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XI

IMPORTANTE: durante la lettura del capitolo si consiglia l'ascolto di questa splendida canzone di James Bay, così da riuscire entrare appieno nello spirito della scena descritta. 

Fidatevi, non ve ne pentirete affatto.





Dopo il pomeriggio dei saluti, scese la sera anche sulla città di Vedesta.

Prima di entrare nell'istituto minorile di correzione, così come veniva chiamato da giuristi e burocrati, Alessandro non aveva dubbi sul che cosa fosse obbligato a fare; così, senza indugio, si diresse verso casa di Marta, riuscendo a giungere in poco tempo in prossimità del condominio in cui la ragazza abitava. Per mesi aveva benedetto quella breve distanza che separava le loro case, dal momento che una camminata veloce gli avrebbe consentito di raggiungere Marta in pochi minuti, ogniqualvolta ne avesse avuto voglia, ma non quella volta: in quel caso avrebbe desiderato avere più tempo a disposizione per riordinare le idee, tenendo ben saldo in mente lo schema di un discorso che fosse perlomeno decente.

In un primo momento la ragazza fu restia a scendere, ma dopo le giuste parole, anche lei si convinse a salutare Alessandro per l'ultima volta. Quando egli la vide affacciarsi dal portone principale, fu talmente colpito dalla disarmante bellezza della sua semplicità che, anche se si fosse preparato qualcosa da dire per l'occasione, se lo sarebbe dimenticato dalla prima all'ultima parola.

- Sai benissimo che non volevo vederti. Perché sei venuto? -, disse Marta con voce roca e leggermente tremante. Quegli accenni di esitazione mista a timore non erano da lei, dato che solitamente sapeva sempre come gestire ogni tipo di situazione, soprattutto quelle più delicate.

- Voglio solo dirti due parole al volo e poi giuro che sparisco. Dammi l'opportunità di parlare giusto cinque minuti con te, non chiedo altro. - Marta si convinse ad ascoltare ciò che il ragazzo aveva da dirle e, dopo essersi strofinata gli occhi stanchi con i lembi della felpa, fece cenno ad Alessandro di proseguire nel discorso.

- Per prima cosa, inizio subito ammettendo che avevi ragione tu su ogni cosa: fino a quando farò questa vita sregolata non ho alcuna intenzione di stare con te. E non per la solita questione da film del "meriti di meglio", o del "ti lascio perché ti amo troppo", non credo a queste cazzate, perché penso che tu meriti solo me, così come io merito te e nessun'altra. Il punto centrale di ciò che sto cercando di dire è che tu non sei più come noi. Sei stata una delle poche persone che ho conosciuto che è riuscita a nuotare in un mare stracolmo di sporcizie e rifiuti, per poi uscirne pulita, dopo un paio di docce belle fredde. Questo è uno dei tanti motivi per il quale, l'ultima cosa che vorrei al mondo è che tu, non solo ritornassi alla vita che conducevi prima, ma che anche fossi costretta ad avere vicino qualcuno che con i suoi gesti, con le sue azioni e soprattutto con le sue compagnie, te la ricorda. E, avendo concluso questa prima parte del discorso, arriviamo al secondo motivo per il quale mi sono precipitato qui stasera... - In questo punto del monologo, il tono di voce di Alessandro si incupì, divenendo flebile e malinconico, quasi come se fosse stato costretto a pronunciare le parole che seguirono: - Forse un giorno ritornerò e sarò una persona diversa, più matura, visto che mi dici sempre che ciò che mi manca è proprio fare quel salto di qualità che mi renderebbe un uomo adulto, oppure sarò il ragazzo sbandato di sempre, magari ancora più saldo e irremovibile nelle mie convinzioni; non posso sapere quale di questi due eventi si verificherà, poiché solo questi due anni scarsi che passerò nel carcere minorile sapranno dare a entrambi la risposta corretta. Detto ciò, non posso prometterti altro se non che non smetterò mai di pensarti. Al di là delle sbarre della mia cella tu sarai la mia forza e, dovunque andrò, ti porterò sempre dentro di me. Sei stata il tassello fondamentale della mia vita, il pezzo mancante per completare un puzzle che pensavo sarebbe rimasto per sempre senza soluzione; sei stata la terra dei sogni nella quale emigra chi è in cerca di fortuna, il Successo che consacra uno sconosciuto nell'Olimpo di quelli che su questa terra ce l'hanno fatta davvero. Sei stata, e sei tutt'ora, tutto ciò che ho. -

Alessandro si fermò un attimo per riprendere fiato e fu allora che Marta gli si gettò addosso, cingendogli il collo con le braccia. Lo guardò per un istante dritto negli occhi, prima di baciarlo con tutta la foga e la passione di cui era capace, cosicché capisse che anche lei provava i suoi stessi sentimenti. Le lacrime della ragazza avevano appena iniziato a bagnare i baci dei due innamorati, quando Alessandro la allontanò da sé e, con il respiro affannoso, ricominciò a parlare. Era facile notare come ogni parola pronunciata sembrava quasi che gli si infrangesse addosso con la forza e la violenza di un macigno.

- Marta, forse non sono stato in grado di spiegarmi bene: questo non è un arrivederci, questo è un addio. -

- Botta, non dire così. Quando sarai dentro, ti verrò a trovare ogni volta che ne avrò la possibilità. Alla fine si tratta di poco meno di due anni, non è poi molto tempo se ci pensi. Voglio stare con te, sei l'unico per il quale sento di provare sentimenti forti. Non ti lascerò andare via. -

- Non capisci, Marta, è proprio questo il punto: non voglio che tu mi venga a trovare. Io e te non ci rivedremo mai più. - All'udire quelle parole, il cuore nel petto della ragazza sembrò smettere di battere per un istante, tanto che ella rimase immobile, non essendo più in grado di pronunciare alcun suono. Dopodiché, mosse qualche passo dietro di sé, allontanandosi sempre più dal ragazzo, confusa dall'incapacità di comprendere se avesse sentito bene, oppure avesse frainteso ogni sua singola parola.

- Ale...ma che stai dicendo? Hai appena detto che sono tutto ciò che hai, e anche tu lo sei per me... - A quel punto del discorso, gli occhi della ragazza erano diventati di un rosso accesso, a causa di piccolissime lacrime che, dopo averle percorso il viso, si andavano a raccogliere in prossimità del mento, per poi ricadere a bagnare il terreno.

- Marta, io sono sicuro di amarti, ed è per questo che ho intenzione di non rivederti mai più. Te l'ho detto prima, e in questo non ho mai mentito: non so che persona diventerò, ma so per certo che non voglio in alcun modo che tu ritorni a questo tipo di vita, perché so bene che grande persona meriti di diventare. Ti amo troppo per permettere che succeda una cosa simile e, visto che è ancora in mio potere scegliere, farò appello ad ogni fibra del mio essere, affinché possa dare il mio contributo per rendere il tuo futuro più splendente che mai. È questo il mio regalo di addio, Marta: non tornare mai più da te. - Alessandro, non appena ebbe finito di parlare, rimase impassibile di fronte alla ragazza e oppose resistenza, con tutte le sue forze, alla tentazione di abbracciarla. La vista della ragazza della quale era innamorato, costretta a scaldarsi da sé mentre si cingeva senza il suo aiuto le spalle, consolata solo dal tepore della sua felpa, lo ferì più di qualsiasi pugno preso in faccia durante le consuete risse di quartiere.

- Resta con me stanotte. Una notte soltanto, prima di sparire definitivamente -, azzardò Marta, tirando su con il naso poiché non sapeva più con che cosa asciugarsi.

- Non farebbe del bene a nessuno dei due. Se resto adesso, sarà ancora più straziante separarsi domani. Qualche giorno fa, Marco mi ha detto una cosa molto giusta che capisco solo ora, e cioè che bisogna essere in grado di vedere qualcuno felice anche senza te al suo fianco, preoccupandosi solamente del suo benessere, prima che del proprio. Ed è esattamente quello che ho intenzione di fare. Voglio che tu sia felice e, affinché tu possa esserlo davvero, l'unica soluzione è troncare definitivamente il nostro rapporto. Hai sofferto abbastanza a causa delle mie azioni. Ciò non deve ripetersi. -

- Lo capisco, ma fa ugualmente troppo male. Non avrei mai immaginato che avrei sofferto così tanto, soprattutto per te. -

- Sono imprevedibile, ricordi? - Alessandro si sforzò di sorridere, così come cercò di fare anche la ragazza.

- In bocca al lupo, Botta. Fai quello che ti riesce meglio, sopravvivi per tutti noi. -

- Lo farò. Ti auguro il meglio, Marta. Sii felice. -

Alessandro si voltò e riprese la via di casa. Fin dove la strada curvava, sentiva lo sguardo di Marta attaccato alle spalle e gli sembrò quasi di riuscire a udire il suo pianto sommesso in lontananza. La lacrima che non aveva versato né per la sua condizione, né per il destino che lo avrebbe atteso di lì all'indomani, o per gli amici che per molto tempo non avrebbe più rivisto, la spese per una ragazza semplice e talmente ideale che, all'ultimo momento, decise di voltarsi per vedere se Marta fosse esistita realmente, augurandosi che non fosse stato tutto frutto di una bellissima allucinazione.

Così come Orfeo perse Euridice, voltandosi a guardarla prima di essere giunto fuori dalle porte dell'Ade, nell'esatto momento in cui Alessandro si ritrovò a fissare da lontano la sagoma di Marta avvolta dall'oscurità della sera, l'aveva ormai persa per sempre.

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