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XXII

L'agente di polizia non trovò altro nello zaino di Mad, se non un plico composto da decine di riviste pornografiche.

Dopo che questi ebbe rivolto uno sguardo interrogativo al collega, fu quest'ultimo a parlare per primo: - Ragazzo, che scherzo è questo? Ti conviene tirare fuori subito tutto ciò che nascondi, se non vuoi finire in guai seri. Sappiamo per certo che spacci, quindi vedi di non prenderci per il culo. -

- La prego con tutto me stesso di non denunciarmi, agente: le assicuro che questa sarà l'ultima volta che faccio una cosa del genere. Ho una passione innata per le riviste porno, perché secondo me danno quel tocco un po' retrò alle fantasie sessuali. So perfettamente che questo costituisce reato, mi sono informato bene prima di acquistarle, ma le ripeto che non farò mai più l'errore di procurarmene altre. Alla fine sono uomo anche io come lo siete voi, non crede? -, rispose Mad nel modo più convincente possibile, avendo cura di apparire tremante e disperato. L'unico modo per far sì che gli agenti non lo scoprissero era di cercare di passare per scemo, nella speranza che questi si decidessero a lasciarlo in pace.

- Ma di che diavolo stai parlando? Sei per caso strafatto, o cosa? Il porno non è più reato dai tempi del fascismo, a voler proprio esagerare! -

- Agente, perdoni la mia sfacciataggine, ma si sta sbagliando di grosso: in ogni negozio in cui ho comprato queste riviste, il commesso me le ha passate sottobanco con aria decisamente sospetta. Mi ha inoltre intimato di tenerle ben nascoste per far sì che i passanti non le vedessero. Ora, io di certo non mi intendo affatto di alcuna materia giuridica, né tantomeno sono un grande esperto come lo siete voi, ma mi scusi fin da subito, se mi prendo la licenza di dirle che questo è un chiaro segno della commissione di un reato! -

I due poliziotti si guardarono per alcuni istanti senza sapere cosa dire. Avevano entrambi gli occhi sbarrati e l'aria allibita, e mentre uno dei due si massaggiava insistentemente le tempie, l'altro aveva una mano posizionata tra i capelli, sotto il berretto. Prima che il senso di stupore potesse abbandonare i due uomini, Mad rincarò la dose, ricominciando a parlare con voce affannata, come se per lo shock facesse fatica a pronunciarsi sull'accaduto: - So già cosa state per chiedermi e voglio anticiparvi nel farlo, cosicchè possiate capire che la mia intenzione è quella di collaborare con la giustizia: vi darò tutti i nomi di quelli che erano con me mentre acquistavo le riviste, come anche quelli di chi me le ha vendute, affinchè voi possiate arrestarli e io possa non finire in galera. Tutto questo ad una sola condizione, ovvero che teniate fuori dalla faccenda la mia famiglia, anche perché... -, Mattia non riuscì a terminare la frase che il poliziotto agitò bruscamente la mano, facendogli cenno di tacere. Poi, quest'ultimo aggiunse: - Ragazzo, tu hai visto troppi film, e per di più quelli sbagliati! Ti ho già detto che il porno non è reato e, anzi, se il mondo continuerà ad andare in questa direzione, ti assicuro che accadrà esattamente tutto il contrario. E' perfino probabile che tra qualche anno vedremo orge a cielo aperto e ragazze completamente nude comprare costantemente frutta e verdura sotto casa. E non con il solo scopo di mangiarla, se capisci cosa intendo... -

- Pensi davvero sia possibile? Perché se fosse così io non... -, si intromise il collega dell'uomo che stava parlando, massaggiandosi il mento come se si fosse spinto un po' troppo in là con il pensiero. A quel punto, l'agente esplose: - Santo Iddio, Zonchetta, non ti ci mettere anche tu perché ti giuro su ciò che ho di più caro al mondo, che da domani ti metto a fare pendant con la colonna della porta del cesso della questura. -

- Chiedo scusa, mi sono immedesimato troppo nelle sue previsioni per il futuro -, ribatté Zonchetta, dopo essere divenuto paonazzo in viso per la vergogna.

- Ragazzo, dammi i documenti. Facciamo un rapido controllo, e se è tutto a posto, sarai libero di andare. -

A quelle parole, il sangue di Mad gli si gelò nelle vene. I due agenti non sembravano affatto due fulmini di guerra e, proprio grazie a questa loro peculiarità, era convinto di essere riuscito a persuaderli del fatto che anche lui non fosse per niente lo spacciatore che avevano creduto di beccare con le mani nel sacco; ma se avessero comunicato le sue generalità alla stazione radio, avrebbero scoperto i suoi precedenti, nonché le sue due settimane di permanenza in carcere. E a quel punto non sarebbe più stato in grado di tenere in piedi tutta quella farsa, orchestrata con così tanta meticolosità.
Non avendo tempo per riuscire a inventarsi un altro piano di fuga, Mad fornì la carta di identità agli agenti, e rimase in attesa del controllo radio, pregando di non essere scoperto proprio quando era sul punto di farla franca. Uno dei due poliziotti comunicò prima nome e cognome, poi data di nascita e, infine, l'indirizzo di residenza. Mattia trattenne il fiato in attesa della risposta della centrale, e fu quasi sul punto di svenire quando venne ordinato ai due agenti di recarsi immediatamente al "Drago Verde", per fornire supporto al blitz organizzato per catturare Don Beppe Calvi.
Così, i due poliziotti restituirono in tutta fretta al ragazzo sia i documenti che lo zaino, e corsero in direzione della volante parcheggiata dall'altro lato della strada.
Quando la macchina si fu allontanata, Mad ricadde all'indietro e si appoggiò tremante alla saracinesca del negozio posto alle sue spalle, stringendo tra le mani la sua ultima fiala di Vibe, estratta un attimo prima di essere fermato, dalla tasca posteriore dei pantaloni.

~

Grazie alla sua incredibile abilità nel campo della contrattazione, Mad riuscì a mettere insieme tutti i soldi necessari a pagare sia gli arretrati, che anche qualche mese di affitto in più della casa popolare di Botta, il tutto nei tempi prestabiliti, riuscendo perfino a ricavare un piccolo guadagno per i suoi sfizi personali.
Quando il ragazzo fece ritorno da Ron, pagò la merce che questi gli aveva consegnato in anticipo, ed egli fu talmente sorpreso dal margine di guadagno ottenuto dal ragazzo, che gli propose di rimanere a lavorare in pianta stabile presso di lui. Mad si disse profondamente lusingato dalla proposta, ma affermò anche di essere suo malgrado costretto a rifiutare. Dopo aver trasmesso, nel modo più sincero possibile, tutta la stima che provava nei confronti di Ron, si congedò esprimendogli il desiderio di poter un giorno lavorare ancora per lui.

A quel punto rimaneva solo un'ultima cosa da fare, prima di festeggiare degnamente la buona riuscita dell'operazione, ovvero passare a casa di Botta per informare sua madre che tutta la questione dello sfratto si era risolta per il meglio.
Giunto a ridosso del civico 29, Mad citofonò ripetutamente senza però ottenere risposta. A causa della nota dipendenza dall'alcool della madre di Botta, il ragazzo non si preoccupò minimamente del fatto che nessuno aprisse, ma anzi immaginò che Maria fosse distesa a letto nel tentativo di farsi passare la sbronza. Decise, però, di lasciare ugualmente un messaggio che ella avrebbe potuto leggere quando si fosse svegliata nel tardo pomeriggio. Così, aspettò che qualcuno uscisse dal portone e, con la scusa di aver dimenticato le chiavi di casa, salì nell'appartamento.
Intuì subito che qualcosa non andava, dal momento che la porta di casa non era chiusa, bensì solo accostata allo stipite. Con il cuore in gola, spinse la porta verso l'interno e chiamò più volte il nome della madre di Alessandro.

Il respiro gli si bloccò in gola quando vide Maria riversa a terra, immobile e priva di sensi.

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