissava senza sosta e il dito era ben fermo sul grilletto. Da uno come lui mi sarei aspettato di tutto.

Mi presi qualche minuto per pensare alla mossa successiva e, dopo aver stabilito che Curton in quell'occasione sembrava essere sincero per davvero, dissi: - Vorrei poter dire che la tua storia ha smosso qualcosa dentro di me, ma purtroppo non è così. Penso sempre che tu non sia nient'altro che un infame bastardo e, se le cose stanno come mi hai appena raccontato, ti lascerò vivere per far sì che tu possa soffrire il più possibile. Non sarò io a farti il favore di porre fine alle tue sofferenze poiché è giusto che tu muoia lentamente e tra dolori atroci, consumato dall'inesorabile avanzare del tempo. Continua pure a percorrere la tua via per la redenzione, tanto i tuoi incubi non avranno mai fine. L'unica differenza tra me e te è che, essere stato pagato con la tua stessa moneta, è stato per me un prezzo che ho saldato con grande gioia, dato che d'ora in avanti il fantasma di Julie ti seguirà dovunque andrai su questa terra. -

- Potrei sempre cercare di rimettere a posto le cose, o almeno potrei dedicarmi ad opere di bene: sono sicuro che prima o poi la mia anima inquieta troverà la pace. Ma se così non fosse? Dio mio questa tremenda confusione crea una coltre impenetrabile nella mia testa, che mi impedisce di ragionare. Perché non sono mai stato abbastanza uomo da trovare la forza di uccidermi? -

- Io penso che, sul finire della propria vita, ogni uomo si aggrappi a quello che ha, proprio come stai facendo tu ora. Se ci rifletti bene, tutto sommato non è troppo tardi per cercare la redenzione su questa terra e tentare di rimettere a posto le cose. Perché cercare la salvezza oltre la morte, sperando in qualcosa che per quanto sappiamo potrebbe benissimo non esistere nemmeno? Tra le pieghe nascoste del tuo cuore, non hai paura anche tu, nonostante tu sia stato il grande James Curton, dell'ignoto? -

- Sì, in fondo ne sono terrorizzato. -

- Ecco bravo, ciò era proprio quello che volevo sentire. -

L'espressione che assunsi, dopo aver ascoltato quelle tanto agognate parole, fu indescrivibile. I miei occhi brillarono di cattiveria pura e il mio volto venne deformato da una terribile smorfia di odio misto a una atavica soddisfazione. Se l'ampia visiera del cappello non avesse nascosto il mio volto demoniaco, sicuramente Curton avrebbe compreso le mie intenzioni e avrebbe cercato di salvarsi la vita. Invece, egli ritrovò una luce nuova e un evidente sentimento di speranza scosse ogni singola membra del suo vecchio corpo consumato.

- Mi hai convinto, ragazzo. La mia redenzione inizierà ora, in questo preciso istante e su questa terra, non in un'altra vita. Ho sbagliato a suo tempo, è vero, ma adesso è giunto il momento di guadagnarsi il perdono, espiando tutte le colpe che mi hanno intorbidito l'anima e rimediando agli sbagli, senza il bisogno di dover più... -

Senza alcun preavviso, troncai il suo discorso con voce spettrale: - Musica per le mie orecchie, Curton. Peccato sia troppo tardi, non credi? Non c'è niente di meglio dell'infondere la speranza nel cuore di un uomo, per poi trafugarlo dal suo petto insieme con essa. A suo tempo avevi fatto così con me e ora ti restituisco il favore. Ricordi cosa mi dicesti davanti questa stessa casa? Una gamba in cambio di una gamba. Ed ora sarò io il metro della giustizia che tanto hai agognato, sarò il tuo giudice e la tua giuria. -

Mi presi una brevissima pausa per assaporare appieno il sapore amaro di quel momento, atteso così a lungo, per poi pronunciare le ultime parole che Curton avrebbe mai ascoltato in questa vita: - La campana della tua redenzione risuona ora. Riesci a sentire i suoi rintocchi? -

Spinsi all'indietro il cane e scaricai su Curton tutti e sei i colpi che riempivano il tamburo dell'arma con una lentezza estrema, assicurandomi che ogni esplosione fosse per lui come il macabro rintocco della campana della sua coscienza, e avendo cura di riservargli quello fatale per ultimo..."

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro