Prologo
IMPORTANTE: per godere appieno del prologo, si raccomanda l'ascolto della canzone in copertina. Ha un ritmo molto lento, che non disturba affatto la lettura, ma anzi ne esalta ogni singolo particolare.
Grazie per l'attenzione, e fidatevi che non vi pentirete affatto di aver seguito il consiglio.
Al funerale della madre di Carlos non pioveva, il che è piuttosto singolare se pensiamo che la prerogativa, per ogni funerale che si rispetti, è senza dubbio la pioggia. Al contrario, il sole accecante di metà maggio feriva le pupille del giovane, asciugando all'istante ogni singola lacrima che gli sgorgava dagli occhi, rigandogli le guance rosse.
Quando il prete finì la cerimonia, suo padre lo avvicinò e prima che Carlos potesse dire anche solo una parola, lo strinse forte a sé. Il giovane, dopo alcuni minuti, si liberò della stretta e lo fissò con sguardo triste, come se cercasse ben più del conforto di un semplice abbraccio. Avrebbe desiderato sopra ogni cosa trovare un modo per riuscire ad affrontare una simile tragedia, magari non con il sorriso sulle labbra, perché ciò sarebbe stato impossibile, ma con la fierezza e la dignità con le quali stava affrontando il tutto suo padre. Quest'ultimo era sempre stato per lui ben più che un genitore, poiché aveva rappresentato, durante tutti i vent'anni della sua vita, un esempio di rettitudine morale da seguire e imitare pedissequamente. Perfino in una simile circostanza non si era affatto smentito, dimostrando a lui, come a tutti i presenti, un contegno invidiabile, nonché fuori dalla norma.
Poco dopo, a loro si avvicinò Eveline, la figlia inglese avuta dalla madre di Carlos nel corso del suo matrimonio precedente, la quale si strinse ai due, scoppiando anch'essa in lacrime. Il padre si premurò di consolarla come meglio non avrebbe potuto fare e, dopo averle dato un tenero bacio sulla fronte, le disse di tornare a casa che lui l'avrebbe raggiunta più tardi. Così, posò una mano sulla spalla di Carlos ed entrambi si allontanarono dalla folla, alla ricerca di un posto tranquillo, nel quale poter scambiare due chiacchiere.
Una panchina isolata, sovrastata da un rigoglioso salice piangente, si dimostrò perfettamente adatta allo scopo di ripararli dal sole. Il padre fece segno a Carlos di sedersi e parlò per primo: - So che tutto questo al momento ti sembra insopportabile. So anche che nella tua testa si stanno affollando mille pensieri e mille domande alle quali vorresti subito poter trovare una risposta unica e soddisfacente, che magari ti consenta perfino di dormire sereno durante queste notti. - Si interruppe brevemente per osservare il figlio, il quale fissava la ghiaia davanti a sé con sguardo perso, per poi riprendere a parlare: - Se hai intenzione di trovare una spiegazione a quello che è successo, o se vorresti avere qualcuno vicino in questo momento, che ti spieghi cosa fare e come farlo, sei totalmente fuori strada. La verità è che le cose capitano. Punto. Niente di più e niente di meno. Potrà sembrarti ovvio, ma non è così, perché il primo passo nella risoluzione di un problema è vedere la realtà per come essa è, e non per come vorremmo che fosse. Solo così, quando passerà il giusto tempo per soffrire, troverai il modo per riuscire a conviverci. Non cercare di metterti di traverso a ciò che sfugge al tuo controllo, non incolpare chicchessia per quello che ti succede, né tantomeno te stesso. Le cose capitano, e capiteranno sempre. Trova il modo per convivere con esse il più serenamente possibile, perché solo così sarai in grado di imparare dal nostro più grande maestro di vita: il Dolore. -
Non appena ebbe finito di parlare, il padre sfilò una sigaretta dal pacchetto riposto nella tasca della giacca, e l'accese. Carlos aveva ancora la testa bassa e fissava per terra, come se stesse cercando di metabolizzare appieno il discorso che aveva appena ascoltato.
- Sigaretta? -, disse il padre allungando il pacchetto al figlio, e questi non si fece pregare.
Passarono alcuni minuti prima che il padre riprendesse a parlare, ma quando ciò accadde, disse: - Ho una cosa da darti -, ed estrasse dalla tasca un piccolo quaderno di appunti, piuttosto malconcio e sgualcito. Lo appoggiò sulla panchina, a ridosso di Carlos, per poi aggiungere: - Ora sono uno scrittore affermato, ma non è sempre stato così. Tu della mia vita sai poco e niente perché ci sono alcune cose delle quali non parlo molto volentieri. Ecco, buona parte di quelle cose sono racchiuse in questo piccolo quaderno che non ho mai trovato il coraggio di pubblicare, forse perché ero troppo spaventato di dare alle stampe un mio scritto così personale. Sai, nell'esatto momento in cui ti esponi così tanto, permetti alla gente di criticarti ed io, al tempo, non ero ancora pronto. Ormai ho sessant'anni e paradossalmente ho ancora paura del giudizio altrui, ma non del tuo. Perciò, sappi fin da subito che tra queste pagine ho raccontato sia quello che mi è capitato quando ero ragazzo, che parte della storia avuta con tua madre, a partire dai primi anni, fino a quando sei nato tu, ed è giusto che tu abbia la possibilità di leggerle entrambe. Il quaderno è praticamente completo, eccezion fatta per il prologo e per l'epilogo, i quali mancano del tutto. Chissà, magari un domani, se sceglierai mai di pubblicarlo, potrai scriverli e aggiungerli tu stesso. - In quel punto del discorso, Carlos prese tra le mani il piccolo quaderno e iniziò a sfogliarlo delicatamente, quasi avesse paura di romperlo. Tra quelle pagine c'era la storia mai raccontata dei suoi genitori e fremeva all'idea di poterla leggere. Alzò gli occhi verso il padre e dalla sua bocca scaturì una sola semplice domanda: - Tu come fai? -
- A fare cosa? -, rispose il padre con aria perplessa.
- Intendo... come fai a convivere con il tuo dolore? -, ribatté prontamente Carlos.
Sul viso del padre si dipinse un enorme sorriso. Sollevò lo sguardo al cielo in direzione del sole, e rispose: - Penso sempre che, dopo tutto, potrebbe anche piovere. -
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro