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XVI

Fabio amava Jania al di là di ogni immaginazione, ed era intenzionato a rispettare la parola data a qualunque costo.

Il piano che il ragazzo aveva ideato per riuscire a liberarsi di Jarrod una volta per tutte, si basava su un presupposto tanto ovvio, quanto efficace: dal momento che, se si è disposti a pagare cifre consistenti, qualsiasi uomo può essere comprato, Fava avrebbe offerto una somma spropositata in cambio della libertà di Jania e, pertanto, di quella del loro futuro bambino. Così facendo, era pienamente convinto che tutta quella questione non solo si sarebbe risolta nel migliore dei modi, ma che entrambi ne avrebbero perfino tratto giovamento. Jarrod avrebbe guadagnato tanti soldi quanti le sue mani fossero state in grado di contenerne, mentre Fabio avrebbe ottenuto l'unica cosa che un uomo non potrà mai e poi mai comprare: l'amore di una moglie devota, congiunto all'incredibile senso di realizzazione personale dato dal poter crescere un figlio.

Sul come riuscire a racimolare una simile somma non vi era alcun dubbio, dal momento che Fabio era un autentico asso con le carte e in particolare con il poker, nella specialità hold'em, anche chiamato poker alla texana. Questa sua incredibile abilità affondava le radici nel fatto di essere figlio di suo padre, ovvero di Pierangelo Favini, uno dei più grandi giocatori di poker di tutti i tempi. Questi, a suo tempo, aveva partecipato a sette diverse edizioni delle WSOP, acronimo di World Series of Poker, riuscendo ad aggiudicarsi ben cinque braccialetti d'oro, i quali rappresentano, ancora oggi,  il riconoscimento più ambito per qualsiasi giocatore di poker di livello mondiale.

Si narra che Pierangelo, all'alba del prestigioso World Poker Tour tenutosi al Casinò Bellagio di Las Vegas, abbia incontrato niente di meno che Phil Hellmuth, meglio conosciuto come il giocatore di poker che ancora oggi detiene il maggior numero di braccialetti vinti alle WOSP. Quando Pierangelo lo vide per la prima volta, il campione sedeva all'esterno di un bar insieme ad altri giocatori professionisti, intento a sorseggiare un cocktail, nonché a trovare la concentrazione per la gara del giorno seguente. Non potendo assolutamente lasciarsi sfuggire una simile occasione, Pierangelo prese posto di fronte al temutissimo Phil e chiese ai presenti di giocare una partita amichevole, in vista della gara che li avrebbe visti rivaleggiare tra loro l'indomani. Ovviamente, da giocatori incalliti quali erano tutti coloro che sedevano al tavolo, nessuno si fece pregare e, dopo aver estratto le fiches personali di Hellmuth direttamente dalla sua valigetta, ognuno di loro incominciò a redistribuire a turno le carte. Il risultato ultimo fu che gli altri giocatori uscirono tutti dal tavolo un poco alla volta, fino a che nello scontro non rimasero che Phil e Pierangelo a fronteggiarsi faccia a faccia. Dopo un'estenuante sessione di gioco, della durata di ben cinquantadue minuti, Pierangelo giocò l'ultima sua mano andando in all-in e, per tutta risposta, il campione urtò volontariamente il tavolo, rovesciando per terra sia le fiches, che le carte. Poi, si allontanò dai presenti visibilmente adirato, sbuffando e imprecando contro il suo avversario, il quale per tutta risposta sollevò a mezz'aria le sue carte, cosicché anche gli altri giocatori potessero vedere con quale strabiliante giocata egli fosse stato sul punto di battere la leggenda del poker Phill Hellmuth: strette tra le dita delle mani di Pierangelo, vi erano un sette di cuori e un due di picche.

Il grande campione era caduto nella trappola, arrivando ad essere sconfitto da un misero bluff, specialità questa che da sempre contraddistingueva tutto il modo di giocare a poker del papà di Fabio.

Riguardo questo aneddoto, il ragazzo conosceva molteplici finali della storia, ognuno diverso dall'altro, e non era mai riuscito a capire quale versione dei tanti racconti fosse l'originale poiché anche il padre, a furia di raccontarla in modo sempre diverso, non riusciva più a ricordare come fossero andate realmente le cose.

L'aver avuto un simile mentore in fatto di gioco d'azzardo, rendeva Fabio un giocatore tanto eccellente, quanto temibile per chiunque avesse avuto intenzione di sfidarlo. E sarebbe stato proprio questo il punto di forza sul quale il ragazzo faceva leva per assicurarsi la buona riuscita del suo piano, il quale gli avrebbe consentito di mettere insieme la somma di ben ottantamila euro in contanti pronti all'uso, per convincere Jarrod a desistere dai suoi intenti.

Dopo aver fatto brevemente il punto della situazione, Fabio si diresse con passo deciso nella tana del lupo, avendo fede nel fatto che l'essere stato introdotto fin da piccolo ai segreti del poker, gli avrebbe permesso di guadagnarsi il suo lasciapassare personale per una vita migliore.

Kristine udì colpi pesanti e molto decisi infrangersi contro la porta dell'appartamento nel quale viveva con Jarrod. In un primo momento pensò che se fosse rimasta a letto e avesse ignorato il frastuono, chiunque battesse così forte se ne sarebbe andato, ma dal momento che il bussare si faceva sempre più insistente e fragoroso, si decise a scrollarsi le lenzuola di dosso e a mettersi la prima cosa utile a coprirsi. Raggiunto l'atrio dell'ingresso, spalancò la porta con fare molto irritato.

- Scusami per il disturbo, sto cercando Jarrod. Riguarda una questione molto urgente che devo discutere con lui al più presto -, disse Fabio non appena vide comparire Kristine sulla soglia.

- Se ti deve dei soldi ripassa più tardi perché io non ne voglio sapere un cazzo. Ho troppi problemi già per conto mio -, rispose la ragazza affrettandosi a richiudere la porta, ma prima che ciò si verificasse il ragazzo aggiunse: - No, al contrario, sono io che sono venuto a saldare il mio debito. -

La porta si riaprì di scatto con la stessa velocità con la quale stava per essere sbarrata. Poi, Kristine cambiò atteggiamento e invitò il giovane a fare colazione dicendo: - Beh, se le cose stanno così, entra che ti preparo il caffè mentre aspettiamo che torni. Sarà qui a momenti. -

Kristine non sbagliò affatto nel predire la tempistica di arrivo del suo ragazzo, dal momento che Fabio ebbe giusto il tempo di bere quella ignobile brodaglia che la ragazza aveva avuto il coraggio di chiamare "caffè", prima di vedere Jarrod fare capolino nella stanza. La sensazione che questi avvertì fin da subito nel vedere il ragazzo in casa sua, non fu certo quella di un tripudio di gioia e ciò fu testimoniato dal fatto che la sua reazione istintiva fu quella di scagliarsi addosso a Fabio, con il chiaro intento di mettergli le mani intorno al collo, mentre nella concitazione del momento esclamava frasi del tipo: - E tu che cazzo ci fai qua? Non ti sono bastate tutte le mazzate che hai preso la volta scorsa? Giuro su Dio che questa volta ti ammazzo, ma per davvero e con queste stesse mani! -

- Fermati, animale! Ho qualcosa che potrebbe interessarti. Voglio fare uno scambio dal quale tu avrai solo da guadagnare -, disse Fabio senza farsi minimamente intimorire dal suo aggressore, il quale di rimando parve calmarsi un attimo.

Dopo essersi convinto ad ascoltare il ragazzo, Jarrod sentenziò: - Hai due minuti di tempo, scaduti i quali, se ciò che hai da dire non mi ha convinto, ti sbatterò fuori da casa mia prendendoti a calci. -

- Mi stai dicendo che non sei interessato a ricevere ottantamila euro in contanti? Se è così, tolgo immediatamente il disturbo -, e così dicendo, Fabio accompagnò la frase allargando le braccia in segno di pura e semplice constatazione.

- Per una cifra del genere vorrai di sicuro qualcosa in cambio, qualcosa di molto grosso, quindi non credo proprio che lascerai questa casa senza prima avermene parlato; e anche se posso immaginare cosa stai per chiedermi, ti sei appena guadagnato qualche minuto del mio prezioso tempo, bamboccio. Quindi ora siediti e spiegati meglio. -

Fabio fece come gli era stato detto e illustrò a Jarrod per filo e per segno quali erano i termini dell'accordo. Disse che per quella cifra, lui avrebbe dovuto smettere di considerare Jania come una schiava sempre pronta a soddisfare ogni suo ordine, e che avrebbe inoltre dovuto rinunciare a cercare sia lei che il bambino, ovunque essi si fossero diretti in futuro. A partire dall'esatto momento in cui lui gli avrebbe consegnato i soldi, evento che si sarebbe verificato da lì a due settimane, Jania non sarebbe più stata una prostituta, ma sarebbe diventata una donna libera. Poche condizioni, di facile attuazione e per di più supportate da un compenso esorbitante.

Dopo aver ascoltato le parole di Fabio, Jarrod si massaggiò la testa pelata e rimase qualche minuto assorto nei suoi pensieri. Cambiò posizione più volte sulla sedia e, quando fu pronto a parlare, disse con un tono di voce cadenzato: - Affare fatto, ma ne voglio centomila che dovranno essermi consegnati entro domani. Qualora ciò non dovesse avvenire, la prima cosa che farò sarà far abortire subito la tua puttanella del cuore, per poi venderla a qualche altro protettore, il quale non avrà altro compito se non tenerla lontana da te. -

Il ragazzo ascoltò esterrefatto quelle parole, assalito dai sensi di colpa per non aver minimamente preso in considerazione l'idea che Jarrod avrebbe potuto formulare una controproposta, e che per giunta le condizioni potessero essere inique fino ad arrivare ai limiti del possibile. Così, si affrettò a negoziare nuovamente i termini dell'accordo, avendo in mente di tentare di salvare quella trattativa che lentamente gli stava sfuggendo dalle mani.

- Non puoi chiedermi una tale somma e, per giunta, dandomi così poco tempo per recuperarla. Ottantamila euro sono già una cifra importante e sono sicuro che compenseranno al meglio il disagio che ti ho arrecato. È stata Jania stessa ad avermi confidato di essere stata riscattata per diecimila euro, e io ti sto offrendo otto volte più di quello che qualche anno fa hai pagato tu per averla. Ti chiedo solo di aspettare due settimane scarse, dopodiché avrai i tuoi soldi e potrai decidere di farne ciò che vuoi. Al massimo posso salire a novantamila, ma se vuoi che riesca a consegnarteli non puoi chiedermi più di così. -

- La mia proposta non può essere oggetto di ulteriori trattative. Ho deciso di procedere in questo modo e, se non ti sta bene, potrò sempre indicarti in quale bidone della spazzatura andare a raccogliere tuo figlio, una volta che l'avrò estratto con le mie stesse mani dal ventre di quella lurida puttana. -

Quelle minacce ferirono il cuore del ragazzo più di mille pugnalate, soprattutto perché sapeva benissimo che la persona che gli stava di fronte non si sarebbe fatta nessuno scrupolo nel metterle in atto. A causa della rabbia che in quel momento stava attraversando ogni fibra del suo essere, Fabio strinse così forte i pugni da rendere le nocche di un colore rosso acceso con increspature viola scuro. Nonostante la frustrazione provata in quel momento, sapeva con assoluta certezza che non vi era niente che potesse tentare per far cambiare idea a quella carogna di Jarrod.

A malincuore, il ragazzo si convinse a biascicare a denti stretti un flebile "accetto" e si trascinò debolmente in direzione dell'uscita, cercando in tutti modi di trattenere l'impulso di spaccare la faccia a quello che era passato dall'essere il magnaccia di Jania, all'essere anche il suo strozzino.

Il piano era cambiato. Fabio si sarebbe, sì, servito delle sue abilità come giocatore di poker per mettere insieme la somma richiesta da Jarrod, ma a questo punto non avrebbe più potuto farlo sfruttando legalmente i vari circuiti interni alle federazioni, perché così facendo ci sarebbe voluto troppo tempo, e lui non aveva a disposizione che ventiquattro misere ore. L'unica strada da percorrere sarebbe stata necessariamente quella dell'illegalità.

Così, Fabio prese la decisione di gareggiare all'interno del "Drago Verde", ovvero la più famosa bisca clandestina della città, nonostante in determinati contesti non si fosse mai del tutto sicuri di quello che sarebbe potuto accadere, poiché l'unica certezza era di riuscire a trovare la porta di ingresso, senza però avere la minima idea di dove fosse quella per uscire, e questo sempre ammettendo che ce ne fosse realmente una.

Mentre era intento a prepararsi psicologicamente ad affrontare la serata che di lì a poche ore lo avrebbe atteso, Fabio si augurò con tutto il cuore che, durante le partite al tavolo verde, suo padre da lassù non lo perdesse di vista un attimo.

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