J
Era fatta.
Ormai ero di Jeff e il ragazzo mi fissava con una faccia soddisfatta, mentre Mia era dietro di lui che scuoteva la testa affranta.
<<Grace...>> cercò di dire la mia migliore amica.
<<Prendete le vostre cose e toglietevi di mezzo. Andate nella stanza di occhi cavati o dove volete>> disse Jeff, senza nemmeno guardarle in faccia.
<<Ma...>> tentò Mia.
<<Andate o vi sbudello>> rispose il ragazzo freddamente.
<<Fate come vi dice>> suggerii io sconfitta.
Le due ragazze raccattarono le poche cose di cui disponevano e sparirono oltre la porta, guardandomi tristi.
Adesso erano libere da lui, anche se erano comunque impossibilitate ad andare via.
Sapevano che senza aiuto sarebbero morte prima di uscire dal confine, uccise da chissà chi.
La porta venne socchiusa e Jeff mi guardò con uno sguardo che non avevo mai visto.
Le sue labbra rosse erano curvate in un sorriso ed i suoi occhi azzurri erano luminosi. Mia mi aveva sempre assillata con la storia delle labbra e guance tagliate e delle palpebre bruciate.
Ma la verità era ben diversa. Da come mi aveva detto poi Mia, il ragazzo aveva tentato di tagliarsi solo le guance e ogni tanto riapriva le ferite di proposito, ma con il tempo preda delle infezioni aveva deciso di curarsi da sé e farle rimarginare. Mentre le palpebre erano bruciate il minimo necessario per non chiudere gli occhi, ma non abbastanza da renderli a palla e sporgenti come avevo letto da qualche parte.
Il suo vero aspetto, rispetto a quello descritto, era molto più piacevole solo che io lo detestavo troppo per apprezzare la cosa.
Jeff mi tolse la lampada che ancora tenevo tra le mani, per posarla lì accanto. Poi si avvicinò lentamente a me per avvolgere le sue braccia attorno alla mia schiena e tirarmi a sé. Contro il suo corpo magro.
<<Sei mia, finalmente sei mia. Ho sognato così tanto questo momento>> mi confidò lui, baciandomi diverse volte il collo. Precisamente nello stesso punto in cui Jack mi aveva baciata la notte prima.
Jack.
Il mio Jack.
Il solo pensiero del ragazzo bastò a farmi venire le lacrime agli occhi e solo in quel momento mi arrivò la consapevolezza di aver detto per sempre addio al ragazzo che amavo.
L'avevo tradito e mi sentivo in colpa per il modo in cui si sarebbe sentito una volta tornato in stanza.
Vedermi con Jeff lo avrebbe sicuramente destabilizzato e non volevo vederlo stare male.
Aveva sempre ribadito il suo senso di possessività e la sua gelosia nei confronti degli altri ragazzi nei miei riguardi e tra tutti aveva sempre detto di detestare le attenzioni di Jeff. Vedermi tra le sue mani era il suo incubo peggiore, a detta sua, e la cosa si era appena realizzata.
Qualche lacrima sfuggì al mio controllo al pensiero della dichiarazione che avevo intenzione di fargli proprio quella notte.
Mi pentii amaramente di non avergli confessato prima il mio amore e il mio cuore sembrò come attraversato da una pugnalata.
Jeff si staccò dal mio collo e sorrise perfidamente notando le mie lacrime.
<<Oh, non vedo l'ora che il tuo Jackie torni per dargli la bellissima notizia. Gli si spezzerà il cuore>> disse lui, mostrandomi i suoi occhi sognanti.
Lo guardai piena di rabbia e lui ricambiò allo stesso modo.
<<Mettiamo in chiaro delle cose: intanto non voglio mai più vedere simili sguardi ostili, in secondo luogo ogni tentativo di ribellione sarà punito, dovrai eseguire tutti i miei ordini e apparterrai in tutti i sensi solo ed unicamente a me. Quindi scordati pure di Hoodie, di Masky ma soprattutto di occhi cavati. Siamo intensi?>>
Io non risposi nemmeno alla sua domanda e mi limitai ad abbassare lo sguardo, tornando di nuovo col pensiero all'unico ragazzo che amavo.
Jack. Ti amo, Jack.
Perdonami, Jack.
Riuscivo a pensare solo a queste parole, alle sue labbra sul mio collo, alle sue braccia che mi stringevano per farmi addormentare ed al suo bel sorriso che mostrava solo a me.
<<Vediamo se inizierai ad obbedirmi di più dopo che ti avrò fatto un bel regalo. Esattamente sul collo>> disse lui, sfiorandomi la pelle con un dito.
Sbarrai gli occhi alla vista del coltello che teneva nell'altra mano e cercai immediatamente di allontanarmi. Ma lui mi prese per i capelli e mi buttò sul letto, salendo pochi secondi dopo a cavalcioni su di me.
Le mie gambe furono subito bloccate sotto al peso delle sue, mentre faceva da perno con le ginocchia e le mie braccia furono bloccate sopra la mia testa col solo ausilio della sua mano sinistra.
Era talmente forte da rendere impossibile ogni mio movimento e doveva esserci una differenza di circa venti chili tra di noi, se non di più.
Non potevo nulla con il mio gracile corpo.
Jeff sorrise in modo inquietante e poggiò indisturbato il coltello sul mio collo. Il bruciore intenso arrivò immediatamente ed iniziai ad agitarmi muovendo la testa.
<<Non ti conviene farlo. Continua a muoverti e ti reciderai da sola la carotide o la giugulare>> mi disse lui.
Non aveva tutti i torti e mi rassegnai quasi immediatamente a quell'umiliazione.
Jeff lavorò sul mio collo per qualche secondo, allo scopo di tracciarmi la sua iniziale, ed io non mi lasciai scappare neanche un lamento. Non avevo nessuna intenzione di dargli alcun tipo di soddisfazione.
Sorrise poi compiaciuto, dandomi modo di capire di essere marchiata del tutto ormai.
Lui mi guardò soddisfatto per un po', utilizzando uno sguardo carezzevole che decisamente non si accostava alla sua personalità.
<<Mia>> bisbigliò lui, leccandomi via il sangue dalla ferita.
Mi lasciai scappare un verso contrariato, ma lui non si perse d'animo e leccò di nuovo.
Mi indicò poi il piccolo specchio al lato della stanza e mi si tolse di dosso, allo scopo di permettermi di guardarmi.
Raggiunsi velocemente la superficie riflettente e notai chiaramente la J posta sopra da cui colava ancora un pochino di sangue.
<<Ti piace la mia J?>> domandò lui sorridente.
<<Certo>> gli risposi io in tono di sfida <<J come Jack.>>
Il suo sguardo si rabbuiò immediatamente e mi ritrovai in due secondi la sua figura stagliata davanti.
<<J come Jeff, non osare mai più dire una cosa del genere. Tu non gli appartieni più, adesso sei solo mia>> mi sibilò lui.
<<Io gli apparterrò per sempre e questo stupido marchio non prova nulla>> risposi sfacciata, ottenendo in risposta solo un ceffone.
Il ragazzo davanti a me era furente e respirava in maniera incontrollata, stringendo i pugni quasi a volersi piantare le unghie nei palmi delle mani.
Non mi lasciai scappare un fiato al suo ceffone, nonostante facesse un male cane.
<<Sei mia, sei mia, sei mia>> ripetè lui, alzando sempre più il tono di voce ogni volta.
Le pupille dei suoi occhi erano più dilatate del solito e vedevo perfettamente le vene sul suo collo. Gli mancava solo la bava alla bocca per sembrare un perfetto cane rabbioso.
Era un incubo, doveva esserlo per forza.
Adesso mi sarei sicuramente svegliata trovando al mio fianco Jack che dormiva sereno con la sua solita faccia addormentata che tanto adoravo.
Chiusi forte gli occhi e quando li riaprii notai che nulla era cambiato. Ero ancora in quella stanza, insieme a Jeff.
Lo sconforto fu immenso ed abbassai lo sguardo per puntarlo sul pavimento, con il collo che ancora bruciava enormemente.
Sentii una mano fredda afferrarmi il mento, nulla in confronto a quelle così calde di Jack, e mi trovai davanti il volto del ragazzo che mi fissava con i suoi occhi azzurro ghiaccio.
La sua espressione era cambiata e l'esplosione di rabbia sembrava essere passata.
Jeff mi squadrò per un po' e poi poggiò le sue labbra con le mie con una dolcezza che mai mi sarei aspettata da uno come lui. Il ragazzo prese a muovere la sua bocca lentamente sulla mia, come per gustarsi a pieno ogni singolo millimetro, senza che io mi approcciassi in nessun modo a lui.
Non si perse tuttavia d'animo e mi spinse lentamente verso il muro alle mie spalle, intrappolandomi col suo corpo e le sue labbra.
Cercai di spintonarlo via con le mani e riuscii a farlo staccare, guadagnandomi uno sguardo adirato.
<<Lasciami fare quello che voglio o ne pagherai le conseguenze. E soprattutto non azzardarti a mordermi>> mi bisbigliò lui.
<<Ho accettato di fare lo scambio, ma non di sottostare a te>> replicai io.
<<Prima o poi lo farai, io ottengo sempre ciò che voglio>> rispose lui, posando di nuovo le sue labbra sulle mie. La tentazione di mordere era tanta, ma ero abbastanza furba da capire che mi sarebbe costato caro come gesto.
Non volevo di certo finire picchiata o stuprata a sangue dopo appena venti minuti di convivenza.
Mi limitai semplicemente a fargli muovere le sue labbra sulle mie, cercando di reprimere al contempo il disgusto che quel contatto mi arrecava.
Si staccò solo due minuti dopo, al suono di diverse urla che risuonavano in corridoio.
<<Jeff! Pezzo di merda!>> si sentì urlare da fuori, insieme a passi sempre più vicini alla porta.
<<Jack>> sussurrai semplicemente, attendendo il momento del confronto.
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